Consiglio comunale

Le “Paratie mobili” di Giù la Giunta chiudono Palazzo Cernezzi

Alle 21,30 erano un centinaio ii manifestanti per l’iniziativa di Giù la Giunta a Palazzo Cernezzi lunedì 16 novembre. Abbastanza però per fare scattare inverosimili misure di sicurezza che tengono addirittura fuori dei cancelli i manifestanti e hanno permesso solo ad una decina di loro (a fronte dei trenta posti disponibili per il pubblico) di entrare dopo aver dovuto esibire i documenti. Le minoranze hanno chiesto dopo le preliminari di sospendere la seduta e sono scese tra i manifestanti. 

Intanto i manfestanti hanno “chiuso” per qualche minuto con un “muro” di scatoloni di cartone l’ingresso al Comune, anzi in verità si tratta di una “chiusura mobile”  infatti alcuni scatoloni vengono alzati e abbassati dai manifestanti simulando la discussa e discutibile trovata tecnologica delle paratie mobili a lago.

Il Consiglio comunale di giovedì 12 novembre 2009

cernezzi«Si è passata la soglia del ridicolo» ha esclamato Mario Lucini, Pd, nelle preliminari al Consiglio comunale di giovedì 12 novembre, riferendosi alla decisione di edificare un nuovo muro sul lungolago con l’intenzione di abbatterlo in parte, così come dichiarato dal sindaco.

Alessandro Rapinese, Area 2010, ha richiamato l’attenzione sulla situazione di alcuni bagni della Biblioteca comunale chiusi per guasto, rilevando poi la chiusura degli oblò del cantiere delle paratie.
Carlo Ghirri, Gruppo misto, ha preso l’occasione per lodare l’operato dell’ex vicesindaco Caradonna.
Roberta Marzorati, Per Como, ha stigmatizzato il mancato patrocinio da parte del Comune ed il diniego alla concessione della Biblioteca all’associazione Comogaylesbica per la visione di un film sul problema dell’accettazione dell’omosessualità da parte dei genitori «in base a quale criterio?» si è chiesta «perché a S. Francesco si è dato il patrocinio ai dianetici per una mostra assurda?».
Giampiero Ajani, Lega, ha sottolineato la pericolosità delle quattro corsie in via Napoleona e chiesto provvedimenti.
Marcello Iantorno, Pd, ha chiesto nuovamente informazioni sul bando della raccolta dei rifiuti suscitando le ire dell’assessore Peverelli che ha chiesto e ottenuto di prendere la parola, «sun minga chi a ciapà sempar pugn in facia», e affermato che «è inutile chiedermi della gara di appalto, non la conosco neanch’io. Quando andrà in Giunta l’assessore Peverelli uscirà a scanso di equivoci».
Il sindaco ha quindi spiegato il perché della costruzione del nuovo muro sul lungolago «viene costruito tutto secondo il progetto originale», ma ha aggiunto «verrà tagliato all’altezza antiesondazione».
All’ordine del giorno avrebbe dovuto quindi esserci la nomina dei revisori dei conti ma, dopo la richiesta di spiegazioni da parte di Emanuele Lionetti, Lega, e Mario Lucini, Pd, il Pdl ha spiegato di voler passare ad altro; per Marco Butti «bisogna procedere all’assestamento di Bilancio entro il 30 novembre e poi si potrà fare la nomina dei revisori».
A nulla è valsa l’arringa di Bruno Saladino, Pd, e con il voto favorevole della maggioranza e la contrarietà di Massimo Serrentino, Pdl, Lega e delle minoranze, oltre che l’astensione di Dario Valli, Area 2010, e Vincenzo Sapere, Gruppo misto, è passato il nuovo ordine dei lavori.
Si è potuto così affrontare una nuova serie di piani di recupero. La maggioranza ha approvato un piccolo intervento in via 1° maggio, uno più grande in via Pannilani, per 1200 metri quadri, un altro in via Rubini.
«Si procede per tappe forzate, fin troppo forzate» ha detto Lucini, anche perché quasi nessuno ha preso parte al dibattito, che ha chiesto una sospensiva per ragionare col suo gruppo sui punti successivi all’ordine del giorno.
È stata quindi approvata una tettoia per terriccio al Cip Garden, per poi passare ad un nuovo piano di recupero in via Pannilani, sei condomini di tre piani a ridosso del Cosia. A nulla sono valsi i tentativi da parte delle minoranze di convincere la maggioranza della problematicità della zona, che sta subendo queste nuove ondate di edilizia residenziale, non avendo servizi pubblici adeguate e una sola strada d’accesso che finisce nella strettoia prima del semaforo di S. Martino. Un attacco contro la velocità con cui si è proceduti a esperire i procedimenti per fare questo Piano «da maggio a novembre» quando interessa «un gruppo di presunta opposizione» ha detto Bruno Magatti, Paco, riferendosi ad Area 2010. Essendo interessato direttamente nell’opera l’architetto Valli era già uscito dall’aula, seguito poco dopo da Rapinese. Con i voti della maggioranza il nuovo quartiere è stato approvato. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il Consiglio comunale di Como di lunedì 9 novembre 2009

cernezziApprovata la Manhattan comasca, un altro scempio sul territorio «da Muggio non si vedrà più il Baradello!» denuncia Lucini.

