arte

Omaggio a Francesco Somaini

bd-C.5.5083.jpg_161444393Per celebrare il decennale della scomparsa dello scultore comasco, due mostre a Como e Lomazzo, fino al 22 novembre: Immaginare scultura 1945-1999, Palazzo del Broletto di Como, in piazza del duomo, aperta da martedì a domenica
dalle 10 alle 12.30 e dalle 13.30 alle 17, chiusa lunedì chiuso; Eseguito in Lomazzo Como Italia, Palazzo comunale di Lomazzo, in piazza IV novembre 4, Chiesa dei SS. Vito e Modesto, Brolo S. Vito, Cimitero, via Rimembranze, Casa Colmegna, via Trento 11, ComoNext e Spazio A.gi.ti s.a.s.-La torre immobiliare, ingresso da via Cavour 2, aperta da
lunedì a venerdì
dalle 16.30 alle 18.30, 
sabato e domenica 
dalle 10 alle 12 e dalle 16.30 alle 18.30.

Immaginare scultura 1945-1999

«L’esposizione, curata da Enrico Crispolti e Luisa Somaini, si pone l’obiettivo di approfondire la produzione in carta dell’artista, partendo da una nuova prospettiva di lavoro, resa possibile dalla schedatura sistematica dei materiali d’archivio in previsione della pubblicazione del catalogo ragionato dell’opera, che permette di individuare con maggiore precisione le diverse modalità e intenzioni che muovono nel corso di oltre mezzo secolo l’autore alla realizzazione di fogli destinati a restare privati, ad accogliere e sostenere una particolare ricerca formale o piuttosto a documentare determinati raggiungimenti stilistici – spiega la presentazione della mostra organizzata dall’Archivio Francesco Somaini con il sostegno del Comune di Como –. Immaginare scultura conduce quindi, per la prima volta, nel cuore del laboratorio dello scultore attraverso sei sezioni tematico-cronologiche che approfondiscono momenti esemplari della sua attività, accostando prime idee, appunti di lavoro, fogli di taccuino, spesso inediti, a disegni finiti, capi d’opera più volte pubblicati, considerati dall’artista stesso come i più rappresentativi».

E.1.70033F.jpg_925135772«Sezioni dedicate al tema della Lotta che nelle sue diverse declinazioni permette di gettare un ponte tra gli anni della formazione in ambito europeo e l’ultima stagione creativa, al periodo postcubista, all’elaborazione della forma che dall’osservazione della natura conduce all’astrazione concretista e alla “poetica del frammento” del periodo informale, alla serie delle Metamorfosi, caratterizzata dalla messa a punto della tecnica degli “inchiostri dilavati”, alla sequenza di carte legate alla riflessione utopica sul rapporto tra scultura, architettura e contesto urbano e alla successiva esecuzione delle Tracce – prosegue lo scritto –. Accompagnano i 87 disegni esposti 18 sculture chiamate a far da spina dorsale al percorso, allo scopo di analizzare le molteplici e talora misteriose relazioni esistenti tra pratiche diverse, senza cadere nello sterile esercizio interpretativo che tende a farci considerare il disegno degli scultori, come una rappresentazione sul piano di un’opera tridimensionale. In margine alla mostra, un itinerario di visita nel territorio comasco nei luoghi che conservano opere realizzate dallo scultore, dalla Porta d’Europa nell’area Bennet a Montano Lucino al Ninfeo di Villa d’Este a Cernobbio».

Eseguito in Lomazzo Como Italia

«L’esposizione, curata da Beatrice Borromeo, Alberto Monti e Fabio G. Porta Trezzi, propone un doppio itinerario di visita nel paese in cui l’artista è nato, ha scelto di vivere e di operare a partire dai primi anni cinquanta e per oltre mezzo secolo – si precisa nella nota della mostra organizzata dal Comune di Lomazzo e dall’Archivio Francesco Somaini –. Lomazzo conserva, infatti, numerose opere dello scultore che consentono di ricostruire a grandi linee l’evoluzione del suo percorso creativo e di conoscere i diversi ambiti in cui si è cimentato, dalla scultura al disegno, dal mosaico pavimentale alla vetrata».

