arte

Yarn: Thread or Story. Il racconto della bellezza made in Como

Yarn 3Mostra alle Serre di Villa del Grumello a Como, in via per Cernobbio 11, promossa da comON Creativity Sharing con il supporto di Unindustria Como, inaugurazione martedì 28 luglio alle 18 con la performance The thread of the story. Le fil de l’histoire. El hilo de la historia. Der thread der Geschichte della Compagnia Varco di Emergenza, aperta da martedì a domenica dalle 10 alle 12.30 e dalle 14 alle 18, chiusa il lunedì, fino al 3 settembre.

L’esposizione: «Si propone come una sorta di dietro le quinte del mondo tessile comasco per svelare risvolti e aneddoti che spesso sono sconosciuti ai più: dai personaggi famosi che hanno indossato tessuti made in Como in occasioni particolari, Yarn 2ai grandi stilisti che li hanno trasformati in abiti da sogno, senza tralasciare alcuni interessanti aspetti legati anche alla tecnologia».

«I tessuti e gli accessori sono messi a disposizione da sette importanti aziende tessili comasche, (Canepa SpA, Effepierre SpA, Girani SpA, Ratti SpA, Seride srl, Taroni SpA, Luigi Verga SpA), per raccontare la storia di chi li ha progettati, realizzati e indossati – spiegano gli organizzatori –. Come il tessuto jacquard di Effepierre, indossato da Michelle Obama, o un foulard creato da Ratti per Versace che è stato utilizzato anche per uno dei volumi della sua collana “Vanitas”. E Yarn 4ancora un disegno di Tessitura Verga stampato e dipinto a mano, inserito nella collezione di Dries Van Noten (e diventato un altro abito indossato da Michelle Obama), campioni di tessuto di Ratti degli anni ’80-’90 per Ferrè e Dior, un disegno stampato da Seride per Antonio Marras e Nicole Miller, un doppio raso di seta pura prodotto da Taroni e utilizzato per sfilate di Balenciaga e Dior (in mostra anche una poltrona rivestita da questo eccezionale tessuto), e un disegno molto complesso realizzato da Girani con un processo manuale per Stella McCartney».

Per informazioni Internet www.comon-co.it. [md, ecoinformazioni]

Com’è viva la città/ la mostra a Como

La terza mostra della trilogia “sulla città”, voluta dall’amministrazione comunale di Como a Villa Olmo, è pronta e da domani 18 luglio fino al prossimo 29 novembre sarà a disposizione del pubblico.

MostraComèvivalacittà-00 Giacinto di Pietrantonio (curatore della mostra), Silvia Magni (vicesindaca di Como), Luigi Cavadini (assessore alla cultura del Comune di Como), alla conferenza stampa di presentazione della mostra

 

 

 

 

 

L’anteprima dedicata alla stampa ci ha permesso di vederla e di trarne qualche riflessione.

Cominciamo dal titolo, estrapolato da “una nota canzone di Giorgio Gaber del 1969” – come recitano le note di accompagnamento dell’esposizione. Se non la ricordate con precisione, consiglio di riascoltarla qui, in una registrazione televisiva da Canzonissima del 1969-1970, per apprezzarne l’autentica intonazione. In effetti, la canzone – al di là della banale citazione di un pezzo del suo testo – ha una caratterizzazione caustica, ancora più che ironica, che dev’essere sfuggita al curatore e agli organizzatori. Com’è viva la città sta a significare, nella fattispecie, il dubbio che sia vero l’esatto contrario…

Causticità e ironia difettano totalmente all’esposizione, che è celebrativa dei fasti della città. Nonostante le dichiarazioni di principio secondo cui “oggi la città non è più la ‘terra promessa’ dei futuristi, o di altre avanguardie, ma un organismo complesso e multiforme, non più una città con un centro, ma con più centri, che ha subìto una profonda trasformazione dovuta al fatto che siamo immersi nella società dello spettacolo, Debord, della comunicazione, McLuhan, liquida, Bauman, dei non luoghi, Augé, dell’industria culturale, Morin, dei conflitti, Morelli”, la visione della città proposta è piuttosto tradizionale. E, nonostante la dichiarazione di aver “scelto opere che sono rappresentazione della loro rappresentanza, il ritratto del loro esserci ed essere immagine di città come cittadinanza”, l’immagine delle persone che l’abitano risulta piuttosto edulcorata.

