Celeste Grossi

Strage di pacifisti: presenza il 2 giugno a Como

È strage La marina israeliana attacca dal mare e dal cielo la flottiglia della pace. Presenza silenziosa delle Donne in nero a Como, in piazza San Fedele, mercoledì 2 giugno alle 17. Il comunicato che indice la manifestazione.  (altro…)

Educazione interculturale sfida del presente

Con l’introduzione al tema  di Celeste Grossi, vicepresidente del Coordinamento comasco per la Pace e direttrice di école,  si è aperto sabato 12 dicembre alle 10 il seminario del Convegno In alto mare allo spazio Gloria del Circolo Arci Xanadù. Il seminario partecipato da una quarantina di persone, docenti e formatori, dirigenti scolastici e animatori di iniziative di educazione alla Pace è sato condotto da Roberto Morselli, formatore e consulente, membro della redazione di Cem/Mondialità.

Chiara – nella parole del relatore – l’ipostazione dell’iniziativa: «Viviamo sempre più in una società complessa, multiculturale e multireligiosa, figlia dei processi estesi e pervasivi della globalizzazione. Le risposte, individuali e collettive, sociali e politiche, alle sollecitazioni al cambiamento sono ambivalenti: alcuni ritengono opportuno difendere le identità, ancorandole a un territorio, a una tradizione, a una lingua; altri tentano di dar vita a identità aperte, inclusive, plurali, nomadi. Alla cittadinanza di tipo nazionale, legata all’ethnos e allo jus sanguinis, si contrappone quella planetaria, agganciata alla persona, legata al demos e allo jus soli. Per vivere costruttivamente questa tensione e vincere le sfide poste dalla società multiculturale, serve un confronto alto sugli orientamenti di politica educativa, che non riguardi solo gli operatori della scuola ma tutti coloro che hanno a cuore le sorti dell’educazione oggi».

In alto mare: il programma

Si svolgerà giovedì 10, sabato 12 e domenica 13 dicembre il XII Convegno del Coordinamento comasco per la Pace. Il presidente Emilio Botta, la vicepresidente Celeste Grossi ed il direttore Mauro Oricchio hanno presentato venerdì 4 dicembre alla stampa il programma di In alto mare, la tre giorni pacifista dedicata ai diritti dei migranti oppressi dal razzismo dilagante.

Sarà allo Spazio Gloria del circolo Arci Xanadù in via Varesina 72 a Como In alto mare. I diritti non sono migranti. Problemi sogni paure. Il programma e gli obbiettivi nell’iniziativa nell’articolo “Restiamo umani” di Celeste Grossi che anticipiamo dal numero 398 del nostro mensile che sarà distribuito al Convegno.

La Nobel per la Pace (2003), Shirin Ebadi, attivista per i diritti umani delle donne e degli uomini dell’Iran, e del mondo, nel giro italiano di presentazione del suo libro, La gabbia d’oro (Rizzoli, 2008), ha usato le parole del sociologo iraniano Alì Svariati: «Se non potete eliminare l’ingiustizia, almeno raccontatela a tutti».
L’abbiamo raccontato abbastanza l’orrore del White Christmas di Coccagno, qui vicino a noi? Temo di no. A me è venuta in mente la notte di Natale del 1996 quando 283 migranti, ? donne, uomini, bambine, bambini ? pachistani, indiani, srilankesi, affogarono al largo delle coste siciliane nell’indifferenza dei più. Anche alla loro memoria, vorremmo dedicare il XII convegno del Coordinamento comasco per la Pace il convegno In alto mare. I diritti non sono migranti. Problemi sogni paure che si apre il 10 dicembre, una data che per noi non vuole essere rituale e celebrativa, ma un momento di riflessione e di stimolo per il nostro territorio sui diritti, i problemi, i sogni e le paure che nascono dalla presenza di nove e nuovi cittadini. Noi del Coordinamento Comasco per la Pace e tutti i soggetti che ci hanno accompagnato nell’organizzazione del convegno ? Associazione 3 Febbraio, Acli Como, Anolf Cisl, Arci Como, Aspem, Associazione del Volontariato comasco ? Centro servizi per il volontariato, Associazione I bambini di Ornella, Associazione Trapeiros di Emmaus, Cgil, Cisl, Clas Cgil, Cooperativa sociale Questa generazione, Donne in nero, ecoinformazioni, Fim Cisl, Fiom Cgil, Ipsia Como, Istituto di Storia contemporanea P. A. Perretta, La Rosa Bianca, Liceo scientifico G. Terragni di Olgiate Comasco – siamo convinti che non possa esserci Pace se i Diritti universalmente sanciti dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, emanata dall’Onu il 10 dicembre ‘48, non sono per tutte e per tutti.
Per questo abbiamo deciso riprendere e sviluppare i temi della Campagna Non aver paura (che la scorsa primavera abbiamo contribuito a costruire sul territorio provinciale, raccogliendo oltre 1000 firme a sottoscrizione dell’appello nazionale) e di dedicare il nostro convegno annuale ? che ha anche il patrocinio della Regione Lombardia e della Provincia di Como ? alla convivenza qui e ora con le bambine e i bambini, le donne e gli uomini, cittadini del mondo proprio come noi.

