Antifascismo

ANNULLATO/ 2 giugno/ Costituzione resistente 2016

costituzioneresistenteCostituzione resistente 2016 giovedì 2 giugno dalle 16.30 alle 18.30 a Como in Piazza San Fedele. Interventi di Tullio Montagna (presidente regionale Anpi) e di  Renzo Pigni. Letture dalla Costituzione a cura di Emanuele Pini. Sarà allestita la mostra Il presidente Partigiano sulla vita di Sandro Pertini. Saranno presenti gli stand delle associazioni promotrici Comune di Como.

10 maggio/ Anche a Como No Rogo, 100 piazze contro l’intolleranza

norogoIl 10 maggio 1933, nell’Opernplatz a Berlino, i nazisti fanno un grande rogo dei libri. Un atto simbolico di annientamento di culture non gradite alla loro folle ideologia come premessa a ciò che da lì a poco sarebbe stato: l’annientamento e la sottomissione di altri popoli per la conquista del mondo.

Anche quest’anno Arci e Arci book ricordano quel momento e promuovono la campagna No rogo organizzando per il 10 maggio, attraverso la rete dei propri circoli, momenti di letture collettive in piazza, accompagnate da presentazioni, dibattiti e animazioni che si terranno in contemporanea su tutto il territorio nazionale.

A Como No rogo è organizzata dai circoli Arci Xanadù e ecoinformazioni con l’adesione di Arci Noerus e del gruppo Il pollo bastardo di Cantù. Martedì 10 maggio a partire dalle 18 in largo Miglio (Porta Torre), si terrà una lettura collettiva unendosi idealmente alle altre piazze d’Italia in cui si terranno analoghe iniziative.
L’invito a partecipare è rivolto a tutte e tutti i cittadini. Portate due libri, uno da leggere ed un altro da scambiare o regalare, e per quel giorno sostituite l’immagine del profilo Facebook con il logo No Rogo, per difendere la cultura e i libri, per un mondo solidale e disarmato.

Apologia del fascismo nel Consiglio comunale di Cantù

prcLa denuncia viene da Rifondazione comunista che segnala gli apprezzamenti al regime fascista fatti, nella seduta del  29 aprile del consiglio comunale di Cantù,  da Giorgio Masocco (già consigliere Lega ora Gruppo misto e già noto per gli attacchi razzisti alla ministra Kyenge) e ne chiede le dimissioni. Della performance di Masocco c’è anche il video girato da Il pollo bastardo. Di seguito il comunicato del Prc.

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Anpi Como/ No a parate nazifasciste

ANPI COMO LOGOCon un comunicato stampa, la sezione Anpi di Como, fa appello alle forze democratiche ed alle istituzioni della città affinchè vengano finalmente vietate manifestazioni in aperto contrasto con i principi antifascisti della nostra Costituzione.

«Lo scorso 24 aprile, il giorno prima della festa della Liberazione, un manipolo di nostalgici del fascismo ha manifestato a Dongo e a Mezzegra esaltando la figura del Duce, magnificando tutto il repertorio di simboli della dittatura e chiedendo la riconciliazione, ovvero in parole povere l’equiparazione tra chi ha liberato con il sangue l’Italia dall’oppressore e chi invece l’ha tenuta con ferocia sotto il giogo del carnefice nazifascista.

Apprendiamo dai social network e dai quotidiani locali, che oggi sabato 30 aprile si dovrebbe tenere a Como l’ennesima parata organizzata da “I camerati” dell’estrema destra.
Strumentalizzando tragici episodi, con tutta probabilità assisteremo all’ennesimo corteo a ritmo di tamburo, con l’utilizzo e l’esaltazione di simboli e slogan che si richiamano al neofascismo -saluti romani compresi- che abbiamo già purtroppo dovuto subire negli anni scorsi.

Siamo convinti che commemorare Sergio Ramelli, giovane ragazzo vittima di un omicidio, sia ovviamente umanamente legittimo. Tuttavia è necessario e doveroso opporsi con forza al bieco utilizzo di questo tragico evento attraverso manifestazioni che nulla hanno a che vedere con la pietà umana.

