arte

La Jungla/ Mostra allo Spazio Gloria

Jungla-1 (2)E’ stata inaugurata sabato 27 febbraio allo Spazio Gloria di Arci Xanadù a Como la mostra Jungla dell’artista Jaime Poblete; il campo profughi di Calais come spunto cromatico per un esercizio pittorico.

L’esuberanza dei corpi, il fango e le voci; terra di nessuno, fine del gioco, ultima pagina di un diario: il luogo della sospensione, deserto dell’agglomerazione, detritus, rumori che fanno eco a Babele; sovrapposizione di gesti, tende e transiti, la pittura ritaglia per sé l’immagini della precarietà, le riduce in sillabe, per tentare di scrivere, anche se lontana, ignorante, indolente; una metafora, un verso astratto, un canto alla policromia impudica che mette in gioco l’equilibrata composizione del paesaggio europeo.

Jaime Poblete è nato a Santiago del Cile ma vive e lavora a Erba. Il suo percorso formativo, tra Cile e Spagna, si snoda tra scenografia, teoria dell’arte e pittura. La sua poetica pittorica è principalmente gestuale; le tematiche affrontate parlano d’identità, nello scenario delle interconnessioni tra lo spazio individuale e quello territoriale. In parallelo alla pittura, il suo lavoro comprende la litografia, l’incisione e la performance come linguaggio corporale. Ha esposto il suo lavoro in mostre collettive in Cile, Spagna e Italia. Sue opere si trovano in diverse collezioni private in Cile, Spagna, Stati Uniti e Italia.

La mostra è visitabile negli orari di apertura dello Spazio Gloria fino al 13 marzo.

Info www.spaziogloria.it www.jaime-poblete.com

Al m.a.x. museo di Chiasso le immagini di città

Nell’ambito della nuova stagione espositiva, quest’anno dedicata al tema della memoria, il m.a.x. museo di Chiasso propone la mostra Imago Urbis, ovvero La memoria del luogo attraverso la cartografia dal Rinascimento al Romanticismo.

A dispetto del sottotitolo, che vorrebbe indirizzare a un approccio in qualche modo specialistico, si tratta di una mostra “generalista”, che non si limita affatto alla cartografia ma spazia su tutti i modelli della raffigurazione urbana, sia per quel che riguarda le tecniche di produzione (xilografia, calcografia, litografia), che per quello che attiene alle destinazioni (scientifiche, militari, celebrative, turistiche…), ma anche per quel che riguarda gli oggetti di interesse (dall’area ticinese e comasca, a quella svizzera in generale, ai grandi centri italiani: Venezia, Firenze, Roma, Napoli). In mostra anche un mappamondo celeste e un paio di strumenti utilizzati per la rilevazione delle misure indispensabili alla redazione delle carte, tra cui la tavoletta pretoriana, grande protagonista della precisa verifica del territorio lombardo per la redazione del catasto cosiddetto “teresiano”.

Tale ampiezza di orizzonte permette di infilare una serie di pezzi di grande valore e di certa curiosità. Se la grande veduta “a volo d’uccello” di Venezia, edita da Iacopo de Barbari nel 1500, composta di sei grandi fogli (in questo caso eccezionalmente affiancati da una delle matrici xilografiche) è un capolavoro riconosciuto e ripetutamente citato e riprodotto (ma vederlo da vicino, nelle sue dimensioni eccezionali, è un’esperienza irriproducibile), altre carte sono delle autentiche sorprese; tra le tante, quelle provenienti dalle raccolte borboniche, e ricomposte a suggerire la sala delle carte geografiche che non mancava mai in una dimora di una certa importanza (se ne ritrovano a iosa anche negli antichi inventari comaschi), affiancano alle grandi città d’Europa e del mondo i rilievi delle isole “napoletane” del Tirreno, oggetto di raffinate opere grafiche (una carta planimetrica di Procida appare quasi come un quadro d’arte).

