Consiglio comunale

Il Consiglio comunale di Como di lunedì 11 gennaio 2010

 La maggioranza promette: il muro giù a febbraio. La Lega si smarca: quota di difesa più bassa e responsabilità. Le opposizioni si dividono: Dario Valli, Bruno Magatti e Donato Supino rimangono in aula e assicurano il numero legale,  mentre gli altri se ne vanno.

Movimentate preliminari al Consiglio comunale di lunedì 11 gennaio. Vittorio Nottola, Pd, ha lamentato il proliferare dei colombi a Sagnino chiedendo di prendere provvedimenti, «fanno i nidi anche nella canne fumarie con i disagi conseguenti», scatenando la reazione ed un battibecco con il padre del consigliere Luigi Bottone, Gruppo misto, che era fra il pubblico e che ha difeso i volatili esponendo un cartello, prontamente fatto togliere dalla polizia locale, che individuava nelle buche il vero problema del quartiere.
«Cosa è stato fatto per l’Abruzzo?» ha chiesto invece Marcello Iantorno sempre del Pd, che ha poi incalzato sulla situazione delle buche stradali causate dalla neve, anche dopo un grave incidente che ha visto coinvolta una persona in viale Giulio Cesare, «dovete intervenire immediatamente!».
Donato Supino, Prc, è ritornato alla gara d’appalto per la raccolta dei rifiuti dopo che l’assessore al verde gli aveva di rivolgersi alla magistratura se aveva notizia di quacosa d’irregolare: «Peverelli ha dichiarato in aula che non avrebbe presenziato ala gara di appalto, quindi qualche dubbio ce l’ha anche lui!».
Il Consiglio è così iniziato, in diretta televisiva, riprendendo il dibattito sulle mozioni presentate da maggioranza e opposizioni sul sistema di paratie a lago. Un ordine del giorno rispettato solo a tratti data la presentazione di una nuova variante di progetto da parte del sindaco nella seduta precedente che ha volente o nolente spinto molti consiglieri ad interrogarsi su questa nuova prospettiva o sulle paratie in generale, stimolando i consiglieri Vincenzo Sapere, Gruppo misto, e Massimo Serrentino, Pdl, a chiedere di ritornare all’ordine.
Il primo a prendere la parola è stato Alessandro Rapinese, Area 2010, che ha chiesto chi ha deciso le varianti e quanto è stato speso sinora, recriminando «nessuno ci aveva detto che ci avrebbero tolto la vista del lago».
«Quello presentato non può definirsi un progetto – ha dichiarato Giampiero Ajani, Lega – è una semplice dichiarazione di intenti», tra l’altro, ha rimarcato il capogruppo del carroccio, «non si vede chi è l’estensore. Non c’è la firma». Ajani ha così ribadito la necessità dell’abbattimento del muro «prima delle elezioni» e ha chiesto l’abbassamento della soglia di difesa da 200.30, una cretinata per il consigliere visti i livelli delle maggiori piene del lago, a 200,00.
Roberta Marzorati, Per Como, ha chiesto precisazioni sulla variante, chiedendo lumi soprattutto sull’assetto fognario e denunciando «si era detto che il direttore dei lavori sarebbe stato pagato alla fine a me risulta che abbia già ricevuto un compenso».
«A febbraio il muro verrà eliminato» ha affermato, tra l’altro, Gianluca Lombardi, Pdl, a cui è toccata la difesa del progetto e delle varianti.
Bruno Magatti, Paco, ha esposto la propria mozione che chiedeva l’impegno del Consorzio dell’Adda a rispettare un range di oscillazione del livello del lago, l’abbassamento della soglia dei 200.30 e il coinvolgimento nella riprogettazione «delle molte risorse culturali e progettuali presenti nel territorio comasco». A questa proposta il consigliere della rondine ha aggiunto quattro emendamenti, per un intervento modulare contro le esondazioni, per la salvaguardi dei tigli del lungolago, del molo di S. Agostino e per assicurare da eventuali problemi creati dalla subsidenza le strutture vicine al fronte lago perché «le modifiche della falda modificano la subsiidenza». Marco Butti, Pdl, l’ha poi definita «una mozione meritevole di approfondimento per alcuni punti».
Mottola, dopo una bagarre col presidente Pettignano su una livella, mostrata per spiegare delle rilevazioni sul cantiere fatte, ha precisato diverse “sbavature” dei rendering proposti come quello di non far vedere precisamente l’allaccio fra la passeggiata e la strada, coperto da persone e da macchine, oltre ai dossi per rallentare il traffico ipotizzati e già smentiti: «non sono anche questi cartoni animati, come il sindaco aveva definito quelli della Provincia?».
Mario Lucini, Pd, avvalendosi dell’ausilio di alcune slide ha chiesto alcune precisazioni, come i giorni di sospensione del cantiere, ribadendo la certezza delle lesioni agli edifici prospicienti, proponendo, se dovesse essere approvata l’ultima variante, di abbassare la “gobba” nel mezzo della passeggiata su cui erano inserite le paratoie a ventola per far meglio vedere il lago.
Chiarezza sulla variante è stata chiesta da Luca Gaffuri, Pd, «le varianti sono del 5 per cento, ma il responsabile Viola ha detto che si poteva arrivare al 70 per cento, presenteremo un’interrogazione per avere chiarimenti».
Contrariato anche Emanuele Lionetti, Lega, «io sapevo che il muro doveva già essere abbattuto, ora mi si dice a febbraio…», che ha chiesto di individuare le responsabilità per tutti gli errori commessi. Anche Pasquale Buono, Pdl, ha esordito con un «sarò critico finché non avrò visto abbattuto il muro».
Ha denunciato la sudditanza dalle decisioni milanesi Bruno Saladino, Pd, che ha denunciato «il marchingegno multimediale della scorsa seduta è costato 4 mila euro!».
Più circostanziato l’architetto Dario Valli, Area 2010, «Quale concorso di idee avete intenzione di fare? Il primo lotto quando sarà finito? Mi è stato risposto quando sarà stata posata la pavimentazione. Quindi sarà fatto un concorso internazionale per decidere quali panchine e cestini mettere? Una selezione per scegliere dal miglior catalogo i migliori cestini della spazzatura?».
Dopo la proposta del presidente Pettignano, in sostituzione dell’assente Pastore, il Consiglio ha votato di proseguire ad oltranza la seduta, con i soli voti della maggioranza.
Aperta la discussione sugli emendamenti alla mozione Magatti il sindaco si è detto favorevole ad alcuni, perché «non chiuso in una orgogliosa difesa, ma viceversa alla ricerca di soluzioni migliori», quello sulla modulazione e quello per la salvaguardia delle piante. Dopo un ulteriore modifica proposta da Supino. Sono stati votati, e sono passati, gli emendamenti, di cui uno risistemato per essere gradito al sindaco e la mozione definitiva per punti, bocciata la parte di premesse sgradita al primo cittadino.
Dato lo sfilacciamento tra le fila della maggioranza che aveva chiesto di rimanere ad oltranza le minoranze, tranne Paco, Prc e Valli, hanno abbandonato l’aula per far venire meno il numero legale.
I tre presenti hanno permesso di proseguire il dibattito e le votazioni sulla mozione Magatti. Alla fine della quale, quando avrebbero dovute essere affrontate le successive mozioni, il presidente del Consiglio, contrariamente alla decisone presa di proseguire la seduta ad oltranza ha dichiarato sciolta l’assemblea. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Provincia e Comune di Como dovranno prendere posizione a favore o contro il nucleare

