storia
La memoria non dura un giorno
Shoah e resistenza nell’educazione, con Raffaele Mantegazza, Intercultura – Università Milano-Bicocca, venerdì 24 gennaio alle 21 alla Biblioteca comunale di Como, in piazzetta Lucati. «Un’introduzione al tema della Shoah – recita una presentazione –, si parlerà di carnefici, vittime, spettatori della Shoah e della quotidianità, si parlerà di lager, della pedagogia dello sterminio e del ruolo della scuola, della Giornata della Memoria e delle sue ricadute sulla scuola e il territorio». [md – ecoinformazioni]
Viaggio ad Auschwitz a/r
Spettacolo della compagnia teatrale Il Melarancio di Cuneo per gli studenti delle scuole secondarie di primo grado (classi terze) giovedì 30 gennaio alle 10 al Teatro Sociale di Como in piazza Verdi. Prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento posti via e-mail a ccozzi@teatrosocialecomo.it o fax al 031.271472 entro venerdì 24 gennaio con l’indicazione dell’insegnante di riferimento, della scuola, delle classi e del numero dei ragazzi partecipanti.
«È assai difficile mettere in scena, oggi, per l’ennesima volta, uno spettacolo davvero necessario per spiegare ai ragazzi cosa sia stato realmente l’orrore della Shoah. Narrare in modo inusuale la Shoah ai ragazzi deve essere sempre di più un impegno morale – precisa una nota –. Ecco perché Viaggio ad Auschwitz a/r è uno spettacolo assolutamente da considerare importante, proprio perché ha toccato queste corde che collegano oltretutto indissolubilmente il passato con il presente. Gimmi Basilotta, infatti, nel suo spettacolo parla di un suo viaggio molto particolare, compiuto insieme ad altri “pellegrini”, dal Piemonte fino in Polonia, ripercorrendo a piedi il medesimo doloroso viaggio di deportazione che, nel 1944, portò ventisei ebrei cuneesi da Borgo San Dalmazzo ad Auschwitz. L’attore traduce in parole semplici il suo cammino, aiutato solo da poverissimi elementi di scena, pezzi di legno, fresche frasche, una betulla del tutto simile a quella che ha piantato là in quell’inferno alla fine del viaggio. In questo modo passato e presente si fondono in una specie di preghiera laica, una via crucis liberatoria e commovente che appassiona per più di un’ora l’attenzione degli spettatori a cui vengono donate parole di speranza per cercare tutti insieme di affrontare un futuro migliore» (la scheda didattica). [md – ecoinformazioni]
Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario
Letture sceniche a cura di Christian Poggioni, che prendono nome da una citazione dell’appendice all’edizione scolastica del 1976 di Se questo è un uomo di Primo Levi, spettacolo per gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado lunedì 27 gennaio alle 11 alla Biblioteca comunale di Como, in piazzetta Lucati. Prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento posti al tel. 031.252850.
I disegni dei bambini di Terezin
Mostra fotografica alla Biblioteca comunale di Como, in piazzetta Lucati, dal 23 al 25 gennaio, a cura dell’Istituto di storia contemporanea Pier Amato Perretta, aperta giovedì e venerdì dalle 9.30 alle 19, sabato dalle 14 alle 19. Per informazioni Internet www.isc-como.org.
Shoah, l’infanzia rubata
Mostra fotografica a S. Pietro in Atrio, in via Odescalchi 3 a Como, dal 23 gennaio al 3 febbraio organizzata dal Collegio Gallio con l’associazione Figli della Shoah, aperta da lunedì a venerdì dalle 15 alle 18, sabato e domenica dalle 9.30 alle 12 e dalle 15 alle 18.
