musica

Ricette per la fame di cambiamento

Intrecci di popoli, festival delle culture, dei gemellaggi e della cooperazione internazionale, si è aperto venerdì 22 maggio nella biblioteca di Como teatro, nel tardo pomeriggio, delle conferenze Il cibo come motore di politiche per la riqualificazione della città e L’agricoltura familiare come strumento di democrazia alimentare. Il tutto seguito da un aperitivo equosolidale a cura di Garabombo e dal concerto degli Yo Yo Mundi (guarda le foto di Fabio Cani).
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23 maggio/ Il mondo del lavoro raccontato dai giovani: arriva Work’N’Roll

worknroll-a3Sabato 23 maggio dalle 14 al Centro congressi Medioevo ad Olgiate Comasco, il circolo Arci Magic Bus, propone una giornata per parlare di lavoro, condividere esperienze e ascoltare buona musica. Work’n’Roll, è un evento dedicato ai giovani e al mondo del lavoro, che tratterà questo argomento così complesso con un taglio leggero e informale. Sarà un pomeriggio in cui startup e giovani imprenditori racconteranno dal basso la loro esperienza, le loro difficoltà e le paure, spiegando come alla fine siano stati in grado di realizzare i loro progetti e le loro ambizioni lavorative.

«La nostra intenzione» spiega Mauro Settegrani, presidente del circolo Arci Magic Bus «è quella di rassicurare quei giovani che hanno valide competenze professionali e valide idee imprenditoriali, ma che non sanno come svilupparle. Per questo vogliamo dar loro l’opportunità di confrontarsi con altri ragazzi che hanno superato gli ostacoli della burocrazia e dei pregiudizi che la crisi ha creato sul mondo del lavoro».

Work’n’Roll è stato pensato per essere un momento serio ma leggero, istituzionale ma divertente. Per questo verrà data molta importanza al programma musicale, con una particolare attenzione alle realtà musicali del territorio olgiatese. Saranno infatti presenti la Banda Giovani del Corpo Musicale Olgiatese, il Coro di Voci Bianche della scuola media Buonarroti e gli allievi della scuola di musica Magic Bus. «Vogliamo cambiare le regole…» conclude Settegrani «E non parlo solo di come affronteremo il tema del lavoro. Qualcuno di voi ha mai sentito una banda suonare pezzi degli Europe con un ensamble di chitarre elettriche?»

L’evento è organizzato dal circolo Arci Magic Bus di Olgiate Comasco, in collaborazione con il comune di Olgiate Comasco e si inserisce all’interno del progetto Bottega Lavoro di Arcli e Arci Como, finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Per il programma completo e le realtà presenti  è possibile visitare il sito www.magicbus.it. Ingresso libero.

15 maggio/ Spazio Gloria / Il primo album degli Alchechengi

alchechengiSarà presentato venerdì 15 maggio alle 21 allo Spazio Gloria di via varesina 72 a Como il primo album del gruppo musicale Alchechengi, diretto da Giovanni Gianda Bedetti e nato qualche anno fa da una collaborazione con l’associazione Nèp e il D.s.m dell’ospedale S.Anna. L’esperienza diventata con il tempo una storia meravigliosa che coinvolge molti ragazzi e molte ragazze, è arrivata ad incidere il primo vero lavoro discografico. Info qui.

Bella ciao 2.0

Il teatro di Chiasso il 23 aprile è pieno come non si è mai visto: a richiamare tanto pubblico è lo spettacolo Bella ciao che, a distanza di cinquant’anni, rimette in scena uno dei capisaldi del folk revival italiano.

Nel 1964, al Festival dei due mondi di Spoleto, il Nuovo Canzoniere Italiano – con la regia (ma forse si dovrebbe dire con l’istigazione) di Roberto Leydi e Filippo Crivelli – propose una scelta ragionata di musiche popolari; fu un avvenimento epocale da molti punti di vista, sia per le polemiche che seguirono quelle frasi “sbattute in faccia” al “colto” e sussiegoso pubblico dei concerti, sia per il segno che lasciò nella cultura italiana non solo musicale, tanto che chiunque si occupi di questi temi (cioè di cultura popolare in senso lato) più o meno si riconosce “figlio” o “figlia” di Bella ciao.

