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300 canturini non razzisti

Non bastano, sabato 25 ottobre,  37 associazioni aderenti all’iniziative per riempire la piazza XX settembre. Un presidio storico che ha dimostrato la capacità della società civile canturina di opporsi a provvedimenti razzisti e xenofobi, ma non riesce a coinvolgere l’intera città nella lotta contro la barbarie dei provvedimenti della Giunta Sala.

Una bella festa, con tutti i colori della solidarietà canturina, con i volti noti dell’impegno sociale del volontariato, dei sindacati e dei partiti dell’opposizione. Una festa civile con la presenza forte e significativa di cittadini immigrati impegnati nella difesa di diritti che sono alla base del vivere civile di tutti non solo degli “stranieri”.
Grande coesione tra gli organizzatori, creatività e competenza nel contestare i provvedimento assurdo e unico in Italia del telefono verde anti immigrati, attacco ai diritti e alla dignità della parte più debole della società.
Un momento importante capace di essere emblematico e simbolico di una Cantù non razzista nella quale l’incontro tra le culture ha avuto persino la concretizzazione in un piatto meticcio, polenta e cuscus, distribuito gratuitamente ai partecipanti.
Si sono susseguiti gli interventi tutti ugualmente applauditi dei vari promotori dell’iniziativa, ma tra le persone, insieme alla soddisfazione di essere riusciti per la prima volta a dire no in piazza a provvedimenti incivili, anche il rammarico di non riuscire a coinvolgere fino in fondo la maggioranza civile della città che invece è in buona parte risultata assente.

Un video sull’iniziativa sarà disponibile sul sito AltraComo.it 

Presidio per la scuola a Lariofiere

Più di duecento persone hanno partecipato a Lariofiere al presidio per la scuola contro Gelmini organizzato sabato 25 ottobre da Sinistra unita e plurale, Iskra Cantù, Pd, Italia dei valori, Cub Scuola, Cgil Flc, Cisl Scuola, Arci.

Si è svolto questa mattina il presidio contro la  ministra dell’istruzione Gelmini, organizzato dalla Sinistra unita e plurale a cui hanno aderito diverse forze politiche e sindacali della  provincia di Como. Dalle 9 alle 11.30, nel piazzale d’ingresso di  Lariofiere a Erba, in occasione dell’apertura della mostra sull’Artigianato, assente Gelmini come era noto da giorni, si sono presentate alcune centinaia di persone tra studenti, docenti, maestre, genitori che hanno distribuito volantini contro i tagli nella scuola e contro il maestro  unico. Dopo il volantinaggio è stata organizzata, nello stesso  piazzale, un’assemblea spontanea in cui sono intervenuti: uno studente  universitario che ha parlato delle occupazioni a Milano, un docente di  scuola superiore che ha fatto il punto sulla proposta di riforma della  scuola secondaria di secondo grado, un docente precario che ha  raccontato la propria condizione, un genitore che ha denunciato l’assurdità delle classi differenziali per stranieri, uno studente di  liceo che  ha parlato dell’occupazione al Liceo Giovio di Como, una mamma  che ha letto la lettera ai cittadini e alle cittadine che era stata  distribuita dalla Sinistra unita e plurale. Alla fine del presidio è  stato ricordato che giovedì 30 ottobre si svolgerà anche a Como il corteo contro i tagli nella scuola. L’ampio schieramento di Forze dell’ordine, data la natura del tutto civile e pacifica dell’iniziativa, è risultato del tutto esagerato.

Il Consiglio comunale di Como di giovedì 23 ottobre 2008

D’Alessandro sfiduciato sì e sfiduciato no. L’assessore all’urbanistica raccoglie la sfiducia politica dell’assemblea di Palzzo Cernezzi, ma riesce per un voto a essere confermato in Giunta.

