Consiglio comunale

Il consiglio comunale di Como di lunedì 10 novembre 2008

cernezzi2Fusione Acsm e Agm – A2A. D’Alessando imita Berlusconi e da del coglione a chi si oppone.

Sicurezza a Monte Olimpino al centro delle preliminari del Consiglio comunale di lunedì 10 novembre. Marco Butti, An, ha segnalato «un tentativo di violenza nei pressi del bar Eden nei confronti di una donna quarantenne da parte di due giovani» venerdì 7 novembre alle 22 e chiesto quindi maggiore sicurezza, invitando il sindaco a farsi promotore di un’iniziativa nei confronti del Comitato provinciale per la sicurezza. Anche Mario Molteni, Per Como, ha citato episodi di vandalismo vicino alla chiesa di San Zenone di Monte Olimpino: «Alcuni giovani bivaccano sul sagrato, sporcando, nel giorni di Ognissanti hanno spaccato bottiglie gettandole contro la facciata della chiesa, e il 7 sera hanno distrutto la bacheca informativa della parrocchia».
Donato Supino, Prc, ha parlato delle dichiarazioni dei redditi dei consiglieri comunali: «Posso anche capire chi si è dimenticato di presentarle, ma non» – ha aggiunto – «quelli che si credono al disopra della legge, come l’assessore D’Alessandro che sulla stampa locale ha detto di rivolgersi all’Agenzia delle entrate». Quanto meno icastica la risposta dell’interessato che ha dato del coglione al consigliere dell’opposizione.
Luigi Bottone, Udc, ha ribadito la sua segnalazione dell’inquinamento a Villa Olmo, dopo gli ultimi versamenti di gasolio.
Vittorio Mottola, Pd, a seguito di un incontro fra cittadini e rappresentanti dell’amministrazione, ha chiesto certezze sul finanziamento delle ristrutturazione della palestra di Ponte Chiasso.
Emanuele Lionetti, Lega, ha chiesto «la pulizia della tomba di Alfredo Gaffuri, il mecenate che ha donato ala città il teatro Politeama».
Vincenzo Sapere, Gruppo misto, ha preso le difese degli otto inquilini morosi delle case popolari comunali che sono stati sfrattati dall’amministrazione. Pronta la reazione dell’assessore Cenetiempo: «Si tratta di un provvedimento nato dopo che negli ultimi anni, dopo ripetute comunicazioni, non si sono mai degnati di telefonare o presentarsi in Comune per concordare un piano di rientro, così come è avvenuto per altri. Noi non vogliamo buttare fuori di casa nessuno».
Dopo un applauso unanime per la nomina del consigliere Enrico Gelpi, Fi, già presidente dell’Automobile Club d’Italia, nel Consiglio mondiale dello sport automobilistico, massimo organo istituzionale dello sport su quattro ruote in seno alla Federazione internazionale dell’automobile, è cominciato l’assemblea sulla decisione di fusione fra Acsm e Agam, azienda simile di Monza.
Acsm – Agam: Lo stato delle cose.
Attualmente Acsm è per il 40,5% del Comune di Como, per il 20% di A2A (azienda nata dalla fusione di Aem e Amsa di Milano e di Asm di Brescia, che controlla al 100% la Bas di Bergamo, la più grande multiutility italiana), per il 3,2% di Edison (controllata per il 61,3% da Transalpina di energia, a sua volta controllata da Delmi per il 50%, di cui A2A detiene con il 51%), la quota restante è sul mercato.
Agam si divide fra un 75,01% del Comune di Monza, un 24,99% di A2A, il resto sul mercato.
Alla fusione delle due aziende, Agam scomparirà venendo inglobata in Acsm, con un rapporto di cambio delle azioni da un minimo di 0,62 ad un massimo di 0,66 con quelle di Acsm, la proprietà verrà ripartita per il 29,1% al Comune di Monza, 24,8% a Como, 21,9% a A2A, 1,9% a Edison e 22,2% al mercato.
A2A è per il 27,5% del Comune di Milano e per una quota identica del Comune di Brescia; ha messo sul mercato il 35,1% e, come dichiarato dal sindaco di Como, è «100 volte più grande di Acsm e Agam messe assieme».
Per garantire una forma di controllo da parte dei due Comuni interessati per i primi tre anni varrà un patto parasociale che impone a Monza di non scendere sotto il livello azionario di Como e a A2A di non superare quello comasco.
Fino al 31 dicembre 2009 poi ad altri soggetti, che non siano il Comune di Como e di Monza, non sarà permesso di possedere più del 4%.
Nel Consiglio di amministrazione della nuova azienda il Comune di Como avrà 3 rappresentanti, così come Monza, contro i 2 di A2A e 2 della minoranza. L’azienda milanese avrà l’amministratore delegato, che proporaà al consiglio i piani industriali, mentre i Comuni a nord del capoluogo lombardo si spartiranno la presidenza e la vicepresidenza a rotazione con, nei primi due anni, Como nel ruolo di vice.
Per la segreteria Cgil, Filcem – Cgil, Fp – Cgil per Acsm «la scelta effettuata due anni fa, di scendere al di sotto del 50% di proprietà pubblica, risulta oggi, anche alla luce di questa ulteriore trasformazione, inadeguata». Un passaggio definito dai firmatari come una «mera strategia prevalentemente finanziaria» senza «adeguate ricadute positive per i cittadini utenti». Segreteria Cisl, Femca – Cisl e Rsu Cisl Acsm hanno ribadito in un loro documento «la necessità di avere un progetto per l’aggregazione, attorno ad Acsm, di tutte le piccole aziende municipalizzate nel nostro territorio». La centrale sindacale di via Brambilla ritiene in ogni modo «positivo e da sostenere il progetto di fusione ed aggregazione».
D’accordo i due sindacati sulla difesa dell’occupazione, la richiesta della presentazione di un piano industriale e il mantenimento dei presidi e delle sedi operative.

