Lavoro

Domenica 7 febbraio alla Cgil a Como per i diritti dei migranti

Il 1 marzo in tutta Italia i lavoratori migranti scenderanno in piazza per il loro primo sciopero nazionale. A Como, il prossimo 7 febbraio assemblea alla Camera del Lavoro per ragionare e discutere di migranti, “integrazione” e razzismo. Abbiamo chiesto a Thierno Ngaye dell’associazione 3 Febbraio e a Ardjan Pacrami del Clas della Cgil di fare il punto della situazione su questi temi.

Como e i migranti: come vivono in città gli “stranieri”? Abbiamo girato l’interrogativo a due esponenti della società civile, il rappresentante di un’associazione che si occupa di diritti dei cittadini migranti e un sindacalista che si occupa del Coordinamento lavoratori stranieri della Cgil lariana. Per Thierno Ngaye dell’associazione 3 Febbraio, a Como «il livello di razzismo è alto, è molto sentito dagli immigrati, nonostante venga sistematicamente negato dai cittadini comaschi. La realtà è che si fa di tutta l’erba un fascio, anche i più integrati, persone che vivono in città da anni, si sentono sempre discriminati dai media e dai politici, si sentono considerati come non parte di questa società. E questo porta a non avere voglia di sentirsi cittadini, di sentirsi parte attiva della comunità: in questo siamo ancora molto indietro. Penso al caso di un immigrato sposato con un’italiana, con figli grandi nati qui: mi ha detto di sentirsi sempre come se fosse arrivato ieri in questo Paese».
Per Ardjan Pacrami, responsabile del Clas (Coordinamento lavoratori stranieri) della Cgil di Como, «L’immigrazione è lo specchio della nostra società, delle nostre città»; il modo in cui accogliamo l’altro ci dice come sta la nostra democrazia, il “nostro” mondo. E Como «è una città ospitale. Purché gli immigrati non diano fastidio e stiano “da parte”. Perché un centro come quello di Tavernola non diventa una struttura aperta a tutti? Non abbiamo bisogno di ghetti ma di centri aperti, non serve solo stabilire i luoghi in cui i migranti possono abitare ma sono necessarie soprattutto politiche sociali e culturali di ampio respiro».
Sullo sciopero del 1 marzo le opinioni divergono. Il rappresentante dell’associazione antirazzista ha qualche dubbio: «Abbiamo sempre voluto fare uno sciopero, è da tre anni che se ne parla, ma siamo un po’ preoccupati per il momento scelto e per l’organizzazione di questa mobilitazione. Bisognava coinvolgere di più le associazioni, la società civile, sarebbe stato meglio avviare un percorso più lungo e partecipato che portasse alla manifestazione. Rischiamo di non raggiungere l’obiettivo prefissato: tanti lavoratori migranti sono disoccupati, molti non parteciperanno perché la crisi colpisce duramente gli stranieri, per questo mi preoccupa il possibile fallimento dello sciopero. Come associazione, per tanto, fino ad ora non abbiamo dato la nostra adesione all’iniziativa del 1 marzo».
Ardjan Pacrami vede invece nel primo sciopero nazionale dei migranti «un motivo d’orgoglio, perché è un modo dei lavoratori stranieri per rendersi visibili, per dire che ci sono. Ma è importante ricordare che non esistono divisioni nel mondo del lavoro: noi non diciamo “lavoratori immigrati di tutto il mondo unitevi”, quanto piuttosto “lavoratori di tutto il mondo unitevi, a prescindere dal colore della pelle”. La Cgil si è battuta e si batterà contro questo sistema di cose, contro gli atteggiamenti razzisti legalizzati. I fatti di Rosarno ci hanno insegnato che se le persone vengono lasciate sole, le loro iniziative possono sfociare in azioni sbagliate: noi non lasceremo mai da soli i cittadini, i lavoratori, nessuno. Ben vengano dunque iniziative che coinvolgano il maggior numero possibile di persone e di realtà. Qualsiasi evento creato non per mettere gli uni contro gli altri bensì per unirci è più che positivo».
Un percorso partecipato, dal basso, comincerà invece a Como il 7 febbraio prossimo, con l’assemblea alla Camera del Lavoro: «abbiamo già alcune idee – dichiara Thierno Ngaye – ma vogliamo condividerle e discuterle con tutte le persone che parteciperanno all’incontro: pensiamo ad una manifestazione comasca o a un presidio, ma ci sarà da parlare anche del 1 marzo. È tutto da discutere, sarà un’occasione di confronto e dibattito importante».
«A livello nazionale – continua il referente del Clas Cgil – tentano di costruire cittadini di serie A e di serie B: ma questo non giova a nessuno, tanto meno al cittadino “comasco”! Le politiche locali vanno contro l’integrazione: basti pensare alle tante ordinanze razziste nei Comuni del Nord, non da ultimi Cantù, con il numero verde per segnalare i clandestini, o Turate, con l’istituzione dell’ufficio per denunciarli… Il decreto flussi, la regolarizzazione di una sola categoria professionale (mentre abbiamo migliaia di colf e badanti che svolgono in realtà altri lavori), il tetto ai bambini stranieri nelle classi: è questa l’integrazione?».
Quanto alla collaborazione tra i diversi sindacati, «si deve e si può fare di più insieme». Per arrivare a proposte concrete, come «la richiesta a prefetto e questore, a tutte le istituzioni locali competenti, di valutare caso per caso, in questo periodo di crisi, prima di procedere alla chiusura di ogni fascicolo che riguarda un lavoratore migrante disoccupato da sei mesi, il periodo oltre il quale scade il permesso di soggiorno».
Perché dietro a quei fascicoli ci sono delle storie, delle vite, delle persone. «Come un cittadino italiano, residente a Cantù, originario del Ghana: si è rivolto recentemente ai nostri sportelli perché gli è stato negato il diritto al ricongiungimento famigliare, ai suoi figli – è stato fatto anche il test del Dna per certificare che lo fossero davvero! – non è stato dato il visto». Resteranno separati dal loro padre. Evviva il “sacro valore” della famiglia… [Barbara Battaglia, ecoinformazioni]

