storia

Resistenti e Resistenza all’Istituto di Storia Contemporanea/ Mario Martinelli

Rosaria MarchesiNumerosi i partecipanti al secondo ciclo di conferenze sulla storiografia locale all’Istituto di storia contemporanea Perretta. Relatrice la giornalista Rosaria Marchesi, che ha presentato quello che è stato definito un testo base: Aspetti e problemi del movimento cattolico comasco dal 1919 al 1945 di Mario Martinelli, pubblicato nel 1985. Come ormai di consueto, prima della presentazione, viene tratteggiata una nota metodologica, che possa dare una cornice e al tempo stesso un orizzonte. La memoria della memoria è quella che rimane ai posteri – ha sottolineato Gerri Caldera nella sua premessa – quindi è possibile parlare di una post memoria, quella sulla quale i ricercatori dell’Istituto lavorano con grande senso di responsabilità. Mettere in relazione autori e tempo storico è cosa delicata, soprattutto quando i personaggi che hanno partecipato alla storia arrivano alla scrittura anni dopo, portando alla luce il problema di una memoria che si sedimenta, non liquida, ma piena di senso comune, condizionato dai fatti che si sono verificati in seguito.
Il volume di Mario Martinelli approfondito è il secondo di una trilogia mai terminata, pubblicato in occasione del quarantesimo anniversario della Liberazione. Il testo parte dal Partito popolare italiano a Como (di cui il padre fu tra i fondatori), per arrivare in conclusione alla vicenda che ci offre diversi spunti di riflessione: la clandestinità nel Comasco. Per ricomporre la vicenda storica Martinelli si è avvalso di documenti da lui posseduti e citati nelle note; come sia venuto a conoscenza di questi documenti non viene specificato. Nel periodo della resistenza, grazie al suo impegno sociale e culturale nel mondo cattolico, si rese disponibile a mantenere i contatti per la Dc con Milano, e mise a disposizione la sua casa per le riunioni. I contatti con il capoluogo gli fecero avere rapporti anche con esponenti di altre forze politiche – spiega Rosaria Marchesi – poi presenti nel Cln. La clandestinità si respirava in tutti i momenti dell’agire quotidiano; è così, ad esempio, che Martinelli, di ritorno da Milano, era solito passare all’ospedale Valduce, dove, grazie alla disponibilità delle suore, lasciava in custodia i documenti prima di tornare a casa. Dato da non trascurare è che egli fu imprigionato dall’agosto del ’44 alla primavera del ’45; di conseguenza, la sua testimonianza si intreccia a testimonianze che gli sono state riportate e agli incontri avvenuti nel carcere di S. Vittore. Numerose le persone che vengono da lui citate, tra cui i sacerdoti, quasi a dare il giusto spazio a ciascuno, che rischierebbe altrimenti di essere dimenticato. Molti aspetti rimangono aperti, e probabilmente avrebbero trovato collocazione nel terzo volume. Le persone in sala hanno reso omaggio con parole di stima e rispetto all’onestà intellettuale di Martinelli, anche in considerazione della sua pluridecennale attività di politico in Parlamento.

In chiusura, Giuseppe Calzati, ha individuato in Eugenio Rosasco, Pier Amato Perretta e Mario Martinelli figure simbolo per la Resistenza; pur avendo posizioni diverse, erano accomunati da un sentire comune: quello dell’antifascismo. [Barbara Rizzi, ecoinformazioni]

Kersevan / Una grande lezione di storia

Nel salone Bertolio della Cooperativa di via Lissi a Rebbio la storica Alessandra Kersevan ha ricostruito in un’approfondita conferenza nel pomeriggio di sabato 1 febbraio le vicende connesse all’occupazione fascista delle regioni della ex Yugoslavia, legate soprattutto all’internamento di un numero grandissimo di civili, uomini e donne, vecchi e bambini, in campi di concentramento italiani tra 1941 e 1943.

