arte

Acqua

Cumavall_2I serbatoi fra ingegneria e architettura e la fotografia dell’ingegnere, mostra di Mike Dolinski, architetto, e Carlo Cometti, ingegnere, allo Spazio Natta, in via Natta 18 a Como, a cura dell’assessorato alla Cultura del Comune di Como e dell’Archivio Cattaneo, inaugurazione venerdì 7 febbraio alle 18, aperta fino al 3 marzo, venerdì dalle 17 alle 19.30, sabato dalle 15 alle 19.30 e domenica dalle 12 alle 19.

 

«Le opere idrauliche di Carlo Cometti e Mike Dolinski sono il risultato della stretta collaborazione tra l’ingegnere e l’architetto che lavorano in team secondo la prassi della progettazione integrata; nascono così i nuovi serbatoi di Rancate, Riva S. Vitale, Castel S. Pietro e Novazzano, le ristrutturazioni del serbatoio Boschetto di Novazzano e della Stazione di Morbio Superiore; per l’Acquedotto a lago i progetti della stazione di potabilizzazione e del nuovo serbatoio Barozzo – precisa Clemente Tajana nel catalogo dell’esposizione –. Un’attenta esegesi delle opere individua i due compiti principali dei progettisti: il compito dell’ingegnere è il rispetto delle leggi fisico-naturali e la conoscenza della resistenza e delle performance dei materiali; il compito dell’architetto è la capacità della composizione totale dello spazio».

Cumaval_1«In esposizione allo Spazio Natta, a cura dell’assessorato alla Cultura del Comune di Como e dell’Archivio Cattaneo, progetti, bozzetti e immagini dello stato di fatto di alcuni serbatoi progettati e costruiti in Ticino (Mendrisiotto) nati dalla collaborazione di queste due figure professionali così distinte tra loro quanto complementari – spiega la presentazione –. L’esigenza di avvicinare il calcolo ingegneristico all’aspetto architettonico, quindi non solo strutturale ma estetico e paesaggistico, emerge come una rivelazione, un aspetto su cui ponderare una fertile riflessione non solo per le opere idrauliche, ma per tutte le opere fatte dall’uomo a servizio dell’uomo stesso. Ad accompagnare l’esposizione progettuale sono le immagini scattate da Carlo Cometti, che qui esce dal ruolo di ingegnere e progettista, per entrare nelle vesti di creativo, di fotografo. All’interno di questi silenziosi e oscuri luoghi, accessibili a pochi sguardi, il fotografo ne coglie giochi di chiaro scuro, giocando con l’intervento della luce artificiale, unica protagonista insieme al blu dei rivestimenti o in sinergia con quella naturale che filtra dall’unico accesso. Strutture geometriche e forme di corpi sono un altro elemento che restituisce vita a un soggetto che solo apparentemente potrebbe sembrarne svuotato. Mai fu una dichiarazione più errata. Nei serbatoi viene raccolta l’Acqua, fonte di vita, che in queste monumentali opere lascia la propria traccia silenziosa. Ed è qui che Carlo Cometti ce la restituisce secondo una personale e unica prospettiva dello spazio industriale quale opera d’arte».

Per informazioni Archivio Cattaneo tel. 031.513960, e-mail archiviocattaneo@libero.it. [md, ecoinformazioni]

Riflessione Interattiva

marsiglia2Mostra di Vincenzo Marsiglia, a cura di Chiara Canali, a San Pietro in Atrio in via Odescalchi 3 a Como, con il patrocinio e la collaborazione del Comune di Como, il contributo di Bonioni Arte di Reggio Emilia e l’organizzazione dell’associazione culturale Art Company, inaugurazione sabato 8 febbraio alle 18, aperta fino al 2 marzo da martedì a venerdì dalle 15 alle 19, sabato e domenica dalle 11 alle 19, lunedì chiuso.

