Salute

Addetti alle pulizie del Valduce: adesione totale allo sciopero

sciopero1Interrotto il servizio di pulizia dell’ospedale. Tutti i dipendenti Markas  hanno aderito allo sciopero organizzato da Filcams cgil, Fisascat Cisl e Uiltrasporti (escluse, ovviamente, le persone precettate per garantire i servizi minimi essenziali all’interno dell’Ospedale)

In mattinata i dipendenti si sono ritrovati fuori dall’ingresso principale dell’ospedale per manifestare la propria contrarietà alle decisioni di Markas e anche del Valduce di ridurre i loro contratti nonostante le ore di straordinario, i riposi saltati e le nuove assunzioni.
«Gran parte degli utenti ha ascoltato la voce della protesta e ha espresso la propria solidarietà »,  spiegano i lavoratori e i sindacati. «L’azienda ha deciso di diminuire, questo significa per noi e le nostre famiglie avere una busta paga ancora più scarna – sottolineano gli impiegati – per gli utenti, invece, vuol dire entrare in un ospedale meno pulito. Tre colleghi sono già stati licenziati. Se la situazione non dovesse sbloccarsi, siamo pronti a continuare la mobilitazione». [aq, ecoinformazioni]

29 aprile/ sciopero degli addetti alle pulizie del Valduce

valduce_comoLe organizzazioni sindacali di categoria hanno proclamato un primo sciopero per tutta la giornata di martedì 29 aprile per gli addetti alle pulizie del Valduce. Dalle 9 alle 11 è previsto un volantinaggio fuori dall’ ospedale

I lavoratori, in gran parte donne e molte delle quali ex dipendenti dell’ ospedale, rivendicano il rispetto del proprio orario di lavoro, che è stato ridotto in modo unilaterale dall’azienda a partire da aprile, nonostante i continui riposi saltati e le ore di supplementare richieste: «Alla riduzione dell’orario contrattuale – commentano i sindacati – corrisponderà una evidente riduzione del salario. L’azienda appaltatrice Markas continua a non voler discutere di soluzioni diverse che non comportino la riduzione oraria. A nulla è servito l’incontro avuto la scorsa settimana con il Prefetto» [aq, ecoinformazioni]

Riduzione orari agli addetti alle pulizie, protestano i sindacati

pulizia_nelle_scuoleStato di agitazione all’ospedale Valduce fra gli addetti alle pulizie. Nonostante il parere contrario dei sindacati, la Markas, ditta appaltatrice del servizio, ha intenzione di ridurre l’orario di lavoro da 36 ore settimanali a 30. Dopo l’ultimo incontro con le parti sociali, avvenuto giovedì 27 marzo, l’azienda ha deciso unilateralmente di cominciare la turnazione. Sono 55 i lavoratori coinvolti, in gran parte donne

 

: «È assurdo, gli addetti stanno facendo ore in più e saltano il riposo, diminuire il monte ore non è la decisione corretta – commenta Gloria Giudici, Filcams Cgil – fra l’altro, gran parte delle persone, prima che venisse esternalizzato il servizio, erano assunte direttamente dall’ospedale. Abbiamo criticato fortemente la scelta, i lavoratori sono in stato di agitazione e non escludiamo, nei prossimi giorni, di proclamare lo sciopero».
«Prendiamo atto di un comportamento da parte dell’Azione che rasenta l’attività antisindacale, siamo stupefatti – commenta Orlando Procopi, Fisacat Cisl – dopo aver ricevuto nel luglio 2013 la formale comunicazione di esuberi ed aver condiviso un percorso di cassa integrazione in deroga finalizzato ad avere il tempo necessario per trovare soluzioni condivise e sostenibili , oggi ci troviamo davanti ad una azienda che ha deliberatamente rifiutato il confronto con le organizzazioni sindacali. e con i lavoratori e le lavoratrici tutte, intervenendo in senso unilaterale ed illegittimo. Tuteleremo i diritti e gli interessi dei lavoratori tutti nelle opportune sedi».

Scandalo Abbott

prcRifondazione chiede se Valduce e Ospedale di Gravedona hanno richiamato i pazienti per ripetere gli esami del paratormone.