 

Molte e le più disparate le preliminari del Consiglio comunale di giovedì 23 ottobre.
Luca Gaffuri, Pd, ha chiesto chiarimenti sulle nuove auto di servizio a gas del Comune chiedendosi il senso di tale operazione quando non ci sono distributori vicini al capoluogo.
Donato Supino, Prc, ha espresso «solidarietà agli studenti del Liceo Scientifico di Como e la più ferma condanna delle affermazioni del presidente del Consiglio».
Mario Molteni, Per Como, ha chiesto di «provvedere con una certa urgenza» al ripristino dell’illuminazione dei giardini a lago, in cui moltissimi lampioni sono spenti la notte.
Marcello Iantorno, Pd, ha chiesto al Consiglio di esprimere solidarietà allo scrittore Roberto Saviano, minacciato di morte dalla camorra, e di «sottoscrivere l’appello di alcuni premi nobel» anche perché «il Comune di Mantova gli ha conferito la cittadinanza onoraria, così come molti altri Comuni della penisola».
Marco Butti, An, ha riproposto la questione dello stabile di via Vela sottoposto a «un andirivieni continuo di persone» e chiesto che il Comune si attivi per avere chiarimenti da Le Nord sui continui ritardi che colpiscono i pendolari della città.
La discussione si è così spostata sull’argomento principale della serata la mozione di sfiducia all’assessore D’Alessandro per l sua gestione dell’urbanistica cittadina.
Per il primo firmatario Mario Lucini, Pd, un atto che nasce da «una politica urbanistica fortemente negativa negli ultimi dieci anni» con «un ulteriore peggioramento per quanto si sta verificando nell’ultimo mandato amministrativo». Contestati all’assessore «errori e imprecisioni» nella spiegazione delle delibere al Consiglio oltre che «superficialità e errori» nella gestione della Ticosa. Il presidente della Commissione urbanistica è poi entrato nello specifico sull’ormai famoso cantiere di via Magni ripercorrendo la cronistoria di quanto accaduto in Consiglio. Dopo vari sopraluoghi degli stessi membri della commissione e dei vigili. In una prima uscita alla polizia locale non era stata data dagli uffici la documentazione necessaria, cosicché si è resa necessario un nuovo sopraluogo, dal quale sono emerse delle irregolarità. Il costruttore ha fatto le proprie controdeduzioni, ha spiegato Lucini, asserendo che alcune opere murarie definite come provvisorie siano state eseguite per la sicurezza del cantiere. «Nella pubblicità su il nuovo giornale comunale, Il Cittadino, – ha proseguito Lucini – nella pubblicità delle Corti Nuove di via Magni, a pagina 23, viene scritto “gli ampi loggiati si aprono sulla splendida corte a giardino”. La corte non c’è nella Dia! Ci sono i posteggi pertinenza, la corte era nella variante che ci hanno chiesto e che il consiglio comunale ha bocciato!». Una gestione farraginosa dell’urbanistica cittadina che ha portato dunque alla sfiducia all’assessore.
Finito lo scrutinio, si trattava di una votazione segreta, il risultato è stato, su 37 votanti, di 18 favorevoli alla sfiducia, 16 contrari, 2 bianche e 1 nulla.
Il presidente del Consiglio ha subito proclamato la vittoria della sfiducia, ma è stato subito contraddetto dal vice segretario generale Emoroso. È così, nella più grande confusione, mentre all’interno della maggioranza non sono mancati attacchi reciproci fra le diverse anime che la compongono, i liberal di Forza Italia (Alogna, Arcellaschi, Buono, Pastore, Rallo, Rudilosso) si sono distinti dagli altri indossando un papillon al posto della tradizionale cravatta, iniziato una serie di consultazioni per capire l’esito della votazione. Al centro del dibattito l’interpretazione dell’articolo 71 del regolamento comunale che impone la maggioranza più uno dei voti, e in questo caso sarebbero serviti 19 voti.
Dopo alcune proteste delle opposizioni Gaffuri ha comunque ribadito che «il risultato politico è innegabile», mentre per Supino, «questa amministrazione non riesce a amministrare la città».
Ritornata la calma i consiglieri hanno approvato all’unanimità una mozione presentata da Alessandro Rapinese, Area 2010, per la trasparenza degli atti pubblicando sul sito del Comune le delibere comunali di Giunta e dirigenziali. L’assessore Cenetiempo ha confermato che entro quattro, cinque mesi il servizio potrà già essere attivo. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Cambiare la delibera razzista e xenofoba di Cantù

Il direttivo del Coordinamento comasco per la Pace, alla vigilia della manifestazione di sabato 25 ottobre a Cantù, ha inviato una lettera aperta alla sindaco del Comune di Cantù chiedendo: «Una discussione critica sulla scelta fatta e di riprendere quindi il dialogo con le associazioni canturine al fine di arrivare ad una diversa e migliore modalità di intervento». Il testo della lettera a Tiziana Sala.