Oltre alle opere permanentemente in loco ne sono state esposte anche alcune solo per la mostra: «Il percorso tocca i luoghi che conservano realizzazioni dell’artista (dalla Chiesa dei Santi Vito e Modesto, al monumento ai caduti e alla tomba dei parroci del cimitero) e le sedi di esposizione di altri lavori (dal Municipio alla Comonext e allo Spazio A.gi.ti. s.a.s. – Le torri immobiliare).
A partire dagli anni della stagione informale e dell’affermazione a livello internazionale, Somaini ha iniziato a imprimere un marchio di produzione sulle fusioni delle proprie sculture con la dizione “eseguito in Lomazzo Como Italia”, oltre alla firma e alla data, con l’obiettivo di ribadire la sua appartenenza alla grande tradizione della scultura italiana e di portare al contempo l’attenzione del pubblico al suo atelier, terreno d’infinita libertà e avventura, il luogo in cui avveniva concretamente la creazione dell’opera e si procedeva, dopo la parentesi del lavoro in fonderia, alla sua ripresa, finitura e punzonatura. Nel laboratorio di Lomazzo si compiva, infatti, l’intero processo creativo che porta all’invenzione e alla realizzazione di un motivo: dalla prima idea, fermata sulla carta, all’esecuzione del modello della scultura attraverso l’impiego di procedure tradizionali, ma frequentate con modalità personali, in linea con lo sperimentalismo e l’azionismo di certa cultura informale. Nei primi anni sessanta l’artista ha iniziato a utilizzare per l’intaglio del blocco di materia il getto di sabbia a forte pressione, dotando il suo atelier di una apposita cabina di sabbiatura. In mostra fotografie e documentari dell’artista al lavoro che permettono di entrare nel cuore del suo laboratorio lomazzese». [md, ecoinformazioni]

Disegni e sculture di Francesco Somaini/ in mostra a Como e a Lomazzo

Immaginare scultura: la mostra dedicata ai disegni di Francesco Somaini, aperta al Broletto di Como, è costruita intorno all’idea dell’articolato processo ideativo dell’opera da parte di questo grande artista del Novecento.

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Il disegno, per Somaini, non è preparatorio, non è bozzetto, non è progetto; è un percorso complementare alla scultura, a volte addirittura alternativo, ma sempre diretto alla messa a punto dell’idea artistica. L’hanno ribadito più volte Luisa Somaini ed Enrico Crispolti, che hanno curato l’esposizione, durante la presentazione. “Quando mio padre si dedicava alla scultura non disegnava, e viceversa” ha detto Luisa, e Crispolti ha ricordato che il disegno è stato per Somaini “prima, dopo e in luogo” delle sculture, in un processo continuo, in cui l’elaborazione è incessante, senza mai ripetizioni. I molti disegni, realizzati con tecniche diverse (alcune particolarmente ricercate, come gli inchiostri dilavati), dialogano quindi con le sculture da pari a pari, mettendo continuamente a confronto i diversi linguaggi.

Le opere plastiche presenti in mostra a questo servono: a fare da contraltare dialettico alle opere grafiche, a offrire l’altra voce di questa complessa polifonia.

La mostra del Broletto è organizzata per nuclei tematici, che in buona misura, ma senza rigidità, ripercorrono le diverse “fasi” della carriera di Somaini, grazie a numerosi materiali, in gran parte provenienti dall’Archivio Francesco Somaini. Di grande fascino le sezioni dedicate all’informale, cui lo scultore si dedica dalla metà degli anni Sessanta, e all’incontro con la dimensione architettonica e urbana. Se nella prima emerge il riverbero di forme naturali, con singolari assonanze con anatomie e strutture vegetali, nella seconda si evidenzia lo studio del contesto e – soprattutto – la capacità di costruire e modulare lo spazio “ampliato” dell’opera, fino a includere come attori anche i volumi degli edifici circostanti. La forza dell’opera d’arte si estrinseca così in un movimento centripeto e centrifugo al tempo stesso. Un movimento che trova la sua incarnazione più significativa nelle “tracce”, segni dinamici generati dallo scorrere di una matrice (come per gli antichi sigilli cilindrici).

