Cultura

Liceo Terragni contro Gelmini

Non sono solo le elementari a mobilitarsi e a lottare contro i tagli alla scuola. L’assemblea sindacale dei docenti del Liceo scientifico statale G. Terragni ha dichiarato lo stato di agitazione e invita l’intera comunità scolastica all’azione comune per difendere la scuola pubblica.

In una nota diffusa oggi i docenti del Liceo scientifico statale G. Terragni di Olgiate Comasco comunicano lo stato di agitazione della scuola.
Nel comunicato si legge che gli insegnati hanno deciso di: «sostenere le diverse iniziative di sciopero generale indicate dalle organizzazioni sindacali considerandole tappe di un unico percorso di mobilitazione; di confermare lo stato di agitazione indetto nell’assemblea di venerdì 10 ottobre; di indicare come prima forma di azione la sospensione delle attività di recupero e di sportello; di avviare, a partire dalla riunione del Consiglio d’istituto del 14 ottobre, l’informazione alle altre componenti della scuola sugli effetti dei provvedimenti adottati dal governo; di utilizzare la giornata del 24 ottobre per sensibilizzare i genitori al tema della valorizzazione e della difesa della scuola pubblica; di invitare i genitori a partecipare venerdì 7 novembre alle 21 ad un’assemblea di tutta la comunità scolastica; di comunicare alle organizzazioni sindacali territoriali e nazionali e ai coordinamenti di scuole in lotta la partecipazione del Terragni alla mobilitazione in atto».

Scuola senza assicurazione

Ancora tagli per le scuole lombarde. La Regione non pagherà più l’assicurazione degli studenti che dovrà essere finanziata dalle scuole. Stipulare e pagare le polizze antinfortunio per le scuole spetta ai capi d’istituto.

In una nota diffusa dall’Agenzia stampa regionale della Lombardia nel comunicare la novità si attribuiscono le responsabilità della nuova tassa ai governi precedenti: «La legge Bassanini (59/1997) e le successive norme applicative – spiega Gianni Rossoni, vice presidente della Regione e assessore all’Istruzione, formazione e lavoro – sono inequivocabili: gli adempimenti connessi agli infortuni degli alunni, nelle scuole di ogni ordine e grado, spettano ai capi di istituto». «Il costo delle polizze – continua Rossoni – annuale per gli Istituti scolastici e formativi lombardi è rimasto in carico alla Regione fino alla conclusione dell’anno scolastico 2007/2008, anche se va precisato che nella maggior parte dei casi le scuole e gli enti provvedevano già a stipulare polizze integrative a quella regionale». Le norme che attribuivano alla Regione il sostegno di tali spese, già superate dalla norma statale, sono state infatti abrogate dalla legge regionale 19/2007 (articolo 32). «Con questa decisione dunque – spiega ancora Rossoni – ci adeguiamo, sia pure con un certo ritardo, alla normativa nazionale del ’97 (legge Bassanini) e alla circolare ministeriale n. 305 del 1998 che ne prevede l’attuazione. Del resto l’autonomia delle istituzioni scolastiche e formative deve trovare quanto prima anche una sua traduzione pratica. Il passaggio di alcune funzioni di gestione dal livello centrale o periferico a quello delle singole istituzioni scolastiche va letto in quest’ottica».

Scuola: Quali conoscenze, quali diritti

Alla Cascina Massée di Albate al dibattito Scuola: Quali conoscenze, quali diritti. La legge Gelmini indica una prospettiva per la scuola. Orientata al futuro o al passato? Giuseppe Granata e Maurizio Coda hanno messo in luce l’attacco alla qualità della scuola dei provvedimenti del governo Berlusconi.

