storia

Buongiorno piazza/ 7 aprile

7-aprileBuongiorno piazza, Il 7 aprile 1979, agenti della Digos, polizia e carabinieri, effettuarono centinaia di perquisizioni in tutta Italia, arrestando, sulla base di 22 ordini di cattura firmati dal sostituto procuratore della Repubblica di Padova Pietro Calogero, 15 esponenti di Autonomia Operaia. Continua a leggere 



Gappismi, resistenze e protagonisti dell’antifascismo

borgomaneri

«Una distrazione storiografica su uno dei temi centrali della lotta resistenziale» così Luigi Borgomaneri ha definito la scarsa attenzione dedicata ai GAP (Gruppi di Azione Patriottica) fino a tempi molto recenti.
I GAP, o meglio i «gappismi» come Borgomaneri tiene a sottolineare per rendere conto delle tante diversità che si riconoscevano in quell’unica sigla, sono stati oggetto di un incontro di approfondimento all’Istituto di Storia Contemporanea, nel quadro del percorso di avvicinamento al 70° della Liberazione. Cosa sono i GAP? Una sorta di “corpi scelti” della lotta armate resistenziale, basati sul modello francese dei Francs-Tireurs partisans, voluti dal Partito Comunista per l’esecuzione di azioni particolari di grande rischio, come l’eliminazione di personaggi autorevoli del regime fascista e attentati ai luoghi più rischiosi. Con una prospettiva più ampia, i GAP avevano la funzione di creare le condizioni per sviluppare la lotta di liberazione di massa e di spezzare la pace sociale, così da creare difficoltà allo sforzo industriale bellico tedesco (che per circa il 10-12% faceva leva sul contributo italiano), avevano cioè una funzione di «detonatore». Ma proprio in questa loro funzione risiede, secondo Borgomaneri, il loro carattere «scomodo», che li ha condannati al parziale oblio. Le loro azioni, basate sulla «violenza di piccoli gruppi» e sulla separatezza rispetto alla gente e persino agli altri gruppi partigiani, apparivano agli occhi della storiografia “ufficiale” della Resistenza inconciliabili con l’unità di popolo e con la “nobiltà” degli obbiettivi. Eppure Pietro Secchia, all’inizio della lotta di liberazione, aveva chiaro la portata del problema, e nell’autunno del 1943 scriveva: «siamo costretti ad applicare metodi che fino a ieri avremmo ritenuto ripugnanti», cioè usare i metodi del terrorismo.

Il quadro delineato da Borgomaneri è un quadro estremamente articolato, reso ancor più complicato dalla diversità dei singoli GAP, sia per composizione sia per organizzazione, e dalla rimozione, quando non proprio dalla distruzione, dei documenti necessari alla ricostruzione delle vicende. Molte delle questioni si riescono a intuire sulla base di scarsi indizi, ma sfuggono le reali proporzioni dei diversi problemi. Per questo, cioè per cominciare a orientarsi in questo quadro, che ha molteplici agganci con la situazione comasca, l’Istituto ha organizzato l’incontro con Borgomaneri, invitandolo ad anticipare le sue ricerche che a breve verranno pubblicate in un volume dedicato proprio ai «gappismi».

