Antifascismo

28 marzo/ Adolfo Vacchi nella Resistenza

logo_anpi_011Sabato 28 marzo alle 9 presso la sala del consiglio comunale di Veniano, la sezione Anpi di Seprio, il comune di Veniano, l’Istituto di storia contemporanea Perretta e l’Anpi provinciale di Como organizzano in occasione del settantesimo anniversario della Resistenza, un seminario sul ruolo di Adolfo Vacchi (ucciso a Camerlata – Co il 5 settembre 1944) nella Resistenza italiana. Interverranno: Graziano Terzaghi, sindaco di Veniano; Giuseppe De Luca, presidente Anpi di Seprio; Fabio Cani, vice presidente Istituto Perretta. Ingresso libero.

Viaggio per la Memoria

viaggiomemoria19marzo2È partito giovedì 19 marzo da Milano – prima tappa Cracovia –  il Viaggio per la Memoria che ripercorre in treno il viaggio della deportazione nazista e prevede la visita a campi di concentramento e laboratori di approfondimento e confronto sull’esperienza della visita. Il Viaggio è un’iniziativa dei sindacati Cgil e Cisl  con l’alto patronato del presidente della Repubblica alla quale stanno partecipando anche le e gli studenti delle classi seconde di Arte e musica del Liceo Terragni di Olgiate Comasco, accompagnati dai docenti Laura Roncoroni e Vittorio Liberti. Tutte le informazioni sul sito del progetto.

 

Donne resistenti/ Dalla Cuba post rivoluzionaria all’Italia partigiana

cubaDalla Cuba post rivoluzionaria all’Italia partigiana, passando per il Donbass e la linea del fronte curda. Situazioni e tempi molto diverse tra loro, ma accomunate da un dato importantissimo: il decisivo ruolo delle donne. Si è aperta così Donne resistenti, l’incontro organizzato dal circolo comasco di Italia Cuba presso il salone Bertolio di via Lissi, nella giornata di sabato 7 marzo, e ha ha visto tra i suoi ospiti Maria Giovanna Tamburello ed Inna Mashkarova, esponente del comitato Ucraina antifascista di Milano e del gruppo Global rights of peaceful people. Tra il pubblico anche l’assessore Marcello Iantorno e l’ex deputata Rosalba Benzoni.

Le due relatrici hanno quindi affrontato il tema del ruolo della donna in due momenti storici molto precisi, quali la Cuba negli anni successivi alla rivoluzione castrista e l’attuale est Ucraina. Maria Giovanna in particolare ha tratteggiato l’importanza della presenza femminile nel lungo processo di alfabetizzazione delle campagne caraibiche, una “guerra” dura e non meno pericolosa di quella armata, e che ha visto personalità come Vilma Espin in prima linea. La Espin, moglie di Raul Castro ed a cui è intitolato il gruppo cittadino dell’associazione, è stato a lungo presidente dell’organizzazione Donne di Cuba oltre che una figura importantissima nella rivoluzione del ‘59, in prima linea nel processo che ha portato l’isola ad avere un’altissima percentuale di donne laureate, attive nel campo della sanità e dell’insegnamento, oltre che una presenza oggi maggioritaria nel parlamento di L’Avana.

Molto diverse le coordinate geostoriche dell’intervento della Mashkarova, nativa di Sloviansk, a pochi chilometri da quella Donetsk teatro dei più terribili scontri nell’attuale conflitto ucraino. Inna ha infatti parlato della disastrata situazione della sua terra d’origine, stretta tra l’”operazione antiterrorismo” del nuovo governo di Kiev e condizioni di vita sempre più difficili, verso cui i continui sforzi delle diverse associazioni di aiuto e dei comitati sorti anche nel nostro Paese svolgono un ruolo importante nel portare aiuti, nonostante le crescenti difficoltà date da una situazione internazionale estremamente difficile e non semplice. A riprova delle sue parole l’attivista di origine russa ha mostrato al pubblico una serie d’immagini e video dalle principali città del Donbass, vittime negli ultimi tempi di ingenti bombardamenti da parte delle forze regolari del presidente Poroshenko.

