arte

Eli Riva: un protagonista dell’arte comasca dalla mostra di villa Olmo alla città

Un protagonista dell’arte comasca del Novecento in mostra a villa Olmo: le sculture di Eli Riva sono presentate al pubblico fino al 28 maggio in una notevole retrospettiva.

In un secolo che secondo la storiografia artistica ormai consolidata dovrebbe essere dominata nell’orizzonte comasco dall’astrattismo geometrico – parente pittorico-scultoreo del razionalismo architettonico – Eli Riva (1921-2007) ha avuto il ruolo di scompaginare il quadro, di tentare ricerche in numerose direzioni, anche contraddittorie, anche inconciliabili, seguendo il filo della sua espressività profonda. E forse a questo ruolo non propriamente “omologato”, oltre che alla sua profonda ritrosia, si deve la difficoltà a cogliere un “successo” che per la qualità della sua opera gli sarebbe forse dovuto arridere.

Eli Riva si affacciò alla ribalta artistica negli anni tragici della guerra, collaborando con opere scultoree ad alcune delle ultime opere della stagione del razionalismo lariano (non propriamente entusiasmanti come la caserma della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, poi della Guardia Nazionale Repubblicana, e ora Questura) ma soprattutto alle prime del periodo post-Liberazione (sue sono due sculture – molto diverse – in edifici di piazza Cacciatori delle Alpi e di viale Varese, dei primissimi anni Cinquanta, progettati da Adolfo Dell’Acqua e da Luigi Zuccoli). Da quegli anni in avanti si sperimentò in tutte le possibili direzioni (figurative ed essenziali, figurative ed espressioniste, astratte informali, organiche), mettendo a frutto una capacità manuale e tecnica e insieme una creatività ideativa davvero non comuni.

In due settori, in particolare, l’opera di Eli Riva ha lasciato un segno significativo, profondamente iscritto nella storia (e nell’arte della città e del territorio): nell’arte sacra e nell’arte funeraria. Molte chiese “postconciliari” devono al suo intervento arredi di grande potenza espressiva, sempre calibrati sullo spazio architettonico e sulla dimensione ideale; valgano per tutti gli esempi delle chiese comasche di San Giuseppe (con un potentissimo Crocifisso ambientato nella lama di luce della guglia absidale) e di Sant’Agata con altare, tabernacolo, ambone e acquasantiera di rara essenzialità; ma varebbe la pena di aggiungere gli interventi nella chiesetta di Madrona (sulla strada del Bisbino), in San Vitale a Chiasso, nella parrocchiale di Blevio e nella nuova di Lipomo. Le tombe ideate da Eli Riva, poi, disegnano un ideale percorso attraverso temi e suggestioni: nel monumentale di Como si può seguire – a prezzo di una ricerca non proprio agevole – la sua evoluzione dalle opere figurative (tombe Ciabattoni, Mulazzi, Battistini, Mauri-Fossati) a quelle astratte (tombe Baragiola, Azzimonti), da completare poi con visite a Bregnano (tomba Brivio), Lomazzo (la bellissima porta della cappella Gaggio), Rovenna (tomba Praga).

Nella mostra di villa Olmo, insieme al contesto di queste opere pubbliche (in parte documentate da qualche fotografia), si possono ammirare le numerose opere “da camera”, nelle varie pietre e marmi e nei vari legni, di volta in volta dedicate a serie (le “arfalle”, le “fionde” e altre) oppure a pezzi unici.

In una così ampia produzione, se una caratteristica peculiare si può individuare è quella di una inesauribile varietà, dove non c’è stile a imporsi, bensì l’urgenza di esprimersi. Seguirne le diverse declinazioni è fonte di continue scoperte.

Ma se, come è stato detto ripetutamente nel corso della presentazione alla mostra, le realizzazioni di Eli Riva meritano di essere meglio conosciute, non sarebbe stata fuori luogo, nel pieghevole in distribuzione in mostra, una maggiore cura nell’ubicazione sulla piantina delle diverse localizzazioni, così mal posizionate da risultare quasi incomprensibili.