Quasi senza soluzione di continuità, Borgomaneri ha poi presentato il suo ultimo libro Lo straniero indesiderato e il ragazzo del Giambellino. Storie di antifascismi. È stato Gabriele Fontana ad aprire la presentazione elogiandone il merito:« Un libro di storia che racconta storie, ma che permette alla fantasia del lettore di andare oltre», continuando: «È come un romanzo dove non si perde mai il filo del discorso». Borgomaneri racconta le motivazioni che lo hanno spinto a ricercare e scrivere la storia dei due personaggi: Carlo Travaglini e Lamberto Caenazzo. Fu proprio quest’ultimo che, all’Istituto di Sesto San Giovanni, iniziò a ricercare materiale sull’89a brigata: lui, che era stato partigiano del Giambellino, ricordava il suo comandante di distaccamento come un diavolo scatenato: una figura non nota alla storiografia resistenziale. Intellettuale di origine tedesca, espulso dalla Germania dopo essere stato internato in un lager, arrivò a Milano, dove aiutò ebrei e operai fino a quando, costretto ad allontanarsi dal capoluogo, entrò a far parte della brigata lecchese. La testimonianza di Lamberto viene accolta, in un primo momento, con diffidenza, data la scarsa fama della brigata; ma Travaglini, che non ha mai rivendicato nulla nel dopoguerra, aveva conservato tutti i documenti che dimostravano il suo operato; che li abbia tenuti per sé o per le figlie poco importa, sono documenti inediti, ricchi di testimonianze, e ci si interroga sul perché nessuno dei protagonisti della Resistenza ne abbia parlato.
Quello che emerge è una figura scomoda, in grado di rispondere solo alla propria coscienza, che resta ai margini della vita dei partiti politici. Questi protagonisti rappresentano lo spaccato di figure comuni. Finalmente i resistenti acquistano un volto umano: «Tutti i partigiani onesti hanno avuto paura», questo emerge dalle oltre cento di testimonianze raccolte da Borgomaneri. Vivono in modo profondo la loro scelta, anche nei casi in cui la vita partigiana non trova esiti eroici. Quelle che sono state brigate con ruoli minori non vanno dimenticate: sono state costituite da uomini che hanno preso una decisione, che hanno corso rischi ed hanno messo a disposizione la propria vita per qualche cosa di grande. È stata la loro coscienza a determinare le loro scelte, più che il credo politico: non a caso, secondo Borgomaneri, accade che il partigiano diventi comunista durante il periodo della lotta antifascista, mentre l’essere comunista non è un frequente requisito dei partigiani. La ricerca storica, oggi, deve quindi indirizzarsi verso i percorsi che hanno intrapreso queste persone: come la casualità della vita quotidiana si trasformi in scelta, una scelta per il bene di tutti. [Fabio Cani, Barbara Rizzi, ecoinformazioni]

Storia e tradizioni delle produzioni agricole

cia - ciclo storia agricoltura - Como 1Ciclo di incontri a cura di Michela Zucca, antropologa, nei martedì di aprile alle 20.30 alla Cia Alta Lombardia in via Morazzone 4 a Como, organizzato da Donne in campo Lombardia, nell’ambito di un progetto di informazione previsto dal Piano di sviluppo rurale (Misura 331B). Per informazioni Internet www.cialombardia.org/donneincampo/index.htm.

«La cittadinanza onoraria a Puecher è una mossa elettorale»

prcQuesto il commento del Prc, dopo quanto affermato dall’Anpi comasca, sulla scelta del sindaco di Ponte Lambro di conferire l’onorificenza cittadina a Giancarlo Puecher.

 

«Il sindaco e la sua Giunta in passato si sono segnalati anche per le rievocazioni a sproposito – attacca un comunicato della segreteria provinciale di Rifondazione comunista –: due figure dell’antifascismo locale come Roberto Lepetit e lo stesso Puecher, da qualche anno vengono ricordate da questa amministrazione solo in occasione del 4 novembre, oggi festa delle forze armate e dell’unità nazionale, istituita dopo l’annessione di Trento eTrieste nel 1918 e celebrata con enfasi durante tutto il ventennio fascista, lo stesso regime che fucilò Puecher e deportò e uccise Lepetit».

«Mettere insieme i caduti di tutte le guerre e di tutte le bandiere, solo perché morti, non è un bel servizio per la ricostruzione storica, non favorisce il chiaro confronto democratico fra posizioni politiche né la formazione delle coscienze civili, specie nelle giovani generazioni – prosegue la nota –. Il sindaco Cattaneo che, per formazione e storia politica è notoriamente lontano dai valori della Resistenza antifascista non ha neppure la sensibilità per capire che la cittadinanza onoraria a Puecher conferita con queste modalità e in queste circostanze verrà immediatamente riconosciuta da tutti per quello che è: uno squallido tentativo di recuperare qualche manciata di voti». [md, ecoinformazioni]

22 marzo / Stefano in città: Resistenza a Como e nel territorio

Tonghini-locandinaSI presenta il 22 marzo alle ore 17 alla Sala Stemmi del Municipio di Como, la ricerca Stefano in città, condotta dall’Istituto di Storia contemporanea Pier Amato Perretta sulle vicende della Resistenza a Como tra 1944 e 1945.