Due testimonianze estremamente vivide, a cui ha fatto seguito un contributo scritto della storica dell’istituto Peretta Patrizia Di Giuseppe, assente dall’incontro per motivi di salute, che ha richiamato il ruolo di partigiane come Carla Capponi e Giuliana Gadola Beltrami. A questo ha fatto seguito la proiezione del documentario “Le donne nella resistenza curda”, sugli sforzi del battaglione denominato YPG nel contrastare nel nord Kurdistan l’avanzata dell’Isis, altra ed incredibile prova della forza dell’”altra metà del cielo” in uno dei contesti attuali più drammatici.

Un incontro sentito quindi, alla vigilia della simbolica data dell’8 marzo, “ricordata” dalle mimose lasciate sul banco delle relatrici. Quest’ultime hanno voluto fare in chiusura un augurio per una festa delle donne di pace, vedendo molti dei contesti che hanno descritto, e che possa far valere il suo messaggio originario, visto le perversioni “pop” che ne  hanno caratterizzato gli ultimi anni. [Luca Frosini, ecoinformazioni, foto Italia Cuba Como]

Cerimonia silenziosa per gli scioperi del 1944

Una cerimonia senza parole, solo con l’omaggio commosso alle lapidi che ricordano le persone, uomini e donne, che dopo aver scioperato il 6 marzo 1944 contro la guerra, il regime fascista e l’occupazione nazista, furono deportati in campi di concentramento in Germania e da lì non tornarono.

Una corona di fiori è stata deposta davanti alla lastra marmorea che dal 1954 ricorda, al cimitero monumentale di Como, il sacrificio delle maestranze della Tintoria Comense, mentre la tromba intonava il silenzio d’ordinanza, e poi una sosta, altrettanto commossa, di fronte al monumento che ricorda i partigiani e gli antifascisti caduti nella lotta di Liberazione e, tra gli altri, anche gli operai della Castagna.

Il momento, semplice e appunto senza parole, è stato vissuto intensamente, alla presenza di Ines Figini, unica testimone del gruppo di deportate e deportati ancora in grado di raccontare con la vivezza che le è propria quella tragica esperienza, e di molti rappresentanti delle istituzioni (tra cui Bruno Corda, prefetto, Mario Lucini, sindaco di Como, Silvia Magni, vicesindaca, altri assessori e consiglieri comunali, qualche esponente della Provincia), delle associazioni politiche e culturali antifasciste (tra cui Alessandro Tarpini, segretario della Camera del Lavoro di Como,  responsabili di Anpi, Istituto di Storia Contemporanea, Centro Schiavi di Hitler) e delle associazioni d’arma. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

Alcune immagini della celebrazione.

 

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Una storia spezzata/ Il confine orientale

