Anno: 2008

Il secondo incontro del Circolo comasco per la decrescita felice

Secondo incontro del Circolo comasco per la decrescita felice martedì 10 giugno, ospite della serata Massimo De Maio, coordinatore dei circoli territoriali.

Alle diciassette persone presenti Giuseppe Leoni promotore del Circolo comasco ha ricordato i due scopi primari del gruppo: uno di natura più generale e politica che è quello di tentare di orientare il mercato, forse il più difficile da raggiungere, e l’altro di carattere locale, cioè cercare di aumentare il numero di aderenti in provincia di Como. Il portavoce ha sottolineato che la prima uscita pubblica del gruppo avverrà durante la fiera L’isola che c’è, alla quale il Circolo sarà presente con un banchetto.
Massimo De Maio ha riassunto la storia dell’Mdf che si è costituito il 15 dicembre del 2007 per volontà di Maurizio Pallante. Il movimento nasce dalla necessità di dare un’applicazione al pensiero e alle teorie sulla decrescita elaborate prima da Nicholas Georgescu-Roegen e poi da Serge Latouche. L’assunto principale della teoria è che la crescita economica costante non sia sostenibile per l’ecosistema. Quindi il pil deve perdere il suo valore di indicatore effettivo dell’aumento del livello di benessere. Il Movimento propone di muoversi collettivamente per diminuire la produzione di beni, ma non ridurre allo stesso tempo il livello di civiltà. La teoria della decrescita si sviluppa dal concetto di risorsa finita e non infinita che invece regge il sistema economico vigente.
L’Mdf è un’associazione di promozione sociale che muove i suoi passi seguendo un preciso decalogo:

1.Accorciare le distanze tra produzione e consumo, sia in termini fisici che umani.

2.Riscoprire il ciclo delle stagioni ed il rapporto con la terra.

3.Ridefinire il proprio rapporto con i beni e con le merci.

4.Ricostruire le interazioni sociali attraverso la logica del dono.

5.Fare comunità

6.Allungare la vita alle cose, rifiutando la logica dell’ “ultimo modello”.

7.Ripensare l’innovazione tecnologica.

8.Esserci pesando il meno possibile sull’ambiente, come forma di massimo rispetto per noi stessi e le generazioni future.

9.Ridefinire il proprio rapporto con il lavoro.

10.Diffondere i principi del Movimento per la Decrescita felice in ambito politico.

I circoli locali sono però realtà autonome, alle quali non viene richiesto di seguire alla lettera tutto il decalogo, che possono tra l’altro integrare con nuove idee e strategie in linea con la teoria di base sulla decrescita felice. Le attività che i singoli gruppi territoriali possono portare avanti sono molte e svariate: delibere da presentare alle proprie Amministrazioni, banchetti informativi, adesione a gas. L’Mdf darà solamente se richiesto un supporto tecnico per determinate iniziative.
Nel dibattito che ha chiuso l’incontro è stata evidenziata l’esigenza di “fare gruppo”, di conoscere e approfondire quali sono le tematiche toccate dalla decrescita felice per poi sensibilizzare altre persone. Un’altra caratteristica importante dell’Mdf è quella di voler essere un contenitore concettuale di una serie di pensieri e iniziative presenti sul territorio.
Per informazioni o adesioni tel. 031.880129 o 335.6574682, e-mail leoni.giu@tiscali.it, Internet www.decrescitafelice.it. [Francesco Vanotti, ecoinformazioni]

Sanità privata ai ferri corti

Mentre esplode a Milano il caso Santa Rita, 150 mila lavoratori della sanità privata, di cui circa 3.500 a Como aspettano da 29 mesi il rinnovo del contratto. Le Rsu hanno organizzato un presidio davanti all’ospedale Valduce venerdì 13 giugno dalle 10.30.