Non è più ammissibile che Como città sede del Monumento alla Resistenza europea e la sua provincia debbano subire questi oltraggi ad opera di una comunità di persone che celebrano personaggi fascisti e nazisti, che sostengono di avere tutto il diritto di esprimersi e manifestare, salvo poi non riconoscere i valori democratici della Repubblica, denigrare i principi e le libertà sancite nella Costituzione, predicare il culto della supremazia, dell’uomo forte e dell’intolleranza.

Ricordiamo che chiunque pubblicamente esalti esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche deve essere perseguito per il reato di apologia di fascismo.
Non lo diciamo solo noi. Lo dice chiaramente e nettamente la Legge 645 del 1952 (cosiddetta Legge Scelba).

Facciamo appello a tutte le forze democratiche, agli organi istituzionali ed elettivi troppo spesso silenti o peggio indifferenti, richiamandoli al preciso ruolo che loro è assegnato da una Costituzione profondamente e nettamente antifascista: la democrazia deve essere difesa e garantita, prima di tutto e soprattutto da parte dei pubblici poteri, applicando le leggi che impediscono il riemergere di movimenti pericolosi e antidemocratici.
Siamo inoltre profondamente convinti che si debba assolutamente superare quel muro di indifferenza e disimpegno che caratterizza tanta parte degli italiani, impegnando le forze sane della società nella diffusione e promozione della Memoria, della cultura antifascista e del rispetto dei diritti e delle libertà.» [Anpi sezione di Como Perugino Perugini]

Bregnano/ Un 25 aprile d’arte con Dolorès Puthod

25 APRILE 2016 manifestoPer la festa del 25 aprile Bregnano ha puntato sulla cultura, Il centro polifunzionale si è riempito di cittadini e cittadine per seguire prima un video di Federico Angi, poi una breve esibizione del Corpo musicale Bi Bi Banda di Bregnano, quindi l’intervista di Roberto Peri alla pittrice Dolorès Puthod che alla fine ha eseguito dal vivo un’opera accompagnata dalle letture di Walter Monti e dal flauto di Eleonora Volontario. L’iniziativa è stata introdotta dalla sindaca Elena Daddi, dalla parlamentare del Pd Chiara Braga e da don Eugenio Bompani. Già on line sul canale di ecoinformazioni i video della manifestazione.

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Senza perdere la tenerezza

cabrera foto 2Venerdì 22 aprile alle 21, alla sala consiliare di Bulgarograsso, si è tenuto un incontro, organizzato da Arci Guernica, Anpi sezione di Como e Istituto di storia contemporanea P.A. Perretta con César Cabrera, profugo cileno espulso in Romania durante la dittatura di Pinochet, successivamente accolto in Svizzera come rifugiato. La serata, introdotta da Nicola Tirapelle dell’Anpi è stata coordinata da Fabio Cani dell’Istituto Perretta ed ha ottenuto il patrocinio del Comune di Bulgarograsso (nonostante nessuno dell’amministrazione fosse presente).

La voce di Cabrera è quella di un ex rappresentante del governo di Salvadòr Allende nella zona carbonifera di Lota, ma prima ancora quella di un uomo, che non ha mai cabrera foto 1smesso di praticare la rivoluzione con la sua voglia di vivere. I posti sono quasi tutti occupati, l’atmosfera è dell’intimità adatta, quella che fa sembrare il tutto una conversazione con il proprio nonno partigiano. Non è un immagine viziata dalla mia prospettiva, quella di chi può cogliere ed emozionarsi con gli spagnolismi della narrazione di Cabrera, e spero vivamente non sia percepito come uno svilire una pagina di storia ispirante e al contempo drammatica. Quello che voglio passare è tutt’altro: è stato un tentativo di fondamentale importanza riuscito, unire persone e lotte, proprio dove queste tendono a sopirsi.

