Lavoro

Liceo Terragni contro Gelmini

Non sono solo le elementari a mobilitarsi e a lottare contro i tagli alla scuola. L’assemblea sindacale dei docenti del Liceo scientifico statale G. Terragni ha dichiarato lo stato di agitazione e invita l’intera comunità scolastica all’azione comune per difendere la scuola pubblica.

In una nota diffusa oggi i docenti del Liceo scientifico statale G. Terragni di Olgiate Comasco comunicano lo stato di agitazione della scuola.
Nel comunicato si legge che gli insegnati hanno deciso di: «sostenere le diverse iniziative di sciopero generale indicate dalle organizzazioni sindacali considerandole tappe di un unico percorso di mobilitazione; di confermare lo stato di agitazione indetto nell’assemblea di venerdì 10 ottobre; di indicare come prima forma di azione la sospensione delle attività di recupero e di sportello; di avviare, a partire dalla riunione del Consiglio d’istituto del 14 ottobre, l’informazione alle altre componenti della scuola sugli effetti dei provvedimenti adottati dal governo; di utilizzare la giornata del 24 ottobre per sensibilizzare i genitori al tema della valorizzazione e della difesa della scuola pubblica; di invitare i genitori a partecipare venerdì 7 novembre alle 21 ad un’assemblea di tutta la comunità scolastica; di comunicare alle organizzazioni sindacali territoriali e nazionali e ai coordinamenti di scuole in lotta la partecipazione del Terragni alla mobilitazione in atto».

Scuola: Quali conoscenze, quali diritti

Alla Cascina Massée di Albate al dibattito Scuola: Quali conoscenze, quali diritti. La legge Gelmini indica una prospettiva per la scuola. Orientata al futuro o al passato? Giuseppe Granata e Maurizio Coda hanno messo in luce l’attacco alla qualità della scuola dei provvedimenti del governo Berlusconi.