Il problema delle multe non registrate e della richiesta, ulteriore, di pagamento da parte del Comune delle stesse già saldate è stato posto dal consigliere di Rifondazione donato Supino: «a 9 mila comaschi, che hanno già pagato è stato chiesto di corrispondere nuovamente i soldi» e il consigliere si è poi chiesto «come mai sono entrati dei soldi nelle casse comunali e non sono stati registrati?».Roberta Marzorati, Per Como, ha invece richiesto la sistemazione definitiva degli scarichi fognari che scendendo da via Rienza scaricano il proprio troppo pieno nel Cosia.
Luigi Bottone, Gruppo misto, ha invece domandato a quanto ammontano i ristorni delle tasse dei frontalieri dati al Comune di Como per opere infrastrutturali e quali siano queste strutture.
Vittorio Mottola, Pd, ha chiesto nuovamente una recinzione per il cippo ai caduti di Ponte Chiasso.
Alessandro Rapinese, Area 2010, ha chiesto di trasformare in ordini del giorno diverse interpellanze da lui presentate al sindaco e le cui risposte non l’hanno soddisfatto: dalla nomina di un rappresentante del sindaco in Agenda 21, sempre rimandata, alla consulenza esterna per la redazione del Pgt, alla mancata notifica di una multa al consigliere stesso, fino all’inattività della Commissione biblioteca.
Gianmaria Quagelli, Pdl, ha chiesto di «non fare aspettare due, quattro, sei mesi [così come accade normalmente], se non ha più senso» la discussione di una mozione sui crocefissi nei luoghi pubblici da lui presentata.
Il sindaco ha quindi recisamente dichiarato al consiglio delle dimissioni di Caradonna e della sua sostituzione con Stefano Molinari e della nuova redistribuzione degli incarichi all’interno della Giunta, Ezia Molinari è la nuova vicesindaca.
Decadendo Molinari come consigliere del Pdl avendo accettato la nomina ad assessore il Consiglio ha dovuto votare la proroga con il primo dei non eletti della vecchia lista di An facendo rientrare dopo qualche hanno nell’assemblea Augusto Giannattasio. «Noi siamo quelli che geneticamente devono fare e a volte sbagliano – ha dichiarato il neoconsigliere – ma ora ci rimetteremo in piedi».
L’assemblea ha quindi affrontato la definitiva approvazione del Piano di recupero di via Morazzone, già passata in aula, dopo i trenta giorni di esposizione per la raccolta di eventuali osservazioni. La delibera è passata con i soli voti della maggioranza, contrari Paco, Prc, Vincenzo Sapere, Gruppo misto, Rapinese, Mottola, astenuti Dario Valli, Area 2010, Pd, Per Como.
Si sarebbe dovuto affrontare così la nomina dei revisori dei conti comunali, ma su proposta del capogruppo Pdl Marco Butti, dato che nella maggioranza non è ancora stato trovato un accordo, è stata decisa l’inversione dell’ordine dei lavori passando al Piano di recupero presentato da Gamma 3 per la zona fra Camerlata e Muggiò, scendendo dalla canturina lungo il Fiume Aperto.
Il sindaco ha presentato il progetto che prevede un insediamento di 382 abitanti in 5 condomini di cui 4 di 9 piani alti 32 metri tra il Fiume Aperto e la massicciata delle Ferrovie dello stato. Edifici che pur partendo dal fondovalle saranno alti come i condomini, posti ben più in alto, di via Turati. «In cambio degli standard di urbanizzazione abbiamo ottenuto box e case e monetizzazioni per 561 mila euro» ha poi concluso il primo cittadino.
Dopo una schermaglia verbale fra Rapinese, che ha chiesto se qualcuno degli amministratori aveva qualche interesse nel progetto, e Massimo Serrentno, Pdl, i consiglieri dell’opposizione Bruno Magatti, Paco, e Mottola hanno rilevato la mancanza di servizi in zona e l’assurdo di una pista ciclabile interna al nuovo quartiere. «Devo rilevare una lacuna nell’esposizione del sindaco – ha detto Mario Lucini, Pd – si è dimenticato di dire del voto contrario al Paino del Consiglio di Circoscrizione», infatti il parlamentino di quartiere di Albate, governato dal centrodestra, ha espresso parere negativo. «Da via Turati non si vedrà più il monte Goi e da Muggiò non si vedrà più il Baradello – ha esclamato il consigliere democratico – sarà un disastro oltre che paesaggistico viabilistico» dato che i futuri residenti andranno ad incidere negativamente sulle attuali strade dal calibro ridotto. Lucini ha infine ricordato che il piano era stato bocciato (due astenuti ed un voto contrario tra le file della maggioranza) anche in Commissione urbanistica. Lucini ha spiegato che dal piazzale del S. Anna si vedranno in altezza ancora 6 piani delle 4 torri.
Dopo l’appello di Rapinese ai leghisti «non deludete Montorfano!», presidente leghista della Circoscrizione 1, e di Gianni Imperiali, Pd, «cercate di convincermi che bisogna della bontà di questo progetto!», ed un involuto intervento di Emanuele Lionetti, Lega, la maggioranza ha chiesto una sospensione di un quarto d’ora per confrontarsi.
Erano le 22.37, alle 23.05 Arturo Arcellaschi, Pdl, è uscito infervorato dalla sala riunioni minacciando di andare a casa, alle 23.25 è ripreso il dibattito.
Lucini ha subito stigmatizzato la situazione «il 14 ottobre noi siamo stati 10 minuti in più in riunione e voi avete ripreso la seduta senza aspettarci ora siete stati fuori 40 minuti in più», raccogliendo gli applausi del pubblico in sala. Supino ha aggiunto, rivolto a Pastore, «io una volta solo ho chiesto una sospensiva e lei voleva darmi tre minuti! Alla maggioranza ne dà 40 in più».
Giampiero Ajani, Lega, ha chiesto quindi un’ulteriore sospensiva, alle 23.35 «di 15-20 minuti» per consultarsi col proprio gruppo.
«Arturo specia un mument!» ha dovuto urlare a Arcellaschi in fuga, alle 23.47, Butti per cercare di fermarlo, gettandosi al suo inseguimento per i corridoi di Palazzo Cernezzi.
Alle 23.52 la seduta è ripresa e il sindaco ha replicato al Consiglio. «Non credo che da Muggiò non si vedrà Camerlata» ha precisato, si tratta di una bonifica di una riqualificazione e riferito ai senza tetto che si rifugiano nell’area «non andranno più a dormire lì non siamo un paese del Terzo mondo».
Con i soli voti favorevoli della maggioranza, l’astensione di Valli, e il parere negativo delle minoranze e della Lega, la seduta è stata prolungata ad oltranza.
Di seguito alle dichiarazioni di voto di Valli e Luca Gaffuri, Pd, contrari al Progetto, quella che è stata definita la Manhattan comasca è stata approvata con i voti del Pdl, unico astenuto Paquale Buono, l’astensione della Lega, ed il voto contrario delle minoranze. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il Consiglio comunale di Como di martedì 20 ottobre 2009

cernezziMentre la Lega protesta per il tendone “moschea” che sarebbe “abusivo” da due giorni, il Consiglio comunale discute degli abusi edilizi della maggioranza. Viola non salva Caradonna. Anche buona parte della maggioranza trova, coperta dal segreto dell’urna, il coraggio di mandarlo (forse) a casa con una mozione di sfiducia che passa con 26 favorevoli, 12 bianche e solo 3 contrari. Bruni invece gode della fiducia compatta della sua maggioranza, i bollenti spiriti rivoluzionari dei lumbard e di alcuni consiglieri si rivelano assai flebili con la timida l’astensione della Lega e di Bottone.