Il sindaco di Como Bruni ha giustificato la fusione per «la situazione del mercato, con le norme sulla crescente liberalizzazione» che richiederebbero «grandi investimenti in una situazione di crescente difficoltà». Per il primo cittadino comasco Acsm è «un’azienda piccola, brillante in molti settori, con alcune perdite nel settore dell’acqua, ma con utili interessanti». Per Bruni il mercato renderà sempre più difficile la vita alle piccole aziende che rischiano di venire mangiate dalle grosse compagnie e la fusione fra le due società servirà a rafforzare Acsm con «una operazione a carattere industriale non finanziaria», un tentativo che, ha aggiunto il sindaco, era stato tentato con Bas di Bergamo, ma che, abortito, si è risolto con l’incorporazione della ditta bergamasca nella bresciana Asm. Un’altra via è stata scelta da Varese che ha venduto il 90% delle proprie azioni ad A2A. In conclusione il sindaco ha esplicitato tre possibilità per la ex municipalizzata comasca: rimanere fermi e perdere competitività, vendere o unirsi con un’altra realtà per non scomparire.
Per il primo cittadino comasco, dopo la fusione e la garanzia delle prerogative comasche con i patti parasociali, ognuno sarà libero di fare le proprie scelte, avendo in ogni modo i due Comuni il controllo del 49% della società.
Molte critiche sono piovute sulla gestione della questione da parte della amministrazione. Prima fra tutte quella sulla documentazione, necessaria a poter valutare l’argomento trattato. La relazione della società di revisione è stata consegnata solo nel pomeriggio della seduta e le altre carte sono arrivate nel corso della settimana precedente in ondate successive. Tutto per arrivare ad un paio di sedute che si tengono in contemporanea nel capoluogo della Brianza e ottenere un’approvazione entro giovedì prossimo.
«Il Consiglio comunale deve ratificare la volontà di qualcun altro?» si è chiesto Alessandro Rapinese, Area 2010, che ha ricordato come l’assemblea di Palazzo Cernezzi «stia valutando, la fusione non è imposta», e si è lamentato del poco tempo per lo studio degli incartamenti.
«Oggi Acsm è una società piccola gestita da noi consiglieri, sana, che produce utili, con alcuni punti di debolezza identificati» ha aggiunto il consigliere di Area 2010, che ha espresso la paura, allo scadere dei patti parasociali, di perdere il controllo della società, anche perché dopo tre anni «A2A e Monza avranno il 51% della proprietà». In una situazione in cui «noi siamo quotati in borsa e abbiamo un inceneritore» caratteristiche che Monza non ha.
Per Supino, che con Rapinese è stato l’unico a votare contro la proposta nelle Commissioni prima di andare in aula, si tratta di una «scelta avventata per i suoi aspetti sociali», e ha portato l’esempio di Asf in cui la nomina dell’amministratore delegato lasciata al privato ha portato a politiche contrarie a quando la gestione era pubblica. «Non si prevede un piano industriale» ha aggiunto il consigliere comunista che ha anche rivendicato il ruolo centrale dell’acqua come bene pubblico primario.
«Perché la sede amministrativa sarà a Monza?» si è chiesto Emanuele Lionetti, Lega, che comunque ha espresso fiducia nell’operato del sindaco.
Marco Butti ha parlato di «perplessità sulla governance» chiedendo «di evitare l’annullamento della soglia del 4%» per mantenere al Comune un ruolo nelle strategie del futuro dell’azienda.
«In Commissione abbiamo chiesto di vedere il piano industriale e ci è stato risposto che non c’è – ha denunciato Marcello Iantorno, Pd, che ha chiesto – una serie di modifiche agli accordi che sono negativi per Como». Il consigliere democratico ha poi attaccato, presente in aula Pozzi, presidente Acsm, «la palese incompatibilità sul piano etico – politico della presenza di vertici di partito ai vari livelli provinciale, regionale e nazionale nelle partecipate».
La discussione riprenderà giovedì 13 novembre. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il Consiglio comunale di Como di giovedì 6 novembre 2008

cernezzi1A Palazzo Cernezzi si spreca energia. Nella seduta del 6 novembre si è discusso di tangenziale e si è istituita la commissione Paesaggio.

In un caldo torrido, il riscaldamento a Palazzo Cernezzi certamente funziona, giovedì 6 novembre durante le preliminari al Consiglio comunale Donato Supino, Prc, ha posto all’attenzione dell’assemblea gli ultimi fatti di cronaca che hanno coinvolto l’azienda di trasporti Asf, con le dimissioni di Umberto Isella, direttore tecnico, e la vicenda delle intercettazioni ambientali nell’ufficio dell’amministratore delegato Annarita Polacchini. «Questa vicenda va chiarita – ha chiesto il consigliere comunista – si tratta pur sempre di un’azienda pubblica al 51 per cento».
Mario Molteni, Per Como, ha invece ricordato, con un nuovo cartello, che sono trascorsi 14 giorni dalla sua prima segnalazione sull’illuminazione guasta ai giardini a lago e ha chiesto all’assessore dove possano conferire i materiali inerti prodotti dalle piccole ristrutturazioni i semplici cittadini «che non vengono più ricevuti dalla discarica alla Guzza».
L’assemblea di via Vittorio Emanuele ha quindi iniziato i lavori riprendendo la discussione sulla delibera inerente il peduncolo della tangenziale comasca fra via Tentorio e via Canturina. In sostanza il Consiglio ha discusso del progetto preliminare approvato dal Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe) che deve essere recepito nel Piano regolatore.
Fin qui tutto bene, ma le voci che parlavano di un cambiamento del tracciato a ridosso delle abitazioni di via San Bernardino hanno preoccupato l’intera assise che ha fatto propri all’unanimità gli emendamenti e l’ordine del giorno proposti per garantire il tracciato attuale e non quello prospettato da Concessionaria autostrade lombarde (Cal) e Pedemontana, le due aziende che al 50 per cento concorrono alla realizzazione dell’opera. «Questa è l’ultima occasione che ci rimane – ha spiegato Mario Lucini, Pd – per evitare che ci siano sviluppi in direzione difforme dalla volontà del Consiglio comunale».
Tutti convinti anche sullo spostamento di un’attività produttiva che si ritrova sul tracciato, un problema posto dal consigliere del Gruppo misto Carlo Ghirri, alla proprietà è stato concesso il cambio di destinazione d’uso di alcuni terreni boschivi a poche centinaia di metri dalla sede attuale, di sua proprietà, su cui può trasferire l’attività, mentre verrà risarcito per l’esproprio del terreno su cui passerà la nuova strada. «Non c’è l’intenzione di vessare nessuno – ha precisato l’assessore D’Alessandro – già dal 2001 il privato era conoscenza del progetto e ha fatto le sue osservazioni, accolte dal Comune, al Prg».
Al voto la delibera ha ricevuto l’astensione di Pd e Per Como «perché abbiamo qualche perplessità per il tracciato del secondo lotto – ha chiarito Lucini – soprattutto per quanto riguarda l’apertura del tratto in galleria che va ad intaccare un’area paesaggisticamente importante», con un raccordo all’aperto nella zona di via Frisia.
Contrario all’opera Supino per cui la tangenziale «non migliorerà la viabilità pubblica ed è uno scempio del paesaggio», per il consigliere di Rifondazione «queste risorse andavano investite per il miglioramento del trasporto ferroviario» e ha aggiunto: «Quando tutti in Europa sviluppano le ferrovie noi facciamo all’incontrario». Parole che hanno irritato l’assessore D’Alessandro che è sbottato in un: «Lei è ideologicamente contro le infrastrutture che portano ricchezza!».