«La mostra, promossa dal Collegio Gallio, che nel corso del secondo conflitto mondiale fu anche luogo di rifugio e salvezza per un bambino di origine ebraica Roberto Furcht, ripercorre idealmente la negazione dei diritti fondamentali dei bambini ebrei durante gli anni della persecuzione nazifascista – spiega la presentazione –. Le piccole vittime innocenti della Shoah furono un milione e mezzo. Attraverso la negazione dei diritti fondamentali dell’infanzia, quali il diritto al gioco, alla dignità, alla salute, all’identità, all’istruzione, alla libertà, alla tutela e, per ultimo, alla vita, la mostra mette in evidenza le dure condizioni e le terribili costrizioni alle quali furono sottoposti i bambini e i ragazzi di religione ebraica durante quegli anni. Si contrappone a tale orrore la grande figura del pedagogo polacco Janusz Korczak, ispiratore dell’attuale Convenzione internazionale dei Diritti dei bambini, che lottò fino all’ultimo per alleviare le sofferenze dei bambini del suo orfanotrofio, situato nel ghetto di Varsavia». Per informazioni Internet www.figlidellashoah.org. [md – ecoinformazioni]
Gli anni rubati: Giornata della memoria
Alla Cooperativa moltrasina, in via Raschi, con il patrocinio del Comune di Moltrasio in occasione della Giornata della memoria domenica 26 gennaio alle 18.30, voci recitanti Giancarlo Pagani e Marta Scotuzzi, musiche a cura di Alberto Donegani, filmati a cura di Vittorio Bernasconi. Segue una frugale cena tradizionale ebraica (a offerta libera). Per informazioni tel. 031.290316.
La storia di Saladino/ Il paradosso italiano
Anticipiamo per i nostri lettori il capitolo Il paradosso italiano del manuale di storia scritto da Bruno Saladino e disponibile per le adozioni nei licei dal 2058. Leggi nel seguito dell’articolo la pagina 36 del volume. «Il Berusconi, nonostante pesanti condanne già irrogate o in via di definizione, nel periodo in cui avrebbe dovuto scontare la pena (arresti domiciliari … servizi sociali …) veniva convocato nella sede nazionale del maggior partito italiano (allora denominato Pd) e con il segretario nazionale dell’epoca, Matteo Renzi, concordava importanti riforme di quella stessa Costituzione che per 20 anni aveva tentato di distruggere. Si accordava inoltre su una nuova legge elettorale che avrebbe favorito la sua formazione a scapito di altre forze presenti sulla scena politica. La stampa straniera stigmatizzò quegli eventi con titoli a tutta pagina: Il paradosso italiano».
Resistenti e Resistenza – Al via il secondo ciclo
Il 17 gennaio, all’Istituto di Storia Contemporanea Pier Amato Perretta, si è aperto il secondo ciclo di conferenze sulla storiografia della Resistenza, in particolare su una parte della storiografia locale. In una presentazione corale sono intervenuti Carlo Galante, Elisabetta Lombi e Gerri Caldera.
Giuseppe Calzati ha aperto la presentazione ricordando che i ricercatori e gli studiosi dell’ ISC Perretta, attraverso questo lavoro di sintesi e condivisione, si preparano e cercano di coinvolgere la cittadinanza per il prossimo settantennale della Liberazione. Lo fanno incrociando ed interrogandosi sulle fonti e sulla loro natura non sempre omogena. Difatti, Gerri Caldera ricorda al pubblico presente la difficoltà derivate dall’attendibilità delle fonti e delle narrazioni. Sceglie come esempio due metodologie utilizzate nella raccolta delle narrazioni di testimoni: la prima, “Sterling Memorial Library”, progettata sul finire degli anni ’70 dall’Università di Yale, prevede che un gruppo di universitari-intervistatori tenga un atteggiamento solidale con l’intervistato e con il suo vissuto. In contrasto, la metodologia usata dalla Shoah Foundation, voluta da Spielberg nel 1994, segue un protocollo rigido, con un format medesimo per tutti gli intervistati, e con elementi di spettacolarizzazione sul finale , quando il testimone è invitato a lasciare un appello al mondo. A questo proposito, si è parlato di una torsione della testimonianza.
Il problema delle fonti e del tipo di narrazione dovrebbe essere tenuto a mente in generale, e nel caso specifico per le cronologie di Giuseppe Coppeno e Renato Morandi.
Carlo Galante si è occupato in modo dettagliato del testo di Giuseppe Coppeno Como dalla dittatura alla libertà (1989), dichiarando dal principio quanto il testo è di difficile comprensione, perché complesso è il periodo che viene trattato. Un testo che è stato molto criticato, soprattutto perché non vengono citate le fonti, ma nel quale è presente una storia piuttosto completa della resistenza comasca.
Coppeno è stato agente partigiano di collegamento tra Como e Milano, e il suo è stato un ruolo pressoché marginale, ma la dovizia dei particolari del suo scritto può confondere il lettore circa la veridicità dei fatti narrati. La sua è stata una prospettiva unilaterale, dettata dalla scelta dei particolari da argomentare e quelli da trascurare, unita ad una personale opinione dei fatti che si sono susseguiti. La sua disamina parte dal ventennio fascista e vuole arrivare agli atti finali della liberazione; nel mezzo, si susseguono le azioni partigiane volte al rifornimento di armi; l’inquadramento dei gruppi partigiani, nei quali la formazione più semplice e diffusa fu il distaccamento; nomi e cognomi di chi nel palazzo del fascio usò la tortura come vile mezzo di prevaricazione.