 

«Vincenzo Marsiglia, artista poliedrico e multimediale, già affermato in Italia attraverso esposizioni personali e collettive in Musei e collezioni come il Mart di Rovereto, Palazzo Collicola di Spoleto e il Museo Piaggio di Pisa, e in ambito internazionale a seguito della personale a Parigi e delle partecipazioni alle fiere di Colonia e Amburgo, in quest’occasione fa il punto sulle ricerche maturate negli ultimi anni – precisa la presentazione –. Il modus operandi dell’artista è caratterizzato, ormai da un decennio, dalla ripetizione sistematica e differente di una “Stella a quattro punte”, vero e proprio logo, utilizzato in composizioni seriali e astratte, ritmiche e modulari, pittoriche e scultoree, su tela, tessuti, feltro e contemporaneamente su specchi polarizzati, ceramica, marmo. La “stella a quattro punte” rappresenta il segno distintivo dell’autore, la sua unità di misura o Um (Unità Marsiglia) e diventa un vero e proprio significante che trascende qualsiasi significato simbolico e, in ultima analisi, qualsiasi narrazione, e si concentra unicamente sull’attivazione di nuove configurazioni e strutture estetiche, in relazione e a diretto contatto con lo spettatore».

L’elemento di novità della produzione dell’artista: «Consiste nell’utilizzo di mezzi tecnologici all’interno di quadri elettronici interattivi che inglobano uno schermo video dotato di webcam collegata a un programma di rielaborazione delle immagini e a delle applicazioni appositamente studiate per iPad, attraverso le quali il pubblico entra a far parte della texture digitale dell’opera come elemento attivo e performante».

«Il dialogo tra corporeità segnica e materica e incorporeità tecnologica nell’opera di Marsiglia si concretizza nella mostra di Como – sottolinea lo scritto –, dove l’artista dispone ambienti fisici e al contempo interattivi: una stanza a tema “barocco” costituita da specchi polarizzati interattivi con cornici barocche e i vasi in ceramica albisolese di Pharmacy Star Story; una stanza con il tema della “pietra” dove è presente una scultura in ardesia nera (Star Stone) formata da 15 elementi esagonali con incisioni geometriche a creare una mappa stellare; un bassorilievo in marmo bianco di Carrara di un origami e una lastra in alabastro lavorato sovrapposta a iPad, sempre contraddistinta in superficie dalla stella a quattro punte.Prosegue il percorso una stanza con il tema della riflessione interattiva dove protagonista è l’installazione Mirror of introspection, già presentata a Karlsruhe, che si compone di 9 specchi intagliati più un elemento in feltro su cui è proiettata l’immagine del fruitore che viene intercettata da webcam e rielaborata in una tessitura di stelle digitali, pixel colorati e rumori animati tramite l’applicazione per iPad Interactive star app. A completare questo ambiente l’opera, sempre interattiva, Vanity Star creata da due specchi polarizzati con stelle pulsanti e uno intagliato che nascondono uno schermo lcd con webcam e un programma di rielaborazione delle immagini mediante il quale il pubblico si “rispecchia” nell’opera. Lo spettatore entra così a far parte del lavoro e ne varia la versione cromatica operando un’interferenza visiva e diventandone co-autore per il tempo che si pone di fronte ad essa».

Per informazioni tel. 031.252352, e-mail cultura@comune.como.it. [md, ecoinformazioni]

Le donne di Alvaro

LeDonneDiAlvaroDisegni di Alvaro Molteni allo Studio Carlo Pozzoni Fotoreporter in via Maurizio Monti 41 a Como, inaugurazione 14 febbraio alle 17.30. La mostra resterà aperta fino all’8 marzo, dal martedì al sabato dalle 15 alle 19. Per informazioni tel. 335.8095646, e-mail carlo@carlopozzoni.it.

My Life: Art And Music

LocandinawebMostra di Maurizio Ruzzi, a cura di Marisa Vescovo, inaugurazione sabato 8 febbraio alle 17 alla Mag in via Vitani 31 a Como, fino al 1° marzo, con il patrocinio dell’Associazione Luigi Russolo.

«Il nuovo progetto della Mag, approfondisce il legame tra arte figurativa e musica, tra immagine e suoni e lo fa dando respiro e attenzione ad uno dei più importanti artisti che segue questo binario da tutta la vita: Maurizio Ruzzi. Non dimentichiamo che la galleria cura l’Archivio Luigi Russolo, padre fondatore del Futurismo e della musica noise – precisa la presentazione della mostra di Salvatore Marsiglione e Maurizio Ruzzi –. Il progetto artistico comprende sculture/ istallazioni create con materiali riconducibili alla natura, Madre e Maestra che ha da sempre ispirato e istruito il Ruzzi, a dipinti eseguiti su pentagramma, dove il gesto ed il colore sono saltellanti come note, una serie di piccole opere su carta, dove il segno è dominante come una strofa e l’esplosione di colore come il suo ritornello».

«Miticamente il mondo era in origine di natura puramente acustico-intellettuale, e si è materializzato a poco a poco nell’universo. Materializzandosi parzialmente, le immagini acustiche si trasformarono in immagini che, anche concretamente, hanno iniziato a diventare visibili e tangibili. In tal modo il suono puro andò in parte perduto, ed è nata la materia – scrive Marisa Vescovo –. Tutto questo, nel tempo, ha portato gli artisti a cercare una liberazione dall’ovvio, dal banale, all’apertura di un orizzonte più ampio ed essenziale. Nel caso di Maurizio Ruzzi il suono nelle sue opere (è un ottimo musicista) si fa pensiero che sopravviene, il quale si profila prima nella mente di quel pensatore che è l’artista, lungo un percorso che non è una catena di cause ed effetti, ma è piuttosto una prospettiva ricca di echi, richiami, metamorfosi di suoni mentali, che diventano voce intrinseca dell’opera. Quell’energia incorporea della ragione, che è il suono, immette in una relazione penetrante con l’energia che è la vita. Le opere a pastello, o tempera di Ruzzi si inverano in un segno che danza nello spazio, si rompe, si arriccia, percorre tracce di pentagrammi, pare acquistare il senso del volo, ma anche una vibrante corporeità, che ce lo rivela non come frammento di linguaggio, ma come segno fremente della materia. Il vuoto intorno diventa cassa di risonanza dell’evento: fa si che la traccia di colore possa farci udire il proprio suono segreto, un’eco sottile dell’Altrove. Quando segni e forme entrano in risonanza con se stessi, il suono che ascoltiamo (senza udire nulla) ci appare nel medesimo tempo indefinibile e preciso, e sembra sul punto di farci camminare verso la verità ultima delle cose».

«Ogni volta che cerchiamo di porgere orecchio a questo suono esso si spegne, per riprendere con vigore nella prossima opera. Sia che Ruzzi costruisca piccole case, con legni usati, sia che adombri zone di paesaggio, sia che faccia danzare il suo segno arricciato, nega l’idea di ornamento, cerca il vuoto, fa spazio, ma gli spazi da lui aperti non promettono nuovo ordine, o nessun nuovo or(di)namento, bensì trova nuovi luoghi possibili, luoghi dove si possa finalmente attendere, sperare, luoghi che possono semplicemente accogliere la nostalgia dell’uomo verso l’innocenza delle origini e in cui esista finalmente lo spazio per far accadere le emozioni, i sentimenti, la verità. Il lavoro dell’artista significa, suono, ascolto del materiale, consente l’autonoma vita dei colori, solari, mediterranei, in modo che essi possano crescere liberamente come l’erba dei prati – prosegue la curatrice –. Ogni lavoro crea punti di vibrazione, talora d’ inerzia, che riflettono l’infinito, la nostra astrazione da un mondo che sembra non aver bisogno di noi, ci parla di un tempo veloce, come quello degli eventi e delle storie della vita, le quali precipitano vertiginosamente nella loro fine per poi rinascere. Questi segni che si annodano, o si sciolgono, ci fanno rivivere l’antica vicenda del caos che cerca nervosamente la forma, e ci rimanda al mistero dell’universo, in cui stanno le vere invisibili radici della coscienza. Ruzzi si cala dunque nei territori della “metamorfosi” per intraprendere un viaggio, un’avventura, capace di rivelare, l’infinita ricchezza delle strade da percorrere, il vertiginoso rimescolio delle apparenze, l’apertura del possibile e del nuovo da recepire. Il piacere, la gioia di un suono, la tristezza di un nero, sono gli estremi che definiscono l’ambito di oscillazione di questo lavoro. Certo nella metamorfosi generale del mondo, la materia, proprio perché è un corpo vivente, un corpo con le sue cicatrici da mostrare, diventa ciò che “noi” siamo, l’umanità che ne trasuda è cultura e garanzia dell’autenticità del sentire dell’artista».

