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Né con Putin né con la Nato!

Domenica 6 marzo 2022 si è svolto un importante presidio pacifista ai cancelli della base Nato di Ghedi (Bs).

Secondo l’attendibile opinione di quanti negli anni hanno partecipato con costanza alla mobilitazione contro la presenza in Lombardia della principale base d’attacco italiana, la manifestazione, pur non essendo stata la più partecipata in assoluto, è stata ottima tanto per la presenza di numerosissime persone e realtà, quanto per la qualità degli interventi che si sono succeduti nel corso del pomeriggio fino al tramonto. Un arcipelago di organizzazioni pacifiste, partiti politici di sinistra, sindacati di base, reti e collettivi ha risposto alla chiamata del Comitato contro la guerra di Brescia, spinto dalla necessità di opporsi alla guerra in Ucraina e a tutte le guerre, ma senza prestarsi alla strategia criminale di chi in questi giorni strumentalizza il desiderio di Pace espresso da centinaia di piazze del mondo per rilanciare l’interventismo militare.

L’intervento di Marco Tamborini (Abbasso la guerra)

Si è rivendicata una radicale scelta pacifista, nel solco della tradizione antimilitarista e internazionalista, e un rifiuto netto a farsi arruolare in uno scontro tra imperialismi che, al solito, vede oppresse e sconfitte solo le classi sociali più deboli. Respinte al mittente le accuse di subalternità a Putin e quelle di pavidità, una rielaborazione scadente di quell’armamentario ideologico che ha cercato di screditare le posizioni pacifiste fin dai tempi D’Annunzio. Senza dubbio è da esecrare l’attacco dell’autocrate Putin contro la popolazione ucraina. Ma la Russia non è l’impero del male che minaccia il magico regno delle fate: il governo ucraino, l’Unione europea, le bande neonaziste attive nel Donbass e soprattutto la NATO e gli Stati Uniti hanno grossissime responsabilità nella deflagrazione di un conflitto che viene in questi giorni scientificamente esasperato, e rischia di assumere in grande stile il profilo della guerra totale su scala globale, con il paradossale sostegno di segmenti del pacifismo.

Pacifismo è condannare senza esitazioni l’invio di armi all’Ucraina, clamorosa deroga alla legge 185 del 90, nella consapevolezza che ciò non gioverà alcun modo alle popolazioni aggredite, ma contribuirà solamente ad alzare il livello dello scontro, giustificando l’uso di armi pesanti anche nei centri abitati e minando la stabilità della regione per i decenni a venire. Quanto sono ipocriti il Governo italiano e le forze politiche che spargono a piene mani solidarietà all’Ucraina dopo aver lucrato per decenni sulla fornitura di armi alla Russia, in alcuni casi addirittura dopo aver presentato Vladimir Putin come il nuovo messia! A riprova della solida condivisione delle ragioni della mobilitazione, le pur minoritarie voci intervenute per invocare l’invio di armi alla «gloriosa resistenza ucraina» e ai «nuovi partigiani» sono state sonoramente fischiate.

L’intervento di Giorgio Cremaschi (Potere al popolo!)

Pacifismo è anche opporsi strenuamente al possesso e all’uso di arsenali nucleari, che in questi grevi giorni sono stati posti in stato di allerta. Non siamo nella condizione di tacere, o di dire a mezza voce, che un’alleanza militare un tempo formalmente difensiva e oggi potenzialmente offensiva detiene sul nostro territorio e nel mondo abbastanza ordigni per cancellare la vita sulla Terra. Un delirio inaccettabile, ma purtroppo sempre più realistico. Nel gridare «Fuori l’Italia dalla Nato! Fuori la Nato dall’Italia!» si ha la percezione di riuscire finalmente ad esprimere con chiarezza una posizione che altre piazze tendono a soffocare: forse non sposta gli equilibri di questo mondo che stritola le nostre speranze, ma certamente fa un gran bene allo spirito. [Abramo Francescato, ecoinformazioni]

Dalla Perugia-Assisi 2021 guardando al futuro

Riporto una conversazione che ho avuto con alcuni giovani del territorio di Como presenti alla Perugia-Assisi 2021, perché credo renda bene l’idea del clima di gioioso entusiasmo che si è creato alla marcia.

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