Antifascismo

20 giugno/ Io che conosco il tuo cuore all’Arci Guernica

CERVI_GUERNICAIl circolo Arci Guernica di via Cesare Battisti 21 a Bulgarograsso, organizza venerdì 20 giugno alle 21, la presentazione del libro Io che conosco il tuo cuore. Storia di un padre partigiano raccontata da un figlio [2014, 434 p., 16.90 euro, ed. Piemme]. La serata vedrà la presenza dell’autore del volume Adelmo Cervi, figlio di Aldo Cervi, partigiano ucciso dai fascisti insieme a i suoi fratelli a Reggio Emilia nel dicembre del 1943 e la partecipazione del cantautore comasco Filippo Andreani. Ingresso libero soci Arci.

13 giugno/ Neofascismo: un problema politico, culturale, educativo.

ANPI COMO LOGOLa sezione Anpi di Como con il patrocinio del comune, promuove venerdì 13 giugno alle 20.45 presso la sala della circoscrizione 3 di via Varesina a Camerlata, un incontro con il professor Raffaele Mantegazza, docente di pedagogia interculturale all’università Bicocca di Milano su come il neofascimo oggi sia un problema politico, culturale ed educativo e su come questa ideologia abbia facile presa sulle giovani generazioni. Interviene e coordina la serata Giuseppe Calzati, presidente dell’istituto di storia contemporanea P.A. Perretta.  Info www.anpisezionecomo.net

Tra sirene e bombe/ difesa dei civili

Sirene e bombeAll’Istituto di Storia contemporanea “P.A.Perretta”, venerdì 30 maggio, è stato presentato il libro di Maria Antonietta Breda e Gianluca Padovan: Como 1915-1945: protezione dei civili e rifugi antiaerei. Una disamina sulle opere di difesa dei civili dai bombardamenti aerei nella città di Como. Inedita e piacevole la presenza di ricercatori, non storici, per la ricostruzione di un quadro veramente insolito, come appendice al ciclo dei seminari organizzati dall’istituto. Come ha simpaticamente apostrofato Fabio Cani in apertura: “se fossimo ad un concerto rock, quella di oggi sarebbe la bonus track”. E’ stato necessario verificare i materiali bibliografici sulla protezione dei civili, al fine di poter rivalutare documenti inediti e poterli mettere a disposizione in modo ragionato. Un libro che ha messo insieme due guerre (1915, 1945) per dare un quadro complessivo di come era organizzata la città. I due ricercatori, lei architetta e lui speleologo, avevano già pubblicato un volume con i rifugi milanesi, mentre quello appena uscito (marzo 2014) racconta di luoghi noti ai comaschi come rifugi: spiccano la Croce Rossa (attualmente in fase di restauro), il Tempio Voltiano e quello murato situato in via Lucini, ma nel 1942, a Como, erano presenti 2057 rifugi. Che fine hanno fatto? Si parla poi nel dettaglio dei rifugi, che per questioni politiche vennero chiamati ricoveri, come ha spiegato Padovan : « affinché risulti meno inquietante e più rassicurante alle orecchie dei civili »; si tratta di luoghi, spesso sotterranei (cantine, gallerie,…) per resistere ai crolli superiori, che venivano realizzati per proteggere le persone in caso di bombardamento, e per questo dovevano rispondere a parametri di sicurezza, che talvolta erano trascurati. Tra l’ingresso e il rifugio c’era un antiricovero, poi una porta d’acciaio lasciava alle spalle l’eventuale pericolo. All’interno c’erano delle sedute, in legno o mattoni; dovevano essere presenti scorte di viveri, acqua potabile, materiale di primo soccorso, materiale antincendio e pale-picconi. Erano dotati d’impianto per il ricambio d’aria, ma questo non era abbastanza: le maschere anti gas dovevano essere presenti. Un aneddoto raccontato è stato il ritrovamento, nel rifugio della Croce Rossa di Como, di maschere con attaccate etichette riportanti il nome delle persone che avrebbero dovuto usarle in caso di bisogno. L’aspetto più sorprendete e spesso dimenticato è la propaganda che era organizzata per diffondere informazioni sull’utilizzo delle maschere anti gas: come comportarsi al suono delle sirene, e in generale le normative diramate su come agire concretamente. Una pubblicistica che deve informare anche analfabeti: fatta da immagini, fumetti e fotogrammi; vennero preparati prontuari da distribuire agli operai delle fabbriche.
La loro è stata un’esposizione chiara, supportata da immagini che lasciano con la voglia di conoscere una Como sotterranea, legata al vissuto dei civili che hanno dovuto convivere con la paura soffocante di correre al riparo, seppur la città sia uscita praticamente intatta dai bombardamenti.

