Consiglio comunale

Il Consiglio comunale di Como di lunedì 2 febbraio 2009

cernezzi1La maggioranza non riesce a garantire la presenza. Deserta la seduta del Consiglio comunale di lunedì 2 febbraio rinviata la discussione sugli emendamenti alla delibera sulle grandi mostre. La neve al centro delle preliminari. Franco Fragolino ha letto un appello, invitando gli altri consiglieri ad aderirivi, contro l’emendamento della Lega, che vuole eliminare il principio di non segnalazione alle autorità per gli immigrati irregolari che si rivolgono a una struttura sanitaria, ricordando che il sistema sanitario ha contribuito a ridurre le malattie fra gli immigrati mentre ha definito il nuovo provvedimento come «inutile e dannoso» data l’esclusione dal sistema sanitario di una parte della popolazione che o non si curerà o si rivolgerà ad una sanità parallela fuori dal controllo statale. «Stamattina i bus circolavano senza catene ed il pomeriggio, quando le neve è andata via, avevano le catene – ha detto Donato Supino, Prc, dopo i disservizi del trasporto pubblico dopo la nevicata – Una volta quando i trasporti erano pubblici c’era una squadra di meccanici che, con un camioncino andavano a mettere le catene ai mezzi in tutta la città, senza far fermare i bus». Il consigliere di Rifondazione ha quindi chiesto all’assessore Caradonna una verifica con l’azienda ai trasporti anche per quanto riguarda la sicurezza date le corse effettuate senza catene con rischi per i passeggeri. Della neve hanno parlato anche Vittorio Mottola, Pd, chiedendo la spalatura dei marciapiedi, e Luca Gaffuri, Pd, per cui le strade non sono state pulite in tempo dimostrando che «il Comune non ha un rapporto efficace con le imprese per la pulizia». «Non so dove vive lei, in un altro mondo» ha risposto a caldo l’assessore Caradonna per cui, quando ha avuto la parola, «i mezzi del Comune sono usciti con efficacia», chiedendo di fare un raffronto coni Comuni limitrofi. «Anch’io reputo inaccettabile quello che è successo – ha poi dichiarato per quanto riguarda Asf – una situazione non giustificabile» anche perché, ha aggiunto, tutti hanno dato per scontato che la situazione sarebbe stata affrontata in maniera perfetta come le volte precedenti. Gaffuri ha ricordato la scadenza dei bandi regionali per l’accessibilità e lo sviluppo dei trasporti e dell’interazione fra la mobilità urbana e interurbana, sottolineando gli interventi possibili, come posteggi di interscambio, per una soluzione non parziale di situazioni come quelle delle stazioni di Camerlata e di Albate – Camerlata. Mottola ha riproposto il caso di via Vela a Ponte Chiasso esibendo un cartellone con le foto del degrado, intitolato Via Vela Porta d’Europa, il degrado e i topi. «Temo non ci sia più vergogna» ha detto Mario Lucini, Pd, riferendosi alle notizie sulla stampa locale sul rimpasto in Giunta, allibito anche delle informazioni sull’area Sant’Anna, con interventi per quattro torri di 26 metri, di cui i consiglieri non sono stati informati in quello che ha definito «l’assordante silenzio del Comune di Como». Finite le preliminari alle 20.58 è iniziato l’appello, tre minuti più tardi la seduta è stata dichiarata deserta. Uscite le opposizioni, in aula erano presenti i liberal di Forza Italia, che si erano ritrovati in riunione già prima del Consiglio, il sindaco, l’Udc, la maggior parte del gruppo di An e Ghirri del Gruppo misto, per un totale di 18 consiglieri insufficienti per il numero legale. Della maggioranza, su otto assenti, mancava l’intero gruppo della Lega. Ad onor del vero alcuni consiglieri sono sopraggiunti alla spicciolata quando ormai la seduta era stata dichiarata sciolta. Nonostante il rinvio dell’ennesimo Consiglio sulle grandi mostre, una delibera che era stata definita con carattere di urgenza, che tiene banco ormai da due settimane e che ritornerà lunedì 9 febbraio, il clima era piuttosto disteso fra i banchi della maggioranza. I liberal e le minoranze hanno approfittato della serata per riunirsi e discutere il da farsi anche in previsione dei cambiamenti in Giunta. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il Consiglio comunale di como di mercoledì 21 gennaio 2009

 

cernezziDenunciata dalle minoranze la beffa della Social card e lo scandalo di tre assessori inquisiti. Solidarietà. Poi il Consiglio si occupa ancora delle Grandi mostre con i consueti esercizi di fronda del centro destra. Il Consiglio comunale di mercoledì 21                                  gennaio si chiude ancora senza una decisione.

«Dov’è la Provincia di Como? Dov’è il Comune? Quando ci sarà un accordo per Expo 2015?» ha chiesto, nelle preliminari del Consiglio comunale di mercoledì 21 gennaio, Luca Gaffuri, Pd, in seguito all’accordo fra il sindaco di Milano ed il Comune di Campione d’Italia per l’evento che coinvolgerà il capoluogo lombardo, e non solo, fra sei anni.

Pasquale Buono ha invece chiesto chiarimenti sull’utilizzo dei posteggi riservati, per le attività istituzionali, ai consiglieri comunali chiedendo maggiori controlli.

Ha parlato di «beffa», a proposito della Social Card, Franco Fragolino del Pd sottolineando la differenza fra il numero di tessere consegnate fra il Meridione e l’Italia settentrionale e ricordando che su 3 mila persone sotto la soglia di povertà nella provincia comasca solo 1.063 al 15 di gennaio hanno ricevuto la Social Card. Dati che gli hanno fatto affermare che un sistema centralizzato come quello attuato non possa capire le esigenze del territorio e che sarebbe stato meglio affidarsi a chi opera in ambito locale.

Vittorio Mottola, Pd, ha denunciato la situazione dei ragazzi del centro socio educativo delle serre di Mogano: «Gli abbiamo tolto l’acqua, poi le borse lavoro ed ora chiediamo l’Isee per l’eventuale eliminazione della mensa».

«Abbiamo tre assessori sottoposti ad indagine per fatti connessi alle funzioni pubbliche esercitate e anche tre dipendenti comunali, tra cui un capo di gabinetto – ha esclamato Marcello Iantorno del Pd – per questo chiediamo di trattare la nostra proposta sulla moralità». Una delibera già presentata e per accantonata che dovrebbe essere discussa giovedì 29 gennaio. Il consigliere democratico ha poi chiesto l’autosospensione entro sette giorni per il vicesindaco, nell’occhio del ciclone per il caso dei rimborsi chilometrici quando era in Provincia, se no le minoranze presenteranno una mozione di sfiducia. Pronta la reazione di Roberto Rallo, Fi, che ha espresso la propria solidarietà a Cattaneo riconoscendogli il merito di avere posto la questione delle sue dimissioni.

Aperti i lavori il dibattito consiliare e ritornato sui chiarimenti alla delibera proposta da una parte di Forza Italia e dall’Udc sulle grandi mostre.