Intrecci di linguaggi e di culture
Il nostro incontro si apre con Servi, lo spettacolo di Renato Sarti (prodotto dal Teatro della Cooperativa, con il sostegno di Lunatica, da un testo di Marco Rovelli e Renato Sarti, con Marco Rovelli e Mohamed Ba, accompaganti da Lara Vecoli, al violoncello, e da Davide Giromini, alla fisarmonica). Abbiamo scelto di iniziare con Servi perché è uno spettacolo assai intenso, ma anche per la presenza sul palco, insieme a Marco Rovelli, dell’attore senegalese Mohamed Ba, accoltellato nel 2009 a Milano, in una delle tante aggressioni di marchio razzista che si verificano quotidianamente nel nostro paese. La sua presenza nello spettacolo «oltre a voler essere un tangibile segno di solidarietà, renderà sicuramente più incisivo il messaggio: dare voce a una componente straniera ormai indispensabile per lo sviluppo del nostro paese ma alla quale non vengono ancora riconosciuti diritti fondamentali come il voto e, soprattutto, non viene data la parola», ha detto il regista e noi siamo d’accordo con lui.
Quelli che iniziano il 10 dicembre saranno tre giorni fitti: due spettacoli teatrali, tre film, una mattinata dedicata alle scuole, oltre quindici tra relatrici e relatori, musica, video, mostre, libri, riviste, un seminario.
Desideriamo intrecciare riflessioni e narrazioni per non dimenticare che la nostra terra nel passato è sempre stata ospitale e accogliente e perché il Mediterraneo non sia mai più un cimitero marino. E cercheremo di farlo non solo con le parole.

Sogni. Narrazioni. Riflessioni
La mattinata di sabato 12, dedicata alle ragazze e ai ragazzi delle scuole superiori è aperta da un altro spettacolo, Sogni clandestini del Gruppo teatrale Ibuka Amizero. Allo spettacolo seguiranno due narrazioni di storie belle di immigrazione. Le presentiamo perché lo sguardo di ragazze e ragazzi non si soffermi solo sulle “brutte storie” quotidiane.
Severino Proserpio dell’Associazione I bambini di Ornella racconterà come ha deciso, dopo l’esperienza fatta qui di fondatore del Clas, il sindacato dei lavoratori immigrati della Cgil, di emigrare in Senegal.
Kossì Komla Ebrì, cittadino italiano nato in Africa, scrittore, medico, parlerà dei suoi sogni, dei problemi incontrati nella realizzazione dei suoi desideri, ma anche delle attese deluse e della vergogna che proviamo noi cittadine e cittadini italiani di fronte alle leggi razziali, approvate dal nostro Parlamento.
Gabriele Del Grande, collaboratore del quotidiano L’Unità, di Redattore Sociale e di Peace Reporter, fondatore di Fortress Europe (http://fortresseurope.blogspot.com), l’osservatorio mediatico sulle vittime dell’emigrazione, racconterà la sua esperienza di giornalista e di autore di libri-inchiesta come Mamadou va a morire (Infinito Edizioni, 2007).
Nel pomeriggio e nella serata di sabato ci saranno tre film della rassegna itinerante Oltre lo sguardo, che quest’anno compie 15 anni: Pane e cioccolata, di Franco Brusati, La giusta distanza, di Carlo Mazzacurati; Amore che vieni. Amore che vai, di Daniele Costantini.

Nomadi del presente, cittadini del futuro
«Viviamo sempre più in una società complessa, multiculturale e multireligiosa, figlia dei processi estesi e pervasivi della globalizzazione. Le risposte, individuali e collettive, sociali e politiche, alle sollecitazioni al cambiamento sono ambivalenti: alcuni ritengono opportuno difendere le identità, ancorandole a un territorio, a una tradizione, a una lingua; altri tentano di dar vita a identità aperte, inclusive, plurali, nomadi. Alla cittadinanza di tipo nazionale, legata all’ethnos e allo jus sanguinis, si contrappone quella planetaria, agganciata alla persona, legata al demos e allo jus soli. Per vivere costruttivamente questa tensione e vincere le sfide poste dalla società multiculturale, serve un confronto alto sugli orientamenti di politica educativa, che non riguardi solo gli operatori della scuola ma tutti coloro che hanno a cuore le sorti dell’educazione oggi». Dice Roberto Morselli, formatore e consulente, membro della redazione di Cem/Mondialità, che si occupa di comunicazione, anche in chiave interculturale e che aprirà, domenica mattina il seminario Nomadi del presente, cittadini del futuro. Il contributo dell’educazione interculturale alla costruzione della cittadinanza planetaria. Abbiamo pensato a un laboratorio che metta a fuoco il contributo specifico offerto dall’educazione interculturale. Un momento di formazione per noi organizzatori e aderenti al Coordinamento comasco per la Pace e per insegnanti e operatori impegnati con vari ruoli nell’educazione di bambine e bambini, ragazze e ragazzi, cittadine e cittadini della società in cui viviamo, che vorremmo sempre accogliente e rispettosa delle memorie culturali di tutte e di tutti.