Il contratto è scaduto da 29 mesi, ma le associazioni datoriali non vogliono metter mano al portafogli: così le Rsu dei 150 mila lavoratori della sanità privata hanno indetto dieci giorni di mobilitazioni in tutta Italia dal 3 al 13 giugno, a Como un presidio venerdì 13 dalle 10.30 al Valduce, secondo ospedale della provincia.
«Il 31 dicembre 2005 scadeva il contratto nazionale – spiega Fiorella Merlini, rappresentante della Fp Cgil – da allora aspettiamo il rinnovo della parte normativa, quadriennale e di quella economica biennale. Oggi quindi dovremmo discutere del secondo rinnovo economico, mentre non abbiamo ancora trovato un accordo sul primo». Ma chi sono gli attori in gioco? «Le associazioni datoriali sono tre – continua la Merlini – Aris che riunisce le strutture religiose come il Valduce, Aiop che invece rappresenta quelle di tipo imprenditoriale e infine la Fondazione don Gnocchi, sempre di stampo religioso, che è l’unica disponibile a rinnovare il contratto, anche se ha poco peso nella vertenza, contando in tutta Italia solo 3.500 dipendenti. Le altre associazioni sono disponibili a rinnovare la parte normativa, che però è già soddisfacente, mentre vogliono fare il gioco sporco sulla questione economica: chiedono che siano le regioni, come per gli ospedali pubblici, a stanziare i finanziamenti per gli stipendi. Questa richiesta è incompatibile con il carattere imprenditoriale delle strutture sanitarie private e rischia di compromettere il ruolo del contratto nazionale, se altre regioni come ha già fatto la Sardegna, cedessero alle richieste delle associazioni»
Per ora nulla si è mosso da parte del Ministero e dalle Regioni, nonostante i solleciti dei sindacati. Asa, oss e infermieri professionali (le tre categorie interessate dal contratto) continuano a svolgere un servizio essenziale per la vita di ognuno senza un adeguamento dei salari al costo della vita e in condizioni economiche peggiori dei colleghi pubblici. Ed è solo grazie all’indennità di turno che gli ausiliari socio-assistenziali, coloro che negli ospedali fanno il “lavoro sporco”, riescono a raggiungere i mille euro al mese, lavorando anche i festivi e su turni che prevedono la notte. «Nel frattempo – conclude la Merlini – i “signori della sanità” privata, che in Lombardia fanno capo all’Aiop, ingrandiscono le proprie strutture e trovano i fondi per quotarsi in borsa». [Francesco Colombo, ecoinformazioni]

Appalti pubblici. trasparenza, lotta alle infiltrazioni mafiose, clausole sociali e ambientali

Un convegno organizzato dal Coordinamento comasco per la Pace, l’Isola che c’è, Avc-Csv con il contributo della Fondazione Cariplo a Villa Gallia a Como sabato 7 giugno.