Una serie di precisazioni tecniche sulle modalità di presentazione della delibera sono venute dai banchi della maggioranza con Veronica Airoldi, Fi, mentre da più voci sono state chieste precisazioni economiche e soprattutto è stato posto il problema degli sponsor.

Per l’assessore Gaddi quelli storici hanno dato la propria disponibilità a contribuire alla mostra del 2009, ma non ci sono impegni scritti, «che di norma si fanno dopo la firma dei contratti con i prestatori» ha precisato.

Frecciate sono arrivate da Marco Butti, An, che ha chiesto un cambiamento di metodo nella gestione, con l’ipotesi di nascita di una fondazione, e ha citato agenzie di raccolta di sponsorizzazioni. Caustico anche Giampietro Ajani, Lega, che ha attaccato pesantemente l’assessore alla cultura.

Luigi Bottone, Udc, uno dei firmatari della delibera ha difeso a spada tratta le grandi mostre tanto da affermare che «non fare le mostre equivale ad impedire la cultura», attaccando chi nella maggioranza a suo dire vuole scaricare ogni responsabilità su Gaddi e per questioni come la vendita della Ticosa, sempre posticipata, non si straccia le vesti.

Accordo per sostenere le mostre bipartisan: «per il sesto anno di seguito mi accingo a d appoggiare l’avventura delle mostre» ha dichiarato Bruno Saladino, Pd, al di là di chi afferma che così possa fare da stampella alla maggioranza ha precisato.

Donato Supino, Prc, ha spostato l’attenzione sulle priorità da dare alla politica cittadina ricordando le priorità sociali, «il Comune ha tagliato 116 mila euro alla Ca’ d’industria!».

Una priorità condivisa da Roberto Tenace , An, che ha chiesto un maggiore coinvolgimento delle categorie interessate alle mostre.

Mario Lucini, Pd, ha ricordato quindi l’approvazione delle precedenti mostre facendo dei parallelismi con quella di Picasso, ed il buco che il Comune aveva dovuto coprire dopo il ritiro del Ministero dei beni culturali, citando un ordine del giorno, allora approvato all’unanimità, che imponeva di mettere nei contratti con Csu di specificare il budget comunale e che in caso di sforamento avrebbe provveduto l’azienda di via Giulini, una formula che non è stata ripresa negli ultimi contratti.

Bruno Magatti, Paco, si è chiesto «ma se è vero che ci sono stati 1,9 milioni di indotti, dove sono i beneficiari  che dovrebbero essere qui alla porta a dirci di andare avanti?». Il capogruppo di Paco ha poi invitato Gaddi a diventare un direttore artistico di mostre, un lavoro in cui non avrà sicuramente tutti i grattacapi che lo coinvolgono in quanto assessore ed ha svolto un discorso più in generale sul finanziamento alla cultura.

Per ultimo Gaffuri ha affermato l’importanza della scadenza annuale delle mostre anche in prospettiva per arrivare all’Expo anche per caratterizzare Como in campo culturale perché la città non diventi una periferia di Milano.

La seduta si è conclusa data l’ora tarda e la discussione verrà aggiornata a lunedì prossimo in cui saranno in discussione anche tre emendamenti proposti da una parte della maggioranza, per ridurre le spese a 280 mila euro, prendere l’impegno di realizzare il programma elettorale (tra i firmatari anche il sindaco) e non il Piano culturale proposto dall’assessore alla Cultura, e l’assunzione dei rischi di economici da parte della società affidataria. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il Consiglio comunale di Como del 20 gennaio 2009

cernezzi2Palazzo Cernezzi ingessato non conclude quasi nulla nella seduta di lunedì 19 gennaio dedicata al Sant’Anna.


Il discorso in ricordo di don Renzo Beretta fatto dal sindaco Bruni, dopo la messa in ricordo tenutasi a Ponte Chiasso, viene citato nelle preliminari del Consiglio comunale di lunedì 19 gennaio sia da Luigi Bottone, Udc, che da Mario Molteni, Per Como. Entrambi i consiglieri hanno chiesto al primo cittadino comasco un atto di coerenza. «Se l’esempio da seguire è quello di don Renzo – ha dichiarato Molteni – credo che l’azione conseguente sia l’apertura del dormitorio per i senza tetto tutto l’anno», contrariamente alle prese di posizione sulla stampa locale di Bruni a riguardo del referendum proposto in proposito.

Sui senza fissa dimora e la situazione del centro di Prestino, che non era stato pensato per loro bensì per altre categorie disagiate è poi intervenuto Bruno Magatti di Paco.

Emanuele Lionetti, Lega, ha messo in evidenza la situazione della polizia locale «Basta elogi non accompagnati da riconoscimenti economici!» ha tuonato spiegando che, date le maggiori retribuzioni i vigili com’aschi dopo essersi formati nel capoluogo lo abbandonano per i Comuni limitrofi. Il suo collega di partito Giampiero Ajani ha invece ricordato la figura di Gianfranco Miglio e chiesto di sbloccare l’iter per intitolargli una via o una piazza.

Prima di iniziare i lavori, su proposta di Marcello Intorno del Pd, è stato tenuto un minuto di raccoglimento per tutte le vittime civili, palestinesi e israeliane, nell’area definita come Terrasanta.

Le prime due delibere all’ordine del giorno sono quindi state ritirate dai proponenti perché la Giunta si è attivata per accoglierle. La prima di Carlo Ghirri, Gruppo misto di maggioranza, chiedeva il rifacimento del divisorio in metallo in via D’Annunzio vicino a piazzale Giotto. La seconda di Donato Supino, Prc, per il ripristino della linea 3 del servizio di trasporto pubblico urbano a cui ha in parte risolto il prolungamento della linea 6.

L’assessore D’alessandro ha poi sospeso due delibere, che verranno affrontate dopo «un’ulteriore analisi e valutazione», in seguito ad una lettera di un dirigente comunale che richiamava il parere della vecchia Commissione paesistica. Un parere che era già stato espresso un mese e mezzo fa e che era già stato affrontato dalla Giunta e dalla Commissione urbanistica. L’ulteriore proposta di slittamento ha fatto esclamare Mario Lucini, presidente di quest’ultima commissione: «Stiamo superando i limiti del grottesco, della farsa, dell’avanspettacolo». Per il consigliere del Pd tutte le carte erano già disponibili e la maggioranza non può dopo che gli organi competenti hanno già espresso il proprio parere cambiare all’ultimo parere: «se la maggioranza non c’è tolga il disturbo!» ha concluso.

Il Consiglio è così ritornato a discutere della delibera di indirizzo, proposta dalle minoranze, per mantenere una cittadella sanitaria nella zona dell’attuale Ospedale Sant’Anna e il collegamento del G.B. Grassi a piazza Camerlata. Luca Gaffuri, Pd, ha ripercorso la storia della delibera e dei tentativi di Infrastrutture lombarde di definire i piani di sviluppo della città. La proposta è stata accolta da tutto il Consiglio tranne la Lega e il sindaco, ma in ogni modo non contiene le percentuali di indirizzo per la destinazione dell’area e quindi rimane valido il referendum popolare a cui verranno chiamati a rispondere i cittadini comaschi.