Una trentina di persone, per lo più lavoratori della scuola, hanno partecipato venerdì 10 ottobre al dibattito organizzato dal Circolo culturale Libero Fumagalli per riflettere sull’attacco in corso alla scuola e alla cultura italiana. Toni addolorati già nell’introduzione del presidente del sodalizio Graziano Dizioli che ha messo in luce come le “innovazioni” imposte dalla Gelmini siano orientate al passato, al tentativo astorico di ripristinare tempi tutt’altro che gloriosi di una scuola che classista ormai non esiste più. Nell’introduzione Dizioli, ribattendo alle tante memorie di personalità che avendo fatto le scuole elementari in epoca di maestro unico acclamano il ritorno al passato della scuola berlusconiana, ha ricordato come anche la sua esperienza personale sia stata quella di un maestro unico, ma autoritario che costringeva frequentemente gli allievi a stare in piedi con le mani in testa per punizione. Forse una pluralità di docenti avrebbe potuto limitare i danni di un maestro inadeguato.
La parola è poi passata a Giuseppe Granata, segretario segretario della  Flc (Federazione Lavoratori della Conoscenza) della Cgil di Como che ha messo in luce le motivazioni per lo più di cassa dei tagli approvati senza discussione dal Parlamento. Secondo quando deciso dal governo nei prossimi tre anni la scuola dovrà risparmiare 8 miliardi di euro. Per raggiungere questo obiettivo verranno licenziati in tronco 130.000 dipendenti (senza cassa integrazione, non prevista nel settore pubblico) e per questo motivo il sistema scolastico italiano dovrà “riassorbire” 800.000 alunni che rimarranno senza insegnanti.
Il ministro Gelmini ha quindi deciso di aumentare il numero di alunni per classe, diminuire il numero di ore di lezione e chiudere le scuole più piccole: gli alunni saranno concentrati in grandi scuole, in cui staranno stretti e per poco tempo al giorno.
Tutto questo abbasserà la qualità dell’insegnamento, forzerà i tempi di apprendimento e aumenterà in generale il disagio degli alunni. In poche parole la scuola sarà solo più selettiva e non più efficiente così come vuol far credere la ministro.
Nei vari ordini di scuola il quadro è drammatico: per la scuola elementare saranno previste 24 ore settimanali e il maestro unico. La scuola sarà solo quella del mattino, nel pomeriggio i bambini saranno semplicemente sorvegliati, tornerà il doposcuola e il Tempo pieno sparirà. Nella scuola media accadrà esattamente la stessa cosa. Il prossimo anno scolastico la riforma Moratti andrà a regime, le ore settimanali saranno 29 e assisteremo così alla scomparsa del Tempo prolungato e anche per le superiori le ore di lezione settimanali saranno ridotte con effetti devastanti soprattutto negli istituti tecnici e la scomparsa di alcune materie.
L’intervento del maestro Maurizio Coda ha approfondito le ragioni pedagogiche che portano i professionisti del settore a rifiutare l’intera gamma delle novità partorite dal duo Tremonti-Gelmini.
Il relatore ha ricordato l’importanza della pedagogia di Howard Gardner, anticipata in Italia nella scuola elementare fin dagli anni ‘90, che riconosce  la complessità irriducibile del bambino è afferma la  necessita di una formazione che tenga conto delle intelligenze multiple di ciascuno. Come può farlo un insegnante solo tuttologo? Come è possibile rinunciare alla collegialità fondamento principale della qualità dell’istruzione? Come è possibile rinunciare ai momenti di progettazione e programmazione delle attività?Come è possibile attaccare proprio il settore scolastico universalmente ritenuto migliore?
Domande che sembrano non angosciare né il ministro ne la sottosegretaria Valentina Aprea che invece già pensa a creare nuovi disastri trasformando i,l Consigli di istituto in Consigli di amministrazioni e le scuole pubbliche in fondazioni. La traccia segnata dalle iniziative berlusconiane è infatti quella della distruzione del diritto all’istruzione, della mercificazione dei saperi. E ciò paradossalmente proprio mentre il mercato soccombe a se stesso e chiede soccorso (prontamente offerto) alle casse pubbliche per continuare a far danno.
Nel dibattito, singolarmente molto orientato alla discussione relativa alla politica del Pd nella scuola, sono state ribadite le considerazioni fatte dai relatori, ma non sono mancate voci autocritiche che hanno affermato che doveva centrosinistra avrebbe dovuto occuparsi della carriera degli insegnanti, avrebbe dovuto abrogare e rinnovare i Decreti delegati e “aggiornare” prima che lo facessero le destre. E in conclusione una domanda inquietante: è vero che gli insegnati di religione cattolica guadagnano a parità di condizioni più dei loro colleghi di altre materie? La risposta data da Granata è stata:«Sì ed il loro numero entra nei calcoli sull’insieme dei docenti che lavorano con ogni singolo alunno. Così e grazie anche al grande numero di docenti di sostegno che svolgono il loro indispensabile ruolo per favorire i diritti degli allievi con maggiori difficoltà le statistiche danno valori inconfrontabili con quelli relativi ad altre scuole europee».

Il patto per l’artigianato

Il Patto per l’artigianato vuole essere uno strumento per valorizzare la bilateralità e attraverso questa intesa potenziare le aziende e i lavoratori.

I rappresentanti delle associazioni dei datori di lavoro (Cna, Confartigianato e Acai) e dei sindacati (Cgil, Cisl e Uil) comaschi hanno firmato mercoledì 9 luglio alla presenza della stampa il Patto per l’artigianato. Questa intesa permetterà di intraprendere delle azioni di sviluppo e promozione dell’artigianato locale. Altresì il Patto vuole essere uno strumento per rafforzare le attività dell’Ebe (Ente bilaterale artigiano) e lo stato delle aziende associate anche tramite contributi economici. In termini numerici, sulle cinquantamila aziende artigiane presenti sul territorio, quelle associate con l’Ebe sono quattromila per un totale di dodicimila dipendenti. «Sarà una grossa mole di lavoro mettere in sintonia le differenti parti in gioco» ha sottolineato Enrico Benati, responsabile Cna delle relazioni sindacali.
Il documento, come ha ricordato Franco Santambrogio della segreteria della Cgil di Como, è un’intesa a vasto raggio il cui scopo è quello di controvertire le negatività del settore. I punti cardine del piano sono Artigiano +, un’iniziativa di promozione e certificazione qualitativa delle aziende artigiane, delle importanti decisioni al riguardo dell’apprendistato, realizzare parte della formazione direttamente in azienda, e della sicurezza, la stesura di un’analisi dell’Opta dello stato delle aziende comasche in materia di sicurezza. Altri aspetti saranno uno studio sulla mobilità lavorativa nel settore, che sfocerà nell’attivazione di un tavolo di confronto con l’Amministrazione provinciale, e un contributo monetario alle aziende che assumeranno lavoratori da agenzie di somministrazione.
Come evidenziato da tutti i delegati delle diverse parti presenti, il Patto, la cui stesura è durata due anni, valorizzerà la cooperazione partecipativa e la bilateralità, potenziando un confronto già esistente. «Perché è salvaguardando le imprese che si salvaguardano i diritti dei lavoratori» ha affermato Michele Barresi della Uil. [Francesco Vanotti, ecoinformazioni]