Sciopero della scuola venerdì 11 dicembre 2009

Per lo sciopero generale dei lavoratori della scuola indetto dalla Cgil, che si terrà a Roma il prossimo venerdì 11 dicembre, la Federazione lavoratori della conoscenza della Cgil di Como organizza un pullman che partirà da Como giovedì 10 dicembre alle 23 dal piazzale della piscina di Muggiò e rientrerà venerdì 11 intorno alle 23.

Per la Cgil l lavoratrici e i lavoratori della scuola sono al centro di una gigantesca operazione di riduzione delle risorse e di tagli al personale con il conseguente licenziamento di migliaia i precari. L’Flc ritiene inoltre inaccettabile, poi, che la Finanziaria in discussione al Parlamento non preveda stanziamenti per i rinnovi contrattuali dei comparti della conoscenza.
Per queste ragioni la Cgil ha indetto lo sciopero generale dei comparti della conoscenza per venerdì 11 dicembre con una manifestazione nazionale a Roma che sarà conclusa dal segretario Guglielmo Epifani.
Chi volesse partecipare alla mobilitazione partendo da Como, è pregato di contattare il numero 031239327 o 031239325.

Cgil, Cisl, Arci e Acli insieme per il lavoro

marcia%20impCgil. Cisl, Acli e Arci invitano a partecipare alla Marcia per il lavoro. Insieme per battere la crisi. Milano, 24 ottobre 2009. Raduno a Porta Venezia alle 14. Conclusione in Piazza Castello alle 16,30.