La mostra Eli Riva: tradizione e modernità, realizzata dall’assocazione Eli Riva con l’assessorato alla Cultura del Comune di Como, e con la collaborazione di Luciano Caramel, è aperta fino al 28 maggio 2015, a Villa Olmo (como, via Cantoni 1), dal martedì al sabato 10-18, la domenica 14-20; l’ingresso è libero.
[Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

Alcune vedute della mostra.

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Il presbiterio della chiesa di San Giuseppe a Como.

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Maria Paola Remondini

Quadro-300x265«Un tuffo tra le suggestioni della natura e i colori dell’infanzia» mostra allo Spazio Natta, in via Natta 18 a Como, fino al 19 aprile, aperta da martedì a venerdì dalle 15 alle 19, sabato e domenica dalle 10 alle 19.

 

«Una grande retrospettiva, organizzata con il sostegno dell’Assessorato alla cultura [del Comune di Como], che offre la possibilità di viaggiare nel tempo verso una dimensione pura, oggi spesso offuscata dal dilagare incessante della tecnologia, dall’imperiosità di un razionalismo che costringe a vivere lontano dall’autenticità dei valori semplici e dalla propria sfera emozionale più profonda – spiega la presentazione –. L’artista veronese, che si è formata nell’ambito dei chiaristi veneti e della scuola di Burano, regala attraverso i suoi quadri una dolce malinconia densa di impressioni antiche, legata ad un mondo bucolico perduto e poi ritrovato nella sfera interiore del ricordo. La pittrice ci conduce nei luoghi della sua infanzia, ci mostra le persone che ne hanno fatto parte, ci svela paesaggi naturali fiabeschi e incontaminati. E lo fa grazie a un uso magistrale del colore, che, con le sue velature evanescenti, rende la luce l’indiscussa protagonista della sua pittura. 
In un mondo come quello attuale, frenetico, cibernetico, a volte esasperato, in cui anche l’arte spesso assume contorni di difficile interpretazione, Maria Paola Remondini ci insegna l’insostituibile valore di un figurativo semplice ma ricco di sfumature, antico ma attuale, variegato ma di immediata comprensione».

Per informazioni
 tel. 031.264969, avbrev@libero.it. [md, ecoinformazioni]

Francesco Capiaghi e l’Ottocento a Como: la mostra

È stata inaugurata venerdì 27 marzo la mostra dedicata al pittore Francesco Capiaghi, allestita in Pinacoteca e nelle due sedi collegate nella sala “Duomo” del Museo Civico di Palazzo Giovio e nella sala cataloghi della Biblioteca Comunale.

Il contributo di Como e del suo lago all’arte dell’Ottocento è soprattutto un contributo di “scenari” (“location” si direbbe oggi): alle bellezze paesaggistiche del Lario e a quelle storiche della città e dei suoi monumenti pochi seppero resistere, da Turner a Corot, dai paesaggisti lombardi (Bisi, Inganni, Migliara) agli acquarellisti inglesi.

Questa singolare fortuna delle vedute lariane, che davvero fecero il giro del mondo e costruirono la fama di questi luoghi, ha comportato – però – la marginalizzazione di alcune personalità che in questo contesto agirono e cercarono di portare il proprio contributo di creatività e di comunicazione. Certo non si tratta di “grandi nomi”, ma ignorarli e rimuoverli dalla storia del territorio è un grave errore, perché impedisce di comprendere la reale consistenza della cultura della città e del territorio nel secolo dell’Ottocento.

Capiaghi-RitrattoTra i nomi ingiustamente poco noti c’è quello di Francesco Capiaghi, che invece testimonia in modo non banale una cultura figurativa presente in città, attenta da una parte alle richieste del mercato (vedute urbane e paesaggistiche erano – appunto – assai in voga), da quell’altra alle contemporanee elaborazioni dei più accreditati maestri lombardi, e dall’altra ancora alle novità che nel campo dell’immagine il XIX secolo andava elaborando. La mostra di Palazzo Volpi, quindi, ben curata da Maria Angela Previtera, è un buon esempio di recupero di un esponente del panorama artistico locale che merita di essere conosciuto.