Una trentina di persone, per lo più lavoratori della scuola, hanno partecipato venerdì 10 ottobre al dibattito organizzato dal Circolo culturale Libero Fumagalli per riflettere sull’attacco in corso alla scuola e alla cultura italiana. Toni addolorati già nell’introduzione del presidente del sodalizio Graziano Dizioli che ha messo in luce come le “innovazioni” imposte dalla Gelmini siano orientate al passato, al tentativo astorico di ripristinare tempi tutt’altro che gloriosi di una scuola che classista ormai non esiste più. Nell’introduzione Dizioli, ribattendo alle tante memorie di personalità che avendo fatto le scuole elementari in epoca di maestro unico acclamano il ritorno al passato della scuola berlusconiana, ha ricordato come anche la sua esperienza personale sia stata quella di un maestro unico, ma autoritario che costringeva frequentemente gli allievi a stare in piedi con le mani in testa per punizione. Forse una pluralità di docenti avrebbe potuto limitare i danni di un maestro inadeguato.
La parola è poi passata a Giuseppe Granata, segretario segretario della  Flc (Federazione Lavoratori della Conoscenza) della Cgil di Como che ha messo in luce le motivazioni per lo più di cassa dei tagli approvati senza discussione dal Parlamento. Secondo quando deciso dal governo nei prossimi tre anni la scuola dovrà risparmiare 8 miliardi di euro. Per raggiungere questo obiettivo verranno licenziati in tronco 130.000 dipendenti (senza cassa integrazione, non prevista nel settore pubblico) e per questo motivo il sistema scolastico italiano dovrà “riassorbire” 800.000 alunni che rimarranno senza insegnanti.
Il ministro Gelmini ha quindi deciso di aumentare il numero di alunni per classe, diminuire il numero di ore di lezione e chiudere le scuole più piccole: gli alunni saranno concentrati in grandi scuole, in cui staranno stretti e per poco tempo al giorno.
Tutto questo abbasserà la qualità dell’insegnamento, forzerà i tempi di apprendimento e aumenterà in generale il disagio degli alunni. In poche parole la scuola sarà solo più selettiva e non più efficiente così come vuol far credere la ministro.
Nei vari ordini di scuola il quadro è drammatico: per la scuola elementare saranno previste 24 ore settimanali e il maestro unico. La scuola sarà solo quella del mattino, nel pomeriggio i bambini saranno semplicemente sorvegliati, tornerà il doposcuola e il Tempo pieno sparirà. Nella scuola media accadrà esattamente la stessa cosa. Il prossimo anno scolastico la riforma Moratti andrà a regime, le ore settimanali saranno 29 e assisteremo così alla scomparsa del Tempo prolungato e anche per le superiori le ore di lezione settimanali saranno ridotte con effetti devastanti soprattutto negli istituti tecnici e la scomparsa di alcune materie.
L’intervento del maestro Maurizio Coda ha approfondito le ragioni pedagogiche che portano i professionisti del settore a rifiutare l’intera gamma delle novità partorite dal duo Tremonti-Gelmini.
Il relatore ha ricordato l’importanza della pedagogia di Howard Gardner, anticipata in Italia nella scuola elementare fin dagli anni ‘90, che riconosce  la complessità irriducibile del bambino è afferma la  necessita di una formazione che tenga conto delle intelligenze multiple di ciascuno. Come può farlo un insegnante solo tuttologo? Come è possibile rinunciare alla collegialità fondamento principale della qualità dell’istruzione? Come è possibile rinunciare ai momenti di progettazione e programmazione delle attività?Come è possibile attaccare proprio il settore scolastico universalmente ritenuto migliore?
Domande che sembrano non angosciare né il ministro ne la sottosegretaria Valentina Aprea che invece già pensa a creare nuovi disastri trasformando i,l Consigli di istituto in Consigli di amministrazioni e le scuole pubbliche in fondazioni. La traccia segnata dalle iniziative berlusconiane è infatti quella della distruzione del diritto all’istruzione, della mercificazione dei saperi. E ciò paradossalmente proprio mentre il mercato soccombe a se stesso e chiede soccorso (prontamente offerto) alle casse pubbliche per continuare a far danno.
Nel dibattito, singolarmente molto orientato alla discussione relativa alla politica del Pd nella scuola, sono state ribadite le considerazioni fatte dai relatori, ma non sono mancate voci autocritiche che hanno affermato che doveva centrosinistra avrebbe dovuto occuparsi della carriera degli insegnanti, avrebbe dovuto abrogare e rinnovare i Decreti delegati e “aggiornare” prima che lo facessero le destre. E in conclusione una domanda inquietante: è vero che gli insegnati di religione cattolica guadagnano a parità di condizioni più dei loro colleghi di altre materie? La risposta data da Granata è stata:«Sì ed il loro numero entra nei calcoli sull’insieme dei docenti che lavorano con ogni singolo alunno. Così e grazie anche al grande numero di docenti di sostegno che svolgono il loro indispensabile ruolo per favorire i diritti degli allievi con maggiori difficoltà le statistiche danno valori inconfrontabili con quelli relativi ad altre scuole europee».

