musica

27 maggio/ 667: una più del diavolo

667-ne-so-una-più-del-diavoloMercoledì 27 maggio alle 18.30, alla Sala Bianca del Teatro Sociale, via Bellini 1, Fabrizio Barabesi e Maurizio Pratelli presenteranno il libro 667. Ne so una più del diavolo. Canzoni rock nate sotto il segno della croce (Arcana Musica, 2015), una rilettura degli ultimi sessant’anni di cultura rock attraverso l’eterna lotta tra il buio e la luce. Durante l’incontro, organizzato da Libreria Feltrinelli di Como in collaborazione con Parolario e Teatro Sociale Aslico, gli autori dialogheranno con Alessio Brunialti e Paolo Moretti con interventi di Paolo Vites.

Rebbio in festa/ 30 e 31 maggio

Il quartiere comasco di Rebbio chiude alle macchine e apre alla cittadinanza: il 30 e il 31 maggio ci sarà Rebbio in festa. Sull’onda del successo dello scorso anno, per il centenario dell’asilo, gli organizzatori propongono una serie di laboratori e attività tra le più disparate, rivolte a tutte le età.
I genitori della scuola materna e le associazioni del quartiere, con il supporto di altre associazioni presenti sul territorio, hanno unito le forze con il proposito di far rivivere il quartiere come luogo dinamico, di scambi, incontri e spensieratezza. Ci sarà spazio per lo sport, spettacoli di giocoleria, arte e il concerto degli Zenigata. L’Università Insubria organizzerà pazza scienza,un percorso scientifico e culturale per bambini e adulti; l’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti di Como spegnerà le luci per un aperitivo che darà occasione ai partecipanti di conoscersi senza guardarsi; intrecci creativi e pittura su stoffa saranno realizzati nel laboratorio con l’associazione Macarì. La festa si terrà anche in caso di pioggia. Per tutti i dettagli si rimanda alla pagina facebook della manifestazione: rebbioinfesta.

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27 maggio/ Donne in musica

Incontro con suoni, immagini, parole dedicato a Maddalena Lombardini e alla nascita del quartetto mercoledì 27 maggio alle ore 18 presso la Casa della Musica in via Collegio dei Dottori 9, per gli incontri dell’Università Popolare di Musica.
Mariateresa Lietti, che da anni si dedica all’approfondimento della musica composta dalle donne, affronta la vicenda di questa grande compositrice del ‘700, cresciuta negli Ospedali veneziani, che annovera tra le sue composizioni sei interessantissimi quartetti d’archi, tra i primi composti in assoluto.

Ricette per la fame di cambiamento

Intrecci di popoli, festival delle culture, dei gemellaggi e della cooperazione internazionale, si è aperto venerdì 22 maggio nella biblioteca di Como teatro, nel tardo pomeriggio, delle conferenze Il cibo come motore di politiche per la riqualificazione della città e L’agricoltura familiare come strumento di democrazia alimentare. Il tutto seguito da un aperitivo equosolidale a cura di Garabombo e dal concerto degli Yo Yo Mundi (guarda le foto di Fabio Cani).
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23 maggio/ Il mondo del lavoro raccontato dai giovani: arriva Work’N’Roll

worknroll-a3Sabato 23 maggio dalle 14 al Centro congressi Medioevo ad Olgiate Comasco, il circolo Arci Magic Bus, propone una giornata per parlare di lavoro, condividere esperienze e ascoltare buona musica. Work’n’Roll, è un evento dedicato ai giovani e al mondo del lavoro, che tratterà questo argomento così complesso con un taglio leggero e informale. Sarà un pomeriggio in cui startup e giovani imprenditori racconteranno dal basso la loro esperienza, le loro difficoltà e le paure, spiegando come alla fine siano stati in grado di realizzare i loro progetti e le loro ambizioni lavorative.

«La nostra intenzione» spiega Mauro Settegrani, presidente del circolo Arci Magic Bus «è quella di rassicurare quei giovani che hanno valide competenze professionali e valide idee imprenditoriali, ma che non sanno come svilupparle. Per questo vogliamo dar loro l’opportunità di confrontarsi con altri ragazzi che hanno superato gli ostacoli della burocrazia e dei pregiudizi che la crisi ha creato sul mondo del lavoro».

Work’n’Roll è stato pensato per essere un momento serio ma leggero, istituzionale ma divertente. Per questo verrà data molta importanza al programma musicale, con una particolare attenzione alle realtà musicali del territorio olgiatese. Saranno infatti presenti la Banda Giovani del Corpo Musicale Olgiatese, il Coro di Voci Bianche della scuola media Buonarroti e gli allievi della scuola di musica Magic Bus. «Vogliamo cambiare le regole…» conclude Settegrani «E non parlo solo di come affronteremo il tema del lavoro. Qualcuno di voi ha mai sentito una banda suonare pezzi degli Europe con un ensamble di chitarre elettriche?»