Stefano è il nome di battaglia di Mario Tonghini, nato a Como nel 1923 e attivo nella Resistenza a partire dal novembre 1943. Ultimo comandante partigiano vivente della nostra zona, Tonghini ha ricostruito in una serie di interviste la situazione della città e del territorio durante gli ultimi, drammatici mesi di guerra, fino alla Liberazione, e in particolare delle zone che l’hanno visto protagonista: Como, Cantù, le Grigne. È grazie alla sua testimonianza che per la prima volta è stata ricostruita la mappa di un nutrito numero di recapiti clandestini delle Resistenza utilizzati nella città di Como nel corso del 1944.

La ricerca pubblicata in un opuscolo dall’Istituto di Storia Contemporanea, grazie anche al contributo di Coop Casa Como, viene presentata con la partecipazione dello stesso Mario Tonghini “Stefano”, del sindaco di Como Mario Lucini, del presidente dell’Istituto Giuseppe Calzati e di Gerri Caldera, che ha seguito la realizzazione del lavoro (l’opuscolo). [fc, ecoinformazioni]

Il futuro di piazza Roma?

tavolo piazzaromaUna tavola rotonda con esperti di più discipline si è interrogata su passato e futuro della piazza comasca lanciando proposte e un quesito aperto all’Amministrazione. Guarda i video di tutti gli interventi sul canale di ecoinformazioni.

Un incontro molto partecipato quello organizzato da Como civica sul futuro di piazza Roma nel salone del Broletto comasco nella giornata di domenica 16 marzo: #piazzaroma Identità e futuro.

Molti gli interventi che si sono susseguiti nel corso della mattinata, moderati dal vicedirettore de La Provincia Bruno Profazio, dopo i saluti di prammatica ad inizio lavori del capogruppo di Como civica a Palazzo Cernezzi Marco Tettamanti, che ha ricordato i precedenti incontri di riflessione sulla città organizzati dalla lista civica comasca, e di uno degli organizzatori Marco Longatti. Ben rappresentata la Giunta comunale con tre dei sette assessori, Daniela Gerosa (Mobilità), Lorenzo Spallino (Urbanistica), Gisella Introzzi (Attività produttive e commercio), e il sindaco Mario Lucini, oltre ad alcuni consiglieri comunali di maggioranza, per lo più di Como civica.

Una tavola rotonda, quasi nel vero senso della parola a cui hanno preso la parola storici, architetti, operatori culturali e non solo della società comasca che si sono interrogati sul ruolo della piazza nel passato e nel futuro, per Longatti necessario dato il «bisogno di una operazione collettiva di disvelamento e di immaginazione» per questo spazio ora vuoto.

E una base storica da cui partire è stata posta da Fabio Cani che ha ripercorso la storia della piazza, anticamente prato, che si affacciava sul lago fino alla costruzione a cavallo fra ‘800 e ‘900 dell’allora Hotel Plinius ora Palace, con unicità come il Palazzetto Branda Castiglioni, ricordato con la figura del suo committente, il vescovo comasco omonimo, da Elisabetta Canobbio, l’affaccio a lago del vescovado.

Di interventi multimediali in luoghi storici comaschi ha parlato Alberto Cano capaci di «far vivere lo spazio e di cambiarlo per farlo vivere come se fosse la prima volta». E di attivare l’immaginazione ha parlato anche Elena Di Raddo che ha proposto una riqualificazione attraverso l’arte con interventi decisi e di alto livello come, ad esempio, il cosiddetto bean, fagiolo, la Cloud Gate di Chicago.