L’incontro, organizzato dalla Sezione di Como dell’Anpi e dall’Istituto di Storia Contemporanea Pier Amato Perretta, avrebbe dovuto tenersi – com’è noto – alla Circoscrizione n. 1 di Albate se il Comune non avesse ritirato all’ultimo momento la concessione della sala. Il trasferimento non ha nuociuto alla partecipazione, anzi: oltre cento persone hanno affollato il salone Bertolio. Un pubblico attento e partecipe, intenzionato a capire.

E se alle persone presenti si fosse aggiunto anche qualcuno di quelli che in questi giorni hanno accusato la studiosa di “negazionismo” riguardo alla vicenda delle foibe, avrebbe avuto la misura di quanto si è sbagliato.

Dopo le parole di premessa di Nicola Tirapelle della Sezione di Como dell’Anpi e l’attenta introduzione di Elisabetta Lombi, dell’Istituto di Storia Contemporanea, che ha fornito i dati essenziali del volume Lager italiani – recentemente pubblicato appunto dalla studiosa -, Alessandra Kersevan ha ricostruito la storia dell’area intorno al “confine orientale” dalla prima guerra mondiale fino a tutta la vera e propria occupazione fascista. Una regione estremamente complessa, in cui era evidente una realtà plurinazionale (italiana, slovena, croata, ma anche tedesca e rumena) e che l’annessione all’Italia cercò subito di omologare a una pretesa italianità. Su queste vicende ha operato una profonda rimozione, quando non una vera e propria censura: Alessandra Kersevan ha ricordato solo due esempi, ma estremamente significativi: il documentario della Bbc Fascist legacy, realizzato alla fine degli anni Ottanta, acquistato e tradotto dalla Rai ma mai trasmesso, e poi soprattutto il documento finale della commissione storica italo-slovena istituita dai governi dei due Paesi e che avrebbe dovuto essere ratificato dai rispettivi governi, cosa che è avvenuta per la Slovenia ma non per l’Italia.

La data cardine per le specifiche vicende legate ai campi di internamento italiani è il 6 aprile 1941, con l’inizio della aggressione al regno di Yugoslavia e la seguente occupazione, che fu gestita con ossessiva attenzione alla repressione delle vere e presunte forme di resistenza da parte degli abitanti. L’intera città di Lubiana, per esempio, venne trasformata nella notta tra 22 e 23 febbraio 1942 in un immenso campo di concentramento con la costruzione di un reticolato tutt’intorno all’abitato, lungo ben 32 kilometri, e la suddivisione del territorio urbano in zone divise da filo spinato. Si procedette quindi all’internamento dei maschi adulti che vennero “selezionati” per categorie, a cominciare dagli studenti, evidentemente ritenuti i più pericolosi. A seguito di questa vera e propria pulizia etnico-politica i luoghi di detenzione sul posto si dimostrarono rapidamente insufficienti e vennero quindi allestiti veri e propri campi di concentramento in Italia (in Friuli – in primo luogo a Gonars -, in Veneto, ma poi anche in Liguria, in Umbria, in Toscana, in Lazio) e sulle isole dalmate. Alla fine, in condizioni disumane, furono circa 120 mila le persone slovene, croate, montenegrine deportate e internate, di queste non meno di 4500 (secondo le stime più prudenti), ma forse almeno 7000, morirono.

Alessandra Kersevan ha raccontato questi accadimenti in una narrazione pacata, ma implacabile: ha citato cifre, mostrato immagini provenienti dagli archivi militari italiani, smontato false attribuzioni e interpretazioni, letto messaggi inviati dall’interno dei campi e documentati dalle commissioni provinciali della censura fascista, ricostruito un contesto storico che dovrebbe essere noto e che invece è stato artatamente occultato dall’ufficialità.