Il secondo argomento della serata, al posto del piano di zonizzazione acustica, è stata l’approvazione della Commissione paesaggio, che sostituirà l’attuale Commissione edilizia, una deliberazione in tutta fretta per rispettare la normativa regionale che impone la sua approvazione entro il 14 novembre.
Accordo di massima fra maggioranza e minoranze, tranne che per un emendamento sulla nomina dei commissari presentato da Marcello Iantorno, Pd, ritenuto illegittimo dalla Segreteria generale. L’esponente democratico ha proposto di affidarne l’incarico al Consiglio comunale, mentre la delibera prevede che sia un atto di competenza della Giunta. Ai voti l’emendamento non è passato.
La delibera approvata istituisce così una Commissione di tecnici esperti nei più vari settori, dalla geologia, alla tutela dei beni architettonici, all’urbanistica, che resterà in carica tre anni e che sostituirà in toto la vecchia Commissione urbanistica, definita dall’assessore Faverio «un doppione inutile». [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il Consiglio comunale di como di martedì 4 novembre

cernezziCamnago Volta senz’acqua, giardini a lago al buio. Le opposizioni garantiscono nuovamente il numero legale al Consiglio di martedì 4 novembre. Rimandate le votazioni su zonizzazione acustica e tangenziale di Como.

Residenti di Camnago Volta senz’acqua al Consiglio comunale di martedì 4 novembre per protestare contro una situazione che si protrae «da circa due anni» per un approvvigionamento che «è andato via via scemando fino a raggiungere nel corso dell’ultimo anno livelli del tutto insufficienti», come si legge nella lettera indirizzata al sindaco di Como, alla presidente della Circoscrizione 4, al prefetto e alla direzione Acsm. Una situazione che ha costretto i residenti delle vie Zampiero, Aquileia, Maestri Campionesi «a fare scorta di acqua (quando c’è) in bottiglioni e taniche per soddisfare il minimo fabbisogno giornaliero».
Gli abitanti di Camnago Volta Superiore si sono presentati con sacche di plastica di acqua per le emergenze distribuiti da Acsm e il loro problema è stato portato a conoscenza del Consiglio tramite Mario Molteni, Per Como, che nelle preliminari ha ricordato come la mancanza «sia soprattutto nelle fasce mattutine e serali quando tutti usano l’acqua» per una quarantina di famiglia con anche situazioni di criticità per le fasce più deboli.
Il capogruppo di Per Como ha anche inscenato una protesta per la mancata sistemazione dell’illuminazione ai giardini a lago presentandosi con un cartello con scritto i giorni, dodici, da quando ha fatto la prima segnalazione a Palazzo Cernezzi.
Luigi Bottone, Udc, ha invece attaccato il dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale Benedetto Scaglione per le dichiarazioni, che lo hanno lasciato stupefatto, sulle droghe leggere.
«È indispensabile che si usino le procedure corrette» ha dichiarato Mario Lucini, Pd, per il piano di recupero dell’area ex Danzas, vicino alla stazione di Como San Giovanni, pur non dichiarandosi contrario alla riqualificazione dell’area, il consigliere ha affermato che «non si tratta di un ampliamento di attività» e essendoci la possibilità di costruire alberghi anche in altre zone del territorio comunale non si dovrebbe passare attraverso lo Sportello unico per le attività produttive, una procedura semplificata che porta solo ad una ratifica in Consiglio e non a una discussione sugli sviluppi edilizi della città.
Dopo uno screzio tra Donato Supino, Prc, e l’assessore Peverelli a proposito di dichiarazioni fatte dal sindaco a Esansione Tv è iniziata la seduta consiliare.
L’assessore Veronelli ha spiegato il progetto Como in tempo 2, finanziato da Regione Lombardia, che si pone come obiettivo una migliore accessibilità degli uffici pubblici, con anche il potenziamento dei Mercoledì del cittadino, l’apertura ad orario continuato degli uffici pubblici in città, per un piano territoriale degli orari, soprattutto per le scuole, per cui sono in corso contatti con Asf per l’introduzione di scuolabus. I previsione l’implementazione di strumenti informatici per la creazione di un calendario degli appuntamenti che possa essere d’aiuto per un migliore programmazione degli sessi e di attività di supporto.
Una relazione che non ha entusiasmato i consiglieri tanto che i pochi presenti in aula per lo più discutevano dei fatti propri, una situazione che ha fatto chiedere da Lucini la verifica del numero legale. Uscite le opposizioni questo è venuto a mancare e dopo i quindici minuti a regolamento si è andati alla seconda conta. Qui le minoranze, in 9 su 26 presenti, hanno permesso la continuazione della seduta rientrando in aula.
Il nuovo piano di zonizzazione acustica è stato così presentato da Elena Lolli della Oikos, la ditta che ha vinto l’appalto per le rilevazioni, che ha anche spiegato la genesi della legislazione nell’ambito acustico. Per l’esperta Como non affronta «una situazione drammatica» anche se sulle arterie principali i parametri vengono sempre superati, infatti l’unico problema acustico segnalato dai cittadini è quello del traffico automobilistico.
Approvato il Piano potranno partire i piani di risanamento delle zone che più soffrono dell’inquinamento acustico. Sulla zonizzazione qualche perplessità è stata sollevata dalle minoranze per alcune aree ed è stato chiesto qualche chiarimento. Anche Gianpiero Ajani, Lega, ha espresso la paura «di avere documenti zoppi che non si possono applicare».
Sul piano sono stati proposti due ordini del giorni e otto emendamenti e, in attesa dei pareri dei tecnici, il voto finale è stato rimandato a giovedì 6 novembre.
Nell’ultima parte del Consiglio si è discusso del peduncolo via Tentorio – via Canturina della tangenziale di Como. Il Consiglio avrebbe dovuto approvare il progetto preliminare approvato dal Cipe nel 2007, ma sono intervenute le indiscrezioni raccolte da alcuni residenti che hanno espresso il timore di ritrovarsi la strada sotto le finestre di casa.
Le voci di un cambiamento di tracciato per il progetto definitivo hanno fatto esprimere a Lucini la propria perplessità e contrarietà dato che tali notizie non sono state date ai consiglieri e per questo è stato presentato un emendamento che chiede al Consiglio di ritenere vincolante il progetto preliminare e quindi di non avvicinare il tracciato alle case nella stesura definitiva. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il Consiglio comunale di Como di giovedì 23 ottobre 2008

D’Alessandro sfiduciato sì e sfiduciato no. L’assessore all’urbanistica raccoglie la sfiducia politica dell’assemblea di Palzzo Cernezzi, ma riesce per un voto a essere confermato in Giunta.