rocchelli_bambini2-660x330Come è stato ricordato, anche nell’ultimo reportage di Andy Rocchelli, giovane fotografo ucciso in Ucraina alcuni giorni fa, i rifugi esistono ancora e possiedono le stesse caratteristiche. Purtroppo, in casi come questo, vengono ancora utilizzati attivamente. [Barbara Rizzi, ecoinformazioni]

Resistenti e resistenza/ Ultimato il secondo ciclo

ISCCo-23maggio-RosariaAllIstituto di Storia Contemporanea P.A.Perretta, venerdì 23 maggio, si è concluso il secondo ciclo di seminari sulla storiografia resistenziale del comasco. Gli ultimi volumi presi in considerazione dai ricercatori dellIstituto sono stati Como dal fascismo alla democrazia di Marco Pippione (Franco Angeli, 1991) e Cera la guerra di Rosaria Marchesi (Nodo Libri, 1992). Due testi che si supportano a vicenda per arricchire il quadro della città nel periodo che va dal 1940 al 1945. Come ha ricordato in apertura Gerri Caldera, il testo di Pippione è quello che viene definito un libro istituzionale, attento alle vicende dei partiti e alle loro rappresentanze. Un lavoro che si è avvalso di testi noti sulla resistenza comasca, materiali d’archivio e fonti (tra cui Coppeno e Morandi) che sono stati più volte messi in discussione durante il ciclo dei seminari, in quanto ampiamente inattendibili. Quella che emerge è una Como vista in modo politico e generale, mentre mancano le persone e il rapporto tra i resistenti e la città. Ma come spesso accade, solo l’anno successivo viene pubblicato un libro che sembra riempire, dando voce alle persone, i vuoti lasciati da Pippione. Rosaria Marchesi si è sempre occupata di divulgazione storica, ed ha contribuito con Cera la guerra ad un percorso intrapreso da Nodo Libri (collana In prima persona), per la raccolta di testimonianze il meno filtrate possibili. A distanza di ventidue anni, l’autrice ha ripercorso, con un piacere frizzante, la genesi del suo libro d’interviste, capace di mostrare il clima di un’epoca. Attraverso i contribuiti inediti di alcuni personaggi, che in modo diverso hanno cercato di ricostruire un puzzle del periodo storico, ha preso vita un libro ancora attuale e importante per descrivere Como e i comaschi e i non comaschi a Como. Le interviste, di differente spessore e con la presenza di persone appartenenti a tutti i ceti sociali (tra cui: operai, docenti, donne e preti), hanno permesso al lavoro di avere un ampio respiro, complice anche l’inclusione della testimonianza di un uomo che aderì alla Repubblica sociale. Con il senno del poi, ha dichiarato Marchesi, qualche domanda più scomoda, o una dose maggiore di dettagli, avrebbero reso il lavoro ancor più completo. Ed é proprio da queste mancate occasione che il presidente Calzati parte per la sua riflessione sul ciclo dei seminari e sul lavoro futuro. Alcuni nodi non sono stati ancora sciolti, forse perché i protagonisti hanno intrapreso vie istituzionali per la trasmissione della memoria. Servirebbero le persone: la popolazione civile e il loro vissuto. Le biografie aiutano a comprendere la scelta, perché dopo l’8 settembre chi ha scelto, per le ragioni più diverse, lo ha fatto sapendo di rischiare la vita. Manca la ricostruzione della guerra civile; il territorio non ha permesso il formarsi di grandi formazioni partigiane, poiché i gruppi dovevano essere mobili (basti pensare al problema del vettovagliamento per i gruppi stanziati sul lago); torna a sgomitare l’ingombrante assenza delle donne, che sembrano scivolate via (solo da vent’anni se ne parla, ha ricordato Roberta Cairoli). Quello che emerge, oltre alla carenza dei fatti e dei contesti, è uno spaccato fatto da tanti piccoli gruppi: come ha concluso Caldera:« bisogna mettere insieme il binocolo e il cannocchiale per capire la catena di comando». Quello dell’ Istituto è un piccolo gruppo di ricercatori, ma è molto attivo: difatti, si prevede un terzo ciclo di seminari dopo l’estate. Il prossimo appuntamento in programma in Istituto è per venerdì 30 maggio ore 18.00, per la presentazione del volume Como 1915-1945: protezione dei civili e rifugi antiaerei, di Maria Antonietta Breda e Gianluca Padovan. [Barbara Rizzi, ecoinformazioni]