Nell’ultima parte, dedicata all’Ottocento, a far la parte del leone sono soprattutto le vedute, genere che, in concomitanza con il progressivo affermarsi della cultura turistica, conobbe una diffusione enorme di tutta Europa e che ebbe nella regione dei laghi prealpini uno degli oggetti privilegiati d’interesse.

Ma non si deve dimenticare che in questo passaggio epocale, l’identità di oggetti raffigurati (le città) nasconde un cambio di paradigma fondamentale, che dall’oggettività della rilevazione e della misurazione conduce alla soggettività della raffigurazione artistica. Così come non si deve dimenticare neppure che molto spesso queste opere più che ausili della memoria ambivano a diventarne dei veri e propri sostituti, proponendo il viaggio con la fantasia al posto di quello, assai più costoso, con i mezzi di comunicazione.

Oggi, in un certo senso, possiamo adottare la stessa strategia per viaggiare non nello spazio ma nel tempo, cercando di immaginare cosa due o tre o quattro secoli fa il pubblico si sforzasse di vedere in quei ritratti di città, e – reciprocamente – cosa si sforzassero di far loro vedere i produttori di queste immagini. Da questo punto vista, e l’espressione è perfettamente pertinente, la mostra di Chiasso fornisce una grande quantità di spunti e di riflessioni, con l’esposizione di una notevole serie di esempi.

In occasione dell’inaugurazione, domenica 28 febbraio a partire dalle 16, ci sarà la possibilità di ascoltare una conferenza del professor Cesare De Seta, curatore della mostra assieme alla direttrice del museo Nicoletta Ossanna Cavadini, presso il foyer del teatro di Chiasso, vicinissimo al m.a.x. museo, alle ore 18.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

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Un mappamondo celeste.

 

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La grande veduta a volo d’uccello di Venezia 1500.

 

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La tavoletta pretoriana.

Le fotografie di Rodčenko al LAC di Lugano

Il nuovo centro LAC – Lugano Arte Cultura, superata la fase di avviamento con la grande eco dell’inaugurazione, presenta la seconda serie di mostre, mentre è ormai avviata la stagione concertistica e teatrale con nomi di grande risonanza.

Nel grande edificio affacciato sul lago, nell’arco dell’ultimo mese sono state inaugurate tre mostre. Quella che si annuncia di maggiore richiamo è dedicata ad Aleksandr Rodčenko, figura centrale dell’avanguardia sovietica della prima metà del Novecento e grande innovatore del linguaggio fotografico. Alcune immagini da lui prodotte, in effetti, si sono stabilmente insediate nell’immaginario di successive generazioni: il ritratto ravvicinato della madre con gli occhiali, per esempio, o le vedute da sotto in su della scala antincendio. “Costruttivista” dell’immagine per antonomasia, Rodčenko è in realtà molto di più, e il merito della mostra luganese che presenta un’ampia selezione di materiali provenienti dalla Casa della Fotografia di Mosca (con la più vasta raccolta al mondo di immagini dell’autore), è proprio quello di non fermarsi all’ovvio e di presentare le molte sfaccettature di questa variegata personalità, compreso il tormentato rapporto con il potere sovietico, rapidamente passato dagli slanci rivoluzionari alla chiusure dell’era staliniana.

Se le prospettive insistite dal basso verso l’alto (a volte provocatoriamente rovesciate, per sovvertire la logica della visione banale), i tagli diagonali, le inquadrature che “sfondano” i margini del quadro sono il contributo più conosciuto di Rodčenko alla sintassi moderna dell’immagine, ci sono anche delicate e sognanti riprese del teatro e del circo, realistiche documentazioni del duro lavoro (per esempio, nella magistrale serie dedicata alla costruzione dell’imponente canale dal Mar Bianco al Mar Baltico, grande realizzazione del primo piano quinquennale sovietico), ritratti diversificati nell’approccio (da quelli famosissimi di Vladimir Majakovskij e Lilja Brik, a quelli meno noti di altri scrittori e attrici).