«Il nucleare sotto l’albero» così ha definito le proposte del Governo Berlusconi la presidente dei Verdi lombardi Elisabetta Patelli che ha presentato, assieme alla consigliera comunale di Per Como Roberta Marzorati, sabato 9 gennaio 2010  alle  12 presso la Sala Stemmi del Comune di Como, un documento al Consiglio e al presidente della Provincia Carioni, in cui viene chiesto di «dichiarare i nostro territorio indisponibile ad accogliere qualsivoglia attività legata alla produzione di energia da nucleare e deposito scorie, sia temporaneo che definitivo».


Dopo la definizione di parametri per la definizione dei futuri siti definiti adatti a ospitare le centrali nucleari «il Governo ha già determinato le compensazioni economiche – ha detto Patelli – incentivi molto sostanziosi, per le comunità interessate, non si capisce quasi il perché, dato che la propaganda governativa afferma che il nucleare sia sicuro, ecologico e economico».
«Si tratta di un bidone atomico – ha aggiunto l’esponente dei Verdi – gli aspetti economici sono più facilmente ponderabili. Guardando tutta la vita di una centrale, dalla costruzione alla dismissione, oltre alle scorie prodotte e da conservare, i costi sono eccessivi. In Francia l’energia costa poco perché c’è un pesante contributo statale».
La preoccupazione delle due proponenti nasce dalle voci circa la possibilità di edificazione di un impianto nucleare al Pian di Spagna e la disponibilità espressa da Guiliano Zuccoli, presidente A2A, socia Acsm-Agam, ad entrare nella partita atomica paventando una nuova cordata alternativa a Enel, ma soprattutto dalle gestione delle scorie ed il loro possibile stoccaggio nelle cave in disuso.
«Siamo contrarie all’utilizzo del lago come un grande serbatoio – ha precisato Marzorati – usato in funzione delle centrali nucleari, anche non poste sul nostro territorio, che hanno un consumo ingentissimo di acqua, in Francia per questo viene utilizzato il 40 per cento delle riserve idriche».
La contrarietà al nucleare è forte anche dal punto di vista sanitario «in Germania un rapporto, che ha preso in considerazione il periodo 1980-2003, commissionato dal Governo nel 2008 ha messo in evidenza come nel raggio di 5 chilometri dalle centrali siano aumentati, fra i bambini sotto i 5 anni, del 50 per cento i tumori solidi e del 75 le leucemie» ha precisato Marzorati.
Pr questo la consigliera comunale presenterà a Palazzo Cernezzi una mozione urgente per impegnare il sindaco Bruni a confermare Como «territorio comunale denuclearizzato», così come affermato già nel 1986, a spingere l’Amministrazione provinciale verso questa posizione e ad «impedire lo sfruttamento e la gestione delle acque del lago per esigenze legate al funzionamento di centrali nucleari dentro e fuori il nostro territorio».
«Le prese di posizione degli enti locali sono importantissime così come hanno già fatto alcune Regioni come la Puglia» ha concluso Patelli.

Il Consiglio comunale di Como di lunedì 21 dicembre 2009

La televisione vince la neve e il Consiglio comunale di lunedì 21 dicembre, illuminato dalle telecamere di Etv, si tiene nonostante la nevicata per parlare di paratie. Forse un nuovo progetto e il Consorzio di idee non sarà solo sugli arredi bensì su tutto il fronte lago.