César Cabrera era un professore di educazione fisica, membro del partito socialista cileno. In un periodo in cui un embargo più feroce di quello inflitto a Cuba cercava di minare la rivoluzione, il primo presidente marxista democraticamente eletto della storia poteva contare su veri compagni, che rispondevano sì alle necessità del partito (e quindi della gente). «Porquè la politica era amore, non come oggi, un mestiere». L’errore del presidente Allende fu quello di aver confidato nell’esercito come forza democratica, mentre è sempre stato il braccio armato della borghesia. Lo sconcerto del palazzo della Moneda bombardato, il golpe del generale Pinochet appoggiato dagli Stati Uniti, l’undici settembre settantatré, svegliarono la nazione da un sogno complesso e meraviglioso. Il presidente era morto, ma l’orrore era appena iniziato. Fu detto ai socialisti che il governo rovesciato era quello dei comunisti, e che loro potevano tranquillamente recarsi ai posti di lavoro.
Cabrera si presentò in aula come ogni giorno, ma la sua lezione fu interrotta dai militari: lo costrinsero a togliersi i vestiti e lo spinsero in strada minacciandolo con le armi, mentre cercava di tranquillizzare gli studenti terrorizzati. Non capivano cosa stava succedendo al loro docente preferito: «Non me ne vogliano i professori di inglese, ma gli studenti si affezionano sempre di più a noi!». Mentre racconta scherza, ed è incredibile come subito dopo giustapponga la narrazione delle torture, subite nel successivo anno e mezzo di prigionia. Il sottomarino (l’essere legati per i piedi ad una gru e calati a tesa in giù nel mare); uomini incappucciati con targhette con nomi di animali, che mentre ti pestavano ti obbligavano a partecipare ad un perverso gioco di ruoli; l’elettroshock. Poi ti facevano passare l’ammoniaca sotto il naso quando il tuo corpo diceva basta, quando svenivi, per chiederti ancora del “plan Z” (un piano inventato che comporterebbe il genocidio della borghesia), o dove sono nascosti i dirigenti. Ammette che tutto questo è continuato ancora a lungo nei suoi incubi; solo il matrimonio ha diradato le nubi, Cesar Cabrera- espulisionementre il suo corpo ne porta i segni indelebili.
Liberato su condizione (avrebbe dovuto organizzare uno spettacolo sportivo per Pinochet, e firmare quotidianamente in questura), la sua storia si colora di straordinario. Tre anni nascosto in un seminario, la prospettiva di una fuga attraverso le Ande, disseminate delle croci di chi non ce l’aveva fatta, e poi (fisicamente) il salto più importante della sua vita, quello del muro dell’ambasciata italiana, eludendo le pallottole. Tutto questo per restare umani, perché ritornino i giorni liberi, per «voler vedere l’uomo nuovo, senza volto, l’uomo socialista». Non smetterà mai di ringraziare l’ambasciata italiana, che in Cile come in Argentina ha saputo dare lezioni di solidarietà internazionale durante la dittatura, oggi dimenticate.
Viene inviato in Romania, dove critica fortemente il falso socialismo di Nicolae Ceaușescu, a costo dei richiami del partito e di soffrire la fame, vero e proprio topos di buona parte della sua giovinezza. Ma «quando uno è giovane non gli importa di rischiare la vita», o forse gli importa troppo una vita degna, per ottenere la quale non si debba perdere la tenerezza. In questo momento dell’incontro infatti entrano in sala due vigili, e interrompono il tutto per un qui pro quo sull’inserimento dell’antifurto della sala: «Ovunque vada, la polizia non smette mai di accompagnarmi!». Altre risate, che si amalgamano con gli spagnolismi, ed un racconto incredibile che afferra il piccolo comune di una piccola provincia, per gettarlo nel mondo, nel centro della sua storia.
Gli studi su Marx e Lenin, sulla psicologia del movimento operaio. Un periodo in Russia, a Cuba per prepararsi a lottare in Nicaragua, e poi ancora Romania, Germania, e infine Svizzera. Qui il lavoro duro riporta a galla i colpi delle torture, ma sarà tra le corsie dell’ospedale che conoscerà Daniela, una radiologa appassionata di Inti Illimani. Il primo appuntamento è davanti ad un rene esploso. I successivi saranno con la famiglia ticinese, che non si capacita di come si possa arrivare scapoli a quarant’anni, e paleseranno le differenze culturali: «Dopo quattro mesi mi chiese di sposarla, io, che avevo sempre creduto nell’amore libero!».