Ha poi risposto alle domande del pubblico, attento e partecipe, come si è detto. Non si è sottratta nemmeno al pretesto delle polemiche che purtroppo l’accompagnano da tempo e che l’hanno accolta anche a Como: il tema delle foibe. A proposito del quale, ha allargato il contesto di spiegazione, sottolineando che in quella regione la guerra è stata particolarmente dura, fin dal primo conflitto mondiale, e che la guerra non può lasciare che strascichi di guerra e violenza (come è stato sottolineato anche dall’intervento di Celeste Grossi). Lungi dal ridimensionare la drammaticità delle vicende legate alle foibe, ha chiesto uno sforzo di approfondimento, di studio, un impegno anche da parte delle istituzioni per chiarire le reali dimensioni del fenomeno, tuttora oggetto di forzature polemiche, per riuscire a sottrarlo definitivamente a istanze nazionalistiche (e di nuovo ha richiamato la paradossale vicenda della commissione di storici italo-slovena istituita e poi “abbandonata” dal governo italiano) e soprattutto per riuscire a inquadrarlo in una prospettiva storica che non può essere chiusa sul solo periodo seguente alla seconda guerra mondiale e alla fine del fascismo.

Alla fine, tra tutte le persone presenti, è stata forte la consapevolezza di aver imparato molte cose. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

Storia/ Il confine orientale prima delle Foibe

KersevanSi è aperto sabato 1 febbraio, nel salone Bertolio a Como, messo a disposizione dal Comitato soci Coop, l’incontro con Alessandra Kersevan, presenti oltre cento persone, tra loro esponenti delle sinistre lariane, i consiglieri comunali Marco Servettini e Luigi Nessi, dell’associazionismo, della cultura oltre che dell’Anpi e dell’Istituto Perretta, organizzatori dell’incontro. Nell’apertura Nicola Tirapelle per l’Anpi di Como ha ribadito che «L’incontro come è noto non è sulle Foibe, ma su quello che è avvenuto prima delle Foibe». Tirapelle ha poi duramente contestato la decisione del sindaco Lucini di non concedere la sala comunale della Circoscrizione 1. Dopo l’introduzione di Elisabetta Lombi, dell’Istituto Perretta la parola è passata alla storica. Presto on line l’intervista alla relatrice di Jlenia Luraschi, l’articolo sull’icontro di Fabio Cani e, sul canale di ecoinformazioni il video dell’incontro di Roberto Borin e Marco sportelli. [Foto di Simona Benedetti]

Lucini antifascista, non può essere stato forzato da Militia

sel comoSel esprime con un comunicato sorpresa e disappunto per la scelta del sindaco di Como di negare la sala per l’incontro con la storica Alessandra Kersevan, chiede vengano spiegate le ragioni del diniego e esprime solidarietà all’Anpi e all’Istituto Perretta. Leggi nel seguito del post il testo del comunicato.

«Abbiamo appreso con sorpresa e disappunto che il Sindaco, Mario Lucini, non ha concesso l’uso di una sala comunale per la Conferenza pubblica con la storica Alessandra Kersevan, in occasione della Giornata della Memoria e del Giorno del Ricordo. Chiediamo al sindaco di conoscere i motivi di una decisione assolutamente imprevista e imprevedibile. Mario Lucini condivide con noi i valori antifascisti su cui è stata costruita la Repubblica italiana. Siamo certi che la sua scelta non sia stata motivata dalle affermazioni di Militia − Kersevan è “nota per lo spiccato negazionismo che la contraddistingue sul dramma delle Foibe” −. Il serio e approfondito lavoro della ricercatrice sulle responsabilità del fascismo italiano durante l’occupazione nazifascista della Jugoslavia merita attenzione e rispetto.

Condividiamo la scelta degli organizzatori che «Per rispetto alle drammatiche vicende che intorno al “confine orientale” ebbero luogo negli anni prima e dopo la seconda guerra mondiale e la fine del fascismo» hanno deciso di mantenere l’appuntamento, spostandolo al Salone Bertolio, in via Lissi sabato 1 febbraio 2014 alle 15.30; Sel di Como parteciperà all’incontro.