Il 30 settembre termina la possibilità di esercitare il diritto di opzione per l’assicurazione sanitaria per i lavoratori frontalieri

In una nota diffusa giovedì 26 giugno, il Patronato Acli e il Coordinamento frontalieri Acli di Como evidenziano che molti lavoratori frontalieri non hanno ancora scelto tra l’iscrizione al servizio sanitario italiano e l’iscrizione al sistema assicurativo svizzero, privato e con un costo non inferiore ai 300 franchi svizzeri annui per ogni componente il nucleo famigliare.
Dopo una proroga, unica e straordinaria, entro il 30 settembre 2008 si può ancora esercitare il diritto di opzione, ossia la scelta tra l’uno e l’altro sistema. Per questo ogni lavoratore che intende optare per mantenere l’iscrizione all’assicurazione italiana deve restituire il formulario TI 1 all’ufficio Assicurazioni sociali di Bellinzona entro la data sopraindicata. In caso contrario il lavoratore frontaliero sarà obbligatoriamente assicurato esclusivamente in Svizzera.

Il mercato del lavoro comasco cresce

Aumentano il numero degli avviamenti e i contratti a tempo determinato, divenuti però sempre più brevi. Presentati i dati dell’Ust Cisl sull’occupazione in provincia nel 2007.

«Il mercato del lavoro a Como fa registrare un saldo positivo ma assorbe manodopera a due precise condizioni: che sia nel settore terziario e con contratti a tempo determinato» questo il commento di Mario Piccinelli, segretario territoriale della Cisl – Mercato del Lavoro sui dati raccolti nel 2007 nei centri per l’impiego.

Nonostante i 25 mila avviamenti in più rispetto a al 2006 l’offerta di lavoro in provincia rimane precaria, con un contratto su due stipulato a tempo determinato. Se poi ai 36 mila contratti a tempo stipulati si aggiungono gli 11 mila interinali e le 2 mila collaborazioni, solo un contratto su tre prevede la formula indeterminata. «È un cambio epocale per il mercato del lavoro – ha continuato Piccinelli – che riflette il trend lombardo. Come sindacato dovremo proporre al nuovo governo un cambiamento nel sistema previdenziale, per assicurare continuità di reddito ai giovani tra un contratto e il successivo. La situazione di precarietà impedisce progetti a lungo termine e un intervento a difesa di chi lavora a tempo determinato avrebbe importanti ricadute sociali. Per questo consiglio ai giovani che hanno che fare con i primi contratti a tempo la previdenza integrativa».

La flessibilità non è però un affare solo per giovani. Gli avviamenti si fanno consistenti anche tra i lavoratori ultraquarantenni, per i quali crescono sia le opportunità che la flessibilità lavorativa.

Ma oltre all’aumento (+ 50 per cento rispetto al 2006) dei contratti a tempo determinato, si allarga anche la differenza tra numero di contratti stipulati e persone avviate, che ha raggiunto nel 2007 quota 16 mila, in costante crescita dal 2004 quando il saldo ammontava a 5 mila. Ciò significa la diminuzione della durata media di un contratto a tempo, che costringe i lavoratori a stipularne più di uno all’anno.

Dal punto di vista della parità dei generi arriva invece qualche buon notizia: le donne guadagnano punti percentuali sul totale degli avviamenti tendendo alla parità con il mercato maschile, ma ancora una volta i dati migliori si registrano sotto la voce dei contratti a tempo determinato, in cui il pareggio è stato quasi raggiunto.

Il settore che traina la crescita del mercato lavorativo è quello terziario, l’unico che fa registrare un significativo aumento degli avviamenti salendo dai 33 mila registrati nel 2006 ai 59 mila dell’anno passato, mentre industria e primario rimangono stabili rispetto agli scorsi anni. La valutazione del mercato è complessivamente positiva, ed è confermata dal saldo fra cessazioni e avviamenti salito a quota 19 mila.

