Il futuro di piazza Roma?

tavolo piazzaromaUna tavola rotonda con esperti di più discipline si è interrogata su passato e futuro della piazza comasca lanciando proposte e un quesito aperto all’Amministrazione. Guarda i video di tutti gli interventi sul canale di ecoinformazioni.

Un incontro molto partecipato quello organizzato da Como civica sul futuro di piazza Roma nel salone del Broletto comasco nella giornata di domenica 16 marzo: #piazzaroma Identità e futuro.

Molti gli interventi che si sono susseguiti nel corso della mattinata, moderati dal vicedirettore de La Provincia Bruno Profazio, dopo i saluti di prammatica ad inizio lavori del capogruppo di Como civica a Palazzo Cernezzi Marco Tettamanti, che ha ricordato i precedenti incontri di riflessione sulla città organizzati dalla lista civica comasca, e di uno degli organizzatori Marco Longatti. Ben rappresentata la Giunta comunale con tre dei sette assessori, Daniela Gerosa (Mobilità), Lorenzo Spallino (Urbanistica), Gisella Introzzi (Attività produttive e commercio), e il sindaco Mario Lucini, oltre ad alcuni consiglieri comunali di maggioranza, per lo più di Como civica.

Una tavola rotonda, quasi nel vero senso della parola a cui hanno preso la parola storici, architetti, operatori culturali e non solo della società comasca che si sono interrogati sul ruolo della piazza nel passato e nel futuro, per Longatti necessario dato il «bisogno di una operazione collettiva di disvelamento e di immaginazione» per questo spazio ora vuoto.

E una base storica da cui partire è stata posta da Fabio Cani che ha ripercorso la storia della piazza, anticamente prato, che si affacciava sul lago fino alla costruzione a cavallo fra ‘800 e ‘900 dell’allora Hotel Plinius ora Palace, con unicità come il Palazzetto Branda Castiglioni, ricordato con la figura del suo committente, il vescovo comasco omonimo, da Elisabetta Canobbio, l’affaccio a lago del vescovado.

Di interventi multimediali in luoghi storici comaschi ha parlato Alberto Cano capaci di «far vivere lo spazio e di cambiarlo per farlo vivere come se fosse la prima volta». E di attivare l’immaginazione ha parlato anche Elena Di Raddo che ha proposto una riqualificazione attraverso l’arte con interventi decisi e di alto livello come, ad esempio, il cosiddetto bean, fagiolo, la Cloud Gate di Chicago.

Una critica alle modalità è di attuazione dell’allargamento della Zona traffico limitato è venuta da Alberto Rovi «si sarebbe dovuto pensare prima alla pars construens che alla pars destruens» che ha ricordato anche l’angustia delle vie di accesso, ma si è poi soffermato su tre proposte per la rivitalizzazione, un’area turistica attrezzata, simposi culturali, mercati periodici.

Difficoltà di identificazione di un ruolo di un luogo marginale per Chiara Rostagno, che si è caratterizzato come una sorta di boulevard, sul retro dell’albergo, e che, quando ospitava il mercato, era il ventre brulicante di attività di Como. E il mercato è stato ripreso anche da Emilio Trabella che vi vedrebbe «un mercato dei fiori, come a Salisburgo o Friburgo» oppure il mercato dei produttori diretti trasferitovi dal mercato coperto. Con un appello in vista di Expo 2015 «per una Como più fiorita, non mettiamo le verdure nella aiuole, chi avrà visitato l’esposizione non ne vorrà più vedere, sarà alla ricerca del bello». E per una scomparsa dei parcheggi visibili a raso e un abbellimento cittadino si è espresso invece Pierluigi Ratti che ha ricordato l’intervento in piazza Gobetti, la trasposizione di un’opera di radice in un angolo cittadino contraddistinto da acqua, verde e luce.

Tino Taiana ha invece sviluppato l’aspetto turistico, magari insediandovi l’infopoint per i turisti, oltre al trasferimento dell’asse del trasporto pubblico locale, mentre Momo Saibene ha chiesto di stare bene attenti a cosa fare nella piazza.

Per Darko Pandakovic la pedonalizzazione non può che essere un mezzo per una rivitalizzazione dell’area, con un interrogativo: «Quale è stato l’errore negli interventi sull’area? Il Plinius e i Portici Plinio, scelte violente rispetto al tessuto urbano». Per cui una soluzione potrebbe essere cercare di rendere più fruibile il passaggio attorno al Palace Hotel per un miglior collegamento con il lungolago. Concorde anche Mario Di Salvo che ha ricordato però una delle caratteristiche della piazza che da via Bianchi Giovani permette una prospettiva sulla statua a Volta ed è, con il prolungamento in via Garibaldi, uno dei pochi passaggi, con via Indipendenza, di attraversamento della città da parte a parte.

Luca Michelini ha ricordato i cambiamenti demografici operatisi in città, su cui bisogna fare una riflessione, e la necessità della mescolanza sociale che garantisce quell’amalgama che contraddistingue la città, proponendo poi un intervento nell’area che dia il senso del cambiamento. E proprio di pragmatismo ha parlato Massimiliano Mandarini, che allargando il dibattito agli interventi delle cosiddette Smart City, ha chiesto di guardare alla piazza come ad una opportunità e a vedere l’intervento in un’ottica più ampia: «Non come Como in Italia, ma come Como in Europa».

Insomma «un calcio d’inizio» per la riflessione sul futuro di questa parte della città, come ha detto l’assesora Gerosa, mentre per Spallino «la pedonalizzazione è un mezzo per la riappropriazione di funzioni pubbliche della città», anche se per lui l’evoluzione dell’area non potrà che seguire sue logiche naturali, e a proposito delle proteste dei commercianti ha smorzato i toni «non chiamiamole polemiche, ma tensioni» e dichiarato che sono comunque positive perché se non ci fossero state avrebbe voluto dire che la piazza sarebbe stata ormai morta. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: