memoria

Incontro con gli autori/ Leo Porro

2 Monumento_res europea copiaAlla Circoscrizione 3, a Camerlata, il 20 febbraio, si è aperta la rassegna Incontro con gli autori promossa dall’Istituto di storia contemporanea Pier Amato Perretta. Il primo incontro è stato con Leo Porro, che ha parlato del suo libro Dialogo dei partigiani lambrughesi, del quale è in progetto una riedizione aggiornata. Leo Porro è stato un professore delle allora Magistrali, e come per alcuni accade, non ha smesso di essere professore nemmeno davanti ad un numero risicato di persone. Ha diviso il suo intervento in obiettivi, metodologia e contenuto del libro. L’intento è quello di usare un linguaggio semplice, capace di arrivare a chi è di fronte, usando la fantasia, la forza delle immagini e gli eventi storici per ricostruire ciò che è stato. La metodologia più efficace si situa tra empirismo e idealismo, ed è connettiva per tenere tutto unito. Autore ha l’etimo di augere, che fa crescere ed aumentare, anche grazie alla fantasia. Egli fa parlare i suoi compaesani attraverso quello che è riuscito a ricostruire dalle cartoline del tempo, da cui emerge la ricchezza, il sentimento e il vissuto dei lambrughesi. Prezioso come una biblioteca, anche in questo caso, è stato il libro cronico, una sorta di diario tenuto durante la guerra, in questo caso a cura del Parroco di Lambrugo Edoardo Arrigoni. La narrazione di Porro, si basa su una finzione letteraria dialogica, dove il linguaggio va al di là della cultura di appartenenza dei personaggi. Un Platone che da voce a Socrate si cela dietro agli ideali  dei partigiani; forte l’affinità con Giancarlo Puecher: come Socrate, davanti all’invito di Critone di  scappare è rimasto. Le loro personalità rette come estremo esempio di bellezza rendono la resistenza un momento ricco di ideali intramontabili. [Barbara Rizzi, ecoinformazioni]

Museo a Dongo senza resistenza?

Sta per giungere a conclusione il percorso di rinnovamento del Museo della Resistenza comasca di Dongo, inaugurato nel 1995 e dal 2009 in fase di ristrutturazione, e l’inaugurazione è annunciata per il 12 aprile prossimo. L’amministrazione comunale di Dongo, però, ha deciso di modificarne il nome per “superiori esigenze di marketing”, derubricando la Resistenza, passandola nel sottotitolo e promuovendo invece in prima posizione la “fine della guerra”. Secondo le ultime notizie – intervista del sindaco Mauro Robba a Radiopopolare di questa mattina 21 febbraio – il nome del museo sarà: “Museo della fine della guerra. Dongo 25 aprile. La Resistenza sul lago di Como e la cattura di Mussolini”.

La decisione, paventata da tempo ma mai confermata ufficialmente fino a questi ultimi giorni, sta suscitando vive preoccupazioni e proteste non solo a Dongo.

L’Associazione Museo della Resistenza comasca che ha promosso e getstito la precedente esposizione museale, di cui il nuovo allestimento si proclama erede,  in un comunicato stampa – qui di seguito riportato integralmente – chiede la collaborazione di tutti per mantenere l’originaria denominazione e sottolineare in questo modo l’assoluta importanza dei valori della Resistenza. Si annunciano per i prossimi giorni raccolte di firme, iniziative di protesta, momenti di incontro con la popolazione.

Comunicato stampa

L’Associazione Museo della Resistenza comasca, dopo aver cercato di chiarire all’Amministrazione comunale di Dongo le ragioni affinché rispettasse la storica denominazione del Museo della Resistenza comasca, inaugurato a Dongo nel 1995 dal Presidente del Senato Carlo Luigi Scognamiglio, nome che risulta in tutte le delibere degli Enti competenti (Regione Lombardia, Provincia di Como, Comune di Dongo, Fondazione Cariplo) all’interno del progetto “La Fine della Guerra”, ma in primo luogo per respingere i giudizi, pubblicamente dichiarati dal Sindaco di Dongo Mauro Robba, che il nome della Resistenza non è attuale né attrattivo “in quanto troppo diffuso e inflazionato”, dichiara che i sacrifici, gli ideali e i valori non possono essere vanificati né liquidati in nome di una presunta esigenza di marketing.