Penultima puntata per l’affaire paratie martedì 20 ottobre a Palazzo Cernezzi ancora in diretta tv e senza pubblico dal vivo, poco più di venti in Sala stemmi. Nelle preliminari Mario Molteni, Per Como, ha chiesto ancora la sistemazione della segnaletica orizzontale a Monte Olimpino esponendo un cartello con il numero dei gironi della sua prima segnalazione, trenta, e mostrando un rullo da imbianchino: «basta che ci diate l’autorizzazione, e un vigile per dirigere il traffico, e ci sono già le persone disponibili a dipingere le strisce pedonali».
Di «mancanza di rispetto delle leggi e regole che vigono qui da noi» ha parlato Guido Martinelli, Lega, riferendosi al mancato smantellamento del tendone, eretto in Valmulini per le preghiere durante la festività del ramadan, che sarebbe dovuto avvenire entro il 15 ottobre.
Alessandro Rapinese, Area 2010, avvicinandosi la scadenza dei termini della secretazione della lettera di Multi al Comune, ha annunciato che ne chiederà subito una copia «questa notte fanno 30 giorni non può essere mantenuta ancora segreta», ma deve essere insorto un equivoco di date dato che per altri il provvedimento impiegherà ancora qualche giorno a spirare.
Dopo un paio di domande di Marco Butti, Pdl, l’ingegnere Viola ha risposto alle domande postegli anche nella serata precedente.
«Io non ho detto nulla a Caradonna» ha ribadito sciorinando poi una serie di dati tecnici. «I tigli non morranno – ha assicurato – verranno sommersi in parte ma saranno protetti con un colletto di circa 30 centimetri». Sulle ipotesi di regolamentazione delle tracimazioni del lago tramite il livello del lago ha poi affermato «non credo che il Consorzio dell’Adda possa aiutare granché il Comune di Como – specificando – qualche volta ci ha aiutato senza farlo sapere ai suoi utenti, ma a aprile il lago lo deve riempire».
Per quanto riguarda il paesaggio «il lago si vedrà, ma non lo si vedrà come si vedeva prima» ha precisato. «È cambiato completamente il concetto di quella passeggiata» ammettendo «ci saranno alcuni piccoli tratti in cui il lago non si vede». Riassumendo per due terzi non si «vedrà bene» il lago che sarà visibile solo per un terzo, ma per l’ingegnere «già adesso quell’enorme bar verde con i tavolini e le fioriere impedisce di vedere il lago».
Viola ha quindi dovuto ammettere che sì la passeggiata sarà rialzata di 50-60 cm, invertendo l’attuale pendenza dalla strada al lago.
Sui rendering definiti dalle opposizioni capziosi: «non è che sono facili a fare» e, dopo che Luca Gaffuri, Pd, ha ricordato come li avesse utilizzati per presentare il progetto alla televisione locale, ha ribattuto «non credo che ci fosse alcun motivo falsificatore nel farli così».
Viola ha poi attaccato i consiglieri «il progetto era nel Piano delle opere potevate andare a vederlo!».
Per quanto riguarda i costi 12-13 mila euro per riportare il muro al progetto originale, cioè più basso di un 5 cm, il Comune in una lettera, a firma del Responsabile del procedimento ingegnere Antonio Ferro, alla Provincia ha confermato che «è previsto che a lavori di getto completato, la parte eccedente rispetto alla quota costante di 1,00 metro del manufatto, debba essere rastremata per mantenere l’altezza del manufatto costante, al fine di seguire il profilo in pendenza del terreno», e 1,5 milioni per riprogettare e pensare una soluzione senza muri sopra la passeggiata.
In futuro poi saranno previste delle verifiche sugli scarichi fognari, anche in conseguenza della scoperta che nelle tubature delle acque chiare rotte per errore alla fine di via Cairoli c’erano invece liquami neri.
Una spiegazione che ha scontentato anche diversi consiglieri della maggioranza. Giampiero Ajani, Lega, si è spinto a chiedere che nella Conferenza dei servizi che deciderà dell’abbattimento del muro siano presenti alcuni consiglieri come auditori.
Due le mozioni da votare, una di maggioranza e una di minoranza, più un emendamento, alla seconda, proposto da Bruno Magatti, Paco.
Quest’ultimo presentandolo ha parlato di «quote false, falsificate, falsificabili» criticando la quota di diesa scelta dal progetto, asserendo che questa possa essere modificata dati anche i lavori di migliorie idrauliche intercorsi dopo la legge Valtellina. Con i soli voti delle opposizioni e l’astensione della maggioranza l’emendamento è stato approvato.
Per la proposta delle minoranze che chiedeva la censura del sindaco e le dimissioni di Caradonna, dopo il parere del segretario generale Fabiano sulle modalità di votazione, che andavano contro la prassi consolidata del Consiglio comunale di votare con modalità segreta la sfiducia di un assessore, il Consiglio si è espresso su quale modalità adottare. Un voto per ordine sparso che ha portato ad un pareggio 16 a 16 fra favorevoli e contrari, 9 astenuti, senza che sia stata raggiunta la quota necessaria di 21 consiglieri; perciò si è andati al voto con le modalità consuete.
Marco Butti, Pdl, ha chiesto di votare la mozione per punti, così una prima parte in cui si chiedeva la rimozione del muro e il rispetto integrale del paesaggio, con voto palese, è stata approvata col sostegno delle minoranze, della Lega, di alcuni altri esponenti della maggioranza. Tutti compatti, sempre a voto palese, nella difesa del sindaco. Voto contrario della maggioranza tutta salvo le astensioni della Lega e del consigliere Bottone.
Dopo la decisone di proseguire la seduta ad oltranza oltre la mezzanotte, la censura, l’invito alle dimissioni e l’invito a revocare l’incarico di Fulvio Caradonna sono invece passati, grazie forse allo scrutinio segreto, con 26 voti favorevoli, 12 bianche e solo 3 contrari. Rapinese aveva preparato una t-shirt con scritto Game Over. Superato l’ennesimo intoppo procedurale e di interpretazione regolamentare il Consiglio ha affrontato la mozione di maggioranza, che parlava di tutela del paesaggio, di riqualificazione e sistemazione dei scarichi verso il lungolago, e di impegnare il sindaco a relazionare al Consiglio regolarmente sullo stato dei lavori e dei progetti. Magatti ha chiesto la votazione per punti, alcuni sono passati all’unanimità, e la mozione è quindi stata approvata, con l’astensione delle minoranze ed il voto contrario di Rapinese e Donato Supino, Prc. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il Consiglio comunale di Como di mercoledì 14 ottobre 2009