Desideri e paure
In alto mare ha l’ambizione di illuminare la vita quotidiana di donne e uomini immigrati, cittadini del mondo, proprio come noi, che non vogliamo sia ridotta né a un fenomeno da studiare, né a un problema di ordine pubblico. Ma anche la vita quotidiana di noi donne e uomini nativi e le nostre difficoltà di accoglienza. Senza negare i problemi, vorremmo che la presenza dei migranti qui e ora fosse vissuta come una grande opportunità per cambiare le nostre relazioni malate e vivere tutte e tutti più felici.
Nel pomeriggio di domenica 13 dicembre ci accompagneranno nella riflessione e nel confronto Chiara Giaccardi (docente di Sociologia della Comunicazione e di Comunicazione Interculturale all’Università cattolica di Milano, esponente dell’Associazione Eskenosen), Essadia Bissati (del Centro di Documentazione Almaterra di Torino), Mercedes Frias (unica donna nata all’estero eletta al Parlamento italiano nella passata legislatura), i musicisti Francesco D’Auria (batteria e percussioni), Maurizio Aliffi (chitarra), Simone Mauri (clarinetto basso) e Marco Belcastro (voce, organetto e chitarra); Grazia Villa, presidente dell’associazione nazionale La Rosa Bianca; Mons. Angelo Riva docente di teologia morale, diocesi di Como e il sociologo Alessandro Dal Lago.
L’iniziativa si concluderà domenica 13 con un “aperitivo etnico” della Cooperativa Sociale Questa Generazione e di Aclichef, con la collaborazione di donne native e immigrate, per salutarci in modo conviviale e davvero interculturale.

Letteralmente femminista

Rivivere la storia delle donne per un futuro di diritti per tutti. È il messaggio lanciato in occasione della Giornata mondiale per l’eliminazione della violenza contro le donne dalla giornalista Monica Lanfranco, che ha presentato in città il suo libro Letteralmente femminista. Perché è ancora necessario il movimento delle donne.

L’Italia occupa il 72esimo posto su 135 Paesi nel rapporto 2009 Global Gender Gap del World Economic Forum (agenzia specializzata delle Nazioni Unite), che misura la differenza tra uomini e donne per quanto riguarda la partecipazione e le opportunità nel mondo economico (salari, posti altamente qualificati e di responsabilità), l’educazione (di base e superiore), la partecipazione alla politica (rappresentanza in strutture amministrative e legislative) e la salute.
Un dato che deve fare riflettere e che deve servire da stimolo a non abbassare la guardia e a non smettere di rivendicare i diritti delle donne anche nel libero occidente se vogliamo poi riuscire a sostenere le lotte delle donne in altre parti del mondo dove il margine di libertà è spesso minimo o inesistente come sottolinea la scrittrice iraniana Azar Nafisi.
Non è stata quindi una celebrazione della Giornata mondiale per l’eliminazione della violenza contro le donne quella organizzata – una cinquantina le persone presenti – da Donne in nero e Ife (Iniziativa Femminista Europea) mercoledì 25 novembre alla libreria Punto Einaudi di Como bensì, come hanno sottolineato Celeste Grossi e Nicoletta Pirotta, il ripercorrere un pezzo di storia delle donne da condividere con le più giovani per immaginare e costruire insieme il futuro.
E il cammino è stato percorso da numerose comasche presenti all’iniziativa con Monica Lanfranco, giornalista, formatrice sui temi della differenza di genere e sul conflitto, direttora della rivista Marea, attraverso il suo ultimo libro Letteralmente femminista. Perché è ancora necessario il movimento delle donne [Edizioni Punto Rosso, Collana Il presente come storia, pagg. 154, 10 euro]. «Per me è la chiusura di un ciclo di venti anni iniziato con Parole per giovani donne. Diciotto femministe parlano alle ragazze d’oggi  – ha spiegato Monica Lanfranco – . È una lettera alle più giovani al centro della quale sta il racconto dell’unica rivoluzione nonviolenta del secolo breve, cioè il femminismo». Una specie di ponte generazionale che dalla maestra Lidia Menapace, partigiana, impegnata nei movimenti cattolici di base, insegnante, da sempre dalla parte della libertà delle donne passa alle ragazze più giovani perché, come si legge sulla quarta di copertina, «La storia delle donne è dentro ciascuna di noi. Siamo tutte testamenti del passato. Siamo tutte potenziali avvocate del futuro».
Perché parlare di femminismo oggi?
«Ancora si fa fatica a considerare i diritti delle donne come universali e a fare entrare nelle quotidianità il tema della cittadinanza di genere – ha continuato la giornalista  – . Violenza di genere e guerra contro le donne è il titolo di un capitolo del mio libro. Le parole sono pesanti, ma descrivono puntualmente la realtà in cui il maggior numero di atti di violenza maschile sulle donne è compiuto nei luoghi degli affetti generando sangue e sofferenze psicologiche. L’unica via per combatterla è il riconoscimento della violenza, la consapevolezza da parte della donna che i rapporti tra generi possono essere diversi, l’emersione dalla autosvalutazione e dalla mancanza di stima in se stesse: se la violenza non viene riconosciuta è come se non esistesse. E una cultura di violenza genera altra violenza che si perpetua all’interno delle famiglie».
«Le donne cedono il potere perché non si rendono conto di averlo» ha scritto Alice Walker e in effetti «la parola potere nasce come verbo ausiliario – ha detto Lanfranco – , ma è diventata un assoluto, “il potere”, ed è per lo più maschile. Nel senso comune, anche alla luce degli avvenimenti più recenti, abbiamo smesso di pensare alla politica nel suo significato più alto. La politica non è quella dei partiti, bisogna invece ridare corpo alla politica intesa come partecipazione attiva, come relazioni, alimentandola con l’energia della propria differenza critica».
Le femministe di qualche anno fa hanno ottenuto conquiste che le più giovani oggi hanno a disposizione senza neppure conoscere la fatica che ci sta dietro, ma la libertà trovata non è priva di senso di responsabilità per Monica Lanfranco: le giovani donne di oggi non hanno più un destino predeterminato in quanto femmine, ma spesso usufruiscono di una falsa libertà che è quella del mercato, che impone i suoi meccanismi anche nelle relazioni sociali e personali. È la libertà apparente del denaro che diventa la misura di tutte le cose: senza limiti si arriva alla reificazione del corpo femminile fatta passare come scelta, una possibile strada aperta dal femminismo. Significativo a questo proposito il documentario Il corpo delle donne di Lorella Zanardo
«Io sono per il conflitto quando è necessario – ha continuato la direttora di Marea -, non si può essere neutrali su scelte negative delle donne come nel caso della guerra, di atteggiamenti di supremazia e sopraffazione o come l’arruolamento nell’esercito. Esiste anche un femminismo critico».
L’appello finale alle più giovani è chiaro: si può sempre tornate indietro (e i segnali non sono certo rassicuranti) se le conquiste non sono considerate preziose.
Una delle vie da praticare è la narrazione che con la sua forza di fascinazione arriva a sovrastare l’ipnotismo televisivo, l’altra è un lavoro profondo all’interno delle donne perché si arrivi ad espugnare la complicità assurda nei confronti della violenza maschile (indimenticabili le urla delle mamme degli stupratori in Processo per stupro e ma ancora diffusa anche tra le donne l’idea che le vittime di violenza in fondo se la sono cercata) e anche un invito ai maschi ai quali è richiesta una chiara presa di distanza dagli atteggiamenti di violenza all’interno del proprio genere.
In fondo, come sostiene Robin Morgan, amata e citata da Monica Lanfranco in tutti i suoi libri, «Non si tratta di una minoranza oppressa che si organizza su questioni valide ma pur sempre minori. Si tratta della metà del genere umano che afferma che ogni problema la riguarda, e chiede di prendere parola su tutto. Il femminismo è questo». [Antonia Barone, ecoinformazioni]