Minacce di morte a Giuliana Sgrena

sgrena tsipras

L’odio violento delle destre contro Giuliana Sgrena, candidata de L’altra Europa con Tsipras nel Nord Ovest, minacciata di morte da facinorosi di destra. La giornalista, che è particolarmente apprezzata anche a Como dove in pochi giorni furono raccolte le firme per la sua candidatura dal basso nell’Altra Europa, viene reiteratamente ingiustamente accusata per dichiarazioni mai fatte relative al caso dei marò incriminati in India che sono state smentite con chiarezza nella conferenza stampa all’Arci Xanadù. Nel seguito del post l’intervista a Sgrena di Eleonora Ferrosi da Globalist.

«Giuliana Sgrena, firma di Globalist e candidata alle elezioni europee con la lista L’Altra Europa con Tsipras, è stata di nuovo pesantemente insultata e minacciata sulla sua pagina Facebookdurante la campagna elettorale. Ha commentato: “Il pretesto è spesso la questione dei marò, su cui io ho chiarito le mie posizioni. Loro continuano a pubblicare delle mie dichiarazioni false con le quali poi aizzano la gente”. “Questi facinorosi di destra li ho già denunciati alla polizia postale, ma questo non basta per calmarli. Il problema non sono solo loro, ma sono anche i giornalisti e i giornali di destra, come Libero e Il Giornale, che cavalcano la polemica ed esaltano questi insulti”, ha aggiunto amareggiata.

Globalist, in passato, ha già più volte affrontato la grave questione degli insulti e molti dei commenti pesanti sono stati cancellati perché di rilevanza penale.

Un nuovo caso di insulti e minacce, anche di morte, contro di lei e proprio durante la campagna elettorale per le europee. Questa volta il motivo qual è?
Continuo ad essere insultata da manifestanti di estrema destra. A Vercelli come a Como, ad esempio, i Fratelli d’Itlia hanno fatto delle manifestazioni contro di me. Spesso è la questione dei marò al centro della polemica, ma io ho chiarito tutte le mie posizioni. Loro continuano a diffondere delle mie dichiarazioni false, in base alle quali poi aizzano la gente. Qualsiai cosa io scriva su Facebook, loro mi minacciano, mi insultano e mi trattano con tutti gli epiteti possibili. Addirittura è apparsa anche una pistola.

