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Arte&Arte: un nuovo spazio artistico a Como

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Grande concorso di pubblico, nella serata di venerdì 22 gennaio 2016, per l’inaugurazione del nuovo spazio di Arte&Arte in via Piadeni 5 a Como. L’associazione culturale Arte&Arte, ufficialmente fondata a Como nel 1994, che organizza da ancora più anni la fortunata rassegna Miniartextil, mette a disposizione della città un nuovo ambiente che si propone di accogliere tutti i tipi di arte.

Ovviamente, data la grande esperienza accumulata negli anni, la prima “uscita” pubblica è dedicata a opere che in si ricollegano a Miniartextil: venerdì è stata infatti inaugurata la personale dell’artista tedesco Jens J. Meyer, già protagonista all’edizione 2008-2009 della mostra di fiber art internazionale contemporanea. Al centro dell’ampio salone della “galleria” campeggia infatti un’opera appositamente realizzata per Como; all’opera è dedicato il primo dei Quaderni di Arte&Arte («Non un catalogo, non un libro – tengono a precisare gli organizzatori -, ma un quaderno: una scelta precisa che rimanda a note, disegni, frasi e spunti di riflessione; come un carnet de voyage che, con immagini e parole, racconta e ferma nel tempo un’opera d’arte contemporanea spesso effimera»).

L’opera, il cui apprezzamento è stato un po’ sacrificato dalla molta gente accorsa all’inaugurazione, sarà visibile fino al 13 marzo prossimo, accompagnata da una fitta serie di occasioni culturali: concerti e spettacoli. Ad Arte&Arte ci si può associare e in questo modo guadagnare anche ingressi ridotti agli spettacoli.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

Textilities… and Roses too

tn754_AS2327_B_web.jpg_1679024220Una mostra collettiva, curata da Rike Frank in dialogo con Florian Pumhösl e Gregorio Magnani, per i 30 anni della Fondazione Antonio Ratti e il suo promotore aperta, da martedì a domenica dalle 14.30 alle 17.30 (aperture speciali su richiesta 031.3384976), fino al 17 aprile a Villa Sucota a Como.

 

«I tessuti sono “astrazioni sensuali” che riunendo in se proprietà tattili e visive, incarnano gli sviluppi estetici, sociali ed economici della Storia. Se, tecnicamente, sono costituiti da una struttura binaria (l’intersezione dei fili), le loro caratteristiche (qualità attraenti e analitiche) derivano da complessi transfer non lineari, visivi e materiali, attraverso il tempo e lo spazio. Antonio Ratti raccolse tessuti, disegni e libri campionario come oggetti di studio e modelli da copiare, reinterpretare e riprodurre – si legge nella presentazione –. Avvicinandosi ai tessuti mediante la “lente” della microstoria – concetto sviluppato negli anni ‘70 da un gruppo di storici italiani come strumento analitico per sondare l’oggetto (materiale ed immateriale) – la mostra riflette sul tema della riproduzione, appropriandosi di una metodologia che sposta il suo obbiettivo dalla ricerca di risposte alla scoperta di risultati inaspettati, al fine di sovvertire le gerarchie costituite. 
L’idea di Carlo Ginzburg – secondo cui la ricerca “non consiste nel culto del frammento, ma nelle domande che ci poniamo” – apre una serie relazioni tra l’arte e i tessuti, introducendo la condizione critica della “tessilità”, che ha viaggiato attraverso diverse texture del fare e del pensare, continenti, modalità produttive e media (le tecnologie e le mani)».

«In una costellazione di opere d’arte, tessuti, campioni e libri campionario si inserisce un nuovo display espositivo, messo a punto da Florian Pumhösl in collaborazione con Walter Kräutler. Tutti questi elementi insieme scompongono una “tessilità” mediante processi di riproduzione e trasfert, usando tessitura, film, fotografia, materiale d’archivio e strategie espositive come strumenti analitici. Una seconda narrativa collega concettualmente diversi spazi: il Museo, con i suoi esterni, un parco pubblico, così come con l’archivio digitale del Metropolitan Museum di New York; nel 1995 Antonio Ratti finanziò la creazione del Textile Center e della Reference Library del Metropolitan, centro che ad oggi porta il suo nome – prosegue lo scritto –. Il titolo della mostra si riferisce allo sciopero degli operai tessili della ditta Lawrence (Massachusetts, 1912) dove furono soprattutto le donne italiane – che lavoravano nell’industria tessile statunitense insieme ad altre immigrate europee, canadesi, siriane e turche – a plasmare la politicizzazione della cultura dei lavoratori su scala sovranazionale». [md, ecoinformazioni]

E voleva le ali ai piedi

alice marinoniMostra di Alice Marinoni alla Galleria Mosaico in via in via Bossi 32 a Chiasso, aperta fino al 6 febbraio, da martedì a sabato dalle 15 alle 18 e su appuntamento (tel. 0041.794468309), domenica, lunedì e festivi chiuso.