«Ruzzi ci rinnova l’invito ad entrare in un destino aperto fatto di nuova natura e nuovi suoni, in cui i segni sempre molto forti e decisivi non si possono né prevedere, né produrre artificialmente, ma li dobbiamo attendere, ed osservare, ogni volta con grande attenzione – conclude Vescovo –. Sappiamo che oggi l’uomo si sottrae alla volontà della natura di tornare ad essere tale, si sottrae a una sorte possibile di vita fluidamente vivibile, per un esigenza errata di comodità di vivere in un mare di consumo, Maurizio Ruzzi preferisce invece essere un uomo esistenziale, cioè un uomo che ha la possibilità di significare se stesso e la sua creatività nella misura in cui sta e cade insieme alla natura e agli “altri”, e può condividere il tremito sonoro delle loro emozioni».

Per informazioni tel. 328.7521463, e-mail info@marsiglioneartsgallery.com, Internet www.magcomo.it, la mostra on-line (clicca qui), la biografia di Maurizio Ruzzi (clicca qui). [md, ecoinformazioni]

Antonio Sant’Elia a Forlì

Concorsi - Progetto per il Cimitero di Monza, 1911-12, veduta prospetticaSette disegni realizzati fra il 1911 e il 1912 dall’artista comasco della Pinacoteca civica di Como sono esposti alla mostra Liberty. Uno stile per l’Italia moderna ai forlivesi Musei San Domenico.

«Le opere prestate dai Musei civici, tra cui due tavole per i progetti di Concorso della Stazione Centrale di Milano e il Cimitero di Monza e il progetto decorativo per la facciata di un palazzo milanese, risentono dell’influenza della Secessione viennese e dichiarano le radici culturali dell’artista comasco – spiega un comunicato del Comune di Como –. Nella mostra illustrano, accanto ai disegni di Giuseppe Sommaruga, Raimondo D’Aronco, Ernesto Basile, Pietro Fenoglio, le declinazioni più avanzate di questo stile nell’architettura italiana dell’epoca. La rassegna mette a fuoco la stagione che ha visto tra Otto e Novecento l’ampia diffusione a livello internazionale di un nuovo stile e di un gusto intesi a superare lo storicismo e il naturalismo che avevano dominato gran parte del XIX secolo».

Studio per la Stazione centrale di Milano, 1912«Il rilievo dato alle arti maggiori, che non esclude anche confronti con modelli e interlocutori stranieri come Klinger, Klimt, von Stuck, Beardsley, Khnopff, Burne-Jones, favorisce un dialogo nuovo anche con le altre tecniche ed espressioni artistiche in un’identificazione di questi valori decorativi che vengono confrontati con quelli pittorici e plastici nelle sezioni dedicate alla grafica, all’illustrazione, ai manifesti pubblicitari e alla infinite manifestazioni delle arti applicate – prosegue la nota sulla esposizione curata da Maria Flora Giubilei, Fernando Mazzocca e Alessandra Tiddia –. Sono presenti ferri battuti di Mazzucotelli e Bellotto; ceramiche di Chini, Baccarini, Cambellotti, Spertini, Calzi; manifesti di Dudovich, Hohenstein, Boccioni, Mataloni, Beltrame, Palanti; mobili di Zen, Issel, Basile, Bugatti, Fontana; vestiti di Eleonora Duse; merletti di Aemilia Ars, arazzi di Zecchin. Ne emerge un’idea del Liberty che è nella sostanza uno stile della vita. La sua rappresentazione è la linea sinuosa, fluttuante, che rispecchia nel segno, nel suo divenire il movimento in atto. Protagonista indiscussa è la donna, figura a un tempo fragile, superba e carnale, immagine del piacere e della libertà».

«La mostra racconta in maniera avvincente l’idea di un’arte totale che ha trionfato in quella stagione dell’ottimismo e di incondizionata fiducia nel progresso e che va sotto il nome universale di Belle Époque – conclude lo scritto –. Come confermano le relazioni con la letteratura, il teatro e la musica, evocate attraverso la grafica e i libri illustrati ma anche attraverso gli stessi dipinti e le sculture, nell’esperienza artistica del Liberty serpeggiava, sotto quell’incontenibile slancio vitale, un’inquietudine e un malessere sociale ed esistenziale che di lì a poco si sarebbero manifestati tragicamente. Il sogno progressista e la magnifica utopia di una bellezza che avrebbe dovuto cambiare il mondo erano destinati a infrangersi simbolicamente, una prima volta, nella tragedia del Titanic nel 1912 e, definitivamente, due anni dopo, nella Grande Guerra».