 

Molte e le più disparate le preliminari del Consiglio comunale di giovedì 23 ottobre.
Luca Gaffuri, Pd, ha chiesto chiarimenti sulle nuove auto di servizio a gas del Comune chiedendosi il senso di tale operazione quando non ci sono distributori vicini al capoluogo.
Donato Supino, Prc, ha espresso «solidarietà agli studenti del Liceo Scientifico di Como e la più ferma condanna delle affermazioni del presidente del Consiglio».
Mario Molteni, Per Como, ha chiesto di «provvedere con una certa urgenza» al ripristino dell’illuminazione dei giardini a lago, in cui moltissimi lampioni sono spenti la notte.
Marcello Iantorno, Pd, ha chiesto al Consiglio di esprimere solidarietà allo scrittore Roberto Saviano, minacciato di morte dalla camorra, e di «sottoscrivere l’appello di alcuni premi nobel» anche perché «il Comune di Mantova gli ha conferito la cittadinanza onoraria, così come molti altri Comuni della penisola».
Marco Butti, An, ha riproposto la questione dello stabile di via Vela sottoposto a «un andirivieni continuo di persone» e chiesto che il Comune si attivi per avere chiarimenti da Le Nord sui continui ritardi che colpiscono i pendolari della città.
La discussione si è così spostata sull’argomento principale della serata la mozione di sfiducia all’assessore D’Alessandro per l sua gestione dell’urbanistica cittadina.
Per il primo firmatario Mario Lucini, Pd, un atto che nasce da «una politica urbanistica fortemente negativa negli ultimi dieci anni» con «un ulteriore peggioramento per quanto si sta verificando nell’ultimo mandato amministrativo». Contestati all’assessore «errori e imprecisioni» nella spiegazione delle delibere al Consiglio oltre che «superficialità e errori» nella gestione della Ticosa. Il presidente della Commissione urbanistica è poi entrato nello specifico sull’ormai famoso cantiere di via Magni ripercorrendo la cronistoria di quanto accaduto in Consiglio. Dopo vari sopraluoghi degli stessi membri della commissione e dei vigili. In una prima uscita alla polizia locale non era stata data dagli uffici la documentazione necessaria, cosicché si è resa necessario un nuovo sopraluogo, dal quale sono emerse delle irregolarità. Il costruttore ha fatto le proprie controdeduzioni, ha spiegato Lucini, asserendo che alcune opere murarie definite come provvisorie siano state eseguite per la sicurezza del cantiere. «Nella pubblicità su il nuovo giornale comunale, Il Cittadino, – ha proseguito Lucini – nella pubblicità delle Corti Nuove di via Magni, a pagina 23, viene scritto “gli ampi loggiati si aprono sulla splendida corte a giardino”. La corte non c’è nella Dia! Ci sono i posteggi pertinenza, la corte era nella variante che ci hanno chiesto e che il consiglio comunale ha bocciato!». Una gestione farraginosa dell’urbanistica cittadina che ha portato dunque alla sfiducia all’assessore.
Finito lo scrutinio, si trattava di una votazione segreta, il risultato è stato, su 37 votanti, di 18 favorevoli alla sfiducia, 16 contrari, 2 bianche e 1 nulla.
Il presidente del Consiglio ha subito proclamato la vittoria della sfiducia, ma è stato subito contraddetto dal vice segretario generale Emoroso. È così, nella più grande confusione, mentre all’interno della maggioranza non sono mancati attacchi reciproci fra le diverse anime che la compongono, i liberal di Forza Italia (Alogna, Arcellaschi, Buono, Pastore, Rallo, Rudilosso) si sono distinti dagli altri indossando un papillon al posto della tradizionale cravatta, iniziato una serie di consultazioni per capire l’esito della votazione. Al centro del dibattito l’interpretazione dell’articolo 71 del regolamento comunale che impone la maggioranza più uno dei voti, e in questo caso sarebbero serviti 19 voti.
Dopo alcune proteste delle opposizioni Gaffuri ha comunque ribadito che «il risultato politico è innegabile», mentre per Supino, «questa amministrazione non riesce a amministrare la città».
Ritornata la calma i consiglieri hanno approvato all’unanimità una mozione presentata da Alessandro Rapinese, Area 2010, per la trasparenza degli atti pubblicando sul sito del Comune le delibere comunali di Giunta e dirigenziali. L’assessore Cenetiempo ha confermato che entro quattro, cinque mesi il servizio potrà già essere attivo. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il Consiglio comunale di Como di lunedì 20 ottobre 2008

La maggioranza inciampa nella seduta del 20 ottobre durante l’approvazione dell’uscita dalla Fondazione dell’Autunno musicale comasco. Approvato il nuovo regolamento per la Biblioteca comunale.

Nelle preliminari al Consiglio comunale del 20 ottobre Luca Gaffuri, Pd, ha letto un Dialogo semiserio tra due assessori e un sindaco a proposito di strade ferrate e non in cui l’assessore ai trasporti della Regione Lombardia dialoga col suo omologo provinciale ed il sindaco di Como in occasione dell’inaugurazione della nuova tratta ferroviaria Albate – Bellinzona. Un racconto in cui vengono poste in risalto le mancanze degli amministratori locali, quali la mancata individuazione e  edificazione di posteggi di interscambio nelle stazioni di Albate – Camerlata e a Ponte Chiasso, su un progetto che in prospettiva potrebbe diventare una reale metropolitana leggera per il capoluogo lariano. «Un intervento frutto della capacità politica economica e progettuale degli amici svizzeri – ha precisato Gaffuri – che mette in evidenza da parte nostra un’incapacità sconcertante».
Vittorio Mottola, Pd, ha invece criticato un articolo sugli Euro 0 de il Cittadino, il nuovo giornale del Comune, per cui non si possono demonizzare i veicoli di quella categoria «è una farsa! Il blocco degli Euro 0 c’è già da parecchio tempo, e solo ora si sono superati i limiti».
Luigi Bottone, Udc, ha chiesto al sindaco di dichiarare pubblicamente al Consiglio se concorrerà o meno per la Regione.
La seduta è quindi iniziata con la presentazione del nuovo regolamento per la Biblioteca comunale del presidente della Commissione cultura Roberto Tenace, An. Un lavoro durato un anno e mezzo su uno strumento precedente fortemente invecchiato anche a causa della rivoluzione informatica degli ultimi anni e dell’aumento dell’utenza. Un regolamento che ha sollevato pochi dubbi, tranne che sulla fruizione delle postazioni internet. Su cui è stato a larga maggioranza votato un emendamento presentato da Gianluca Lombardi, Fi, per un tempo di consulenza maggiore; un periodo più ristretto era stato prospettato per evitare il «malcostume», così l’assessore Gaddi, di alcune persone che “monopolizzavano” le postazioni disponibili al pubblico.
Bagarre in aula quando alla discussione successiva sull’uscita dalla Fondazione autunno musicale del Comune in una sala semideserta ai banchi della maggioranza Roberto Rallo, Fi, ha chiesto la verifica del numero. Le opposizioni sono uscite e la seduta è stata sospesa, causando le ire del sindaco Bruni. Come da regolamento, dopo un quarto d’ora, al riconteggio dei presenti la maggioranza è riuscita a ricompattare le fila anche se il numero legale è stato garantito dalla presenza in aula di Dario Valli, Area 2010. «Sin dal primo giorno ho chiarito che far mancare il numero legale è uno strumento che non condivido, anche se lo spettacolo che dà la maggioranza non è edificante».
Dispiacere sull’esito della vicenda Autunno musicale bipartisan definita da Rallo «un fiore all’occhiello internazionale, quando ancora non erano nati il Festival jazz di Lugano e il festival di Locarno», ma a tutti ha risposto l’assessore alla cultura spiegando come la trasformazioni in fondazione non ha risolto i problemi dell’ente culturale comasco. «Non basta fare una fondazione per gestire in maniera appropriata attività culturali» ha precisato. Nell’ottica della Giunta l’uscita del Comune permetterà all’Autunno musicale di poter chiedere finanziamenti pubblici e provare un rilancio. Proprio sulle cifre Gaddi è stato attaccato dalla sua maggioranza on Gianpiero Ajani, Lega, che ha affermato «usciamo dall’Autunno musicale perché abbiamo ripianato un bilancio di 311 mila euro in 4 anni, che sono solo la metà del buco fatto dall’ultima mostra dell’assessore Gaddi!».
Dopo la presentazione e la bocciatura di un ordine del giorno delle minoranze per una più stretta collaborazione con l’Autunno musicale, col solo voto della maggioranza è stato approvato il divorzio dall’associazione culturale comasca. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il Consiglio comunale di Como di giovedì 16 ottobre 2008