cernezziNotevole nella seduta di mercoledì 14 ottobre la confessione di Stefano Bruni: «Di urbanistica continuo a non capire nulla». Questa la disarmante dichiarazione del sindaco di Como fatta forse – si spera – in modo ironico .

«Vorrei ricordare che è depositata presso la presidenza del Consiglio una mozione di sfiducia al sindaco – ha affermato Mario Molteni, Per Como, nelle preliminari all’assemblea di mercoledì 14 ottobre – per chi sia così liberale da permetterci di discutere così da dare voce non solo alla minoranza ma anche alla città intera». Il consigliere ha poi riproposto il tema delle strisce pedonali cancellate a Monte Olimpino «i cittadini sono disposti a fare loro il lavoro e se dovesse mancare la vernice a raccogliere i sordi necessari per comprarla».
«Cosa si sta andando avanti a fare nel cantiere delle paratie? – ha chiesto Mario Lucini, Pd – la magistratura e gli uffici non hanno bloccato i lavori che spero non pregiudichino le future varianti».
Dopo il sollecito al controllo della variante urbanistica di Borgovico, una richiesta già fatta in aula, ha poi attaccato la Regione Lombardia «è scandaloso che si esprima sul mantenimento del monoblocco del S. Anna [chiedendone l’abbattimento], dopo avere approvato i tre stecconi più alti del monoblocco stesso». «Spero non si sia di nuovo pronti a chinare il capo ai soprusi della Regione che certamente, checché ne dica il sindaco o Formigoni, non ci vuole bene» ha quindi concluso il consigliere.
Vittorio Mototla, Pd, ha denunciato l’assenza di luce in molte strade la sera, particolarmente per Sagnino, chiedendo se è il Comune moroso con l’azienda Il sole o se quest’ultima stia ottemperando o meno al contratto.
Il consigliere democratico ha poi nuovamente chiesto una recinzione per il cippo ai caduti di Ponte Chiasso e condannato la nuova legge sulla limitazione della circolazione delle auto immatricolate come euro 0 definita come «ingiusta e illegittima».
Sul deposito delle firme per la mozione di sfiducia è quindi nata una querelle fra Marcello Iantono, Pd, e il segretario generale del Comune Fabiano, che ha trasmesso una lettera in proposito ai consiglieri, «viene negato l’esercizio delle nostre funzioni e prerogative» ha scandito a gran voce il consigliere.
Sul traffico causato dai lavori di asfaltatura per il Giro di Lombardia è intervenuto Alessandro Rapinese, Area 2010, raccogliendo le scuse del sindaco che si è giustificato con l’impossibilità di effettuare lavori notturni data l’ondata di freddo che ha investito la città.
Insediatasi l’assemblea sono stati affrontati gli emendamenti al Piano casa presentati principalmente dalle opposizioni, solo uno, poi passato, è stato proposto dalla Lega per dare a tutti uno sconto sugli oneri di urbanizzazione.
Le minoranze si sono viste approvare delle modifiche per maggiore chiarezza del testo e la tutela anche delle piccole aree lasciate libere nel progetto iniziale all’interno dell’Oasi del Bassone.
Tutte le altre proposte tendenti ha mettere ulteriori vincoli, o a sottolineare la sicurezza sul lavoro nei cantieri, sono state bocciate.
Minoranze che si sono poi presentate in ordine sparso al voto finale, con diverse posizioni non ricomposte all’interno dei vari gruppi divisi fra astensione e voto contrario, espresso da Rapinese, Molteni, Mottola e Donato Supino, Prc, mentre la delibera è passata con l’approvazione compatta della maggioranza.
Soddisfatto il sindaco Stefano Bruni per la prima volta nelle veci di assessore all’urbanistica, «un settore di cui non sapevo nulla e che ho dovuto studiare e di cui continuo a non capire nulla», ha detto forse in maniera ironica.
Dopo una pausa di sospensione chiesta delle minoranze il Consiglio ha proseguito i lavori, senza aspettare il rientro dei consiglieri usciti che in parte stizziti hanno poi abbandonato la seduta, approvando l’intitolazione come Spazio culturale cavalier Antonio Ratti dell’ex chiesa di S. Francesco. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il Consiglio comunale di lunedì 12 ottobre 2009

cernezziAccantonato il discorso sul muro del lungolago, che riprenderà la prossima settimana, il Consiglio comunale di lunedì 12 ottobre ha affrontato il Piano casa.