L’evento è organizzato dal circolo Arci Magic Bus di Olgiate Comasco, in collaborazione con il comune di Olgiate Comasco e si inserisce all’interno del progetto Bottega Lavoro di Arcli e Arci Como, finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Per il programma completo e le realtà presenti  è possibile visitare il sito www.magicbus.it. Ingresso libero.

15 maggio/ Spazio Gloria / Il primo album degli Alchechengi

alchechengiSarà presentato venerdì 15 maggio alle 21 allo Spazio Gloria di via varesina 72 a Como il primo album del gruppo musicale Alchechengi, diretto da Giovanni Gianda Bedetti e nato qualche anno fa da una collaborazione con l’associazione Nèp e il D.s.m dell’ospedale S.Anna. L’esperienza diventata con il tempo una storia meravigliosa che coinvolge molti ragazzi e molte ragazze, è arrivata ad incidere il primo vero lavoro discografico. Info qui.

Bella ciao 2.0

Il teatro di Chiasso il 23 aprile è pieno come non si è mai visto: a richiamare tanto pubblico è lo spettacolo Bella ciao che, a distanza di cinquant’anni, rimette in scena uno dei capisaldi del folk revival italiano.

Nel 1964, al Festival dei due mondi di Spoleto, il Nuovo Canzoniere Italiano – con la regia (ma forse si dovrebbe dire con l’istigazione) di Roberto Leydi e Filippo Crivelli – propose una scelta ragionata di musiche popolari; fu un avvenimento epocale da molti punti di vista, sia per le polemiche che seguirono quelle frasi “sbattute in faccia” al “colto” e sussiegoso pubblico dei concerti, sia per il segno che lasciò nella cultura italiana non solo musicale, tanto che chiunque si occupi di questi temi (cioè di cultura popolare in senso lato) più o meno si riconosce “figlio” o “figlia” di Bella ciao.

A distanza di mezzo secolo, l’anno scorso, a Franco Fabbri – musicista e musicologo – è venuta l’idea di riproporre quell’esperimento, di rimettere in circolo quell’esperienza. Certo i tempi sono cambiati. Nel 1964 tra i principali obiettivi dello spettacolo c’era quello di portare in primo piano le persone che avevano “costruito” quei canti “popolari” (uomini e donne in carne ed ossa, contadini e contadine, operaie e operai), di farne vedere i volti, di farne ascoltare le voci poco “educate”, di presentarne persino le movenze, i comportamenti, i difetti; l’obiettivo era quello di far capire che quella cultura esisteva davvero, che non era un’invenzione di un gruppetto di ricercatori. Così, sul palco di Spoleto, a darsi manforte reciproca stavano l’uno a fianco dell’altra, Michele Straniero e Giovanna Daffini, Giovanna Marini e il duo di Piadena, ricercatori e ricercatrici insieme a quelli che – in gergo etnomusicologico – si sarebbero dovuti definire “informatori” e “informatrici”; e invece – così si voleva mostrare – erano persone vere e vive.

A distanza di cinquant’anni quei mondi non esistono più e sarebbe stato ipocrita riproporne una versione filologica. E quindi l’obiettivo di questa nuova Bella ciao è diverso, riassumibile nell’idea di mostrare quanto quelle canzoni (e quell’operazione di riproposta) conservino intatta la loro forza espressiva, la loro capacità di illuminare quei mondi e quella cultura e, insieme, di emozionare. E poi c’è, probabilmente, l’intenzione è quella di mostrare che l’attenzione alle musiche “etno” e “world” ha radici lontane e intenti politici che non si dovrebbero dimenticare.

Ed ecco che la compagine sul palcoscenico, straordinariamente ben assortita, riesce a restituire questa complessità, questa stratificazione di motivi e di interessi: le voci femminili di Ginevra Di Marco, Lucilla Galeazzi, Elena Ledda (ciascuna con la propria ascendenza geografica-culturale – toscana la prima, romana la seconda, sarda la terza – e musicale, dall’avanguardia alla musica antica, dal jazz a quella popolare); la voce maschile di Alessio Lega (interprete di primo piano dell’impegno musicale, che porta a sintesi Lecce e Milano) insieme con la sua chitarra; l’organetto diatonico di Riccardo Tesi; le percussioni di tamburi e di corpo di Gigi Biolcati; le chitarre di Andrea Salvadori. Davvero il catalogo è quasi inesauribile, quasi completo: vi si ascoltano gli echi di tutti i diversi folk-revival (Ernesto De Martino e Cesare Bermani, Giovanna Marini e Michele Straniero), ma anche parecchi decenni di musica cantautorale (da Jannacci a Fabrizio De André, passando per De Gregori e altri ancora), per tacere delle lezioni apprese dalla musica contemporanea e jazz. In questi cinqunat’anni – è vero – si è persa la forza dirompente delle “a” apertissime di Giovanna Daffini (“spampaaanaaate” come ha sempre raccontato in concerto Giovanna Marini), delle chitarre naif del Duo di Piadena, ma questi testi e queste musiche – da O Gorizia a Son cieco e mi vedete, da Tutti mi dicon Maremma a La mamma di Rosina – hanno ancora molto da raccontare e da insegnare.