Sfiduciato l’assessore Centiempo. Nel cuore della notte terremoto a Palazzo Cernezzi, l’assessore al patrimonio cade per mano della sua maggioranza, mentre il grosso del Pd sta a guardare.

Problemi alle strutture pubbliche nelle preliminari del Consiglio comunale di giovedì 16 ottobre, dopo la richiesta del consigliere Gianni Imperiali, Pd, di procedere con i lavori di sistemazione della scuola materna di via Brambilla, dove un’aula è chiusa da prima dell’estate per infiltrazioni d’acqua, Mario Molteni, Per Como, ha annunciato che si sta tenendo una raccolta firme a Sagnino per la ristrutturazione della palestra di Mognano. L’assessore Scopelliti, a margine del Consiglio, ha chiarito che i lavori a Mognano, dove è già andato in sopraluogo, stanno per essere intrapresi.
«Quando si consultano i cittadini non sono mai soldi sprecati» ha dichiarato Donato Supino, Prc, a proposito dei due referendum cittadini sui quali verranno interrogati i comaschi dei quali sono stati evidenziati i costi su alcuni articoli della stampa locale.
A proposito della querelle assessore Gaddi – Montini, presidente Csu, sul buco nel bilancio dell’ultimo evento a Villa Olmo Pasquale Buono, Fi, ha affermato «tutti teniamo alle mostre» e si è chiesto «quali sono i fatti reali?». Il capogruppo di Forza Italia ha perciò pacatamente chiesto al sindaco di chiedere ai due interessati di relazionare al Consiglio per fugare ogni dubbio.
Marcello Iantorno, Pd, ha invece chiesto con forza la sospensione della nomina del vicesindaco Cattaneo, fino a quando le vicende giudiziarie che lo hanno interessato non si siano chiarite.
Il Consiglio è quindi entrato nel pieno dei lavori e ha ascoltato la relazione del consigliere Luigi Buono, Udc, sulla sua mozione di sfiducia nei confronti dell’assessore al patrimonio Enrico Cenetiempo. «Non un atto di offesa della dignità personale o della figura dello stesso», per il consigliere centrista, ma un provvedimento volto a rispettare il patto di coalizione elettorale che vedeva la nomina di un assessore Udc in Giunta. Cenetiempo poco dopo la nomina ha abbandonato il partito per seguire il movimento dei Popolari liberali di Giovanardi che alle ultime elezioni ha aderito, contrariamente al partito di Casini, al centro-destra.
Affermazioni recisamente definite «una guerra intestina ad un partito che non c’è più» da Claudio Corengia, An.
Per il sindaco Bruni l’adesione ad un altro movimento «non è uno spostamento di un singolo, ma una scelta politica a livello nazionale», e inoltre il primo cittadino ha dichiarato di avere «piena fiducia in Cenetiempo». Un voto di  sfiducia «deve essere nel merito, per degli atti gravi» ha aggiunto Bruni, che si è detto sicuro del voto: «Su tutte le votazioni significative la maggioranza è sempre stata blindata e coperta».
Dall’opposizione, anche se in disaccordo con le premesse, «la mozione di sfiducia avrebbe dovuto essere indirizzata al sindaco – ha dichiarato Supino – voto a favore per mettere una zeppa negli ingranaggi di questa Giunta». Dario Valli, Area 2010, ha espresso perplessità sulla mozione perché non incentrata su «problematiche specifiche sull’operato di Cenetiempo», esprimendo anche la contrarietà alle logiche di spartizione partitiche lontane dal suo agire politico come esponente di una lista civica.
«Prescindendo da queste sette, otto righe che non condivido – ha affermato Iantorno – ben venga un atto che causa difficoltà alla maggioranza» e ha aggiunto «l’opposizione ha il dovere, l’obbligo politico, quando si pone la fiducia, di esprimersi». Un’opinione non condivisa dalla maggioranza del suo gruppo che ha deciso di non votare la mozione.
«Ci è stato spiegato dal consigliere Bottone come fare l’opposizione – ha esordito Luca Gaffuri, Pd – noi la facciamo nel merito delle questioni e non ci sono elementi di illeciti» e ha continuato l’avvicendamento di un’assessore è «una decisone che va presa all’interno della maggioranza».
Dopo le spinte per “entrare nel merito” durante il dibattito Bottone ha preparato un emendamenti con critiche all’assessore sull’alienazione dell’ex Intendenza di finanza in via Diaz, ma dopo vari propositi espressi da più parti per ritornare prossimamente sull’argomento e per riuscire ad arrivare ad una votazione in serata, gli ha ritirati.
Avvicinatasi la mezzanotte e dopo la decisione di continuare la seduta ad oltranza pur di arrivare ad un esito sono iniziate le operazioni di voto a scrutinio segreto.
Con 15 voti favorevoli, 12 contrari, una nulla e una bianca, l’assessore Cenetiempo è stato sfiduciato. Un brutto colpo per il sindaco che ha abbandonato l’aula visibilmente contrariato, all’incontrario degli esponenti dell’area liberal di Forza Italia di tutt’altro aspetto. Facce tirate anche all’opposizione dove la maggioranza del gruppo del Pd ha deciso di astenersi, il voto degli unici due “ribelli, Iantorno e Mottola, può essere stato quello determinante per gli esiti della votazione, dato che il quorum da raggiungere era appunto di 15 voti. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il Consiglio comunale di Como di giovedì 9 ottobre 2008

«Ci sono vasche piene di rifiuti pericolosi in Ticosa» ha denunciato Mario Lucini. Nel Consiglio comunale di giovedì 9 ottobre è continuata la discussione a Palazzo Cernezzi sulla proposta di delibera di indirizzo presentata.