una storia spezzataComo si è dimostrata capace di offrire orizzonti culturali, su un pezzo di storia “spezzata” come quella del confine orientale, attraverso il dialogo con due storici d’eccezione nella sala della Biblioteca comunale. Contemporaneamente, in una piazza non distante, l’associazione di estrema destra Militia manifestava, mettendo in scena la solita mostra fotografica. La cittadinanza ha così potuto scegliere tra il dialogo della ricerca e il sentimentalismo delle immagini. L’Anpi provinciale di Como e l’Istituto di storia contemporanea “Pier Amato Perretta”, con il patrocinio del Comune di Como, sono stati il motore della conferenza Una storia spezzata. Il confine orientale tra storia, ideologia, memoria e rimozione. Protagonisti del dibattito Giorgio Conetti, professore emerito di Diritto Internazionale all’Università dell’Insubria, co-presidente per la parte italiana della commissione degli storici italo-sloveni per lo studio delle relazioni tra i due paesi; ed Eric Gobetti, ricercatore indipendente, studioso della seconda guerra mondiale e della Jugoslavia nel Novecento. Hanno aperto il pomeriggio Guglielmo Invernizzi, presidente provinciale dell’Anpi, e Giuseppe Calzati, presidente dell’Istituto di storia contemporanea, che hanno inserito il dibattito in un progetto che dura da alcuni anni, come testimoniano i passati incontri con Roberto Spazzali e Alessandra Kersevan. L’obiettivo è quello di fornire materiali su cui riflettere e ragionare con rigore scientifico, escludendo dunque una visione pregiudiziale per un tema delicato e discusso.
Conetti, con grande diplomazia, si è addentrato nel descrivere come i confini, in alcuni casi, portino necessariamente ferite che possono rimanere aperte e irrisolte. Questo è il caso del confine orientale che, a differenza di altri confini, ancora oggi non trova una condivisione dei fatti. Lo testimonia la relazione, di grande valore, della commissione mista italo-slovena, redatta nel 2000 e subito archiviata a seguito delle polemiche suscitate dal suo contenuto. Il Giorno del ricordo, che è stato inserito nel cosiddetto “calendario civile” nel 2004,non parla unicamente dei tragici eventi delle foibe, ma anche dell’esodo: un periodo storico ampio, che va dall’8 settembre del 1943 fino al 1956. Conetti, infatti, ha iniziato la trattazione concentrandosi sulle specificità che l’esodo ha comportato. Ha parlato di una frattura antropologica, che ha significato l’interruzione di un ciclo storico per una popolazione che si è vista costretta ad abbandonare antiche terre. Non è stato un esodo ufficialmente imposto, si parla di esodo volontario, seppur obbligato dalla situazione che si andava creando, soprattutto a causa delle discriminazioni. Questa offerta dell’opzione ha determinato un esodo spontaneo di circa 250.000 persone. La storia dell’esodo ha sicuramente radici ideologiche e l’avversione anti-italiana, manifestatasi con l’allontanamento degli stessi, era molto forte, anche se in ambiente rurale si temeva per la perdita di forza lavoro. Una vicenda da valutare negativamente, perché l’esodo rimane il risultato dell’oppressione di un regime totalitario.
Eric Gobetti, con piglio accademico, ma capace di arrivare a tutti, ha mostrato i cambiamenti che quella striscia di territorio ha subito dall’impero austro-ungarico fino all’assetto definitivo. Una realtà geografica mista, dalla forte impronta localista: infatti, ancora oggi, l’Istria non si considera pienamente Croazia. Le ragioni dell’esodo, oltre che ideologiche, sono di natura economica e politica, ma è da ricordare che non è stata il risultato di un’espulsione per legge, a differenza di quanto avvenuto per i tedeschi, che nella stessa epoca sono stati espulsi dalla Jugoslavia in 500.000. L’esodo sembra essere un fenomeno ricorrente nelle zone di confine, per i paesi che hanno perso la guerra. E l’Italia aveva perso la guerra. Da non dimenticare che è proprio durante la guerra che l’esodo accade, e il contesto serve per comprendere il clima di violenza che era diffuso: una resistenza armata che intreccia conflitti diversi, una guerra civile e una guerra contro i civili, una guerra di resistenza contro gli occupanti. E gli italiani erano coinvolti in tutti questi passaggi. Al termine della guerra, l’amministrazione civile partigiana prende il sopravvento, e iniziano le violenze private e i processi sommari, che causano la morte di centinaia di persone, la maggior parte delle quali fucilate o internate, e in parte minore infoibate.
Le conseguenze della contrapposizione aprioristica si sono palesate durante il dibattito con il pubblico, dove vecchi temi come la marginalità data nei libri di storia alla questione e la faziosità dei documenti ufficiali sono emerse con toni anche aspri. [Barbara Rizzi, ecoinformazioni]