Fiorenzo Gagliardi: stanno distruggendo la scuola

In una lettera aperta alle sue nipoti Alessandra, Lucilla e Francesca, Fiorenzo Gagliardi, uomo di scuola ed esponente di spicco del volontariato lariano, esprime la sua amarezza per la svolta autoritaria, classista e anticulturale insita nei provvedimenti sulla scuola approvati, senza discussione parlamentare, dal governo Berlusconi. Il testo integrale del documento.

«Questa sera, alla Camera, un ministro della casa delle libertà concluderà un’azione di parziale distruzione dell’impianto amministrativo e pedagogico della scuola elementare che, come sapete ho contribuito non poco, insieme con la mamma, a consolidare con un lavoro attento e disinteressato, talvolta anche appassionato.
Una decisione così avventata e sconsiderata non mi risulta sia mai stata intrapresa nell’ambito dei problemi dell’educazione.
Da sempre i disegni di legge, le leggi quadro che riguardavano la scuola, erano discusse prima che in Parlamento, nella società civile, nelle associazioni caratterizzate dalle più diverse ispirazioni, in ambito sindacale, politico.
Il problema veniva ripreso senza risparmio di spazio, dai giornali, dalle agenzie di comunicazione, alla radio ed alla tv, sia pure in appositi contenitori opportunamente predisposti.
Tutto ciò non ha caratterizzato l’iter politico-sociale della proposta suggerita al ministro dell’istruzione da un collega che pare solo interessato a far cassa, senza riflettere sugli sconquassi prodotti a breve scadenza dalle sue sciagurate intenzioni.
Quanto ai genitori, non sono stati adeguatamente informati come se il problema della scuola non li riguardi: la modificazione non solo dell’orario, ma dell’impostazione della scuola primaria e di quella materna, determinerà un regresso pedagogico e quindi educativo che si riverbererà sui vostri figli che sono anche miei cari nipoti.
Frequenteranno una scuola, pardon una scuoletta, nozionistica, frammentata arbitariamente, suddivisa in contenitori orari custoditi da personale non coordinato, perché temo dipendente da diverse amministrazioni o proveniente da agenzie non certo qualificate, se non dalla buona volontà e spero, non dal mero interesse.
Si tornerà purtroppo al “doposcuola”, perché i pomeriggi dovranno pur prevedere la presenza di alunni che dovranno essere protetti dalla frequentazione della strade; alle palestre super et similia continueranno ad essere destinati i figli di papà.
Si progetta insomma un sistema educativo che favorirà il permanere delle distinzioni di classe che nel modello della scuola tanto faticosamente costruita da governi responsabili delle più diverse e svariate composizioni, si era tentato di modificare, creando le premesse per un’educazione popolare, nel senso nobile del termine, non in quello depotenziato tanto in uso presso i predicatori del liberismo nostrano.
Non posso trascurare qualche appunto a proposito del massacro che si sta tentando di realizzare anche nell’ambito della scuola media. In questo delicato ramo dell’educazione (quello degli adolescenti) oggi il bullismo è chiamato in causa per giustificare la proposta di pedagogia correttiva che la ministra enfatizza a giustificazione delle sue trovate.
La realizzazione del tempo pieno e/o prolungato ha raggiunto modelli di eccellenza in più di un istituto ed è ormai diffuso in quasi tutto il Paese.
Si tratta di svilupparne le potenzialità non solo nell’ottica di creare una scuola per tutti, specialmente per coloro che richiedono speciali attenzioni dal punto di vista delle capacità psicoficiche, ma soprattutto, in relazione ai nuovi studenti che provengono dai paesi del Terzo Mondo.
Perché una scuola deve preoccuparsi degli alunni del suo territorio (uguale preoccupazione deve avere il ministro del Welfare!): dobbiamo volere una scuola veramente bella e seria per tutti, non solo per i nostri figli, ma per tutti i cittadini del nostro Paese». [Nonno Fiorenzo]