«I diritti umani sono le basi fondamentali della nostra democrazia che non può ignorare i rischi cui possono essere esposti gli innocenti» ha detto Giorgio Napolitano nella Giornata della Memoria. Noi di Sel, ogni giorno impegnati contro ogni forma di razzismo ed ogni rigurgito negazionista, manifestiamo preoccupazione per la perdita di memoria alla quale stiamo assistendo. Lo dimostrano episodi di razzismo come le scritte apparse sui muri della città di Roma e l’invio di tre pacchi contenenti teste di maiale indirizzati alla Sinagoga, all’ambasciata israeliana, al museo di Roma. Siamo convinti che per evitare che si diffonda una cultura di destra anche sul nostro territorio il lavoro dell’Anpi di Como “Perugino Perugini” e dell’Istituto di Storia Contemporanea “Pier Amato Perretta” sia prezioso. A loro esprimiamo la nostra vicinanza e la nostra solidarietà». [Sel Como]

Lucini nega la sala/ Alessandra Kersevan parlerà nel Salone Bertolio

lager italianiAnpi e Istituto di storia contemporanea Perretta hanno dovuto prendere atto della decisione, tanto imprevista quanto incomprensibile, del sindaco di Como Mario Lucini di ritirare la disponibilità della Circoscrizione 1 già concessa alle autorevoli istituzioni democratiche e culturali lariane per l’incontro di approfondimento storico di sabato 1 febbraio alle 15,30 Lager italiani. Pulizia etnica e campi di concentramento fascisti per civili Jugoslavi 1941-1943. La conferenza di Alessandra Kersevan si terrà ugualmente, ma nel Salone Bertolio in via Lissi 6 a Como. Leggi nel seguito il comunicato di Anpi e Istituto Perretta di Como  

«L’incontro con Alessandra Kersevan trasferito al Salone Bertolio in via Lissi dopo che il sindaco Mario Lucini ha negato l’uso della Circoscrizione n. 1 a seguito delle pretestuose proteste dell’organizzazione di estrema destra Militia.

L’incontro con la storica Alessandra Kersevan, organizzato dalla sezione di Como dell’Anpi e dall’Istituto di Storia Contemporanea “Pier Amato Perretta” per domani sabato 1° febbraio alle ore 15.30 è stato spostato al salone Bertolio in via Lissi 6 (sopra la Cooperativa) dopo che nella tarda mattinata di oggi, venerdì 31 gennaio, il sindaco di Como, Mario Lucini, ha ritirato il permesso all’uso della sala della Circoscrizione, già concessa nei giorni precedenti, in seguito all’intervento dell’organizzazione di estrema destra Militia che sulla sua pagina fb ha definito la Kersevan “nota per lo spiccato negazionismo che la contraddistingue sul dramma delle Foibe”.

Com’è evidente dal programma, l’incontro non era centrato sulle foibe, ma sulle responsabilità del fascismo italiano riguardo alla persecuzione delle popolazioni jugoslave nel periodo dell’occupazione nazifascista. I lavori di approfondimento storico di Alessandra Kersevan non hanno mai negato il fenomeno delle foibe, ma si sono rivolti a cercare di ricostruire le reali dimensioni e le ragioni di tali tragici fatti, spesso usati a puri fini propagandistici senza alcun rapporto con la loro reale drammaticità.

Senza ragione, il Comune di Como ha fatto propria un’accusa irriguardosa del serio lavoro di approfondimento che la studiosa e le organizzazioni promotrici svolgono su questi temi da molti anni, come hanno riconosciuto pubblicamente anche alcuni esponenti – quelli meno ideologicamente prevenuti – dei profughi giuliano-dalmati.

L’unica possibile spiegazione di questa grave decisione è una sorta di “parità di trattamento” tra le associazioni antifasciste e quelle filofasciste e filonaziste cui nei giorni scorsi non era stato concesso l’uso della circoscrizione di Camnago Volta per un incontro celebrativo di un esponente del nazismo!

Per rispetto alle drammatiche vicende che intorno al “confine orientale” ebbero luogo negli anni prima e dopo la seconda guerra mondiale e la fine del fascismo, le organizzazioni promotrici dell’incontro hanno deciso di mantenere l’appuntamento, spostandolo al Salone Bertolio, e rivolgono l’invito di partecipazione a tutta la popolazione». [Anpi Associazione Nazionale Partigiani d’Italia – sezione di Como, Istituto di Storia Contemporanea Pier Amato Perretta di Como]

I notai nella storia – Un convegno a Cernobbio

Il convegno che si tiene a Cernobbio tra 30 e 31 gennaio 2014 è un buon esempio di come si possa fare cultura a livello internazionale senza dover necessariamente cedere alle regole dello show business.