Per diverso tempo l’economia e la società lombarda dovranno gestire le conseguenze della crisi economica, produttiva ed occupazionale che ha colpito i mercati internazionali, che fa sentire i suoi effetti negativi sulle famiglie, i lavoratori occupati, i precari giovani e non, i pensionati, i lavoratori stranieri. Per questo è necessaria non solo una politica regionale che sostenga la ripresa produttiva e tuteli le fasce più deboli della popolazione, ma anche un’azione di Governo nazionale che adotti scelte coraggiose di ridistribuzione delle risorse, ed un sistema delle imprese che sostituisca alla riduzione dei costi e alla compressione dei salari un reale investimento nell’innovazione e nella ricerca di nuovi mercati. Vogliamo intensificare i confronti regionali e territoriali tra le istituzioni, i Sindacati e le altre parti sociali, anche per ottenere a livello nazionale risposte concrete a tutela di lavoratori e pensionati: dall’alleggerimento della pressione fiscale su buste paga e pensioni, alla lotta alla povertà e alla disoccupazione, per un rilancio reale del sistema economico lombardo ed una tutela più ampia ed estesa dei diritti, del lavoro, del welfare, della sicurezza e della solidarietà sociale della nostra regione. In particolare, proponiamo una serie di obiettivi ed azioni dirette, seguendo alcune priorità: • Copertura del sistema di ammortizzatori da estendere a tutti i soggetti del mondo del lavoro colpiti, fino alla fine della crisi. • Nuove tutele, formazione e riqualificazione per i lavoratori e lavoratrici in disoccupazione ordinaria e in mobilità. • Reimpiego dei lavoratori in mobilità o espulsi. • Formazione e riqualificazione professionale per lavoratori e lavoratrici in cassa integrazione ordinaria, straordinaria e in deroga. • Nuovi strumenti di ripartizione del lavoro (contratti di solidarietà e part-time) per creare una concreta alternativa ai licenziamenti. • Interventi di salvataggio industriale e subentro di nuovi soggetti imprenditoriali per le aziende in crisi. • Conservazione della vocazione industriale delle aree dismesse, orientando gli investimenti verso soluzioni e produzioni eco-compatibili e di risparmio energetico. • Tutela ed inclusione sociale e professionale dei lavoratori immigrati. • Politiche di aiuto alle famiglie colpite dalla crisi che si trovano sotto la soglia di povertà (sostegno affitti, bollette, mutui, rette, tariffe, addizionali locali). • Politica di welfare che tuteli la protezione sociale dei cittadini e l’assistenza sanitaria, con un forte intervento sulla condizione degli anziani e a favore della non-autosufficienza. • Raccordo dei Piani di Zona per potenziare la rete dei servizi alla persona. • Un nuovo patto di stabilità interno per favorire gli investimenti degli Enti Locali in infrastrutture e sviluppo eco-compatibile. • Un più puntuale impegno degli Enti Locali, a partire dai Comuni più grandi come Milano, a sostegno di coloro che sono colpiti dagli effetti della crisi.

L’accordo separato spacca anche i metalmeccanici di Como

metalmeccaniciCompleta divergenza di valutazione tra Fiom e Fim comasche sul Contratto dei metalmeccanci. Per la Fiom la scelta di Fim e Uilm di firmare l’accordo con Federmeccanica «è illeggittima, crea un danno per le lavoratrici e i lavoratori metalmeccanici ed costituisce un atto distruttivo delle relazioni sindacali e sociali nel nostro Paese». Per la Fim si tratta di «un buon contratto, sottoscritto per la prima volta, dopo molti anni, prima della scadenza, senza una tantum, senza scioperi».

Fiom: Contratto no!

Fim: Contratto sì!



La crisi? Un mezzo per la creazione di un Paese autoritario

sbilanciamociI gravi pericoli per lo stato sociale insiti nelle manovre del governo e di Confindustria per risolvere la crisi sono stati illustrati da Gianni Rinaldini, segretario generale della Fiom Cgil nel suo intervento a Sbilanciamoci!

«Mentre si sta assistendo alla ridefinizione delle relazioni fra le parti, nelle forze politiche e nei movimenti manca la consapevolezza dell’importanza della partita aperta a livello sociale – è l’allarme lanciato da Gianni Rinaldini – . È infatti in atto un processo autoritario che dopo il livello sociale coinvolgerà tutti gli aspetti della società».

«L’accordo separato sul sistema contrattuale non ha nulla ha a che vedere con il passato – ha continuato Rinaldini – , è un’operazione che nega il diritto democratico dei lavoratori ad avanzare le proprie rivendicazioni sia a livello nazionale che locale, ai lavoratori viene tolta la voce e contemporaneamente si assiste ad una riduzione di tutti gli elementi di solidarietà generale».

Tutto viene delegato alla contrattazione aziendale (a questo punto non sono neppure più necessarie le gabbie salariali) che può essere attuata solo con un occhio al bilancio e uno alla produttività per usufruire della defiscalizzazione.

È la prima volta che si verifica un intervento diretto della legge nell’autonomia delle parti con il risultato che il futuro del sindacato sarà sempre più corporativo e si pongono le basi per l’apertura ad un sistema di welfare che non sarà più universale.

«Pezzi dello stato sociale sono sostituiti con gli ammortizzatori  – ha concluso il sindacalista della Fiom – e viene riproposta la vecchia idea della libertà unita in modo indissolubile alle diseguaglianze sociali, il progetto è che il sindacato venga assorbito nel sistema tanto che il ministro Sacconi parla di complicità.

La prossima settimana si svolgerà la trattativa separata per i metalmeccanici e le condizioni poste dalla Fiom saranno il blocco dei licenziamenti e gli ammortizzatori sociali per tutti: l’unico modo di evitare la macelleria sociale nei prossimi mesi».

