XXCO – L’architettura del XX secolo in provincia di Como – 000

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Introduzione

Nell’ormai lontano 2007 le amiche dell’Università popolare di Auser mi chiesero il tema per un nuovo corso da tenere per le associate e gli associati. Avventatamente e quasi provocatoriamente, dato il carattere assolutamente non specialistico di quel pubblico, proposi tre incontri sull’architettura contemporanea in provincia di Como e un titolo – che una di loro definì in seguito una sciarada -: 100XXCO, ovvero 100 edifici per il XX secolo in provincia di Como. Allora lo sforzo, per me abbastanza divertente, fu quello di riuscire a stare dentro quel numero 100, assomigliando il gioco sempre di più a quello “della torre”, dove si deve decidere chi tenere su e chi buttare giù. Dopo di allora, quel numero è progressivamente cresciuto e oggi ripropongo il gioco adattandolo alla lunga distanza: un intero anno – 366 giorni (il 2016 è bisestile!) – un edificio al giorno.
Oltre a questa, le regole sono poche:
– le schede sono di grandezza modulare (1, 2 o 4 paginette) e basate su uno schema uguale per tutte
– le schede sono presentate in ordine assolutamente sparso, senza ordine di data, di autore, di tipologia o di chissà che altro (ci sarà tempo, semmai, alla fine, di riproporle in insiemi organizzati e metodologicamente avvertiti…)
– le schede sono quasi esclusivamente dedicate a edifici esistenti e visibili (e, nel migliore dei casi, parzialmente visitabili); sono esclusi i progetti; costituiscono invece eccezione alcuni edifici demoliti (e comunque documentati), il cui ruolo nel Novecento architettonico comasco è troppo importante per essere messo da parte (ma sono comunque poche eccezioni, che staranno sulle dita di due mani, forse una sola)
– le schede sono relative a edifici localizzati nel territorio della (già) provincia di Como; sono quindi esclusi gli edifici del Lecchese e della Brianza (e, a maggior ragione, del Cantone Ticino), anche se è data per scontata l’osmosi culturale fra tutte queste aree
– infine, le schede sono relative a costruzioni “praticabili”, cioè ne sono escluse i monumenti (anche quelli funebri) salvo qualche rarissima eccezione motivata, e “complete”, cioè ne sono escluse le parti non autosufficienti di organismi più ampi.
Si intende che, come tutte le regole, anche queste sono discutibili, ma – una volta dichiarate – sono date per assodate.
Così come sarà discutibile, ma inevitabile, la scelta, per quanto ampia e indirizzata – poteva essere altrimenti? – a dar conto della complessità di questa storia.

Si comincia con la scheda “numero zero”.
Il perché dovrebbe essere evidente: è l’unica fuori del XX secolo, ma è imprescindibilmente alla sua origine.
Per una volta in controtendenza rispetto al mondo, e non in ritardo bensì in anticipo, il Novecento comasco, lungi dall’essere un “secolo breve”, cominciò prima: nel 1899, con l’Esposizione Voltiana dedicata a uno degli “eroi fondatori” della modernità.
Da qui prendiamo le mosse per questa labirintica escursione sul e nel territorio. Ed è l’unica cosa al suo posto (comunque scomparsa!).

(I ringraziamenti, esageratamente numerosi, e i riferimenti – anche bibliografici – saranno esplicitati solo alla fine; tra un anno esatto.)

Fabio Cani

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On line nel  blog di ecoinformazioni dedicato all’iniziativa (attivo dal 2 gennaio), giorno dopo giorno  tutte le schede di XXCO

 

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