«Il direttivo del coordinamento comasco per la pace constata con rammarico il clima venutosi a creare in città soprattutto nei riguardi di alcune associazioni operanti sul territorio in conseguenza dell’iniziativa intrapresa dalla Giunta di Cantù nei confronti degli stranieri senza permesso di soggiorno.
Riteniamo anche che la modalità e la scelta di un’azione di questo tipo non siano realmente confacenti con gli intenti dichiarati.
La delibera assunta e le successive dichiarazioni alla stampa rischiano invece di accrescere la paura e il senso di insicurezza dei cittadini canturini, rimarcando il luogo comune del binomio immigrato (clandestino) = delinquente.
Pensiamo che se il Comune di Cantù vuole porsi contro lo sfruttamento, il degrado sociale e intraprendere iniziative di concreto aiuto alle persone può trovare molte altre strade per farlo e soprattutto in sintonia e attraverso un confronto con le associazioni che già agiscono in tal senso nel Comune5stesso.
Sappiamo bene quanto i ruoli dell’Amministrazione e quelli delle realtà associative siano differenti; tuttavia dato che il nostro Coordinamento da undici anni è impegnato a svilupparne le sinergie, siamo preoccupati per la piega presa dai fatti e, soprattutto, per il tipo di atteggiamento critico assunto dalla sua amministrazione nei confronti delle realtà associative che hanno manifestato il proprio dissenso sulla delibera.
Non abbiamo per esempio apprezzato il riferimento ai contributi erogati dal Comune alle associazioni, sia per il tono che poteva sembrare ricattatorio che per il merito in quanto non si tratta di elargizioni, ma di pagamenti di servizi molto utili per la comunità.
Riteniamo infine che una questione come quella dell’immigrazione per la sua delicatezza e complessità non si possa e non si debba affrontare solo con delibere e comunicati stampa. Meglio sarebbe intraprendere un lavoro di concerto tra l’amministrazione, le realtà associative e la cittadinanza al fine di contrastare non solo l’illegalità, ma anche la crescente marginalizzazione che stranieri, regolari e non, e italiani sono costretti a vivere.
Chiediamo a Lei e alla sua amministrazione di accettare una discussione critica sulla scelta fatta e di riprendere quindi il dialogo con le associazioni canturine al fine di arrivare ad una diversa e migliore modalità di intervento.
Come associazione per la pace e la convivenza dei popoli siamo da sempre impegnati contro ogni forma di razzismo e xenofobia e speriamo che anche la sua amministrazione non voglia che la sua iniziativa assuma un carattere di questo tipo.
Disponibili a darLe tutta la collaborazione possibile per favorire l’incontro e il confronto tra amministrazione e associazioni ci auguriamo che con questa modalità potrà adottare provvedimenti migliori e capaci di generare concordia e accoglienza nella comunità canturina».

A Lariofiere per la scuola

Sabato 25 ottobre a Lariofiere a Erba si svolgerà alle 9 un  presidio per dire “No allo sfascio” e proporre altre idee per la scuola. 

Sinistra unita e plurale di Como, Collettivo Iskra di Cantù, Arci, Pd, Italia dei valori, Cub Scuola, Cgil Flc, Cisl Scuola, invitano studenti, lavoratori della scuola, genitori, cittadini a partecipare all’iniziativa che «ha lo scopo di manifestare la contrarietà al progetto di distruzione della scuola pubblica attaccata dai tagli decisi dal governo Berlusconi».
Gli organizzatori hanno indetto la mobilitazione in occasione della prevista presenza della ministra Gelemini che appare del tutto improbabile, ma dichiarano che «la sua probabile assenza non renderà meno chiara l’azione unitaria a difesa della scuola pubblica».

Sono canturino non razzista

Presidio contro il telefono delatorio sabato 25 ottobre alle 15 in piazza XX settembre a Cantù.