Chi sono i responsabili di queste minacce? Da chi le arrivano gli insulti?
Io penso che sia opera di scalmanati, ma quando le minacce arrivano a centinaia e si indicono anche manifestazioni contro di me tutto diventa un po’ inquietante. Le minacce che ricevo ogni volta che scirvo un articolo sul mio sito o su Globalist sono pesanti e non c’entrano col contenuto di quello che dico. Si scagliano contro il mio nome, contro la mia storia. Io difendo quello che ho fatto nella mia vita. È solo l’espressione di un gruppo di facinorosi di destra che si accaniscono su di me perché sul web ognuno può dire quello che vuole.

Ha preso provvedimenti?
Li ho già denunciati alla polizia postale, ma questo, evidentemente, non li ha mai fermati e non basta per calmarli.

Qual è stata la reazione della lista Tsipras?
Dalla lista Tsipras sono molto preoccupati e hanno deciso di rilasciare un comunicato stampa perché è veramente incredibile che ci siano questi insulti e minacce nei miei confronti. Non sono surragati da alcuna motivazione, ammesso che ci possa essere una motivazione per essere insultati, e poi sembra che io sia l’unica candidata che venga sottoposta continuamente a questi trattamenti.

Come è stata affrontata la questione dai media?
Il problema non sono solo i facinorosi disturbati e frustrati, ma sono anche i giornalisti e i giornali di destra, come Libero e Il Giornale, che cavalcano la polemica, scrivendo articoli che esaltano questi insulti. C’è una responsabilità politica, è vero, ma anche da parte dei giornalisti che invece di fare il loro lavoro vanno ad alimentare queste provocazioni». [Eleonora Ferrosi, globalist]

Mauthausen/ Il viaggio della memoria

SAM_2445Con la posa di una corona di fiori ai piedi del monumento  italiano, si è  concluso il viaggio della memoria nel campo di concentramento di Mauthausen, organizzato da Italia Cuba, Anpi, Arci , Cgil, Cisl, Uil,  Istituto di storia contemporanea Pier Amato Perretta, Comitato soci Coop, Emergency e Libera nel weekend del 17-18 maggio 2014. Un’esperienza indimenticabile per i 104 partecipanti, venuti a commemorare le vittime delle barbarie nazifasciste nel settantesimo anniversario degli scioperi del ’44.

Fa freddo, a Mauthausen. Di sicuro è un’impressione personale, e la giornata plumbea non aiuta, con il cielo colore acciaio, ma varcate le porte del campo la temperatura sembra calare di svariati gradi.

E’ grigio, a Mauthausen. Il lager è un pugno di cemento nel mezzo di verdi colline, dominante su un altura che sovrasta fattorie e paesini da cartolina, da perfetto luogo comune mitteleuropeo.

Fa paura, Mauthausen. Fanno paura le mura con le torrette di guardia, fanno paura le squallide baracche dove ogni giorno vivevano assediati da fame e malattie 500 persone per stanza, fa paura il cortile dell’appello, dove ogni mattina gli aguzzini delle SS costringevano i detenuti a sadiche sessioni di “esercizi” per valutarne la resistenza, fa paura il muro dove venivano fatti accomodare, al loro arrivo, i nuovi ospiti del campo, in attesa che gli ufficiali del Reich decidessero con un cenno del capo il loro destino. E fa paura quella spianata poco prima della porte d’ingresso, con ancora oggi intuibili le forme di un campo da calcio.

SAM_2478Eh sì, un campo da calcio. Un luogo di normalità in mezzo all’incubo, un luogo dove i familiari del personale tedesco si recavano per passare il tempo libero, un luogo che di quell’inferno era interamente parte. Qualcuno, nel nostro gruppo che attraversa il campo accompagnato da una guida, si arrischia a paragonare il tutto alla trama di Fuga per la vittoria, il celebre film con Sylvester Stallone e Pelè, dove una raffazzonata squadra di detenuti riusciva ad avere la meglio, nello sport, sui nazisti loro torturatori. No, in quel luogo non c’era spazio per epiche sfide di riscatto e libertà, non c’era spazio per manifestazioni di orgoglio e di valore personale di fronte al Male. No, in quel luogo si consumava semplicemente il rito quotidiano della paura e dell’indifferenza, per far credere agli abitanti dei dintorni che, al di là di quelle mura, le stesse che ogni giorno accoglievano centinaia di persone senza che ne uscisse nessuna, la vita non era poi così male, se i prigionieri potevano giocare dietro un pallone.