Nato in una famiglia artigiana (in qualche modo connessa all’arte: suo padre era doratore), Francesco Capiaghi studiò a Brera e praticò poi la pittura di paesaggio, quella di fiori e anche le scene storiche di attualità. Succede così che quella poca notorietà di cui gode fuori dal ristretto ambito degli addetti-ai-lavori sia stata determinata da opere assai diverse: il quadro dedicato alla resa degli austriaci nel 1848 (dipinto celebrativo realizzato quasi alla fine della sua vita, nel 1898, in occasione del cinquantenario delle Cinque giornate di Como), il suo corso per disegnare fiori divulgato in un fortunato album litografico, la tela dedicata al giardino di villa Olmo (un vero e proprio ritratto di un albero – un platano, nella fattispecie, anche se spesso lo si sente definire come “il cedro” di villa Olmo, dato che forse quest’ultimo è l’unico albero conosciuto) e la piccola veduta della piazza di San Fedele, con ancora il coperto del mercato del grano; di quest’ultima opera le persone meglio informate sanno che ne esiste anche una versione fotografica, scattata dallo stesso artista e dalla quale il lavoro pittorico è derivato.

Capiaghi in effetti fu anche fotografo (esercente un piccolo, ma accreditato studio fotografico, che smerciava soprattutto vedute dei monumenti comaschi) e per lunghi anni affiancò l’una e l’altra professione.

I motivi di interesse per una visita alla mostra, quindi, non mancano (fino al 21 giugno in Pinacoteca e in Museo, fino al 30 maggio alla Biblioteca comunale), anche perché il lavoro di ricerca preliminare (Maria Angela Previtera vi si dedica da molti anni) ha permesso di rintracciare molti altri lavori, oltre a quelli più noti: dipinti, fotografie, disegni, schizzi preliminari, addirittura stendardi processionali (una tipologia della produzione del Capiaghi fino a oggi del tutto ignorata).

Il catalogo edito in occasione dell’esposizione, inoltre, contiene non solo gli approfondimenti sulle opere esposte ma anche un sommario repertorio di tutte le opere note del pittore.

Una mostra, dunque, che supera i limiti della curiosità “locale” e invece si misura con le dinamiche dell’arte e più in generale della comunicazione artistica di un secolo fondamentale nell’elaborazione della cultura moderna. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

Como, piazza San Fedele – dipinto (1870-1878 ca) e fotografia (1870-1872 ca).

Capiaghi-PiazzaSanFedele

 

Tramonto presso Nesso (1896).

TramontoNesso

 

Natura morta con dalie e peonie (1880 ca); Ellebori (1880 ca)

Capiaghi-Fiori

Ristrutturazione della fontana di Camerlata

fontana di camerlataPalazzo Cernezzi: «È tempo di indagini e lavori».

 

«Per la fontana di Camerlata è tempo di indagini e lavori. Il Settore opere pubbliche del Comune di Como, diretto dall’ingegner Antonio Ferro, ha predisposto l’assegnazione di una serie di incarichi a professionisti ed imprese per una manutenzione straordinaria del monumento – annuncia un comunicato –. I lavori prenderanno il via domani [mercoledì 1 aprile] e nell’elenco degli interventi stabilito dai tecnici, figurano indagini per una mappatura materica, analisi sul degrado e le fessurazioni, studi sull’effetto degli inquinanti nelle patologie del degrado dei cementi e dei materiali lapidei, misurazioni delle vibrazioni provocate dal traffico sia sugli anelli orizzontali, che verticali, rilevazioni di dati meteo e delle temperature (quest’ultime per avere indicazioni sulle variazioni differenziali subite dalla struttura metallica con il caldo)».

