Antifascismo

Bandite nella Resistenza/ docu-film

banditeAllo spazio Gloria, la sera del 24 aprile, è stato proiettato il docu-film Bandite, diretto da Alessia Proietti e Giuditta Pellegrini nel 2009: un lavoro svolto da donne per parlare di donne. L’evento è stato organizzato e promosso da Anpi sez. Como, Arci, Arci Xanadù, ecoinformazioni, Istituto di storia contemporanea P.A.Perretta, Comitato soci Coop, Cgil, Libera, Emergency, Circolo Italia-Cuba. Spesso la storiografia e il senso comune hanno lasciato alla memoria l’immagine delle partigiane come staffette che non imbracciavano armi, ma fungevano da contatto e da approvvigionamento, per quel loro spirito materno che le caratterizzava. Le due registe, partendo da questo dato, hanno cercato di dar voce alle donne che hanno combattuto nelle formazioni partigiane dal 1943 al ’45. Per farlo, hanno raccolto la testimonianza di sei donne che, in diversi gruppi e in diverse regioni, hanno scelto di mettere a rischio la propria vita per quella che è stata, prima che una ragione politica, una scelta per la conquista della libertà per tutti. Sei donne che non avevano ancora diritto al voto, e per conquistarlo hanno dato prova di una concreta parità, con i loro compagni combattenti che spesso erano i primi a diffidare delle loro capacità. A queste testimonianze s’intervallano documenti che scorrono troppo veloci per essere letti, e gli interventi di tre storiche, che portano il loro contributo meta riflessivo e sociologico sul tema di genere nella Resistenza e nell’Italia fascista. Purtroppo, le protagoniste hanno parlato poco della loro storia personale, scegliendo di concentrarsi sui macro contesti, e di scivolare velocemente sulle azioni, quasi come fossero delle curiosità. Rimanendo in superficie, si corre il rischio di lasciare soddisfatto solo un pubblico che non è avvezzo al tema. Ma gli occhi s’illuminano quando si racconta di aver fatto saltare un ponte; quando il reggiseno si sgancia lasciando cadere la pistola nascosta; quando la fortuna permette di sfuggire ad uno stupro; quando si ricorda la differenza di uccidere con cuore di donna. Il pubblico eterogeneo, secondo gli organizzatori un centinaio, dimostra come il tema Resistenza e donne sia d’interesse, e meriti uno spazio, affinché le Bandite non vengano bandite. [Barbara Rizzi, ecoinformazioni]

Memoria resistente: continua la ricerca sui luoghi della lotta di liberazione

Tenendo fede a un impegno assunto con la realizzazione del progetto Memoria resistente, promosso nel 2012 da Anpi, Arci, Istituto di Storia Contemporanea “Pier Amato Perretta” ed ecoinformazioni con il contributo di Regione Lombardia, continua il lavoro di ricerca sui luoghi in cui la lotta di liberazione dal nazifascismo è ricordata con monumenti o lapidi.

A distanza di poco più di un anno e mezzo dalla pubblicazione, presentiamo un primo aggiornamento (per accedere all’aggiornamento clicca MemoriaResistente-Agg) che raccoglie alcuni luoghi sfuggiti alla prima catalogazione (per accedere all’opuscolo originale clicca MemoriaResistente02) : si tratta di lapidi, cippi e iscrizioni diffuse su tutto il territorio della provincia, da Cantù a Vercana, realizzate nel corso dei passati decenni.

Bisogna anche segnalare che nei mesi passati sono stati collocati in alto Lario i 39 pannelli del sistema segnaletico La fine della guerra, dedicato appunto agli anni 1943-1945 e centrato sulle vicende della lotta partigiana; lo stesso museo di Dongo recentemente inaugurato, anche se non si è voluto sottolineare nella sua intitolazione con la giusta evidenza il ruolo della Resistenza, è un apporto alla conoscenza di quegli eventi e di quei protagonisti.

Con l’aggiornamento, offriamo il nostro piccolo ulteriore contributo a tener viva la memoria della Liberazione.

La pubblicazione originale è stata inviata anche alla redazione di Radio3 che domani scandirà il palinsesto con il racconto delle storie fissate nelle lapidi che ricordano la Resisetnza. “In tutta Italia – scrive la redazione – i segni di memoria sui muri testimoniano il sacrificio dei coduti e delle vittime, e il 25 aprile Radio3 li racconterà”. Se vi capita di cogliere nelle trasmissioni di Radio3 di domani documentazione proveniente dal territorio comasco, segnalatelo a ecoinformazioni.