A Palazzo Cernezzi si è poi deciso di invertire i lavori e di posticipare la discussione sul regolamento degli impianti di videosorveglianza e affrontare la delibera sulle grandi mostre proposta da una parte dei consiglieri di maggioranza, sette di Forza Italia e il capogruppo dell’Udc. Pasquale Buono, Fi, ha presentato il documento che chiede di «condividere le linee di indirizzo del progetto delle Grandi mostre contenute nel Piano strategico di Como città della Cultura», allegato al documento, spese «nella misura massima di euro 400 mila annue» e «l’affidamento della gestione organizzativa dell’evento alla società Como servizi urbani».

È iniziata così la fase dei chiarimenti e i consiglieri hanno iniziato a fare le domande le più disparate concentrandosi particolarmente sugli aspetti economico – finanziari per una mostra per il 2009 per cui si prevede una spesa di 1,4 milioni di euro. Trasversale la critica alla gestione del rapporto economico con Csu ed il ripianamento dei buchi nel suo bilancio con interventi di Palazzo Cernezzi.

E proprio le fotocopie dei fogli excel con la parte economica, poste negli allegati della delibera, sono saltate nella distribuzione dei documenti rendendo impossibile la discussione e facendo quindi aggiornare la seduta a mercoledì prossimo. Qualcuno sottovoce si è chiesto «se questo è l’esempio di come si gestirà la mostra… Andiamo bene!». [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il Consiglio comunale di Como di giovedì 11 dicembre

cernezzi2Il Consiglio comunale di giovedì 11 dicembre approva il leggero ampliamento di Villa Flori e la riduzione delle fasce di rispetto cimiteriale per i cimiteri frazionali, liberando per le opposizioni nuove aree per la speculazione edilizia.

Ancora Cardina nelle preliminari del Consiglio comunale di giovedì 11 dicembre. Sia Mario Lucini, Pd, che Marco Butti, An, hanno citato l’ormai famoso cantiere che ha portato in Procura i residenti. Lucini ha presentato una risposta data dal Comune alle famiglie residenti prima ancora dell’inizio dei lavori in cui gli uffici rassicuravano sulla liceità dell’intervento, il problema però per il consigliere democratico è che la sola conformità urbanistica non è sufficiente in aree non dotate di adeguata urbanizzazione, così come nel caso di Cardina dove la strada è troppo stretta e non riesce a sopportare i camion troppo pesanti. Una situazione insostenibile tanto che i residenti «hanno ricevuto minacce dal responsabile del cantiere» ha spiegato Butti che ha chiesto poi l’inserimento della collina nel Parco della Spina Verde.

Villa Flori
Il Consiglio è così iniziato con la discussione della delibera numero 70 sull’ampliamento di Villa Flori in via per Cernobbio e Alesando Rapinese, Area 2010, rientrato da un periodo di ferie e aggiornatosi sulle ultime inchieste giornalistiche, ha esordito chiedendo «il sindaco, la moglie del sindaco, la sorella del sindaco, la cugina del sindaco, il pronipote, la zia hanno una qualche quota nell’azienda che farà i lavori?». «Faccia una richiesta scritta» ha affermato Bruni uscendo visibilmente stizzito dall’aula. «Mi sembra una domanda legittima – ha risposto il consigliere di Area 2010 – visto che il sindaco a volte si dimentica cose che possono essere imbarazzanti».
Prima di essere approvata con i voti della maggioranza e di Area 2010, la delibera ha scatenato un dibattito sulla cementificazione del lago «è un intervento di riqualificazione ma è comunque del cemento in più – ha affermato Vittorio Mottola del Pd, l’unico che ha votato contro – blocchiamoci, rischiamo di penalizzare la bellezza del nostro territorio». Al contrario per Bruno Magatti, Paco, «procedere senza il consumo di territorio è un elemento positivo».

Riduzione delle aree di rispetto cimiteriale
Il dibattito si è quindi spostato sulla riduzione delle fasce di rispetto cimiteriale, nei cimiteri frazionali, da 100 a 50 metri e su un emendamento proposto dalle opposizioni e spiegato da Lucini.
«La legge consente questa riduzione – ha precisato Lucini, in un’aula semivuota ai banchi della maggioranza – non obbliga» in sostanza la proposta delle opposizioni era quella di consentire una riduzione laddove si riteneva necessaria per eventuali ampliamenti dei cimiteri. «È una legge che nasce a causa dell’espansione delle città e per potere allargare i cimiteri – ha infatti ribadito Magatti – se questo concetto venisse capovolto sarebbe un errore di prospettive insensato e imprudente».
Dopo una breve sospensione per una consultazione e le parole dell’assessore D’Alessandro, per cui l’ipotesi era fattibile ma politicamente non condivisibile dato che «non c’è più la necessità di avere così ampie fasce» poiché «siamo a livelli di sicurezza sanitaria che fanno sì che non siano più necessarie», la maggioranza ha bocciato, con 16 voti contrari contro 15 favorevoli ed un astenuto, l’emendamento.
Questa votazione ha contrariato le opposizioni i cui rappresentanti hanno dichiarato se fosse passato l’emendamento avrebbero votato a favore della deliberazione, ma che in queste condizioni venivano a mancare le condizioni.
Per Roberto Rallo, Fi, ci sono «garanzie certe che non ci sarà un uso “inverso” del provvedimento e verrà garantito la possibilità di sviluppo di cimiteri come quello di Monte Olimpino». «Ma non ci sarà più la possibilità di garantire gli sviluppi dei cimiteri! – ha urlato Lucini – i 50 metri di area liberata non saranno più utilizzabili per le espansioni» ed ha aggiunto «non potete bocciare un emendamento per il suo esatto contrario!».
Questo ha nuovamente fatto richiedere alla maggioranza la possibilità di una consultazione. Al rientro Stefano Molinari, An, ha dichiarato che sì «i 50 metri in meno potrebbero essere edificabili, ma abbiamo la certezza che non lo saranno quando andremo a votare il Pgt».
«Un atto di fede nei confronti della Giunta – gli ha risposto Magatti – gli avete dato carta bianca, come all’assessore che avete sfiduciato».
D’Alessandro sentitosi chiamare in causa ha voluto precisare che, a norma di regolamento, non è stato sfiduciato «ma politicamente sì» ha ribadito il consigliere di Paco.
Messa ai voti al delibera è stata approvata dalla maggioranza con 18 voti a favore, 14 contrari un astenuto delle minoranze.