Invita le Cittadine e i Cittadini, gli Enti pubblici, le Associazioni, le Organizzazioni democratiche a sostenere la richiesta di mantenere il nome Museo della Resistenza comasca.

L’Associazione si impegna a collaborare al fine di far conoscere, valorizzare e far vivere il Museo della Resistenza comasca.

Associazione Museo della Resistenza comasca

Dongo, 20 febbraio 2014

Sempre con noi/ L’Anpi Como ricorda Perugino Perugini

perugino2Nella ricorrenza della sua scomparsa, l’Anpi di Como ha voluto omaggiare una figura importantissima come quella di Perugino Perugini,a cui è intitolato il circolo cittadino. Sabato 15 febbraio infatti una delegazione di giovani dell’associazione ha fatto visita, a Como, alla famiglia di Perugino, per una giornata di ricordi e racconti.  Sul sito dell’Anpi di Como  una biografia completa di Perugino Perugini.

Cinque anni sono passati da quel 15 febbraio, ultimo giorno di vita di Perugino Perugini, colonna dell’Anpi, del Pci, di Italia Cuba, presenza irrinunciabile per tutto l’associazionismo cittadino. Una personalità ancora molto presente nei ricordi di amici e compagni, a cominciare dalla sua stessa famiglia, la moglie Giordana Meregalli e la figlia Laura.

Dalla sua abitazione in centro a Como, Giordana ha aperto metaforicamente l’album dei ricordi, facendo così rivivere Perugino ai giovani in visita. Un racconto lungo una vita, all’insegna dell’impegno politico e sociale: «Perugino non si è mai tirato indietro, fin da giovanissimo- ha riportato Giordana- nel ’43, ad appena diciassette anni, venne catturato a Milano dai fascisti per la soffiata di una spia, subendo poi ogni tipo di torture». Un evento traumatico, che vide Perugini scampare di poco alla deportazione in Germania, salvato poi dal «sacrificio di un suo amico, catturato insieme a lui, che si prese tutta la colpa finendo così internato in una campo di concentramento». D’altronde Perugino aveva già imparato sulla sua pelle il prezzo per le proprie idee, per via delle sfortune paterne. «Il padre, Feliciano- ha continuato la moglie- ferroviere umbro, venne licenziato insieme a tanti altri colleghi per aver fatto deragliare un treno pieno di armi, mentre infuriava la lotta con i fascisti subito dopo la loro presa del potere». Proprio per questo la famiglia fu costretta a spostarsi a Milano, dove però la vita non fu mai semplice. Feliciano infatti continuò a subire ogni tipo di persecuzione, perdendo alla fine anche il suo nuovo lavoro, in una fabbrica di bilance affettatrici.

Con un educazione così forte, Perugino non si tirò indietro dal far mancare il suo contributo alla Resistenza nella fase più dura del secondo conflitto mondiale. Un impegno che mantenne intatto anche in tempo di pace, militando fin da subito nel ricostituito Partito Comunista: «ci conoscemmo proprio nelle sede milanese del Pci- ha sorriso Giordana- all’inizio eravamo solo amici, ma lui è sempre stato innamorato di me». Un rapporto strettissimo il loro, capace di superare tutte le difficoltà: «ci siamo sposati nel ’53, per poi trasferirci a Como l’anno dopo, dove aprì un negozio di bilance e affettatrici. Lavoravamo entrambi, e lui dava una grande mano ai suoi genitori, rimasti senza pensione».

La sua militanza non fu mai messa in discussione, anche dopo il trasferimento in riva al lago. «La prima cosa che fece, arrivato nella nuova casa, fu cercare la sede del Pci», ha riporta la vedova, anche lei attivissima militante comunista. «il suo impegno è stato riconosciuto da tutti, tanto che dal ’75 al ’77 ricoprì la carica di consigliere provinciale, e alla fine del suo mandato venne elogiato da tutti per il suo contributo».

peruginoUn uomo instancabile, «grande appassionato di sport, corsa e bici soprattutto», che dopo la pensione andava a dare una mano al suo ex socio in difficoltà, «continuando imperterrito a lavorare». In seguito al suo addio al Partito, arrivato dopo «alcuni contrasti personali, tanti atteggiamenti che non capiva», dedicò tutto sé stesso all’associazionismo, dove aveva “esordito” come militante di Italia Urss: «per anni ha dedicato tutto se stesso all’Anpi, ma anche a Italia Cuba. Per l’Anpi, dopo aver sostituito Mella, divenne una presenza fissa». Associazione di cui fu fino all’ultimo segretario, infaticabile e insostituibile, tanto che far diventare l’intitolazione a suo nome del giovane circolo cittadino un omaggio non solo doveroso, ma necessario.