La neve è stata al centro delle preliminari del Consiglio comunale di lunedì 21 dicembre, mentre un grande presepio, intagliato in un enorme pane, faceva bella mostra di sé al centro della sala in onore alle festività natalizie. Accesa la discussione che ha visto abbandonare l’aula, per protesta, da Claudio Corengia, Pdl, accusando l’assessore Stefano Molinari di non aver operato celermente per lo sgombero delle strade. Uno strascico della richiesta di più fondi per affrontare un eventuale emergenza neve posta dal consigliere nell’ultimo assestamento di bilancio.
Iniziato il Consiglio, trasmesso in diretta da Etv, solo una decina gli assenti nonostante l’abbondante nevicata, sono state presentate diverse mozioni sulle paratie a lago.
Per primo Marco Butti, Pdl, ha sospeso il suo intervento aspettando la relazione del sindaco sull’avanzamento della progettazione dei lavori (una delle richiesta della mozione proposta).
Marcello Iantorno, Pd, ha quindi introdotto la richiesta del suo partito al sindaco ripercorrendo gli accadimenti dal 20 ottobre scorso quando l’assemblea di Palazzo Cernezzi ha deciso di abbattere il muro e di impegnarsi a salvaguardare il paesaggio e la visuale sul lungolago.
Per il consigliere, e come riportato nella mozione, la separazione fra progettazione ed esecuzione da quella della ideazione degli arredi si tradurrebbe in un intervento «in modo settoriale e parziale e comunque scoordinato». A riprove di ciò sono state portati i pareri di Angelo Monti, presidente degli architetti di Como, e di Alberto Artioli, sovrintendente ai beni culturali e architettonici della Lombardia, per cui «tale modo di procedere risulterebbe deleterio per il risultato complessivo dell’intervento, nel rispetto dei principi di eccellenza paesistico e ambientale e in alcun modo sacrificabili, data l’importanza dell’opera e il dovuto rispetto dell’integrità del paesaggio e sua godibilità, beni assoluti della città».
Inoltre si è chiesto Iantorno «quando sarà fatto il concorso di idee per gli arredi? Le tempistiche sono di mesi…», per di più per «un disegno che sarà condizionato da quanto è stato già edificato». «Si sarebbe potuto sentire delle persone competenti sul tema» è stata l’affermazione finale dell’intervento.
«Un metro d’acqua in più nel lago, per 145 chilometri quadrati di superficie, equivale a 145 milioni di metri cubi d’acqua» ha spiegato Bruno Magatti, Paco, da qui il suo timore dell’utilizzo del lago come un semplice serbatoio per gli interessi del Consorzio dell’Adda, ricordando la vendita dell’acqua alla pianura nei mesi estivi e ribadendo la paura di vedere le future parati alzate per alcuni mesi l’anno in previsione dei periodi di siccità estivi. Per questo nella mozione il consigliere del movimento della rondine ha chiesto tra l’altro «la richiesta di sottoscrizione di impegni formali da parte del Consorzio dell’Adda al rispetto di un predefinito range di oscillazione (livello massimo-livello minimo) dell’acqua del lago in tutti i periodi dell’anno, con le modalità già attuate in altre situazioni analoghe a quella comasca».
Alessandro Rapiense, Area 2010, ha ritirato la propria mozione, che chiedeva l’apertura degli oblò sul cantiere del primo lotto, fatti oscurare dal sindaco, riaperte nei giorni precedenti.
Donato Supino, Prc, si è trovato concorde con Magatti sulla paura dell’utilizzo del lago come di una “vasca” e ha attaccato il sindaco: «Lei ha detto che se non si facevano le paratie non sarebbe arrivato un euro con la legge Valtellina, ma non è vero!», citando dichiarazioni alla stampa dell’ex consigliere comunale Buzzi. Il consigliere comunista ha poi ricordato le lesioni nei palazzi prospicienti il cantiere, il manto stradale sollevatosi in piazza Cavour e sul lungolago, oltre che i «tombini che dovrebbero convogliare le acque piovane, viceversa le buttano fuori ed emettono cattivi odori». Non ha lesinato poi attacchi al l’assessore Molinari, definito «voltagabbana» per essersi prima opposto a Caradonna ed ora essere d’accordo con l’opera, all’ultimo ex vicesindaco e all’opposizione, segnatamente a quel «qualcuno che non ha voluto dare le dimissioni di massa».
Il sindaco Bruni ha così replicato a tutti i proponenti le mozioni per correggere «cose di assoluta inesattezza». A proposito del far divenire il lago un deposito d’acqua ha detto che è «tecnicamente impossibile da realizzarsi» e che «non ci sono soggetti che artatamente tengano più alto il livello del lago», adducendo a forti precipitazioni le esondazioni comasche non del tutto arginabili quindi con la regolamentazione delle chiuse di Olginate.
Forte la difesa del progetto che difenderà la città dai «centinaia di migliaia di euro di danni delle esondazioni» con una precisa presa di posizione «certamente è un elemento di cambiamento – ha chiarito – di cui non bisogna aver paura». «La tutela del paesaggio non vuol dire che tutto rimanga come è oggi», infatti si allargherà e si alzerà la passeggiata ha spiegato con «un cambiamento di miglioramento» poiché «l’intoccablità non è un bene ma un’ideologia».
Il primo cittadino ha quindi affermato che il futuro concorso di idee sugli arredi del lungolago non riguarderà la zona delle sole paratie ma «tutto il fronte lago ma anche le vie prospicienti per un più grande interesse della città».
Dopo il sindaco sono intervenuti i tecnici la geologa Annamaria Mai della Regione Lombardia per spiegare gli obiettivi del progetto, «prima della regolamentazione dei flussi a Olginate il lago esondava per una media di 35 giorni l’anno, ora è sceso a 7 e mezzo, ora non succederà più», ed il responsabile del procedimento ingegner Ferro che ha illustrato le modifiche al progetto con l’aiuto di alcune slide.
Gli uffici hanno preparato una nuova planimetria del nuovo progetto e alcune sezioni dello stesso in più punti con anche la segnalazione dei coni di visuale dei passanti sul marciapiede opposto al lago.
La passeggiata verrà rialzata comunque per «una media di 45-50 cm rispetto ad ora», ma non seguirà più l’andamento del progetto precedente con una rampa e poi un piano, seguendo invece un’andatura più dolce con un primo stacco più accentuato e poi, con una pendenza dell’1 per cento, «rispettando le norme sulle barriere architettoniche per portatori di handicap» ha chiarito Ferro, fino ad un ultima salita dell’4 per mille per raggiungere quota 200.10. Diversa la conformazione dalla darsena a S. Agostino dove la passeggiata sarà formata da due livelli differenti uno più basso dell’altro. Per l’ingegnere «la visuale sarà sostanzialmente salvaguardata».
Ma una nuova ipotesi è stata prospettata e potrebbe soppiantare le paratie a scomparsa in mezzo alla passeggiata. Si potrebbe «spostare la linea di difesa lungo la sponda del lago», utilizzando i montanti in ferro della ringhiera per la posa di opere di difesa mobili da applicare a mano. Per Ferro «potrebbero essere poste in 17 ore per i 300 metri da difendere e sarebbe fattibile dato che il lago non esonda contemporaneamente lungo tutto il fronte. L’affidabilità nella semplicità!».
Una proposta che il sindaco ha definito suggestiva e affascinante, «un’idea che salva capra e cavoli», anche perché l’area liberata dalle paratie rimarrebbe tutta a disposizione degli architetti che progetteranno il nuovo arredo urbano.
Dopo alcune richieste di chiarimento e le risposte la seduta è stata aggiornata a data da definirsi.

Il Consiglio comunale di Como di giovedì 17 dicembre 2009

Meglio Etv che il Consiglio. Nella riunione di giovedì 17 dicembre garantito a stento il numero legale mentre alcuni consiglieri preferivano vedere Caradonna in televisione. Alle 21.45 la seduta del massimo organo della democrazia cittadina, non avendo nulla da discutere (sigh!) era già finita.

