Economia

Serrata contro la Ztl

locandina serrataLunedì 17 febbraio si allarga la Zona a traffico limitato nella città murata di Como. Il giorno seguente molti negozi del centro storico protestano chiudendo.

Chiusi per non chiudere è il significativo nome dell’iniziativa che sta coinvolgendo i negozianti della città murata di Como contro l’allargamento della Zona a traffico limitato voluto dalla Giunta Lucini. Un processo che vuole arrivare, entro metà marzo, sostanzialmente alla chiusura di tutta la zona compresa entro le mura fra viale Varese e viale Lecco escluso il lungolago.

I negozianti sono contrari data l’eliminazione di posteggi ora destinati ai residenti, soprattutto in piazza Roma, che non potranno più essere utilizzati dai clienti.

Per ora una trentina di negozi ha aderito alla manifestazione di martedì 18 febbraio, ma il promotore dell’iniziativa, il consigliere comunale di Adesso Como Alessandro Rapinese, portavoce del comitato Como di tutti, si dice sicuro di una ancor più ampia adesione: «Certamente aumenteranno – anche perché, dichiara –, sono in attesa di conferme» (l’elenco degli aderenti). [md, ecoinformazioni]

Ripresa? Sì ma a macchia di Leopardo

 Rapporto4trim2013Questo il risultato dei dati del quarto trimestre per la Camera di Commercio di Como che precisa: «Migliorano la produzione industriale e il fatturato artigianale, mentre commercio e servizi continuano a soffrire.
 Aumentate le ore di cassa integrazione. A fine 2013 si sono sfiorati i 5 milioni di ore autorizzate».

«I segnali di ripresa ravvisati nel terzo trimestre 2013 si sono consolidati in chiusura d’anno – spiega un comunicato della Camera di commercio comasca –: i dati positivi non mancano. Purtroppo non mancano nemmeno le cause di preoccupazione che riguardano la durata e l’intensità di una ripresa piuttosto a macchia di leopardo».

«Per quanto riguarda l’industria, la produzione è aumentata del 2,6% e il fatturato del 1,2% rispetto a fine 2012 – prosegue il comunicato –. La crescita viene trainata solo dalle esportazioni (+4,6%), visto che il mercato interno resta stagnante (-0,4%). Il clima di fiducia sta lentamente migliorando, anche se permangono forti dubbi che si possa concretizzare una ripresa del mercato domestico. Comparativamente, le imprese di minori dimensioni registrano maggiori difficoltà e questo vale in particolare per quelle del settore artigianato. La produzione è calata del 1% ma si possono intravedere alcuni segnali positivi: il differenziale tra il numero delle imprese che ha registrato variazioni positive rispetto a quelle in contrazione è diventato finalmente positivo. È inoltre cresciuto il fatturato (+1%), grazie alla componente estera che nel corso del tempo è andata aumentando la sua rilevanza. Le aspettative degli artigiani, comunque, restano profondamente negative».

Per un altro grande comparto, quello del commercio: «I dati a disposizione mettono in luce il perdurare delle difficoltà delle imprese di più piccole dimensioni, che oltre a portare a casa un ulteriore trimestre di flessione non intravedono nemmeno una svolta a breve. Per contro, i dati di vendita di supermercati e ipermercati sono positivi e superiori alla media regionale e nazionale».

«Per servizi e costruzioni il quarto trimestre dell’anno ha segnato una ulteriore variazione tendenziale negativa (-0,4%), sebbene di portata minore rispetto alle precedenti rilevazioni. Su questo dato ha inciso la performance molto positiva di un piccolo gruppo di imprese con più di 200 addetti. Al contrario, la numerosa classe delle imprese con un numero di addetti compreso tra 3 e 9 risulta ancora in difficoltà (-3,8%)».