La suddivisione in sezioni tematiche (trasporti, tempo libero, sport, strada, distruzione, manifestazioni, commercio e mercati, emblemi, interni) è assai schematica e certo poco attinente alla “liquidità” del fenomeno urbano. Del resto i brevi testi introduttivi alle diverse sezioni non rendono giustizia all’altisonante elenco di autori proposto in apertura, riducendosi a volte a semplificate “unità didattiche” di sapore un po’ troppo scolastico.

Ciò non significa che alla mostra manchino motivi di interesse e – soprattutto – opere degne di essere viste e meditate. Scegliendo in base alla sensibilità personale, segnalerei un fantastico Roy Lichtenstein, i tre quadri specchianti di Michelangelo Pistoletto, le fotografie di Daido Moriyama, il dipinto di Giorgio de Chirico Calco dell’antico con guanto di gomma (per quanto un po’ decontestualizzato, così com’è collocato nella sezione “interni”, ma perlomeno vicino all’altrettanto notevole opera del fratello Alberto Savinio Annunciazione) e, per finire, l’inevitabile Comizio di Giulio Turcato.

Nella scelta di aprire l’orizzonte sull’arte internazionale, la valorizzazione del patrimonio comasco  ne ha inevitabilmente sofferto. Le citazioni comasche sono ridotte a tre: i Riflessi in vetrina di Baldassare Longoni del 1929, il grande dipinto di Mario Radice con La partita di pallone del 1933, e una bella fotografia di Bruno Campagna (Nabil), Tracce di Razionalismo # 15, dedicata al mercato coperto di via Sirtori (ma bisognerebbe anche ricordare che quell’edificio, lungi dal portare tracce razionaliste, venne fortemente osteggiato dagli architetti moderni comaschi e da Terragni in primis). Forse, sul tema della città e del suo uso da parte dei cittadini, una qualche opera di Ico Parisi poteva essere utilmente inserita (anche lasciando da parte le assonanze di alcuni disegni di Apocalisse gentile con il dittico esposto di Maja Bajevic sull’11 settembre).

Pur con qualche dubbio, delle tre mostre dedicate alla città, quest’ultima, curata da Giacinto di Pietrantonio, risulta la più stimolante e forse anche la più popolare. Comunque degna di essere visitata e discussa.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

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La sezione della mostra dedicata alle “manifestazioni”.

 

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L’assessore Luigi Cavadini con una giornalista davanti all’opera di Alfredo Jaar Milan, 1946.

 

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Michelangelo Pistoletto, Prost. n. 4, con una visitatrice dell’anteprima.

 

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Michelangelo Pistoletto, Manifestazione.

 

 

Fud! Fresco umido digeribile!

FUD-Cerati-Sormani-a4Mostra fotografica di Davide Cerati a Villa Sormani, in via Palestro 2/B a Mariano Comense, inaugurazione mercoledì 15 luglio alle 20, aperta da martedì a venerdì dalle 16 alle 19 e dalle 20 alle 23, sabato e domenica dalle 15 alle 23, dino al 26 luglio.

«La fotografia di food è innanzitutto, per me, una professione – spiega il fotografo –. Nella mia attività di fotografo pubblicitario ho ritagliato uno spazio per l’immagine del cibo. È un lavoro che mi appassiona, fatto di grande meticolosità e pazienza, ma anche di fascino e emozione nel tentare di ricostruire l’attimo (che viene prima del portare alla bocca) nel quale le papille gustative fremono di desiderio; con le immagini provare a far “sentire” i profumi, l’aria, le atmosfere, i luoghi solo accennati e lasciati immaginare fuori dal fotogramma».