Il regolamento contabilità
L’assessore Colombo ha presentato poi il nuovo regolamento contabilità a cui sono state poste le prime domande di chiarimento da parte dei consiglieri fino a quando, data l’ora, la seduta è stata sospesa. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il Consiglio comunale di Como di giovedì 4 dicembre 2008

Approvato l’assestamento di Bilancio

Preliminari
Nelle preliminari Roberta Marzorati, Per Como, ha chiesto di sistemare al più presto il riscaldamento non funzionante della palestra di Muggiò, Giampiero Ajani, Lega Nord, ha lodato il proprio ministro dell’interno dopo le recenti operazioni antiterrorismo. Un fatto che per il consigliere leghista deve ricordare “la pericolosità di ospitare certi soggetti pericolosi” per “evitare di allevare serpi in seno”, un motivo questo che lo ha portato a polemizzare contro l’introduzione di menu etnici nelle scuole.
Silvia Magni, Pd, ha chiesto chiarimenti sulla tempistica dei lavori per l’acquedotto industriale alla fine di via Sant’Antonino ad Albate, Vittorio Mottola, dello stesso partito, ha domandato delucidazioni sulle funzioni delle Guardie ecologiche volontarie, mentre Mario Molteni, Per Como, ha riferito della vicenda di strane telefonate indagatorie di soggetti non ben specificati ad anziani di Sagnino.
Mario Lucini, Pd, ha fatto richiesta formale di avere un chiarimento sulle discrepanze fra le dichiarazioni del sindaco in aula e quanto riportato su un comunicato del Comune, data la presenza di discrepanze, rilevate poi anche sulla stampa locale. La risposta è arrivata oggi con una nota di scuse in cui si parla di errore di trascrizione “senza alcun tentativo di modificare il contenuto”.
“C’è un clima di tensione e di malessere e le parole dette dal sindaco – è intervenuto poi anche Dario Valli di Area 2010 – non fanno che aumentarlo, quando dice che altri nascondono, mettono le fiduciarie e hanno dei prestanome”. “Era stata fatta una domanda di chiarezza – ha proseguito Valli – e noi e i cittadini abbiamo il dovere di sapere chi sono questi altri”.
Bruni ha ritenuto quindi di prendere la parola ma non per rispondere alle interrogazioni dei consiglieri bensì per ritornare sul tema delle grandi mostre. “L’altra sera si è evidenziata una spaccatura netta e responsabilmente la Giunta ha deciso uno stop. Non possiamo prenderci nessun impegno economico – ha precisato il primo cittadino auspicando che – il Consiglio comunale produca un documento di indirizzo subito per dare un orientamento senza attendere il Bilancio di previsione”, salvo restando la compatibilità economico – finanziaria delle scelte da prendere.

Numero legale e regolamenti
Ancora una volta il Consiglio è iniziato a ranghi ridotti e ne è nata una polemica. Lucini ha chiesto il perché era stata ritenuta in seconda convocazione la seduta. Se fosse stata in prima le minoranze sarebbero potute uscire e far cessare, per poco, il numero legale, al contrario in seconda il numero di consiglieri sufficienti per garantirlo è inferiore ed era garantito. Per il consigliere del Partito democratico dato che era in seconda convocazione la seduta precedente questa sarebbe dovuta essere considerata come normale, anche perché era già stata convocata. La risposta tecnica dell’avvocato Fabiano è stata “è un aggiornamento di una seduta che non è finita” citando l’articolo 45 del regolamento comunale. Anche Bruno saldino, Pd, è intervenuto chiedendo lumi sugli argomenti all’ordine del giorno “allora dobbiamo trattare solo l’ordine del giorno della seduta precedente e non possiamo affrontare gli altri”. Salomonica la risposta del presidente Pastore “consideriamo il Bilancio come in prima convocazione e gli altri in seconda”.
Sembrava tutto risolto ma durante i lavori ha poi ripreso la parola Lucini leggendo l’articolo citato dal segretario generale “è adunanza di seconda convocazione solo la prima seduta che fa seguito, in giorno diverso, per ogni argomento iscritto all’ordine del giorno, ad altra riunione andata deserta per mancanza del numero legale” ed è così calato il silenzio in aula. “La sua spiegazione non mi sembra corretta – ha aggiunto il consigliere – e vorrei capire dove siamo”. “Se andiamo a sentire la registrazione di quello che ho detto ho parlato di aggiornamento” ha replicato Fabiano che messo alle strette da Lucini ha aggiunto “era scritto nella convocazione del presidente”. È così intervenuto Bruno Magati, Paco, che ha parlato di fatto senza precedenti e affermato che la Commissione che si occupa della revisione del regolamento dovrà sistemare questi aspetti. I lavori consiliari sono in ogni modo proseguiti.

L’assestamento di Bilancio
Aperta la discussione sul bilancio da dove si era interrotta è stato bocciato l’unico emendamento proposto dalle opposizioni sul ripristino della Linea Cadorna, per l’assessore Colombo una iniziativa valida ma che non può essere finanziata in questo momento per mancanza di soldi.
Bocciati anche i due ordini del giorno delle minoranze. Il primo che chiedeva un pachetto di misure in difesa delle famiglie in difficoltà, con interventi per luce, acqua, gas, affitti, ecc., ha fatto dire al sindaco di “stare attenti a non fare pura demagogia con documenti di questo tipo”. Il secondo che proponeva la creazione di una fondazione per le mostre e Villa Olmo ha invece scaldato l’aula. Molti i pareri favorevoli e lodi dall’opposizione sono giunte all’assessore Gaddi per il lavoro svolto in questi anni. La consigliera Marzorati ha proposto anche la nascita di una esposizione permanente con l’astrattismo ed i razionalisti comaschi. Recisa la risposta del sindaco che ha affermato che la Fondazione si farà ma così come era intesa nel programma elettorale della maggioranza e ha dato indicazione di voto contrario. Uno scambio di ruoli con minoranze che lodano l’operato dell’assessore alla cultura e parte della maggioranza che ne critica l’operato dal punto di vista degli aspetti economici, anche se con minor veemenza della volta precedente che, associato a quanto accaduto nella notte di lunedì scorso ha fatto pronunciare a Lucini un intervento – sfogo su tuta la vicenda.
Al voto finale prevedibili le dichiarazioni con Luca Gaffuri, Pd, contrario dopo quello che ha definito lo stralcio quasi completo della manutenzione ordinaria, concorde Donato Supino, Prc, che ha attaccato l’assessore D’Alessandro. Magatti ha ricordato i mancati introiti della Ticosa e i fondi, 5 mila euro, destinati allo spostamento della madonnina dal seminario a una chiesa a Cipiglio, “una operazione del tutto clericale, che non si spiega se non come scaramantica fra altre operazioni imbarazzanti”. Contrario anche Valli, mentre a favore si sono espressi Pasquale Buono, Fi, Marco Butti, An. Ajani, dopo aver ribadito con forza “noi non vogliamo continuare ad avere buchi da ripianare”, riferendosi alle mostre, ha lasciato liberi i rappresentanti del suo gruppo di scegliere come votare. Infatti Emanuele Lionetti, unico della maggioranza, ha espresso un parere negativo sulla delibera affiancandosi alle minoranze. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il Consiglio comunale di Como di lunedì 1 dicembre

cernezzi1Alle 3 del mattino di lunedì 1 dicembre salta la seduta sull’assestamento di bilancio per l’impossibilità della note di seguire le bizzarrie della procedura e della situazione politica. Le minoranze parlano a favore dell’assessore Gaddi e garantiscono il prosieguo della seduta mentre An, Lega e Popolari liberali guidano l’ostruzionismo contro il ripiano del debito della mostra di Villa Olmo e abbandonano per un po’ l’aula.

Le preliminari
Nel disinteresse più totale Luigi Bottone, Udc, ha espresso paura per un’eventuale esondazione del lago nelle preliminari del Consiglio comunale di lunedì 1 dicembre. Roberta Marzorati, Per Como, ha ricordato la vicenda di un bambino che si è fatto male in un asilo comunale alla cui famiglia è stato fatta pervenire una bolletta per le spese per il mese in cui, a causa dell’incidente il bambino è dovuto rimanere a casa. «Oltre al danno la beffa, ci tocca pure pagare, proprio mentre noi abbiamo deciso di non fare causa al Comune», così la lettera letta della madre del piccolo letta in aula dalla consigliera.
Donato Supino, Prc, ha chiesto al sindaco maggiore attenzione alle vicende di Asf, dato anche lo sciopero dei dipendenti di quattro ore, accusando l’azienda di «portare allo sfascio cercano di vendere il noleggio turistico».
La serata si è poi accalorata con l’intervento di Marcello Iantorno, Pd, sulla carica sindacale del sindaco in A2A Calore e Servizi. «Lei ha presentato la proposta di delibera, non l’assessore competente, ed ha risposto alle questioni poste dal Consiglio – ha precisato il consigliere del Pd – Lei avrebbe dovuto sentire l’obbligo morale, etico, politico e giuridico di informare l’assemblea della sua partecipazione».
Pronta la difesa del sindaco contro quello che ha definito un «attacco strettamente personale, le cui ragioni non capisco». Bruni ha quindi rivendicato la correttezza della sua posizione affermando di non essere sindaco di nessuna società che ha sede in città. Il sindaco ha poi dichiarato ironicamente che la stampa non ha lavorato se non in maniera superficialmente essendo lui sindaco anche di Fertilvita, un’altra controllata di A2A, un fatto che non era stato riportato. «Non ho percepito ancora, ad oggi, nessun tipo di compenso – ha affermato con forza Bruni riferendosi ai due incarichi – e dal ’94, quando ero assessore, ad ora ho sempre presentato in Comune la dichiarazione dei redditi e l’elenco delle partecipazioni personali». Un attacco anche ad Antonio Spallino, intervenuto sulla questione sulla stampa locale, citando la sua amministrazione, ed ha concluso con «non ho nulla da nascondere. Non mi è venuto in mente di dire la mia partecipazione in aula data l’assoluta esiguità e terzietà del rapporto».

La discussione sul Bilancio
Aperta la discussione Bruno Magati, Paco, ha puntato il dito contro l’errore di valutazione in sede di Bilancio previsionale: «Non solo non si possono realizzare tutta una serie di interventi ,ma in più vengono assunte dalla Giunta le scelte sulla priorità delle risorse sottraendole alle prerogative del Consiglio». Una questione alla quale ha risposto dalla maggioranza Roberto Rallo, Fi, che ha fatto paragoni storici dalla democrazia ateniese ai Comuni medievali, parlando di «responsabilità della classe dirigente per le involuzioni che possono accadere nel corso della storia, che non è retta e lineare, ma può incorrere in involuzioni».
Per Luca Gaffuri, Pd, siamo al «secondo anno consecutivo in cui si ha un’espropriazione del potere del Consiglio». «Mi ripeterò ma questo è un bilancio ingessato – ha proseguito il capogruppo del Pd – gli investimenti significativi su opere pubbliche sono tutti legati all’introito, segnato da più anni, dei 14,5 milioni di euro della Ticosa», venendo a mancare si è avuta una limatura generale delle spese con riduzioni degli interventi dalla manutenzione delle scuole a quella per le strutture di sportive di Casate quando «già la manutenzione ordinaria – ha concluso Gaffuri – si era trasformata in straordinaria per la trascuratezza degli impianti».
Anche Supino ha fatto l’elenco dei tagli, dai trasporti ai marciapiedi, mancanze imputate, oltre che alla Ticosa, alle minori monetizzazioni per 550 mila euro, minori introiti per concessioni edilizie per 1 milione e ai 600 mila euro in meno per le multe.

Il buco della mostra a Villa Olmo
Contro i malumori che serpeggiavano fra le file della maggioranza, dovendo ripianare il buco di 480 mila euro per l’ultima grande mostra comasca, Rallo ha difeso l’operato dell’assessore Gaddi, così come la minoranza, per Iantorno «non si tratta di una questione personale ma semmai una responsabilità collegiale». Magatti ha proposto di chiedere lettere di impegno e gestire direttamente come Comune, non come Csu, le sponsorizzazioni per avere un maggiore controllo sui bilanci delle mostre.

Il gioco delle parti
Donato Supino ha quindi chiesto, data l’ora tarda, la votazione per la prosecuzione della seduta ad oltranza, trovando il favore di parte della maggioranza.
An, Lega e Popolari liberali hanno iniziato l’ostruzionismo per evitare di approvare l’assestamento.
«Non siamo contrari alle mostre – ha dichiarato Gervasoni – ma lo siamo al deficit che regolarmente ci viene presentato» e per ovviare al problema ha proposto la nascita di una Fondazione per la gestione delle mostre. «È mancata a tratti la collegialità delle decisioni» ha aggiunto Marco Butti, An, che ha esaminato i flussi turistici prodotti dalla mostre e la bassa capacità di sinergie con le altre offerte culturali della città.
Anche il capogruppo di Forza Italia, Pasquale Buono, si è tolto un sassolino dalla scarpa chiedendo che i bilanci vengano visti prima per potere meglio valutarne i vari aspetti.
Contestato all’assessore anche il fatto che già nel marzo di quest’anno si sapeva ci sarebbe stato un buco, all’epoca di 280 mila euro, ma non è stato riportato in sede di previsione di Bilancio ad aprile, dove per la mostra erano stati previsti 100 mila euro.

La difesa di Gaddi
Gaddi si è difeso affermando che la “famosa” riunione di marzo non era segreta e ha confermato lo “sbilancio” poi aumentato. L’assessore ha citato come dati accertabili la visibilità data dalle mostre alla città, portando in aula una pigna di articoli, messa di proposito in bella vista sul banco della Giunta, il fatto che la mostra di Magritte sia ora riproposta a Milano e il costo complessivo della mostra di 1,8 milioni, in cui il contributo iniziale versato da Palazzo Cernezzi avrebbe dovuto essere di 100 mila euro, ovvero il 5 per cento, ed è salito a 480 mila euro pari al 26 per cento, quando la mostra su Mirò è costata 350 mila euro, il 15-16 per cento.
«Le attività culturali non sono poi – ha continuato Gaddi – strettamente monetizzabili, e non hanno necessariamente un riscontro economico. Como è stata accolta nel Cidac (l’Associazione delle Città d’Arte e Cultura) dove sono presenti solo le città con un certo standard culturale». «Le mostre sono nate dopo anni di fatica e sudore, grazie a una certa alchimia che si può distruggere in un minuto, e questa è responsabilità del Consiglio comunale» è stata la conclusione dell’assessore alla cultura.