Cresce infine, in linea con i dati generali, l’offerta di lavoro a cittadini extracomunitari, che coprono un settimo del totale degli avviamenti. Ben lontana in questo segmento la parità dei generi, il principale problema rimane comunque il mondo del lavoro sommerso, che falsa – a parere di Piccinelli – i dati sull’occupazione straniera. «Purtroppo il lavoro nero coinvolge più facilmente lavoratori extracomunitari. Anche qui occorrerà un’azione a livello nazionale. In edilizia per esempio nonostante l’approvazione del Documento unico di regolarità contributiva, si stipulano sempre più contratti a tempo parziale. Ed è molto strano trovare un muratore che lavora solo 4 ore al giorno». [Francesco Colombo, ecoinformazioni]


I lavoratori e le lavoratrici delle cooperative sociali in sciopero venerdì 4 aprile

Un corteo a Roma e un presidio davanti alla prefettura di Como per chiedere l’aumento dei salari e un nuovo sistema di progressione economica di carriera.

Sono 250 mila in tutta Italia i lavoratori e le lavoratrici delle cooperative sociali che attendono da 27 mesi il rinnovo del contratto nazionale, scaduto a fine 2005. La trattativa con le controparti ha portato ad un’offerta inadeguata a parere dei sindacati e neanche al tavolo del Ministero del lavoro la frattura si è ricomposta.
Per questo le federazioni di categoria di Cgil, Cisl e Uil hanno indetto per venerdì 4 aprile una giornata di sciopero con un corteo a Roma a cui farà eco un presidio davanti alla prefettura di Como dalle 10.
Le richieste avanzate sono l’incremento degli stipendi, da 110 a 80 euro a seconda del livello professionale, e un nuovo sistema di progressione economica di carriera che non faccia arretrare il salario nel caso di cambi d’appalto.
«Le cooperative sociali – spiega Fiorella Merlini, rappresentante Fp Cgil – stanno crescendo numericamente in questi ultimi anni a fronte delle continue esternalizzazioni dei servizi sociali da parte dei Comuni. Di soldi ne girano molti nel settore, perché per esempio la Regione stanzia una quota per posto letto alle case di riposo o d’accoglienza. Questo non corrisponde ad una buona retribuzione per i lavoratori del settore: sono molti gli assistenti di quarto livello che per 38 ore di lavoro la settimana guadagnano circa 900 euro netti al mese, con un premio di produzione massimo di 250 euro lordi l’anno. In più le assunzioni sono spesso a tempo determinato oppure a progetto e coinvolgono lavoratori stranieri più facilmente ricattabili. Quello degli operatori sociali è un ruolo fondamentale, ma invisibile e sfruttato, anche per la difficoltà nel “sindacalizzare” i lavoratori, che operano perlopiù in piccole strutture affiancati da pochi colleghi. Richiediamo quindi un aumento della retribuzione e un sistema che salvaguardi gli scatti maturati, troppo spesso persi a seguito di un cambio di appalto, e che i nostri lavoratori siano equiparati a quelli pubblici, che svolgono le stesse mansioni ma hanno condizioni contrattuali decisamente migliori». [Francesco Colombo, ecoinformazioni]

Sciopero bianco al carcere del Bassone

Stato di agitazione delle polizia penitenziaria del Bassone dopo la decisone di trasferimento d’uso della terza sezione. È iniziato lo sciopero bianco del personale che si atterrà d’ora innanzi alla lettera gli ordini di servizio e venerdì 28 e lunedì 31 marzo si asterrà dalla mensa obbligatoria di servizio.