A dieci anni dalla scomparsa del grande scultore, e in attesa del catalogo generale ragionato (cui si sta lavorando e che vedrà probabilmente la luce a partire dal 2017), la mostra di Como è un significativo momento di approfondimento dei modelli generatori della sua opera.

 

L’esposizione al Broletto, inoltre, nasce in coppia con una serie di allestimenti a Lomazzo, luogo natale dello scultore, dove si presenta la realtà viva del suo atelier e insieme si valorizzano le molte opere presenti nel territorio. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

Somaini001Luigi Cavadini, assessore alla Cultura del Comune di Como, Luisa Somaini ed Enrico Crispolti

 

Somaini002Enrico Crispolti durante la presentazione della mostra

 

Somaini003Francesco Somaini, Trionfo III, 1967.

 

Somaini

Omaggio nel decennale della scomparsa

 

Immaginare scultura 1945-1999

mostra organizzata dall’Archivio Francesco Somaini

con il sostegno del Comune di Como

a cura di Enrico Crispolti e Luisa Somaini

Como, Palazzo del Broletto

31 ottobre – 22 novembre

orari 10-12.30, 13.30-17, chiuso lunedì

ingresso libero

 

Eseguito in Lomazzo Como Italia

mostra organizzata dall’Archivio Francesco Somaini e dal Comune di Lomazzo

a cura di Beatrice Borromeo, Alberto Monti, Fabio Porta Trezzi

Lomazzo, Palazzo Comunale, Chiesa dei SS. Vito e Modesto, Cimitero, Casa Colmegna (via Trento 11), Como Next, Spazio A.gi.ti (via Cavour 2)

31 ottobre – 22 novembre

orari: lunedì-venerdì 16.30-18.30, sabato-domenica 10-12, 16.30-18.30

ingresso libero

Il fondo stampe dei Musei civici di Como

Paolo Giovio, LariusDal periodo dell’antica Provincia e Diocesi al XIX secolo, mostra al Museo storico Giuseppe Garibaldi, in piazza Medaglie d’oro 1 a Como, aperta fino al 31 gennaio 2016 da martedì a domenica dalle 9.30 alle 18.

«Si potrà seguire un excursus storico e geografico dalla Carta del Lago di Como e del suo territorio, tratta dall’opera Larius di Paolo Giovio, fino alla cartografia di epoca moderna e ad un  prodotto multimediale realizzato sul’itinerario di alcune ville del Lago – spiegano dai musei di Como che specificano saranno –. in esposizione carte geografiche e topografiche, vedute e riproduzioni di monumenti civili e religiosi delle città e provincie di Como, Lecco, Sondrio, Milano e Svizzera».

Ingresso compreso nel biglietto di ingresso al museo. [md, ecoinformazioni]

La lettura in mostra a Rancate

Una rivoluzione silenziosa, quella della lettura: è questo il tema della mostra inaugurata sabato 17 ottobre 2015 alla Pinacoteca cantonale Züst di Rancate, in Canton Ticino.

L’esposizione mette in evidenza, attraverso una nutrita scelta di opere pittoriche, il momento di fondamentale sviluppo dell’alfabetizzazione delle classi popolari tra Otto e Novecento; la Pinacoteca di Rancate continua così l’approfondimento di uno dei suoi temi preferiti – l’indagine sull’arte dell’Ottocento e sulle sue declinazioni “di genere” -, ma grazie a un taglio trasversale si apre in questo caso anche a sollecitazioni più generali di carattere sociale e culturale. Non a caso la mostra si apre con una sala documentaria dedicata all’istruzione, con l’evocativa ricostruzione di un angolo di un’aula scolastica ottocentesca e con l’omaggio a due personaggi chiave delle vicende storico-politiche ticinesi del XIX secolo: il politico e riformatore Stefano Franscini e il pedagogista Enrico Pestalozzi. E si chiude poi con un’appendice dedicata alla contemporaneità della lettura, attraverso alcune bellissime fotografie del fotografo Ferdinando Scianna, scattate in tutto il mondo.