«Nella professione la fotografia di cibo è un lavoro a quattro mani tra fotografo e food-stylist, un professionista a metà strada tra il cuoco e lo scultore, quello che concretamente “costruisce” i piatti da fotografare, altrimenti poco fotogenici – prosegue la presentazione –. Uno degli aspetti che più amo di questo mestiere è il poter osservare il food-stylist mentre lavora, con i suoi attrezzi inconsueti per una cucina, le sue tante risorse, i mille trucchi; le sue grandi doti di manualità, intelligenza e sensibilità. A fianco dell’attività commerciale, nell’ambito delle mie ricerche personali, il cibo ha invece uno spazio tutto diverso, assai meno “costruito” e molto più “esplorato”».

«Trovo interessante tornare a osservare da vicino le cose, e tra queste gli alimenti, come da bambini si esplorava ogni piccolo dettaglio del mondo, spesso immaginandovi storie, reinterpretando le forme secondo fantasie che moltiplicavano i piani di lettura della realtà – conclude Cerati –. Vedevamo cavalli e clown nelle nuvole, campi e colline nelle pieghe della pelle, un ponte in un filo d’erba e, magari, una nuvola in un’insalata riccia, o un’impronta digitale in una conchiglia d’erba e, magari, una nuvola in un’insalata riccia, o un’impronta digitale in una conchiglia».

Per informazioni Internet www.cerati.it. [md, ecoinformazioni]

Thesaurus

COMUNICATO STAMPA TESAURUS - CopiaPercorso, a cura di Fabio Carnaghi, alla scoperta delle Terme Romane di Como, in viale Lecco 9, per Musica, arte e archeologia sotto le stelle, organizzato da Soprintendenza ai beni archeologici della Lombardia e Ark cultural property and contemporary nell’ambito della rassegna Biodiversity per Expo in città, con il sostegno di Touring club italiano,
 aperta martedì e giovedì dalle 10 alle 14, sabato dalle 10 alle 18 (aperture straordinarie 20 agosto e 12 settembre alle 21), fino al 30 settembre.

 

«Lorenza Boisi, Tamara Ferioli, Robert Gschwantner, Francesca Ferreri, Eva Hide, Dacia Manto, Massimiliano Pelletti, Eva Reguzzoni, Andrea Salvatori, TTOZOI, Devis Venturelli esplorano il senso della scoperta presentando gli esiti di differenti ricognizioni contemporanee – spiega la presentazione –.

Lo scavo archeologico restituito a una fruizione collettiva offre lo spunto per raccontare il momento della scoperta nella sua fase primigenia, nell’istante del rinvenimento. Lo svelamento è l’atto primario che rappresenta una sospensione del tempo tra la storia e il futuro».

«Il tesoro è affidato alla terra, ne diventa parte, ne è custodito fortuitamente come un seme o deliberatamente collocato per essere ritrovato quando forse verrà il tempo – prosegue lo scritto –. La mostra documenta la sospensione nello stato del rinvenimento quando il reperto non fa più strato con la terra ma non ha ancora cominciato la sua seconda vita, lontano dalle teorizzazioni didascaliche.

La spazialità dell’area suggerisce un viaggio immersivo, quasi viscerale nell’osservare in una suggestiva passeggiata archeologica le risposte di undici artisti a questo tema.
Dalle riflessioni sull’interiorità della scoperta insite nell’atto dello scavo alle risultanze di una cultura materiale contemporanea, la mostra coglie il valore della restituzione di un luogo, ripensando all’emozione effimera della scoperta, che finisce nell’attimo in cui l’oggetto trovato viene appena sfiorato, atto che sancisce l’inizio della sua nuova vita».