Ancora più interessante è la presentazione dell’“uso” delle fotografie da parte di Rodčenko, che fu, oltre che fotografo e pittore, anche grafico. Si capisce così che molte immagini trovano nel loro obiettivo comunicativo finale la loro ragion d’essere, e che il fotografo componeva molto spesso l’inquadratura giù pensando alla “gabbia” dell’impaginazione finale. È abbastanza facile, del resto, mentre si guarda a questi bozzetti d’epoca, capire quanto della grafica attuale, anche di quella digitale, dipenda da questi generosi esperimenti fatti con forbice e colla.

La mostra, allestita al primo piano del LAC con una disposizione radicalmente diversa degli spazi rispetto a quanto già visto, presenta un ventaglio di materiali talmente ampio che chiunque può trovare motivi di interesse e riflessione. Si conclude davanti alla vetrata che esibisce il panorama del Ceresio: qui sono collocate le tre Sculture spaziali, esempio di una diversa ricerca artistica condotta parallelamente a quella fotografica. Certo, non è l’Uomo che cammina di Giacometti della precedente esposizione, ma l’effetto è comunque grandioso.

Ma al LAC, come si diceva, c’è di più. Godibilissima è la mostra di Markus Raetz (allestita al secondo piano), che gioca con i meccanismi della percezione e del linguaggio artistico. Nel continuo passaggio dai giochi ai concetti, le molte opere sono una specie di riassunto di un possibile percorso alla scoperta dell’arte. Di inarrivabile raffinatezza le sculture “ambigue” che invitano alla decodifica del significato in forme che appaiono a prima vista prive di senso.

Da non dimenticare anche l’apertura della prima parte delle collezioni permanenti, ospitate al piano -2. Di grande interesse è non solo la scelta di presentare porzioni delle collezioni attraverso l’elaborazione di percorsi tematici intorno ad alcune “parole” centrali per l’elaborazione artistica (per questa prima tranche: archetipo, natura, ritratto, linguaggio), ma anche quella di focalizzare l’attenzione sulla contemporaneità, ovvero sul valore attuale di queste opere. Incontrare i dipinti di John Constable (uno dei capisaldi della pittura di paesaggio inglese dell’Ottocento) e di Paul Klee (uno dei vertici delle avanguardie storiche del Novecento) accanto alla scultura di Pietro Consagra e alla faotografia di Balthasar Burkhard aggiunge senso a ciascuno di essi. Alcune delle opere più recenti, poi, sono di tale fascino che meritano di sicuro il viaggio (per quel che mi riguarda Tony Cragg e Lucio Fontana su tutti).

Il LAC, quindi, conferma l’ampiezza della sua offerta e ribadisce, nei fatti, la centralità della scelta culturale per la città di Lugano.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

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Scale, fotografia di Aleksandr Rodčenko.

 

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L’allestimento della mostra di Rodčenko.

 

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Le Sculture spaziali sospese di Rodčenko.

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L’opera di Markus Raetz esposta nella collezione permamente.

 

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L’opera di Tony Cragg presentata nella collezione permanente al piano -2

Il punto del punto di domanda

punto del punto di domandaEsposizione di Pierluigi Ratti e Angelo Tagliabue, a cura di Roberto Borghi e Ilona Biondi, venerdì 12 febbraio alle 17 conversazione fra gli artisti, Borghi e Angelo Monti allo Yacht Club di Como, in viale Puecher 8, alle 18.30 inaugurazione a The Art Company in via Borgovico 163 a Como, aperta fino al 5 marzo a The Art Company (da martedì a sabato dalle 15.30 alle 18.30) e fino al 29 febbraio allo Yacht Club (da mercoledì a domenica dalle 10 alle 22).