 

L’esposizione: «Riprende in parte, con varianti e aggiunte, l’importante personale tenutasi due anni fa al ContemporArt Ospitale d’Arte di Villa Piaggio, Genova, a cura di Marco Ercolani. Il suggestivo titolo deriva da un rito, da un’ossessione quotidiana che Alice Marinoni ripete ogni mattina: appena alzata, raccoglie diverse sue paia di scarpe, le porta nei diversi locali della casa di Obino, da un piano all’altro, per poi riporle nella sua camera, da dove le aveva prese. Lo stesso fa con i suoi capi d’abbigliamento. Cosa significhi questo rituale è difficile dire».

«Da questa ossessione comunque nascono disegni colorati, dipinti perlopiù su carta, che rappresentano scarpe di ogni tipo, dall’infradito allo stivale; e capi di biancheria, anch’essi colorati, a fiorellini, graziosi e allegri – spiega la presentazione –. È il modo che Alice, sorda profonda fin dalla nascita e quindi incapace anche di parlare, ha scelto per comunicare, stimolata dalla costante, attenta presenza della madre, la pittrice Mirella Marini, cui si deve il miracolo di aver fatto uscire cosi la figlia dal suo isolato silenzio e di averle permesso di rivelare le sue straordinarie doti». [md, ecoinformazioni]

22-23 gennaio/ Inaugurazione Spazio Arte&Arte

inaugurazione arte&arte«Un luogo dove la cultura possa trovare modo di esprimersi a 360 gradi», apertura venerdì 22 gennaio alle 18 in via Piadeni 5 a Como, con una mostra di Sarà Jens J. Meyer, già ospite dell’edizione 2009 de Miniartextil Cosmo / E lucean le stelle. Sabato 23 gennaio alle 15, I sogni fan luce, spettacolo teatrale per bambini dai 7 agli 11 anni, scritto da Francesca Marchegiano con Elena Gaffuri, attrice e traduttrice, in collaborazione con Coop AttivaMente, «un percorso per riscoprire insieme l’importanza dei sogni e il coraggio per seguirli»; alle 18, Sweet Dreams, video musicale per la rassegna I Dreaming a cura di Marco Pepe e Lake Como Film Festival; alle 21, concerto di chitarra con Diego Autelitano.

XXCO – Un quartiere popolare a Como – 001

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Ingiustamente poco indagata, la tipologia delle “case popolari”, o anche delle “residenze operaie”, ha dato un grande contributo al panorama contemporaneo di Como e della provincia.

Tra gli innumerevoli esempi presenti sul territorio, abbiamo scelto per iniziare uno dei più precoci, e certo uno di quelli con una più alta consapevolezza di sé e sella sua importanza politica; altri ne seguiranno, anche fuori.

Fabio Cani

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On line nel  blog di ecoinformazioni dedicato all’iniziativa, giorno dopo giorno  tutte le schede di XXCO.