«Saranno poi effettuate anche delle endoscopie, per arrivare, attraversando gli anelli cavi, ai tralicci metallici e riuscire a leggere il livello di ossidazione dello spessore del traliccio per valutare in che modo trattare le superfici ossidate – prosegue la nota –. La fontana sarà poi interessata da una pulitura e integrazione delle parti mancanti che saranno eseguite da una ditta specializzata. Dopo la pulitura, sulla fontana sarà steso un prodotto per l’impermeabilizzazione e protezione del calcestruzzo e quindi si procederà con la ritinteggiatura. Rientrano in elenco anche il rifacimento dell’impianto di illuminazione del monumento e il rifacimento dell’impianto idrico della fontana, comprensivo di manutenzione programmata per un anno».

Dall’inizio di aprile: «Si inizierà a montare il ponteggio e a delimitare l’area di cantiere e quindi seguiranno le varie indagini ed interventi. Sono stati ipotizzati 2/3 mesi di cantiere, tempistica tutta legata alle condizioni del tempo. Per i lavori è previsto un finanziamento di 140mila euro, coperti per il 45% dal Comune e per il 55% da Fondazione Cariplo attraverso il bando Conservazione programmata del moderno». [md, ecoinformazioni]

Eli Riva: tradizione e modernità

OLYMPUS DIGITAL CAMERAMostra a Villa Olmo, in via Cantoni 1 a Como, inaugurazione giovedì 2 aprile alle 18, aperta fino al 28 maggio, da martedì a sabato dalle 10 alle 18, domenica dalle 14 alle 20.

 

«Maestro della scultura, Eli Riva (Como, 1921-2007) è considerato l’ultimo erede dei Magistri Cumacini per quel suo scalpellare “a taglio diretto” nel marmo come i marmorini antichi, come gli scalpellini delle valli lombarde, e senza modelli preparatori – precisa una nota –. La città di Como per aprire Expo 2015 ha deciso di puntare sulla valorizzazione di questo artista che costituisce uno dei patrimoni della propria storia culturale. All’intero percorso della ricerca scultorea di Eli Riva, dalla figurazione all’astrazione, viene dedicata una grande mostra antologica promossa dal Comune di Como e realizzata, con la collaborazione del critico Luciano Caramel, nella storica cornice di Villa Olmo».

«L’esposizione del Maestro comasco rappresenta la volontà di porgere un tributo ad un grande artista, un cesellatore della materia e della vita, che ha saputo raccogliere antiche eredità, quali quelle dei Maestri Cumacini e trasferirle, con una visione del tutto originale e personale, nel suo lavoro inteso come energia incanalata verso un fine determinato – prosegue lo scritto –. Quel fine che lo ha portato a prendere posizioni decise nel fare arte e coniugare il quotidiano con l’assoluto e che ha caratterizzato il suo impegno civile sia all’interno dell’amministrazione nei contributi dati nella Commissione edilizia, sia all’esterno nei principali dibattiti legati alla riqualificazione del contesto urbano. La scelta della sede di Villa Olmo non è casuale; fa riflettere ancora una volta sul tema della città, sviluppato in tutte le sue molteplici declinazioni in questi ultimi tre anni di grandi eventi, inaugurati con Sant’Elia, ed ampiamente valorizzato dal Maestro Riva …“io mi sento comasco”… e Como attraverso questa importante esposizione non lo dimentica. Poche frasi bastano ad Eli Riva per definirsi: “Quanto al lavoro personale, la cosiddetta “ricerca”, mi pregio di avere portato, in un lungo giro di anni, la scultura all’astrazione, al di là della visione naturalistica. E di averlo fatto in modo personale, anche se coincidente con la tensione di tutta l’arte contemporanea europea verso l’interiorizzazione delle motivazioni espressive. Non si diventa astratti dalla sera alla mattina. Io l’ho fatto gradualmente o per strappi, come nelle ‘Piastre’ del 1956; l’ho fatto percorrendo tutto l’iter di scoperta e di necessità del fenomeno… Avevo fin da giovane dei pensieri fissi: liberare la scultura dal suo limite, dalla monumentalità, dal gigantismo; defisicizzare la scultura; portare il volume in altezza; liberare la scultura dalla base. Ho realizzato le Due Teste negli anni ’50 a volume pieno, e sono approdato negli ultimi anni al vuoto con le Case degli Angeli, aeree e spaziali”. Quanto ai materiali: “Ci vuole il sentimento della materia. Ho utilizzato di tutto, dal porfido egizio delle Due Teste, ai marmi di varia durezza e colore, sfrontati a taglio diretto, cioè non inviando a Carrara il modellino come alcuni colleghi artisti usano fare. Poi sono passato al legno; e ora alle cere, adeguando ai materiali la mia forza fisica nel corso degli anni”. E, infine, annota: “Io mi sento comasco, irresistibilmente, con le pietre di casa, con il “sasso di Moltrasio”, scabro e duro. Il carattere comacino è tutto qui, linearità e semplicità, ottenuta vincendo la durezza, gli ostacoli della materia. Linearità e semplicità vuol dire essere concreti. Qui le maestranze erano esse stesse architetti. Questi sono i valori semantici della nostra città, le torri, le porte, le mura in sasso di Moltrasio”. Sul suo valore Luciano Caramel scrive che Eli Riva possiede “la capacità di comporre il rispetto della qualità dei materiali con le esigenze dell’invenzione, la struttura con l’articolazione libera delle masse, il vuoto con il pieno, l’intrusione nell’ambiente con la difesa dell’integrità del nucleo plastico entro la sfida che è della scultura moderna. […] Ed è in Riva scommessa vincente”. E conclude che è “Un artista che onora la scultura contemporanea per la serietà dell’impegno e la felicità dei risultati”».