«Ci sono vie totalmente all’oscuro» così Giampiero Ajani, Lega, che ha anche proposto l’introduzione almeno sperimentale di un «sistema di variazione del flusso luminoso per risparmiare nelle ore centrali della notte», durante le preliminari del Consiglio comunale di giovedì 17 dicembre.
Vittorio Mottola, Pd, ha chiesto informazioni sulla petizione presentata a luglio, con 850 firme di cittadini, per la reintroduzione del servizio della linea 11 dei bus fra Ponte Chiasso e Sagnino per cui non ha più avuto notizie: «doveva essere messa all’ordine del giorno…».
«I frontalieri comaschi sono stati dipinti come evasori fiscali – ha detto Franco Fragolino, Pd – per fortuna le organizzazioni sindacali, le Acli e i parlamentari comaschi sono riusciti a far prorogare la scadenza dei termini dello scudo fiscale, ma questo non basta». Il consigliere ha presentato una mozione urgente per impegnare il sindaco «a porre in atto qualsiasi azione necessaria atta a sollecitare il Governo affinché si faccia carico della situazione dei lavoratori e pensionati frontalieri comaschi al fine di risolvere la situazione di disagio e di indeterminatezza creatasi per l’applicazione della normativa sullo scudo fiscale».
Alessandro Rapinese, Area 2010, ha attaccato il cda de La Presentazione e il suo presidente, mentre Donato Supino, Prc, è intervenuto sul furto di rame al cimitero di Breccia.
Insediatosi il Consiglio, solo 30 i presenti, l’assessore Peverelli ha presentato l’aggiornamento della mappa delle zone non metanizzate fondamentale per i cittadini che vorranno fare domanda per sconti sul gasolio.
Date le ristrettezze economiche ai consiglieri non sono state date le versioni cartacee della delibera ma posta solo nell’interscambio informatico «ma senza gli allegati!» ha precisato Mario Lucini, Pd, «manca l’elenco delle vie… Quando voto qualcosa vorrei anche sapere che cosa sto votando». L’assessore ha quindi letto le vie interessate: «l’anno scorso erano 35 le località o vie non servite, ora sono scese a 19».
La delibera è stata così approvata all’unanimità con un risicatissimo numero legale, per l’immediata eseguibilità in aula c’erano solo 20 persone senza il sindaco, il minimo richiesto.
Gli altri non erano in aula forse per vedere su Etv l’intervento in diretta dell’ex vicesindaco Caradonna, che alcuni seguivano in streaming sui propri pc, in un clima sempre più rilassato.
Nella confusione il presidente Pastore ha annunciato la sospensione della delibera su via Bonifacio da Modena a Lazzago, per varie opere di miglioria e la costruzione di una strada che servirà un privato passando su un terreno agricolo, dato che «è stata sospesa dall’avvocato Fabiano». Per il sindaco Bruni «non c’è più il parere di legittimità ma verrà ripresentata a gennaio con gli stessi obiettivi, per ora la delibera è ritirata».
Per Pastore la discussione era chiusa, ma i consiglieri di opposizione si sono impuntati: «ma come nel 2008 la legittimità c’era! Ed ora non c’è più» ha esclamato Vincenzo Sapere, Gruppo misto, chiedendo di poter fare una domma, vistosi negata la parola ha quindi abbandonato l’aula, mentre il chiacchiericcio dei disinteressati continuava.
«All’ultima riunione dei capigruppo, la settimana scorsa, la maggioranza ha chiesto di discutere questa delibera sospesa da un anno, ci si accorge solo il giorno prima che non c’è la legittimità, data nel luglio 2008? – ha chiesto Lucini, alla decina di consiglieri del Pdl e della Lega presenti in aula – chi ha chiesto di iscriverla? Ma come si sta lavorando? Se non si discute questa tra un quarto d’ora abbiamo finito…».
Pastore a quindi letto la lettera scritta da Fabiano martedì 15 che toglie chiede ulteriori accertamenti e il parere del Settore viabilità.
Mottola ha quindi ricordato come abbia deciso di non discutere in Consiglio la sua interpellanza la settimana  precedente dato che ce ne sarebbe stata l’occasione in quella serata.
In un clima sempre più rilassato il Consiglio è passato all’elezione di un nuovo membro nella Commissione biblioteca in sostituzione della consigliera ora assessora Sosio.
Sia Ajani che Rapinese hanno sottolineato il fatto di non essere mai stati convocati e fatto auspici per poter lavorare in futuro, Emanuele Lionetti, Lega, ha ricordato come un tempo la Commissione si riunisse con cadenza mensile.
Per il gruppo del Pdl Pasquale Buono ha proposto quindi Nadia Tettamanti che è stata quindi nominata in una votazione che ha visto coinvolti, anche per gli scrutatori, i soli consiglieri di maggioranza.
La Tettamanti è stata così eletta e, dopo un abbozzo di tentativo di continuare i lavori su argomenti non all’ordine del giorno da parte del presidente, durante il fuggi fuggi, la seduta è stata dichiarata chiusa alle dieci meno un quarto. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il Consiglio comunale di Como di giovedì 10 dicembre 2009

Si sblocca finalmente Agenda 21. L’approvazione del Pgt slitta alla prossima estate. Il Consiglio nella seduta di giovedì 10 dicembre boccia la trasparenza e norme un po’ più stringenti sulla presentazione dei redditi e per gli amministratori pubblici.

«Spostare un evento da una zona all’altra della città è una novità a cui sono favorevole – così Pasquale Buono, Pdl, nelle preliminari del Consiglio comunale di giovedì 10 dicembre a proposito dello svolgimento del capodanno lungo viale Geno – bisogna però andare incontro alle esigenze dei ristoratori con bus navetta o qualcos’altro». «Non accetto che si scherzi sui giornali sul fatto che si siano sforati i 35 giorni di tolleranza per il superamento del PM 10» ha attaccato il sindaco Roberta Marzorati, Per Como «bambini ed adulti soffrono di problemi respiratori!» ha aggiunto la consigliera che ha auspicato una collaborazione tra Comune e Asl per una mappatura del territorio con l’evidenziazione delle zone più pericolose denunciando: «c’è una zona precisa della città in cui un solo tipo di tumore colpisce particolarmente la popolazione». «L’Amministrazione ha deciso di non investire nella Biblioteca comunale» ha esclamato Silvia Magni, Pd, portando ad esempio un episodio accorsole, il prestito di un Dvd, fatto rigenerare a sue spese per poterlo vedere: «non si può offrire un servizio a metà. Se si prestano i Dvd si compri una macchina per rigenerarli». «In tutta Italia chi fa la raccolta differenziata paga di meno – ha detto alla luce dela presentazione del nuovo capitolato per la raccolta dei rifiuti Donato Supino, Prc – solo a Como andremo a pagare di più con un aumento del 18 per cento nel 2010 e dell’11 l’anno seguente». Inoltre ha aggiunto il consigliere comunista «c’è una clausola del bando che impone che i partecipanti abbiano “a disposizione nel territorio di Como una piattaforma per i rifiuti”. Chi può averla? Solo Econord. Secondo me lo scritto è da rivedere». Il sindaco ha quindi preso la parola «ho incontrato Giuseppe Villani, ha accettato di assumere il ruolo di presidente di Agenda 21». Ripartirà quindi il programma di sviluppo sostenibile comasco e verranno anche designati due rappresentanti del Consiglio comunale (uno di minoranza e uno di maggioranza). Insediato il Consiglio la prima parte della serata è stata dedicata alla discussione delle interpellanze dei consiglieri che non hanno ottenuto risposte per loro esaurienti da parte della Giunta e che hanno voluto discuterle pubblicamente. Due sono subito state ritirate, una di Vittorio Mottola, Pd, sulla Gama in via S. Bonifacio da Modena, che verrà discussa come mozione, l’altra sullo stato dei lavori su Agenda 21 posta da Alessandro Rapinese, Area 2010. Il consigliere dell’opposizione ha quindi chiesto chiarimenti sulle voci corse sul futuro concorso per l’Ufficio stampa comunale che prospettavano di una costruzione ad hoc dello stesso. Il sindaco aveva risposto per lettera che se era a conoscenza di qualcosa di irregolare di andare in Procura. Per Rapinese una reazione spropositata per una semplice domanda di chiarimenti. «Per l’incarico di coordinatore scientifico dell’Ufficio di Piano del Piano generale del territorio (Pgt) si è persa un’opportunità – ha proseguito il consigliere di Area 2010 con un’altra interrogazione – il concorso è stato gestito male, si sono presentati solo in due, non è stata fatta sufficiente pubblicità, non sono stati avvisati nemmeno le associazioni di categoria ed è stato pubblicato solo sul sito del Comune. In più il concorso è stato fatto ad agosto per agosto». Bruni ha risposto che date le specifiche qualifiche non sarebbero certo accorse molte più persone. Sempre sul Pgt Magni ha chiesto, mentre il residente Pastore ha dovuto riprendere i consiglieri del Pdl completamente disinteressati e intenti a chiacchierare in aula, «chi è il referente in Giunta?quando si prevede di approvarlo entro il 30 marzo, quando è la scadenza? Se non viene approvato e decade il Piano regolatore si bloccherà tutto?» «Sarà impossibile approvarlo entro il 30 marzo» ha risposto Bruni a causa di un problema finanziario per l’avvio delle indagini archeologiche e del sottosuolo. «Siamo un po’ in ritardo – ha ammesso il primo cittadino, che ha chiarito di essere lui il referente in Giunta – ma lo approveremo almeno entro l’estate prossima». Una prima discussione sul Pgt, ha quindi chiarito, sarà svolta in Consiglio entro gennaio. Marco Butti, Pdl, ha denunciato la «situazione assi vergognosa» dei giardinetti di via Traù «il terzo giardino per grandezza della città». Dal 2004 sono stati affidati alla società Green Park e non sono stati fatti interventi tutto si è bloccato con la mancata autorizzazione alla edificazione di un chiosco bar «con un disdicevole rimpallo di competenze» oltre che per il consigliere del Pdl «l’inadempienza di Green Park» per cui ha chiesto l’intervento del settore legale del Comune per ritirare la concessione. «Il Comune adempierà per la propria parte – ha affermato il sindaco – spero che questa manfrina si chiuda». L’ultima interpellanza è stata quella di Rapinese sulla multa mancata, presa la sera di una seduta consiliare e poi non notificata. Appello al buon senso da parte di Bruni: «I consiglieri comunali hanno diritto ad avere un posteggio per le sedute e – dati i lavori che coinvolgono gli spazi per i mezzi del Comune che vengono posteggiati in quelli dei consiglieri – i consiglieri possono posteggiare fuori dagli spazi se non ostruiscono la vita normale della città». Il consiglio ha affrontato poi la mozione sull’anagrafe della pubblica amministrazione presentata da Marcello Iantorno del Partito democratico. «Chiediamo l’applicazione fedele della legge 441 del 1982 per un ente locale» ha precisato. In sostanza le minoranze hanno chiesto di ribadire l’obbligatorietà della presentazione dei redditi e delle proprietà da parte degli amministratori pubblici, e dei nominati nelle partecipate, chiedendo una prima ammonizione per i ritardatari e poi la segnalazione della mancata presentazione all’interno del primo Consiglio utile e all’albo. Una norma simile ha rilevato Iantorno è stata già approvata dall’Amministrazione provinciale. «Si va al di là della norma – ha detto il primo cittadino esprimendo parere contrario – con un percorso eccessivo che arriva alla gogna». «La norma non prevede sanzioni e di fatto è disapplicata la mozione rimarrebbe una demagogica dichiarazione di buona volontà» per questo Bruni si è dichiarato contrario. «È vero che non c’è una sanzione ma è comunque un obbligo» gli ha risposto Mario Lucini, Pd, sostenuto dagli altri consiglieri di minoranza che hanno rilevato come la questione morale e la trasparenza siano un obbligo per i politici. Con due sole astensione nel gruppo della maggioranza per il resto compatto ed i soli voti favorevoli delle minoranze il Consiglio ha bocciato la proposta. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il Consiglio comunale di Como del 2 dicembre 2009