La maggioranza si disinteressa del dibattito sulla proposta di Paco per l’appalto sulla raccolta dei rifiuti e la pulizia cittadina, alle 21, dopo tre quarti d’ora dalla convocazione, erano solo in 6 per poi non superare mai la dozzina di presenze su 25 eletti.
Polemiche nella maggioranza con Emanuele Lionetti, Lega Nord, che ha sbottato nelle preliminari «così non si può andare avanti!», ha definito la Giunta «traballante per i suoi 6/11, se sta in piedi è solo merito del sindaco» il tutto causa di «troppi personalismi, imposizioni e fughe in avanti».
Mario Lucini, Pd, ha riportato al centro della discussione la bonifica dell’Area ex Ticosa, chiedendo al Comune, per la seconda volta, di passare agli enti di controllo, Arpa e Asl, i dati della relazione sulle sostanze pericolose presenti nell’area individuate da Sinesis per conto di Multidevelopment, la vincitrice dell’appalto per l’acquisto dell’area. È stato infatti presentato il piano di bonifica dell’area, preliminare ad ogni lavoro, e 4 punti, presenti nel rapporto Sinesis, non sono stati presi in considerazione. Si tratta di zone con alte presenze di piombo, cadmio, zinco, rame, idrocarburi pesanti e Pcb. In alcuni casi si tratta di vere e proprie vasche «la mancata trasmissione di queste informazioni è un reato e comporterà in futuro problemi gravissimi», tra cui cui un possibile blocco dei lavori una volta intrapresi, ha denunciato il consigliere del Pd.
Il Consiglio è cominciato poi con un numero legale garantito solo grazie alle minoranze.
L’assessore Peverelli ha prodotto una brochure sulla proposta pachista, distribuita a tutti i consiglieri, con commenti puntuali e in cui si difende l’operato dell’assessorato. Soprattutto, come ha poi ribadito in aula l’assessore, sul contatto d’appalto, sostanzialmente identico dal 1994, che per Peverelli «è stato concepito e da interpretare come progetto ponte per dare tempo agli uffici di dare il tempo ali uffici di istruire nuove regole». Per l’assessore «non corrisponde assolutamente alla verità» la mancata raccolta differenziata del sacco viola denunciata dall’inchiesta di Paco tanto che viene definita «della cattiva informazione che oserei definire terrorismo ambientale».
Lo spirito leghista si nota anche nei commenti alla proposta di dare depliant informativi in più lingue «in quanto si ritiene che sia dovere dell’ospite apprendere lingua, usi e costumi locali al fine di una più corretta integrazione sul territorio».
Una difesa dell’operato dell’assessore è venuta da Giampiero Ajani che ha chiesto «quanto ci costerebbe l’approvazione della delibera?». Voci, diffuse dall’assessorato guidato da Peverelli, parlerebbero di 4 milioni di euro.
Di diverso tenore gli interventi successivi; Dario Valli, Area 2010, ha definito la proposta di Paco «un bel passaggio per un’amministrazione che per ora naviga in acque basse se non paludose», che ha anche aggiunto «la maggioranza dei cittadini comaschi ha un’aspettativa e una coscienza ecologica più alta del servizio offerto», una sensazione condivisa anche da Donato Supino, Prc, per cui «i cittadini sono più attenti a questo tema del Consiglio comunale».
Una carrellata di dati sull’aumento della produzione dei rifiuti a livello nazionale ed in particolare nel nord Italia e su come cercare di rendere maggiormente coscienti del problema i cittadini sono stati al centro degli intervento di Silvia Magni e Marcello Iantorno, Pd.
Lionetti ha lodato la presentazione della delibera e il passaggio prospettatovi da tassa a tariffa: «Una normativa fiscalmente più corretta».
Marco Butti, An, ha fatto delle annotazioni specifiche e chiesto di pensare ad un accordo con il Comune di Cernobbio, per poter utilizzarne la piattaforma ecologica, ora in costruzione, fino a quando non ne sarà approntata una nella zona di Tavernola per potere servire i quartieri a nord, troppo eccentrici rispetto alla Guzza.
Bruno Saladino, Pd, ha annunciato la nascita anche a Como, venerdì 10 ottobre a Lurate Caccivio, di un Circolo per la decrescita felice, per una nuova concezione di sviluppo aggiungendo «una città della grandezza di Seattle si è data come obiettivo rifiuti zero!».
Dopo qualche intervento sulla pulizia della città il Consiglio, data l’ora tarda è stato aggiornato alla prossima seduta. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il Consiglio comunale di Como del 6 ottobre 2008

Sant’Anna? Se ne riparlerà entro un mese. L’opposizione decide di assecondare la proposta della maggioranza di rinviare la votazione sulla delibera proposta sul futuro dell’area di Camerlata. Magatti spiega proposta di Paco per la prossima gara di appalto per la raccolta dei rifiuti.

