Liceo Terragni contro Gelmini
Non sono solo le elementari a mobilitarsi e a lottare contro i tagli alla scuola. L’assemblea sindacale dei docenti del Liceo scientifico statale G. Terragni ha dichiarato lo stato di agitazione e invita l’intera comunità scolastica all’azione comune per difendere la scuola pubblica.
In una nota diffusa oggi i docenti del Liceo scientifico statale G. Terragni di Olgiate Comasco comunicano lo stato di agitazione della scuola.
Nel comunicato si legge che gli insegnati hanno deciso di: «sostenere le diverse iniziative di sciopero generale indicate dalle organizzazioni sindacali considerandole tappe di un unico percorso di mobilitazione; di confermare lo stato di agitazione indetto nell’assemblea di venerdì 10 ottobre; di indicare come prima forma di azione la sospensione delle attività di recupero e di sportello; di avviare, a partire dalla riunione del Consiglio d’istituto del 14 ottobre, l’informazione alle altre componenti della scuola sugli effetti dei provvedimenti adottati dal governo; di utilizzare la giornata del 24 ottobre per sensibilizzare i genitori al tema della valorizzazione e della difesa della scuola pubblica; di invitare i genitori a partecipare venerdì 7 novembre alle 21 ad un’assemblea di tutta la comunità scolastica; di comunicare alle organizzazioni sindacali territoriali e nazionali e ai coordinamenti di scuole in lotta la partecipazione del Terragni alla mobilitazione in atto».

I rappresentanti delle associazioni dei datori di lavoro (Cna, Confartigianato e Acai) e dei sindacati (Cgil, Cisl e Uil) comaschi hanno firmato mercoledì 9 luglio alla presenza della stampa il Patto per l’artigianato. Questa intesa permetterà di intraprendere delle azioni di sviluppo e promozione dell’artigianato locale. Altresì il Patto vuole essere uno strumento per rafforzare le attività dell’Ebe (Ente bilaterale artigiano) e lo stato delle aziende associate anche tramite contributi economici. In termini numerici, sulle cinquantamila aziende artigiane presenti sul territorio, quelle associate con l’Ebe sono quattromila per un totale di dodicimila dipendenti. «Sarà una grossa mole di lavoro mettere in sintonia le differenti parti in gioco» ha sottolineato Enrico Benati, responsabile Cna delle relazioni sindacali.
In una nota diffusa giovedì 26 giugno, il Patronato Acli e il Coordinamento frontalieri Acli di Como evidenziano che molti lavoratori frontalieri non hanno ancora scelto tra l’iscrizione al servizio sanitario italiano e l’iscrizione al sistema assicurativo svizzero, privato e con un costo non inferiore ai 300 franchi svizzeri annui per ogni componente il nucleo famigliare.
Sono 250 mila in tutta Italia i lavoratori e le lavoratrici delle cooperative sociali che attendono da 27 mesi il rinnovo del contratto nazionale, scaduto a fine 2005. La trattativa con le controparti ha portato ad un’offerta inadeguata a parere dei sindacati e neanche al tavolo del Ministero del lavoro la frattura si è ricomposta.
Dopo la decisione di cambiare l’uso della terza sezione della struttura carceraria del Bassone da comune a protetta, per i detenuti protetti, ovvero tutte quei soggetti (un insieme davvero eterogeneo che comprende transessuali, pedofili, collaboratori della giustizia, ecc.) che potrebbero avere problemi a stare con i “generici” è stato dichiarato lo stato di agitazione e l’inizio di uno sciopero bianco da parte del personale di sorveglianza della casa circondariale comasca.