Il pubblico mostra di gradire e di capire: il teatro di Chiasso a tratti sembra “venir giù” per gli applausi e per l’entusiasmo.

Senza esagerazioni, senza presunzioni (anzi – sembra di intuire – con autentico rispetto nei confronti delle madri e dei padri di quell’ormai antica esperienza), ma con molta creatività e molta partecipazione (“abbiamo deciso di rifare queste canzoni così come le preferivamo” dichiara con assoluta sincerità Riccardo Tesi in apertura), lo spettacolo dimostra la vitalità della musica popolare che è assolutamente fuori luogo pensare di chiudere in un recinto, foss’anche quello della ricerca e della filologia.

Una lezione di musica, di poesia, di metodo e – perché no? – anche di politica. In fin dei conti Bella ciao è diventata la canzone della Resistenza e della Liberazione. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

Alcuni momenti dello spettacolo.

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Tu non sai le colline/ Parole e musiche

Tu non sai le collineTra gli appuntamenti in programma per le celebrazioni del 70ennale della Liberazione, Figino Serenza ha scelto di allontanarsi dalla retorica, proponendo alla cittadinanza una serata poetica e musicale. Grazie all’Istituto di storia contemporanea Pier Amato Perretta, il Comune ha organizzato, insieme alla biblioteca, un recital pensato proprio per il 25 aprile. Tu non sai le colline –dove si moriva per la libertà-, un testo scritto da Gabriele Penner (fondatore dell’associazione di promozione sociale Teatro d’acqua dolce), da lui interpretato insieme ad Arianna Di Nuzzo. Narra la resistenza attraverso la letteratura italiana, per una visione d’insieme del percorso umano che ha caratterizzato la vita di chi ha scelto di resistere, perché come scriveva Pavese: “Chi lascia fare e s’accontenta, è già fascista”. Testo nato lo scorso anno, ma in versione inedita grazie al coinvolgimento musicale di Fabrizio e Mauro Settegrani; una collaborazione dal forte impegno civile che ha lo scopo dichiarato di nutrire la memoria. Si sono alternate letture e canzoni, la colonna portante di tutto il recital è stata La casa in collina di Cesare Pavese, pubblicato nel 1949. La calda voce di Penner e quella fragile di Di Nuzzo non hanno mai perso il ritmo, anzi, proprio alternandosi ai brani interpretati con passione dai Settegrani, hanno permesso al numeroso pubblico presente di mantenere alto il coinvolgimento emotivo. Sono entrati come pura luce i versi di Pier Paolo Pasolini, così come quelli di Salvatore Quasimodo hanno mostrato la disperazione di una mano che cerca tra la polvere, la città morta. I Settegrani hanno interpretato pezzi propri e canzoni note: se Nutri la memoria è un loro classico, Ma mì di Strehler e Carpi, ha fatto cantare tutto il pubblico; diversa la sorte toccata a La pianura dei sette fratelli, un silenzio partecipe per ricostruire la vita dei fratelli Cervi. La poesia più popolare è stata sicuramente Se questo è un uomo di Primo Levi, che è sempre capace di descrivere minuziosamente tutto il dolore provato. Altre letture hanno narrato di una guerra, dove nel silenzio implacabile si covava vendetta, lucide le parole del poeta Franco Fortini: “Il nostro cuore non è più d’uomini”.
E alla fine di tutto c’è stata un po’ di retorica, ma di quella che non stanca: ora e sempre resistenza, sulle note di Bella Ciao, cantata da tutti con grande trasporto. [Barbara Rizzi, ecoinformazioni]

Il premio Ponti di Memoria a Filippo Andreani

Andreani Live 347Il cantautore comasco Filippo Andreani, riceverà il 23 aprile, al teatro Dal Verme di Milano il premio Ponti di memoria per l’impegno civile assegnato dall’Associazione Arci Ponti di Memoria presieduta dal giornalista e attore Daniele Biacchessi. Il riconoscimento viene assegnato al cantautore comasco per Canzone per Delmo, la canzone che Andreani ha dedicato ad Adelmo Cervi, figlio di Aldo Cervi, partigiano emiliano trucidato con i suoi fratelli a Reggio Emilia nel dicembre del 1943. Il brano, fa parte dell’ultimo lavoro discografico di Filippo, La prima Volta (presentato live allo Spazio Gloria di Como il 22 febbraio scorso – qui l’articolo di ecoinformazioni) ed cantato a due voci con Marino Severini dei Gang. [jl, ecoinformazioni]

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