«Quando sarà il rinnovo del Cda della Ca’ d’industria? – ha chiesto nelle preliminari Donato Supino, Prc – si impegnerà il sindaco per trovare una soluzione alla trattativa in corso?». Il consigliere comunista ha aggiornato i presenti sulla vertenza in corso e l’incontro che si terrà fra direzione della struttura e rappresentanti sindacali dal prefetto anche facendo riferimento alle affermazioni del presidente Domenico Pellegrino in Consiglio comunale quando aveva detto che sarebbero stati stabilizzati tutti i lavoratori, cosa non ancora fatta, mentre i sindacati denunciano una carenza di organico.
«Chi è responsabile per il Piano di governo del territorio? – ha chiesto invece Silvia Magni, Pd – Sarà approvato entro il 30 marzo 2010 come da proroga?».
Giampiero Ajani, Lega, ha invece chiesto se c’è difformità fra quanto realizzato e quanto si sarebbe dovuto realizzare in piazza Verdi per sapere «se l’articolo apparso su un giornale locale ha un fondamento di verità». Il consigliere leghista ha inoltre resa pubblica la disponibilità del presidente uscente dell’ordine degli ingegneri, Manlio Cantaluppi, ad entrare in una possibile Commissione consultiva per temi come le modifiche da apportare a quanto realizzato per il progetto paratie sul lungolago.
Roberta Marzorati, Per Como, è intervenuta duramente contro il primo cittadino: «i rimpasti di Giunta sono l’unico movimento di un’amministrazione per il resto stagnante. Tutto viene bloccato e quando si fa riferimento ad un assessore questo viene o rimosso o non nominato» impedendo quindi alla macchina comunale di funzionare correttamente.
Alessandro Rapinese, Area 2010, ha esortato la Giunta a non perdere le occasioni poste dal Giro di Lombardia.
«Si è concluso il percorso di riduzione della Giunta da 11 a 9 assessori con l’accettazione delle formali dimissioni di Cattaneo – ha esordito il primo cittadino Stefano Bruni – e la revoca dell’assessore Rallo di cui si è completato l’iter». «Le deleghe sono tutte rientrate al sindaco che se ne farà carico ancora per qualche giorno» ha aggiunto chiarendo poi che per l’ex assessore Rallo è stato attuato un provvedimento di revoca perché non è riuscito a rintracciarlo per avere le sue dimissioni.
Il sindaco ha quindi esposto all’assemblea la legge regionale di applicazione del Paino casa, «una legge straordinaria che non si consolida come procedura», ha tenuto a precisare.
Per Bruni il Comune si è attivato per tutelare ulteriormente il centro storico e le zone contigue al lago, «premettendo un aumento volumetrico solo all’intenro del patrimonio esistente», escludendo limitazioni alla legge regionale solo per i quartieri periferici come Ponte Chiasso e Sagnino a nord e quasi tutti i quartieri sud, da Prestino a Albate, salvo i centri storici degli stessi tutelati già dalla legge stessa.
La Commissione urbanistica non ha espresso un parere formale essendo stata convocata d’urgenza senza avere avuto il tempo di documentarsi completamente ed ha quindi espresso per bocca del suo presidente Mario Lucini, Pd, una mera «presa di coscienza».
«La legge dello stato e della regione sono l’ennesimo pasticciaccio , con intrecci di competenze e profili di incostituzionalità – ha spiegato Lucini nel suo intervento come consigliere – l’Accordo stato regioni, che prevedeva la tutela dei centri storici è stata disattesa dalla regione». Un provvedimento che arriva poi in una città in cui «il Piano regolatore apre margini di edificabilità devastanti». «Non possiamo pensare di rilanciare sempre l’economia mangiando il territorio» ha quindi aggiunto il consigliere democratico lanciando una stoccata al sindaco che l’aveva messo come uno dei punti a favore del provvedimento.
Nello specifico poi forti sono state le perplessità di Lucini sulla perimetrazione delle aree tutelate essendo escluse Lora e i «triangolino bianchi» nell’area dell’Oasi del Bassone. «Lora è oggettivamente non problematica per il Piano regolatore» è stata la risposta del sindaco.
Nel dibattito aperture sulla possibilità di un voto congiunto sono venute dalle minoranze con Dario Valli, Area 2010, e Vincenzo Sapere, Gruppo misto, finché non è stata chiesa una sospensiva per mettersi d’accordo sugli emendamenti da proporre.
Elaborate 8 proposte di modifica, da sottoporre al giudizio tecnico degli uffici, data l’ora la seduta è stata sciolta ed aggiornata per mercoledì prossimo. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Consiglio murato

occhio neroIl dibattito sulle mozioni presentate contro il muro proseguirà, dopo le serate del 19 e 20 ottobre, lunedì 26 ottobre ma a porte chiuse. Per il presidente del Consiglio Mario Pastore va applicata la norma dello Statuto comunale che prevede sedute segrete visto che Donato Supino vuole si parli di licenziamento del direttore dei lavori e dell’assessore responsabili della costruzione del muro del lago di Como. Per assicurare l’effettiva segretezza certamente finestre ancora chiuse e forse qualcuno proporrà una seduta subacquea che sarebbe indubbiamente adeguata al tema lacustre.

Una modalità prevista al comma 1 dell’articolo 48 dello Statuto: «Le sedute del Consiglio comunale sono pubbliche, fatti salvi i casi previsti dalla legge e dal Regolamento del consiglio». Quest’ultimo recita al comma 1: «L’adunanza del Consiglio comunale si tiene in forma segreta quando vengono trattati argomenti che comportano apprezzamento delle capacità, moralità, correttezza o vengono esaminati fatti e circostanze che richiedono valutazioni delle qualità morali e delle capacità professionali di persone».
Il presidente del Consiglio Pastore ha quindi ritenuto che il consigliere del Prc Donato Supino abbia richiesto valutazioni morali e professionali al punto 2 della mozione per l’abbattimento del muro in cui chiede al sindaco il «licenziamento del direttore dei lavori e le dimissioni dell’assessore alla partita» e al 3 «verificare se vi sono i presupposti per risarcimento danni».
L’assemblea di Palazzo Cernezzi si riunirà così in forma segreta e potranno prendervi parte, come da comma 4 del citato articolo 48 del Regolamento, «oltre ai componenti del Consiglio, della Giunta e al segretario generale, il vice segretario ed un addetto all’ufficio di Segreteria, vincolati al segreto d’ufficio».
Porte chiuse alla stampa ed al pubblico che non potranno, grazie a una modalità che non è stata applicata da tempo, conoscere gli apprezzamenti in merito al comportamento dell’assessore più controverso degli ultimi anni.

Il Consiglio comunale di Como di giovedì 8 ottobre 2009

cernezziSeconda seduta sul muro del lungolago a Palazzo Cernezzi giovedì 8 ottobre. L’assembla è stata messa in onda da Etv ed è stata seguita “dal vivo” oltre che dai 15 “palchettisti” nella sala del Consiglio anche su grande schermo nell’attigua Sala stemmi.