«Tra gli indicatori che evidenziano maggiormente le criticità si segnala che nel quarto trimestre del 2013 sono state emesse 62 sentenze fallimentari, che portano il totale dell’anno a 169, contro le 143 sentenze dell’anno precedente – conclude la nota –. Anche la cassa integrazione (ore autorizzate), malgrado le limitazioni di questo strumento, è aumentata. Nel quarto trimestre dell’anno le ore autorizzate sono aumentate sfiorando i 5 milioni di ore (1,5 milioni in più rispetto al precedente trimestre)» (la relazione). [md, ecoinformazioni]

Lombardia padana/ Farla franca

letta e maroniIncontrando martedì 11 febbraio, all’inaugurazione del complesso delle Unicredit Towers a Milano, il presidente del Consiglio Enrico Letta il presidente lombardo Roberto Maroni ha proposto: «Una sperimentazione, una zona franca di confine per abbassare la pressione fiscale per le imprese che lì soffrono la concorrenza del Canton Ticino che ha tasse più basse». Qualcosa di simile all’attuale sconto benzina in una fascia di 20 chilometri dalla frontiera: «Servirebbe alle imprese per avere una boccata di ossigeno, ma soprattutto consentirebbe loro di assumere e quindi ridurrebbe il fenomeno del frontalierato».

«Una delle questioni cruciali nei rapporti tra i nostri due territori di confine è quella della questione fiscale – aveva spiegato il giorno precedente in un’intervista al giornale radio della Radio Svizzera italiana –: noi abbiamo una pressione fiscale elevatissima, che induce molti a cercare lavoro in Svizzera, nel Canton Ticino, quindi, come abbiamo fatto con la Carta sconto benzina, chiederò al Governo di concedere alla Lombardia la possibilità di istituire delle “zone franche” dal punto di vista fiscale, per diminuire la pressione fiscale e quindi consentire al mondo delle imprese di pagare meno tasse e avere la possibilità di assumere».

Dell’incontro con il primo ministro italiano Maroni ha precisato: «Gli ho chiesto se è d’accordo all’introduzione, in un disegno legge, attualmente in Commissione attività produttive al Senato, della cosiddetta “zona ad economia speciale”, ovvero della “zona franca”, anche per la Lombardia e mi ha risposto che non è contrario. Ora bisogna vedere, ma questo via libera in termini di principio è importante, perché significa che il Governo è consapevole della questione e ha condiviso la mia visione della soluzione possibile e quindi del coinvolgimento della Regione Lombardia, il che è molto positivo». [md, ecoinformazioni]

Razzismo elvetico/ Maroni: anche da noi senza tabù

20140207_svizzeraUna delle reazioni al voto referendario svizzero di chiusura della scorsa domenica è stato anche il montare dell’antieuropeismo e ne è un esempio Maroni. «Vorrei che una simile iniziativa si facesse anche da noi – ha dichiarato, aggiungendo che si può – discutere senza tabù nella libera circolazione, nei trattati internazionali e anche dell’euro». Del voto referendario contro l’immigrazione in Svizzera e per la reintroduzione dei contingenti il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni, in un’intervista al giornale radio della Radio Svizzera italiana di lunedì 10 febbraio, ha detto: «Vorrei che una simile iniziativa si facesse anche da noi, perché chi governa deve sempre fare i conti con la realtà che cambia, per questo mi piacerebbe che simili referendum si facessero anche da noi, per sentire l’opinione del popolo sovrano».

«Ma quello della libera circolazione tra persone è un principio di civiltà acquisito e da cui non si può tornare indietro – ribadisce però per difendere i frontalieri lombardi –. Accolgo con grande rispetto questo voto perché, quando si pronuncia il popolo, chi governa deve tenerne sempre conto».

«Se il problema è quello di trovare delle misure per evitare la concorrenza sleale e territoriale per quanto riguarda i posti di lavoro, allora mettiamoci a lavorare per trovare una soluzione adeguata, ma il principio di libera circolazione deve essere assolutamente garantito tra di noi – ha aggiunto il presidente –. Diverso è il caso dell’immigrazione clandestina, che va assolutamente bloccata e impedita, ma quello della libera circolazione tra persone è un principio di civiltà acquisito e da cui non si può tornare indietro».