Una critica alle modalità è di attuazione dell’allargamento della Zona traffico limitato è venuta da Alberto Rovi «si sarebbe dovuto pensare prima alla pars construens che alla pars destruens» che ha ricordato anche l’angustia delle vie di accesso, ma si è poi soffermato su tre proposte per la rivitalizzazione, un’area turistica attrezzata, simposi culturali, mercati periodici.

Difficoltà di identificazione di un ruolo di un luogo marginale per Chiara Rostagno, che si è caratterizzato come una sorta di boulevard, sul retro dell’albergo, e che, quando ospitava il mercato, era il ventre brulicante di attività di Como. E il mercato è stato ripreso anche da Emilio Trabella che vi vedrebbe «un mercato dei fiori, come a Salisburgo o Friburgo» oppure il mercato dei produttori diretti trasferitovi dal mercato coperto. Con un appello in vista di Expo 2015 «per una Como più fiorita, non mettiamo le verdure nella aiuole, chi avrà visitato l’esposizione non ne vorrà più vedere, sarà alla ricerca del bello». E per una scomparsa dei parcheggi visibili a raso e un abbellimento cittadino si è espresso invece Pierluigi Ratti che ha ricordato l’intervento in piazza Gobetti, la trasposizione di un’opera di radice in un angolo cittadino contraddistinto da acqua, verde e luce.

Tino Taiana ha invece sviluppato l’aspetto turistico, magari insediandovi l’infopoint per i turisti, oltre al trasferimento dell’asse del trasporto pubblico locale, mentre Momo Saibene ha chiesto di stare bene attenti a cosa fare nella piazza.

Per Darko Pandakovic la pedonalizzazione non può che essere un mezzo per una rivitalizzazione dell’area, con un interrogativo: «Quale è stato l’errore negli interventi sull’area? Il Plinius e i Portici Plinio, scelte violente rispetto al tessuto urbano». Per cui una soluzione potrebbe essere cercare di rendere più fruibile il passaggio attorno al Palace Hotel per un miglior collegamento con il lungolago. Concorde anche Mario Di Salvo che ha ricordato però una delle caratteristiche della piazza che da via Bianchi Giovani permette una prospettiva sulla statua a Volta ed è, con il prolungamento in via Garibaldi, uno dei pochi passaggi, con via Indipendenza, di attraversamento della città da parte a parte.

Luca Michelini ha ricordato i cambiamenti demografici operatisi in città, su cui bisogna fare una riflessione, e la necessità della mescolanza sociale che garantisce quell’amalgama che contraddistingue la città, proponendo poi un intervento nell’area che dia il senso del cambiamento. E proprio di pragmatismo ha parlato Massimiliano Mandarini, che allargando il dibattito agli interventi delle cosiddette Smart City, ha chiesto di guardare alla piazza come ad una opportunità e a vedere l’intervento in un’ottica più ampia: «Non come Como in Italia, ma come Como in Europa».

Insomma «un calcio d’inizio» per la riflessione sul futuro di questa parte della città, come ha detto l’assesora Gerosa, mentre per Spallino «la pedonalizzazione è un mezzo per la riappropriazione di funzioni pubbliche della città», anche se per lui l’evoluzione dell’area non potrà che seguire sue logiche naturali, e a proposito delle proteste dei commercianti ha smorzato i toni «non chiamiamole polemiche, ma tensioni» e dichiarato che sono comunque positive perché se non ci fossero state avrebbe voluto dire che la piazza sarebbe stata ormai morta. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Resistenti e Resistenza all’Istituto di storia contemporanea