Con un lungo lavoro tessuto negli ultimi mesi il Centro Studi Raul Merzario, intitolato allo studioso comasco fortemente impegnato nel campo della ricerca storica e sociale, ha costruito un convegno internazionale con una nutrita partecipazione di docenti affermati, ma anche di giovani ricercatori.

Il tema di indagine, quello della figura del notaio e dei suoi molteplici ruoli – economici, sociali, politici, culturali – nella società dei secoli passati, tra Medioevo ed Età moderna, può sembrare un argomento estremamente specialistico, ma è in realtà un tema centrale nella formazione dell’Europa attuale, in cui – tra l’altro – il ruolo giocato dall’Italia è unanimemente giudicato di importanza fodamentale.

Che il tema non sia confinato in ambiti strettamente accademici è stato dimostrato dalle relazioni della prima giornata di lavori, dedicate in gran parte all’epoca medioevale, di  notevole approfondimento e rigore scientifico, ma anche di notevole fascino e capaci di catturare l’attenzione del pubblico.

Al centro delle indagini, in questo primo pomeriggio, il ruolo politico e sociale del notariato, soprattutto nel contesto dell’Italia centrosettentrionale dove la vita urbana, tra Medioevo e prima Età moderna, torna ad essere, dopo una lunga parentesi, il motore principale del cambiamento.

Il convegno – organizzato, insieme al Centro Studi e Ricerche Raul Merzario di Cernobbio, dal Dipartimento di Studi Storic dell’Università degli Studi di Milano, dal Laboratorio di Storia delle Alpi dell’Università della Svizzera Italiana e dal Centro interdipartimentale di storia della Svizzera Bruno Caizzi – prosegue nella accogliente sede di Villa Bernasconi a Cernobbio anche nella giornata di venerdì 31 gennaio con due sessioni dedicate a “Traiettorie familiari del ceto notarile:mobilità sociale e forme di riproduzione” e a “Notai e reti di relazioni”. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

Lager italiani/ incontro con Alessandra Kersevan

Kersevan-2014La sezione di Como dell’Anpi, in collaborazione con l’Istituto di storia contemporanea P. A. Perretta, invita sabato 1 febbraio alle 15.30 presso la sala della circoscrizione 1 di Como-Albate all’incontro pubblico con la storica Alessandra Kersevan. (altro…)

Mantegazza/ Il presente della Shoah

primo pianoL’incontro con Raffaele Mantegazza, professore di pedagogia interculturale presso la Facoltà di Scienze della formazione dell’Università Milano-Bicocca, e con Silvia Magni, assessora alle Politiche educative e giovanili del Comune di Como, venerdì 24 gennaio in biblioteca a Como. Mantegazza ha presentato ai pochi ma attenti ascoltatori una visione della Shoah e della Giornata della Memoria sotto una lente pedagogica ed educativa.

Oggi ha ancora senso ricordare ai giovani il Nazismo e la Shoah? Può servire per analizzare meglio la società e gli eventi storico-politici di oggi, oppure è un pezzo di storia che rimane nel passato e che si limita a essere ricordato il 27 gennaio di ogni anno? Qual è il ruolo della scuola in questo?

C’è una differenza sostanziale tra fare memoria e ricordare. Ricordare significa rimettere dentro il cuore un avvenimento e farlo vibrare delle stesse emozioni di quando lo si è vissuto. Con la memoria invece entra in campo la razionalità, che mette tutto in ordine e allontana l’emozione. Come posso ricordare solo quello che ho vissuto, posso fare memoria anche di quello che hanno vissuto altri. «Quando si parla di Shoah ai giovani­ – spiega Mantegazza – bisogna tener conto di entrambe le dimensioni, quella emotiva e quella razionale. Con un loro intreccio invece è possibile insegnare qualsiasi cosa, in particolare la Shoah».

Le materie scolastiche, in particolare la storia, dovrebbero essere spiegate si giovani con un aggancio al presente. Perché si deve avere interesse a conoscere i popoli passati e le guerre se non possono dare una risposta alle domande della società attuale?

Si sa che le dinamiche storico-sociali del passato possono essere usate per capire meglio il presente, in quanto i grandi temi del passato sono anche i temi di oggi. Le dinamiche che hanno dato origine alla Shoah, oggi esistono ancora: proviamo a pensare a quel senso di umiliazione e mortificazione che vivono le minoranze etniche in un paese straniero, le persone disabili, gli Ebrei, i più deboli. Questi sono spesso vittime di persecuzioni fisiche e psicologiche, le stesse che hanno subito i disabili, gli Ebrei, gli omosessuali, i testimoni di Geova e i comunisti, solo per citarne alcuni, durante il nazismo.

E se fossimo nati nel periodo nazista, da che parte staremmo? Dalla parte dei perseguitati oppure da quella dei carnefici? «Difenderemmo i più deboli», risponderebbe gran parte di noi, se non tutti. Facile  a dirsi ora, ma ne siamo proprio sicuri? Chissà che qualcuno di noi si sarebbe trasformato nel carnefice…

Tornando agli adolescenti: le iniziative scolastiche per la Giornata della Memoria come le gite ad Auschwitz, la visita alle mostre sullo sterminio degli Ebrei,  riescano a toccare le coscienze dei giovani? Certo, forse nel momento in cui si trovano ad ascoltare il racconto di un testimone sopravvissuto al campo di concentramento, si riesce a toccare la sua parte emotiva facendogli scendere qualche lacrima.

Ma la mattina del 28 gennaio, quando la Giornata della Memoria si concluderà e gli studenti saranno tornati dalle visite educative, in loro ci sarà un cambiamento? Ci sarà in tutti una riflessione anche fugace su di sé e su quello che si è visto e ascoltato? Oppure sono tutte iniziative proposte dai professori perché “bisogna” farle come tutti gli anni, e quella giornata è destinata a diventare un rituale noioso e asettico, che si limita al 27 gennaio? È probabile che alcuni dei ragazzi torni più razzista ed esaltato di prima, mentre qualcun altro magari inizia a documentarsi in modo più approfondito. Il problema grande è che il fascino del male incanta i giovani di oggi come ha incantato quelli di allora, e quindi il lato emotivo di questi progetti educativi non basta.

Quello che manca è un approccio che riporti questo tema all’attualità, che serva a far riflettere i giovani sulle loro antipatie, sulle discriminazioni che compiono ogni giorno, per esempio schernendo due persone omosessuali che si baciano in pubblico, oppure contro il ragazzo disabile che non può salire le scale con la carrozzina, o ancora contro la mendicante all’angolo della strada che chiede l’elemosina. E’ qui che bisogna intervenire. Sono i docenti che devono approcciarsi ai loro ragazzi e alle classi in base al loro carattere, alle problematiche, alle loro passioni e interessi e lavorarci sopra. Se per esempio in classe ci sono degli appassionati di sport, si potrebbe riflettere sul perché lo stadio di calcio diventa un luogo per fare insulti razzisti contro i giocatori e contro i tifosi delle altre squadre. Rapportare quindi la Shoah ai diversi ambiti della vita di ognuno, tenendo presente i temi storico-sociali che come allora ci sono anche oggi, e fornire riflessioni e risposte alle domande e ai comportamenti dei ragazzi; Shoah a parte, secondo Mantegazza dovrebbe valere così per ogni materia. Per riuscirci i professori dovrebbero lavorare in sinergia e attrarre l’interesse dei ragazzi creando un legame tra una lezione e un’altra e con i progetti educativi.

A scuola, la mattina del 28 gennaio molto probabilmente si ricomincerà a spiegare la matematica con le solite formule da imparare a memoria; la storia come due giorni prima con le solite noiose date, e così tutte le altre materie scolastiche, e come due giorni prima il giovane che si era commosso alle parole del testimone tornerà a schernire il compagno omosessuale, e la mendicante all’angolo della strada. Quindi sembrerebbe che i progetti educativi avrebbero bisogno di una dose di razionalità e di riflessione, e le materie scolastiche di emozione.