Geniodonna n. 1

geniodonnaott1Il direttore, Maurizio Michelini, ha presentato venerdì 2 ottobre alla stampa il primo numero di geniodonna, il periodico di fatti e di idee di Como e del Canton Ticino, che vuole dare visibilità e voce al punto di vista delle donne.

Convinte che «L’intelligenza femminile deve improntare sempre più di sé l’organizzazione della società e i rapporti fra le persone, superando barriere di tipo patriarcale e maschilista», come scrive Angelica nell’editoriale del numero zero (luglio/ settembre), due associazioni di donne ? la Federazione delle Associazioni Femminili Ticinesi e il Senato delle donne di Como ?, grazie ad un finanziamento dell’Unione Europea, nell’ambito del programma di cooperazione transfrontaliera Italia-Svizzera, hanno deciso di dare vita a una iniziativa editoriale. E non solo. Accanto alla rivista (distribuita gratuitamente per abbonamento), molti sono i corsi e gli incontri già avviati nella scorsa primavera e in programma nei mesi prossimi illustrati da Cristina Sonvico, presidente del Senato delle donne. Già sabato 3 ottobre sono due le iniziative in programma a Como: la partecipazione alla manifestazione per la libertà di stampa alle 15.30 a Porta Torre e la presentazione con l’autrice, Annachiara De Pippo, del libro di racconti brevi, Cellar Door; alle 16.30 in Biblioteca comunale (piazzetta Venosto Lucati). Il mese di ottobre si chiuderà con un appuntamento imperdibile, il 29 alle 21, ancora in Biblioteca, Ottavia Piccolo leggerà alcuni pezzi del memorandum su Anna Politkovskaja, scritto a tre anni dall’uccisione della giornalista da Stefano Massini, e saranno proiettati spezzoni del film di Felice Cappa, Il sangue e la neve. Per ricevere la rivista (52 pagine a colori) e per informazioni: http://www.geniodonna.it, redazione@geniodonna.it, tel. 031.2759236. [Celeste Grossi per ecoinformazioni]

Caso Eluana: «Si rispettino le persone, il diritto e la Costituzione»

In una nota diffusa venerdì 6 febbraio Rosalba Benzoni, Gabriella Bonanomi, Celeste Grossi, Nicoletta Pirotta, Grazia Villa, Ierta Zoni intervengono sul “Caso Eluana”.

«Con un decreto legge sul “caso Eluana” il governo interviene nelle scelte più intime delle persone calpestando la loro dignità insieme al diritto e alla legge. 