XXCO – L’architettura del XX secolo in provincia di Como – 000

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Introduzione

Nell’ormai lontano 2007 le amiche dell’Università popolare di Auser mi chiesero il tema per un nuovo corso da tenere per le associate e gli associati. Avventatamente e quasi provocatoriamente, dato il carattere assolutamente non specialistico di quel pubblico, proposi tre incontri sull’architettura contemporanea in provincia di Como e un titolo – che una di loro definì in seguito una sciarada -: 100XXCO, ovvero 100 edifici per il XX secolo in provincia di Como. Allora lo sforzo, per me abbastanza divertente, fu quello di riuscire a stare dentro quel numero 100, assomigliando il gioco sempre di più a quello “della torre”, dove si deve decidere chi tenere su e chi buttare giù. Dopo di allora, quel numero è progressivamente cresciuto e oggi ripropongo il gioco adattandolo alla lunga distanza: un intero anno – 366 giorni (il 2016 è bisestile!) – un edificio al giorno.
Oltre a questa, le regole sono poche:
– le schede sono di grandezza modulare (1, 2 o 4 paginette) e basate su uno schema uguale per tutte
– le schede sono presentate in ordine assolutamente sparso, senza ordine di data, di autore, di tipologia o di chissà che altro (ci sarà tempo, semmai, alla fine, di riproporle in insiemi organizzati e metodologicamente avvertiti…)
– le schede sono quasi esclusivamente dedicate a edifici esistenti e visibili (e, nel migliore dei casi, parzialmente visitabili); sono esclusi i progetti; costituiscono invece eccezione alcuni edifici demoliti (e comunque documentati), il cui ruolo nel Novecento architettonico comasco è troppo importante per essere messo da parte (ma sono comunque poche eccezioni, che staranno sulle dita di due mani, forse una sola)
– le schede sono relative a edifici localizzati nel territorio della (già) provincia di Como; sono quindi esclusi gli edifici del Lecchese e della Brianza (e, a maggior ragione, del Cantone Ticino), anche se è data per scontata l’osmosi culturale fra tutte queste aree
– infine, le schede sono relative a costruzioni “praticabili”, cioè ne sono escluse i monumenti (anche quelli funebri) salvo qualche rarissima eccezione motivata, e “complete”, cioè ne sono escluse le parti non autosufficienti di organismi più ampi.
Si intende che, come tutte le regole, anche queste sono discutibili, ma – una volta dichiarate – sono date per assodate.
Così come sarà discutibile, ma inevitabile, la scelta, per quanto ampia e indirizzata – poteva essere altrimenti? – a dar conto della complessità di questa storia.

Si comincia con la scheda “numero zero”.
Il perché dovrebbe essere evidente: è l’unica fuori del XX secolo, ma è imprescindibilmente alla sua origine.
Per una volta in controtendenza rispetto al mondo, e non in ritardo bensì in anticipo, il Novecento comasco, lungi dall’essere un “secolo breve”, cominciò prima: nel 1899, con l’Esposizione Voltiana dedicata a uno degli “eroi fondatori” della modernità.
Da qui prendiamo le mosse per questa labirintica escursione sul e nel territorio. Ed è l’unica cosa al suo posto (comunque scomparsa!).

(I ringraziamenti, esageratamente numerosi, e i riferimenti – anche bibliografici – saranno esplicitati solo alla fine; tra un anno esatto.)

Fabio Cani

Vai alla  scheda 000.

On line nel  blog di ecoinformazioni dedicato all’iniziativa (attivo dal 2 gennaio), giorno dopo giorno  tutte le schede di XXCO

 

18 dicembre/ Mostra Bnl per Telethon di Fabrizio Musa

mariobotta.txtacrilicosutela2008 fabrizio musaVernissage per Telethon con una esposizione di Fabrizio Musa, a cura di Roberto Borghi, introduce l’assessore alla Cultura del Comune di Como Luigi Cavadini, venerdì 18 dicembre alle 18 alla Bnl, in piazza Cavour 32. Per informazioni Internet www.fabriziomusa.com.

19 dicembre/ Spirit – Art Meets Whisky

Grafica BolognesiMostra di opere di Alessio Sfiggy Bolognesi, in collaborazione con Andrea Ferrari – Hidden Spirits Whisky Company, con Tasting Session di Whisky e live painting sabato 19 dicembre alle 16 (prenotazione degustazione obbligatoria all’e-mail info@hiddenspirits.it, costo 25 euro), alla Mag in via Vitani 31 a Como.

 

«Alessio Sfiggy Bolognesi da tempo collabora con la galleria Mag e con Hidden Spirits Whisky Company, per la quale illustra le etichette dei singoli prodotti – spiega la presentazione di Salvatore Marsiglione –. Tra le opere protagoniste presenti in Spirit – Art meets Whisky saranno presenti principalmente i lavori su carta relativi al sodalizio con Hidden Spirits e la Serie di carte antiche dipinte. In simultanea alla mostra che occuperà le sale della Mag, verrà celebrata una presentazione dei più recenti imbottigliamenti Hidden Spirits, i quali sottolineano metaforicamente quanto anch’essi siano pezzi unici ed irripetibili, come opere d’arte, indissolubilmente legati all’anima del legno in cui sono invecchiati, nonché impreziositi dalle irripetibili etichette. In anteprima verrà inoltre presentato il prossimo Single Malt Scotch Whisky targato Hidden Spirits».