 

Calcio per Sbilanciamoci! verso il 2010

In occasione del VII Forum internazionale di Sbilanciamoci! di sabato 5 settembre alle 20,30 si svolgerà a Como presso la parrocchia di San Bartolomeo in via Rezia una partita del quadrangolare di calcio a cui parteciperanno giocatori di diversi paesi tra cui alcuni sudafricani.

Nel 2010 si svolgeranno in Sudafrica i prossimi mondiali di calcio.
Partendo dai problemi della sicurezza nei cantieri per la costruzione degli stadi sudafricani ed ottenendo l’eliminazione di forme di subappalto e sfruttamento dei lavoratori con la garanzia di remunerazioni adeguate e dignitose, i sindacati sudafricani hanno imposto alla Fifa e alle imprese costruttrici l’adozione di un codice di condotta ispirato ai temi della campagna per Decent work.

Questa campagna vuole portare all’adozione della convenzione promossa dall’Ilo (International Labour Organization) e l’assunzione nella legislazione dei paesi sottoscrittori di standard di vita e di lavoro dignitosi per tutti i lavoratori nel mondo.
Collegando le iniziative sudafricane alle centinaia di tornei di calcio diventati occasione di integrazione, sostegno a progetti di volontariato, attività di found rising, ecc. è stata promossa una manifestazione internazionale di social-soccer che si concluderà a East London nel 2010 contemporaneamente ai mondiali di calcio Fifa.
In considerazione del valore attribuito ai temi della solidarietà internazionale e della difesa delle condizioni di vita dei lavoratori dalla campagna Sbilanciamoci!, in occasione del Forum che si terrà a Cernobbio sabato 5 settembre 2009, verrà organizzato un quadrangolare di calcio a cui parteciperanno giocatori di diversi paesi tra cui alcuni sudafricani. Una delle partite, quella di sabato 5 settembre sarà giocata a Como alle 20,30 presso l’oratorio della Parrocchia di San Bartolomeo in via Rezia.
Info 348.5544752.

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Goodbye liberismo

 