Umana natura

gianluca chiodiEsposizione di Gianluca Chiodi, inaugurazione sabato 13 febbraio alle 18 alla Mag in via Vitani 31 a Como, aperta da martedì a sabato dalle 10.30 alle 13 e dalle 15 alle 19.30 fino al 5 marzo.

 

«Come ogni anno, la galleria Mag presenta un artista che ha fatto della fotografia il suo strumento di espressione – spiega la presentazione –, e in questa occasione, le luci si sono accese sul riflessivo Gianluca Chiodi che in anteprima presenta la serie inedita Orbite nonché due recenti progetti dal titolo Risvegli_100% biodegradabile ed Hot Skin sviluppati negli ultimi due anni».

Per informazioni Internet www.magcomo.it. [md, ecoinformazioni]

Artigiani della pietra

artigiani della pietraMostra di Sergio Casalbore, Bruno Luzzani e Stefano Ceresa a San Pietro in Atrio in via Odescalchi a Como, aperta da lunedì a domenica dalle 13 alle 19
fino al 28 febbraio.

 

«La mostra viene concepita come un momento di incontro basato sullo scambio e sul dialogo tra tre diverse discipline messe a confronto: la pittura, la scultura e l’architettura – spiegano gli organizzatori –.
L’elemento che le accomuna è la pietra moltrasina, materiale estratto dal territorio comasco e in particolare dalla cava di Faggeto Lario.
In questi differenti percorsi di ricerca ritroviamo una poetica comune, un atteggiamento che s’ispira e affonda le proprie radici nella tradizione artigiana.
Il connubio dei tre “artigiani della pietra” ha portato a una riflessione e a un confronto fra le differenti discipline che trova la sua concretezza attraverso l’elaborazione della mostra e la realizzazione del catalogo».

Per informazioni 
Sergio Casalbore,
 Bruno Luzzani,
 Stefano Ceresa. [md, ecoinformazioni]

60 anni di pittura

albonicoMostra di Serafino Albonico alla Banca nazionale del lavoro, in piazza Cavour a Como e nella sede di Ponte Chiasso in via Catenazzi 3/D, aperta da lunedì a venerdì dalle 8.30 alle 13 e dalle 14 alle 16 fino al 4 marzo (e dal 15 al 29 febbraio anche all’Ufficio informazioni turistiche di piazza Cavour), organizzata con il Circolo cultura e arte.

6 febbraio/ Street Art all’Informagiovani

mostra spazio giovaniSabato 6 febbraio alle 15.30, inaugurazione della mostra di Street art and Graffiti all’Informagiovani con performance e aperitivo analcolico. La mostra, è parte del progetto Well Wall, improntato sulla legalità, la cittadinanza e l’arte di strada. L’organizzazione è curata dello Spazio giovani la Pineta, che promuove corsi educativi sia per aggregare i giovani sia per promuovere il protagonismo giovanile. Lo spazio è gestito dalla cooperativa Lotta contro l’emarginazione che cura anche le attività del Centro di aggregazione giovanile del quartiere di Rebbio e l’apertura speciale dell’Informagiovani di via Vittorio Emanuele 98, il martedì dalle 15 alle 18. Negli orari di apertura del servizio la mostra sarà visitabile fino al 27 febbraio.

 

 

 

Arte&Arte: un nuovo spazio artistico a Como

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Grande concorso di pubblico, nella serata di venerdì 22 gennaio 2016, per l’inaugurazione del nuovo spazio di Arte&Arte in via Piadeni 5 a Como. L’associazione culturale Arte&Arte, ufficialmente fondata a Como nel 1994, che organizza da ancora più anni la fortunata rassegna Miniartextil, mette a disposizione della città un nuovo ambiente che si propone di accogliere tutti i tipi di arte.