Inizia sabato 20 settembre alle 10 nel Parco di Villa Guardia la quinta edizione de L’isola che c’è

All’ingresso saranno distribuite le Pagine arcobaleno preparate anche quest’anno da ecoinformazioni. Anticipiamo Salvare gli orsi, l’editoriale di Antonia Barone e Gianpaolo Rosso.

Si sciolgono i ghiacci e cresce il livello del mare. Tempi duri per gli orsi polari, ma anche per le isole insidiate da flutti sempre più aggressivi. La scommessa della costruzione di altre economie sta oggi più che mai nella capacità di intrecciare i diversi piani dell’azione: cambiamento dello stile di vita, ideazione di nuove e buone pratiche, capacità di agire sul contesto locale e globale per l’indispensabile giustizia sociale ed evitare che il mare dell’economia dominante e della guerra ad essa connessa disintegri quanto faticosamente costruito.
La crisi georgiana, esplosa mentre nessuno dei precedenti focolai di guerra si spegne, dimostra come sia possibile che l’azione dei dominatori del pianeta possa scuoterlo in ogni momento così profondamente da far ritornare in ciascuno antiche paure di guerre fredde e di inverni nucleari di morte.
L’idea del governo italiano di imporre il ritorno alla più sporca e immorale delle energie, quella nucleare, proprio mentre le tante sensate esperienze di risparmio e di produzione da fonti non esauribili stavano dando i primi frutti, può convincere molti, grazie allo strapotere di media asserviti, della legittimità di contaminare centinaia di generazioni di esseri viventi.
Sta a noi, forti dei piccoli, ma significativi successi raggiunti in tante parti del mondo e anche a Como con l’Isola, perseverare decisamente in un’azione multipiano che sappia mettere insieme il “corto circuito” della valorizzazione della produzione locale con la capacità di agire col commercio equo e solidale a migliaia di chilometri dalla nostra provincia, dove le ferite del liberismo sono più drammatiche. Che sappia mettere insieme sobrietà, diritti umani e antirazzismo, nonviolenza e il ripudio della guerra come strumento di risoluzione dei conflitti. [ecoinformazioni]

Riapre la stagione dell’Arci Xanadù di Como

Un ricco programma con al centro la rassegna cinematografica dei Lunedì del cinema.

Riapre con una festa l’Arci Xanadù di via Varesina 72. Venerdì 12 settembre lo Spazio Gloria riprende la programmazione alle 21 con un buffet vegetariano e un concerto degli I.Lona Staller, che presenteranno il loro nuovo disco. La serata continuerà, come da tradizione, con un dj set trash con le Sorelle manetta. Un appuntamento dedicato ai soci, che potranno così rincontrarsi per la prima volta dopo la pausa estiva. Per informazioni: tel. 031.4491080, e-mail info@arcixanadu.it, Internet www.arcixanadu.it.