 

«All’Ospedale di Crema 3.400 cittadini che, nell’arco di un anno, erano stati sottoposti ad un esame di laboratorio per misurare la concentrazione di “paratormone” (ormone secreto dalle paratiroidi, responsabile della mobilizzazione del calcio dalle ossa) sono stati richiamati per ripetere il test, perché rivelatosi errato in merito alla sovrastima dei suoi livelli ematici – ricorda un comunicato stampa del Prc comasco –. I kit per l’analisi del sangue utilizzati, prodotti dalla multinazionale Abbott e forniti dalla Fora Spa di Parma, sono stati utilizzati, per quanto è dato sapere, in ben 18 strutture ospedaliere della Regione tra cui l’Ospedale Valduce di Como e l’Italia Hospital di Gravedona».

«I danni economici subìti dalla Regione Lombardia sono ingenti e dovranno, come già l’amministrazione parrebbe intenzionata a fare, essere risarciti dalla multinazionale Abbott – prosegue la nota –. Tuttavia sia le strutture sanitarie coinvolte che la Regione Lombardia hanno precise responsabilità nella vicenda poiché non si sono accorte dell’errore relativo alla misurazione dell’ormone».

«Ci chiediamo se, oltre all’Ospedale di Crema, anche il Valduce di Como e l’Ospedale di Gravedona hanno richiamato i pazienti per ripetere l’esame – concludono gli esponenti del Prc –. Questa è la domanda che giriamo alle rispettive Direzioni sanitarie dei due Ospedali coinvolti in Provincia di Como ed è una domanda alla quale bisognerà dare una risposta chiara anche in ottemperanza al principio di trasparenza nelle pubbliche amministrazioni». [md, ecoinformazioni]

Cittadella sanitaria a Camerlata

ospedalesantannaGaffuri: «Monitoreremo affinché gli impegni assunti vengano rispettati. Aspettiamo il cronoprogramma».

 

Dopo l’intenzione di mantenere l’impegno preso con i comaschi per la realizzazione della cittadella sanitari nell’area dell’ex ospedale Sant’Anna a Camerlata preso mercoledì 19 marzo nella competente Commissione regionale lombarda da parte dell’Assessore alla Sanità Mario Mantovani, «Ci aspettiamo ora che Regione Lombardia dia un segnale chiaro» ha dichiarato il consigliere regionale democratico Luca Gaffuri.

«Gli impegni assunti dai contraenti dell’Accordo di Programma in relazione alla riqualificazione dell’area ex ospedaliera di Camerlata non risultavano, infatti, ancora adempiuti – precisa una nota del Partito democratico –, anche se nel frattempo qualcosa, anche per effetto delle richieste del Pd, si sta lentamente muovendo».

«Abbiamo rilevato dalla risposta dell’Assessore che l’Asl non ha compiuto passi sostanziali, dedicandosi alla sua attività ordinaria ma tralasciando di avviare il trasferimento in via Napoleona – ha detto Gaffuri –. Anche sul fronte delle alienazioni del patrimonio immobiliare ospedaliero, si è provveduto a vendere gli immobili sparsi per Como e la provincia mentre solo ora si sta provvedendo alla stima per la vendita degli immobili del vecchio ospedale non più destinati a servizi sanitari: di lì verranno risorse che potrebbero essere decisive se solo la Regione le volesse per dare le ali alla realizzazione della cittadella. Ci preoccupa quindi che si parli degli impegni della Regione senza però indicare una data obiettivo entro la quale arrivare al risultato. Attendiamo quindi un cronoprogramma preciso da parte della Regione e un intervento sulla dirigenza della Asl perché agisca, monitoreremo affinché gli impegni assunti vengano rispettati». [md, ecoinformazioni]

1 marzo/ Gioco d’azzardo patologico

como a 5 stelleConferenza sabato 1° marzo alle 14.30 alla Biblioteca comunale di Como in piazzetta Venosto Lucati 1, modera Nunzio Nasti, psicoterapeuta, intervengono Michele Sforza, psichiatra, Roberto Pozzoli, presidente Associazione Vinciamo il gioco, testimonianze della Associazione giocatori anonimi di como e Varese. Per informazioni Internet www.como5stelle.com.