Arci/ Basta spazi pubblici ai neofascisti

arcicomoAnche l’Arci di Como, come altre realtà antifasciste della città, è contro la concessione dello spazio pubblico di via Boldoni sabato 7 febbraio all’associazione di estrema destra Militia. «Non basta più solo monitorare. Como, città messaggera di Pace e sede del Monumento alla Resistenza Europea non può tollerare presenze pubbliche neofasciste in città. Militia ha più volte dimostrato di essere in pieno contrasto con i valori costituzionali dell’antifascismo e dell’antirazzismo. L’Arci di Como chiede alle Istituzioni preposte di non concedere ora e nel futuro spazi pubblici a movimenti di estrema destra.» [Arci Como]

Anpi/ No Militia

Anpi-COPL’Anpi sezione di Como censura la scelta di concedere uno spaio pubblico a Militia: «Sabato 7 febbraio è stata concessa per l’ennesima volta una piazza pubblica di Como (via Boldoni) all’associazione di estrema destra Militia, che sappiamo essere apertamente in contrasto con i  principi costituzionali  dell’antifascismo e antirazzismo. I valori che questa associazione esprime e propaganda sono il culto di Mussolini, il revisionismo storico, l’adorazione verso carnefici nazisti, il pieno disprezzo per il 25 aprile giorno della Liberazione e per i partigiani, lo spregio della convivenza civile e democratica. La città di Como, unica al mondo ad essere sede del Monumento alla Resistenza europea, subirà un’altra volta questo affronto. La legge Mancino 205/93 che condanna e punisce tale propaganda, non verrà nuovamente applicata dalla Istituzioni preposte. Anche in questa occasione, Prefettura e Questura non faranno altro che controllare e vigilare, ma nulla più. E  mentre questi estremisti di destra saranno in via Boldoni con la medesima mostra sulle foibe esposta gli anni scorsi -che tratterebbe questa complessa e dolorosa vicenda senza contestualizzarne storicamente i fatti, facendo quindi solo un’operazione di revisionismo storico-, a qualche centinaio di metri in Biblioteca comunale si terrà una qualificata iniziativa dell’Anpi in collaborazione con l’Istituto di storia contemporanea proprio sul tema del tormentato confine orientale italiano, con la presenza di emeriti ricercatori e docenti di storia e con il patrocinio del Comune di Como. Dall’Amministrazione comunale ci obiettano che questi movimenti di estrema destra ottengono gli spazi pubblici in quanto i regolamenti vigenti non lo vietano. Ma allora ci domandiamo e domandiamo: perché non si cambiano queste regole al fine di evitare che ciò accada? Nella fattispecie, chiediamo con forza  a questa Amministrazione comunale di farsi portatrice di tale modifica, in modo che i soggetti che non si riconoscono nei principi costituzionali dell’antifascismo e dell’antirazzismo non possano più ottenere in futuro spazi e luoghi pubblici».[Anpi Como Perugino Perugini]

Sel/ Vietare la manifestazione di Militia

nazicestinoSinistra ecologia libertà  chiede al prefetto e al sindaco di Como di vietare la manifestazione di Militia del 7 febbraio. Per Sel «Militia mette in contrapposizione il giorno del ricordo con la giornata della memoria della Shoah, incita alla violenza e alla discriminazione razziale, etnica, religiosa e nazionale, propaganda valori nazifascisti che la legge Mancino 205/93 condanna e punisce». Leggi la lettera.

«Egr. sig. prefetto dott. Bruno Corda

Egr. sig. sindaco dott. Mario Lucini

 Apprendiamo dal sito dell’associazione culturale Militia di Como che sabato 7 febbraio questa organizzazione neofascista organizzerà un gazebo con una mostra sulle foibe in via Boldoni a Como. Chiediamo al sig. Prefetto e al sig. Sindaco con quale motivazione e’ stato concesso uno spazio pubblico ad una forza che, in più occasioni, ha mostrato la propria matrice neofascista. Il giorno del ricordo delle foibe e’ un momento importante per non scordare i tragici eventi che costrinsero centinaia di migliaia di italiani abitanti dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia a lasciare e loro case. Gli storici si stanno interrogando e stanno studiando quei fatti tragici per trasformarli in memoria collettiva condivisa. Militia mette in contrapposizione il giorno del ricordo con la giornata della memoria della Shoah, incita alla violenza e alla discriminazione razziale, etnica, religiosa e nazionale, propaganda valori nazifascisti che la legge Mancino 205/93 condanna e punisce. Chiediamo quindi a codeste istituzioni di vietare la manifestazione pubblica di Militia. Cordiali saluti». [Marco Lorenzini, coordinatore della Federazione provinciale di Sel]