Una ventina, tra cui alcuni amministratori locali, i partecipanti all’incontro organizzato dal Coordinamento comasco per la Pace, l’Isola che c’è, Avc-Csv con il contributo della Fondazione Cariplo, a Villa Gallia sugli appalti pubblici e le infiltrazioni mafiose per il percorso Municipi sostenibili. Dopo un’introduzione del direttore del Coordinamento Claudio Bizzozero è intervenuta Enza Rando, responsabile dell’ufficio legale di Libera ed ex presidente dell’associazione Avviso pubblico.
«Avviso pubblico è un’associazione di enti locali nata dopo le stragi di Capaci e di via D’Amelio in un momento in cui le pubbliche amministrazioni si sentivano sole. Nello stesso periodo è nata anche Libera e si sentiva l’esigenza di mettersi insieme, di creare delle reti di contatti fra le amministrazioni del Nord e del Sud» per promuovere «politiche di trasparenza contro le mafie».
L’esponente di Libera ha quindi portato la sua esperienza: «Io ho fatto parte di una amministrazione comunale, che precedentemente era stata sciolta per mafia, dove i mafiosi per garantirsi il controllo del territorio davano fuoco alle opere promosse dall’amministrazione. Come una scuola pubblica in un quartiere che forniva loro la manovalanza di base. Una situazione che sarebbe cambiata dando l’opportunità ai ragazzini di frequentare la scuola che si è potuta aprire solo dopo un presidio continuo della struttura grazie anche all’aiuto dei sindaci di Avviso pubblico». Un esempio del ruolo importante degli amministratori comunali che si spendono in prima persona tanto che esistono tristi primati come «la Calabria che è la regione con il più alto numero di attentati contro gli amministratori pubblici».Enza Rando ha poi spiegato cosa fare contro le infiltrazioni mafiose «innanzi tutto prima di fare l’appalto l’opera pubblica deve essere progettata bene non lasciando spazi di aleatorietà nel progetto, per non permettere espansioni ulteriori. Per quanto riguarda il bando di gara la legge Merloni ha cercato di stabilire linee di controllo più rigide» inoltre .«si deve uscire dalle proprie aule. Anche se gli appalti sono fatti nel pieno rispetto della legalità formale non si va a controllare i cantieri, per vedere effettivamente il lavoro come viene svolto». Un altro aspetto è quello dei subappalti «ora il legislatore prevede il controllo delle qualità tecniche e morali di chi concorre per un appalto, ma autorizza il subappalto» ed è qui che si inserisce la mafia «controllando parti importanti del cantiere come il movimento terra o, subito dopo la costruzione, le forniture per l’edificio». Uno strumento per contrastare questo fenomeno può essere quindi per l’esponente di Libera quello di «chiedere una carta dei valori o codice etico per il rispetto delle regole».
Ilaria Ramoni, di Libera Lombardia e dell’ufficio legale nazionale di Libera, ha esordito ricordando come anche la nostra regione non è immune dalle infiltrazioni mafiose «la Lombardia è la quarta regione per i beni confiscati alla mafia e in questa graduatoria la provincia di Como viene subito dopo quella di Milano» in aggiunta ha ammonito «non bisogna dimenticare che con Expo 2015 arriveranno molti investimenti e dove ci sono investimenti pubblici cerca di arrivare anche la criminalità organizzata». Anche per lei «i patti di integrità sono accordi, in Lombardia apripista è stato il Comune di Milano, allegati al bando pubblico che possono essere uno strumento ulteriore. Grazie a questi si è riusciti, facendovi riferimento, anche a revocare degli appalti dati a ditte che non li rispettavano».
L’ultimo intervento è stato di Marco Boschini, dell’Associazione dei Comuni virtuosi, che ha spiegato come «mafia, ambiente e legalità vanno assieme». Al centro del discorso è sempre la gestione del territorio «Cassinetta di Lugagnano in provincia di Milano ad esempio è riuscita a approvare un Piano regolatore di crescita zero. Dopo un lavoro svolto nel corso di alcuni anni». Diminuire la cementificazione del territorio ma anche delle emissioni e degli sprechi l’assessore del Comune di Colorno, vicino a Parma, ha spiegato anche le esperienze intraprese nel suo Comune per diminuire l’impatto ambientale delle strutture comunali che ha una ricaduta economica «per un paese piccolo con un migliaio di punti luce con interventi sulla rete si riesce a risparmiare 30 mila euro l’anno», o sulla raccolta differenziata che ha portato nel volgere di un anno, con la raccolta porta a porta a passare dal 30 al 70 per cento. Nel dibattito che è seguito gli amministratori locali hanno chiesto alcuni chiarimenti ai relatori sulla diminuzione dell’impronta ecologica e sulla definizione degli atteggiamenti mafiosi. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Donato Supino non partecipa al congresso di Rifondazione comunista

Donato Supino, capogruppo nel consiglio comunale di Como di Rifondazione comunista, sceglie di non partecipare al congresso che sta lacerando il suo partito: «Aspetto per vedere l’orientamento del dibattito interno senza però essere coinvolto o farmi trascinare nella lotta contingente fra i differenti schieramenti».

Donato Supino, unico consigliere comunale di Rifondazione comunista del Comune di Como, rimarrà fuori dal dibattito congressuale che coinvolge il suo partito dopo la disfatta elettorale alle ultime elezioni politiche.
«Sono l’ultimo rimasto dei fondatori di questo partito che considero un po’ come una mia creatura» esordisce l’esponente comunista per cui «i bisogni da cui è nata l’esperienza di Rifondazione sono ancora presenti nella società attuale. Gli ultimi vengono ancora trattati in maniera discriminatoria e viviamo in una città in cui il 20 per cento della popolazione non arriva alla fine del mese e si affida all’assistenza di associazioni come la Caritas. Un fenomeno che coinvolge non solo chi è disoccupato, ma anche chi lavora e nonostante questo rimane povero. Rimangono poi aperte questioni come la sicurezza sui posti di lavoro, quella ambientale, di genere».
Lo scontro interno alla sua formazione preoccupa Supino memore delle diverse divisioni che hanno avuto luogo nel corso degli anni e che non vorrebbe rivivere: nel ’98 quella guidata da Diliberto e Cossutta dei Comunisti italiani e nel ’95 quella dei Comunisti unitari, il cui esponente principale a Como era Mauro Guerra.
Una fase vissuta ultimamente con un certo distacco anche per una dissonanza rispetto all’interpretazione politica degli ultimi avvenimenti: «Dopo la sconfitta alle amministrative del 2007, a parte qualche eccezione, non sono riuscito a fare capire che era necessaria un’inversione di rotta. Si è continuato a fare la stessa politica senza tenere presente perché la gente non ci votava più. Oggi siamo anche di fronte alla sconfitta alle politiche; una disfatta storica, dal dopoguerra ad oggi i comunisti sono sempre stati in Parlamento, e drammatica, penso alle persone che avremmo dovuto rappresentare».
Per il consigliere comunale comunista Rifondazione si è chiusa in un dibattito interno scoraggiante verso il quale dichiara di non avere interesse «si presentano cinque mozioni per un partito che, con l’alleanza della Sinistra l’Arcobaleno, ha raggiunto il 3 per cento». Per di più incalza Donato Supino «da questo scontro interno non nasce un’analisi della società che proponga soluzioni ai problemi reali, ma le differenti mozioni vengono utilizzate in una logica di rapporti di potere interno al partito». Proprio per questo continua il consigliere comunale «non ho rinnovato ancora la tessera. Aspetto per vedere l’orientamento del dibattito interno senza però essere coinvolto o farmi trascinare nella lotta contingente fra i differenti schieramenti».
Un atteggiamento che per l’esponente di Rifondazione porta anche a un blocco «dello sviluppo di apertura delle alleanze con le forze della sinistra che vogliono operare in maniera unitaria nelle istituzioni e nei settori dello scontro sociale».
Per Donato Supino la Sinistra l’Arcobaleno non ha raggiunto il suo obiettivo «perché non è stata l’espressione di una convergenza dal basso, ma una scelta verticistica delle segreterie che non sono riuscite a coinvolgere la base dei partiti e le forze sociali che vi facevano riferimento. Si è creata una coalizione poco credibile e non si sono coinvolte, salvo qualche eccezione, quelle forze che sarebbero state un valore aggiunto. La scelta di Bertinotti di caratterizzare il voto alla Sinistra Arcobaleno come un voto per lo scioglimento del partito ha, insieme al voto utile, penalizzato il risultato elettorale. Inoltre la scelta dei candidati è stata fatta con un metodo sbagliato non c’è stata la volontà politica di attuare un vero confronto con gli iscritti e le strutture periferiche del partito». [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il modello lariano di turismo sostenibile

«Lo sport è la seconda ragione che genera turismo al mondo, dopo la religione» parole dell’assessore al marketing territoriale Achille Mojoli, che ha presentato il modello lariano di «turismo sostenibile»: sport e wellness per destagionalizzare le presenze.