Tra questi due capitoli, il corpo della mostra è costituito – come si è detto – da un’accurata selezione di circa 80 opere (quasi tutte pittoriche, con qualche scultura) distribuite in un arco cronologico tra la metà dell’Otto e i primi decenni del Novecento e provenienti da tre aree culturali, per altro fortemente interconnesse. La prima sala è dedicata a uno degli artisti svizzeri per antonomasia, Albert Anker (1831 – 1910), di cui sono presentati alcuni dipinti che ritraggono lettori e lettrici di diverse età e di diversa estrazione sociale; nelle altre sale sono poi esposte opere di artisti di area ticinese – Pietro Chiesa, Luigi Rossi, Edoardo Berta, Adolfo Feragutti Visconti … – e italiana – Gerolamo Induno, Tranquillo Cremona, Mosè Bianchi, Angelo Morbelli … -.

Data l’unicità del tema, la mostra si può leggere anche in modo trasversale, andando a cercare corrispondenze e differenze negli approcci dei diversi artisti: la lettrice di Albert Anker che serve da immagine copertina per la mostra può così essere messa a confronto con quella, altrettanto significativa, di Mosè Bianchi (purtroppo non è presente in mostra, ma è comunque riportata in catalogo, la bellissima lettrice di Federico Faruffini); oppure si può ragionare sui differenti atteggiamenti raffigurati in La lettura di una lettera giunta dal campo di Angelo Trezzini (1861), Domenica pomeriggio di Albert Anker (1862), La lettura di Luigi Rossi (1870 ca) o Leggendo Praga di Paolo Sala (1886).

Un altro percorso “alternativo” che consiglierei è quello di guardare agli sfondi e ai dettagli che – pur all’interno di un genere iconografico dalle forti regole costitutive – permettono di ricostruire un contesto storico significativo per quei precoci tentativi di lettura: braciere e tavolino di La lettera di Angelo Trezzini (1858-1860), masserizie, pulcini e focolare di Donne romane di Gerolamo Induno (1864), documenti di Il segretario comunale di Albert Anker (1899), panni e cestino di Arriva il postino di Luigi Monteverde (1908) sono qualcosa di più che semplici dettagli, permettendo, a volte, di arrivare al cuore del modo di sentire di un’epoca.

La mostra, curata con notevole sensibilità da Matteo Bianchi, permette così di cogliere le diverse sfaccettature di un fondamentale capitolo dell’emancipazione culturale moderna. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

Albert Anker, La liseuse, immagine copertina della mostra di Rancate.

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Leggere, leggere, leggere!

Libri, giornali, lettere nella pittura dell’Ottocento

a cura di Matteo Bianchi

Pinacoteca cantonale Giovanni Züst, Rancate

fino al 24 gennaio 2016

Orari: martedì-venerdì 9-12 14-18, sabato domenica e festivi 10-12 14-18, lunedì chiuso

Ingresso: CHF / € 10, ridotto CHF / € 8

 

Alcune vedute delle sale della mostra.

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14-18 ottobre/ Seconda edizione del Festival Diritti umani di Lugano

festival diritti umani«Cinque giorni di film, dibattiti, mostre e incontri dedicati alla difesa dei diritti umani» al Cinema multisala CineStar, in via Ciani 100 a Lugano, e alla Franklin University Switzerland, in via Ponte Tresa 29 a Sorengo.

«Sedici film, selezionati nell’ambito della più recente e significativa produzione cinematografica internazionale – spiega un comunicato –. Approfondimenti accurati, su questioni e temi legati al rispetto dei Diritti umani, discussi con professionisti del settore e operatori quotidianamente impegnati sul campo. Inoltre un percorso appositamente concepito per i giovani.

Completano il programma due mostre: una dedicata alla libertà d’espressione, l’altra al diritto all’autodeterminazione».

Sono sedici i film presentati: «Tra i quali una prima europea (Drawing the Tiger), quattro prime svizzere (Voyage en Barbarie, Algún día es mañana, Syrie: instantanés d’une histoire en cours, Suspended time) e otto prime svizzero italiane (Caricaturistes, Fantassins de la démocratie, Mediterranea, The érpatak model, Dirty Gold War, Drone, The Term, The True Cost, El botón de nácar)».

