Celeste Grossi

Sinistra unita e plurale

Adesione alla manifestazione dell’11 ottobre a Roma e un fitto calendario di iniziativa nella provincia di Como. Presentato giovedì 9 ottobre a Villa Saporiti il programma delle iniziative della Sinistra unita e plurale di Como.

La sinistra unita e plurale riparte a Como dalla manifestazione dell’11 ottobre a Roma. Il nuovo raggruppamento politico «è nato dalle assemblee autoconvocate dopo le elezioni e da quella del 19 aprile a Firenze» ha ricordato Celeste Grossi, in una conferenza stampa tenutasi giovedì 9 ottobre. Dopo un paio di altre assemblee nazionali ed un seminario sulle forme della politica il 29 luglio è stato pubblicato un primo appello su Il Manifesto «una chiamata a raccolta, per superare le differenze interne ai vari partiti e concludere la stagione congressuale, per far ripartire la mobilitazione dopo l’estate». Un processo nazionale che è stato colto anche a Como, da dove partirà un pulmann per la manifestazione romana definita significativamente L’opposizione è nelle nostre mani. Un’altra politica per un’altra Italia.
«Si cerca di far risalire l’opposizione sociale che rimonta i provvedimenti economici di questo governo tutelano le banche, ma non chi fa fatica ad arrivare alla fine del mese: lavoratrici, lavoratori, pensionati» ha affermato Renato Tettamanti, «infatti i fondi delle pensioni integrative private ora sono a rischio» ha aggiunto Domenico Caccavari.
«Dopo lo scoramento elettorale, il nuovo Governo, le sinistre escluse dal Parlamento bisogna far girare nel paese progetti, idee per una nuova opposizione, non solo nelle aule parlamentari dove tentenna e non è adeguata, un processo che è iniziato anche nel nostro territorio gli autisti di Asf».
Come si legge nel manifesto programmatico la manifestazione nazionale è stata indetta «per la pace e il disarmo», per «un’azione di difesa di retribuzioni e pensioni falcidiate dal caro vita, il quale causa un malessere che la destra tenta di trasformare in egoismo sociale, guerra tra poveri», contro la «piaga degli “omicidi bianchi”» e «la violenza degli uomini contro le donne», per «respingere l’attacco alla scuola pubblica, all’Università e alla ricerca, al servizio sanitario nazionale, ai diritti dei lavoratori e alla contrattazione collettiva» e «sostenere il valore della laicità dello stato». Si prefigge anche di «sostenere le vertenze territoriali (No Tav, No Dal Molin, ecc.) che intendono intervenire democraticamente su temi di grande valore per le comunità, a partire dalle decisioni collettive sui temi ambientali, sulla salute e sui beni comuni, prima fra tutti l’acqua» e di «contrastare tutte le tentazioni autoritarie volte a negare o limitare fondamentali libertà democratiche e civili» cercando di sviluppare «una cultura della legalità contro le tendenze a garantire l’immunità dei forti con leggi ad personam e a criminalizzare i deboli».
Marco Lorenzini ha quindi scandito i prossimi appuntamenti comaschi in cui la Sinistra unita e plurale sarà presente e l’impegno si articolerà su tre aspetti principali Pace, scuola e impegno contro razzismo e xenofobia.
Prima fra tutte ci sarà la manifestazione contro il numero di telefono per la denuncia dei clandestini assieme alla Associazione 3 febbraio a Cantù in piazza Garibaldi nel pomeriggio di sabato 18 ottobre. «Aderiamo anche all’assemblea indetta dal Comitato salute e territorio contro l’abbattimento del monoblocco dell’Ospedale Sant’Anna, indetta per il 7 di novembre». Poco dopo, l’11 di novembre, la Sinistra unita e plurale proporrà una serata di riflessione, aperta agli amministratori locali e a chi si candiderà alle prossime amministrative, assieme a Sbilanciamoci, sulla finanziaria e il federalismo fiscale con Giulio Marcon. In programma c’è anche un’iniziativa sulla scuola ad Erba, ancora da definire, e una serie di conferenze, con scadenza mensile di politica internazionale per seguire le grandi tematiche di attualità come le elezioni presidenziali statunitensi, Caucaso, Medio Oriente, Sud America e il ruolo dell’Unione europea. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

2 ottobre Giornata internazionale della nonviolenza

2 ottobre tutti i giorni è il titolo del documento di Celeste Grossi, vicepresidente del Coordinamento comasco per la Pace, diffuso in occasione della Giornata internazionale della nonviolenza.

«Quando lo scorso anno l’assemblea generale dell’Onu istituì la Giornata internazionale della nonviolenza – il 2 ottobre, anniversario della nascita di Gandhi – fui piacevolmente sorpresa. Ma subito dopo ebbi un sussulto. Vorrei che non dovessero più esistere il 25 novembre Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, il 10 dicembre Giornata della Dichiarazione universale dei Diritti umani, l’8 marzo Giornata internazionale della donna, il 21 marzo Giornata internazionale degli immigrati. Ho l’impressione che, al di là delle buone intenzioni di partenza, si rischi di favorire l’attenzione su questioni importanti e complesse in un unico giorno dell’anno (ce ne sono 365, ma le problematiche che meriterebbero attenzione sono ben di più), di mettersi il cuore in pace per gli altri 364 giorni dell’anno e di perdere anche di vista l’intreccio tra violenza, patriarcato, militarismo, crescita degli armamenti, povertà, crisi biofisica del pianeta, razzismo, xenofobia… (giusto per nominare solo alcuni dei nodi che caratterizzano i nostri tempi violenti).
E c’è pure la possibilità che le “giornate” si trasformino in “feste”, in feste commerciali per vendere i cioccolatini e la retorica degli spot televisivi. Così è successo per la seconda domenica di maggio – Festa della mamma – (ce lo ha giustamente ricordato alcuni anni fa Monica Lanfranco, la direttrice di Marea), che era stata istituita, nel 1870, su proposta di Julia Ward Howe, femminista e pacifista nordamericana, come momento di protesta contro il massacro della guerra di donne che avevano perduto i propri figli, e da lei era stata denominata Giorno della Madre.
Vorrei chiarire che mi piace festeggiare, ma mi pare che le feste, nella nostra società opulenta, non siano più occasioni di incontro e si siano trasformate in occasioni consumistiche, “divertimentifici” a comando, momenti nei quali si resta comunque da soli.
Questi sono tempi violenti. E l’Onu non può accontentarsi di celebrare la nonviolenza per un solo giorno ogni anno.
Convivere
Questi sono tempi violenti. Molto violenti per noi tutte e tutti che viviamo di solitudini, paure, egoismi, ma ancora di più per donne e uomini immigrati che vivono in un territorio ostile.
“Sicurezza” è diventata la parola magica che domina sulle pagine dei quotidiani, nelle cronache dei telegiornali, nei discorsi dei politici e degli amministratori. E a “sicurezza” spesso si associano parole come paura, rancore, odio per chi è diverso da noi. Vogliamo chiuderci dentro le nostre case, sussultare ogni volta che suona un campanello, ogni volta che uno sconosciuto ci chiede qualcosa? Chi ci difenderà dalla violenza dei nostri “cari” che scoppia proprio nell’intimità, nel silenzio, nell’indifferenza dei vicini? Quante armi dovremo comprare per sentirci finalmente sicure e sicuri? Quante telecamere si dovranno installare, quante guardie armate, quante ronde dovranno girare per le nostre città? Perché incontrare un estraneo, uno sconosciuto, un diverso da noi, deve subito allarmarci, farci temere, impaurire?”. Hanno scritto le Donne in nero di Padova, la scorsa primavera, quando un’ondata di razzismo ha attraversato il nostro paese, fino alla proposta indecente di prendere le impronte ai rom e ai sinti, bambine e bambini compresi. Per convivere dobbiamo riconoscere che “noi” e “loro” abbiamo, delle paure, dei desideri, che solo imparando a conoscerci e a vivere insieme come vicini e vicine di casa, di scuola, di lavoro potremo tutte e tutti sentirci più sicuri e avere finalmente meno paura.
Lasciate parlare le donne
Una sicurezza basata sul controllo e sulla militarizzazione delle nostre vite e delle nostre città non ci rassicura e a me sembra un’idea assai maschile. La militarizzazione dei territori chiarisce bene come “La guerra è entrata nel quotidiano, eppure bisogna continuare a pensare, a pensare alla pace, e da donne”. Lo diceva molti anni fa Virginia Woolf che, nel 1938 diceva anche “Il modo migliore per aiutarvi a prevenire la guerra non è di ripetere le vostre parole e seguire i vostri metodi, ma di trovare nuove parole e inventare nuovi metodi. E il fine è il medesimo: affermare il diritto di tutti, di tutti gli uomini e di tutte le donne, a vedere rispettate nella propria persona i grandi principi della giustizia, dell’uguaglianza e della libertà”.
Ma vorrei concludere con le parole di un uomo, Mohandas Gandhi, dal momento che il 2 ottobre è l’anniversario della sua nascita: “Se la nonviolenza è la legge della nostra esistenza, il futuro è delle donne”».

Elette le nuove cariche sociali del Coordinamento comasco per la Pace

Confermati Emilio Botta, sindaco di Lurate Caccivio (presidente) e Celeste Grossi dell’Arci, vicepresidente, Marta Abiti, Comune di Orsenigo, tesoriera, Roberto Losa, Schongoti, segretario. Claudio Bizzozero si dimette da direttore, ma mantiene l’incarico nella Scuola Diritti umani.

Mercoledì 9 luglio sono state eletti i rappresentanti del Coordinamento comasco per la Pace. Sono stati riconfermati il presidente Emilio Botta e la vicepresidente Celeste Grossi, cambia invece il direttore. Per propri impegni personali Claudio Bizzozero lascia mantenendo la direzione della Scuola diritti umani. «Claudio aveva già espresso le proprie difficoltà – ha affermato il presidente dell’organizzazione pacifista comasca – ma abbiamo aspettato il naturale rinnovo delle cariche per formalizzare il tutto. Claudio ha avuto un ruolo fondamentale per la nascita e la crescita del sodalizio e siamo dispiaciuti dalla sua rinuncia, ma contenti che abbia voluto continuare a fare parte della nostra organizzazione assumendosi un altro incarico». Il Consiglio di amministrazione ha chiesto a Mauro Oricchio di gestire la fase transitoria fino alla nomina formale del nuovo direttore (con tutta probabilità lo stesso Oricchio) che avverrà a settembre.
Il nuovo direttivo ha grandi progetti per il futuro «vorremmo avere un rapporto più stabile con le amministrazioni comunali. Il 99 per cento del nostro lavoro è svolto da volontari, ma speriamo di poter riuscire a garantire rapporti di maggiore continuità di lavoro con quelle persone che si sono rivelate come risorse valide, anche per non perdere delle professionalità acquisite, che per rispettabilissime scelte di vita non possono assicurare per sempre il proprio impegno nel sodalizio».
Anche con il mondo dell’associazionismo si aprono nuove forme di collaborazione. «Si è deciso di fare un direttivo più aperto, non riservato ai soli eletti come suggerirebbe lo statuto, ma che dialoghi con tutti quei soggetti interessati ad avere un rapporto continuativo con il Coordinamento come le Acli, che hanno espresso il loro vivo interesse alla collaborazione». [Michele Donegana, ecoinformazioni]

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