Emendamenti
Sull’assestamento di Bilancio sono stati presentati tre emendamenti e due ordini del giorno e la discussione si è portata sui primi.
I “dissidenti” della maggioranza hanno continuato a fare ostruzionismo e sull’emendamento numero uno, presentato dalla Giunta per fare delle lievi correzioni, Pierangelo Gervasoni, Gruppo misto – Popolari liberali, ha chiesto di potere sub-emendare lo scritto, facendo riconvocare i revisori, che devono dare il parere di ammissibilità, che data l’ora tarda erano stati lasciati andare a casa. Questo ha scaldato l’aula con Rallo che ha inveito contro la sua stessa maggioranza «Ma noi abbiamo bisogno del consigliere Gervasoni? Chiedo una verifica con i capigruppo della maggioranza».

Forza Italia e le minoranze insieme
Su queste parole i consiglieri della Lega, di An e dei Popolari liberali, hanno abbandonato l’aula, con Gervasoni che, prima di uscire, ha dichiarato: «Noi abbiamo la forza della libertà di parola, che forse Rallo non ha più, e siamo coerenti col programma del sindaco». Supino ha quindi chiesto la verifica del numero legale che è stato garantito dalle minoranze e dalla sola Forza Italia.
L’aula ha poi bocciato il subemendamento e approvato l’emendamento della Giunta.

L’emendamento contro Gaddi
Rientrati in aula i “dissidenti” la discussione ha toccato il loro emendamento proposto per stornare i soldi per coprire il buco della mostra a favore della sistemazione idrica di Camnago Volta. Un’operazione definita, con forza, strumentale per Vittorio Mottolo del Pd che è stata bocciata dal Consiglio con i soli voti favorevoli della Lega, di Gervasoni e Supino e la contrarietà de resto del consesso.

La Linea Cadorna
L’ultima questione trattata è stata quella della sistemazione della Linea Cadorna. Gaffuri ha ricordato l’approvazione di un ordine del giorno in proposito durante il Bilancio per cui però l’assessore Colombo ha detto che per quest’anno non ci sono fondi: «Effettivamente non so dove andare a trovarli». Il capogruppo del Pd ha così presentato un emendamento. «Ho intenzione di fare un sub-emendamento – ha dichiarato Gervasoni – non mi va bene che si vada ad intaccare l fondo di riserva per finanziare quest’opera». Dato che i revisori erano nuovamente stati lasciati liberi di andare  a casa e non più rintracciabili alle tre e dieci del mattino la seduta è stata aggiornata a giovedì prossimo. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il Consiglio comunale di Como di domenica 30 novembre 2008

cernezziÈ in cominciata la discussione sull’assestamento di Bilancio nel Consiglio comunale straordinario di domenica 30 novembre. Il sindaco al centro delle preliminari per i sui rapporti con A2A rispetto alla nuova società che nascerà dalla fusione di Acsm e Agam.

Attacco al sindaco nelle preliminari del Consiglio comunale straordinario di domenica 30 novembre Luigi Bottone, Udc, ha esplicitato gli interrogativi di parte della maggioranza: «Sono meravigliato dell’atteggiamento del sindaco, che non ha mai riferito della sua carica in una partecipata di A2A». Il consigliere centrista ha poi continuato: «sarebbe sto meglio che durante la votazione della fusione Acsm – Agam il sindaco uscisse».
Anche per Marcello Iantorno, Pd, «si tratta di fatti di estrema gravità», tanto che, anche a proposito della mancata nomina dei rappresentanti del Cda di Acsm, senza le direttive d’indirizzo del Consiglio, ha preso contatti con la Consob.
Iniziata la seduta, unico gruppo assente Area 2010, l’assesore al Bilancio Colombo ha illustrato la manovra.
Aumentano le spese e gli investimenti sul territorio, e i fondi di riserva, ma per quasi 97 milioni di entrate ce ne sono 100 di uscite. I prestiti si aggirano sui 7 milioni, anche perché dal bilancio 2008 sono alla fine state scorporate le entrate della vendita dell’area ex Ticosa. Con «cauto ottimismo, è previsto il rispetto del patto di stabilità» ha affermato l’assessore. I buchi fondamentalmente sono dati da 600 mila euro di multe in meno e dalla Ticosa. Colombo ha rivendicato il rispetto di una serie di priorità, dettate dal Consiglio, sugli interventi fatti con le disponibilità finanziarie, dal wireless in biblioteca all’acquisizione dell’intero Politeama. Positiva per l’assessore anche la lotta all’evasione con un recupero di gettito Ici.
Proteste dalle minoranze per la mancata convocazione di Iantorno e Gaffuri, del Pd, e per la consegna dei materiali da studiare il giorno stesso, Supino Prc, nella Commissione che ha, anticipatamente, visto l’assestamento di Bilancio prima del Consiglio. Anche sulla validità di un procedura che vede una convocazione d’urgenza dell’assemblea nell’ultimo giorno di novembre, per una discussione che si protrarrà per altre due sedute di dicembre sono state fatte eccezioni dalle minoranze. Per il vice segretario generale Emoroso in ogni modo «l’assestamento non è un atto obbligatorio» e quindi non è così vincolante, tanto più che «non vi è giurisprudenza costante sull’argomento». Contrario il parere di Iantorno per cui ci potrebbe essere il rischio di scioglimento del Consiglio.
Dopo le domande dei consiglieri, e le prime risposte, sulla relazione dell’assessore la seduta si è sciolta per riprendere questa sera. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il Consiglio comunale di Como di lunedì 17 novembre 2008

cernezzi5Approvata la fusione di Agam e Acsm. A Camnago Volta manca ancora l‘acqua. Triplicano i costi della bonifica della ex Ticosa.

 

Camnago senz’acqua
«Amministrazione scandalosa! Si diletta in azzardi finanziari mentre lascia i cittadini senz’acqua» questo il testo di uno dei cartelli mostrati dai cittadini di Camnago Volta che continuano ad essere senz’acqua e si sono presentati al Consiglio comunale del 17 novembre. «Domenica l’acqua non c’è stata praticamente per tutto il giorno – ha affermato Mario Lucini, Per Como, nelle preliminari – la mancanza d’acqua manda in blocco anche le caldaie del riscaldamento!». «Gli oneri di urbanizzazione sosno stati pagati – ha concluso il consigliere di Per Como – nel 2008 l’acqua è un diritto!».
Vittorio Mottola, Pd, ha chiesto l’introduzione di un tavolo permanente sulla sicurezza per i bus, che ha già chiesto con una lettera al prefetto, alla luce dell’incidente tra Porleza e Menaggio in cui un automezzo ha perso le ruote.

Bonifica Ticosa
«Non costringeteci ad andare in Procura» ha chiesto Mario Lucini, Pd, per la bonifica dell’area ex Ticosa. Per il consigliere democratico l’amministrazione deve trasmettere copia delle indagini agli enti di controllo competenti, anche per evitare l’eventualità che avvengano blocchi del cantiere una volta avviato. Lucini ha rivelato al Consiglio che Multidevelopment ha prodotto un documento in cui stima che per i punti da bonificare individuati dal Comune le spese saranno superiori di 270 mila euro, inoltre ha in aree non considerata dal Piano di bonifica, ma di cui è già stato riscontrato l’inquinamento, per altri 2.250.000 euro. Secondo gli accordi il Comune «promettente venditore si accollerà le spese di bonifica» e la prima stima, da parte di Palazzo Cernezzi, di 1.329.000 euro triplicherebbe, sommando le spese aggiuntive proposte, per raggiungere i 3.849.000 euro.