A distanza di mezzo secolo, l’anno scorso, a Franco Fabbri – musicista e musicologo – è venuta l’idea di riproporre quell’esperimento, di rimettere in circolo quell’esperienza. Certo i tempi sono cambiati. Nel 1964 tra i principali obiettivi dello spettacolo c’era quello di portare in primo piano le persone che avevano “costruito” quei canti “popolari” (uomini e donne in carne ed ossa, contadini e contadine, operaie e operai), di farne vedere i volti, di farne ascoltare le voci poco “educate”, di presentarne persino le movenze, i comportamenti, i difetti; l’obiettivo era quello di far capire che quella cultura esisteva davvero, che non era un’invenzione di un gruppetto di ricercatori. Così, sul palco di Spoleto, a darsi manforte reciproca stavano l’uno a fianco dell’altra, Michele Straniero e Giovanna Daffini, Giovanna Marini e il duo di Piadena, ricercatori e ricercatrici insieme a quelli che – in gergo etnomusicologico – si sarebbero dovuti definire “informatori” e “informatrici”; e invece – così si voleva mostrare – erano persone vere e vive.

A distanza di cinquant’anni quei mondi non esistono più e sarebbe stato ipocrita riproporne una versione filologica. E quindi l’obiettivo di questa nuova Bella ciao è diverso, riassumibile nell’idea di mostrare quanto quelle canzoni (e quell’operazione di riproposta) conservino intatta la loro forza espressiva, la loro capacità di illuminare quei mondi e quella cultura e, insieme, di emozionare. E poi c’è, probabilmente, l’intenzione è quella di mostrare che l’attenzione alle musiche “etno” e “world” ha radici lontane e intenti politici che non si dovrebbero dimenticare.

Ed ecco che la compagine sul palcoscenico, straordinariamente ben assortita, riesce a restituire questa complessità, questa stratificazione di motivi e di interessi: le voci femminili di Ginevra Di Marco, Lucilla Galeazzi, Elena Ledda (ciascuna con la propria ascendenza geografica-culturale – toscana la prima, romana la seconda, sarda la terza – e musicale, dall’avanguardia alla musica antica, dal jazz a quella popolare); la voce maschile di Alessio Lega (interprete di primo piano dell’impegno musicale, che porta a sintesi Lecce e Milano) insieme con la sua chitarra; l’organetto diatonico di Riccardo Tesi; le percussioni di tamburi e di corpo di Gigi Biolcati; le chitarre di Andrea Salvadori. Davvero il catalogo è quasi inesauribile, quasi completo: vi si ascoltano gli echi di tutti i diversi folk-revival (Ernesto De Martino e Cesare Bermani, Giovanna Marini e Michele Straniero), ma anche parecchi decenni di musica cantautorale (da Jannacci a Fabrizio De André, passando per De Gregori e altri ancora), per tacere delle lezioni apprese dalla musica contemporanea e jazz. In questi cinqunat’anni – è vero – si è persa la forza dirompente delle “a” apertissime di Giovanna Daffini (“spampaaanaaate” come ha sempre raccontato in concerto Giovanna Marini), delle chitarre naif del Duo di Piadena, ma questi testi e queste musiche – da O Gorizia a Son cieco e mi vedete, da Tutti mi dicon Maremma a La mamma di Rosina – hanno ancora molto da raccontare e da insegnare.

Il pubblico mostra di gradire e di capire: il teatro di Chiasso a tratti sembra “venir giù” per gli applausi e per l’entusiasmo.

Senza esagerazioni, senza presunzioni (anzi – sembra di intuire – con autentico rispetto nei confronti delle madri e dei padri di quell’ormai antica esperienza), ma con molta creatività e molta partecipazione (“abbiamo deciso di rifare queste canzoni così come le preferivamo” dichiara con assoluta sincerità Riccardo Tesi in apertura), lo spettacolo dimostra la vitalità della musica popolare che è assolutamente fuori luogo pensare di chiudere in un recinto, foss’anche quello della ricerca e della filologia.

Una lezione di musica, di poesia, di metodo e – perché no? – anche di politica. In fin dei conti Bella ciao è diventata la canzone della Resistenza e della Liberazione. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

Alcuni momenti dello spettacolo.

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Tu non sai le colline/ Parole e musiche