Affermazioni a cui si aggiungono quelle alla Mobility Conference di Milano di martedì 11 febbraio. Per Maroni con il voto dalla Confederazione: «È arrivata una scossa all’Europa per discutere. È sbagliato criminalizzarne il risultato. È il popolo che ha deciso e, se qualcuno non è d’accordo, si deve rassegnare, la sovranità appartiene al popolo non alla Merkel o a Bruxelles». Per questo per il presidente lombardo si può: «Discutere senza tabù nella libera circolazione, nei trattati internazionali e anche dell’euro». «Non mi preoccupa tanto la possibilità di rivedere i trattati internazionali; il Governo svizzero avrà tempo tre anni, non c’è nessuna ricaduta immediata – ha spiegato intervenendo, sempre l’11 febbraio a Radio 24 alla trasmissione 24 Mattino –. Quello che mi preoccupa è la necessità di rivedere il trattato bilaterale che riguarda 60mila frontalieri lombardi che ogni giorno vanno a lavorare in Svizzera perché a ottobre ci sarà da rivederlo. I Comuni lombardi si vedrebbero fortemente penalizzati e, siccome la trattativa la fa il Governo italiano, di questo sono preoccupato». Per questo vorrebbe essere coinvolto dal presidente del Consiglio Letta direttamente nella partita. Nel frattempo assicura che «l’esito del referendum di domenica in Svizzera non è stato un voto “anti-lombardo”, con il Cantone Ticino abbiamo ottimi rapporti» e annuncia che «a breve andrò a incontrare il presidente del Consiglio di stato Paolo Beltraminelli, per rafforzare ulteriormente la nostra collaborazione». [md, ecoinformazioni]

Razzismo elvetico/ Savina Marelli: Isolarsi non è mai la soluzione

savina marelliSavina Marelli, Segretaria provinciale del Pd di Como, interviene sul risultato del referendum contro l’immigrazione in Svizzera: «Il risultato del referendum svizzero conferma i timori che aleggiano su tutta l’Europa principalmente dovuti alla particolare e delicata fase economica che stiamo attraversando. La crisi è sempre attuale e la Svizzera, con questo voto, dimostra di temere per la propria occupazione e per il proprio tessuto economico anche se, come confermato da esperti economici e politici, nel corso di questi ultimi giorni, proprio dalla mano d’opera immigrata deve buona parte del proprio benessere. Auspico che il risultato del referendum, e soprattutto l’esito nel voto che è stato riscontrato in Canton Ticino, non alimenti una nuova campagna di insofferenza e di intolleranza verso i lavoratori italiani e frontalieri e non li penalizzi. Il frontalierato è stato, in questi ultimi anni, una valvola di sfogo positiva per le economie delle zone di confine, come la provincia di Como. Un irrigidimento su questo fronte dal lato elvetico potrebbe, infatti, avere ripercussioni al di qua ma anche al di là del confine. Infatti la tendenza ad isolarsi nei momenti di difficoltà, sul lungo periodo, non consente di risolvere i propri problemi bensì può causarne su ben più larga scala. La decisione Svizzera, infatti, potrebbe infine avere ripercussioni sull’Italia e sulle zone di confine in particolare, ma anche sull’Europa e sulla stessa Svizzera».

Razzismo elvetico/ Braga: segnale allarmante

chiara braga«Dalla Svizzera arriva un segnale di allarme per tutta l’Europa. Si tratta di una decisione che rispettiamo poiché riguarda gli affari interni di un Paese straniero, tuttavia non si può pensare che questa scelta non abbia conseguenze e pesanti ripercussioni, anche per i rapporti tra il nostro Paese e la Confederazione elvetica. Ritengo si tratti di una scorciatoia pericolosa che dà una risposta sbagliata ad una questione reale. Serve una politica europea che consenta di tenere insieme le esigenze del mercato con quelle sociali, assicurando diritti e tutele alla libera circolazione dei cittadini. La gestione dei flussi migratori non può essere oggetto di atti unilaterali ed è evidente che le ricadute dell’esito referendario dovranno trovare una composizione ragionevole a livello istituzionale nel più ampio contesto europeo. L’Italia guarda a questo segnale  con particolare preoccupazione, vista la condizione dei quasi 60.000 lavoratori frontalieri che dalle zone di confine ogni giorno vanno in Svizzera a prestare il loro lavoro e che da tempo sono già oggetto di discriminazioni salariali e persino attacchi a sfondo xenofobo. Il nostro Paese dovrà giocare un ruolo in prima fila in UE per garantire il diritto alla  libera circolazione e per la  tutela lavoro frontaliero.  Su questo fronte l’impegno del Pd continuerà ad essere massimo».

Razzismo elvetico/ la Cgil: intervengano regione e governo

20140207_svizzeraLe Camere del Lavoro di Como, Varese, Sondrio la Cgil regionale esprimono tutta la loro preoccupazione per l’esito del referendum svizzero: «Chiediamo al Governo, e alla Regione Lombardia per quanto di sua competenza, un incontro per affrontare e risolvere questi problemi, compresi i temi della competitività e dell’ attrattività del territorio lombardo»

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Maroni: i nostri lavoratori non sono ratti

roberto maroniIl presidente lombardo chiede rispetto per i lavoratori italiani in Svizzera e chiede il coinvolgimento della Regione sui ristorni.