Libera/ Como ultima nella trasparenza sanitaria

santannaA Como spetta il fanalino di coda nella classifica della trasparenza delle strutture lombarde. L’ospedale Sant’Anna, infatti, se da un lato ha pubblicato on line i curriculum dei propri dirigenti, dall’altro non ha ancora provveduto a stilare, o per lo meno a pubblicare, il proprio piano triennale anticorruzione. (altro…)

Medici con l’Africa/ Per salvare mamme e bambine restituire all’Africa il maltolto

prima-le-mamme-199x300Venerdì 21 febbraio in biblioteca a Como,  con il patrocinio del Comune di Como e dell’Ordine provinciale dei medici chirurghi e degli odontoiatri di Como, l’associazione Medici con l’Africa  ha presentato il Progetto Prima le mamme e i bambini. Per presentare il tema sono intervenute due relatrici con anni di esperienza nel campo sanitario in Italia e in Africa: Maria Luigia Marzorati, ostetrica, e Patrizia Morganti, ginecologa. Sul palco anche Italo Nessi e Roberto Riedo, presidente e vicepresidente del sodalizio. Negli interventi è stata illustrata la situazione drammatica della sanità nel continente e sono state presentate alcune possibili vie di soluzione.

Il gruppo locale dell’associazione è stato creato da un gruppo di medici comaschi che avevano già vissuto esperienze di volontariato in Africa. Realizza iniziative a Como, dove organizza convegni e seminari di carattere informativo, collabora con la Caritas di Como e con enti pubblici per risolvere problemi socio-sanitari e aderisce al Coordinamento comasco per la Pace. In Africa manda personale sanitario e dà contributi per realizzare progetti per la salute in Angola, Etiopia, Mozambico, Kenya, Rwanda, Sudan, Tanzania, Uganda.

In Africa non esiste sviluppo se non c’è una donna che può usufruire dei diritti fondamentali. L’obiettivo del progetto è migliorare la vita della donna gravida. Non è un problema da poco, anzi è una vera emergenza. Basta citare dei numeri.

Perché “prima le mamme e bambini”? Perché le mamme in età fertile e i bambini sotto i 5 anni costituiscono il 40 per cento della popolazione totale africana. Se consideriamo le mamme in età fertile e i bambini sotto i 14 anni la percentuale sale al 60 per cento. E poi perché le donne sono il 70 percento della forza lavoro e producono l’80 per cento del cibo. Agire per loro significa quindi lottare per il futuro.

Il ruolo della donna in Africa è fondamentale: mette al mondo i figli, li educa, coltiva nei campi per nutrirli, vende i prodotti della terra per mantenerli. Senza la mamma i bambini non vivono a lungo. Su 17 bambini senza la mamma, dopo un anno ne rimangono in vita solo 5.

Perché è emergenza? Ogni due minuti, 760 donne rimangono gravide; di queste 760, 266 non lo volevano. Ogni due minuti 44 di loro hanno problemi durante la gravidanza, e sempre ogni due minuti più di una donna muore. E quando muore? Durante il parto.

Ancora oggi in Africa molte mamme e molti bambini muoiono perché non hanno a disposizione servizi sanitari adeguati. Di cosa muoiono? Emorragia, ipertensione, Sepsi, aborto clandestino, embolo. Dove? Il 40 per cento muore a casa prima di andare in ospedale, l’8  abita lontano dagli ospedali e deve affrontare viaggi di qualche ora per arrivarci, a piedi. Il 37 per cento muore arrivata in ospedale e il 15 per cento dopo il ricovero.

Come aiutarle? Fornendo strutture sanitarie periferiche, operatori di salute comunitaria che ha conoscenze e farmaci di base e che dà consigli e indicazioni per mantenere l’igiene nel villaggio; e una clinica mobile nel villaggio che avvisi del suo arrivo e che offre visite ai bambini e le mamme. Non sempre però queste sono d’accordo a farsi visitare. L’obbiettivo  è  convincerle a partorire dove c’è  personale qualificato, al sicuro.

La maggior parte delle madri muore durante la gravidanza, altre entro 45 giorni dal termine di questa. Inoltre c’è il problema delle gravidanze nelle adolescenti, addirittura dagli 11 anni, e dell’aborto fatto di nascosto, perché per esempio in Tanzania le ragazze gravide sono obbligate ad abbandonare gli studi. Per risolvere questa situazione l’idea è intervenire prima della gravidanza, assistendo le bambine a partire dall’età fertile, ossia 12 anni. Bisogna preparare la salute della bambina, tenerla controllata garantendole l’accesso alle visite gratuite dal medico, renderla consapevole dei rischi, convincerla di avvalersi di personale qualificato che l’assista durante il parto e in un luogo sicuro, non a casa propria, per dare così alla luce un bambino che possa essere a sua volta assistito al meglio.