Indifferenza. E’ una parola che ritorna spesso, parlando di quello che era Mauthausen. Non puoi fare a meno di chiederti come tutto questo sia stato possibile, a pochi chilometri dal centro dell’Europa, della civiltà occidentale un tempo padrona del mondo, a pochi chilometri, più semplicemente, da una città bella e vivace come Linz, sulle rive del Danubio. Indifferenza, come molti di quei locali così anonimi, in cui trovarono la morte un numero inconcepibile di esseri umani.

Indifferenza. E’ quella che hanno notato i ragazzi della 5’ T del liceo Carlo Porta di Erba, anche loro partecipanti al viaggio. Riporto qui, integralmente, la riflessione scritta dagli studenti:

«Un campo di calcio a pochi passi dal campo di concentramento. Da un lato si assisteva ad una partita tra SS e squadre civili. Dall’altro si stava giocando una partita fra la vita e la morte. L’indifferenza degli spettatori di allora è paragonabile a quella degli spettatori di oggi. L’attualità del messaggio di Mauthausen è ciò che più ci ha colpito di questa visita di commemorazione. Abbiamo subito rivolto il nostro pensiero agli imminenti mondiali di calcio in Brasile, guardati con interesse da tutto il mondo, che però non si preoccupa di denunciare la povertà e la miseria in cui la maggior parte della popolazione vive. Se prima l’omertà degli spettatori era “giustificabile” per paura delle possibili ripercussioni su se stessi e la propria famiglia, oggi non c’è nessun ostacolo che inneschi la paura di denunciare. E’ ancora più terrificante».

Terrificante, è il termine giusto. E’ terrificante l’attualità di quello che il lager rappresenta, è terrificante l’omertà che circondano certi temi, dimenticabili con un po’ di “scena”, indispensabile per potersi lavare la coscienza.

Ma come si può reagire a tutto questo? Come si può combattere il grigiore che qui, a Mauthausen, sembra dominare tutto? Una soluzione forse c’è: la Memoria.

SAM_2425Memoria. E’ la commozione di uno dei viaggiatori, nel visitare il luogo in cui venne richiuso il padre. E’ l’interesse mostrato dai giovani presenti, è il prato che ospita i vari monumenti onorari costruiti per piangere i caduti di tutti i Paesi, è la suggestiva stanza dei Nomi, per non lasciare nessuna vittima del campo nell’oblio. Ed è l’impegno dei pochi che riuscirono a tornare, come Ines Figini, è la loro volontà di non dimenticare i tanti che non ce la fecero, come Angelo Meroni, Rinaldo Fontana, Pietro Scovacricchi, comaschi e operai della Ticosa. Morti a Mauthausen.

Memoria, ed impegno per preservarla. E’ l’unica maniera per evitare che certe cose si ripetano, per impedire che l’indifferenza vinca. Perché è questo il vero pericolo: che il mondo non finisca seppellito da una risata, ma girando semplicemente la testa dall’altra parte. [Luca Frosini, ecoinformazioni, foto di Fabio Bellacanzone, contributo della classe 5 T del liceo Carlo Porta di Erba]