Proseguiranno a Cantù le iniziative, dopo l’ottimo riscontro che ha avuto della raccolta firme Dico NO alla delibera della Giunta comunale di Cantù, che ha visto l’adesione di centinaia di cittadini seguendo lo slogan “Sono canturino NON razzista”, per “una chiara posizione contro il razzismo – come si legge nel testo comune redatto dalla trentina di associazioni aderenti alla campagna – Abbiamo deciso di esprimere la nostra contrarietà alla delibera del Comune di Cantù”.
“Nonostante ciò che dice il sindaco, buttare fuori di casa i migranti irregolari non favorisce “una opportuna regolarizzazione della loro situazione”” si legge nel comunicato diffuso che critica l’iniziativa del Comune perché “rischia di fomentare un’ondata di “razzismo” anonimo, alimentata dall’invito alla delazione e al sospetto reciproco” dato che “le problematiche legate all’immigrazione, al contrario di quanto dice la Giunta, non si risolvono denunciando, emarginando, reprimendo delle persone la cui unica “colpa” è quella di venire da un altro Paese, bensì permettendo loro di integrarsi all’interno della comunità locale e di costituire una risorsa per essa”.

Giovedì 30 ottobre congresso Auser

Auser: più volontari, più comunità, congresso provinciale dell’Auser comasca giovedì 30 ottobre al Cfp di Monte Olimpino – Como.

“Se uno sogna da solo, è solo un sogno. Se molti sognano insieme, è l’inizio di una nuova realtà” questo il motto, una frase di Friedensreich Hundertwasser, dell’evento dell’associazione comasca che ha in programma una intera giornata di lavori.
Dopo l’accoglienza degli invitati e accreditamento dei delegati alle 9 ci sarà un intervento della presidente provinciale Carla Massina con riflessioni e per il dibattito, aperto anche agli ospiti, sui progetti Filo d’argento, Università popolare, Abitare insieme, Solidarietà, Internazionale. Interruzione dei lavori alle 13.15 con buffet preparato dagli studenti del corso alberghiero e ripresa alle 14.30 per l’intervento dei delegati, le conclusioni del vice presidente Auser Lombardia Rino Campioni, e adempimenti statutari, con chiusura dei lavori alle 17.

Enti locali per la Pace

All’assemblea degli Enti locali per la Pace e i diritti umani della Lombardia Verso Ferrara, costruiamo le città dei Diritti umani di martedì 21 ottobre si è discusso di cosa possono fare gli Enti Locali per rispondere alla domanda di Pace, giustizia e serenità dei cittadini. Presente anche il Coordinamento comasco per la Pace.

In che modo si possono fronteggiare le grandi sfide della povertà, della convivenza e dello sviluppo? Cosa devono fare gli Enti locali per assicurare il rispetto dei diritti umani nelle città? Come possono dare una mano alla costruzione di un mondo più giusto e pacifico senza perdersi nella retorica inconcludente? Il 21 ottobre 2008 se n’è discusso a Milano nella Sala Affreschi di Palazzo Isimbardi, per iniziativa della Provincia di Milano, componente della Presidenza nazionale del Coordinamento nazionale degli Enti locali per la pace e i diritti umani. L’Assemblea Regionale degli Enti locali per la pace e per i diritti umani è stata convocata in previsione della 9a Assemblea nazionale degli Enti locali per la pace e i diritti umani che si terrà a Ferrara dal 13 al 15 novembre e ha avuto per tema Costruiamo le città dei diritti umani. L’Assemblea nazionale e le assemblee regionali precedenti si svolgono alla vigilia di un’importante consultazione elettorale, in un periodo contraddistinto da una grande incertezza internazionale e da forti preoccupazioni, tensioni ed episodi di intolleranza e violenza che esplodono nelle nostre città. Anche in Lombardia molti Comuni e alcune Province andranno alle elezioni nella primavera del 2009. Ed è anche di questo che, a partire dalla bozza di documento La giunta della pace e dei diritti umani (http://www.entilocalipace.it/) hanno discusso i partecipanti all’assemblea regionale ? alcuni Assessori alla Pace degli Enti locali della Lombardia tra cui le Amministrazioni provinciali di Milano, Mantova e Cremona e le Amministrazioni comunali di Brugherio, di Nerviano, di Inzago e il Coordinamento comasco per la Pace (sodalizio di 38 comuni e 48 associazioni del territorio provinciale) ?, dopo gli interventi introduttivi di Irma Dioli (Assessora alla Pace, Partecipazione, Politiche Giovanili e Cooperazione internazionale della Provincia di Milano; componente della vicepresidenza del Coordinamento nazionale degli Enti locali per la Pace e i Diritti umani), di Adriano Poletti, sindaco di Agrate Brianza e Vice Presidente delgi Enti locali per la Pace e i Diritti umani, di Felice Cagliani presidente del Consiglio comunale di Sestosangiovanni e vice presidente del Coordinamento Provinciale Milanese La Pace in Comune.
La mattinata è stata anche un’occasione per scambiarsi confrontarsi sulle esperienze delle attività in corso nei territori e per fare proposte per azioni future.