Dopo la decisione di cambiare l’uso della terza sezione della struttura carceraria del Bassone da comune a protetta, per i detenuti protetti, ovvero tutte quei soggetti (un insieme davvero eterogeneo che comprende transessuali, pedofili, collaboratori della giustizia, ecc.) che potrebbero avere problemi a stare con i “generici” è stato dichiarato lo stato di agitazione e l’inizio di uno sciopero bianco da parte del personale di sorveglianza della casa circondariale comasca.
La struttura comasca, edificata nel 1985, soffre già di alcuni problemi strutturali. Nata per ospitare 176 detenuti ha ora una tollerabilità dichiarata di 580 posti, con una popolazione carceraria, che dopo l’indulto si aggira sulle 500 persone circa, divise in 6 sezioni. Il passaggio della terza sezione ha avuto un cedimento strutturale divenendo inagibile, mentre la quarta sezione è in ristrutturazione è non è ancora in grado di poter ospitare nessuno. «Nonostante i solleciti del provveditore [il responsabile regionale per l’amministrazione carceraria] in tal senso – spiega Massimo Corti, responsabile provinciale e regionale Cisl – Fps penitenziario – la struttura non si presta ad una simile trasformazione, data la conformazione della stessa che impone il passaggio verso gli spazi collettivi, come infermeria o colloqui, attraverso le zone comuni dove potrebbero nascere situazioni rischiose per il personale».
«Anche l’ipotesi di una turnazione per garantire “l’aria” ai detenuti – aggiunge il sindacalista – è di difficile praticabilità dato che servirebbe più personale, quando la situazione è già ora precaria con il personale sotto organico di ottanta unità».
I rappresentanti sindacali in una nota congiunta ricordano anche che il cambiamento di destinazione d’uso dovrebbe avvenire tramite un Decreto ministeriale e lamentano come «questo progetto nasca all’insegna dell’improvvisazione a discapito del personale tutto che vede la propria sicurezza alienata da provvedimenti nati da una valutazione superficiale e frettolosa». Massimiliano Corti sottolinea inoltre che «l’amministrazione ha preso una decisione senza sentire le parti sociali».
È iniziato così lo sciopero bianco del personale del Bassone che si atterrà d’ora innanzi alla lettera gli ordini di servizio e che venerdì 28 e lunedì 31 marzo si asterrà dalla mensa obbligatoria di servizio. Striscioni e bandiere sono già state esposte dalla struttura carceraria e se l’incontro di lunedì 31 marzo con il provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria per la Lombardia non andrà a buon fine c’è già chi pensa di protestare autoconsegnandosi, cioè rimanendo nella struttura alla fine del proprio turno di lavoro. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Morire per lavoro: è possibile ridurre infortuni e malattie professionali?

Per Lamberto Settimi, medico del lavoro, la via per evitare la tragedia delle morti sul lavoro è aumentare i controlli, non tagliare la spesa pubblica nel settore della sicurezza, contrastare la contraffazione di documenti essenziali per la sicurezza per ottenere sensibili risparmi delle aziende. Se ne è parlato nell’incontro Morire per lavoro: è possibile ridurre infortuni e malattie professionali? organizzato dal circolo locale del Partito democratico.