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All’Istituto di Storia contemporanea “Pier Amato Perretta” di Como il 14 marzo, per il ciclo di incontri sulla storiografia locale, ha parlato la storica e ricercatrice Roberta Cairoli. Il libro Nessuno mi ha fermata – Antifascismo e Resistenza nell’esperienza delle donne del comasco 1922-1945 [NodoLibri, 2005], come ha dichiarato Patrizia Di Giuseppe, «rappresenta una valida ricerca sia per le fonti scandagliate, sia per la modalità narrativa usata». È stato un incontro diverso dai precedenti per la metodologia utilizzata, quella dell’intervista, in cui Patrizia Di Giuseppe ha indirizzato l’autrice nel raccontare le storie presenti all’interno del libro. La scelta di opporsi al regime, per le donne, ha rappresentato la voglia di uscire dalla guerra;  in alcune il sentimento antifascista è stato alimentato all’interno della famiglia. Scegliere di porsi contro il regime, per una donna, è diverso che per un uomo, perché significa trasgredire e superare i codici della società. Questo permette alla donna uno slancio in autonomia e libertà, ma anche forme di sospetto da parte di quelli che dovrebbero essere i propri compagni di lotta. Partendo dalle antifasciste della prima ora, Roberta Cairoli è arrivata a spiegare il maternage di massa, già proposto come categoria storica da Anna Bravo, per cui il ruolo materno, con la sua peculiarità di cura, viene esteso alla sfera pubblica. Dopo l’8 settembre, le donne aiutarono gli uomini a spogliarsi dagli abiti militari per la grande diserzione; da quel momento in poi, hanno sfamato, accudito, nascosto e si sono mosse nella resistenza civile, interpretata come lotta di opposizione al fascismo. La resistenza è stata la lotta per uscire dalla guerra e le donne, in modo diffuso, hanno rifiutato la guerra con modalità non violente. Il loro ruolo è stato assolutamente indispensabile alla guerra partigiana, poiché hanno coinvolto altre donne tessendo rapporti solidali, dando così un valore politico alle relazioni personali. Anche loro hanno pagato la loro scelta con la clandestinità, la condanna, il carcere e la morte. La resistenze delle donne è stata trasversale ad ogni ceto sociale, dalle operaie alle borghesi.
Tra i documenti analizzati, la ricercatrice ha tenuto a parlare dell’importanza del Casellario politico centrale, dove venivano schedati i sovversivi. Le schede relative alle donne comasche sono limitate, ma fanno comprendere il grado di pervasività totalizzante del regime, che controllava amicizie, letture, archiviava gli stenogrammi degli interrogatori e le fotografie. Si pensa spesso che donne e armi siano incompatibili, in quanto in contrasto con la maternità; ma le donne narrate nel libro raccontano della domesticità, della seduzione, della femminilità usate come armi per depistare il nemico. Anita Pusterla, Francesca Ciceri e Ginevra Bedetti Masciadri sono solo alcune delle donne che vengono raccontate nel loro agire. Alcuni espedienti: mettevano le armi nel passeggino del figlio, avevano borse con il doppio fondo, cambiavano colore dei capelli, inserivano i bigliettini, che recavano informazioni segrete, nei gomitoli di lana. E per chi ancora fatica a comprendere, e crede che il loro ruolo fosse marginale, di retrovia: le gappiste fungevano da informatrici, studiavano le abitudini dei fascisti, indicavano i luoghi degli incontri, agivano con scaltrezza. La veloce conclusione si è concentrata su una delle storie più controverse del territorio: la Gianna e il Neri, vicenda che ha spaccato l’Anpi e che meriterebbe più che un resoconto veloce dei fatti, e sembra negli interessi dell’Istituto, ridare spessore ad una vicenda ancora non chiarita. [Barbara Rizzi, ecoinformazioni]

14 marzo / Resistenti e Resistenza all’Istituto di Storia Contemporanea

Per il secondo ciclo di seminari sulla storiografia della Resistenza, organizzato alla Biblioteca dell’Istituto di Storia Contemporanea “Pier Amato Perretta” di Como, il 14 marzo 2014 alle ore 17.30 si presenta Nessuno mi ha fermata – Antifascismo e Resistenza nell’esperienza delle donne del comasco 1922-1945, relatrici sono, oltre all’autrice Roberta Cairoli, Patrizia Di Giuseppe e Marinella Fasani. Ingresso libero.

Resistenti e Resistenza / La stampa e la posta

Continua all’Istituto di Storia contemporanea Pier Amato Perretta di Como il seminario di approfondimento sulla storiografia della Resistenza, della Repubblica Sociale Italiana e degli ultimi due anni di guerra.