Implementare le strutture ricettive comasche con impianti sportivi e di benessere, è la strategia pluriennale scelta dall’amministrazione provinciale per sviluppare il turismo lariano. «Un’iniziativa di marketing territoriale – ha spiegato l’assessore allo sport Achille Mojoli – che vede la partecipazione di più attori: i protagonisti saranno ovviamente le strutture ricettive a cui viene offerta l’opportunità, grazie ai finanziamenti della Banca Carige e l’esperienza delle associazioni sportive, di aumentare le proprie attrattive con progetti ad hoc nel rispetto e in sinergia con il territorio». I dettagli del piano saranno presentati mercoledì 11 in un convegno specifico a cui sono invitati gli operatori del settore, assieme alle amministrazioni locali e alle associazioni sportive, ma l’assessore ha dato qualche anticipazione: «Occorre valorizzare al massimo le risorse del territorio. Ad esempio mettendo a disposizione degli appassionati di vela le barche della Lillia, campionesse mondiali, o costruire pacchetti turistici per golfisti che prevedano l’ingresso nei migliori green provinciali, primo fra tutti quello di Villa d’Este». Una strategia di nicchia quella scelta dall’amministrazione, che intende valorizzare le potenzialità turistiche presenti sul territorio ora poco sfruttate e per questo si autofregia del titolo di “turismo sostenibile”. [Francesco Colombo, ecoinformazioni]

L’assemblea dell’associazione I Bambini di Ornella

Si è svolta venerdì 6 giugno alla Ca’ d’Industria a Como l’assemblea dell’associazione I Bambini di Ornella sono state riconfermate le cariche sociali in una serata anche di svago. Il fondatore del sodalizio Severino Proserpio ha illustrato le iniziative già avviate e quelle in progetto nella struttura di Kelle.

Una cinquantina di persone si sono ritrovate per l’assemblea annuale dell’associazione i Bambini di Ornella, attiva per l’accoglienza dei bambini di strada in Senegal, dopo un abbondante rinfresco il presidente Vittorio Bernasconi ha parlato degli sviluppi del lavoro a Kelle, in Senegal, e delle possibilità che la crescita del turismo responsabile può aprire alla sviluppo della regione. Il tutto alla luce della maggiore visibilità dell’associazione dopo il conferimento dell’Abbondino d’oro a Severino Proserpio, che ha relazionato sull’avanzamento del progetto, sullo stato dei lavori fatti e sulle proposte future, come quella del microcredito dato che «oltre all’educazione dei bambini abbandonati pensiamo anche ad un loro futuro inserimento nel mondo del lavoro». La serata è stata conclusa dal concerto dei d’AltroCanto.

Primo incontro del nascente circolo del Movimento per la decrescita felice comasco

Primo incontro, giovedì 5 giugno nella sede del Coordinamento comasco per la Pace, del nascente circolo del Movimento per la decrescita felice. I sei promotori dell’iniziativa hanno ribadito le idee che alla base del movimento fondato da Maurizio Pallante: rallentare il proprio stile di vita e dare maggiore importanza al tempo e alla socialità. Il gruppo propone una prima iniziativa pubblica martedì 10 giugno alle 20 la sala dell’Ottagono di Fino Mornasco con Massimo De Maio, coordinatore dei circoli territoriali dell’Mdf per raccontare le esperienze degli altri circoli italiani e progettare le iniziative da attuare a livello locale. Per informazioni Giuseppe Leoni tel. 031.880129 o 335.6574682, e-mail leoni.giu@tiscali.it, www.decrescitafelice.it.

Presentato il numero 14 della rivista quadrimestrale Zapruder dedicato al welfare

L’incontro con Fabio Cani, Lidia Martin, Stefano Agnoletto e Marco Lorenzini di mercoledì 4 giugno al Punto Einaudi di Como è stato organizzato dal gruppo comasco di Storie in movimento e del Circolo Rosa Luxemburg – Sinistra europea.

Una ventina di partecipanti hanno assistito alla presentazione del numero 14 della rivista di storia della conflittualità sociale Zapruder. Un incontro organizzato dal gruppo comasco di Storie in movimento (Sim) assieme al Circolo Rosa Luxemburg – Sinistra europea. Un’iniziativa congiunta date le ricadute politiche di un tema come quello della costruzione dello stato sociale in Italia che esula dal solo dibattito storiografico. Ad esempio dello stesso è già stato discusso a febbraio a Milano in Camera del lavoro con l’allora ministro delle Politiche sociali Paolo Ferrero e Susanna Camusso, segretario generale Cgil Lombardia.
Il moderatore Fabio Cani ha spiegato come il rapporto di Storie in movimento con Como non sia episodico: «Subito dopo i fatti di Genova nel 2001 si è formato un gruppo di persone attive nella ricerca storica e da subito un piccolo gruppo ha seguito questo percorso con una certa continuità. Inoltre non è la prima presentazione di un numero della rivista a Como». Un legame con il territorio lariano che verrà sottolineato anche dalla pubblicazione, nella sezione immagini, di foto della Ticosa nel sedicesimo numero che è ora in cantiere.
Lidia Martin, del gruppo Sim comasco, ha spiegato il perché del nome del periodico che lo deve ad Abraham Zapruder il cineamatore «che avendo ripreso l’omicidio di J. F. Kennedy ha inchiodato il potere a dovere inventare una spiegazione ufficiale per giustificare l’accaduto». «Obiettivo del gruppo – ha continuato la redattrice della rivista – è quello di attuare una riappropriazione dal basso degli strumenti del fare storia e del sapere da parte di tutti». In piena indipendenza infatti Zapruder non appartiene ad una casa editrice o ad una università, la proprietà è dell’associazione Storie in movimento «nata da un appello che è girato in Internet dopo i fatti di Genova e che non ha a caso – ha spiegato Lidia Martin – si definisce in movimento, raccogliendo non solo storici accademici e puntando alla divulgazione».
Del tema affrontato dal numero 14 del quadrimestrale ha parlato lo storico del welfare Stefano Agnoletto: «I problemi dello sfamarsi, del trovare casa, dell’istruirsi sono un’esperienza normale da sempre, dovrebbe quindi essere al centro della narrazione storica, ma non è così». «Inoltre – ha continuato l’esponente milanese di Sim – vi sono un’infinità di studi su soggetti privati come opere pie e confraternite, ma non sul welfare state pubblico con una perdita di patrimonio e competenze. Questo non è neutrale, il discutere di welfare pubblico mette in discussione i paradigmi dominanti della narrazione storica. Primo fra tutti la visione del mercato come migliore elemento di progresso. Il welfare produce una contraddizione essendo una variabile che deve limitare determinati meccanismi del mercato. Questo non è forse l’unico motivo la centralità del conflitto capitale – lavoro ha limitato la narrazione degli altri conflitti al di fuori del luogo simbolo: la fabbrica fordista». La scelta di un numero monografico sullo stato sociale è quindi da ricercarsi per lo storico nel bisogno di mettere al centro della narrazione storica «i bisogni reali delle persone per non fare una storia di pochi».
Proprio in quest’ottica la presentazione della rivista ha interessato il Circolo Rosa Luxemburg. «Una riflessione sul welfare ci potrebbe permettere di porre in discussione il paradigma economicista imperante» ha detto Marco Lorenzini. «La questione ambientale e i limiti dello sviluppo pongono altrimenti la discussione sullo stato sociale – ha continuato l’esponente della Sinistra europea – La sfida non è su quali politiche di welfare ma riconsiderare in generale lo sviluppo economico e lo sviluppo della giustizia sociale. La sinistra, o ciò che ne rimane nel Pd, ha accettato il limite liberista allo sviluppo dei diritti sociali. I diritti vengono garantiti in maniera parziale a seconda dei limiti economici in una visione ormai accettata da tutto il panorama politico italiano». Per Lorenzini gli elementi di riflessione posti dal terzo settore, come il welfare territoriale o l’applicazione della legge 328 come welfare partecipativo, sono interessanti ma parziali. «Il vero deficit è di pensiero – ha continuato – Le strategie di Lisbona dell’Unione europea sono state fallimentari. La povertà e l’esclusione in Europa negli ultimi otto anni sono aumentate e dal 2005 i finanziamenti per contrastare questo processo sono stati stornati a sostegno del mercato sostenendo la bugia che alla fine il mercato risolverà ogni cosa».
Aperto il dibattito la discussione si è incentrata sull’edilizia popolare un tema su è più facile recuperare materiali per Agnoletto «dato che le istituzioni hanno lasciato più tracce mentre
Giuseppe Calzati, presidente della cooperativa Abitare Brianza, è intervenuto ricordando l’esperienza delle cooperative edilizie a proprietà indivisa, tipicamente lombarda, che sono riuscite a rispondere alle esigenze sociali partendo da «una società civile che è riuscita a darsi risposte e strumenti adeguati alle proprie esigenze, con una crescita della coscienza civica e dell’interlocuzione politica». Il confronto fra i quartieri Iacp e quelli edificati dalle cooperative è eclatante. Da una parte realtà vive e con un corpo sociale dall’altra l’abisso». Un esempio simile a quello della nascita delle 150 ore per Lidia Martin che ha ricordato come tale esperienza sia nata dalle lotte dei metalmeccanici che erano riusciti a inserirle nel loro contratto nazionale. Celeste Grossi, del Circolo Rosa Luxemburg, ha ricordato il diritto al sapere e la storia delle riforme scolastiche partendo da quella della scuola media sino all’attuale l’inserimento delle scuole private nel sistema pubblico e l’impegno profuso dai docenti in passato in un clima di coinvolgimento molto differente all’attuale.
«La rappresentanza sociale degli insegnanti e dei dipendenti pubblici, che sono intesi come lavori dequalificanti, non è neutrale – ha ricordato Agnoletto – Pensate al senso di sé e fierezza che queste categorie avevano negli anni ’60-’70. O i dipendenti comunali negli anni ’50. Per gli insegnanti c’è da sottolineare la perdita di patrimonio di elaborazione, competenze e lavori di sperimentazione didattica, aggiunta a una mancanza di consapevolezza delle attività svolte da parte degli operatori. Il lavoro degli insegnanti non è narrato e quindi non esiste. Per quanto riguarda la storia siamo in un’ottica di revisionismo storiografico utilizzato per riconciliare tutti in un unico pensiero liberista che dequalifica tutte le esperienze di stato sociale». «Contro questo – ha concluso l’esponente Sim milanese – è nostra intenzione rompere il divario fra storia militante e pratica scientifica. La storia è un’arena di conflitto in cui noi entriamo in una nuova ottica e con nuove modalità, ad esempio nelle nostre assemblee lavoriamo in maniera collettiva contro l’individualismo del singolo ricercatore». [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Serata sul trattamento dei rifiuti a Como organizzata da Paco venerdì 30 maggio a Lora