«I morti – ha esordito Lamberto Settimi – fanno sempre notizia, perché viene violata la sacralità del lavoro. I media ne ritraggono però solo il lato umano e non aiutano a inquadrare oggettivamente il fenomeno, né tanto meno a evidenziarne le criticità, perciò vorrei partire dai numeri. Il picco del numero di morti sul lavoro si è registrato negli anni ’60, quando con il boom economico aumentarono le persone impiegate. Da allora fino a qualche anno fa il fenomeno è andato costantemente decrescendo, per stabilizzarsi nei primi anni del nuovo millennio a quota 1200 morti l’anno. Negli ultimi quattro anni invece c’è stato un lieve peggioramento, con più di 1300 persone che ogni anno perdono la vita lavorando».
Da dove cominciare? Non certo dalle leggi, che per il relatore non sono il punto debole: «Abbiamo ottime e numerose leggi in materia di sicurezza sul lavoro. A partire dalla n. 833 del ’78, rivoluzionaria per l’epoca tanto da essere poi copiata da diversi paesi europei, passando per la n. 626, normativa europea ma non per questo meno importante, per arrivare alle leggi degli anni ’90 che regolamentano i cantieri edili rendendo impossibile il lavoro senza contratto, mentre prima era previsto un periodo di prova, nel quale era frequente il verificarsi di incidenti».
«Una delle criticità è sicuramente quella dei controlli. Con le forze in campo ad oggi si riescono a controllare il 3-4 per cento delle aziende. Se si vogliono applicare le leggi e renderle un efficace strumento di prevenzione occorre aumentare il numero degli ispettori del lavoro. E c’è da preoccuparsi quando i due maggiori partiti propongono il taglio della spesa pubblica».
Ma il vero problema è il dilagare dei “falsi”. Le leggi prevedono una serie di strumenti per la prevenzione degli infortuni sul lavoro, come la valutazione dei rischi di un cantiere e le riunioni di analisi del problema fra sindacalisti e dirigenti d’azienda. Spesso certificati e verbali si rivelano prestampati, documenti fasulli che vengono prodotti per l’esigenza di abbassare i costi per le imprese.
Gli ambiti in cui è più frequente il verificarsi di incidenti rimangono quelli del lavoro nero e precario: il fenomeno del lavoro irregolare è ancora forte nel mondo dell’edilizia, nonostante le recenti leggi più restrittive in materia, e ai lavoratori in nero, spesso immigrati, non vengono assicurate le giuste misure di sicurezza. Ai lavoratori a termine semplicemente non conviene, per la mentalità imprenditoriale, offrire la giusta formazione al compito che andranno a svolgere. A questo si aggiunge che chi lavora con contratti a termine cambia ogni mese o settimana luogo di lavoro e macchinari di produzione, e non riesce ad acquisire quella consapevolezza che potrebbe salvargli la vita.
Dal pubblico un ispettore del lavoro ha fatto notare che «gli incidenti non capitano mai per caso. La mentalità imprenditoriale del fare fa spesso dimenticare il ruolo fondamentale dalla progettazione. E se il risultato è un prodotto malfunzionante si sono solo sprecati dei soldi, se invece per mancanza di progettualità una vita viene stroncata il dramma va oltre il lato economico. Dall’altra parte viene invocata una costante informazione verso i lavoratori, ma sono spesso questi ultimi a non rispettare le più banali regole di sicurezza».
Un altro partecipante alla serata ha ricordato la proposta del magistrato torinese Raffale Guariniello di istituire una procura nazionale per gli infortuni sul lavoro, così da evitare che per lungaggini giudiziarie i processi cadano in prescrizione. Proposta giudicata positivamente anche da Lamberto Settimi, che ha sottolineato come «con un buon avvocato ogni datore di lavoro riesce a non rispondere al crimine». [Francesco Colombo, ecoinformazioni]

700 euro al mese in prestito

Presentato alla stampa giovedì 6 marzo il Protocollo d’intesa per il sostegno ai lavoratori e alle imprese nelle situazioni di crisi, che consentirà ai lavoratori in cassa integrazione straordinaria di usufruire di un finanziamento presso la Banca di credito cooperativo di Alzate Brianza.
Alessandro Fermi, assessore provinciale con deleghe a politiche attive del lavoro, attività economiche, formazione professionale ed università, si è detto da subito soddisfatto per la firma del protocollo che «è nato per volontà dell’ente provincia, della Banca di credito cooperativo, dell’Unione industriali di Como, dell’Api e di Cisl, Cgil e Uil».L’assessore ha spiegato che a causa delle procedure previste dalle vigenti normative, le erogazioni finanziarie da parte dell’Inps delle somme dovute ai lavoratori, nei casi in cui si ricorre alla Cassa integrazione guadagni straordinaria (Cigs), si svolgono in tempi molto lunghi, rendendo in alcuni casi difficile al dipendente il mantenimento della propria famiglia. Per risolvere questa problematica – ha proseguito l’assessore – è stata studiata la possibilità, grazie ad un accordo con la Banca di credito cooperativo, di offrire ai lavoratori delle imprese in crisi la possibilità di disporre con rapidità di un anticipo della quota che riceveranno dall’Inps, una volta concluso l’iter della cassa integrazione. «Mi auguro – ha concluso Fermi – che il protocollo stimoli il lavoro di coordinamento tra le parti, affinché nel tempo nascano altre iniziative».
Giovanni Pontiggia, presidente della Banca di credito cooperativo di Alzate Brianza, ha invece ricordato che «non siamo la prima banca a realizzare questo progetto, la Bcc di Brescia ha aderito prima di noi ad un’iniziativa analoga su richiesta della Provincia, ma siamo comunque tra i primi». Pontiggia ha chiarito che la Bcc, su richiesta del lavoratore, concederà finanziamenti individuali fino ad un massimo di 6.300 euro, con durata massima di nove mesi, in rate di importo massimo di 700 euro. Tali importi – ha sottolineato il presidente – non saranno soggetti a tassi di interesse né a spese di gestione e i tempi di rimborso del finanziamento saranno correlati a quelli di liquidazione da parte dell’Inps. «Credo che il protocollo abbia un risvolto importante – ha concluso Pontiggia – sia a livello lavorativo che sociale e sia un’occasione di dialogo tra istituzioni politiche, economiche e finanziarie».
Il compito delle organizzazioni sindacali – ha spiegato Fausto Tagliabue, segretario generale della Cisl – sarà di far conoscere al maggior numero di lavoratori questa possibilità di supporto e offrire consulenza per gli aspetti procedurali. «L’accordo è sicuramente interessante per i lavoratori, perché vale per qualsiasi azienda della provincia ed è il più generale tra quelli redatti fin’ora in Italia. Altre sedi Cisl, sia a livello regionale che nazionale, hanno espresso interesse per i contenuti del documento e si stanno muovendo nei rispettivi territori». [Greta Pini, ecoinformazioni]