«Un’altra cosa che non ha mai sottovalutato – ha concluso Giordana – è l’attenzione per la cultura. Uomo di grande conoscenza, veniva invitato molto spesso dalle scuole, per raccontare le sue esperienza e il suo impegno. Ecco, diventa necessario che voi giovani non dimentichiate gli esempi di quelli come Perugino, continuando a portare avanti il ricordo di valori e idee di anni molto difficili. Non bisogna dimenticare, assolutamente». Un impegno gravoso e difficile, ma per cui i giovani e non solo dell’Anpi hanno da sempre un grande alleato. Sempre con noi, Perugino. [Luca Frosini, ecoinformazioni]

Resistenti e Resistenza/ Franco Catalano

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All’Istituto di Storia contemporanea Pier Amato Perretta, durante il secondo ciclo dei seminari sulla storiografia resistenziale locale, si è riflettuto con Gabriele Fontana su un libro che non esiste. Più precisamente un dattiloscritto che non ha mai trovato spazio su carta, se non quella fotocopiata: La resistenza nel Lecchese e nella Valtellina, una ricerca coordinata da Franco Catalano tra il 1964 e il 1974. Questo dattiloscritto inedito si occupa della resistenza di Lecco e della Valtellina, e contiene al suo interno documenti originali e testimonianze; è stato commissionato da diverse istituzioni al professor Franco Catalano, che ha coordinato il lavoro avvalendosi quindi di altre persone per le ricerche. La presentazione di questo inedito si è rivelata una scelta particolare, che non ha trovato l’unanimità dei consensi tra gli organizzatori (anche lo stesso relatore non era pienamente convinto), ma la passione che anima ricerche decennali ha avuto la meglio. La scelta è stata anche condizionata dal fatto che la ricerca stessa rischia di rimanere un dattiloscritto fotocopiato. L’Istituto Perretta vorrebbe, dopo aver contattato i familiari, perlomeno metterlo a disposizione in formato digitale, affinché tutti possano consultarlo. La narrazione di Gabriele Fontana, lontana dalla modalità accademica, si caratterizza per essere appassionata e desiderosa di presentare tutte le vicende controverse, con il rischio di risultare disordinata. All’epoca della compilazione del lavoro, venne ritenuto dai suoi committenti (tra cui l’Anpi) un testo discutibile e controverso, e questa è appunto la ragione della sua non pubblicazione. La ricerca di Catalano per la ricostruzione della resistenza locale – dichiara Fontana – è il corrispettivo di quello che ha rappresentato il lavoro pioneristico di Roberto Battaglia per la ricostruzione della resistenza nei suoi tratti generali. Ha usato la cronologia di Morandi (precedentemente presentata in Istituto) quasi come inciso. Per ricostruire il contesto, si è avvalso dell’impostazione classica, struttura e sovrastruttura, ed è quindi partito dall’economia del territorio in oggetto: Lecco e Valtellina. Dove le fabbriche erano dominanti, scarseggiava la disponibilità degli operai a partecipare alla resistenza; dove mancavano le fabbriche, era alta la tendenza ad emigrare in Svizzera. Come costituire la lotta armata senza gli operai? Catalano ha sostenuto che gli uomini arrivarono da Milano, probabilmente militari, perché era necessaria un’abilità con le armi, e sparare è difficile per chi non lo ha mai fatto prima. Il professore descrive la doppia resistenza in Valtellina: in alta valle, una zona chiusa, si è manifestata la resistenza passiva, mentre in bassa valle, in qualche modo collegata che le strade e le ferrovie alle periferie di Milano, la resistenza ha caratteri più attivi. Il dattiloscritto si chiude con il momento insurrezionale: quello che si è verificato dopo è difficile da interpretare oggi, figuriamoci allora. Le critiche al lavoro sono state molte, tra cui: chi resta a combattere non sembra appartenere al territorio; il comando di raggruppamento sembra costruito alla garibaldina; alcuni documenti non si riescono a trovare; in Svizzera ci vanno anche i comandanti; una parte consistente di resistenti sembrano attendisti. Nonostante ciò, o forse proprio per questo, il relatore è convinto che la ricerca di Catalano rappresenti un tesoro ancora da sfruttare, per quanto temuto da molti. [Barbara Rizzi, ecoinformazioni]