«Abbiamo ottimi rapporti di buon vicinato con il Cantone Ticino, ma gli Svizzeri non possono considerare i lavoratori lombardi come dei topi – ha detto il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni riferendosi ai frontalieri, nell’assemblea dell’Alleanza delle cooperative italiane – Lombardia di mercoledì 5 febbraio, con particolare riferimento alla campagna xenofoba ticinese Bala i ratt e al referendum proposta dall’Udc per il 9 febbraio per una rinegoziazione dei trattati con l’Unione europea sulla libera circolazione delle persone –. Sono lavoratori che operano oltre confine, hanno una dignità che va rispettata. Si tratta di persone che svolgono la loro professione, rendendo un servizio alla società ticinese. Senza questi lavoratori, di là, non so cosa potrebbe accadere».

«In casa propria ciascuno è libero di decidere come meglio crede, ma i nostri lavoratori hanno una dignità, che va rispettata – ha proseguito Maroni –. Noi li sosteniamo, come sosteniamo le nostre imprese, creando le condizioni affinché scelgano di restare in Lombardia invece di delocalizzare altrove. Vogliamo un rapporto di leale collaborazione fra Istituzioni, altrimenti ognuno seguirà la propria strada e prenderà le proprie decisioni».

«Noi siamo determinati a far valere le nostre ragioni, sia con gli amici ticinesi sia con il Governo di Roma – ha aggiunto Maroni, che – non può pensare di mettere mano agli accordi di carattere finanziario sui ristorni della Svizzera verso i Comuni lombardi senza coinvolgere la Regione Lombardia. Oggi e domani [5 e 6 febbraio] sarò a Roma, incontrerò diversi esponenti dell’Esecutivo, fra i quali il ministro Saccomanni, al quale dirò esattamente questo».

«Fa bene ad andare a Berna a trattare – ha concluso il presidente lombardo – ma siccome questo accordo ha un impatto diretto sulla nostra regione, sui Comuni frontalieri e sui cittadini lombardi che lavorano in Svizzera, prima di prendere le decisioni deve coinvolgere anche la Regione Lombardia». [md, ecoinformazioni]

Una interrogazione alla Camera sui ristorni

frontalieri«No a forme di pressione che fomentino sentimenti di avversione nei confronti dei lavoratori frontalieri» dicono i deputati comaschi Braga e Guerra.

 

L’interrogazione presentata alla Camera, prima firmataria Maria Chiara Gadda, sottoscritta dai deputati democratici comaschi Chiara Braga e Mauro Guerra, chiede ai ministri degli Esteri e dell’Economia: «Quali forme di tutela il Governo intende attuare per salvaguardare il quadro normativo che disciplina l’imposizione fiscale dei lavoratori frontalieri, con particolare riguardo alla questione dei ristorni».

Una richiesta di chiarimento: «A seguito dell’approvazione quasi unanime, lo scorso 29 gennaio 2014, da parte del Gran consiglio dell’iniziativa cantonale in materia di imposizione fiscale con la quale il Canton Ticino chiede all’Assemblea federale svizzera l’abrogazione unilaterale dell’accordo fiscale sui frontalieri in vigore dal 1974».

Roma ha: «Approvato un decreto legge che prevede la cosiddetta voluntary disclosure, una richiesta spontanea del contribuente che permetterà di regolarizzare i capitali non dichiarati all’estero per i quali dunque non sarà più previsto l’anonimato, le imposte dovute verranno pagate per intero attraverso un meccanismo di riduzioni diversificate delle sanzioni, mentre sono previste importanti attenuazioni del carico penale».

«Il provvedimento appena varato dal Governo ha come obiettivo quello di garantire una nuova base giuridica di partenza per arrivare ad un accordo fiscale tra il nostro Paese e la Confederazione elvetica – precisa la nota dove i deputati comaschi sottolineano come – L’iniziativa ticinese è stata lanciata proprio come forma di pressione nei confronti del Governo elvetico in occasione delle trattative su un nuovo accordo fiscale tra Italia e Svizzera sulla tassazione dei capitali esportati illecitamente».

«A questo si accompagna il referendum elvetico del prossimo 9 febbraio promosso dal partito conservatore dell’Udc, sintetizzato nello slogan “Basta con l’immigrazione di massa”, per limitare appunto l’accesso ai lavoratori stranieri in territorio svizzero, che soprattutto in Ticino rischia di peggiorare la situazione, accrescendo le ostilità in un clima già abbastanza teso – concludono Braga e Guerra –. La speranza è che, come purtroppo già avvenuto negli anni passati, non si fomentino sentimenti di avversione inutili soprattutto in un periodo di forte crisi come quello attuale, agendo sulle paure dei cittadini e dei lavoratori, e soprattutto non si utilizzino i frontalieri come strumenti di scambio o peggio di ritorsione sui quali far pesare gli esiti di importanti negoziazioni e accordi futuri» (l’interrogazione). [md, ecoinformazioni]

Como/ Politiche ambientali e sociali straordinarie per affrontare la crisi

maniNella fase in corso di preparazione delle linee del Bilancio del prossimo anno che tanti si augurano non siano semplicemente la riproposizione di quelli precedenti, vincolata dalla necessità di ridurre le spese, arriva lo studio di Luca Michelini,  professore di Storia del pensiero economico (Dipartimento di Scienze politiche, Università di Pisa), con il tentativo di esaminare con serietà un aspetto essenziale dell’azione politica, le politiche ambientali e sociali del Comune di Como. Il documento, pubblicato sul sito di Michelini, che proponiamo anche ai nostri lettori, può costituire uno strumento utile per avviare un dibattito nel merito delle questioni, indispensabile per evitare che la politica locale si pieghi a diventare ordinaria amministrazione. Leggi il testo nel seguito del post.

«Mancando a Como una pubblica opinione strutturata e, soprattutto, vicina ma indipendente (non dunque “cinghia di trasmissione” del potere, ma potere autonomo) al centro-sinistra che governa la città, è difficile per il cittadino, indipendentemente dal proprio orientamento politico, farsi un’idea di come realmente funzioni la macchina comunale.

In altri termini, spesso le analisi e le polemiche (anche quelle alimentate dal sottoscritto) prescindono da un importante dato di fatto: che la politica cittadina è anche una istituzione (il Comune) che deve essere considerata come una macchina vera e propria; una macchina, dunque, che può muoversi, compiere delle scelte, ma che ha strumenti e limiti ben precisi, che circoscrivono, quindi, i percorsi che possono essere intrapresi.

Per avere un quadro delle possibilità e dei limiti della macchina comunale sarebbe necessaria, anche se non sufficiente, un’analisi dettagliata del bilancio. Non è sufficiente per questo motivo: non credo sia politicamente scorretto affermare che lunghi anni di egemonia del centro-destra potrebbero aver modellato la macchina amministrativa in senso eccessivamente politico, distorcendone notevolmente le funzioni. Si tratta insomma di valutare il tipo di rapporto che si è instaurato tra il sindaco Lucini e i suoi assessori da un lato, e la macchina amministrativa-dirigenziale dall’altro.

In questa occasione, tuttavia, mi limito a alcune osservazioni, funzionali al tema oggetto d’attenzione. L’auspicio è che sia il Comune stesso e le forze politiche ad offrire al cittadino un quadro chiaro della situazione. Per entrambi (istituzioni e forze politiche), non si tratta di “fare della comunicazione”, quanto, invece, di “fare della informazione”, per altro assecondando gli indirizzi previsti dalla legge.

Naturalmente, più i cittadini prendono coscienza dei limiti dell’azione delle istituzioni, più possono escogitare strumenti nuovi per superare questi stessi limiti, per rispondere alle sfide della storia. Il processo di gestazione di questi strumenti dovrebbe essere il seguente: analisi, dibattito culturale, dibattito interno ai partiti e tra partiti, dibattito nel consiglio comunale, scelte e azioni di governo, amministrazione, controllo dei risultati. Mai come oggi, per esempio, di tempi tutt’altro che “normali”, sarebbe importante far conoscere i limiti d’azione della politica in quanto istituzione comunale, per concepire e realizzare “politiche straordinarie” per affrontare la gravissima crisi economica e sociale che percuote anche la nostra provincia». Leggi il seguito nel sito di Luca Michelini.

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