Eli Riva: un protagonista dell’arte comasca dalla mostra di villa Olmo alla città

Un protagonista dell’arte comasca del Novecento in mostra a villa Olmo: le sculture di Eli Riva sono presentate al pubblico fino al 28 maggio in una notevole retrospettiva.

In un secolo che secondo la storiografia artistica ormai consolidata dovrebbe essere dominata nell’orizzonte comasco dall’astrattismo geometrico – parente pittorico-scultoreo del razionalismo architettonico – Eli Riva (1921-2007) ha avuto il ruolo di scompaginare il quadro, di tentare ricerche in numerose direzioni, anche contraddittorie, anche inconciliabili, seguendo il filo della sua espressività profonda. E forse a questo ruolo non propriamente “omologato”, oltre che alla sua profonda ritrosia, si deve la difficoltà a cogliere un “successo” che per la qualità della sua opera gli sarebbe forse dovuto arridere.

Eli Riva si affacciò alla ribalta artistica negli anni tragici della guerra, collaborando con opere scultoree ad alcune delle ultime opere della stagione del razionalismo lariano (non propriamente entusiasmanti come la caserma della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, poi della Guardia Nazionale Repubblicana, e ora Questura) ma soprattutto alle prime del periodo post-Liberazione (sue sono due sculture – molto diverse – in edifici di piazza Cacciatori delle Alpi e di viale Varese, dei primissimi anni Cinquanta, progettati da Adolfo Dell’Acqua e da Luigi Zuccoli). Da quegli anni in avanti si sperimentò in tutte le possibili direzioni (figurative ed essenziali, figurative ed espressioniste, astratte informali, organiche), mettendo a frutto una capacità manuale e tecnica e insieme una creatività ideativa davvero non comuni.

In due settori, in particolare, l’opera di Eli Riva ha lasciato un segno significativo, profondamente iscritto nella storia (e nell’arte della città e del territorio): nell’arte sacra e nell’arte funeraria. Molte chiese “postconciliari” devono al suo intervento arredi di grande potenza espressiva, sempre calibrati sullo spazio architettonico e sulla dimensione ideale; valgano per tutti gli esempi delle chiese comasche di San Giuseppe (con un potentissimo Crocifisso ambientato nella lama di luce della guglia absidale) e di Sant’Agata con altare, tabernacolo, ambone e acquasantiera di rara essenzialità; ma varebbe la pena di aggiungere gli interventi nella chiesetta di Madrona (sulla strada del Bisbino), in San Vitale a Chiasso, nella parrocchiale di Blevio e nella nuova di Lipomo. Le tombe ideate da Eli Riva, poi, disegnano un ideale percorso attraverso temi e suggestioni: nel monumentale di Como si può seguire – a prezzo di una ricerca non proprio agevole – la sua evoluzione dalle opere figurative (tombe Ciabattoni, Mulazzi, Battistini, Mauri-Fossati) a quelle astratte (tombe Baragiola, Azzimonti), da completare poi con visite a Bregnano (tomba Brivio), Lomazzo (la bellissima porta della cappella Gaggio), Rovenna (tomba Praga).

Nella mostra di villa Olmo, insieme al contesto di queste opere pubbliche (in parte documentate da qualche fotografia), si possono ammirare le numerose opere “da camera”, nelle varie pietre e marmi e nei vari legni, di volta in volta dedicate a serie (le “arfalle”, le “fionde” e altre) oppure a pezzi unici.

In una così ampia produzione, se una caratteristica peculiare si può individuare è quella di una inesauribile varietà, dove non c’è stile a imporsi, bensì l’urgenza di esprimersi. Seguirne le diverse declinazioni è fonte di continue scoperte.

Ma se, come è stato detto ripetutamente nel corso della presentazione alla mostra, le realizzazioni di Eli Riva meritano di essere meglio conosciute, non sarebbe stata fuori luogo, nel pieghevole in distribuzione in mostra, una maggiore cura nell’ubicazione sulla piantina delle diverse localizzazioni, così mal posizionate da risultare quasi incomprensibili.

La mostra Eli Riva: tradizione e modernità, realizzata dall’assocazione Eli Riva con l’assessorato alla Cultura del Comune di Como, e con la collaborazione di Luciano Caramel, è aperta fino al 28 maggio 2015, a Villa Olmo (como, via Cantoni 1), dal martedì al sabato 10-18, la domenica 14-20; l’ingresso è libero.
[Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

Alcune vedute della mostra.

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Il presbiterio della chiesa di San Giuseppe a Como.

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