Scema l’interesse popolare costruito intorno alla vicenda dell’ecomostro di Como. Solo un’ottantina i presenti al Consiglio dell’8 ottobre che però, nonostante le porte e finestre chiuse, volute così da Pastore sin dalle preliminari, sono riusciti ogni tanto a far sentire la loro approvazione o disapprovazione rispetto agli interventi del dibattito consiliare.
Della serata ha anche approfittato la Fiamma tricolore per distribuire volantini contro il sindaco di fronte al Palazzo comunale.
Nelle preliminari Roberta Marzorati, Per Como, è ritornata sull’accorpamento di due Circoli scolastici in città ed ha chiesto un minuto di silenzio per il ragazzino di 11 anni che si è tolto la vita a Breccia.
«A che punto siamo con quanto deliberato per i terremotati dell’Abruzzo?» ha chiesto Giampiero Ajani, Lega, mentre Vittorio Mottola, Pd, ha chiesto di rendere pubblica la lettera che Multi ha spedito al Comune.
Alessandro Rapinese, Area 2010, ha precisato che la Commissione biblioteca, di cui è membro da 10 mesi, non si è mai riunita.
«Tutta la città chiede di sapere come si esprimerebbero i consiglieri sul sindaco» ha detto Mario Molteni, Per Como, chiedendo ad almeno un consigliere di maggioranza di firmare la mozione di sfiducia al sindaco presentata e firmata dalle minoranze, 15 consiglieri, a cui servirebbe una sola altra firma per poter essere discussa.
Marcello Iantorno, Pd, ha domandato se le annunciate dimissioni di Caradonna, rifiutate dal sindaco, siano state protocollate dato che negli uffici non ce n’è traccia. Una prima risposta gli è arrivata da Pastore «Caradonna non è stato revocato e non si è dimesso». Il sindaco ha poi precisato «sono state delle dimissioni verbali e dato che siamo entrambi galantuomini il problema di averlo scritto non si pone». «Per le paratie le deleghe sono coperte da me – ha precisato il primo cittadino comasco – le altre verranno ridistribuite».
Appena insediato il Consiglio ha rispettato il minuto di silenzio e poi è iniziato il dibattito.
Il primo a prendere la parola è stato Mottola che ha definito come «argomento mondiale» quello trattato e, stimolando le proteste di Pastore, ha mostrato un cartellone con i nomi di quanti della maggioranza avevano espresso la propria contrarietà alla discussione in aula delle paratie nel 2003, «dovete andare a casa, questo è l’invito della città!» ha concluso.
«Il muro va abbattuto, va ridata la vista alla città» ha affermato Piercarlo Frigerio, Pdl, che, dopo aver spiegato come il capoluogo lariano sia fra l’incudine delle società idroelettriche a monte e il martello delle chiuse di Olginate e della distribuzione di acqua per usi agricoli e industriali a valle, ha chiesto «un accordo di programma con il Consorzio dell’Adda per la realizzazione e gestione delle paratie» anche per i futuri costi di manutenzione.
Proprio sulla manutenzione è tornato Vincenzo Sapere, Gruppo misto, che ha ricordato come l’ex sindaco Pigni, accortosi di una variazione ad un progetto fatta dagli uffici si dimise: «Lei invece ha un atteggiamento di superbia e arroganza». Il consigliere socialista si poi espresso contro lo scippo dell’opera da parte della Regione, «se accade sarò anch’io sulle paratie!». Il sindaco però ha tenuto a tranquillizzare gli animi definendo positivo il clima con Regione Lombardia.
Marco Butti, capogruppo del Pdl, ha quindi presentato la mozione della maggioranza in cui si chiede l’abbattimento del muro e che d’ora innanzi venga comunicato lo stato di avanzamento dei lavori, mantenendo comunque il richiamo alla necessità della valorizzazione del lungolago. «Chiediamo anche scusa alla città» ha poi aggiunto il consigliere.
Bruno Magatti, Paco, coperto inizialmente in televisione dalla pubblicità provocando le urla di protesta dei cittadini presenti in Sala stemmi, ha riepilogato il percorso di iniziative approntate dal suo movimento contro le paratie. Come fare a sapere cosa vogliono veramente i cittadini si è chiesto: «Qualcuno ha pensato di andare alle urne». Ma non è la soluzione migliore per il consigliere della rondine che ha lanciato l’idea di un referendum ed ha presentato una delibera in tal senso chiedendo agli altri consiglieri di condividerla.
Massimo Serrentino, Pdl, ha lodato gli interventi più pacati rispetto alla serata precedente seguito da Dario Valli, Area 2010, che ha denunciato «l’assalto alle colline della città», raccogliendo gli applausi del pubblico, e ha precisato «l’abbattimento del muro è uno slogan», chiedendo di uscire dall’impasse con «consulenze esterne. Necessarie e economiche» rispetto a quanto fatto dagli uffici comunali.
«Votammo contro la presentazione in Consiglio del progetto – ha spiegato Stefano Rudilosso, Pdl – perché ci fu detto che il Consiglio era incompetente al riguardo, dato che era un ambito di pertinenza dei tecnici». Gli stessi che hanno permesso la variante del progetto del 5 per cento facendo il muro «ma non si può solo vedere delle paratie la quantità di cemento da gettare e non il contesto», difendendo. Il consigliere, dopo aver difeso il sindaco stigmatizzando i manifestanti che si sono recati sotto casa sua due domeniche fa, erano trasferiti ha poi proposto di chiedere aiuto al Politecnico di Milano per trovare soluzioni al progetto paratie.
Luca Gaffuri, capogruppo Pd, ha quindi, in maniera accalorata, parlato di retromarcia della maggioranza che non è per lui in grado di governare la città affidandosi al detto «portem a ca’ i dané queiscos farem» così sulle paratie, l’autosilo di Valmulini. «Non avete mai fatto vedere i rendering di piazza Cavour, non si parla delle bitte che impediranno di vedere il lago – ha affermato in un crescendo – nessuno ha parlato della barriera verde a S. Agostino». Un affondo per la Lega «come Ponzio Pilato» e un altro per Caradonna «bisogna smetterla con l’arroganza di chi dice di guardare i muri di casa propria e che aveva già detto di svegliarsi prima e di spazzarsi la neve!». Raccogliendo gli applausi del pubblico ha quindi terminato l’intervento chiedendo le dimissioni di Caradonna e Bruni.
«Non difenderò questo progetto – ha esordito Stefano Molinari, Pdl – deturperà irrimediabilmente la nostra passeggiata». «Ho sbagliato a votare contro la proposta di parlarne in Consiglio – ha aggiunto – mi sono fidato del sindaco». Molinari ha quindi attaccato il primo cittadino chiedendo conto della secretata della multi, della cittadella dello sport e della Borgovico bis: «Serve una guida che sappia riportare il centrodestra nel cuore dei comaschi». «Sono pronto a dimettermi sia per il bene del Pdl e per la città!» raccogliendo gli applausi del publbico e l’appoggio di Franco Fragolino, Pd, che ha chiesto uno scatto d’orgoglio da parte della maggioranza.
Gianni Imperiali, Pd, ha domandato al sindaco di chiedere scusa alla città, senza sortire risultati. Roberto Tenace, Pdl, ha chiesto di chiarire le responsabilità definendo quanto accaduto come improvvisazione progettuale.
La serata si è conclusa con la consigliera Marzorati che ha chiesto al sindaco le dimissioni. La discussione, data l’ora, è stata interrota e riprenderà sullo stesso argomento lunedì e martedì 19 e 20 ottobre. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