Il sindaco ha ascoltato stizzito le obiezioni delle minoranze al suo operato sulla Ticosa, mentre i rapporti con Multi diventano sempre più tesi. Seduta speciale sull’affaire Ticosa in diretta su Etv, come per le paratie, mercoledì 2 dicembre.

Approntata la Sala stemmi per permettere la visione in diretta del Consiglio, negli stacchi pubblicitari questa volta era mantenuto l’audio del dibattimento, pochissimi cittadini comaschi si sono presentati all’appuntamento solo una quindicina. Nelle preliminari Roberta Marzorati, Per Como, ha ribadito la mancanza di una adeguata rete fognaria in città che solo in parte convoglia i reflui al depuratore, mentre Alessandro Rapinese, Area 2010, ha chiesto nuovamente la nomina di un rappresentante in Agenda 21 e la convocazione della Commissione biblioteca. «Il popolo svizzero si è dimostrato saggio, prudente e lungimirante – ha dichiarato Giampiero Ajani, Lega, riferendosi al referendum che ha proibito i minareti nella Confederazione – ha assestato un colpo all’espansione islamica». Iniziato il consiglio Mario Lucini, Pd, ha dipanato le vicende che hanno riguardato l’ex Tintoria comense negli ultimi vent’anni dalla chiusura nel 1980, con il conseguente acquisto da parte di Palazzo Cernezzi due anni dopo, sino ad oggi. Particolare attenzione sulle vicende della bonifica, non ancora iniziata, con le richieste di Multi di un piano più preciso per ricevere il terreno senza ulteriore bonifiche da fare. Lucini ha stigmatizzato poi i procedimenti «una delibera derubricata, non si era mai sentita. Le delibere si revocano, così non si sa cosa c’era scritto» e la lettera secretata «Se non si chiuderà il contratto con Multi il Comune sarà costretto a rimborsarle i costi della demolizione e dello smaltimento». «Dall’82, quando è stata acquisita dal Comune al ’94 non è stato fatto nulla e la Ticosa è diventata il simbolo, la metafora, dell’immobilismo – ha affermato Lucini – ora, dopo l’abbattimento dello Shed e del corpo C e i toni trionfalistici ci troviamo che dal ’94, Giunta Botta, ad ora sono passati 15, più di quel primo lasso di tempo. «Per la seconda volta deve essere la minoranza a spiegare ai cittadini cosa succede in città perché voi non ne siete capaci» ha sottolineato con forza Bruno Saladino, Pd. Gli altri consiglieri di opposizione hanno ripercorso le inefficienze e le mancanze dell’attuale Giunta comunale; «siete al Governo in città da 17 anni, in Regione da 15 e in provincia da 7», Luca Gaffuri, Pd, arrivando a chiedere con Mario Molteni, Per Como, «le dimissioni subito e andare al voto!». Per il sindaco salvo qualche piccolo intoppo tutto sta invece procedendo regolarmente. Anche se i toni dell’ultima lettera inviata a Multi, resa nota solo durante la serata sono piuttosto tesi e vi si minaccia: «salvo successivi nuovi e diversi accadimenti da parteciparsi entro breve termine, riteniamo di dover prender atto dell’insanabile divergenza attualmente esistente tra questa Amministrazione comunale e Multi Investment B.V. in merito all’esecuzione del preliminare del 3 agosto 2006, e comunichiamo che, atteso il Vostro comportamento pretestuosamente inadempiente, procederemo all’escussione della fideiussione, così come previsto all’art. 10 del preliminare di che trattasi». «Nel 2007 si voleva fare una Stu – ha quindi aggiunto il sindaco – e noi l’abbiamo impedito, perché è una cosa molto statalista e molto di sinistra, guardate Bagnoli. Le Giunte rosse come quelle di Firenze si sono bloccate. Si tratta di chiacchere». Affermazioni che per il tono e l’attacco strumentale alla “rossa” sinistra hanno esacerbato gli animi. Dopo vari interventi dei consiglieri di minoranza, soli due quelli di maggioranza oltre al sindaco, uno del capogruppo Pdl Butti, la serata, prolungatasi ad oltranza oltre l mezzanotte si è conclusa senza neanche una votazione, dato che si trattava solo della presentazione di un documento non vincolante.