Verso il 25 Aprile a Como

24 aprileGiovedì 24 aprile a Como, due appuntamenti in occasione della giornata della Liberazione 2014. Alle 18 allla Circoscrizione 3 di Camerlata, in collaborazione con il Teatro d’acqua dolce Tu non sai le colline (dove si moriva per la libertà), letture a cura di Gabriele Penner e Arianna Di Nuzzo. Alle 21 allo Spazio Gloria di via Varesina 72 proiezione del film-documentario Bandite per la regia di Alessia Proietti e Giuditta Pellegrini. Gli appuntametni sono promossi da Anpi sez. Como, Arci, Arci Xanadù, ecoinformazioni, Istituto di storia contemporanea P.A.Perretta, Comitato soci Coop, Cgil, Libera, Emergency, Circolo Italia-Cuba. Scarica e diffondi la locandina

12 aprile/ La Resistenza in Brianza raccontata da Piero Arienti

la_resistenza_in_brianzaLa Resistenza a Erba e nel territorio brianzolo. La nostra gente nella lotta di Liberazione è il titolo della conferenza che l’assessorato alla Cultura – Commissione biblioteca di Erba propone sabato 12 aprile alle 16, nella Sala mostre della biblioteca comunale in via Joriati 6. Interverrà Pietro Arienti, autore dei libri La Resistenza in Brianza (Bellavite editore, 2013, 308 pagg, 14 euro) e Dalla Brianza ai lager del Terzo reich (Bellavite editore, 2012, 528 pagg, 18 euro). La conferenza è a ingresso libero.

Gappismi, resistenze e protagonisti dell’antifascismo

borgomaneri

«Una distrazione storiografica su uno dei temi centrali della lotta resistenziale» così Luigi Borgomaneri ha definito la scarsa attenzione dedicata ai GAP (Gruppi di Azione Patriottica) fino a tempi molto recenti.
I GAP, o meglio i «gappismi» come Borgomaneri tiene a sottolineare per rendere conto delle tante diversità che si riconoscevano in quell’unica sigla, sono stati oggetto di un incontro di approfondimento all’Istituto di Storia Contemporanea, nel quadro del percorso di avvicinamento al 70° della Liberazione. Cosa sono i GAP? Una sorta di “corpi scelti” della lotta armate resistenziale, basati sul modello francese dei Francs-Tireurs partisans, voluti dal Partito Comunista per l’esecuzione di azioni particolari di grande rischio, come l’eliminazione di personaggi autorevoli del regime fascista e attentati ai luoghi più rischiosi. Con una prospettiva più ampia, i GAP avevano la funzione di creare le condizioni per sviluppare la lotta di liberazione di massa e di spezzare la pace sociale, così da creare difficoltà allo sforzo industriale bellico tedesco (che per circa il 10-12% faceva leva sul contributo italiano), avevano cioè una funzione di «detonatore». Ma proprio in questa loro funzione risiede, secondo Borgomaneri, il loro carattere «scomodo», che li ha condannati al parziale oblio. Le loro azioni, basate sulla «violenza di piccoli gruppi» e sulla separatezza rispetto alla gente e persino agli altri gruppi partigiani, apparivano agli occhi della storiografia “ufficiale” della Resistenza inconciliabili con l’unità di popolo e con la “nobiltà” degli obbiettivi. Eppure Pietro Secchia, all’inizio della lotta di liberazione, aveva chiaro la portata del problema, e nell’autunno del 1943 scriveva: «siamo costretti ad applicare metodi che fino a ieri avremmo ritenuto ripugnanti», cioè usare i metodi del terrorismo.

Il quadro delineato da Borgomaneri è un quadro estremamente articolato, reso ancor più complicato dalla diversità dei singoli GAP, sia per composizione sia per organizzazione, e dalla rimozione, quando non proprio dalla distruzione, dei documenti necessari alla ricostruzione delle vicende. Molte delle questioni si riescono a intuire sulla base di scarsi indizi, ma sfuggono le reali proporzioni dei diversi problemi. Per questo, cioè per cominciare a orientarsi in questo quadro, che ha molteplici agganci con la situazione comasca, l’Istituto ha organizzato l’incontro con Borgomaneri, invitandolo ad anticipare le sue ricerche che a breve verranno pubblicate in un volume dedicato proprio ai «gappismi».