Tu non sai le collineTra gli appuntamenti in programma per le celebrazioni del 70ennale della Liberazione, Figino Serenza ha scelto di allontanarsi dalla retorica, proponendo alla cittadinanza una serata poetica e musicale. Grazie all’Istituto di storia contemporanea Pier Amato Perretta, il Comune ha organizzato, insieme alla biblioteca, un recital pensato proprio per il 25 aprile. Tu non sai le colline –dove si moriva per la libertà-, un testo scritto da Gabriele Penner (fondatore dell’associazione di promozione sociale Teatro d’acqua dolce), da lui interpretato insieme ad Arianna Di Nuzzo. Narra la resistenza attraverso la letteratura italiana, per una visione d’insieme del percorso umano che ha caratterizzato la vita di chi ha scelto di resistere, perché come scriveva Pavese: “Chi lascia fare e s’accontenta, è già fascista”. Testo nato lo scorso anno, ma in versione inedita grazie al coinvolgimento musicale di Fabrizio e Mauro Settegrani; una collaborazione dal forte impegno civile che ha lo scopo dichiarato di nutrire la memoria. Si sono alternate letture e canzoni, la colonna portante di tutto il recital è stata La casa in collina di Cesare Pavese, pubblicato nel 1949. La calda voce di Penner e quella fragile di Di Nuzzo non hanno mai perso il ritmo, anzi, proprio alternandosi ai brani interpretati con passione dai Settegrani, hanno permesso al numeroso pubblico presente di mantenere alto il coinvolgimento emotivo. Sono entrati come pura luce i versi di Pier Paolo Pasolini, così come quelli di Salvatore Quasimodo hanno mostrato la disperazione di una mano che cerca tra la polvere, la città morta. I Settegrani hanno interpretato pezzi propri e canzoni note: se Nutri la memoria è un loro classico, Ma mì di Strehler e Carpi, ha fatto cantare tutto il pubblico; diversa la sorte toccata a La pianura dei sette fratelli, un silenzio partecipe per ricostruire la vita dei fratelli Cervi. La poesia più popolare è stata sicuramente Se questo è un uomo di Primo Levi, che è sempre capace di descrivere minuziosamente tutto il dolore provato. Altre letture hanno narrato di una guerra, dove nel silenzio implacabile si covava vendetta, lucide le parole del poeta Franco Fortini: “Il nostro cuore non è più d’uomini”.
E alla fine di tutto c’è stata un po’ di retorica, ma di quella che non stanca: ora e sempre resistenza, sulle note di Bella Ciao, cantata da tutti con grande trasporto. [Barbara Rizzi, ecoinformazioni]

Il premio Ponti di Memoria a Filippo Andreani

Andreani Live 347Il cantautore comasco Filippo Andreani, riceverà il 23 aprile, al teatro Dal Verme di Milano il premio Ponti di memoria per l’impegno civile assegnato dall’Associazione Arci Ponti di Memoria presieduta dal giornalista e attore Daniele Biacchessi. Il riconoscimento viene assegnato al cantautore comasco per Canzone per Delmo, la canzone che Andreani ha dedicato ad Adelmo Cervi, figlio di Aldo Cervi, partigiano emiliano trucidato con i suoi fratelli a Reggio Emilia nel dicembre del 1943. Il brano, fa parte dell’ultimo lavoro discografico di Filippo, La prima Volta (presentato live allo Spazio Gloria di Como il 22 febbraio scorso – qui l’articolo di ecoinformazioni) ed cantato a due voci con Marino Severini dei Gang. [jl, ecoinformazioni]

Musica vegetale al Sociale: un minestrone riuscito

Il palco del Sociale di Como, la sera del 17 aprile, dopo il passaggio del gruppo viennese “The Vegetable Orchestra” assomiglia a un mercato alla fine della giornata di vendita: pezzi di ortaggi un po’ dappertutto; eppure quello che si è svolto è stato un concerto in piena regola.

L’orchestra vegetale non è una sorpresa per il pubblico: ai tempi del web quasi tutto è già sentito, già visto, già noto, se è riuscito a ritagliarsi un po’ di spazio virtuale. La curiosità è, spesso, quella di verificare se è “davvero” come si è visto sul piccolo (o piccolissimo) schermo.

L’idea di base (geniale, nella sua semplicità) è nota: suonare, invece che strumenti propriamente detti, ortaggi e altra varia verduralità, “tirare fuori” letteralmente dei suoni da quegli oggetti cui in genere dedichiamo attenzione solo per uno dei cinque sensi, il gusto, semmai un po’ per l’olfatto e la vista, non certo per l’udito.