Pdci contro il corteo neofascista del 30 Aprile

logo-pdciIl Pdci comasco, con un comunicato stampa, si schiera a fianco dell’ Anpi cittadina e del Prc contro la manifestazione neofascista prevista per mercoledì 30 aprile a Como. «Per l’ennesimo anno, il 30 aprile Como diventa teatro di parate neofasciste. Pur mascherate da commemorazioni, queste manifestazioni non sono altro che provocazioni. Ancora più pesanti, se si pensa che a poche centinaia di metri ha sede il Monumento alla Resistenza Europea. Ancora una volta tocca a noi esprimere indignazione per questa situazione, in una città certo non nuova a farse in stile neofascista di questo genere. Condividendo apertamente quanto già affermato dalla sezione cittadina dell’Anpi, invitiamo, come già fatto da altre forze politiche, alla massima vigilanza in difesa dei valori democratici. Per quanto ormai le nostre parole sembrino ripetitive, non possiamo stancarci di sottolineare nuovamente quanto queste manifestazioni siano un’offesa alla città. Un sindaco come Mario Lucini, che si è dimostrato solerte nel negare uno spazio ad un convegno della Anpi, non conferma la medesima attenzione per le iniziative neofasciste, dando pieno senso politico alla nostra assenza polemica col suo operato durante le commemorazioni del 25 aprile al Lungo Lago. Abbiamo ritenuto ingiusto applaudire un sindaco che, in nome di una idea tutta sua di democrazia, concede spazi alle forze che si rifanno al nefasto ventennio mussoliniano e chiude le porte ad associazioni sempre impegnate nella difesa della Costituzione e dei valori fondanti della Repubblica Italiana. Chiediamo, concludendo, che tutte le forze antifasciste, al di là del loro credo politico, continuino a perpetrare gli ideali democratici e egalitari del nostro Stato, prendendo definitivamente le distanze da chi fa, della nostra Carta Costituzionale, carta straccia.»

 

Il Prc contro la manifestazione di estrema destra a Como

logo prcLa segreteria provinciale del Prc comasco, diffonde un comunicato stampa dove denuncia il riproporsi di manifestazioni neofasciste a Como. «La segreteria provinciale di Como del Prc denuncia il riproporsi di provocazioni fasciste sotto forma di manifestazioni come quella annunciata in città per il 30 aprile prossimo. Nel condannare fermamente questa aperta violazione delle leggi che vietano la ricostituzione del partito fascista e l’ esaltazione della sua ideologia, il Prc comasco condivide pienamente la posizione espressa dall’ Anpi città di Como e invita i cittadini alla massima vigilanza in difesa dei valori democratici. Per riaffermare i principi della Costituzione nata dalla Resistenza, tutti siamo chiamati a ricordare le ragioni della lotta di liberazione dal nazifascismo  ma anche ad impedire, ognuno nel rispetto del proprio ruolo, che si manifesti a favore di un regime e di un’ ideologia che per un ventennio hanno privato il paese dei diritti democratici, hanno cancellato con la violenza la libertà di pensiero e di parola, hanno imprigionato e ucciso gli oppositori,  prestandosi infine ai piani di sterminio nazisti».