Il Consiglio comunale di Como di lunedì 30 novembre 2009

Nella seduta di lunedì 30 dicembre passa l’assestamento di Bilancio. Contrarie le minoranze e Lionetti. Eletti a scrutinio segreto i revisori dei conti: Pagno, Rodi e Bordoli presidente.

«Il sindaco può dire che cosa è stato risposto alla Provincia per la bonifica dell’area Ticosa? – ha chiesto Mario Lucini, Pd, nelle preliminari al consiglio comunale di lunedì 30 novembre – oggi decorreva la scadenza che l’Amministrazione provinciale ha posto per avere una replica».
«I dati raccolti sull’utilizzo delle droghe in città analizzandone i reflui saranno scioccanti» ha affermato Roberta Marzorati, Per Como, preannunciandone la futura pubblicazione a gennaio.
Sulla fondazione per Villa Olmo ha chiesto lumi Luigi Bottone, Gruppo misto, mentre Vittorio Mottola, Pd, ha denunciato la situazione del Centro di educazione degli adulti comasco sfrattato da via Tommaso Grossi date le condizioni miserevoli dello stabile.
Insediatosi il Consiglio ha quindi ripreso il dibattito sull’emendamento proposto dalla Giunta per stornare 50 mila euro dal Piano neve e destinarli alla Fondazione La Presentazione.
Emanuele Lionetti, Lega, ha posto anche il dubbio sull’appartenenza dello stabile per cui è in corso una vertenza legale, mentre i consiglieri di minoranza hanno con un fuoco di fila di domande chiesto chiarimenti al sindaco.
«Il Comune di Como ha sempre sostenuto le Fondazioni che ha fatto nascere – ha precisato Bruni – con contributi che negli anni sono stati devoluti alla Ca’ d’industria o alla Castellini per esempio».
Per quanto riguarda La Presentazione poi «siamo in perfetta linea con quanto accaduto negli ultimi due anni che hanno visto un contributo di 51 mila euro di media».
Per ovviare poi alle perplessità nate all’interno della stessa maggioranza sul reperimento dei fondi il sindaco ha quindi presentato un subemendamento individuando nella diminuzione della voce prestazioni di servizio, lo smaltimento di rifiuti, la posta da cui ricavare il finanziamento. «Essendo stato calcolata una cifra comprendente una rivalutazione Istat annuale – ha spiegato l’assessore Gaddi – il capitolo è capiente e non ci sono problemi».
Dopo alcune eccezioni sollevate dalle minoranze, inascoltate dalla maggioranza, subemendamento ed emendamento sono stati approvati con i soli voti contrari delle opposizioni e di Lionetti.
La discussione si è spostata sui successivi emendamenti presentati da Marcello Iantorno, Pd, uno sul recupero di fondi per iniziare ad acquisire le ultime quote private del Politeama e l’altro per l’erogazione di un contributo all’Autunno musicale, entrambi bocciati.
Dopo un ricorso alla Corte costituzionale presentata dal Comune di Padova contro l’eliminazione dell’Ici e i ritardi nell’invio delle risorse compensative da parte del Governo centrale, Mario Molteni, Per Como, ha presentato un ordine del giorno per invitare il sindaco a prendere dei provvedimenti nei confronti del Consiglio dei ministri che è stato bocciato.
Alessandro Rapinese, Area 2010, ha proposto inutilmente di eliminare la figura del portavoce del sindaco.
Minoranze compatte, a cui si è aggiunto Lionetti «c’è bisogno di orgoglio, ma qui non ce n’è molto», nel votare contro l’assestamento di Bilancio approvato dalla maggioranza.
Si è giunti così alla nomina dei revisori dei conti. La maggioranza per bocca del capogruppo del Pdl Marco Butti ha proposto Laura Bordoli, una conferma, e Angela Pagano, una novità, e la minoranza ha dato nuovamente il suo consenso a Carlo Rodi.
La Lega si è messa di traverso e ha chiesto chiarimenti sulla Pagano che non aveva i titoli per concorrere all’incarico di dottore commercialista, per il quale è stata proposta, al momento della presentazione della domanda.
Da qui era nata l’esigenza del Pdl di rinviare di un mese l’elezione del Collegio.
«Aveva i requisiti solo per l’incarico di revisore – ha chiarito il vicesegretario generale Emoroso – oggi, non l’ho agli atti, ma so che si è iscritta all’albo dei dottori commercialisti».
Dopo alcuni scontri su questioni procedurali, e il prolungamento della seduta ad oltranza dopo la mezzanotte, sono stati eletti a scrutinio segreto Bordoli presidente e revisori Pagno e Rodi. [Michele Donegana, ecoinformaizoni]

Il Consiglio comunale di Como di giovedì 26 novembre 2009

«Mi chiedo per quali ragione la Regione Lombardia paghi gli errori di progettazione di questa amministrazione» ha detto Alessandro Rapinese, Area 2010, nelle preliminari del Consiglio comunale di giovedì 26 novembre riferendosi alle paratie a lago. «Sono un investimento – gli ha risposto Bruno Magatti, Paco – serviranno a mantenere alto il lago, saranno alzate per quattro mesi l’anno per vendere in estate l’acqua alla pianura». Si è poi passato ad esamine i tagli al Bilancio.