Per informazioni Internet www.mostrefondazioneforli.it. [md, ecoinformazioni ]

Insegnare attraverso l’arte

Silvano Strazzari WaldorfIl 24 gennaio, alla Feltrinelli di Como, Silvano Strazzari, maestro della scuola Waldorf di Como, ha parlato di Insegnare attraverso l’arte un linguaggio universale per sviluppare le competenze e le qualità dei bambini. Un nutrito pubblico di educatori, genitori e curiosi ha partecipato all’incontro e con fatica ha lasciato la libreria al termine. Troppo spesso l’elemento artistico presentato ai bambini ha un ruolo marginale: si associa a tempi morti, a orari infelici e come strumento capace di portare silenzio. Cosa significa portare l’elemento artistico al centro di un percorso educativo? L’approccio all’arte è come il primo giorno di scuola, serve un contesto accogliente che favorisca la sua massima espressione.
L’arte può essere un linguaggio privilegiato, capace di diminuire la distanza tra maestro ed allievo e di creare uno spazio in cui apprendimento e fantasia si sostengono. È un percorso che richiede tanta fantasia e voglia di donare all’altro un’esperienza positiva, da conservare come un ricordo squisito della propria infanzia. L’arte è del narrare, le nostre immagini mentali si arricchiscono ascoltando storie: la nostra curiosità ci porta a cercare storie nei libri, sul grande schermo, nella vita di chi ci è vicino. Le parole iniziano a portare dentro di noi infiniti mondi, che potranno trovare la loro espressione nel dipingere, nel disegnare e nel modellare. Creare, usare le proprie mani e poter dire «questo l’ho fatto io» è un esercizio di volontà importante. Allargare la capacità di esprimersi è concedere ad un bambino la possibilità di sperimentare sé stesso, stando però attenti a non cadere nell’errore del mero giudizio estetico. Quanto è inutilmente difficile valutare se un disegno è bello oppure no. La sfida è quella di costruire un dialogo sulle scelte operate: lo spazio, i colori, i dettagli, le emozioni e le perplessità. Favorire un disegno capace di crescere e trasformarsi, ed accoglierlo per quello che è: il sentimento dell’altro.
Il maestro Silvano ha colorato l’atmosfera mostrando i lavori dei suoi alunni e ricordando quanto i materiali utilizzati possano influenzare l’esperienza diretta. I colori a cera, così vivi, possono portare su carta quello che un bambino immagina, ad esempio, dell’africa: un giallo che più giallo non si può. Poco usate, nelle scuole Waldorf, sono le matite, che possono costituire un’impalcatura; ma è il colore, il tratto, la scelta di muoversi dal basso all’alto o viceversa che può dare struttura. Si è dato spazio alle pitture, che possiedono una propria unicità, nella quale il colore segue il temperamento individuale e trova il suo posto sul foglio.
Anche le materie scientifiche, che per troppe persone sono segnate dal rigore e prive di fantasia, possono entrare nella vita dei bambini, attraverso una modalità artistica appositamente pensata per coinvolgere. L’esempio portato è stato quello di una mago formidabile: il mago Doppio, colui che, con la sua bacchetta magica, raddoppia le cose. Due mele diventano presto quattro e così via: questo per dare inizio alla lezione sulla moltiplicazione.
Tanto può essere fatto. Tutto questo è attenzione, e favorisce un’esperienza che è centrale e significativa. [Barbara Rizzi, ecoinformazioni]

Il cibo e le sue emozioni – Concorso di pittura

ConcorsoPitturaC’è ancora tempo fino al 4 febbraio per partecipare al concorso di pittura IL CIBO E LE SUE EMOZIONI, organizzato da “La Pila Eventi” di Camnago Volta. Le opere selezionate saranno esposte a partire dal 28 febbraio in una mostra presso la Trattoria della Pila.

Di seguito il regolamento completo.

Concorso di pittura (prima edizione) Regolamento

La Pila Eventi – con sede presso la “Trattoria della Pila” di Bruno Zuppati Via della Pila, 6 Camnago Volta 22100 Como (CO), di seguito denominata “Promotore” – indice un concorso di pittura a premi.

Tema: IL CIBO E LE SUE EMOZIONI. I concorrenti potranno interpretare il titolo in modo totalmente libero con opere sia figurative sia astratte.

Qualsiasi tecnica è ammessa. Le opere potranno essere eseguite espressamente per l’evento o anche realizzate in precedenza.

Il lato maggiore delle opere non dovrà superare il metro circa.