Il Consiglio comunale di Como di lunedì 20 ottobre 2008

La maggioranza inciampa nella seduta del 20 ottobre durante l’approvazione dell’uscita dalla Fondazione dell’Autunno musicale comasco. Approvato il nuovo regolamento per la Biblioteca comunale.

Nelle preliminari al Consiglio comunale del 20 ottobre Luca Gaffuri, Pd, ha letto un Dialogo semiserio tra due assessori e un sindaco a proposito di strade ferrate e non in cui l’assessore ai trasporti della Regione Lombardia dialoga col suo omologo provinciale ed il sindaco di Como in occasione dell’inaugurazione della nuova tratta ferroviaria Albate – Bellinzona. Un racconto in cui vengono poste in risalto le mancanze degli amministratori locali, quali la mancata individuazione e  edificazione di posteggi di interscambio nelle stazioni di Albate – Camerlata e a Ponte Chiasso, su un progetto che in prospettiva potrebbe diventare una reale metropolitana leggera per il capoluogo lariano. «Un intervento frutto della capacità politica economica e progettuale degli amici svizzeri – ha precisato Gaffuri – che mette in evidenza da parte nostra un’incapacità sconcertante».
Vittorio Mottola, Pd, ha invece criticato un articolo sugli Euro 0 de il Cittadino, il nuovo giornale del Comune, per cui non si possono demonizzare i veicoli di quella categoria «è una farsa! Il blocco degli Euro 0 c’è già da parecchio tempo, e solo ora si sono superati i limiti».
Luigi Bottone, Udc, ha chiesto al sindaco di dichiarare pubblicamente al Consiglio se concorrerà o meno per la Regione.
La seduta è quindi iniziata con la presentazione del nuovo regolamento per la Biblioteca comunale del presidente della Commissione cultura Roberto Tenace, An. Un lavoro durato un anno e mezzo su uno strumento precedente fortemente invecchiato anche a causa della rivoluzione informatica degli ultimi anni e dell’aumento dell’utenza. Un regolamento che ha sollevato pochi dubbi, tranne che sulla fruizione delle postazioni internet. Su cui è stato a larga maggioranza votato un emendamento presentato da Gianluca Lombardi, Fi, per un tempo di consulenza maggiore; un periodo più ristretto era stato prospettato per evitare il «malcostume», così l’assessore Gaddi, di alcune persone che “monopolizzavano” le postazioni disponibili al pubblico.
Bagarre in aula quando alla discussione successiva sull’uscita dalla Fondazione autunno musicale del Comune in una sala semideserta ai banchi della maggioranza Roberto Rallo, Fi, ha chiesto la verifica del numero. Le opposizioni sono uscite e la seduta è stata sospesa, causando le ire del sindaco Bruni. Come da regolamento, dopo un quarto d’ora, al riconteggio dei presenti la maggioranza è riuscita a ricompattare le fila anche se il numero legale è stato garantito dalla presenza in aula di Dario Valli, Area 2010. «Sin dal primo giorno ho chiarito che far mancare il numero legale è uno strumento che non condivido, anche se lo spettacolo che dà la maggioranza non è edificante».
Dispiacere sull’esito della vicenda Autunno musicale bipartisan definita da Rallo «un fiore all’occhiello internazionale, quando ancora non erano nati il Festival jazz di Lugano e il festival di Locarno», ma a tutti ha risposto l’assessore alla cultura spiegando come la trasformazioni in fondazione non ha risolto i problemi dell’ente culturale comasco. «Non basta fare una fondazione per gestire in maniera appropriata attività culturali» ha precisato. Nell’ottica della Giunta l’uscita del Comune permetterà all’Autunno musicale di poter chiedere finanziamenti pubblici e provare un rilancio. Proprio sulle cifre Gaddi è stato attaccato dalla sua maggioranza on Gianpiero Ajani, Lega, che ha affermato «usciamo dall’Autunno musicale perché abbiamo ripianato un bilancio di 311 mila euro in 4 anni, che sono solo la metà del buco fatto dall’ultima mostra dell’assessore Gaddi!».
Dopo la presentazione e la bocciatura di un ordine del giorno delle minoranze per una più stretta collaborazione con l’Autunno musicale, col solo voto della maggioranza è stato approvato il divorzio dall’associazione culturale comasca. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Salvare la scuola in Provincia

Renato Tettamanti (Prc), Rosangela Arrighi (Pd) e Cornelia Borsoi (Lista Territoriale) con una mozione urgente sulla scuola presentata da lunedì 20 ottobre in Consiglio provinciale chiedono che l’Amministrazione provinciale si impegni per limitare i danni ed affrontare i disastri determinati dalla politica del governo sulla scuola.