Prima dell’inizio dei lavori l’assessore Peverelli ha segnalato che per «qualche tempo» sarà disponibile il testo del bando per la gara d’appalto per la raccolta dei rifiuti, bloccato da mesi, «tutto ciò che il Consiglio ha suggerito è stato preso in considerazione,salvo qualche piccolo particolare», che verrà presentato alla stampa settimana prossima.
I lavori sono quindi ripresi con la discussione dell’assestamento di Bilancio.
I commenti delle minoranza sono andati da «non siete riusciti a mantenere in nessun modo gli impegni presi», Luca Gaffuri, Pd, «se fosse un’azienda il Comune dovrebbe portare i libri in Tribunale e dichiarare fallimento», Marcello Iantorno, Pd, «è ora di dare le dimissioni! – Mario Lucini, Per Como, rivolgendosi ai consiglieri di maggioranza – va tutto bene? Dopo tutto quello che è successo nessuno di voi firmerebbe per la mozione di sfiducia al sindaco?», «un bilancio che chiede vendetta», Vittorio Mottola, Pd. Tutti hanno rilevatola ancata vendita della Ticosa, una voragine di 14 milioni, e la conseguente impossibilità di effettuare una lunga serie di interenti.
«Chi ha deciso questi tagli? All’interno della maggioranza quali capigruppo sono stati chiamati a decidere? – ha chiesto Emanuele Lionetti, Lega – solo una piccola e ristretta cerchia di aficionados sapeva». Indispettito per la scomparsa dei fondi per l’acquisizione delle quote private del Politeama il consigliere leghista ha proseguito l’attacco al documento presentato dalla Giunta dando al sindaco dl prestigiatore che fa apparire e sparire le poste di Bilancio e rincarando la dose «non si fa mai neanche la ordinaria amministrazione».
A tutti ha risposto l’assessore Gaddi difendendosi «qualcosa che non può essere realizzato entro la fine dell’anno non vuol dire che non sia condiviso dalla Giunta».
Vivacissima la discussione sul primo emendamento di Giunta al proprio elaborato: lo stanziamento di 50 mila euro per ripianare un buco di bilancio della fondazione La Presentazione che accoglie donne anziane non autosufficienti.
L’ex membro del Consiglio di amministrazione Vincenzo Sapere, Gruppo misto, ha attaccato a spada tratta il primo cittadino «avete una gran faccia di bronzo a presentare un emendamento simile mentre i sindaco invece che seguire il dibattito sta lì a giocare [Bruni stava al suo posto intento a guardare qualcosa sullo schermo del suo computer portatile]. Mi si spieghi il perché di questo emendamento – ha proseguito il consigliere – è una vergogna, non ci si interessa dei bimbi delle scuole materne [a cui sono state tagliate le ristrutturazioni] e si danno soldi a delle fondazioni esterne, per quale motivo?».
Soldi presi dal Piano antineve, per cui sono stati accantonati 200 mila euro che scenderebbero a 150 mila, già sottostimato per Lucini, «l’anno scorso sono stati spesi quasi un milione di euro!», che hanno lasciato perplessi anche consiglieri di maggioranza come Luigi Bottone, Gruppo misto, e Claudio Corengia, Pdl: «voglio che l’assessore mi assicuri che il Piano antineve funzionerà lo stesso». «Cambia poco» gli ha risposto Molinari.
«Non capisco lo sfogo al di là del bene e del male di Sapere – ha dichiarato Bruni – rispetto al bilancio preventivo si tratta di una maturazione di una perdita».
Nonostante un tentativo di spiegazione di Massimo Serrentino, Pdl, per cui la necessità del finanziamento è determina da una richiesta di fondi per la ristrutturazione della struttura, le minoranze non hanno disarmato contrariate anche dal metodo, l’intervento in un bilancio di un ente esterno e indipendente e la mancanza di una qualsiasi spiegazione nell’emendamento proposto ex abrupto.
«Durante un incontro con l’attuale presidente della fondazione – ha precisato Donato Supino, Prc – ho chiesto cosa dovrà investire il Comune nel progetto di risistemazione? Niente è stata la risposta…».
Nell’ultimo intervento della serata Rapinese non ha lesinato stoccate, mentre l’aula in subbuglio l’ha bloccato più volte, tanto che ben due consiglieri del Pdl, Marco Butti e Pierangelo Gervasoni, oltre che il sindaco, si sono prenotati per rispondergli perché sentitisi attaccati ingiustamente per fatto personale nella prossima seduta. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il Consiglio comunale di Como di lunedì 23 novembre 2009

Ancora una volta i lavori del Consiglio comunale si interrompono per la mancanza del numero legale. La maggioranza nega il diritto delle opposizioni di avere più tempo per avere precisazioni sulla copertura delle entrate non più garantite dall’Ici. Poi alle 23,30 alla spicciolata i consiglieri di maggioranza se ne vanno e quando le minoranze si rifiutano di sostituirli nel raggiungimento del numero legale la seduta viene dichiarata deserta.

La privatizzazione dell’acqua al centro della preliminare di Silvia magni, Pd, al Consiglio comunale di lunedì 23 novembre, che ha definito «frettolose e precipitose le dichiarazione del nostro sindaco secondo cui Como aderirà presto a Como acqua». Per la consigliera il futuro affidamento a quella patrimoniale non è così certo dato che dovrà essere fatta molto probabilmente una gara d’appalto pubblica.
«Il problema della mancanza di luce – ha detto Mario Molteni, Per Como – non è più solo delle periferie ma anche del centro città». Per il consigliere che segnalerà, su indicazione dei cittadini, tutti i punti luce guasti, «in una città civile non si può più andare avanti così».
Alessandro Rapinese, Area 2010, ha chiesto nuovamente al sindaco di nominare il rappresentante per Agenda 21 e ribadito che la Commissione biblioteca non ha ancora cominciato a lavorare.
«Mi duole e sono amareggiato dal comportamento disonesto di lunedì – ha affermato Emanuele Lionetti, Lega, riguardo all’inversione dell’ordine di maggioranza con un colpo di maggioranza – non s possono accettare inversioni per ritardi, scelte di Giunta o per un mancato beneplacito per i revisori dei conti».
Marco Butti, Pdl, ha lodato la «battaglia nei confronti dell’Università dell’Insubria» intrapresa dall’Amministrazione comunale, «troppe volte non è stato rispettato lo Statuto che parla di uno sviluppo paritetico per i due poli di Como e Varese».
Roberta Marzorati, Per Como, ha proposto di valutare l’impatto dei diversi tipi di droghe analizzando i reflui degli scarichi fognari come a Milano o Lugano, per avere dati certi sull’utilizzo delle sostanze stupefacenti.
Dopo un minuto di silenzio per i cinque militari italiani morti a Pisa in un volo di addestramento il Consiglio ha iniziato a discutere dell’assestamento di Bilancio.
L’assessore Gaddi ha presentato il documento ai consiglieri sottolineando le maggiori spese per il pagamento dei dipendenti, e 600mila euro in più da consegnare a Comodepur per la depurazione delle acque («le acque dipendono dalla piovosità dell’anno» ha dichiarato). Aumentano i mutui e diminuiscono gi oneri di urbanizzazione e le monetizzazioni.
Dopo alcune domande di chiarimento, tra cui la richiesta di Marcello Iantorno, Pd, di avere precisazioni sulla copertura delle entrate non più garantite dall’Ici, non ancora pagate dal Governo centrale, le minoranze hanno chiesto del tempo per riflettere.
Dopo 20 minuti di pausa le opposizioni hanno chiesto la sospensione della seduta per poter avere più tempo per studiare alcuni documenti aggiuntivi consegnati nel pomeriggio in Commissione e per magari avere alcune risposte a delle domande poste da Bruno Magatti, Paco, nella stessa sede per cui gli uffici hanno chiesto del tempo per rispondere.
Negativa la risposta del presidente Pastore, «tutti i documenti erano disponibili da una settimana oggi è stata consegnata solo una piccola precisazione», e della maggioranza.
Contrariato Vincenzo Sapere, Gruppo misto, «tutti i consiglieri devono avere il tempo di poter leggere i documenti». Con le minoranze anche Lionetti stigmatizzando «la negligenza del mio partito – precisando che –in entrambe le due sedute della Commissione non erano presenti i rappresentanti della Lega».
La seduta è proseguita e sono intervenuti Donato Supino, Prc, che ha definito «un bilancio dal punto di vista politico falso» quello presentato dal Comune dati gli scostamenti da quello preventivo e lo stralcio a fine anno di molte delle opere preventivate. Per il consigliere comunista qui sta il problema delle priorità della scelta delle opere da fare, dato che poi decide la Giunta cosa attuare e cosa no.
«Ci sono i soldi per gli studi sulle paratie e non per rifare gli impianti elettrici delle scuole materne!» ha denunciato Sapere, che ha attaccato anche l’assegnazione di incarichi professionali.
Magatti si è concentrato sull’appalto per il teleriscaldamento e l’efficienza energetica degli stabili pubblici e su a chi giova il miglioramento della stessa «parliamo di un appalto dal 2002 al 2011 per 2,5 milioni di euro l’anno affidato ad una associazione temporanea di impresa la cui capofila è Acsm».
Finito l’intervento del consigliere della rondine Bruno Saladino, Pd, ha chiesto la verifica del numero legale, mentre uscivano i consiglieri di opposizione. In prima battuta solo 18 consiglieri erano presenti in aula che al secondo appello alle 23.31 sono diminuiti a 13. La seduta è stata dichiarata deserta. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il Consiglio comunale di lunedì 16 novembre 2009