Servirebbe rispetto e silenzio in una vicenda così tragica e dolorosa come quella di Eluana e della sua famiglia. Si risponde invece con uno scontro ideologico e istituzionale gravissimo. Un fondamentalismo cieco e ottuso ha portato il governo a ignorare l’appello che veniva dal Presidente della Repubblica. Auspichiamo che sappiano prevalere i contenuti della nostra Costituzione»

A morti ra mafia

Più di cento persone alla sessione pomeridiana di sabato 13 dicembre dedicata a Le donne e la loro lotta contro le mafie  del  Convegno Liberté, fraternité, legalità del Coordinamento comasco per la Pace allo Spazio Gloria del Circolo Arci Xanadù. La giornata si è conclusa con la visone del film Il divo presentato da Massimo Brugnoli. La posesia di Micaela Buscemi sukka morte della mafia.

più di cento persone hanno partecipato alla sessione pomeridiana del secondo giorno del Convegno del Coordinamento comasco per la Pace allo Spazio Gloria dell’Arci Xanadù, l’incontro pubblico dopo la parte dedicata ale scuole, con Enza Rando, Michele Buscemi e Nando Dalla Chiesa, introdotti e coordinati da Celeste Grossi, vicepresidente del Coordinamento.
Un pomeriggio sulla testimonianza dell’esperienza antimafia e la legalità. “Io ho iniziato ad insegnare a Casal di Principe – ha spiegato Grossi, spiegando il perché dell’importanza di una simile iniziativa nel territorio lariano – e sono arrivata a Como nel 1978, pensavo che qui le mafie non ci fossero. Non erano quelle che avevo conosciuto ma c’erano, anche se agivano in maniera differente”. Infatti i recenti fatti di cronaca possono esserne testimonianza, come le bombe nel lecchese e alcuni sindaci sotto scorta nell’hinterland milanese.
Nando Dalla Chiesa ha affrontato l’argomento dell’incontro Le donne e la loro lotta contro la mafia facendo anche confronti con l’esperienza femminile durante la Resistenza. Un’esperienza per lui molto dissimile dato che “le donne non devono lottare solo contro la mafia, ma anche l’universo che l’affianca”, un ambiente ostile, si tratta quindi di “una ribellione di donne sole, che trae la sua forza da ciò che le caratterizza più nel profondo, l’amore verso i fratelli, mariti uccisi”, mentre nel movimento di Liberazione erano inserite in un movimento con una vasta solidarietà.
“Noi siamo abituati – ha voluto precisare – a vedere i movimenti come qualcosa di collettivo. Il movimento di liberazione dalla mafia è delle singole donne”.
Enza Rando, come durante la mattinata con gli studenti, ha ripercorso la propria esperienza formativa la curiosità e l’impegno che l’hanno contraddistinta durante gli studi di giurisprudenza all’università, quando “pochi parlavano di mafia, solo L’Ora, I Siciliani ed il Centro Impastato a Palermo. Ero assetata di sapere e l’unico modo era parlare direttamente con le persone e ascoltare il loro dolore”.
Rando ha quindi raccontato la fondazione del Comitato antimafia all’interno dell’università e le difficoltà che questo imponeva agli studenti, alcuni divenuti poi magistrati. Di lì l’impegno al suo paese, Niscemi, dove creando un movimento di risveglio della società civile, nel periodo della Primavera siciliana, è riuscita con altri amici a far sciogliere la Giunta mafiosa e a divenire vicesindaco con delega al’istruzione. Un ruolo che l’ha portata in prima fila nella battaglia, in questo caso vinta, alla mafia che voleva impedire l’apertura delle scuole “i primi presidi di legalità”. Un esempio, per l’esponente di Avviso pubblico, che “ognuno di noi, nel proprio piccolo, può fare una rivoluzione” e cambiare lo stato esistente delle cose.
Toccante la testimonianza di Michela Buscemi a cui la mafia ha ucciso due fratelli, fatto attentati e minacciato di morte la figlia ancora bambina, ma nonostante questo si è costituita parte civile al maxi processo del 1986, non era mai successo prima per la perdita di un fratello, ed ha testimoniato.
Per questo ha dovuto subire l’ostracismo della famiglia, con cui ha rotto ogni rapporto, “ho deciso che dovevo dimenticare la mia famiglia”, e della gente, “dicevano che eravamo spioni della Questura e abbiamo dovuto chiudere il bar che avevamo perché non vi veniva più nessuno”. Si è così avvicinata all’Associazione delle donne contro la mafia ed ha iniziato a racontare la sua esperienza in Italia ed anche all’estero.
E l’importanza della testimonianza è stata ribadita da Dalla Chiesa per cui senza il film I cento passi pochi si sarebbero ricordati di Impastato, ora anche negli angoli più reconditi sono sorti circoli che si fregiano del suo nome per ricordarlo. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