Per informazioni Internet www.arkmilano.com. [md, ecoinformazioni]

Com’è Viva la Città – Art & The City 1913 – 2014

com'è viva la cittàMostra a cura di Giacinto Di Pietrantonio, inaugurazione venerdì 17 luglio a Villa Olmo a Como, organizzata dal Comune di Como, ultimo capitolo del progetto triennale La città nuova, aperta fino al 29 novembre.

 

«Dopo La città nuova. Oltre Sant’Elia e Ritratti di Città che partivano dall’architettura, il terzo capitolo vuole essere una riflessione su ciò che avviene dentro la città, esplorare i luoghi privati, quelli del tempo libero e della cultura fino a quelli dell’impegno sociale e del simbolico – chiarisce un comunicato –. La mostra si svilupperà in un percorso espositivo per temi, con opere che vanno dagli inizi del ‘900 ad oggi: i trasplichtensteinorti, il tempo libero, i parchi, lo sport, la strada, le distruzioni, le manifestazioni, il mercato, gli emblemi e gli interni».

«La scelta di Giacinto Di Pietrantonio come curatore è dettata dalla grande fiducia che ripongo sul suo lavoro – afferma l’assessore alla Cultura del Comune di Como Luigi Cavadini –. È sicuramente il curatore adatto a chiudere il percorso triennale, che quest’anno prevede un focus su ciò che avviene dentro la città, non più vista solo come elemento urbanistico»

Si tratta di una esposizione di «58 opere che tramite lo sguardo e il sentire di 50 artisti italiani ed internazionali, tra cui Radice, de Chirico, Savinio, Warhol, Pistoletto, La Pietra, Lichtenstein, Merz, Chia, Christo, Cattelan, Moriyama, Newton, Beecroft indagano con media, supporti e linguaggi espressivi diversi, i modi delchristo vivere quotidiano».

«Nelle sale della villa settecentesca scorrerà una panoramica lunga un secolo sulla nascita e l’affermarsi della città moderna attraverso le dinamiche degli spazi e delle relazioni umane, con opere tradizionali, figurative, astratte e metaforiche e l’utilizzo di molteplici espressioni artistiche: pittura, stampa, fotografia, video, installazioni – spiega la nota –. Gli argomenti affrontati saranno divisi per sale tematiche. I visitatori troveranno così raccontati: i trasporti, il tempo libero, i parchi, lo sport, la strada, le distruzioni, le manifestazioni, il mercato, gli emblemi e gli interni.mTra le 58 opere troviamo anche quelle di autori legati, per origine e frequentazione, con il territorio lariano».

Per informazioni Internet www.mostrevillaolmocomo.com. [md, ecoinformazioni]

CoCoCo 2015

tania brassesco e lazlo passi norberto, under the surfaceHanno vinto Tania Brassesco e Lazlo Passi Norberto.

 

Dopo il pasticcio del voto elettronico: «A causa di irregolarità riscontrate nella votazione su Facebook, il Dirigente del Settore cultura, in accordo con la Commissione del concorso, hanno ritenuto di annullare la votazione popolare e di avocare alla Commissione stessa la scelta del vincitore – si legge in una nota –. Siamo rammaricati di queste scorrettezze che inficiano il nostro concorso e che, quest’anno, voleva dare l’opportunità agli utenti FB di scegliere il vincitore». Si è tornati alla sola, e più tradizionale, giuria, e il Como Contenporary Contest ha espresso i vincitori per il 2015 che si aggiudicano i 2mila euro di premio e la realizzazione di una mostra a Como nei prossimi mesi.