Ricominciare, qualificandolo, l’intervento pubblico per il rilancio dell’economia, innalzare salari, stipendi, pensioni e livelli di welfare: questi i leitmotiv del volume Goodbye Liberismo presentato giovedì 28 maggio al Punto Einaudi di Como dallo stesso autore, Alfonso Gianni, ex sottosegretario allo Sviluppo economico nel secondo Governo Prodi, esponente di Sinistra e libertà.
Davanti al Punto Einaudi di via Carducci a Como, in un accogliente contesto di numerose seggioline all’aperto, Luca Michelini, docente universitario di economia, ha introdotto la serata di presentazione di Goodbye Liberismo. La resisitibile ascesa del neoliberismo e il suo inevitabile declino [Ponte alle Grazie 2009].di Alfonso Gianni
Secondo la lettura critica di Michelini nel libro è descritta la fine dei grandi processi di privatizzazioni e s’intravede un rischio di ritorno al neoprotezionismo farcito, in Italia, da un neo-populismo in salsa berlusconiana, che non dovrebbe, per forza, degenerare in forme di fascismo.
Alfonso Gianni ha precisato che l’intento del libro è più analitico che propositivo: «Siamo ancora dentro la crisi e non se ne vede l’uscita, segno che è anche crisi strutturale dell’economia reale e non solo finanziaria. Se ne dovrebbe uscire quindi non solo illudendosi che alcuni ritocchi alle regole dei mercati finanziari dovrebbero bastare, ma anche incidendo nei nodi strutturali del capitalismo moderno; l’economia reale dovrà mutare radicalmente e nulla sarà come prima».
L’autore ha poi citato il dibattito in corso in queste settimane sulle pagine de Il Sole 24 ore in cui sono intervenuti, tra gli altri, Bertinotti, Visco e numerosi economisti di scuola liberale (questi ultimi facendo autocritica sui principi neoliberisti spinti da essi stessi proposti negli anni scorsi).
«Poiché la crisi è stata innescata dalla bolla speculativa dei mutui subprime, destinati a tre tipi di utenti: lavoratori tipo statunitensi (con stipendi reali in vertiginosa diminuzione negli ultimi anni, in tutto il mondo), lavoratori precari (negli States il precariato è molto più diffuso che in Europa) e lavoratori immigrati (ben più numerosi che in Italia), la soluzione principale alla crisi non può che passare attraverso un forte miglioramento retributivo di queste tre categorie».
Gianni ha poi citato un dato agghiacciante: «nelle borse valori mondiali circolano ancora oggi titoli legati ai “derivati” nella misura di 12 volte il prodotto interno lordo mondiale», ma ha anche citato Rossana Rossanda che si domanda «ma come? Nel momento storico in cui il capitalismo mondiale si auto esplode, con “ordigni finanziari” che esso stesso ha prodotto, le sinistre mondiali non sanno cogliere l’attimo per proporre la loro ricetta?».
Alfonso Gianni ha quindi citato numerosi economisti liberal anglosassoni che propongono come ricetta l’intervento pubblico dei Governi nell’economia (lo stanno già facendo Governi di centro destra e centro sinistra, in particolare, da un lato, Obama e, dall’altro, il Governo cinese, entrambi incrementando i fondi statali nella sanità pubblica di cui i due popoli sono pressoché privi in egual misura).
L’esponente di Sinistra e libertà a quindi affermato che è «Ovvio che dovranno essere estese le coperture tipo “cassa integrazione” a tutte le fasce e categorie di lavoratori, ma non basta! I Governi dovrebbero “qualificare” l’intervento pubblico in economia». Per colludere che: «Non basteranno discorsi dei politici alla televisione per incrementare  scelte “etiche” nei consumi dei singoli cittadini, occorreranno fondi pubblici dirottati nei settori chiave che producano programmaticamente scelte verso i tre settori prioritari della sinistra: uguaglianza, ambiente, Pace». [Enzo Arighi per ecoinformazioni]
Ricominciare, qualificandolo, l’intervento pubblico per il rilancio dell’economia, innalzare salari, stipendi, pensioni e livelli di welfare: questi i leitmotiv del volume Goodbye Liberismo presentato giovedì 28 maggio al Punto Einaudi di Como dallo stesso autore, Alfonso Gianni, ex sottosegretario allo Sviluppo economico nel secondo Governo Prodi, esponente di Sinistra e libertà.
Davanti al Punto Einaudi di via Carducci a Como, in un accogliente contesto di numerose seggioline all’aperto, Luca Michelini, docente universitario di economia, ha introdotto la serata di presentazione di Goodbye Liberismo. La resisitibile ascesa del neoliberismo e il suo inevitabile declino [Ponte alle Grazie 2009].di Alfonso Gianni
Secondo la lettura critica di Michelini nel libro è descritta la fine dei grandi processi di privatizzazioni e s’intravede un rischio di ritorno al neoprotezionismo farcito, in Italia, da un neo-populismo in salsa berlusconiana, che non dovrebbe, per forza, degenerare in forme di fascismo.
Alfonso Gianni ha precisato che l’intento del libro è più analitico che propositivo: «Siamo ancora dentro la crisi e non se ne vede l’uscita, segno che è anche crisi strutturale dell’economia reale e non solo finanziaria. Se ne dovrebbe uscire quindi non solo illudendosi che alcuni ritocchi alle regole dei mercati finanziari dovrebbero bastare, ma anche incidendo nei nodi strutturali del capitalismo moderno; l’economia reale dovrà mutare radicalmente e nulla sarà come prima».
L’autore ha poi citato il dibattito in corso in queste settimane sulle pagine de Il Sole 24 ore in cui sono intervenuti, tra gli altri, Bertinotti, Visco e numerosi economisti di scuola liberale (questi ultimi facendo autocritica sui principi neoliberisti spinti da essi stessi proposti negli anni scorsi).
«Poiché la crisi è stata innescata dalla bolla speculativa dei mutui subprime, destinati a tre tipi di utenti: lavoratori tipo statunitensi (con stipendi reali in vertiginosa diminuzione negli ultimi anni, in tutto il mondo), lavoratori precari (negli States il precariato è molto più diffuso che in Europa) e lavoratori immigrati (ben più numerosi che in Italia), la soluzione principale alla crisi non può che passare attraverso un forte miglioramento retributivo di queste tre categorie».
Gianni ha poi citato un dato agghiacciante: «nelle borse valori mondiali circolano ancora oggi titoli legati ai “derivati” nella misura di 12 volte il prodotto interno lordo mondiale», ma ha anche citato Rossana Rossanda che si domanda «ma come? Nel momento storico in cui il capitalismo mondiale si auto esplode, con “ordigni finanziari” che esso stesso ha prodotto, le sinistre mondiali non sanno cogliere l’attimo per proporre la loro ricetta?».
Alfonso Gianni ha quindi citato numerosi economisti liberal anglosassoni che propongono come ricetta l’intervento pubblico dei Governi nell’economia (lo stanno già facendo Governi di centro destra e centro sinistra, in particolare, da un lato, Obama e, dall’altro, il Governo cinese, entrambi incrementando i fondi statali nella sanità pubblica di cui i due popoli sono pressoché privi in egual misura).
L’esponente di Sinistra e libertà a quindi affermato che è «Ovvio che dovranno essere estese le coperture tipo “cassa integrazione” a tutte le fasce e categorie di lavoratori, ma non basta! I Governi dovrebbero “qualificare” l’intervento pubblico in economia». Per colludere che: «Non basteranno discorsi dei politici alla televisione per incrementare  scelte “etiche” nei consumi dei singoli cittadini, occorreranno fondi pubblici dirottati nei settori chiave che producano programmaticamente scelte verso i tre settori prioritari della sinistra: uguaglianza, ambiente, Pace». [Enzo Arighi per ecoinformazioni]