Fusione
Iniziato il Consiglio, con all’ordine del giorno la delibera di fusione di Acsm e Agam, Marcello Iantorno, Pd, ha posto una questione pregiudiziale sulla «validità del Consiglio di amministrazione di Acsm» con la richiesta di presentare i decreti di nomina dei suoi membri, iniziando una vivace discussione con i consiglieri di Forza Italia Rallo e Lombardi. Per l’avvocato Fabiano non ci sono problemi procedurali e l’esponente del Partito democratico ha chiesto così una sospensiva della delibera che è stata bocciata dalla maggioranza.
Gli ultimi quattro emendamenti presentati dalle opposizioni, sulla nomina di un comitato esecutivo e di suoi compiti, sulla possibilità del rinnovo dei patti parasociali e sull’amministratore delegato, sono quindi stati bocciati dalla maggioranza consiliare.
Alcuni consiglieri di maggioranza sono stati colpiti dalla lettura, da parte di Luca Gaffuri, Pd, di un emendamento approvato dal Comune di Monza che vincola «all’integrale rispetto del patto parasociale», una clausola che potrebbe entrare in contrasto con i due emendamenti della maggioranza, approvati nella seduta precedente, sulla possibilità del mantenimento del vincolo del 4 per cento, oltre la fine del 2009, sulla proprietà salvo che per le due amministrazioni comunali coinvolte e la nomina di un Comitato esecutivo.
Finiti gli emendamenti si è passati agli ordini del giorno tutti bocciati.
Il primo, proposto da Donato Supino, Prc, chiedeva lo scorporo del settore acqua da Acsm per la tutela di un bene fondamentale che, per il consigliere comunista, dovrebbe essere gestito da una società pubblica a salvaguardia di operazioni affaristiche.
Il terzo, proposto da Gaffuri, prendendo spunto dai documenti presentati dai Cgil e Cisl, chiedeva la tutela occupazionale e la presentazione di un progetto industriale, l’invito ad unirsi alle altre aziende del settore della provincia di Como e un maggiore coinvolgimento dei lavoratori nella scelta degli indirizzi aziendali. Contrario il sindaco per cui «si chiede di fare qualcosa che già si farà, un’azienda quotata in borsa vive di piani aziendali»; «e dov’è allora?» ha urlato qualcuno dai banchi della minoranza.
La seduta s’è incagliata sul secondo ordine del giorno sugli indirizzi di nomina dei rappresentanti del Comune nelle partecipate per cui le minoranze hanno chiesto una votazione a scrutinio segreto data la presenza in aula del presidente di Acsm e coordinatore provinciale di Fi Pozzi. Ne è nato un acceso dibattito per Corengia, An sintomo di «una maggioranza debole se si devono impiegare tre quarti d’ora per decidere se votare con voto segreto oppure no». Sulla interpretazione del regolamento e dello statuto comunale, nonché della giurisprudenza, è nato un serrato confronto fra gli avvocati Iantorno e Fabiano, che ha affermato l’inconsistenza della richiesta. Al voto, palese, per protesta il Pd e Per Como hanno abbandonato l’aula, mentre Gaffuri ha prospettato un voto di sfiducia nei confronti del presidente del Consiglio Mario Pastore: «Lei da quando è stato eletto rappresenta l’intero Consiglio comunale, questa sera non è stato così e questo ci porterà a chiedere una mozione di sfiducia nei suoi confronti».
«Diventiamo azionisti di minoranza, minoritari rispetto a Monza e Milano – ha affermato nelle dichiarazioni di voto finali Dario Valli di Area 2010 – non ho capito come possa essere ritenuto vantaggioso per Como, data anche la mancanza di un paino industriale». Un voto contrario come quello di Supino che all’ilarità della maggioranza quando ha affermato la sua contrarietà alla delibera, considerata scontata, ha rivendicato: «il mio voto è libero, non so quanto lo sia il vostro!» e a proposito dell’influenza di Pozzi ha ribadito quella che ha definito come «incompatibilità morale».
Per il Gruppo misto Ghiri ha parlato di alcune perplessità ma ha dichiarato un voto favorevole «come atto di solidarietà politica per la costituzione del gruppo unico del Popolo delle libertà». A favore anche Lega, An e Fi oltre che Vincenzo Sapere del Gruppo misto di minoranza per cui la presenza pubblica è tutelata, anche perché A2A è a maggioranza di capitale pubblico. Per l’astensione Bruno Magatti di Paco, che ha definito la fusione «un’operazione aziendale che allontanerà sempre più i cittadini dall’azienda» e la speranza del ritorno ad una gestione pubblica dell’acqua dato lo scarso vantaggio economico che ha per ora il settore, e per il Pd Gaffuri.
L’incorporazione di Agam è per Luca Gaffuri «giustificabile, il soggetto che ci perde è Monza e ci guadagna molto A2A. Como ne esce bene; rafforzeremo le nostre partecipazioni», ma per il capogruppo del Pd è «il bilancio delle tre serate di dibattito che non va bene. Il sindaco ha trattato il Consiglio con fastidio, il cui ruolo è stato svilito». «Tra tre anni probabilmente l’obiettivo sarà vendere» ha concluso Gaffuri prima di lasciare l’aula.
Al voto finale la maggioranza ha approvato la fusione con i soli voti contrari di Area 2010 e Rifondazione. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Bruni instabile

bruniLe prime reazioni all’impasse della maggioranza che per le minoranze non c’è più. L’agonia della giunta Bruni nuoce alla città e sarebbe meglio prendere atto del suo fallimento e voltare pagina.

«Dopo la riprova data dal consiglio comunale di giovedì 13 novembre, i consiglieri dell’opposizione hanno sentito l’esigenza di denunciare lo stato di crisi della maggioranza – si legge in una nota del Pd – Nonostante non si abbia voluto sospendere i lavori proprio per arrivare al voto che avrebbe sancito la fusione tra Acsm e Agam, l’assenza di sei consiglieri della stessa maggioranza ha fatto mancare il numero legale».
Per Luca Gaffuri, capogruppo del Pd, bisogna avere il «coraggio di aprire una crisi politica. Il sindaco, che in passato ha già minacciato i suoi di dare le dimissioni, dovrebbe permettere di uscire dalla situazione di immobilismo in cui è precipitato il Consiglio comunale di Como, dove è la minoranza a proporre i temi, come sulla Cittadella sanitaria, e cercare il consenso della maggioranza per portare avanti i provvedimenti che interessano la città», mentre per Donato Supino, capogruppo Prc, «il Consiglio comunale viene offeso ogni volta che viene chiamato a deliberare su proposte dove la maggioranza non è compatta».
Il capogruppo democratico a Palazzo Cernezzi ha chiosato: «Il sindaco Bruni, che vorrebbe essere muscolare, ha una maggioranza che si disperde al primo soffio di vento».

Il Consiglio comunale di giovedì 13 novembre 2008

cernezzi3Al consiglio comunale di giovedì 13 novembre nel cuore della notte la maggioranza non riesce a garantire il numero legale. Rimandata a lunedì 17 novembre l’approvazione della fusione fra Acsm e Agam.