«Il duo ha vinto con l’opera Under the surface, suggestiva fotografia digitale la cui scena, meticolosamente creata dal vero in studio, è al confine tra reale ed irreale – spiega un comunicato –. L’opera è legata all’universo della psiche, del sogno e dell’inconscio, dove lo scenario è sospeso in uno spazio atemporale. Il soggetto è totalmente immerso nel labirinto della sua mente, in contatto con la parte più profonda dei suoi pensieri, paure e visioni». [md, ecoinformazioni]

20 giugno/ Mettiamoci in gioco

EXE depliant bassa segrino-page-001 (1)Spi Cgil di Como organizza sabato 20 giugno a Eupilio al parco lago del Segrino una giornata di passioni, ambiente, stili di vita e generazioni a confronto. Leggi il programma 

Si comincia alle  9.30 presso l’area del pratone.  Alle 10.30 dibattito su “Mangiare bene, vivere sano” con Maria Rosa Barreca, dietista, Biagio Santoro, medico dello Sport e specialista in Scienze dell’Alimentazione, Cesare Chessorti, cuoco e presidente provinciale della Federazione Italiana Cuochi.
Dalle 10 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 18.30  “Il gioco è una cosa seria”, momenti di gioco creativo, costruzione giocattoli, aquiloni,narrazione corale, simulazioni di adulti e bambini insieme alle associazioni Tintillà e Mamo.
Alle 15  “Il difficile mestiere del nonno”, tavola rotonda con Raffaele Mantegazza, pedagogista, Lucia Maraja, educatrice, Amleto Luraghi, segretario generale Spi Cgil di Como. Per tutto il giorno esposizione e proiezioni:  “Cartoline d’epoca del lago di Como e della Brianza comasca”; “Abbiamo stile”,manifesti su come evitare lo spreco alimentare e praticare stili di vita più equi e sostenibili; “Controlla la tua pensione”, gazebo attrezzato per la verifica della posizione previdenziale e delle pensioni; “Gli Sportelli Sociali”, cosa fare per le persone fragili e la non autosufficienza: tutele e diritti.
Presso la sede del parco lago Segrino, invece, si comincia alle 10.30 con “Il Lago Salvato”, spiegazioni e percorsi guidati all’ambiente naturalistico con i volontari del parco. Saranno esposti tutto il giorno i quadri del concorso di pittura per due generazioni anziani e bambini “Colora il futuro” e la mostra di fotografie “Il lavoro che non c’è più”.
Presso l’area del ponte d’ Inach sarà attivo il servizio bar, ci saranno gare di scopa, burraco e giochi di carte in libertà. Dalle 17  “Danzare le emozioni dei popoli”, stage di avvicinamento alle danze popolari con l’associazione Concordanza e, a conclusione della giornata, concerto e ballo folk con l’ Orchestrina Gajum.

9 giugno/ L’immagine e la parola: dialogo tra arte e poesia

casa della poesiaNell’ambito della mostra Vanitas vs Veritas, martedì 9 giungo alle 21 a S. Pietro in Atrio, in via Odescalchi 3 a Como, la poetessa Laura Garavaglia «leggerà le sue poesie edite e inedite, in un dialogo ideale tra forma e colore delle immagini e ritmi e suoni della poesia». Per informazioni: http://www.lacasadellapoesiadicomo.it.

9 giugno/ Guido Ravasi e l’Oriente

tn754_AS1750 RITAGLIO 2Conferenza martedì 9 giugno alle 18.30 alla Fondazione Antonio Ratti, in via per Cernobbio 19 a Como, per le celebrazioni del gemellaggio tra Como e Tokamachi.

 

«La conferenza analizza l’influenza del japonisme nei tessuti d’arte di Guido Ravasi presentati alle esposizioni d’arti decorative di Monza degli anni Venti – spiegano gli organizzatori –. La ricerca che si illustrerà è il frutto di una collaborazione della Fondazione Antonio Ratti con il Museo delle culture (Mudec) di Milano, di recente inaugurato, nel contesto della mostra Mondi a Milano. Cultura e esposizioni 1874-1940». [md, ecoinformazioni]

Serodine in Ticino/ mostra a Rancate

 

Serodine-02-Incoronazione della Vergine

La Pinacoteca Züst di Rancate, piccolo paese del Ticino appena passata la frontiera italo-elvetica, è un laboratorio di iniziative culturali di primo piano. Ultima arrivata tra le mostre ospitate nelle sale del museo è quella dedicata a Giovanni Seròdine, grande pittore seicentesco ingiustamente poco valorizzato dalla storia dell’arte ufficiale, inaugurata sabato 31 maggio e aperta fino al prossimo 31 ottobre.