Per informazioni Internet www.eliriva.it. [md, ecoinformazioni]

Crucifixum

ridatemi-il-mondo-2015 - partMostra di Marco Vido, a cura di Elena Isella, a S. Pietro in Atrio, in via Odescalchi 3 a Como, inaugurazione giovedì 26 marzo alle 18, aperta fino al 12 aprile martedì, mercoledì e giovedì dalle 15 alle 19, venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 19.

 

«La mostra propone una selezione di opere, in gran parte realizzate per questa personale, accomunate dal tema della Croce e della Crocefissione. Soggetto ricorrente nella produzione di Vido (Como, 1960), la figura di Cristo crocifisso è delineata dall’artista in modo tale da poter essere accostabile da chiunque: è un Cristo quanto mai umano, osservatore dalla croce di un’umanità che vede e sente sofferente – spiega la presentazione –. Con questa monografica, a breve distanza temporale dalla precedente (Mariano Comense, 6-29 giugno 2014), Vido mostra al pubblico anche una nuova modalità espressiva. Il supporto sul quale il pittore lavora è cambiato: non è più la tela tesa, bensì la iuta grezza lasciata cascante, tele di cotone non preparate, carta. Un altro aspetto di novità nella sua pratica artistica è poi quello di smembrare, rimontare, modificare in corso d’opera l’ampiezza dei nuovi supporti con cuciture fatte a mano: “così il supporto – come la curatrice scrive nel catalogo – può diventare grande quanto il moto del dipingere richiede”».

«La mostra si impone all’attenzione del visitatore grazie alle opere di grandi dimensioni che, nel suggestivo ambiente dell’ex chiesa di S. Pietro in Atrio, acquisiscono una particolare valenza installativa di grande coinvolgimento – termina la nota –. L’allestimento prende avvio dalle prime Crocifissioni di Vido (2009) per addentrarsi nella serie Crucifixum – caposaldo di tutta l’esposizione – e stupire con le sorprendenti Ridatemi il mondo! e Jesus Christ Superstar».

Per informazioni Internet www.marcovido.com. [md, ecoinformazioni]

Francesco Capiaghi. Un maestro di paesaggio dell’800

capiaghiMostra, a cura di Maria Angela Previtera, inaugurazione venerdì 27 marzo alle 18 alla Pinacoteca civica, anteprima alle 17 al Museo storico – Biblioteca comunale, in tre sedi a Como, alla Pinacoteca civica, in via Diaz 84, al Museo storico, in piazza Medaglie d’Oro 1, fino al 21 giugno, e alla Biblioteca comunale, in piazzetta Venosto Lucati 1, fino al 30 maggio.