La bufala delle dimissioni

RondinePaco-SIn un comunicato che riportiamo integralmente il movimento della rondine spiega le ragioni delle proprie scelte.

Dopo le battaglie di 15 anni di opposizione Paco non ci sta a passare per una stampella della maggioranza. Leggiamo dalla stampa che Paco e il suo Consigliere Comunale, Bruno Magatti, sarebbero improvvisamente diventati una stampella per la maggioranza e trasaliamo!  Paco è stato il primo a sottoporre ai consiglieri di minoranza in una riunione giovedì scorso (1 ottobre) a margine del consiglio comunale una mozione di sfiducia al sindaco: come da comunicato stampa inviato mercoledì sera (30 settembre) agli organi di informazione.  Abbiamo dichiarato successivamente che preferivamo questo strumento all’ipotesi delle dimissioni di massa perché vorremmo inchiodare politicamente in aula i responsabili dello sfacelo delle paratie e gli esponenti della maggioranza che si sono dichiarati improvvisamente contrari. Stiamo tuttora facendo fatica a raccogliere le 16 firme necessarie per presentare la mozione di sfiducia al sindaco: si tratta quindi di una Bufala la possibilità di raccogliere 21 impegni formali per una dimissione di massa  Il gruppo di PACO era presente ieri sera in consiglio comunale tra il pubblico che gridava vergogna al sindaco e gli chiedeva di dimettersi. • Non accettiamo quindi che si costruiscano operazioni di diffamazione del nostro movimento dei suoi rappresentanti nelle istituzioni solo per pura esigenza di immagine di alcuni consiglieri comunali.  Paco ha sempre svolto con coerenza il mandato dei cittadini dichiarandosi contrario alle paratie fin dal 1996 con manifestazioni, convegni, atti, votazioni in tutte le sedi pubbliche e istituzionali. Paco non ha quindi assolutamente salvato la sedia del sindaco, è anzi impegnato per far sì che venga sfiduciato dal Consiglio comunale per le gravi responsabilità in merito alla costruzione del muro sul lungolago che riteniamo essere un insulto ai cittadini comaschi, oltre agli altri ben noti misfatti perpetrati ai danni della città. Ma ciò senza improvvisati, maldestri e inconcludenti colpi di teatro. Paco Progetto per Amministrare Como I portavoce: Ermanno Pizzotti, Luigino Nessi, Paolo Sinigaglia Il consigliere comunale: Bruno Magatti»

Il Consiglio comunale di Como di lunedì 5 ottobre 2009

cernezziOccasione televisiva per il Consiglio comunale di Como lunedì 5 ottobre. Il pubblico che voleva seguire la seduta è stato bloccato da un ampio schieramento di forze dell’ordine impegnate a tenere libero dalla folla il set. Per i cittadini è stata allestita Sala Stemmi dove hanno potuto seguire le riprese del Consiglio di Etv compresi stacchi pubblicitari e telegiornale. Inciontentabili molti si sono rifiutati di star buoni davanti alla tv e alcuni di loro hanno persino urlato contro Bruni e la sua Giunta. I diritti democratici non sono però argomenti interessanti per chi governa a Palazzo Cernezzi.