L’esposizione origina dall’occasione del restauro della parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo di Ascona, che ha consentito di ricoverare e “coccolare” (come scrivono gli organizzatori della mostra) la grande pala d’altare della chiesa nella Pinacoteca di Rancate. Intorno a questo grande dipinti (397 x 271 cm) è stata ricostruita gran parte del corpus pittorico dell’artista disponibile in Ticino: dieci opere, di diverso formato e destinazione, che permettono uno sguardo quasi esaustivo sulla produzione “casalinga” di Serodine, autore trasferito a Roma dove morì precocemente nel 1630 alla giovane età di trent’anni.

L’obiettivo della mostra, di contenute dimensioni, ma di grande impatto, è proprio quello di riflettere sull’arco complessivo dell’opera dell’artista, piuttosto che di proporre nuove acquisizioni al suo catalogo (comunque, di passaggio, qualche novità la si presenta…) e di indicare una lettura ravvicinata e, in una certa misura, inconsueta e trasversale. La rassegna infatti si avvale di un catalogo arricchito da una speciale campagna fotografica di Roberto Pellegrini (sua la bella esposizione di qualche anno fa, proprio alla Pinacoteca di Rancate, sulle stanze “svuotate”), oltre che dai saggi e dalle schede dei due curatori Giovanni Agosti e Jacopo Stoppa, e di un allestimento progettato dall’architetto Stefano Boeri che propone, sfruttando il doppio livello della sala, i dipinti maggiori nella parte alta delle pareti. Da una parte quindi i dipinti sono analizzati nel dettaglio, con l’ingrandimento di particolari che valorizzano la qualità pittorica delle opere (Serodine è un “pittore-pittore” è stato ripetutamente detto nella presentazione); dall’altra alcune tele sono allontanate e offerte in una prospettiva inconsueta. Dalla sintesi di questi due differenti e quasi contraddittori approcci deriva evidente la richiesta di guardare a questi capolavori con uno sguardo scevro di preconcetti, ma attento a cogliere la ricchezza comunicativa.

Una richiesta che si rivolge a opere più o meno note (ma in generale assai poco praticate dai percorsi turistici e culturali) e che sono davvero occasioni di autentiche scoperte. Un solo esempio, tra i più facili: nel Ritratto di giovane disegnatore (opera stabilmente esposta alla Pinacoteca Züst), è inserito – appunto – anche un “disegno”, l’unico conosciuto sicuramente autografo di Serodine.

 

La visita all’esposizione su Giovanni Serodine è anche l’occasione per vedere le altre mostre, assai diverse, ma tutte interessanti, attualmente allestite alla Pinacoteca Züst: quella dedicata alle opere settecentesche provenienti dal convento del Bigorio (con, tra gli altri, alcuni dipinti di Giuseppe Antonio Petrini assolutamente straordinari) e quella dedicata all’artista americano Gordon Mc Couch (1885-1956), lungamente operante ad Ascona.

E nemmeno bisogna dimenticare la parte “stabile” dell’allestimento museale, fonte di ulteriori sorprese piccole e grandi. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

Nel prossimo numero 497 del settimanale online di Ecoinformazioni, la recensione delle altre mostre aperte in Ticino.

Serodine-01-Ritratto di giovane disegnatore

Ritratto di giovane disegnatore, 1628-1630 circa, Rancate, Pinacoteca cantonale Giovanni Züst (fotografia: Roberto Pellegrini).

 

All’inizio dell’articolo:

Incoronazione della Vergine con i Santi Antonio abate, Giovanni Evangelista, Pietro e Paolo con il velo della Veronica, Sebastiano e Carlo Borromeo, 1629-1630 circa, Ascona, Santi Pietro e Paolo (fotografia: Roberto Pellegrini).

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