 

«Nel corso dell’Ottocento la pittura di paesaggio conobbe un’ampia fortuna che andò di pari passo con l’affermarsi di un nuovo mercato dell’arte, legato alle pubbliche esposizioni e all’ampliarsi del collezionismo privato – spiega la presentazione –. In questo contesto la mostra dedicata a Francesco Capiaghi offre al visitatore una prima e inedita lettura dell’attività dell’artista, svelata attraverso un articolato percorso espositivo che affianca opere mai viste delle collezioni pubbliche di Como con altrettanto inediti dipinti provenienti da collezioni private. La mostra, promossa dall’Assessorato alla cultura del Comune di Como, pone l’accento su alcune eccellenze e insieme sulla varietà delle ricerche condotte da Francesco Capiaghi, attivo come pittore di paesaggio e celebrato interprete delle vicende risorgimentali e unitarie, fotografo e stimato insegnante che si accostò anche al genere della natura morta e della pittura sacra».

«Queste molteplici attività, unite alla fitta trama del suo articolato percorso biografico, fanno di Francesco Capiaghi un professionista nel suo settore e un felice interprete di una nuova stagione della pittura di paesaggio in Lombardia – prosegue la nota –. La mostra è allestita in tre sedi espositive: la Pinacoteca civica, il Museo storico e la Biblioteca comunale, mantenendo così nella loro collocazione originaria le opere e i materiali documentari per offrire al visitatore un’inedita prospettiva di lettura, partecipata e diffusa sul tessuto urbano, attraverso le raccolte della città di Como».

«Il percorso espositivo prende avvio in palazzo Volpi sede della Pinacoteca civica con dipinti di grande dimensione e di particolare interesse iconografico che mettono in luce gli aspetti peculiari della produzione pittorica dell’artista, dagli esordi fino agli ultimi anni di attività, proponendo al visitatore vedute della città di Como e dei suoi dintorni, episodi salienti della storia risorgimentale e unitaria, ampie visioni della Brianza e suggestivi paesaggi ripresi sulle sponde e alture del Lario – si specifica –. Nelle sale del Museo Storico Giuseppe Garibaldi in palazzo Olginati vengono presentati, invece, una serie di importanti scatti fotografici, conservati nel Fondo fotografico dei Musei civici, da riferire alla fine degli anni sessanta dell’Ottocento e al decennio successivo. Questo repertorio iconografico, esemplare nel suo genere, prodotto nell’atelier del pittore la “Fotografia Artistica”, documenta le campagne di restauro dei più noti monumenti religiosi e civili comaschi, accanto a scorci cittadini di notevole interesse documentario. In Biblioteca comunale sono messi a confronto studi e disegni, piccoli lavori a olio e litografie che consentono di mettere in luce aspetti meno noti dell’attività pittorica e professionale dell’artista. Dagli studi colti dal vero sulle sponde del Lario – paesaggi e vedute di paese, figure in costume tradizionale – ai bozzetti e disegni di grande formato delineati per la realizzazione di celebri dipinti, alle tavole litografiche con motivi floreali destinate alle giovani allieve. Oltre a un prezioso Album da disegno in cui l’artista aveva conservato le riproduzioni fotografiche di molte delle sue opere accanto a veloci studi e ritagli di giornale che celebravano le sue imprese e i premi ottenuti» (l’invito).

Per informazioni Internet www.capiaghi.it. [md, ecoinformazioni]

Addio Lugano bella 
anarchia tra storia e arte

anarchia-crocevia-ticinoDa Bakunin al Monte Verità, da Courbet ai dada, mostra al Museo d’arte di Mendrisio, in piazza San Giovanni, aperta fino al 5 luglio da martedì a venerdì dalle 10 alle 12 e dalle 14 alle 17, sabato e domenica dalle 10 alle 18, lunedì chiuso (festivi aperto), ingresso 10 franchi, ridotto 8, in contemporanea a Disegno e dinamite. Le riviste illustrate tra satira e denuncia al Palazzo delle Paure a Lecco, aperta fino al 31 maggio.