La quota d’iscrizione è di € 15 per ogni singola opera (€ 10 per gli studenti). Ogni concorrente potrà partecipare   con   un   numero   illimitato   di   opere.   Il   pagamento   della   quota   dovrà   essere   eseguito direttamente presso la sede del Promotore.

I concorrenti presenteranno le proprie opere consegnandole direttamente presso la sede del Promotore.

Insieme a ogni opera sarà consegnata  una scheda  ove dovranno essere riportati:  nome e cognome dell’autore, data e luogo di nascita, indirizzo, telefono, e-mail, titolo dell’opera, formato, tecnica e anno d’esecuzione) L’opera sarà accompagnata eventualmente anche da una breve biografia dell’artista. A ogni opera, e alla relativa scheda, sarà assegnato un numero progressivo che sarà citato nella ricevuta.

Le opere selezionate saranno pubblicate sulla pagina Facebook “La Pila Eventi” ed esposte per un mese presso la sede del Promotore. Le tele dovranno essere consegnate già predisposte per il fissaggio alla parete.

Gli artisti selezionati riceveranno un attestato di merito. Tutti gli artisti partecipanti riceveranno una comunicazione sui risultati della selezione e l’invito all’inaugurazione della mostra.

La   premiazione  dei  tre  artisti  finalisti  e  la  consegna  degli  attestati  di   merito  avverrà  in  occasione dell’inaugurazione della mostra.

I vincitori riceveranno, oltre all’Attestato di Merito, i seguenti premi:

Primo classificato un premio in denaro di Euro 300,00

Secondo classificato un premio in denaro di Euro 200,00

Terzo classificato un premio in denaro di Euro 100,00

A ciascuno dei tre vincitori inoltre, la Trattoria della Pila offrirà una cena per due persone.

La mostra resterà aperta nei giorni da mercoledì a domenica con il seguente orario: 14,30-18,30

La giuria del Concorso è composta dagli artisti:

Franco Russolillo, Doriam Battaglia, Nicoletta Brenna.

II giudizio della giuria è insindacabile e inappellabile e si riferisce unicamente alle opere presentate e non al lavoro complessivo dell’artista.

Con l’iscrizione al Concorso il concorrente dichiara di aver preso visione del presente Regolamento e di accettarne incondizionatamente tutte le norme. A tale proposito verrà firmata una liberatoria da parte di tutti i concorrenti.

Il Promotore adotterà tutte le precauzioni di normale diligenza nella custodia delle opere, ma declina ogni responsabilità per eventuali danni, derivanti da qualsiasi causa, che le opere dovessero subire.

Spedizione, ritiro ed eventuale assicurazione sono a completo carico dei concorrenti al Concorso.

Calendario:

•    Martedì 4 Febbraio 2014 – Chiusura iscrizione al Concorso, consegna delle opere e pagamento della quota.

•     Domenica 16 Febbraio 2014 – Chiusura della selezione e comunicazione del risultato ai concorrenti.

•     Venerdì 28 Febbraio 2014 alle ore 18,30 – Inaugurazione della Mostra delle opere selezionare e premiazione dei vincitori.

•     Domenica 30 Marzo 2014 – chiusura della Mostra.

•     Martedì 15 Aprile 2014 – Termine ultimo per il ritiro delle opere presentate. Trascorso tale termine le opere diverranno proprietà del Promotore. Segreteria: Sig.ra Donata Biondi – Tei 031302343

Per eventuali informazioni e chiarimenti contattare  Doriam  Battaglia  (cell. 3356203697) curatore del Concorso e della Mostra o Nicoletta Brenna (cell. 3772680573).

Murales… o giù di lì…

VICINI MURALESPersonale di fotografia di Nicola Vicini dal 24 gennaio al 28 febbraio alla Biblioteca Fra Cristoforo in via Fra Cristoforo, 6 (Zona 5 – Famagosta) a Milano. Apertura e inaugurazione con presentazione il 24 alle 17 con il fotografo comasco e due artisti Pier & Mag Laduck crew  a spiegare i motivi di questa ricerca anche dal punto di vista di fenomeno sociale e/o artistico. La mostra – 17 stampe su tela – sarà visitabile negli orari di apertura della Biblioteca  lunedì, mercoledì e venerdì dalle 9 alle 19.15, martedì, giovedì e sabato dalle 9 alle 14.15.

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