Il Consiglio comunale di Como di giovedì 15 aprile 2010

Al Consiglio comunale del 15 aprile la maggioranza scappa per non votare la sfiducia al cda della Ca’ d’industria. La frettolosa uscita dei consiglieri e dello stesso presidente della seduta è stata censurata dalle grida del pubblico: «Votate vigliacchi!!! Prendetevi le vostre responsabilità!!!»

 Molte le preliminari al Consiglio comunale di giovedì 15 aprile. Roberta Marzorati, Per Como, ha chiesto delucidazioni su un concorso per un posto di dirigente ai servizi sociali, «no vogliamo pensare male, chiediamo solo qualche spiegazione» ha precisato. «In questa amministrazione più disastri fai più vieni premiato! Non ne capisco la logica» ha esordito Donato Supino, Prc, riferendosi ai premi dati ai responsabili del cantiere delle paratie e del muro. Marcello Iantorno, Pd, ha invece annunciato la presentazione di una mozione urgente per revocare gli emolumenti agli ingegneri Viola e Ferro.

Meno trascuratezza nella gestione dei beni comunali ha chiesto Mario Molteni, Per Como, che annuncia la presentazione di una lista di tutte le piccole cose da sistemare, a partire dall’orologio di Porta Torre bloccato da qualche tempo.

«Chiedo l’iscrizione all’ordine del giorno della Commissione competente la questione di via Quasimodo» ha detto Vittorio Mottola, Pd, riferendosi alla vertenza con un privato sul possesso di un terreno comunale.

Pasquale Buono, Pdl, ha segnalato la sporcizia dei servizi dei giardinetti di via Italia Libera data la «situazione di degrado e gli zingari in Ticosa».

Un attacco a sindaco è venuto da Luigi Bottone, Liberi per Como, «ho ricevuto una lettera anonima in cui è scritto che lei, signor sindaco, fa parte di 31 società come sindaco ufficiale o supplente», una situazione ambigua per il consigliere che ha chiesto chiarezza al primo cittadino per evitare situazioni come quando durante la discussione della fusione Acsm-Agam si scoprì che Bruni era sindaco in una partecipata di A2A.

Alessandro Rapiense, Area 2010, ha chiesto nuovamente al sindaco di far partire Agenda 21 anche a Como «per cui abbiamo già speso 371 mila euro! E lei deve solo nominare un rappresentante».

Si è quindi insediato il Consiglio ripreso in diretta da Etv. Posti gremiti in sala consiliare e un centinaio di lavoratori e parenti degli ospiti della Ca’ d’industria hanno seguito tutto sullo schermo approntato in Sala Stemmi.

Prima di riprendere il dibattimento sulla delibera riguardante la Ca’ d’industria è intervenuto l’assessore al bilancio Sergio Gaddi, che ha presentato la delibera economica fondamentale del Comune dati i tempi di legge che impongono l’inizio della discussione, che verrà affrontata subito dopo quella sull’ente assistenziale comasco.

Entrate per 94 milioni con una spesa indirizzata principalmente per il sociale, per l’assessore, con «il minor ricorso possibile all’indebitamento anche alla luce del famigerato Patto di stabilità che ci fa spendere 3,9 milioni in meno di quanto potremmo».