Quasi senza soluzione di continuità, Borgomaneri ha poi presentato il suo ultimo libro Lo straniero indesiderato e il ragazzo del Giambellino. Storie di antifascismi. È stato Gabriele Fontana ad aprire la presentazione elogiandone il merito:« Un libro di storia che racconta storie, ma che permette alla fantasia del lettore di andare oltre», continuando: «È come un romanzo dove non si perde mai il filo del discorso». Borgomaneri racconta le motivazioni che lo hanno spinto a ricercare e scrivere la storia dei due personaggi: Carlo Travaglini e Lamberto Caenazzo. Fu proprio quest’ultimo che, all’Istituto di Sesto San Giovanni, iniziò a ricercare materiale sull’89a brigata: lui, che era stato partigiano del Giambellino, ricordava il suo comandante di distaccamento come un diavolo scatenato: una figura non nota alla storiografia resistenziale. Intellettuale di origine tedesca, espulso dalla Germania dopo essere stato internato in un lager, arrivò a Milano, dove aiutò ebrei e operai fino a quando, costretto ad allontanarsi dal capoluogo, entrò a far parte della brigata lecchese. La testimonianza di Lamberto viene accolta, in un primo momento, con diffidenza, data la scarsa fama della brigata; ma Travaglini, che non ha mai rivendicato nulla nel dopoguerra, aveva conservato tutti i documenti che dimostravano il suo operato; che li abbia tenuti per sé o per le figlie poco importa, sono documenti inediti, ricchi di testimonianze, e ci si interroga sul perché nessuno dei protagonisti della Resistenza ne abbia parlato.
Quello che emerge è una figura scomoda, in grado di rispondere solo alla propria coscienza, che resta ai margini della vita dei partiti politici. Questi protagonisti rappresentano lo spaccato di figure comuni. Finalmente i resistenti acquistano un volto umano: «Tutti i partigiani onesti hanno avuto paura», questo emerge dalle oltre cento di testimonianze raccolte da Borgomaneri. Vivono in modo profondo la loro scelta, anche nei casi in cui la vita partigiana non trova esiti eroici. Quelle che sono state brigate con ruoli minori non vanno dimenticate: sono state costituite da uomini che hanno preso una decisione, che hanno corso rischi ed hanno messo a disposizione la propria vita per qualche cosa di grande. È stata la loro coscienza a determinare le loro scelte, più che il credo politico: non a caso, secondo Borgomaneri, accade che il partigiano diventi comunista durante il periodo della lotta antifascista, mentre l’essere comunista non è un frequente requisito dei partigiani. La ricerca storica, oggi, deve quindi indirizzarsi verso i percorsi che hanno intrapreso queste persone: come la casualità della vita quotidiana si trasformi in scelta, una scelta per il bene di tutti. [Fabio Cani, Barbara Rizzi, ecoinformazioni]

4 aprile/ Bande Nere a Cantù

bande nereAnpi sezione Mariano-Cantù e Arci Virginio Bianchi, con il patrocinio del comune di Cantù, promuovono venerdì 4 aprile alle 21 nel salone convegni di piazza Marconi a Cantù, un incontro con Paolo Berizzi, scrittore di Repubblica ed autore del libro Bande Nere. Dove vivono, chi sono e chi potregge i nuovi nazifascisti [ed. Bompiani, 288p, 17,50 euro]

Stefano in città/ Presentata la ricerca, festeggiato Mario Tonghini

Nella sala Stemmi del Municipio, nel luogo simbolo della comunità civile della città, ma senza alcun paludamento retorico, è stata presentata la ricerca Stefano in città, basata su una serie di interviste con Mario Tonghini, nome di battaglia “Stefano”, appunto.

Tonghini3Una ricerca (qui il PDF dell’opuscolo) che – come ha ricordato in apertura Giuseppe Calzati, presidente dell’Istituto di Storia Contemporanea “Pier Amato Perretta” – si colloca all’interno di un articolato percorso di avvicinamento al 70° anniversario della Liberazione, celebrazione che l’Istituto ha inteso come l’occasione per una generale revisione dei materiali disponibili per la documentazione delle vicende dell’antifascismo e della resistenza, materiali che in molti casi attendono di essere valorizzati e in altri necessitano invece di una profonda revisione critica. Necessità di approfondimento che è stata sottolineata anche nell’intervento di Gerri Caldera, tanto che è stata annunciata una “nuova edizione” della ricerca appena presentata, poiché proprio l’elaborazione di nuovi materiali sollecita ulteriori ricerche e verifiche. Il lavoro ancora da fare è veramente enorme, anche per recuperare tutte quelle memorie in grado di restituire le tante sfaccettature del mondo resistenziale, degli innumerevoli atteggiamenti e aspirazioni, delle diverse pratiche e ideologie, adottate di volta in volta da persone già politicamente formate oppure da giovani che si affacciavano per la prima volta all’azione.

Nel suo intervento il sindaco di Como, Mario Lucini, ha espresso il ringraziamento della comunità nei confronti di Mario Tonghini, e ha anche affettuosamente ricordato l’intervento di Tonghini nella celebrazione del 25 aprile dell’anno scorso, un intervento fuori dell’ufficialità (addirittura non previsto) ma che ha assunto un particolare rilievo proprio come “consegna” della memoria e dell’impegno da una generazione all’altra.

La presentazione della ricerca è stata quindi soprattutto l’occasione – nonostante l’assenza di molta parte del mondo politico comasco, anche di quello che più direttamente si richiama ai valori della Resistenza e del movimento operaio – per festeggiare Mario Tonghini, ultimo comandante partigiano vivente nella nostra zona, interprete dei valori di giustizia, di libertà e di sobrietà per cui ha operato tanto durante la lotta di liberazione, quanto nella sua attività di imprenditore e di consigliere comunale poi.