Nelle preliminari del Consiglio comunale del 13 novembre Vittorio Mottola, Pd, ha espresso la speranza di poter vedere iniziare prima della fine dell’anno i lavori per l’allargamento del cimitero di Monte Olimpino, Pasquale Buono, Fi, ha riproposto il problema degli odori del depuratore comasco che disturbano i vicini e che già un anno fa fecero una raccolta firme chiedendo lo spostamento della struttura, Mario Molteni, Per Como, ha ricordato che sono trascorsi ventuno giorni dalla sua denuncia della mancanza di illuminazione ai giardini a lago senza che sia successo nulla. Per ultimo Alessandro Rapinese, Area 2010, ha chiesto di implementare il sito dl Comune per il pagamento delle bollette, così com’è stampato sulle stesse.

In memoria
Appena aperta la seduta il sindaco ha ricordato la figura del vescovo emerito di Como, Alessandro Maggiolini, per lui un «gigante», un punto di riferimento in un periodo storico in cui, «a causa di un malinteso senso della modernità, molti hanno rinunciato alla testimonianza». Per il primo cittadino comasco Maggiolini «ha saputo cogliere e documentare la deriva dei tempi, regalandoci pagine al tempo stesso liriche e dure, sicuramente magistrali dal punto di vista dell’indagine filosofica e dell’ortodossia cattolica». Inoltre ha aggiunto Bruni: «La sua analisi sul rapporto con le altre confessioni religiose su cui ruota l’attualità internazionale, come sempre, è stata condotta con impareggiabile onestà intellettuale, rilevando che il vero seme dell’intolleranza si sviluppa proprio nel momento in cui si rinuncia al proprio patrimonio etico e spirituale».
Finito il discorso l’assemblea di Palazzo Cernezzi e il pubblico si sono raccolti in un minuto di silenzio.

Fusione
La seconda serata di dibattito sulla fusione Agam – Acsm è così incominciata con l’intervento di Pierangelo Gervasoni, Gruppo misto, che ha ribadito la sa perplessità sullo spostamento della sede legale da Como a Monza, e ha poi esclamato, a proposito dell’inceneritore comasco: «Diciamolo ai nostri cittadini che andiamo a bruciare i rifiuti di Monza».
«Logiche che stanno allontanando l’azienda del territorio» per Molteni, per cui «spesso dopo queste operazioni ci si trova con le tariffe aumentate». Il consigliere di Per Como ha difeso i beni primari e chiesto di «abbandonare le logiche della convenienza finanziaria e borsistica».
Luca Gaffuri, Pd, ha chiesto di sapere il nome della futura società lasciato nella delibera ancora in sospeso e difeso gli emendamenti delle opposizioni, migliorativi di una situazione che vede il pericolo, «allo scadere dei patti di sindacato, tra tre anni, della vendita completa di Acsm».
«Noi siamo qui a discutere – ha affermato animatamente Bruno Magatti di Paco – ciò che i Consigli di amministrazione di Acsm e Agam hanno già deliberato!». Per il consigliere della rondine la capacità del Consiglio comunale di dettare un indirizzo alle proprie partecipate è ormai una battaglia persa e «queste società, nate da investimenti pubblici, stanno andando gradatamente verso la totale privatizzazione».
Magatti si è quindi scagliato contro un sistema di designazioni politiche che «fa impallidire il socialismo reale dell’Unione sovietica», riferendosi a Giorgio Pozzi, presidente di Acsm, designato a tale incarico dal sindaco di Como, nonché commissario provinciale di Forza Italia e quindi “superiore” politico del primo cittadino comasco.
Un’affermazione che ha avuto una pronta risposta dal coordinatore cittadino del partito, Stefano Rudilosso, per cui «nessuno ha fatto pressioni sui consiglieri comunali di Forza Italia che sono convinti della necessità di questa operazione ben studiata».
Nella replica il sindaco ha ribadito che «gli allegati della delibera non sono modificabili, perché vengono votati così come sono anche dal Consiglio comunale di Monza». L’unica possibilità di modifica è alla delibera in cui possono essere espressi degli indirizzi. Il primo cittadino si è espresso contro la possibilità dell’introduzione di un diritto di prelazione proposto dalle minoranze all’interno del patto sociale che a suo parere garantisce già così come formulato il ruolo dei capoluoghi del Lario e della Brianza e ha chiarito che non ci sono problemi di conflitto di interessi per il suo ruolo e quello di Pozzi.
Qualche sfilacciamento nella maggioranza, una parte della quale avrebbe forse potuto essere favorevole a qualche emendamento presentato dalle opposizioni, ha richiesto una sospensione. Tornata in aula ricompattata ha però iniziato a subire alcune defezioni, con diversi consiglieri che hanno lentamente abbandonato la seduta.
Data l’ora e l’elevato numero di emendamenti, dodici, e ordini del giorno, tre, il Consiglio ha deciso di proseguire la seduta ad oltranza anche perché l’impegno del sindaco con il Comune di Monza, in assemblea contemporaneamente a quello di Como, era di raggiungere il risultato della fusione entro la fine della serata.
Sono stati accolti i primi due emendamenti presentati dalla maggioranza. Il numero uno presentato da Alleanza nazionale e sub-emendato dall’opposizione, con il solo parere negativo di Donato Supino, Prc, impegna il Cda della nuova società a creare un Comitato esecutivo a cui saranno demandate alcune decisioni di sua competenza. Il secondo impegna il sindaco a sondare le parti per vedere la loro disponibilità di togliere i limiti temporali per il blocco al 4 per cento per l’acquisto di azioni per i soggetti che non siano i due Comuni interessati nella fusione. In caso contrario il sindaco avrà il mandato per riproporre la questione a fusione avvenuta cercando di modificare lo statuto.
Bocciati sette degli altri emendamenti proposti dalle minoranze, mentre il numero dei consiglieri della maggioranza e della minoranza con l’avanzare della notte ha cominciato lentamente a scemare.
Un accalorato Marcello Iantorno ha accusato i consiglieri di maggioranza di avere poco rispetto di se stessi e di ratificare senza autonomia di giudizio scelte prese da altri.
«Perderemo il controllo di Acsm, allo scadere dei patti parasociali, senza guadagnarci nulla – ha dichiarato Rapinese abbandonando l’aula per protesta – forse era meglio fare come Varese, che ha venduto, e ha portato a casa un po’ di soldi, mentre i comaschi non incasseranno un centesimo».
Dopo che le minoranze hanno garantito la votazione, e la bocciatura, di quattro dei loro emendamenti hanno abbandonato l’aula facendo mancare il numero legale alla seduta. La maggioranza si è ritrovata con solo 19 consiglieri più il sindaco e alla una e mezza di notte la seduta è stata dichiarata deserta. Facce nere e tirate fra i rappresentanti della maggioranza e dei forzisti in particolare che hanno subito fatto capannello attorno al commissario Pozzi, mentre alcuni inveivano sommessamente contro i collegi che hanno abbandonato l’aula facendo rimandare l’operazione di fusione. La discussione riprenderà lunedì prossimo senza più bisogno di un numero legale qualificato. [Michele Donegana, eco informazioni]

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