Libera verso la Giornata della memoria e dell’impegno/ 22 febbraio

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 Sabato 22 febbraio a Cantù due momenti per avvicinarsi alla Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie: alle 19 una cena con i prodotti di Libera terra e l’opportunità di tesserarsi a Libera; alle 21 un incontro con il Coordinamento regionale lombardo dei familiari delle vittime di mafia, per conoscere e comprendere il valore della memoria e l’importanza dell’impegno quotidiano. Dal 1996 ogni 21 marzo Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie celebra la Giornata della Memoria e dell’Impegno per ricordare le vittime innocenti di tutte le mafie. Il 21 marzo, primo giorno di primavera, è il simbolo della speranza che si rinnova ed è anche occasione di incontro con i familiari delle vittime che in Libera hanno trovato la forza di risorgere dal loro dramma, elaborando il lutto per una ricerca di giustizia vera e profonda, trasformando il dolore in uno strumento concreto, non violento, di impegno e di azione di pace. Quest’anno la giornata si terrà a Latina, sabato 22 marzo: Radici di memoria, frutti di impegno, il titolo non casuale che vuole raccontare di una terra di straordinarie potenzialità, una terra di cui difendere e valorizzare i frutti attraverso un impegno che ha bisogno della corresponsabilità di tutti. Nel percorso di avvicinamento a questa giornata, il Coordinamento provinciale di Libera a Como propone per sabato 22 febbraio un incontro con il coordinamento regionale dei familiari delle vittime in Lombardia, per raccontare e spiegare l’importanza della memoria e la forza dell’impegno verso chi ha perso la propria vita a causa della violenza mafiosa. L’appuntamento, aperto a tutti, è per sabato 22 febbraio alle 21 nell’oratorio di Mirabello a Cantù (via Lombardia 7). L’incontro sarà preceduto da una cena con prodotti Libera Terra provenienti dalle terre confiscate alle mafie: Libera pizza. Sarà possibile cenare dalle 19:00 in poi nel circolo Arci Mirabello di Cantù (via Tiziano 5) al prezzo di 12€ che comprende pizza, bibita, dolce e caffè (10€ per gli Under19). Per la cena occorre prenotare entro mercoledì 19 febbraio scrivendo una mail all’indirizzo versoliberacantu@gmail.com. Durante la serata sarà anche possibile tesserarsi a Libera per l’anno 2014. Scarica e condividi il volantino dell’iniziativa.

Ines Figini/ Tanto tu torni sempre

Memoria_ManifestoTante le persone presenti all’Ultimo caffè di via Giulini 3, a Como, nel pomeriggio dell’8 febbraio, con i Giovani democratici di Como che  hanno organizzato l’incontro con Ines Figini e gli autori del libro Tanto tu torni sempre. Ines Figini è, per i comaschi, la Testimone di quanto è accaduto durante la prigionia nei lager. Il libro, uscito nel 2012 per l’editore Melampo,  è stato presentato in molte scuole e in luoghi pubblici, ma «mai in un contesto così originale come un bar» dichiara Mauro Colombo, coautore, insieme a Giovanna Caldara, del libro. Il titolo – spiega  Caldara –  è ciò che la madre di Ines le diceva sempre, quando usciva dalla casa di via Tommaso Grossi per giocare o per leggere; una fiducia sempre ben riposta, fino a quando, la notte del 6 marzo del 1944, Ines viene prelevata a casa, in seguito alla sua partecipazione allo sciopero avvenuto la mattina alla Comense. Il foglio che la destina al lavoro in Germania è firmato da Scassellati, l’allora prefetto. Per tutti è stato difficile comprendere le ragioni della persecuzione, ancora di più per lei che non è ebrea, non era partigiana e neanche dichiaratamente antifascista. È stata in tre campi: Mauthausen, Auschwitz e Ravensbrück. Il suo transport (il trasferimento dei deportati da un lager all’altro) avviene «su carri bestiame, sigillati, senza cibo, senz’acqua, senza servizi igienici. L’annullamento della persona iniziava così». Inizia la deprivazione della dignità, le viene tatuato il numero 76150 sull’avambraccio sinistro: il suo nuovo nome. Viene depilata e costretta ad una divisa di cotone grezzo, che non verrà mai pulita, ma solo disinfettata. I primi giorni possono essere paragonati ad una scuola di sopravvivenza. Un grande problema è rappresentato dalla lingua incomprensibile che sente, ma il bisogno acuisce l’intelligenza, e così riesce a capire come si pronuncia il suo nome, cerca di lavorare e di mantenere viva la speranza di un ritorno. Riesce, grazie all’arrivo dei russi, ad essere nuovamente libera, ancor più di prima, essendone consapevole. La coglierà il tifo, e il suo ritorno a Como sarà un’agonia, ma sostenuta dalla voglia di rivedere i propri cari. «Ogni giorno qualche cosa si spegneva dentro di me», queste sono le parole del suo tormento, ben raccontato nel libro e dalla testimone che da anni si impegna, con un altissimo senso del dovere, a portare nelle scuole la memoria di quello che è stato. Ines Figini per molti anni ha taciuto, per la paura di non essere presa sul serio, ma ora ha reso la sua vita una testimonianza vivente. Abituata a parlare con i ragazzi, il suo racconto ha delle note rituali, e la sua storia è una delle tante testimonianze che negli anni sono state raccolte; ma questo nulla toglie al suo vissuto e all’importanza, per  i suoi concittadini, di conoscere la sua storia e il contesto in cui è accaduta. [Barbara Rizzi, ecoinformazioni]

La ragazza di Terezìn

BrundibàrjpgNella serata di venerdì 7 febbraio, nella sala consiliare del comune di Lomazzo, si è parlato del lager-ghetto di Terezin e approfondita la storia dell’operina musicale di Hans Kràsa Brundibàr, messa in scena all’interno del campo. Importante è stato il contributo di Leonardo Visco Gilardi, vicepresidente della sezione Aned di Milano, che ha posto l’accento sulla memoria e sulle  sue responsabilità, sia dal punto di vista politico che storico. Trasmettere memoria, collettiva e condivisa, alle nuove generazioni, è un atto che permette di sviluppare consapevolezza. È la conoscenza che permette di scegliere, e quindi di essere liberi. È stata ripercorsa la vicenda che ha visto protagonisti Heydrich e Eichamnn alla fine del 1944, quando autorizzarono un’ispezione della Croce rossa nel campo di Terezin;  per dimostrare come gli ebrei fossero trattati con umanità, fecero inscenare Brundibàr: storia ingenua e liberatoria di bambini che, per aiutare la madre malata, s’ingegnano a cantare nella piazza per comprarle del latte.  Brundibàr è un suonatore di organetto prepotente, con dei baffi che non casualmente ricordano quelli di Hitler; ruberà loro i soldi raccolti, ma alla fine avverrà il trionfo dei bambini bisognosi. In occasione della Giornata della memoria, è stato proiettato nel liceo di Lomazzo La ragazza di Terezin, e si è voluto condividere con la cittadinanza il cortometraggio di Valerio Finessi: una discutibile  docu-fiction, che nonostante le buone intenzioni, risulta molto amatoriale. L’idea è quella di riprendere l’operina Brundibàr, trasportandola dal campo ad un teatro dei giorni nostri. Purtroppo, si esce con l’amarezza di non aver visto l’originale. [Barbara Rizzi, ecoinformazioni]

Tanto tu torni sempre. Ines Figini, la vita oltre il lager

Memoria_ManifestoPresentazione del libro di Giovanna Caldara e Mauro Colombo (Melampo) con con Ines Figini e gli autori sabato 8 febbraio alle 16 a L’ultimo Caffè in via Giulini 3 a Como, organizzano i Giovani democratici della provincia di Como per la Giornata della Memoria. Per informazioni Internet http://giovanixilpd.altervista.org.

Musica a Terezin/ Brundibàr

BrundibàrjpgVenerdi 7  febbraio, alle 20.45 nella sala consiliare di Lomazzo, verrà proiettato il film Brundibàr, tratto dall’operina musicale di Hans Kràsa. La serata è rivolta a tutti, e rappresenta un ulteriore appuntamento pensato per la Giornata della memoria. Organizzato da Aned e Anpi Seprio, interverrà Leonardo Visco Gilardi, vicepresidente della sezione Aned di Milano.

Dal sito dell’unione delle comunità ebraiche italiane (www.ucei.it): «Un’operina per bambini, intitolata “Brundibàr”, composta e strumentata a Terezin da Hans Kràsa. Questa fu l’unica opera lirica che poté essere rappresentata in forma teatrale, con scene e costumi. L’operina venne replicata 55 volte e il livello dello spettacolo era tanto elevato, che Berlino mandò a Terezin una troupe cinematografica per girare un documentario di propaganda. In quell’occasione, “Brundibàr” venne rappresentata in un teatro vero e proprio. Finite le riprese tutti i membri dell’orchestra, i collaboratori, i bambini che vi avevano partecipato, vennero deportati ad Auschwitz.» [Barbara Rizzi, ecoinformazioni]

Resistenti e Resistenza all’Istituto di Storia Contemporanea/ Mario Martinelli

Rosaria MarchesiNumerosi i partecipanti al secondo ciclo di conferenze sulla storiografia locale all’Istituto di storia contemporanea Perretta. Relatrice la giornalista Rosaria Marchesi, che ha presentato quello che è stato definito un testo base: Aspetti e problemi del movimento cattolico comasco dal 1919 al 1945 di Mario Martinelli, pubblicato nel 1985. Come ormai di consueto, prima della presentazione, viene tratteggiata una nota metodologica, che possa dare una cornice e al tempo stesso un orizzonte. La memoria della memoria è quella che rimane ai posteri – ha sottolineato Gerri Caldera nella sua premessa – quindi è possibile parlare di una post memoria, quella sulla quale i ricercatori dell’Istituto lavorano con grande senso di responsabilità. Mettere in relazione autori e tempo storico è cosa delicata, soprattutto quando i personaggi che hanno partecipato alla storia arrivano alla scrittura anni dopo, portando alla luce il problema di una memoria che si sedimenta, non liquida, ma piena di senso comune, condizionato dai fatti che si sono verificati in seguito.
Il volume di Mario Martinelli approfondito è il secondo di una trilogia mai terminata, pubblicato in occasione del quarantesimo anniversario della Liberazione. Il testo parte dal Partito popolare italiano a Como (di cui il padre fu tra i fondatori), per arrivare in conclusione alla vicenda che ci offre diversi spunti di riflessione: la clandestinità nel Comasco. Per ricomporre la vicenda storica Martinelli si è avvalso di documenti da lui posseduti e citati nelle note; come sia venuto a conoscenza di questi documenti non viene specificato. Nel periodo della resistenza, grazie al suo impegno sociale e culturale nel mondo cattolico, si rese disponibile a mantenere i contatti per la Dc con Milano, e mise a disposizione la sua casa per le riunioni. I contatti con il capoluogo gli fecero avere rapporti anche con esponenti di altre forze politiche – spiega Rosaria Marchesi – poi presenti nel Cln. La clandestinità si respirava in tutti i momenti dell’agire quotidiano; è così, ad esempio, che Martinelli, di ritorno da Milano, era solito passare all’ospedale Valduce, dove, grazie alla disponibilità delle suore, lasciava in custodia i documenti prima di tornare a casa. Dato da non trascurare è che egli fu imprigionato dall’agosto del ’44 alla primavera del ’45; di conseguenza, la sua testimonianza si intreccia a testimonianze che gli sono state riportate e agli incontri avvenuti nel carcere di S. Vittore. Numerose le persone che vengono da lui citate, tra cui i sacerdoti, quasi a dare il giusto spazio a ciascuno, che rischierebbe altrimenti di essere dimenticato. Molti aspetti rimangono aperti, e probabilmente avrebbero trovato collocazione nel terzo volume. Le persone in sala hanno reso omaggio con parole di stima e rispetto all’onestà intellettuale di Martinelli, anche in considerazione della sua pluridecennale attività di politico in Parlamento.

In chiusura, Giuseppe Calzati, ha individuato in Eugenio Rosasco, Pier Amato Perretta e Mario Martinelli figure simbolo per la Resistenza; pur avendo posizioni diverse, erano accomunati da un sentire comune: quello dell’antifascismo. [Barbara Rizzi, ecoinformazioni]

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