A questi valori si è richiamato “Stefano” nelle parole che ha pronunciato in chiusura dell’incontro: un omaggio a tutte le persone che hanno sacrificato la propria vita durante la Resistenza, sia combattendo in armi, sia opponendosi da civili al fascismo e subendo quindi la deportazione.

Per le sue alte qualità personali – come ha ricordato Gerri Caldera – l’Istituto di Storia Contemporanea aveva proposto l’anno scorso Mario Tonghini per la benemerenza cittadina dell’“Abbondino”, benemerenza che la commissione comunale ha ritenuto di non concedere, ma che dovrebbe essere riproposta alla prossima edizione proprio come “riconoscimento” istituzionale a una persona come Stefano e ai suoi valori. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

Tonghini

22 marzo / Stefano in città: Resistenza a Como e nel territorio

Tonghini-locandinaSI presenta il 22 marzo alle ore 17 alla Sala Stemmi del Municipio di Como, la ricerca Stefano in città, condotta dall’Istituto di Storia contemporanea Pier Amato Perretta sulle vicende della Resistenza a Como tra 1944 e 1945.

Stefano è il nome di battaglia di Mario Tonghini, nato a Como nel 1923 e attivo nella Resistenza a partire dal novembre 1943. Ultimo comandante partigiano vivente della nostra zona, Tonghini ha ricostruito in una serie di interviste la situazione della città e del territorio durante gli ultimi, drammatici mesi di guerra, fino alla Liberazione, e in particolare delle zone che l’hanno visto protagonista: Como, Cantù, le Grigne. È grazie alla sua testimonianza che per la prima volta è stata ricostruita la mappa di un nutrito numero di recapiti clandestini delle Resistenza utilizzati nella città di Como nel corso del 1944.

La ricerca pubblicata in un opuscolo dall’Istituto di Storia Contemporanea, grazie anche al contributo di Coop Casa Como, viene presentata con la partecipazione dello stesso Mario Tonghini “Stefano”, del sindaco di Como Mario Lucini, del presidente dell’Istituto Giuseppe Calzati e di Gerri Caldera, che ha seguito la realizzazione del lavoro (l’opuscolo). [fc, ecoinformazioni]

Imbrattato il Monumento alla Resistenza europea

monumentoresistenza-bmp[1]L’Anpi comasca denuncia i vandalismi chiedendo un maggiore impegno delle istituzioni.

«Ieri [venerdì 14 marzo], per l’ennesima volta, ignoti hanno imbrattato il Monumento alla Resistenza europea ai giardini a lago a Como – dichiara l’Associazione nazionale partigiani d’Italia di Como –. L’inciviltà che purtroppo dilaga nella nostra società non si ferma nemmeno davanti ad un luogo simbolo del riscatto dei popoli europei contro la barbarie nazifascista».

«Luogo che oggi si trova in uno stato di degrado e di incuria – denunciano gli scriventi –.
La sezione Anpi di Como auspica ed invita ad un maggiore impegno verso la gestione e la valorizzazione a tutela del Monumento alla Resistenza europea, anche ponendo la massima attenzione storica, culturale e artistica da parte dell’Amministrazione comunale, della Provincia e della Regione Lombardia».

«Invitiamo inoltre l’Amministrazione comunale ad attrezzare turisticamente gli spazi circostanti, incentivando le visite culturali – concludono –.
Crediamo profondamente che la città di Como debba riappropriarsi di questo importante monumento alla Memoria, facendone la punta di orgoglio della sua unicità in Europa e nel mondo». [md, ecoinformazioni]

115 milioni di investimenti per A2A

a2a

La Banca europea per gli investimenti ne sosterrà «i piani nel settore del ciclo integrato dei rifiuti e della produzione di energia idroelettrica» nei prossimi 15 anni. A Como arriveranno nuovi mezzi a basso impatto ambientale per la raccolta dei rifiuti.

«Per quanto concerne il ciclo integrato dei rifiuti (Filiera ambiente di A2A) – spiega una nota della multiutility italiana –, gli investimenti oggetto del finanziamento comprendono: interventi sugli impianti di termovalorizzazione dei rifiuti di Brescia e di Milano volti a incrementarne l’efficienza energetica; l’acquisto di mezzi a basso impatto ambientale per la raccolta dei rifiuti nelle aree di Milano, Brescia, Bergamo, Varese e Como [dove opera con la controllata Aprica Spa]; la realizzazione di un nuovo impianto per il recupero del vetro ad Asti». [md, ecoinformazioni]

Ecoinformazioni è un circolo Arci

Anche ecoinformazioni in Pressenza