Consiglio comunale blindato quello di lunedì 16 novembre per contrastare la manifestazione di Giù la Giunta. A Palazzo Cernezzi il pubblico accorso per protestare contro la Giunta Bruni, è stato bloccate all’ingresso da polizia, vigili urbani e Guardia di finanza. In aula la maggioranza, lasciata sola da tutti salvo rapinose, ha contestato le decisioni assunte a difesa della laicità dalla Corte europea dei diritti dell’uomo.

Chi cercava di entrare, più di 50 persone, veniva identificato con la richiesta di documenti e la direttiva era di far passare solo una quindicina di persone, senza permettere l’accesso ai più neanche nel cortile antico.
Nel mentre, nelle preliminari, sia Giampiero Ajani, Lega, che Donato Supino, Prc, hanno chiesto di riaprire gli oblò sul cantiere delle paratie per permettere ai cittadini di vedere cosa si sta edificando, mentre Bruno Magatti, Paco, è ritornato sull’appalto per la raccolta dei rifiuti.
Non essendoci il pubblico, solo 9 persone erano riuscite a superare le maglie del controllo all’ingresso Mario Lucini, Pd, è sbottato «Non vedo di cosa possiate aver paura – aggiungendo – poi si parla di casa di vetro…».
Gi ha risposto il presidente Mario Pastore attivatosi per «la sicurezza interna della sala e del palazzo» che ha chiarito che «le forze dell’ordine rispondono agli indirizzi della Questura», spiegando che il numero massimo di persone che possono assistere al Consiglio è 30.
Mario Molteni, Per Como, ha letto il volantino distribuito dai manifestanti che hanno risposto all’invito di Giù la Giunta.
Insediato il Consiglio Luca Gaffuri, Pd, ha chiesto una sospensione dei lavori e i consiglieri di opposizione, con anche qualcuno della maggioranza, si sono recati a discutere con i cittadini bloccati ai cancelli.
Alcuni manifestanti nel frattempo avevano costruito un muro di cartoni davanti al cancello, che è stato abbattuto dai consiglieri di minoranza assieme ai manifestanti.
Dopo un’ora di trattative, con l’intercessione dell’assessore Cenetiempo, i cittadini sono riusciti ad entrare sino al cortile vecchio, dopo un’altra mezz’ora sono stati accolti in Sala stemmi, dove Cenetiempo, per la Giunta, ha discusso con loro, principalmente del muro sul lungolago.
Ripreso il Consiglio la maggioranza ha chiesto di ribaltare l’ordine dei lavori e di affrontare la mozione del consigliere Gianmaria Quagelli, Pdl, per invitare il sindaco a esprimere la contrarietà della società comasca alla sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo del Consiglio d’Europa che ha espresso parere contrario alla presenza di crocefissi nelle aule scolastiche italiane. La maggioranza ha così votato i cambiamento del programma della serata scatenando l’indignazione delle minoranze.
«Non si può cambiare sempre l’ordine dei lavori, c’erano dieci mozioni prima di questa» ha esclamato Lucini, «vergogna!» ha aggiunto Marcello Iantorno, Pd, mentre il pubblico applaudiva la reazione dei consiglieri di minoranza che hanno abbandonato l’aula per protestare contro i continui cambiamenti a colpi di maggioranza all’ordine del giorno al di là degli accordi presi.
Le minoranze hanno così raggiunto i manifestanti in Sala Stemmi, mentre la mozione Quagelli veniva discussa in Consiglio.
Per il proponente «chi sta qui deve rispettare le nostre regole», mentre Claudio Corengia, Pdl, ha citato «le radici giudaico-cristiane e le nostre tradizioni» oltre che «il continuo arretrare della nostra civiltà» a causa «dei soprusi delle minoranze nei confronti della maggioranza». Si è accalorato Luigi Bottone, Gruppo misto, «se non vi va bene andate via!» aggiungendo «il crocefisso lo voglio». Più pacato Marco Butti, Pdl, per cui «è giusto manifestare nelle istituzioni italiane ed europee», mentre Ajani ha rivendicato la primogenitura delle campagne contro gli islamici e la contrarietà all’erezione di moschee, mettendo in ridicolo l’Unione europea (non il Consiglio d’Europa) citando le direttive sulla curvatura delle banane.
Alessandro Rapinese, Area 2010, unico dei consiglieri di opposizione rientrato in aula ha espresso perplessità sulla fattiva possibilità di incidere di una mozione del comune di Como, punzecchiando la Lega sull’immigrazione. A favore della mozione sono intervenuti anche i consiglieri del Pdl Gianluca Lombardi e Stefano Rudilosso, che ha voluto specificare come la vicenda non implichi immigrati: «è in casa nostra, si tratta di una cittadina italiana di origine finlandese che ha chiesto un parere a un tribunale di Strasburgo». Dopo altri interventi a favore di Carlo Ghirri, Gruppo misto, e Pierangelo Gervani, Pdl, ha preso la parola il sindaco.
«La laicità non è neutralità, è il rispetto di tutte le differenze» ha affermato, citando «il clamoroso attacco a papa Ratzinger a Ratisbona» e descrivendo una comunità cattolica sotto assedio e sulla difensiva, per questo ha lanciato un accorato appello: «che tutti mettano il crocefisso nelle scuole, nelle associazioni, in famiglia, nei luoghi di ritrovo, per rendere visibile questo pezzetto di legno che non è solo un pezzetto di legno».
Per ultimo Quagelli ha letto un articolo a sostegno della sua posizione che individuava a partire dal giacobinismo il problema della società laica europea.
Con 23 presenze, 22 voti a favore, Pdl, Lega, Gruppo misto di maggioranza, e la sola astensione di Rapinese, la mozione è stata approvata. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

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