«Fin dal suo debutto, il Festival Diritti umani Lugano ha deciso di integrare la maggior parte delle opere proposte con incontri in cui vengono invitati i protagonisti delle varie situazioni documentate, nonché analisti, ricercatori ed esponenti delle organizzazioni umanitarie che, con il loro intervento, contribuiscono a illustrare e spiegare situazioni geo-politiche e sociali che per essere comprese vanno contestualizzate – spiegano gli organizzatori –. È uno sforzo che offre ai frequentatori del Festival, la possibilità di diventare a loro volta protagonisti attivi nella lettura e nell’esame delle diverse situazioni affrontate. Altrettanto per il Programma giovani: anch’esso articolato in film e dibattiti, questo programma ha come obiettivo di incoraggiare gli studenti ticinesi a una maggiore partecipazione attiva e a una migliore comprensione dei Diritti umani. Le violazioni cui assistiamo esigono la promozione di un dialogo continuo e di una riflessione consapevole sui Diritti umani, la loro natura e gli strumenti necessari alla loro tutela» (il programma).

«La seconda edizione del Festival Diritti Umani Lugano ha scelto di dare voce a due cause molto importanti con due dediche, che troveranno espressione rispettivamente nella serata di apertura e in quella di chiusura», la prima sarà per il «popolo eritreo, vittima di un regime totalitario che si è macchiato dei peggiori crimini contro l’umanità», la seconda «è dedicata a un simbolo della lotta per la libertà di stampa e di espressione: il blogger giornalista Raif Badawi, detenuto in Arabia Saudita e condannato a 1.000 frustate e 10 anni di prigione».

Inoltre verranno allestite due mostre, che prendono spunto dai film, Gianluva Costantini. Disegnare la realtà, inaugurazione martedì 13 ottobre alle 18, allo Spazio 1929 in Via Ciseri 3 a Lugano, aperta fino al 18 ottobre, e Les voy a contar la historia: i contadini di las pavas, colombia
che «propone una galleria di ritratti fotografici realizzati da Ricardo Torres» al CineStar di Lugano aperta per l’intera durata del Festival.

Per informazioni Internet www.festivaldirittiumani.ch. [md, ecoinformazioni]

Magico & Irreale

Gabbana-Bosco-thumbnailMostra di Maurizio Gabbana e Roberto Bosco, a cura di Roberto Borghi e Achille Pedraglio, inaugurazione sabato 10 ottobre alle 18 allo Spazio Pedraglio, in piazza Volta 48 a Como, aperta fino al 31 ottobre da lunedì a venerdì dalle 15.30 alle 19, sabato dalle 15 alle 18 (altri giorni e orari su appuntamento).

«In occasione dell’evento Fuoridimostra l’associazione Spazio Pedraglio intende proporre un secondo appuntamento profondamente legato al tema della città vista nella sua interiorità: Magico & Irreale di Maurizio Gabbana e Roberto Bosco – spiegano gli organizzatori –. L’esposizione vedrà protagoniste le opere realizzate a quattro mani dai due artisti: i “notturni milanesi”, scatti fotografici di Gabbana stampati su tela, vengono “vissuti” dagli interventi pittorici di Bosco».

Per informazioni Internet http://www.spaziopedraglio.com. [md, ecoinformazioni]

Di cavallo in torre e di torre in cavallo

DSC_9013_web-thumbnailMostra di scacchi e scacchiere d’arte contemporanea con opere di Enrico Baj, Giovanna Bolognini, Andrea Branzi, Alik Cavaliere, Francesco De Molfetta, Ugo Dossi, Marcel Duchamp, Michel Dumas, Paz Fígares, Paola Fonticoli, Francesco Garbelli, Giulio Paolini, Giò Pomodoro, Rodolfo Pozzi, Valdi Spagnulo, Alessandro Traina, William Xerra, a cura dell’Associazione Chess Collectors International Italia e Roberto Borghi, inaugurazione sabato 10 ottobre alle 16 alla Pinacoteca civica di Como, in via Diaz 84, aperta fino al 31 ottobre, da martedì a domenica dalle 9.30 alle 18.

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