Il freddo ottobrino arriva anche nel Consiglio comunale di lunedì 6 ottobre. Nelle preliminari molti consiglieri hanno chiesto una deroga alla legge che indica il 15 del mese come data di inizio della possibilità di accendere il riscaldamento. «Anziani e bambini piccoli la sera e la mattina presto soffrono il freddo», ha dichiarato Gianluca Lombardi, Fi, sostenuto dal compagno di partito Roberto Rallo, e «in alcune strutture scolastiche non sono ancora stati accesi i riscaldamenti» ha aggiunto Vittorio Mottola, Pd.
Pronta la risposta del sindaco Bruni, appena rientrato dalla soleggiata Cuba con una dote di sigari da distribuire ai consiglieri, «non abbiamo pensato ad una deroga perché pensiamo al bilancio delle famiglie. In un condominio verrebbe acceso il riscaldamento, con le conseguenti spese, anche per quelle famiglie che non ne sentono l’esigenza», in ogni modo il primo cittadino comasco si è impegnato a «proporre la delibera in Giunta mercoledì ».
«Si faccia chiarezza sul progetto di metropolitana leggera!» ha chiesto donato Supino, Prc, dopo le affermazioni contrastanti fra la direzione de Le Nord, contraria al progetto, e Regione Lombardia, che si è invece dichiarata favorevole.
Problemi con immobili disastrati sono stati posti da Luigi Bottone, che ha chiesto la messa insicurezza dello stabile bruciato in via Vela a Ponte Chiasso, e Bruno Magatti, Paco, che ha ricordato lo stabile in ristrutturazione di via Anzani da cui alcuni residenti sono stati trasferiti altrove.
La seduta è così potuta incominciare con la discussione sulla delibera di indirizzo proposta dalle opposizioni sulla destinazione dell’area del Sant’Anna a Camerlata.
Dopo la votazione per punti e l’approvazione di due di essi su undici era previsto un ulteriore passaggio con un’ulteriore votazione e l’approvazione dei due punti assieme. Un atto non lineare date le dichiarazioni di voto dei capigruppo della maggioranza che hanno affermato che avrebbero votato contro la proposta delle minoranze scatenando le ire di Mario Lucini, Pd, «qui operiamo nel paranormale, sarebbe lineare fare in un modo se no siamo proprio in un altro mondo». Dalla maggioranza, per bocca di Rallo, è così arrivata la proposta di sospendere la discussione e rinviarla.
Dopo un’accesa discussione per le opposizioni Marcello Iantorno, Pd, ha dichiarato di accettare di rinviare la discussione, ma non oltre trenta giorni.
«Su questo argomento la maggioranza sta cincischiando – ha detto Mario Lucini, in disaccordo col proprio gruppo – cosa si mette in quest’area si deve deciderlo, dobbiamo dirlo, abbiamo paura?» e, rivolto ai banchi della maggioranza, dichiarato: «La città ha bisogno di una risposta adesso! Noi sospendiamo e la variante resterà ferma?», per concludere con un’ulteriore quesito «tiriamo tardi per dire per poi dire che è stato deciso tutto da qualcun’altro?».
Con una votazione in “ordine sparso” è stata approvata la sospensiva.
Il secondo argomento della serata è stata la presentazione della proposta di delibera di Paco per la futura gara di appalto per la raccolta dei rifiuti e la pulizia della città.
Bruno Magatti, in una sala svuotata, solo 12 consiglieri di maggioranza e anche la presenza del pubblico, una decina di persone all’inizio, era diminuita data l’ora, ha riassunto la storia della raccolta differenziata dei rifiuti in città.
Dal 1994 il Comune di Como utilizza i sacchi viola in cui vengono raccolti differenti materiali, che vengono poi aperti dagli operatori e “mondati”. La plastica viene raccolta mentre il resto diventa Combustibile da rifiuti (Cdr) «che viene bruciato anche in cementerie come può essere quella di Merone».
Dati alla mano il consigliere di pPaco ha poi spiegato come la promiscuità dei materiali non aiuta il loro recupero tanto che la carta all’interno di questi sacchi si sporca e non è più riutilizzabile e anche l’alluminio ha delle percentuali di recupero di molto inferiori a quelle di una raccolta separata.
Il sacco nero invece viene bruciato all’inceneritore della Guzza, «nell’unico forno attuale solo il 34 per cento dei rifiuti bruciati sono comaschi gli altri provengono da altre realtà» ha precisato Magatti, ad un costo di circa 105 euro la tonnellata. Quindi – ha proseguito – «è come se mettessimo affianco di ogni sacco nero un euro». A questi incassi vanno aggiunti per Acsm gli introiti derivanti dalla vendita di energia prodotta con la combustione dei rifiuti, che viene, «grazie ad una legge del primo governo Prodi (Cip6)», pagata più del valore sul mercato.
Il consigliere ha fatto alcune proposte per una raccolta più attenta e che coinvolga maggiormente i cittadini intervenendo sul passaggio da tassa a tariffa sui rifiuti.
Le proposte vanno dal tesserino magnetico che consenta di avere sconti sulle tariffe portando materiali già differenziati alla piattaforma ecologica e differenziando maggiormente la raccolta porta a porta. «Ascm ci paga 23,25 euro la tonnellata per la carta e 7 per il vetro» alcuni dei dati forniti.
Magatti ha sottolineato anche l’importanza di una maggiore pulizia delle strade e ha invitato tutti i consiglieri a «condividere e modificare la delibera» per aprire uno «spazio di discussione» che possa mutare l’impostazione attuale della pulizia della città. Giovedì 9 ottobre incomincerà la discussione. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Consiglio comunale di Como di giovedì 2 ottobre

Seduta schizofrenica giovedì 2 settembre a Palazzo Cernezzi. La mozione delle minoranze sul Sant’Anna viene votata per punti e approvata in parte anche dalla maggioranza. Poi il centrodestra decide di non confermare il proprio voto favorevole su ciò che già era stato approvato. Infine, mentre la minoranza ottenuti cinque minuti di sospensione per decidere il da farsi si riunisce, quasi tutti i consiglieri di centro destra vanno via e la seduta viene chiusa per la mancanza del numero legale.

Marcello Iantorno, Pd, ha annunciato, nel disinteresse di un’aula consiliare semivuota, nelle preliminari al Consiglio comunale di giovedì 2 ottobre che presenterà una mozione per fare una seduta consiliare dedicata a moralità e politica perché, dopo lo scandalo dell’assessore Gatto – peraltro mai citato per fair play dal consigliere democratico – «è un obbligo politico e morale parlare di queste questioni!».
Dopo la comunicazione, da parte del presidente del Consiglio Mario Pastore, che nelle prossime sedute sarà permessa la ripresa delle stesse, come richiesto dal gruppo di Paco, salvo i consiglieri che, compilando apposito modulo, si rifiuteranno di dare la propria immagine, il Consiglio ha iniziato i lavori con una polemica procedurale.
Per un il consigliere Dario Valli, Area 2010, su consiglio di Pastore aveva presentato durante l’ultima seduta sull’ospedale Sant’Anna un emendamento, non nella sua forma definitiva. Su suggerimento del presidente del Consiglio aveva provveduto a sistemare le carte per il giorno seguente consegnando però la sera stessa un foglio in cui annunciava che avrebbe presentato successivamente il testo. Un precedente a Palazzo Cernezzi, sicuramente non al livello dei famosi “emendamenti in bianco” in cui era incappata la Giunta Albertini a Milano, ma pasticciaccio che avrebbe potuto avere importanti conseguenze, rientrato però grazie al ritiro dell’emendamento incriminato da parte del proponente che ha dichiarato si sia trattato di «un’ingenuità di cui mi scuso».
Il dibattito è ripreso sulla delibera di indirizzo sull’area del Sant’Anna a Camerlata.
La maggioranza prima ha invitato a ritirare la delibera poi si è accordata con l’opposizione per una votazione per punti e l’eliminazione delle premesse.
Il documento è stato così diviso in undici punti di cui nove sono stati bocciati. Solamente due degli «obiettivi e strumenti da considerarsi prioritari nella valutazione delle proposte di riutilizzo dell’area Ospedale S. Anna» sono stati approvati.
Il primo riguardante l’area G.B. Grassi per «il mantenimento, il recupero e la pubblica fruizione dell’area a verde che si affaccia sulla piazza, quale parco pubblico di valenza circoscrizionale, dotazione inderogabile e qualificante a sostegno di un quartiere e di una collettività oggi prive di qualsiasi standard pubblico di qualità».
Il secondo sulla costruzione della «“Cittadella Sanitaria”, con particolare attenzione ai servizi di riabilitazione per anziani e disabili ed ai servizi del consultorio sociale».
Avendo perso dei “pezzi” la delibera era da considerarsi emendata questo vuol dire che andava rivotata in maniera definitiva solo con le parti approvate. C’è stata una nuova discussione e la maggioranza si è sfilacciata, prima con Luigi Bottone, Udc, che ha abbandonato l’aula perché «è inopportuno votare un argomento quando non si posseggono ancora dei documenti chiari», poi con Marco Butti, An, che, dichiarando il voto contrario, ha auspicato per il futuro «una profonda e accurata riflessione», con l’auspicio di «riportare in aula l’argomento, magari facendo incontri con Infrastrutture Lombarde, l’azienda ospedaliera o l’assessore regionale alla sanità, affinché vengano dati tutti gli elementi necessari per prendere una decisione ponderata». Per tutti ha chiuso il dialogo Pasquale Buono, Fi, che dopo avere rivendicato di avere «dato un messaggio» chiedendo il ritiro della proposta di delibera ha dichiarato anche lui il voto contrario promettendo che comunque «sentiremo ancora parlare del Sant’Anna». Per Valli si continua «a non prendere una decisione ed a rimandare alle esigenze del mercato», un bisogno di fare cassa inaccettabile anche per Donato Supino, Prc, che ha ricordato il referendum proposto da varie forze politiche e associazioni sulla destinazione dell’area di Camerlata. Un mercimonio che potrà non avere un esito brillante per Bruno Magatti, Paco, dato che «la crisi finanziaria porterà ad una crisi immobiliare» e che ha ricordato le difficoltà dell’utilizzo dell’area, una donazione e la strada demaniale per andare a S. Carpoforo.
Dopo la proposta di Vincenzo Sapere, Gruppo misto, di ritirare la delibera «per non farsi prendere in giro» vista la più che probabile bocciatura da parte della maggioranza, le minoranze hanno chiesto una sospensiva di cinque minuti. Rientrate in aula poco prima della mezzanotte la maggioranza credendo che non sarebbero rientrati aveva già abbandonato l’aula lasciandovi Guido Martinelli, Lega, che ha chiesto la conferma del numero legale. I presenti erano solo 15 di cui 13 dell’opposizione (Per Como, Pd, Prc, Paco, Sapere – Gruppo misto) e la seduta è stata sciolta. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il Consiglio comunale di Como del 29 settembre