Bene: l’idea funziona. Anche dal vivo, s’intende. Con carote, cetrioli, crauti, melanzane (che vanno per la maggiore), rape e altro si può fare musica. Ovviamente, rispetto alle prove facilmente reperibili sul web, l’esibizione dal vivo privilegia gli effetti “speciali”, piuttosto che la raffinata ricerca timbrica che porta a considerare una carota diversa dall’altra, più o meno come uno stradivari non è un guarnieri (beh, non esageriamo). Dal vivo, quindi, prendono molto spazio l’amplificazione (il tecnico del suono è – di fatto – il nono componente del gruppo, anche se non sale sul palco) e l’elettronica. Ma anche questo è un elemento di grande interesse: se da un lato la musica “vegetale” tende a evocare la musica primigenia (non è difficile immaginare le prime comunità sociali alle prese col problema di trarre qualche suono da quanto è disponibile, legnetti, ortaggi e si potrebbero aggiungere sassi, se proprio non si hanno conchiglie…), dall’altro il sound finale si declina nelle tendenze più alla moda (techno, dub eccetera). La sintesi è interessante e – ciò che non guasta – divertente, ed è ulteriormente raffinata da alcune intelligenti allusioni e divagazioni linguistico-musicali: l’omaggio a Stravinskij nel “Massacre du Printemps” vale l’altro al Krautrock (la musica elettronica tedesca degli anni settanta) “suonato” effettivamente con i crauti (ma anche e soprattutto con l’amplificazione, dove i suoni “spaziali” sono evocati tramite un uso attento dell’effetto larsen tra pickup inserito nei crauti e spie dell’impianto audio), mentre il discorso sulla “naturalità” fa capolino per le inevitabili allusioni a una musica “di stagione” (bisogna pur rendersi conto che gli strumenti di ortaggi a primavera non possono essere gli stessi dell’estate o dell’autunno: nel concerto di Como, per esempio, le amate zucche – indisponibili sul mercato comasco – sono state sostituite da meloni gialli e solo le orecchie più avvedute hanno saputo cogliere i sottili cambiamenti nella tessitura timbrica…).

L’insistita base ritmica si richiama alternativamente alla musica etno, a quella disco ma anche a certa musica contemporanea “colta” (da John Cage a Steve Reich). E, alla fine, il minestrone (il termine non è – ovviamente – da intendere in senso denigratorio, anzi) dei generi appare ben riuscito.

Tanto quanto il minestrone di verdure (possibili strumenti inespressi), saporito e speziato, offerto a fine concerto, come da programma, al deliziato pubblico. Che si porta via anche qualche avanzo di strumento… se proprio non riuscirà a trarci nessun suono degno di nota, almeno potrà insaporire la prossima minestra.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

Alcuni momenti del concerto

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17 aprile/ The Vegetable Orchestra al Teatro Sociale

Un concerto particolare è quello proposto dal Teatro Sociale venerdì 17 aprile: come strumenti, infatti, il gruppo viennese “The vegetable orchestra” usa zucchine, melanzane, carote, cipolle; verdure, insomma (e forse anche dei frutti).

Verdure diventano veri e propri strumenti: una grande orchestra biodegradabile davvero originale, alla ricerca di un universo di suoni e rumori insoliti.

Fondata a Vienna nel 1988, la Vegetable Orchestra, che si esibisce in tutto il mondo, sperimenta e fonde stili musicali diversissimi, dalla musica contemporanea all’elettronica sperimentale, free jazz, noise, dub, e – ovviamente – anche world music (nulla di più adeguato alla filosofia “etno”, in effetti.

Al termine del concerto e della video performance, i musicisti offriranno al pubblico una gustosa zuppa di verdura fresca, cucinata con gli strumenti musicali!

Teatro Sociale di Como, venerdì 17 aprile 2015 – ore 20.30, posto unico 20€ + prev.

 

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(foto: Zoefotografie)

18 aprile/ Musica e lavoro a Bulgarograsso con l’Arci

esperienzeSabato 18 aprile alle 18 all’area feste di Bulgarograsso in via Cavallina (zona campo sportivo), per il ciclo Esperienze, legato al progetto Bottega Lavoro, l’ Arci Guernica, con il patrocinio del comune di Bulgarograsso, propone la serata Musica al lavoro; un viaggio a suon di note tra chi di musica ci vive, chi la insegna e chi l’amplifica partendo da quella che inizialmente per tutti e’ solo pura passione.

Suoneranno e si racconteranno in questo percorso Il Giudice e Marì, gli Sparkle Sound, i fratelli 7Grani ( reduci dal successo dell’ultimo singolo Ragazza di Nachiino), Luca Lanzi ( voce e chitarra della Casa del Vento) e Francesco Moneti ( violino e chitarre dei Modena City Ramblers). Mixerà e amplificherà la loro musica Sergio il Fonico Seregni. Per la serata sarà attivo un servizio di birreria (birra del Bi-Du) e paninoteca. L’ingresso è libero.

Musica al lavoro e’ parte del progetto Bottega Lavoro di Acli e Arci Como, finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali che vedrà altri appuntamenti a Olgiate Comasco e a Como.

Ecoinformazioni è un circolo Arci

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