Bloccato il rave per De André

Mancano le autorizzazioni scritte e i carabinieri hanno interrotto il concerto-tributo del 6 settembre a ParoLario che si svolgerà forse entro settembre. La responsabilità è del Comune di Como che avrebbe dovuto concedere una deroga scritta agli organizzatori per superare il bavaglio messo da una legge ingiusta a tutte le iniziative culturali che si svolgono in luoghi abitati.

La maratona musicale Smisurata canzone. Tutto Fabrizio De André, dalla N alla A (da Nuvole barocche a Smisurata preghierA) organizzata dalla rassegna ParoLario, partita alle 21 di sabato 6 settembre, ha subito una battuta d’arresto alle 3 e mezza di notte con l’intervento di una pattuglia dei carabinieri. Stupore e disappunto, e anche qualche soprassalto dal torpore della notte, per i duecento presenti che ascoltavano il concerto: pianoforte, chitarra e due voci.
Alla richiesta di presentare le autorizzazioni si è interrotto lo spettacolo ed è cominciato un conciliabolo con i rappresentanti della Benemerita che, protrattosi per una mezz’oretta, e anche con l’intervento della polizia locale comasca, ha portato alla sospensione dell’evento.
Gli organizzatori avevano chiesto un’autorizzazione complessiva al Comune per tutta la serie di iniziative in programma, ottenendo quindi dal Comune solo delle assicurazioni verbali. A norma di legge però per superare il livello di decibel del volo di una farfalla notturna è necessaria una deroga scritta e il concerto è stato bruscamente interrotto.
La legge quadro sull’inquinamento acustico (447/95) all’art. 6 comma 1/h afferma che è di competenza comunale «l’autorizzazione, anche in deroga ai valori limite di cui all’articolo 2, comma 3, per lo svolgimento di attività temporanee e di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico e per spettacoli a carattere temporaneo ovvero mobile, nel rispetto delle prescrizioni indicate dal comune stesso».
Chi intenda organizzare una manifestazione culturale o musicale deve quindi garantire di rimanere entro i limiti di rumore imposti dalla legge, che cambiano a seconda delle fasce orarie, diurna 6-22 e notturna 22-6, e a seconda dei luoghi: aree particolarmente protette, prevalentemente residenziali, di tipo misto, di intensa attività umana, prevalentemente industriali e esclusivamente industriali.
È così quasi impossibile qualsiasi manifestazione all’aperto e per ogni evento va richiesta una deroga alla legge che non sempre viene concessa.
La tutela del diritto al sonno dei cittadini supera anche la garanzia del diritto di aggregazione sociale e di partecipazione e fruizione di eventi culturali. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Lo sfascio dell’impero. Gli italiani in Etiopia 1936-1941

L’ultimo saggio dello storico comasco Matteo Dominioni presentato, per l’ottava edizione di ParoLario, martedì 2 settembre alla Biblioteca comunale di Como.