Approvato il riequilibrio di bilancio che per le opposizioni dimostra come il bilancio fosse un «libro dei sogni». Ajani è il nuovo capogruppo della Lega. Cardina è ancora nel limbo.

Vittorio Mottola, Pd, nelle preliminari del Consiglio comunale di lunedì 29 settembre ha chiesto nuovamente una protezione per il cippo in memoria dei caduti ai giardinetti di Ponte Chiasso oltre la sistemazione della palestra della scuola primaria dello stesso quartiere per renderla fruibile ai bambini.
Dopo l’affaire Cattaneo-Mascetti Un avvicendamento nel gruppo della Lega. Giampiero Ajani prende il posto di Emanuele Lionetti alla guida del gruppo consiliare. «Non ritengo di avere nulla di cui rimproverarmi» ha spiegato l’ex capogruppo aggiungendo di avere eseguito le indicazioni del partito e della coalizione e che rimarrà nelle file del carroccio: «la voce che mi vede entrante nelle file di An è fortemente falsa».
Il Consiglio ha così iniziato a lavorare sul Bilancio di previsione 2008.
L’assessore Colombo, dopo avere presentato il nuovo ragioniere capo Raffaele Buononato, ha spiegato l’attuale situazione finanziaria del Comune esplicitando un «cauto ottimismo per il rispetto del patto di stabilità».
Chiarimenti sono stati chiesti dalle opposizioni sull’Ici. Quest’anno entro gennaio Palazzo Cernezzi certificherà la somma che avrebbe dovuto ricevere e entro aprile lo Stato verserà il saldo definitivo. Una sfasatura che ha fatto arricciare il naso alle minoranze per cui dei soldi che entreranno nel 2009 dovrebbero figurare nel bilancio dello stesso anno non del 2008.
Un altro dato interessante è che lo smaltimento dei materiali della bonifica dell’area ex Ticosa, una spesa di 400 mila euro, non è ancora stato pagato «Solo il Comune di Como trova ditte che non chiedono di essere pagate in tempi brevi come mai?» si è chiesto retoricamente il consigliere Luca Gaffuri, Pd.
«A tre quarti di questo esercizio – ha affermato il capogruppo del Pd – sono state fatte molte promesse che non saranno realizzate entro la fine dell’anno, per ora solo il 17,5 per cento dell’impegnato è stato realizzato». Il bilancio ha continuato Gaffuri è quindi un «libro dei sogni» da cui dovrebbe essere espunta la Ticosa, rimasta invenduta. Anche da le entrate da parte di oneri di urbanizzazione e monetizzazioni sono disuniti (rispettivamente del 25 per cento, per 1,5 milioni di euro, e del 70 per cento, per 1,4 milioni), un fatto che dimostra «l’incapacità di una seria previsione delle entrate».
Per l’assessore Colombo il 17 per cento d’impegnato è un indice di serietà perché il Comune interviene solo quando «le risorse sono effettivamente disponibili», mentre la Ticosa rientra nel bilancio 2008 dato che c’è la possibilità di un acconto, e la diminuzione delle entrate di urbanizzazione e monetizzazioni sono compensate da un aumento generale delle entrate.
Anche Ajani si associa alla definizione di libro dei sogni ma dichiara il voto favorevole, mente Pasquale Buono, Fi, prende l’impegno di studiare, con tutto il gruppo, in maniera più approfondita e «con grande anticipo» il prossimo bilancio. Donato Supino, Prc, ha denunciato come nel bilancio non compaia una spesa per l’aumento del tempo del biglietto del bus da 75 a 90 minuti.
La delibera è stata approvata con l’astensione di Area 2010 e il voto contrario delle altre minoranze.
In un clima di generale rilassamento e disinteresse hanno poi preso la parola i due rappresentanti della lista civica Per Como. Non avendo ricevuto risposte a delle interpellanze dopo più di 20 giorni.
Mario Molteni ha chiesto delucidazione sull’ingresso della collina di Cardina all’interno del Parco della Spina Verde, un atto approvato dal Comune con una delibera nel dicembre del 2003, dopo anche un parere in tal senso dell’assemblea della Circoscrizione 8 del marzo dello stesso anno. Il consigliere di Per Como ha chiesto se è stata definita l’area interessata, se sono state fatte tutte le procedure e se il rappresentante del Comune nell’ente si è attivato per promuovere l’ingresso della zona nell’area protetta. L’assessore Peverelli ha risposto che tutto è nelle mani dell’ente parco e che se non vogliono allargarsi a Cardina non ci può fare nulla.
Roberta Marzorati ha invece chiesto che cosa ne è stato della proposta di coprire le finestre pericolose della scuola materna di via Briantea, l’assessore Scopelliti l’ha ringraziata per la capacità di dare informazioni utili e avere rapporti con i genitori ma non ci sono i fondi. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

 

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