Per gli organizzatori gran parte del sacco viola finisce nell’inceneritore, una presa in giro per le persone che si impegnano nella raccolta differenziata.

Nella sera di venerdì 30 maggio Ermanno Pizzotti e Bruno Magatti hanno presentato al pubblico, composto da una decina di interessati, le slide che Paco ha realizzato sulla tematica del trattamento dei rifiuti a Como e provincia (consultabili sul sito www.paco.co.it). Il consigliere comunale di Como ha poi illustrato la proposta di delibera firmata da altri 16 consiglieri che mira a migliorare l’appalto sui rifiuti, che non ha subito cambiamenti dal 1994 ed è carente e dispendioso. Paolo Sinigaglia ha delineato le responsabilità attribuite a Acsm ambiente per la raccolta e Econord per lo smaltimento. Attraverso le due visite fatte da Bruno Magatti allo stabilimento della Guzza di Como, ad Acsm ambiente e alla sede di Econord, si è concluso che la quasi totalità del sacco viola va nell’inceneritore come combustibile da rifiuti, a parte le bottiglie e i contenitori di plastica per i detersivi e il vetro dalle campane verdi. Inoltre per gli organizzatori della serata la piattaforma ecologica di Como, che raccoglie i rifiuti ingombranti, è dislocata in una posizione scomoda e tenuta in pessime condizioni.
La legge è chiara: l’inceneritore deve essere l’ultima scelta in mancanza di vari passaggi di riciclo. Lecco e Varese riciclano molto più di Como (53,9% e 44,1% nel 2006), con metodi di raccolta diversi.
L’appalto, di quasi 25 milioni di euro, una cifra non indifferente, è sostanzialmente scadente e non offre, neppure per la pulizia delle strade, un servizio adeguato. Basta pensare che nel 2005 sono state sospese la pulizia di 66 su 120 strade senza una giustificazione all’amministrazione comunale (una richiesta di delucidazioni in tal senso di Bruno Magatti è tutt’ora inascoltata). Il servizio invece è stato già pagato.
Con gli attuali problemi ambientali sarebbe necessario spingere il riciclo al massimo, minimizzando l’incenerimento, che porta a danni seri alla salute degli abitanti.
Per questo motivo, con la proposta di delibera, Paco vuole modificare le linee guida dell’appalto in scadenza il 30 maggio 2009 per mutarne le caratteristiche: eliminazione del sacco viola, istituzione di diverse raccolte differenziate, raccolta porta a porta, realizzazione di nuove piazzole ecologiche e rinnovo di quella esistente, costruzione di un impianto di compostaggio per mantenere il termovalorizzatore come ultima istanza.
I vantaggi sarebbero economici, poiché il costo del servizio per abitante scenderebbe di molto, ambientali, diminuendo la continua estrazione di materie prime e l’emissione di inquinanti.
Sinigaglia si è poi lamentato del fatto che si fa molto poco per informare i cittadini sul corretto smaltimento e ancora meno sulle effettive misure di raccolta messe in pratica dal Comune. Con una corretta campagna d’informazione attuata in molti altri Comuni – ha continuato l’esponente di Paco – le persone si sentirebbero più incentivate a differenziare. Se l’appalto verrà modificato si potrà fare un salto in avanti nella civiltà e nella sostenibilità ambientale. [Nicoletta Nolfi, ecoinformazioni]