Con la Giornata della Memoria gli studenti, come ognuno di noi, devono diventare testimoni: testimoni di un periodo che non deve più ripresentarsi in futuro, partendo dalla riflessione sul modo con cui ci approcciamo alle persone e da come le giudichiamo. Perché ci scandalizziamo ancora di due persone omosessuali che stanno insieme? Facendo ciò crediamo di essere tanto diversi dai carnefici del Nazismo che li hanno perseguitati e sterminati?

Anche non ricordare e dimenticare differiscono di significato: non ricordare non dipende da noi, ma dipende dalla limitatezza del nostro immagazzinare nozioni e ricordi; dimenticare è imvece un atto voluto, sia a livello cosciente che a livello meno cosciente. Non si può, e non si deve dimenticare la Shoah. Conoscerla non deve limitarsi a essere un ricordo lontano, ma deve diventare memoria, così che possa essere tramandata alle future generazioni e resa sempre attuale.

Tra_il_marzo_e_il_giugnoGiovedì 23 gennaio è uscito un  nuovo libro di Raffaele Mantegazza, Diventare testimoni Riflessioni e percorsi per la Giornata della Memoria a scuola [Edizioni Junior, Bg], indirizzato ai docenti di scuola primaria  e secondaria di primo e secondo grado, che offe strategie e consigli didattici e psicopedagogici differenziati per età.

Inoltre fino al 3 febbraio si può visitare la mostra fotografica Shoah: L’infanzia rubata, a  San Pietro in Atrio in via Odescalchi 3 a Como, curata dall’Associazione Figli della Shoah. [Clara Chiavoloni, ecoinformazioni]

I disegni dei bambini di Terezin

istituto-perrettaNel pomeriggio del 25 gennaio, in biblioteca a Como, in Piazzetta Lucati, sarà possibile visitare la mostra dei disegni creati dai bambini del ghetto di Terezin. Con l’opportunità di seguire la preziosa narrazione di Marinella Fasani, ricercatrice dell’Istituto di storia contemporanea Perretta, che si è occupata di approfondire il tema e di renderlo fruibile a tutti. Tra vedere una mostra e viverla c’è in mezzo un mondo fatto di parole che escono da uno studio intenso, che si intreccia alla passione della condivisione. Un’occasione rara, da non lasciarsi sfuggire. Ascoltare Marinella Fasani significa impegnarsi in un viaggio fatto di eventi storici e storie private, un viaggio accompagnato da musiche taciute, ma evocate così bene che sembra quasi di sentirle: fatevi raccontare del mezzo soprano Anne Sofie von Otter, o di una ninnananna piena d’amore.
Guardate i disegni con attenzione artistica: le loro tecniche sono miste, e arrivano direttamente da persone che hanno attraversato la Bauhaus. Utilizzano pitture, collage, ricami con il filo, moduli burocratici nazisti barattati con il pane. Partono dal vero, rappresentando la desolazione che li circonda, ma vengono guidati verso l’astrazione, verso il bello che può dare speranza. La resistenza attraverso l’arte da stupore.

«Prova, amico, ad aprire il tuo cuore alla bellezza

quando cammini tra la natura

per intrecciare ghirlande coi tuoi ricordi:

anche se le lacrime ti cadono lungo la strada,

vedrai che è bello vivere.» [da La canzone dell’uccello, 1941, Anonimo]

In serata,   il viaggio continuerà con la presentazione multimediale nella sede dell’associazione Ex libris, alle 19, in via Borgovico 35. [Barbara Rizzi, ecoinformazioni]

Giornata della memoria a Cernobbio

giornata della memoriaLunedì 27 gennaio alle 15 al Luogo della Memoria nel parco Giorgio Perlasca cerimonia istituzionale con deposizione corona e lettura di alcuni brani da parte degli alunni delle classi V della scuola primaria di Cernobbio capoluogo. Martedì 28 gennaio alle 10 nell’Aula Magna della scuola don Umberto Marmori concerto per gli alunni dei 7Grani con intervento di un rappresentante dell’Amministrazione comunale.

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