Ora César Cabrera vive con sua moglie in Svizzera. Rimise piede in Cile per la prima volta nell’89’, durante l’ultimo anno di una dittatura agonizzante. Ritornava in un paese dove c’era il coprifuoco, dove non si poteva passeggiare per strada in gruppo. Non era più del tutto la sua terra, anche se non è un giudizio viziato dalla paura; quella dice di non sapere più cosa sia, da quando il regime ammazzò suo padre. È la rabbia verso un sogno tradito, verso l’influenza mantenuta ancora oggi dai fantocci di regime. La forza di svolgere per l’ennesima volta la matassa della sua storia ne è testimone: non ha mai smesso di lottare. Ogni due anni circa ripete questo viaggio, con le speranze volte ai movimenti studenteschi, testimonianza preziosa che «in America Latina la politica si vive, non si analizza solo, come qui».
A pochi minuti da Como, nel tranquillo cantone confinante con l’Italia c’è un uomo, che aspetta di essere nel suo paese per intrufolarsi in fondo ad un corteo, a gridare «el pueblo unido jamàs serà vencido!».

Senza perdere la tenerezza. Come nel fotomontaggio fatto da suo figlio mostrato a fine incontro, dopo le conclusioni di Fabio Cani, in cui appaiono tre personaggi barbuti: lui, Fidèl Castro (realmente conosciuto) e Che Guevara. Come il titolo di una grande biografia di Ignacio Paco Taibo II sul rivoluzionario argentino. Quella tenerezza dei versi scritti da Pablo Milanés in Io calpesterò le strade nuovamente, che cantati con il trasporto di un latino, probabilmente, desterebbero l’indignazione di qualche vicino svizzero: «Più presto che tardi senza riposo, torneranno i libri e le canzoni, che bruciarono le mani assassine, rinascerà il mio popolo dalle sue rovine, e pagheranno la loro colpa i traditori (…), io calpesterò le strade nuovamente, di quella che fu Santiago insanguinata, e in una meravigliosa piazza liberata, mi fermerò a piangere per gli assenti». Buona festa della liberazione. [Stefano Zanella, ecoinformazioni]

25 aprile 2016/ Giovani e Costituzione

tromba25aprileSi aperta, il 25 aprile a Como, dopo la deposizione delle corone al Monumento della Resistenza europea,  con l’intervento del sindaco di Como Mario Lucini la manifestazione del 25 aprile. Alcune centinaia di persone hanno seguito il discorso del sindaco e quelli di Lorenzo Baldino (Consulta provinciale degli studenti) e di Giuseppe Gallo (Anpi). Guarda la galleria delle foto. Già on line su ecoinformazioni video e foto della manifestazione.

Con l’Anpi il ricordo dei partigiani a Villa Guardia e Albate

L’Anpi sezione di Como, in occasione del 71° anniversario della Liberazione ha commemorato nella mattinata di domenica 24 aprile le figure dei partigiani Giovanni Negrini e Giuseppe Frangi “Lino” a Villa Guardia e Perugino Perugino (a cui è dedicata la sezione) e la moglie Giordana Meregalli al cimitero del quartiere di Albate a Como.

A Villa Guardia presente il sindaco Valerio Perrone, interventuto dopo il presidente dell’Anpi Nicola Tirapelle, alcuni membri della giunta comunale oltre a rappresentanze di associzioni cittadine.

Ad Albate, per la sezione cittadina dell’Anpi è intervenuto Marco Biraghi (l’intervento è scaricabile qui), seguito dal ricordo di Laura Perugini, figlia di Giordana e Perugino e da un saluto di Antonio Proietto per l’Anpi provinciale. Presente il consigliere comunale Luigi Nessi e le rappresentanze di alcune associazioni cittadine tra cui l’Arci, Italia Cuba, l’Istituto di storia P.A. Perretta e l’associzione Alfonso Lissi.

La tomba di Frangi e Negrini a Villa Guardia
La tomba di Frangi e Negrini a Villa Guardia
La commemorazione a Villa Guardia
La commemorazione a Villa Guardia
La commemorazione ad Albate
La commemorazione ad Albate
Il ricordo alla lapide di Perugino e Giordana
Il ricordo alla lapide di Perugino e Giordana

[foto Jlenia Luraschi, Fabio Cani, Giorgio Dallamura]

 

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