Ovviamente, data la grande esperienza accumulata negli anni, la prima “uscita” pubblica è dedicata a opere che in si ricollegano a Miniartextil: venerdì è stata infatti inaugurata la personale dell’artista tedesco Jens J. Meyer, già protagonista all’edizione 2008-2009 della mostra di fiber art internazionale contemporanea. Al centro dell’ampio salone della “galleria” campeggia infatti un’opera appositamente realizzata per Como; all’opera è dedicato il primo dei Quaderni di Arte&Arte («Non un catalogo, non un libro – tengono a precisare gli organizzatori -, ma un quaderno: una scelta precisa che rimanda a note, disegni, frasi e spunti di riflessione; come un carnet de voyage che, con immagini e parole, racconta e ferma nel tempo un’opera d’arte contemporanea spesso effimera»).

L’opera, il cui apprezzamento è stato un po’ sacrificato dalla molta gente accorsa all’inaugurazione, sarà visibile fino al 13 marzo prossimo, accompagnata da una fitta serie di occasioni culturali: concerti e spettacoli. Ad Arte&Arte ci si può associare e in questo modo guadagnare anche ingressi ridotti agli spettacoli.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

Textilities… and Roses too

tn754_AS2327_B_web.jpg_1679024220Una mostra collettiva, curata da Rike Frank in dialogo con Florian Pumhösl e Gregorio Magnani, per i 30 anni della Fondazione Antonio Ratti e il suo promotore aperta, da martedì a domenica dalle 14.30 alle 17.30 (aperture speciali su richiesta 031.3384976), fino al 17 aprile a Villa Sucota a Como.

 

«I tessuti sono “astrazioni sensuali” che riunendo in se proprietà tattili e visive, incarnano gli sviluppi estetici, sociali ed economici della Storia. Se, tecnicamente, sono costituiti da una struttura binaria (l’intersezione dei fili), le loro caratteristiche (qualità attraenti e analitiche) derivano da complessi transfer non lineari, visivi e materiali, attraverso il tempo e lo spazio. Antonio Ratti raccolse tessuti, disegni e libri campionario come oggetti di studio e modelli da copiare, reinterpretare e riprodurre – si legge nella presentazione –. Avvicinandosi ai tessuti mediante la “lente” della microstoria – concetto sviluppato negli anni ‘70 da un gruppo di storici italiani come strumento analitico per sondare l’oggetto (materiale ed immateriale) – la mostra riflette sul tema della riproduzione, appropriandosi di una metodologia che sposta il suo obbiettivo dalla ricerca di risposte alla scoperta di risultati inaspettati, al fine di sovvertire le gerarchie costituite. 
L’idea di Carlo Ginzburg – secondo cui la ricerca “non consiste nel culto del frammento, ma nelle domande che ci poniamo” – apre una serie relazioni tra l’arte e i tessuti, introducendo la condizione critica della “tessilità”, che ha viaggiato attraverso diverse texture del fare e del pensare, continenti, modalità produttive e media (le tecnologie e le mani)».

«In una costellazione di opere d’arte, tessuti, campioni e libri campionario si inserisce un nuovo display espositivo, messo a punto da Florian Pumhösl in collaborazione con Walter Kräutler. Tutti questi elementi insieme scompongono una “tessilità” mediante processi di riproduzione e trasfert, usando tessitura, film, fotografia, materiale d’archivio e strategie espositive come strumenti analitici. Una seconda narrativa collega concettualmente diversi spazi: il Museo, con i suoi esterni, un parco pubblico, così come con l’archivio digitale del Metropolitan Museum di New York; nel 1995 Antonio Ratti finanziò la creazione del Textile Center e della Reference Library del Metropolitan, centro che ad oggi porta il suo nome – prosegue lo scritto –. Il titolo della mostra si riferisce allo sciopero degli operai tessili della ditta Lawrence (Massachusetts, 1912) dove furono soprattutto le donne italiane – che lavoravano nell’industria tessile statunitense insieme ad altre immigrate europee, canadesi, siriane e turche – a plasmare la politicizzazione della cultura dei lavoratori su scala sovranazionale». [md, ecoinformazioni]

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