 

«Nell’ambito del progetto Anarchia Crocevia Ticino, legato all’iniziativa “Viavai. Contrabbando culturale Svizzera-Lombardia” promossa dalla Fondazione svizzera per la cultura Pro Helvetia, il Dicastero Museo e Cultura di Mendrisio presenta una grande mostra allestita contemporaneamente, fra Italia e Svizzera, al Museo d’arte Mendrisio e al Palazzo delle Paure di Lecco – spiegano gli organizzatori –. Il percorso espositivo nella sede di Mendrisio, prendendo avvio dal fitto intreccio di fatti e personaggi che diede vita nel Ticino di fine Ottocento e inizio Novecento a un importante capitolo della storia dell’anarchismo, si articola in ben tredici sezioni: i simboli dell’anarchia, la Comune parigina, città e campagna, lavoro e miseria, la figura emblematica del vagabondo, sciopero rivolta e repressione, la lotta contro i poteri, satira e denuncia, l’utopia di una nuova società, giusta e armoniosa».

«La mostra si racchiude temporalmente tra gli ultimi trent’anni dell’Ottocento e il primo ventennio del Novecento, ovvero gli estremi cronologici della ricca vicenda ticinese – precisano –: dal soggiorno di Bakunin a Locarno e Lugano (negli anni dell’Ottocento) all’insediamento della Comunità naturista del Monte Verità nei primi anni del secolo, non dimenticando la continua presenza nel Ticino di grandi personalità dell’Anarchia Michel Bakunin, Elisée Reclus, Carlo Cafiero, Andrea Costa, Errico Malatesta, Pietro Gori, Luigi Fabbri, Eric Mühsam, Raphael Friedeberg, Max Nettlau, eccetera. Una serie di capolavori dell’arte, fra verismo e avanguardie storiche, accompagna lo spettatore attraverso i temi scelti. Un centinaio di opere – dipinti, sculture e grafiche – provenienti da istituti e collezionisti italiani svizzeri e francesi, tra cui spiccano il Ritratto di Proudhon di Gustave Courbet dal Musée d’Orsay di Parigi, la Louise Michel sur les barricades di Théophile Alexandre Steinlen dal Musée du Petit Palais di Ginevra, i grandi studi preparatori per Il quarto Stato di Giuseppe Pellizza da Volpedo in arrivo dalle collezioni piemontesi, il capolavoro di Angelo Morbelli Per ottanta centesimi! dal Museo Borgogna di Vercelli, il celebre Bagno Penale a Portoferraio di Telemaco Signorini dalle raccolte di Palazzo Pitti a Firenze, oltre a L’oratore dello sciopero di Emilio Longoni, e una sequenza di opere grafiche straordinarie dei maestri francesi del puntinismo, da Seurat a Vallotton, da Pissarro a Signac».

«Le opere costituiscono lo sfondo ed evocano l’intensa atmosfera di un periodo estremamente inquieto e conflittuale, testimoniando il profondo interesse da parte dell’artista per la cosiddetta – a quei tempi – “questione sociale” – prosegue la nota –. Ne furono toccati tutti, in ogni parte del mondo: realisti e simbolisti, neoimpressionisti e divisionisti, medievalisti/neogotici e futuristi, e molti di loro si dichiaravano di fede anarchica. La mostra è corredata da un ricchissimo materiale storico: lettere, documenti, libri, foto, filmati, vero e proprio alter ego della parte artistica; un taglio espositivo particolare suggerisce giochi di rimandi fra arte e storia, fra ricerca formale e impegno sociale. All’affascinante capitolo della denuncia e della satira, attraverso una miriade di pubblicazioni, è interamente dedicata la mostra in programma al Palazzo delle Paure di Lecco. Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, in tutta Europa si conosce infatti una grandiosa fioritura di giornali e riviste, mezzi di diffusione per eccellenza delle idee anarchiche. Il disegno di denuncia e di satira diviene così una formidabile arma di lotta nelle mani di grandi illustratori come Vallotton, Steinlen, Kupka, Grandjuan, Jossot, Scalarini, Galantara, de Camara, Masereel, Schrimpf, che pubblicano i loro disegni su testate divenute leggendarie: Le Père Peinard, l’Assiette au beurre, La Feuille, La Sciarpa nera, L’Asino, Mother Earth, Die Aktion, Die freie Strasse».