Elisabetta Lombi sta svolgendo una ricerca tra le audio interviste effettuate negli anni ’70 e archiviate in Istituto. Nel corso del suo lavoro, si è imbattuta in due interviste fatte da Coppeno, e lo stile di quest’ultimo è sembrato più simile a quello di un interrogatorio. Le sue intenzioni vengono chiaramente esplicitate negli audio, e laddove egli è convinto che i fatti narrati non si siano verificati, nonostante venga testimoniato l’esatto contrario, egli sceglie di ometterli. Anche in questo caso c’è molta retorica su come le donne non vengano giustamente narrate per la loro grande partecipazione: a loro viene dedicato soltanto un piccolo paragrafo di scarsa rilevanza. Come sottolinea Lombi, “ci si aspetta sempre che siano le donne ad occuparsi delle donne”.
In conclusione, Gerri Caldera ha presentato due testi di Renato Morandi: Memorie storiche dell’attività partigiana (1956) e Azioni partigiane (1981). Il primo testo afferma che fino al marzo del 1944, nella zona di Como, non c’è stata attività partigiana, mentre il secondo, che è una cronologia dei fatti, certifica azioni partigiane già dal settembre del 1943. Contraddizioni come queste sono state segnalate anche da Giusto Perretta: nei libri archiviati in Istituto sono presenti delle chiose che negano quanto affermato da Morandi.
Nel dibattito finale, è emerso come la parola chiave sia narrazione, e ci si è interrogati sul senso della categoria dell’inattendibilità, quando le narrazioni usano la memoria, che è di per sé un atto selettivo e deliberato. Kafka chiude così il Prometeo: “La leggenda tenta di spiegare l’inspiegabile. Siccome proviene da un fondo di verità, deve terminare nell’inspiegabile”.
Sul sito dell’Isc Perretta è presente l’abstract scritto da Caldera, che si conclude con queste parole: “Le cronologie di Morandi e il testo di Coppeno stanno alla base della storia della resistenza locale, ma per 70 anni non sono state vagliate criticamente, e quindi tutti i successivi testi, che ad essi si richiamano, conservano quelle ambiguità originarie, per altro i testi di resistenza locale di solito si occupano di vicende specifiche e narrano episodi singoli (in specie il tratto finale che riguarda Dongo e Mussolini), ma non hanno fatto un lavoro di sintesi, non hanno catturato il “senso” complessivo di quegli anni. Quindi possiamo forse dire che la “Resistenza” della nostra zona attende ancora di essere scritte”. [Barbara Rizzi, ecoinformazioni]
Buongiorno piazza/ 8 gennaio
Buongiorno piazza, l’8 gennaio 1924 nasce a Codogno
che, durante gli studi universitari, partecipa alla Resistenza nelle forze partigiane dell’Oltrepò pavese, con la brigata Barni. Maccacaro fu medico, biologo e biometrista, cioè uno scienziato che si occupa di metodi della statistica applicata alla medicina e alle ricerca delle cause soprattutto ambientali e lavorative delle malattie. Nel 1972 fonda l’Associazione Medicina Democratica, Movimento di Lotta per la Salute e contribuisce in modo determinante all’attività iniziale dell’associazione che gli sopravviverà diffondendosi a livello nazionale. L’associazione ha conseguito e consegue importanti risultati nella tutela della salute soprattutto nell’ambiente di lavoro. G.A. Maccacaro fu uno scienziato che visse in modo completo la sua professione di studioso e ricercatore e il suo impegno sociale. Fu sempre dalla parte dei lavoratori e degli studenti ai quali profuse tempo ed energie; visse in modo onesto la sua professione di docente, senza ottenerne facili privilegi. Che la giornata sia quella del lontano 1896, perché moriva Paul Verlaine e con lui i versi: “Poiché l’alba si accende, ed ecco l’aurora, poiché, dopo avermi a lungo fuggito, la speranza consente a ritornare a me che la chiamo e l’imploro, poiché questa felicità consente ad essere mia, facciamola finita coi pensieri funesti…”