I capigruppo hanno assicurato che verrà discussa entro metà novembre e l’assessore  si è impegnato a monitorare la ricaduta sul nostro territorio di un’eventuale approvazione dei decreti Gelmini-Brunetta-Tremonti.  Il testo della mozione.

«Il consiglio provinciale premesso che:
i recenti provvedimenti legislativi in materia di istruzione scolastica (art. 64 del D.L n.112/08 convertito dalla legge 6 agosto 2008; disegno di legge di conversione del D.L. n.137/08, con particolare riferimento ai contenuti  dell’art. 4; lo schema  di Piano Programmatico del Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze, di cui al citato art.64 D.L n.112/08) stanno suscitando proteste e  prese di posizioni da parte di diversi soggetti istituzionali e non, ivi comprese Upi, Anci e conferenza della Regioni;
in particolare per quel riguarda questa Ammistrazione per il vulnus all’autonomia delle Istituzioni Locali, costituito dai vincoli alle operazioni di dimensionamento degli istituti e di razionalizzazione della rete scolastica, già  impliciti  nella manovra finanziaria e nelle indicazioni del piano programmatico;  vincoli che, di fatto, impediscono  la redazione di un piano che tenga conto delle reali esigenze dei territori amministrati, fino al rischio della soppressione delle autonomie scolastiche, faticosamente fin qui garantite nelle situazioni di maggior isolamento o nelle zone a rischio di disagio; vincoli  che possono incidere  anche sulle politiche per l’istruzione degli adulti;
la frettolosità di provvedimenti, che secondo gli obiettivi esplicitati nel piano programmatico, intendono intervenire,  prima delle iscrizioni per il prossimo anno scolastico, sul dimensionamento degli istituti e sulla  ridefinizione dei piani degli indirizzi di studio superiore, ovvero sul segmento del sistema di istruzione a maggior rischio di abbandono e più direttamente collegato ad una scelta che,  in molti casi, determina non solo il successo formativo degli studenti, ma anche il loro futuro percorso di vita;
la riduzione del tempo scuola, soprattutto nella scuola primaria, che  comporterà una  crescita qualitativa e quantitativa  della domanda di servizi alle famiglie, il cui onere,  anche solo organizzativo,  è destinato a ricadere sugli Enti Locali, impattando sulle politiche  sociali; misure   che rischiano di  determinare opportunità diseguali e diverse in ragione della storia e delle caratteristiche economiche e orografiche dei diversi territori, trasformando la ricchezza del tempo scuola destinato alle  attività integrative ed extracurriculari nella povertà del tempo di assistenza e di intrattenimento;
l’innalzamento del rapporto studenti docenti, anche in termini di ricadute organizzative e strutturali, ed il taglio netto dell’orario di  sostegno che interviene ad annullare ogni condizione per una reale integrazione  degli studenti disabili, tanto  dal punto di vista della didattica  quanto in termini di servizi;
le ricadute negative per le scuole e gli Istituti del nostro territorio (rischi chiusura) che dai dati forniti dall’Assessore regionale all’Istruzione risultano interessare diverse sedi e istituti della scuola dell’obbligo e superiore in almeno 15 comuni della Provincia di Como;
Tutto ciò premesso il consiglio provinciale impegna la giunta a:
sostenere le iniziative di già intraprese dai diversi organi istituzionali (Upi, Anci, Conferenza delle Regioni);
convocare rapidamente da parte dell’assessore competente un incontro con i comuni del territorio a rischio chiusura di sedi scolastiche e con i diversi soggetti del mondo della scuola, al fine di predisporre rapidamente iniziative e proposte secondo le indicazioni contenente nelle premessa della presente mozione;
riferire al consiglio provinciale gli sviluppi dell’intera vicenda prevedendo a riguardo una seduta ad hoc dello stesso».

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