Il Prc comasco solidale con l’Uds di Milano

prcCon un comunicato stampa, il Prc comasco ed i Gc di Como, esprimo solidarietà all’Uds di Milano, dopo il grave attacco sferrato da militanti di estrema destra ai danni di uno studente milanese lo scorso 30 gennaio. Lo studente si era rifiutato di prendere uno dei volantini che i militanti di Lotta studentesca (organizzazione di destra vicina a Forza Nuova) stavano distribuendo fuori dall’Istituto scolastico Da Vinci e per questo è stato bloccato e picchiato ferocemente.

«Il pestaggio di un militante dell’Uds a Milano ad opera di individui appartenenti alla realtà di Lotta Studentesca, costola giovanile dell’organizzazione neofascista Forza Nuova è un atto gravissimo che condanniamo. L’estrema destra ha dimostrato ancora una volta la sua natura violenta al servizio dei poteri forti, selvaggiamente scaricata contro gli studenti che reclamano più diritti e più qualità nella nostra scuola.
Speriamo vivamente che le autorità competenti facciano tutte le indagini del caso, arrivando a far sì che i colpevoli paghino e che i media riportino l’accaduto dandogli il rilievo che merita. Quando non si indaga la violenza quotidiana a cui gli antifascisti sono sottoposti nell’indifferenza generale, il risultato è nostro malgrado l’impunità in cui questi gruppi operano ormai da troppo tempo. Il Partito della Rifondazione Comunista di Como ed i Giovani Comunisti di Como esprimono massima solidarietà alle compagne ed ai compagni dell’Uds e condannano fermamente e senza indugio questo genere di rappresaglie.» [Prc Como e Gc Como]

Giornata della Memoria 2015 a Como

Il comitato logo_anpi_011provinciale Anpi di Como, con il patrocinio del Comune di Como, in occasione della Giornata della Memoria, invita a partecipare sabato 24 gennaio alle 15, presso la Biblioteca Comunale di Como, in piazzetta Venosto Lucati alla conferenza Il contributo alla Resistenza Europea dei giovani della Rosa Bianca, del teologo Dietrich Bonhoeffer e del pastore Carlo Lupo. Conversazione a cura di Andreas Köhn pastore della chiesa Valdese di Como. Introdurrà l’iniziativa Renzo Pigni vice presidente del comitato provinciale di Como dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia.

L’intenzione dell’iniziativa del 24 gennaio è quella di ricordare alcune figure significative per il loro contributo alla resistenza europea.
Nel 2015 ricorre il 70° anniversario della Liberazione e della fine della seconda guerra mondiale, così come quello della morte del teologo luterano  Dietrich Bonhoeffer, giustiziato nell’aprile 1945 per la sua partecipazione alla cospirazione animata dall’ammiraglio Canaris, il cui gruppo aveva tentato invano di uccidere Hitler. Da parte sua, il gruppo di resistenza “La Rosa Bianca”, formato da giovani studenti all’università di Monaco di Baviera, aveva messo in circolazione, tra il 1942 e il 1943, una serie di volantini in cui si esortava il popolo tedesco ad opporsi al regime nazista e di liberarsi dal tiranno. Testimone dell’impegno contro fascismo e nazismo è, a Comom il pastore valdese Carlo Lupo, che aveva assunto durante il suo ministero pastorale una chiara posizione antifascista.
Nell’ambito dell’iniziativa di sabto, la sezione Anpi di Como sarà presente con un banchetto informativo, ricco di materiale di approfondimento, libri, gadget e  le magliette realizzate per il 70° della Liberazione. Sarà inoltre possibile rinnovare l’iscrizione all’Associazione.

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