Successo del Lario Critical Wine

Parecchie centinaia di persone hanno partecipato alla giornata di incontro con i produttori, dibattiti e degustazione di vini e prodotti locali organizzata dall’Arci Terrà e libertà con la Cooperativa moltrasina e il Comune di Moltrasio. Una giornata che, cominciata alle 10 del mattino di domenica 1 giugno, si è protratta sino alle 20 di sera. In un clima festoso i partecipanti, di tutte le età, tanti i giovani, hanno potuto incontrare una ventina di produttori locali, vignaioli per lo più piemontesi, e gustarne i prodotti, nonostante alcune defezioni dell’ultimo momento. Non solo degustazione di vini ma anche formaggi e pane biologico.
Nel pomeriggio si è tenuto un dibattito moderato da Danilo Lillia, che ha anche ricordato la nascita dei Critical Wine con l’esperienza dei centri sociali La chimica di Verona, Leoncavallo di Milano e Magazzino 47 di Brescia. «Un’esperienza sintetizzata nel libro Terra e liberta/ Critical Wine con un riconoscimento dell’importanza dei beni comuni – ha spiegato il rappresentante del Circolo terra e libertà – che sono al centro di uno scontro cruciale per le sorti del pianeta».
Dopo un ricordo di Luigi Veronelli, ideatore dei Critical Wine, fatto da Pino Ratto, vitivinicoltore, che ha ricordato anche la battaglia per la definizione del prezzo sorgente, Pino Tripodi ha parlato dell’industrializzazione dell’agricoltura. «In agricoltura sta avvenendo quello che è accaduto per l’artigianato venti anni fa. Si sta creando un mercato di élite per le classi alte che possono permettersi bottiglie da 50-60 euro mentre le classi popolari si devono accontentare di essenza di vino». «Anche le parole vanno ridefinite – ha continuato Tripodi – a Milano ormai non si trova più pane fresco, ma del pane precotto e surgelato, si è arrivati all’assurdo che le panetterie non fanno più pane, ma un prodotto che non può essere definito come tale». La soluzione può quindi essere una nuova distribuzione che salti i «distributori-accaparratori» con un rapporto diretto fra produttori e consumatori e la definizione del prezzo sorgente che garantisca la trasparenza della filiera. Per ultimo è intervenuto Riccardo Lagorio dell’Associazione nazionale per la denominazione comunale, uno strumento di garanzia per la qualità dei prodotti, ormai intrapreso da un centinaio di Comuni in tutta Italia, fattibile «grazie ad una legge del 1942 che permette di istituire dei consorzi di indicazione geografica semplice, paragonabili alla denominazione controllata. Ovviamente con un disciplinare di produzione attento».
La giornata si è poi conclusa con un aperitivo musicale con i Potage. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

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