Gaddi ha rilevato la bassa copertura con le rette del servizio di asili nido, solo il 36,53 per cento, contro il 70 per cento delle refezioni, il 100 per cento dei servizi cimiteriali, ed il 10 degli impianti sportivi. L’assessore ha poi letto l’elenco del Piano delle opere, gli interventi maggiori previsti, che superano i 100mila euro, citando tra gli altri 1,650 mila euro per la bonifica dell’area ex Ticosa e 250 mila euro per il kilometro della conoscenza a Villa olmo.

Finito l’intervento la discussione è ripresa sull’argomento clou della serata con una bagarre fra parte della maggioranza e opposizione per i documenti.

Il presidente del Consiglio Pastore aveva chiesto al presidente della Fondazione Ca’ d’industria Pellegrino la documentazione inerente la vertenza in atto e l’esternalizzazione del servizio mensa, su indicazione di diversi consiglieri.

La Fondazione ha fatto pervenire tali atti solo nella mattinata e pomeriggio prima della seduta e solo in parte ai consiglieri. Un fascicolo con le carte più interessanti ai fini del dibattito è stata fatta pervenire personalmente solo al sindaco.

Un fatto di cui Pastore si è accorto solo durante la discussione confrontando i documenti differenti dati ai singoli e al primo cittadino: «c’è stata un’incomprensione» si è giustificato, fra le urla e le richieste di sospensione della seduta dai banchi di minoranza. «Datecene almeno una copia per gruppo» ha chiesto Franco Fragolino, Pd.

Le opposizioni, ritiratesi a discutere, hanno quindi richiesto di poter avere almeno una copia della documentazione, ma data la mole non è stata fatta «non possiamo far riaprire il centro stampa a quest’ora…» ha detto il sindaco, mentre il consigliere Iantorno si è offerto di fare lui le fotocopie dell’incartamento.

Tutto in una situazione semiseria con l’avvocato Iantorno che chiedeva la documentazione al presidente Pastore, che rispondeva di non averla, essendo la stessa nelle mani del sindaco, che la teneva sul tavolo alla sinistra di Pastore.

Nonostante ciò la seduta è proseguita, «prendo atto della buona fede – ha precisato Bruno Saladino, Pd – ma stupisce il fatto della consegna dei materiali in mattinata… è un tirare la corda, ed è grave e provocatorio. I documenti sono stati chiesti settimane e settimane fa!».

La difesa d’ufficio del Ceda della Ca’ d’industria è venuta quindi da Marco Butti, «non si può definire totalmente disastroso quanto ha fatto il Cda negli ultimi anni», Augusto Giannattasio, e Massino Serrentino che hanno fatto rumoreggiare i dipendenti presenti.

Avvicinatasi la mezzanotte è stata votata la prosecuzione ad oltranza della seduta dalle minoranze più Liberi per Como e alcuni esponenti liberal del Pdl (che si erano appartati per una discussione), contraria la maggioranza di quest’ultimo partito e la Lega.

Terminato il dibattito Bruno Magatti, Paco, proponente la deliberazione ha ribadito il motivo della presentazione della stessa, chiedere sì il mantenimento dei servizi all’interno della struttura, ma anche ribadire la capacità e volontà di indirizzo del Consiglio comunale sulla Fondazione.

Sospesa per mezz’ora la seduta per una riunione del Pdl si è affrontato il primo emendamento presentato da Supino che recita «si invita a togliere la fiducia ai componenti del Cda nominati dal Comune di Como». Dato che si trattava di esprimere un parere su delle persone precise la votazione era a scrutinio segreto ed appena si è definita la questione tutti i componenti del gruppo Pdl hanno frettolosamente abbandonato l’aula. Sindaco e presidente del Consiglio compresi, quest’ultimo ha chiesto velocissimamente una sostituzione.

Una fuga che ha riempito di sdegno il pubblico presente in aula, ormai alla 1 di notte molto diminuito, che ha iniziato a urlare «votate vigliacchi!!! Prendetevi le vostre responsabilità!!!», alternando con «Buffoni! Vergogna!». Alcuni dei presenti sono rimasti amareggiati urlando ai fuggitivi la loro disillusione per averli votati.

Alla votazione hanno partecipato solo in 18 con 16 voti favorevoli alla sfiducia dei consiglieri della Ca’ d’industria, un contrario ed un astenuto. Una votazione non valida però mancando il numero legale. Fatte due appelli successivi e mancando sempre il numero minimo per continuare la seduta è stata aggiornata a lunedì prossimo. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

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