«Anche questa estate il problema delle zanzare e delle zanzare tigre è stato segnalato da diversi cittadini» ha esordito nelle preliminari al Consiglio comunale di lunedì 5 ottobre Luca Gaffuri, Pd, chiedendo quindi al Comune di segnalare le zone maggiormente interessate dal fenomeno all’Asl.
Donato Supino, Prc, ha chiesto e ottenuto di rispettare un minuto di silenzio per le vittime dell’alluvione in provincia di Messina a cui si è associato Francesco Pettignano, Pdl, una richiesta accolta dal presidente dell’assemblea.
Arturo Arcellaschi, Pdl, ha riferito della tradizionale trasferta a Marzabotto in rappresentanza del Comune da cui ha portato un pubblicazione data in omaggio a tutti i consiglieri.
Vittorio Mottola, Pd, ha chiesto nuovamente di trovare una soluzione per l’area di via Quasimodo, cintata da un privato, e annunciato che «dopo le 800 firme raccolte per il ripristino di una linea dei bus che colleghi Ponte Chiasso con Sagnino e Tavernola, dovrebbe passare anche una mozione in tal proposito in Circoscrizione 8».
«I lavori del muro stanno continuando – così si è espresso Alessandro Rapinese, Area 2010, anticipando l’argomento della serata – guardando il contratto sembra che non si possano interrompere i lavori se non pagando una penale». Il consigliere ha poi proseguito «per supplire alle mancate dimissioni del sindaco ho cercato di organizzare le dimissioni di massa dei consiglieri» senza riuscirci perché avrebbe trovato resistenze nelle minoranze, che hanno prodotto «l’ennesima mozione che chiede le dimissioni del sindaco» per cui ha chiesto l’appoggio dei consiglieri di maggioranza Simone, Martinelli e Tenace, che avevano bocciato Bruni sulla stampa locale.
Data l’importanza dell’argomento il Consiglio comunale è stato trasmesso in diretta su Etv e per i 200 accorsi a Palazzo Cernezzi in Sala Stemmi con un megaschermo. Un modo per permettere ai cittadini di essere vicini allo svolgimento dei lavori senza disturbare il manovratore, salvo i 15 che sono riusciti a entrare per primi e ad accaparrarsi le poche sedie disponibili per il pubblico nella sala del Consiglio.
A difesa della sala e per mantenere l’ordine pubblico erano schierati poliziotti, carabinieri, guardia di finanza e vigili urbani, che hanno fatto un muro umano quest’ultimi per bloccare l’ingresso alla sala del Consiglio alla gente che, nell’atrio sopra lo scalone d’onore del cortile antico, premeva per assistere di persona allo svolgimento dell’assemblea e non voleva essere confinata davanti alla televisione nell’attigua Sala stemmi.
Il primo atto del Consiglio è stata la surroga del dimissionario Enrico Gelpi, Pdl, con Nadia Tettamanti, avvenuta all’unanimità.
Prima di incominciare il dibattito il presidente del Consiglio Pastore ha letto l’articolo 48 del Regolamento comunale sulle adunanze segrete che al primo comma recita: «L’adunanza del Consiglio comunale si tiene in forma segreta quando vengono trattati argomenti che comportano apprezzamento delle capacità, moralità, correttezza o vengono esaminati fatti e circostanze che richiedono valutazioni delle qualità morali e delle capacità professionali di persone».
Mario Lucini, Pd, ha preso così la parola per spiegare la mozione di cui è primo firmatario, subito sono partite e urla e fischi da parte del pubblico che voleva intervenie in aula, mentre Pastore face chiudere le finestre e le porte della sala per non far arrivare il baccano in aula.
Il presidente della Commissione urbanistica ha riepilogato la nascita del progetto delle paratie e le modifiche intercorse fino all’attuale cantiere aiutandosi anche con la proiezione di alcune immagini. «Il primo lotto doveva essere finito in 14 mesi e siamo già a 23!» ha sottolineato entrando nello specifico del progetto rilevando alcune incongruenze nelle quote, differenti su alcune tavole di 30 centimetri. Lucini ha concluso chiedendo di segnare la quota di 130 centimetri per vedere effettivamente come sarà alto il muro e auspicato la possibilità di utilizzare delle simulazioni in legno per vedere l’impatto che avranno sul paesaggio i futuri interventi, ricordando che si passerà in piazza Matteotti dove verranno costruiti altri muri.
Applausi sono arrivati dall’esterno e Gaffuri è intervenuto chiedendo di lasciar passare i cittadini «come è già successo in altre serate», raccogliendo il diniego di Pastore.
Presa la parola Marcello Iantorno, Pd, dopo cinque minuti, si è avuto il primo stacco pubblicitario di Etv, che ha provocato le urla di protesta delle persone accorse in Sala stemmi che si sono precipitate contro l’ingresso della sala del Consiglio difesa dai vigili. Il consigliere democratico ha addossato la responsabilità del muro all’ingegnere Viola e a Caradonna ed ha concluso esortando i consiglieri tutti «per rispetto alla città a censurare Bruni».
Donato Supino, Prc, ha presentato la propria mozione che chiede, al primo punto, l’abbattimento del muro, ma non ha potuto affrontare i due seguenti, il licenziamento del direttore dei lavori e dell’assessore competente e la verifica di eventuali presupposti per risarcimento danni perché suscettibili di incorrere nelle more del famoso articolo 48 del Regolamento.
Il consigliere comunista ha ricordato la sua appartenenza a Territorio precario e la manifestazione contro il muro che la rete aveva fatto nel marzo 2008 e ha chiesto le dimissioni di Caradonna per aver detto che i cittadini si devono occupare dei muri di casa loro. Una stilettata anche alla Lega «il partito del’ordine che non rispetta le leggi attaccando manifesti abusivi», che gli hanno fatto raccogliere applausi, in sordina, da parte del pubblico.
Alle mozioni delle minoranze ha risposto il primo cittadino che ha lodato lo svolgimento dei lavori del cantiere, ha ricordato la presentazione del progetto in più sedi, ha rimarcato la bontà dello stesso ma ha ammesso la sua «modalità di difficile rappresentazione», insistendo che «si deve tenere conto del risultato a fine cantiere quando tutti i livelli saranno a posto» paragonando la situazione attuale a quella di una persona che vede il muro da dentro una buca. Sotto i fischi e gli inviti ad andare a casa del pubblico fuori dalla sala ha definito poi come terrorismo quanto apparso sulla stampa locale, mentre Pastore incitava a chiudere le finestre sul cortile antico, che qualcuno per il caldo aveva aperto.
Sono così iniziati gli interventi dei consiglieri, per primo Bruno Saladino, Pd, che ha ricordato come ci siano precise responsabilità e citato muri famosi e una poesia di Kavafis, poi Luigi Bottone, Gruppo misto, a chiesto che le modifiche e l’abbattimento non vengano dati alla stesa ditta costruttrice ma venga fatto un nuovo appalto, mentre su Etv veniva eclissato dal telegiornale e la folla esterna, anche per questo, rumoreggiava.
Mario Molteni, per Como, ha chiesto l’abbattimento del muro e fatto un excursus dei fallimenti della attuale Giunta dal Campus universitario, alla fusione Acsm-Agam, che non ha portato alla riduzione delle bollette, alla Ticosa.
Emanuele Lionetti, Lega, ha chiesto «una dichiarazione di responsabilità di colpa», oltre alla rimozione di Caradonna, riconoscendo gli errori fatti per poter camminare a testa alta per la città.
Rapinese ha fatto un discorso più in generale sulle promesse elettorali del centrodestra, efficientismo, buona gestione dei fondi pubblici, e la sua disillusione a Como come elettore, cominciando una serie di affondi contro la Giunta e i suoi esponenti, fino ad arrivare all’’ex assessore ora presidente di Acsm-Agam D’Alessandro, sul quale è stato fermato da Pastore sempre in base all’articolo 48 e alla pertinenza all’argomento trattato.
Per ultimo è intervenuto Gianluca Lombardi, Pdl, che ha magnificato il «progetto per la riqualificazione del lungolago, che darà lustro alla nostra città – ha proseguito – si fa un errore e non si vede più l bene fatto». Per il consigliere tutti i presenti hanno operato per il bene della città mentre è dubbio che possano intervenire «i peregrini che non sanno dov’è il lago, che vivono in periferia», scatenando le proteste delle minoranze.
Data l’ora il Consiglio è stato aggiornato a giovedì prossimo e l’assemblea è stata sciolta, mentre il pubblico ha atteso, invano, il sindaco all’uscita della sala. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

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