A MORTI RA MAFIA

L’avutru jornu m’arruspigghiavu, sintennu vucciria.
Subitu pinsai: “Beddamatri, annavutru ammazzaru.
Annavutru figghiu ri matri
ammazzaru”.
M’affacciu tutta scantata
e viu un mari ri genti
chi cantava filici e cuntenti.
Dumanno: “Chi ci fu?”
“Ma comu, unnu sai?
A mafia m u r i u !
U rissi u tiligiurnali.
Veni, scinni puru tu
ca ci facemu u funirali:
però stavota unnavemu a chianciri, ma ririri e cantari.
Veni scinni, iamula a vruricari”,
a sti paroli un ci puteva cririri,
ma verennu tutta l a genti accussi cuntenti
luro no me cori
trasiu l’alligria:
e non sapeva cosa aveva a fari,
si aveva a chianciri, ririri,
cantari o ballari…
e pila a cuntittizza
me misi a satari
e cantari casa casa
e ricennu: “Che bellu!,
finamenti putemu caminari
pili strati
senza chiù virili
motti ammazzati!
Senza chiù luttu
‘nte li nostri casi.
Campari tranquilli
Senza seantu cà t’ammazzanu
U maritu, i figghi o i frattuzzi
ora tutti si vonnu beni!”
Cantava accussi forti
Che me figghia s’arruspigghió
e mi tallo rirennu:
“Mamà, chi sta facennu?
Nascisti pazza? Picchì fai accussì?”
“Mo, figghia nia, nun sugnu pazza, ma sugnu cuntenta:
a mafia muriu, veni, affaccia,
viri quanta genti ca c’è ccà sutta:
e si tal fi bonu, viri pura a chiddi ca finu a ieri, quannu
ni virevanu arrivari,
sinni travisanu rintra,
si iauvunu a ‘mmucciari,
mancu salutavano
picchi si scantavanu
ca, appressu a mia, ci fussi
la lupara o a calibro trentotto
e magari p1 sbagghiu
i putevani ammazzari.
Ora sunnu contenti
E vanno a fistiggiare”.
Me figghia mi talia
cu l’occhi chini ri felicità
e si metti a cantare ‘nsemi a mmia.
M’arruspigghiu, cu l’ecu ru me cantu:
era tuttu un sonnu.
Mi taliu ‘nttornu:
nenti cacciò, a mafia è sempri ccà.
Annavutru lurici ammazzare.
Però, si nutri lu vulemu,
‘sta morti si pò fari
e, macari fra cent’anni,
na l’avemu a vruricari.
[Michela Buscei]

In 400 allo Xanadù

img_0733Si è aperto mercoledì 10 dicembre per il sessantesimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani il Convegno del Coordinamento comasco per la Pace con l’intervento di Moni Ovaia e Giorgio Bezzecchi.

Quasi esauriti i 400 posti a sedere allo Spazio Gloria dell’Arci Xanadù di Como per l’apertura del tradizionale Convegno annuale del Coordinamento comasco per la Pace. Un evento che si caratterizza ogni volta con l’approfondimento di un tema che quest’anno sarà la legalità, così come espresso nel titolo Liberté, egalité, legalità.
E di legalità intesa come rispetto dei diritti umani hanno parlato Moni Ovadia e Giorgio Bezzecchi, vicepresidente Opera nomadi, nel giorno di apertura che si è voluto simbolicamente far coincidere con il sessantesimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani.
Dopo la presentazione del convegno di Celeste Grossi, vicepresidente del Coordinamento, che ha ricordato come la mafia non sia un fenomeno circoscritto solo alle regioni meridionali d’Italia, «in Lombardia, sono stati sequestrati alla mafia 557 beni di cui solo la metà è stata destinata ad usi sociali», Claudio Bizzozero, direttore della Scuola diritti umani, ha presentato un video per l’anniversario della Dichiarazione universale su Martin Luther King ed il famoso discorso al Lincoln Memorial di Washington introducendo l’argomento della serata ricordando il primo articolo della Dichiarazione: «Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti».
Moni Ovadia ha posto in rilievo l’ipocrisia della classe politica italiana, e non solo, «i razzisti di oggi di solito esordiscono con “io non sono razzista, ma…” e continuano “io ho un amico musulmano o albanese”. Nessuno rivendica più il proprio essere razzista». Una volta le destre razziste rivendicavano orgogliosamente il proprio credo, ora in maniera subdola confondono le carte per passare per difensori dei diritti umani universali con una serie di distinguo e cercano di «ottenere certificati di buona condotta» come Schifani, presidente del Senato, la seconda carica dello stato, che «uscito da Auschwitz ha dichiarato: “Mi sento israeliano”. Si sta cercando di fare uno spostamento concettuale» ha affermato con forza Ovadia.
Il cantore della tradizione yiddisch ha anche ricordato la svolta epocale dell’elezione di Obama alla presidenza degli Stati uniti, un paese la cui costituzione sin dalla Rivoluzione dichiarava la libertà per i suoi cittadini mantenendo la schiavitù per gli afroamericani.
Ovadia si è così scagliato contro il provvedimento emergenziale per i rom, «voluto dal governo e da alcuni sceriffi del centrosinistra», che prevede la schedatura anche dei bambini, «pensate solo se in Germania un ministro avesse solo osato proporre una cosa simile». Un provvedimento razzista che si accompagna alla creazione del reato di immigrazione clandestina «cercare la felicità e la prosperità dove possibile è un diritto fondamentale». La ferma condanna del razzismo non è per Ovadia né di destra né di sinistra che ha portato ad esempio Colonia, dove il sindaco dello Cdu ha invitato la cittadinanza a boicottare un raduno neonazista e così è stato, con autisti degli autobus e tassisti che si rifiutavano di caricare i manifestanti e i negozi chiusi, «e l’Italia – si è chiesto l’attore – l’Italia ha mandato Borghezio…»
La parola è stata poi presa da Giorgio Bezzecchi, che ha raccontato la propria esperienza di rom italiano, schedato per la propria appartenenza etnica, con un padre deportato nei campi di concentramento italiani del meridione durante la seconda guerra mondiale che ha dovuto subire l’umiliazione di una seconda schedatura da parte di quella che riteneva una Repubblica democratica e per cui tutti i cittadini sono uguali.
«Sono arrivati in tenuta antisommossa alle 5 del mattino ed hanno schedato tutti anche i bambini – ha precisato Bezzecchi – oggi a me, domani a chi tocca?»
Per il rappresentante di Opera nomadi di Milano avrebbero potuto guardare i dati semplicemente all’anagrafe comunale, ma hanno preferito creare un archivio etnico parallelo, data la montante marea razzista nei confronti di rom e sinti. Anche i numeri non sono neutri, data la loro valenza politica e il tentativo di accreditare l’ipotesi di un’invasione, a Milano per Bezzecchi i rom sono solo 5.500, in tutta Italia 160-170 mila, in una situazione di «esclusione sociale simile a quelle delle favelas, con un’assistenza pietistica». Il rappresentante di Opera nomadi ha anche parlato della situazione limite dei rom della ex Jugoslavia, 30 mila in Italia, che non sono riconosciuti nemmeno come apolidi e delle leggi discriminatorie per cui se una persona rom delinque viene allontanata dal campo l’intera famiglia, se ciò accade ad un mafioso o ad un camorrista la famiglia non viene cacciata dalle case popolari. E sempre a proposito delle case popolari la domanda di un rom non verrà mai presa in considerazione se è già registrato in un campo non potendo così migliorare le proprie condizioni di vita, che già vedono nei campi un abbandono scolastico, già alle elementari, del 30 – 40 per cento e una disoccupazione al 90 per cento. Una situazione di discriminazione che fa nascondere la propria origine, per paura di perdere il posto di lavoro, agli esponenti della comunità che sono riusciti ad inserirsi in un ambiente lavorativo.
La serata si è conclusa con un dibattito in cui Moni Ovadia ha ribadito l’invito ad indignarsi di fronte al ripresentarsi di sottoculture fasciste e violente e di agire concretamente per evitare l’assuefazione a provvedimenti sempre più discriminatori e lesivi della dignità umana. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Sinistra unita per la scuola a Erba