Una ottantina di persone ha partecipato alla serata organizzata da ParoLario per la presentazione del volume Lo sfascio dell’impero (Laterza, 336 pp., 22 euro) di Matteo Dominioni sulla conquista dell’Etiopia e la nascita dell’impero dell’Italia fascista.
Un dialogo tra l’autore e Antonio Marino, vicedirettore de La Provincia, moderati da Lidia Martin, dell’Istituto di storia contemporanea Perretta, a cui non ha potuto partecipare per imprevisti motivi familiari lo storico Giorgio Cavalleri.
Dopo i saluti della direttrice della Biblioteca, «orgogliosa di presentare un libro di una prestigiosa casa editrice scritto del nostro Matteo Dominioni», Lidia Martin ha introdotto l’argomento sottolineando «il lavoro scrupoloso in archivio, oltre che sul campo, con capacità di ascolto diretto dei testimoni, e l’impegno civile» dell’autore, che ha significativamente proposto di donare agli studiosi etiopici una copia dei nostri archivi per poter avere ulteriori strumenti per studiare la propria storia.
Un atteggiamento non aprioristico che permette di superare il mito degli “italiani brava gente”, sottolineato per la moderatrice dalla ricerca sull’eccidio di Zeret, dove vennero sterminati dai 1200 ai 1500 etiopici, con anche donne e bambini, che ha permesso di ragionare sul significato della parola revisionismo, intesa come la riscrittura della storia sulla base di nuovi documenti, nuove categorie e spunti di indagine, un approccio totalmente differente e di natura ben diversa dal negazionismo.
Una descrizione che va al di là di un’agiografia della “costruzione di strade” e ricorda la brutalità di un’occupazione militare.
Dominioni ha tracciato la nascita del suo ultimo lavoro, fondato su quanto elaborato per le tesi di laurea e dottorato e arricchito da un paziente lavoro in archivio all’Ufficio storico dello Stato maggiore dell’Esercito e al Ministero degli esteri dove sono conservate le carte del Ministero delle colonie. Lo storico comasco ha spiegato le ragioni che lo hanno portato a dividere gli anni presi in esame partendo dalla guerra nazionale fino ad una coloniale, passando attraverso una guerra di occupazione.
Un percorso che ha messo in luce le differenti personalità dei responsabili italiani delle colonie da Graziani al Duca d’Aosta e il forte controllo italiano sulla colonia: «Ci sono tre grandi modelli di colonialismo – ha affermato Dominioni – direct rule, ovvero il controllo diretto della colonia con propri emissari, indirect rule, cioè avvalersi dei notabili locali, due sistemi utilizzati per lo più dagli inglesi, e l’assimilazione, una crescita culturale sul modello metropolitano delle colonie, un modello francese. L’Italia ha attuato un superdirect rule in cui neanche i rappresentanti italiani in Africa avevano grandi margini di autonomia e rispondevano direttamente alle direttive di Roma».
Il confronto fra l’autore, Marino e il pubblico ha poi focalizzato diversi aspetti dell’occupazione italiana dell’Etiopia: la capacità di Mussolini di creare consenso attorno alla propria figura, che ha toccato l’apice con la nascita dell’impero e il tentativo di mettere in risalto il carattere fascista della nuova conquista, con anche episodi paradossali come le fotografie sull’Amba Aradam. Quando ascari e alpini vennero fatti arretrare per potere fotografare l’occupazione della montagna da parte della milizia, organizzazione prettamente fascista.
Un tema oggi particolarmente sentito, come la libertà d’informazione dei giornalisti al fronte, è stato toccato grazie all’esempio di Montanelli, che dopo una degenza in ospedale, ad Asmara scriveva articoli sulla base di veline che erano preventivamente approvate da Roma.
Un rapporto quello fra colonizzatori e colonizzati pieno di incomprensioni dovuto all’ignoranza degli usi, delle lingue e della geografia dei luoghi. Addirittura per lotte di potere intestine fra Esercito e Ministero delle colonie l’Italia è entrata in guerra senza avere carte affidabili dell’Etiopia.
Molto attuale, anche per la ricorrenza dei 70 anni dalla promulgazione delle leggi razziali, la descrizione del sistema razzista imposto nell’Africa italiana. Gli autoctoni ad esempio non potevano utilizzare i marciapiedi, andare al cinema, i luoghi di ritrovo erano separati, e non potevano esserci rapporti fra persone. Un sistema, creato dall’Italia fascista, basato sulla superiorità dei bianchi che anticipa le leggi razziali del ’38. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Ritrovarci la festa d’estate

Sabato 30 agosto
al Parco Lissi di Rebbio – Como (via Lissi)
l’Arci di Como organizza

Ritrovarci la festa d’estate

La festa prenderà il via alle 18:
alle 18.30 spettacolo di poesie e musiche dell’Africa nera dei Sinitah meon,
cena a base di Kebab e altre sfizioserie.
Alle 21.30 concerto dei Briganti con le loro travolgenti pizziche, tarantelle e ballate.

Ingresso libero.

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