Per informazioni tel. 0041.586883350, e-mail museo@mendrisio.ch, Internet www.mendrisio.ch/museo. [md, ecoinformazioni]

Il Rinascimento della Pinacoteca di Como

Inaugurata nella Pinacoteca Civica di Palazzo Volpi a Como la terza sala dedicata al Rinascimento, con un piccolo nucleo di dipinti e di sculture di grande interesse.

Con un lavoro progressivo di approfondimento e di recupero di opere non troppo considerate nei decenni passati la Pinacoteca comasca continua a crescere: l’inaugurazione di oggi è un buon esempio di come “piccoli” ampliamenti possano essere occasione di radicali allargamenti di prospettive sulla storia della città e della sua arte. Al posto d’onore della nuova sala “rinascimentale” c’è l’affresco con la Vergine col Bambino tra i santi Cosma e Damiano proveniente dall’omonima chiesetta sconsacrata presso S. Abbondio (in realtà, come ormai si sa con certezza, erede di una grande chiesa cimiteriale tardoantica, ridotta in epoca romanica a una più piccola cappella). Il dipinto, a lungo conservato nei depositi museali e quasi decontestualizzato, torna oggi a mostrare tutta la sua importanza nel quadro della decorazione dell’area absidale della chiesa che annovera anche lo straordinario affresco del semicatino absidale con le figure di evidente derivazione leonardesca. Il “maestro dei santi Cosma e Damiano”, per quanto ancora privo di nome e cognome, emerge progressivamente dall’anonimato e – come hanno sapientemente mostrato nella conferenza introduttiva all’inaugurazione odierna Mauro Natale e Cristina Quattrini – comincia a raccogliere un discreto catalogo di opere sparse su un vasto territorio che va da Como a Sesto Calende, a Milano, a Biella, alla Certosa di Pavia. È un maestro dalla cultura complessa, che sulla base lombarda (e leonardesca) innesta le novità provenienti da Roma, e da intonazioni più drammatiche come quelle derivate dagli echi dell’opera di Bramantino. Anche considerando quest’opera, il periodo “rinascimentale” sulle sponde del Lario si dimostra tutt’altro che confinato in una dimensione marginale.

Como-Pinacoteca-SSCosmaDamiano-01[L’affresco della Vergine col Bambino tra i santi Cosma e Damiano nel nuovo allestimento alla Pinacoteca Civica di Como]

 

Nel nuovo allestimento della sala, insieme all’affresco della chiesa dei SS. Cosma e Damiano, spiccano i dipinti provenienti da S. Maria Maddalena di Ossuccio e una tavola dai SS. Giacomo e Filippo di Quarcino che ben si presta a evidenziare il progresso dall’elegante clima tardogotico alla nuova sensibilità rinascimentale. Oltre ai dipinti sono esposti anche alcuni reperti scultorei, esempi dell’attività di maestranze legate al cantiere della cattedrale comasca.

Con la nuova sala, la Pinacoteca Civica conferma il suo ruolo di testimone della ricca storia artistica comasca, che solo un’analisi disattenta può ritenere priva di interesse.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

20 marzo/ Apertura della terza sala della sezione Rinascimento

invito_pinacoteca_como_sala_0.13_sez._rinascimento_662204639Con gli affreschi de “Il Maestro dei Ss. Cosma e Damiano” alla Pinacoteca civica di Como, in via Diaz 84, intervengono Mauro Natale, Università di Ginevra, Cristina Quattrini, Soprintendenza per i beni storici artistici e etnoantropologici di Milano, venerdì 20 marzo alle 18.

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