Il 28 febbraio l’incontro è stato dedicato a due approcci specifici: la comunicazione giornalistica e la storia postale. Il primo intervento, di Marco Gatti, ha affrontato il ruolo della stampa locale nel periodo 1943-1945, oggetto anni fa della sua tesi di laurea, poi pubblicata proprio dall’Istituto. Dei cinque periodici presenti sulla scena locale in quegli anni è stato sottolineato soprattutto il contributo dato dalla stampa cattolica (e in particolare dall’allora caporedattore dell’Ordine, don Giuseppe Brusadelli) a un approccio critico alla drammatica situazione del conflitto, per quanto tale atteggiamento dovette essere in parte occultato sotto una complessa retorica, allusiva e ampollosa. La verifica e lo studio dei periodici è quindi fondamentale non solo per recuperare la memoria di fatti specifici (non sempre necessariamente ispirata dalle veline di regime) ma anche e soprattutto il sentire e il pensare del periodo.

Il secondo intervento, di Cesare Piovan, ha focalizzato l’attenzione sui francobolli e ha evidenziato come anche da questi aspetti molto particolari si possa risalire alle dinamiche storiche più generali: dalla crisi che investe i servizi pubblici nel corso della guerra, per cui i Comuni sono costretti a operare in proprio per assicurare la distribuzione postale, provvedendo ad aggiungere un sovrapprezzo alle tariffe ufficiale, alla “liberazione anticipata” di Campione d’Italia nel 1944, che condusse alla produzione di proprie affrancature in qualche modo collegate al sistema postale svizzero, fino alle vicissitudini di alcuni francobolli, sovrastampati dal CLN oppure riutilizzati dopo l’avvento della repubblica.

Il ciclo di incontri prosegue venerdì 14 marzo, sempre alle 17.30, con l’approfondimento del ruolo delle donne nell’antifascismo e nella Resistenza a partire dal volume di Roberta Cairoli Nessuno mi ha fermata. [Fabio Cani – ecoinformazioni]

Marco Gatti durante l’incontro del 28 febbraio 2014.

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2 marzo/ Alla scoperta di piazza Roma

Piazza Roma è una piccola porzione della città di Como. Fino a qualche giorno fa era per i più solo un tratto del circuito da percorrere nel tentativo (quasi sempre inutile) di trovare parcheggio nel bel mezzo del centro storico. Oggi, dopo l’inizio della fase sperimentale di estensione della ZTL, rischia di essere dimenticata.

PiazzaRomaBingInvece piazza Roma è un pezzo importante della città, con una storia ricca e complessa, ancora in buona parte da indagare, sicuramente da chiarire in molti aspetti. È una piazza a ridosso dei monumenti più importanti della città – il Duomo, il Broletto, il Vescovado, il Teatro –, circondata da edifici storici, alcuni dei quali di grande interesse artistico: molte case medioevali, una chiesa tra le più antiche delle città, un palazzo cinquecentesco, un altro seicentesco, il più grande albergo della Belle Epoque, la darsena rinascimentale del vescovo e tanto altro. È l’unica piazza alberata di Como.

Per conoscerla, per valorizzarla, per sottrarla al ruolo di ostaggio della contesa sulla ZTL, Università popolare in collaborazione con NodoLibri ha organizzato per domenica 2 marzo dalle 9.45 alle 12.15 una visita guidata che si propone come primo momento di approfondimento della sua storia, alla vigilia di decisioni importanti sul suo futuro.

Quindici giorni dopo, al Broletto, la lista Como Civica organizza una giornata di studio invitando operatori culturali, esperti di temi urbani e semplici cittadini al confronto e allo scambio di opinioni sul futuro di questo brano di città.

La partecipazione alla visita guidata – condotta da Fabio Cani, Marco Leoni, Luca Ambrosini – è libera e gratuita, per ragioni organizzative è gradita la prenotazione: info@nodolibri.it, telefono 031.266787 (NodoLibri), cell. 339.85.31.270.

Il ritrovo è in piazza Roma alle ore 9,45.

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