La sezione Anpi di Como denuncia: ancora manifestazioni neofasciste a Como

ANPI COMO LOGOCon un comunicato stampa, la sezione Anpi Perugino Perugini di Como, denuncia l’ennesima manifestazine neofascista permessa in città. «Apprendiamo che il 30 aprile prossimo forze neofasciste manifesteranno pubblicamente a Como e, con il pretesto di commemorare la persona di Sergio Ramelli, insceneranno la solita fiaccolata a ritmo di tamburo, con l’utilizzo e l’esaltazione di simboli, slogan neofascisti e saluti romani, a cui abbiamo già purtroppo assistito negli anni scorsi. Il volantino che promuove la manifestazione è un aberrante corollario della simbologia neofascista e, già di per sé, prefigurerebbe la violazione sia della legge 645/1952 (cosiddetta Legge Scelba), che punisce “chi pubblicamente esalta esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche, ovvero idee o metodi razzisti”, sia della legge 205/1993 (cosiddetta Legge Macino) che punisce chi propaganda e incita all’odio e alla discriminazione razziale, etnica o religiosa. Crediamo che commemorare un giovane ragazzo vittima di un omicidio sia ovviamente umanamente legittimo, tuttavia è altrettanto necessario e doveroso opporsi alla bieca strumentalizzazione di questo tragico evento attraverso parate neofasciste che da alcuni anni deturpano la nostra città sede del Monumento alla Resistenza europea. Monumento che ricordiamo essere unico al mondo per il suo alto significato ideale di riscatto dei popoli contro la barbarie nazifascista. Riteniamo inoltre che la città di Como non possa più tollerare simili manifestazioni organizzate da soggetti che non si riconoscono in alcun modo nei valori costituzionali antifascisti e democratici. Chiediamo quindi con forza alle Autorità competenti e alle Istituzioni democratiche che facciano tutto quanto è possibile al fine di evitare che simili offese alla Repubblica italiana e alla nostra Costituzione possano essere continuamente reiterate. Soprattutto, chiediamo  che finalmente si applichino e vengano fatte rispettare le Leggi Macino e Scelba. Chiediamo inoltre al Sindaco di intervenire in prima persona -così come ha fatto il suo collega Pisapia di Milano- presso le Istituzioni preposte, affinchè questa situazione venga affrontata e definitivamente risolta.»

Al Monumento alla Resistenza Europea la festa della Liberazione

25 aprile a Como: qualche sottolineatura non rituale ha animato la celebrazione della Liberazione, senza polemiche e con una partecipazione forse un po’ superiore a quella dell’anno scorso.

Il discorso del sindaco è stato teso soprattutto a contestualizzare la lotta di liberazione, per fare comprendere come il riscatto dal regime fascista e dall’occupazione nazista abbia davvero “liberato” il Paese; Mario Lucini ha anche sottolineato l’importanza del lavoro di promozione della conoscenza di questo fondamentale periodo storico e, a questo proposito, non ha mancato di elogiare l’impegno dell’Anpi e dell’Istituto di Storia Contemporanea “Pier Amato Perretta”; con un passaggio non scontato all’attualità ha poi ricordato l’importanza della manifestazione del “25 aprile pacifista” all’arena di Verona, collegando i valori della resistenza a quelli della pace.

Guglielmo Invernizzi, presidente provinciale dell’Anpi, ha approfondito nel suo discorso i temi più propriamente politici: non quindi solo un sentito omaggio alla Resistenza e alle persone che l’hanno animato (e l’apertura dell’intervento è stato dedicato al ruolo delle donne nella lotta di liberazione), ma anche uno sguardo tutt’altro che rituale sull’attualità. Ha rivendicato l’attualità della Resistenza contro chi, in nome di un malinteso aggiornamento dei termini, tende a metterne in secondo piano il ruolo (il riferimento è stato alle recenti vicende del museo di Dongo, dalla cui intitolazione è sparita proprio la Resistenza), ma con forza ancora maggiore ha richiamato l’attualità della Costituzione, soprattutto come baluardo contro i soprusi del potere (ricordando le tragiche vicende di Federico Aldrovandi, Giuseppe Uva e altri, morti per le violenze delle forze dell’ordine). Senza mezzi termini ha ricordato anche la contrarietà dell’Anpi verso i progetti di riforma del Senato e della legge elettorale, progetti che rischiano di tradursi in una diminuzione di democrazia e in un aggravamento della situazione sociale del paese.

La cerimonia si è poi conclusa, come sempre, con la deposizione delle corone al monumento alla Resistenza Europea. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

Il palco delle autorità durante l’inno nazionale.

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Mario Lucini, sindaco di Como.

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Guglielmo Invernizzi, presidente provinciale dell’Anpi.

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Le corone al Monumento alla Resistenza Europea:

a sinistra quella del Comune, a destra quella del prefetto; i fiori sono stati aggiunti da un bambino dopo la fine della cerimonia.

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