giulemaniLe voci della politica degli insegnati dei genitori degli studenti e dei ricercatori al dibattito No ai tagli. No al maestro unico organizzato dalla Sinistra unita e plurale mercoledì 19 novembre alla Fondazione Casa Prina di Erba.

E’ durato fino quasi alle 24 l’incontro sulla scuola No ai tagli. No al maestro unico. La scuola pubblica è di tutti, di tutte introdotto da Celeste Grossi nella duplice veste di esponente della Sinistra unita e plurale e direttrice di école il trimestrale di Idee per l’educazione che ha messo in luce l’assonanza tra le caratteristiche del nuovo soggetto politico della sinistra, nato da due anni a Como, e la natura dell’”onda” plurale e capace di creare condivisione di obbiettivi e innovazione nelle forme di lotta per perseguirli.
Ben sette i relatori e le relatrici che hanno scandagliato i diversi aspetti dell’attacco alla scuola pubblica che il governo Berlusconi sta svolgendo svelando anche i molti inganni che l’informazione asservita al potere politico delle destre ha diffuso.
Alla puntale disamina degli effetti dei tagli all’investimento pubblico nel settore fatta con da Maria Chiara Acciarini, già sottosegretaria alle politiche per la famiglia nel governo Prodi, è seguito un approfondimento del tema dal punto di vista della Lombardia di Luciano Muhlbauer, consigliere regionale eletto nelle liste del Prc, dove 15 anni di formigonismo hanno determinato non solo un sempre crescente finanziamento della scuola privata, con i famigerati buoni, ma anche più recentemente l’intervento a spese della collettività persino per la costruzione delle scuole private.
Una genitrice, Oriana Fusi, e una maestra, Patrizia Spreafico, hanno quindi evidenziato l’assurdità dell’attacco alla scuola primaria, segmento più qualificato dell’intero sistema scolastico nazionale, denunciando che nella proposta di ritorno al maestro unico non si deve leggere solo l’intenzione devastante della riduzione degli investimenti a qualsiasi costo, ma anche la rinuncia al tentativo avviato proprio nella scuola primaria di comprensione della complessità del bambino e della necessità di assicurargli occasioni formative adeguate alla complessità della realtà.
Scoraggiante il quadro presentato da Luca Foggetta cercatore universitario all’Istituto di fisica nucleare che con argomentazioni ineccepibili sul piano scientifico ha smontato alcuni dei luoghi comuni sul costo della scuola e della ricerca in Italia dimostrando che, nonostante l’entità degli investimenti per cui si debba parlare più di volontariato che di occupazione retribuita, la ricerca italiana produce ancora idee e innovazione.
La parola è passata quindi agli studenti, con l’intervento di Stefano De Agostini universitario dell’Iskra di Cantù che ha chiarito che le strutture universitarie sono già fatiscenti e che un’ulteriore diminuzione degli investimenti produrrà la paralisi, e con la relazione di Michele Bianchi del Magistrale di Como, Iskra di Cantù, che ha dimostrato come la riduzione dei curricoli nella media di secondo grado e la privatizzazione delle scuole produrrà danni incalcolabili all’intera società e si è riferito al famoso intervento di Calamandrei del 1950 per ricordare come le destre attacchino la scuola pubblica per preparare una dittatura.
La serata si è conclusa con un breve dibattito e con la lettura di alcuni slogan dell’”Onda” che hanno permesso ai circa settanta partecipanti di lasciare la sala con il sorriso della speranza.