A questo proposito consiglio vivamente la visione del video The clock is ticking del movimento Girl effect, che raccontando la vita devastata dalla povertà di una donna con semplici frasi e disegni rende chiaro il problema, e l’eventuale lieto fine.

I rimedi a queste emergenze sono innanzitutto educare la comunità sul parto, formare personale qualificato, fornire materiale pulito e sterile, farmaci, e avere organizzato il trasporto dalle zone periferiche ai centri sanitari.

Gli argomenti trattati sono stati esplicati attraverso foto, diapositive e racconti recitati dal vivo per coinvolgere il pubblico. Le relatrici hanno spiegato tutto in modo spontaneo e partecipato, coinvolgendo il pubblico.

Alla domanda «Gli africani come guardano all’Occidente? E perché vi dedicate al volontariato in Africa?», le relatrici hanno risposto che le persone africane vedono l’Europa come un mondo “magico”, quasi idilliaco, ma l’Occidente porta via dall’Africa forza lavoro, materie prime. Quello che possono fare i volontari è restituire.

Un concetto che è stato ribadito più volte nell’incontro è che quando un volontario sanitario va in Africa non va a dare servizio “per” le persone in Africa, ma per lavorare “con”, insegnando e imparando al contempo, perché solo lavorando in sinergia con gli altri si riesce a portare a termine qualcosa di utile. Le relatrici sono riuscite a trasmettere la gioia che hanno provato nel trascorrere momenti di formazione in cui ci si confrontava con le tecniche tradizionali delle ostetriche africane e quelle dei medici italiani, e la gravità e la tristezza di altri momenti. Nella sala conferenze della biblioteca aleggiava un’atmosfera di condivisione e solidarietà per il lavoro svolto da tutto il personale sanitario che opera in Africa. Entrambe hanno letto poesie che sono state anche distribuite ai presenti Ecco un breve estratto dell’ultima che è stata letta, dedicata alla donna africana: «E vai/ Avanzi maestosa più che regina/ E nei tuoi occhi/ Riflessa sta una forza a te solo conosciuta/ Poi prima che spunti il sole, riprendi il cammino anticipando l’alba/ Generando autore/ Inventando futuro./ E vai/ Carica di sogni e popoli/ Riflessi nei tuoi occhi dolci di madre d’Africa/ E ostinata custode dell’umanità».Libro consigliato: Dambisa Moyo, La carità che uccide [Rizzoli, 2010, pagg. 266,  5,90 euro]. [Clara Chiavoloni, ecoinformazioni]

La Cgil: «La cittadella sanitaria non si “perda nella nebbia”»

santannaLa funzione pubblica comasca e la Camera del lavoro di Como intervengono nel dibattito circa il riutilizzo dell’area ex- Trevitex e la riqualificazione del quartiere di Camerlata; torna, perciò, centrale, la proposta per una cittadella sanitaria nell’area dell’ex Ospedale S. Anna di Via Napoleona

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Prima le mamme e i bambini. La salute materna in Italia, in Africa e nel mondo

sanitàmondoMedici con l’Africa invita venerdì 21 febbraio alle 20,45 in biblioteca a Como, piazzetta Venosto Lucati, al convegno Prima le mamme e i bambini. La salute materna in Italia, in Africa e nel mondo. L’incontro è realizzato nell’ambito del progetto Ospedale Aber – Ugandafinanziato dal Comune di Como. L’evento è patrocinato da: Comune di Como, Collegio Interprovinciale ostetriche di Como & Lecco, Collegio infermieri e vigilatrici infanzia di Como, Ordine dei medici e odontoiatri di Como. Relatrici: Maria Luigia Marzorati, ostetrica; Patrizia Moranti,  medica ginecologa. Info: Medici con l’Africa Como mediciconafrica@interfree.it, 031 3371052 oppure 031.700935. [nel grafico i Paesi appaiono proporzionalmente ingranditi dove la mortalità materna è maggiore rispetto a quelli dove è minore] [Presto on line su ecoinformazioni]

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