Ferriere a rischio

Ferriere di Dongo «a rischio dismissione» per il Prc comasco e regionale che chiede l’istituzione di un tavolo istituzionale.

 

Osvaldo Squassina, consigliere regionale, e Renato Tettamanti, consigliere provinciale comasco di Rifondazione comunista hanno espresso la propria preoccupazione dopo l’incontro in Commissione regionale attività produttive fra la proprietà, Gruppo Castiglioni, e le organizzazioni sindacali sulla situazione delle Ferriere di Dongo.

Per i rappresentanti del Prc «la proprietà, nel momento stesso in cui afferma di voler rispettare il Piano industriale di rilancio sottoscritto con le organizzazioni sindacali, non spiega né come intenda farlo, né come intenda garantire il rientro dei lavoratori cassintegrati» inoltre «la proprietà, in modo arrogante, si rifiuta di illustrare alla Commissione la situazione finanziaria del gruppo, non dimostrando quindi in alcun modo di essere in grado di sostenere effettivamente il rilancio. E non dà neppure conto del mancato pagamento dei contributi Inps, su cui da tempo si è chiesta spiegazione».

Una dura presa di posizione anche in relazione al ricorso alla cassa integrazione per 150 operai nel settore ghisa e 166 nel settore alluminio. L’accusa degli esponenti del Prc è di «dismettere l’attività un pezzo per volta (già il settore ghisa non esiste praticamente più e ora si riduce anche il settore alluminio)». «Il Comune di Dongo sta modificando la destinazione d’uso dell’area su cui sorge la fabbrica – hanno aggiunto Squassina e Tettamanti – (sul lago, da industriale a residenziale e, a monte, da industriale ad artigianale), viene il sospetto che si voglia dismettere l’attività produttiva (fra l’altro storica se si pensa che le ferriere sono nate nei primi del ‘900) magari per implementare attività “creative” e scarsamente utili (come per esempio centrali a biomasse per la produzione energetica!) che  sarebbero solo un costo per la collettività a partire dalla bonifica dell’area».

La proposta dei due consiglieri è quindi quella di un «Tavolo istituzionale attraverso cui evitare la dismissione dell’attività produttiva».

Contro il lavoro nero verso Libera

Lavoro nero e Verso Libera nei seminari di domenica 14 dicembre al Convegno Liberté, fraternité, legalità del Coordinamento comasco per la Pace allo Spazio Gloria del Circolo Arci Xanadù.

Lavoro seminariale e approfondimento per una trentina di partecipanti alla sessione di domenica mattina del convegno del CcP. Non c’è Pace senza diritto e in particolare non c’è Pace senza rispetto della dignità del lavoro dei diritti umani degli immigrati, di tutti.
I lavori introdotti da Martino Villani, direttore del centro servizi per il volontariato di Como, è stato animato da  Franco De Alessandri, segretario della Fillea Cgil, e da Lorenzo Frigerio di Libera Lombardia hanno ricordato la gravità della situazione denunciando che il 27% dell’economia italiana è costituita da attività in nero e che la tutela dei diritti non è non può esser più affidata solo allo stato, soprattutto se vengono emanate leggi come quelle  che contraddicono lo stato di diritto, ma deve essere rafforzata l’azione della associazioni disponibili ad accogliere la questione della lotta contro l’illegalità come centrale e terreno di concreta azione individuale e collettiva.

Ecoinformazioni è un circolo Arci

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