Sinistra unita e plurale

Adesione alla manifestazione dell’11 ottobre a Roma e un fitto calendario di iniziativa nella provincia di Como. Presentato giovedì 9 ottobre a Villa Saporiti il programma delle iniziative della Sinistra unita e plurale di Como.

La sinistra unita e plurale riparte a Como dalla manifestazione dell’11 ottobre a Roma. Il nuovo raggruppamento politico «è nato dalle assemblee autoconvocate dopo le elezioni e da quella del 19 aprile a Firenze» ha ricordato Celeste Grossi, in una conferenza stampa tenutasi giovedì 9 ottobre. Dopo un paio di altre assemblee nazionali ed un seminario sulle forme della politica il 29 luglio è stato pubblicato un primo appello su Il Manifesto «una chiamata a raccolta, per superare le differenze interne ai vari partiti e concludere la stagione congressuale, per far ripartire la mobilitazione dopo l’estate». Un processo nazionale che è stato colto anche a Como, da dove partirà un pulmann per la manifestazione romana definita significativamente L’opposizione è nelle nostre mani. Un’altra politica per un’altra Italia.
«Si cerca di far risalire l’opposizione sociale che rimonta i provvedimenti economici di questo governo tutelano le banche, ma non chi fa fatica ad arrivare alla fine del mese: lavoratrici, lavoratori, pensionati» ha affermato Renato Tettamanti, «infatti i fondi delle pensioni integrative private ora sono a rischio» ha aggiunto Domenico Caccavari.
«Dopo lo scoramento elettorale, il nuovo Governo, le sinistre escluse dal Parlamento bisogna far girare nel paese progetti, idee per una nuova opposizione, non solo nelle aule parlamentari dove tentenna e non è adeguata, un processo che è iniziato anche nel nostro territorio gli autisti di Asf».
Come si legge nel manifesto programmatico la manifestazione nazionale è stata indetta «per la pace e il disarmo», per «un’azione di difesa di retribuzioni e pensioni falcidiate dal caro vita, il quale causa un malessere che la destra tenta di trasformare in egoismo sociale, guerra tra poveri», contro la «piaga degli “omicidi bianchi”» e «la violenza degli uomini contro le donne», per «respingere l’attacco alla scuola pubblica, all’Università e alla ricerca, al servizio sanitario nazionale, ai diritti dei lavoratori e alla contrattazione collettiva» e «sostenere il valore della laicità dello stato». Si prefigge anche di «sostenere le vertenze territoriali (No Tav, No Dal Molin, ecc.) che intendono intervenire democraticamente su temi di grande valore per le comunità, a partire dalle decisioni collettive sui temi ambientali, sulla salute e sui beni comuni, prima fra tutti l’acqua» e di «contrastare tutte le tentazioni autoritarie volte a negare o limitare fondamentali libertà democratiche e civili» cercando di sviluppare «una cultura della legalità contro le tendenze a garantire l’immunità dei forti con leggi ad personam e a criminalizzare i deboli».
Marco Lorenzini ha quindi scandito i prossimi appuntamenti comaschi in cui la Sinistra unita e plurale sarà presente e l’impegno si articolerà su tre aspetti principali Pace, scuola e impegno contro razzismo e xenofobia.
Prima fra tutte ci sarà la manifestazione contro il numero di telefono per la denuncia dei clandestini assieme alla Associazione 3 febbraio a Cantù in piazza Garibaldi nel pomeriggio di sabato 18 ottobre. «Aderiamo anche all’assemblea indetta dal Comitato salute e territorio contro l’abbattimento del monoblocco dell’Ospedale Sant’Anna, indetta per il 7 di novembre». Poco dopo, l’11 di novembre, la Sinistra unita e plurale proporrà una serata di riflessione, aperta agli amministratori locali e a chi si candiderà alle prossime amministrative, assieme a Sbilanciamoci, sulla finanziaria e il federalismo fiscale con Giulio Marcon. In programma c’è anche un’iniziativa sulla scuola ad Erba, ancora da definire, e una serie di conferenze, con scadenza mensile di politica internazionale per seguire le grandi tematiche di attualità come le elezioni presidenziali statunitensi, Caucaso, Medio Oriente, Sud America e il ruolo dell’Unione europea. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

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