Per informazioni tel. 328.7521463, e-mail info@marsiglioneartsgallery.com, Internet www.magcomo.it. [md, ecoinformazioni]

10 dicembre/ Andrea Vitali e i Sulutumana presentano Canto di Natale 2

vitaliOvvero I grandi non dicono mai la verità di Andrea Vitali e Giancarlo Vitali, quindicesimo titolo della collana iVitali, presentazione giovedì 10 dicembre alle 20.30 alla Feltrinelli di Como, in via Cesare Cantù 17, organizzato da Parolario.

Memories: arte, visione e riflessione a S. Pietro in Atrio

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Lo spazio espositivo di San Pietro in Atrio a Como ospita fino al 20 dicembre la mostra personale Memories, di Tania Brassesco e Lazlo Passi Norberto, che hanno vinto l’edizione 2015 di CoCoCo Como Contemporary Contest, concorso ideato nel 2009 dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Como per promuovere e far conoscere giovani artisti.

Memories è un’esposizione molto interessante, per i molti livelli che esprime. Al primo sguardo sembra una mostra di fotografie, di quelle fotografie accuratissime, iperrealiste e sognanti al tempo stesso a cui una certa “scuola” visiva e editoriale ci ha abituato. Ma basta poco per accorgersi che non solo di questo si tratta; numerose immagini si rivelano infatti come remake (il termine cinematografico non è fuori luogo, come si vedrà…) di opere pittoriche del passato e in particolare di quella stagione del Romanticismo e del Simbolismo che dall’Otto al Novecento ha fortemente segnato la cultura occidentale.

Dunque le opere visive (difficile a questo punto definirle solo fotografiche) si collocano in uno spazio ibrido, che viene facile definire “metalinguistico”, poiché evidentemente di riflessione sul fare, smontare e rimontare il linguaggio dell’arte si tratta. La battuta che mi è venuta spontanea è che in queste opere c’è la voglia di fare qualcosa “più vero del vero che vero non è”.

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Eppure anche questo non basta: le opere sono perfettamente godibili anche al di là di qualsiasi riflessione “filosofica” ed evidenziano un gusto della comunicazione che è immediata, spontanea, non certo di sponda, facendosi forza delle citazioni di Gustav Klimt, Dante Gabriel Rossetti o Vittorio Matteo Corcos.

Se poi, com’è doveroso (visto che fanno parte integrante della mostra), si presta attenzione ai video che mostrano il backstage della realizzazione delle opere, si capisce che ogni opera è una produzione (in senso, appunto, cinematografico), in cui il percorso di realizzazione è altrettanto significativo dell’opera finale. Anche qui verrebbe facile un ripensamento di certe tematiche filosofiche (ormai, ahimé, desuete) sul modo di produzione e sulla reificazione, ma tant’è… le opere, come si diceva, sono godibilissime e quindi è inutile tediare il pubblico con divagazioni impegnative. Meglio divertirsi a guardare le fasi della costruzione della panchina “di Corcos” o dell’abito bianco “di Dante Gabriel Rossetti” e far mente locale al fatto che quasi sempre la protagonista ritratta nelle immagini è l’artista stessa… perciò anche di lavoro interpretativo (attoriale in senso stretto, direi) si tratta.

Se nella mostra comasca il nucleo è formato da queste riletture/reinvenzioni, non mancano comunque opere assolutamente originali, dove la dimensione del “raccontare” l’opera si traduce in allusioni fiabesche.

Frutto del lavoro di due giovanissimi (un anno meno di trenta lei, un anno più di trenta lui), le opere di Tania e Lazlo mostrano già oggi una maturità non comune, una capacità di coniugare la consapevolezza linguistica con l’immediatezza comunicativa, una abilità tecnica aggiornatissima (che traduce nei pixel digitali quella che fu la maestria delle pennellate): tutte caratteristiche che fanno sperare di poterli incontrare di nuovo, tra qualche anno, più originali e più veri che mai. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

Tania Brassesco e Lazlo Passi Norberto, Memories

San Pietro in Atrio, via Odescalchi a Como

aperta fino al 20 dicembre

da martedì a venerdì dalle 14 alle 18, 
sabato e domenica dalle 15 alle 19, chiusa lunedì

ingresso libero

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