Razzismo elvetico/ Maroni: anche da noi senza tabù

20140207_svizzeraUna delle reazioni al voto referendario svizzero di chiusura della scorsa domenica è stato anche il montare dell’antieuropeismo e ne è un esempio Maroni. «Vorrei che una simile iniziativa si facesse anche da noi – ha dichiarato, aggiungendo che si può – discutere senza tabù nella libera circolazione, nei trattati internazionali e anche dell’euro». Del voto referendario contro l’immigrazione in Svizzera e per la reintroduzione dei contingenti il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni, in un’intervista al giornale radio della Radio Svizzera italiana di lunedì 10 febbraio, ha detto: «Vorrei che una simile iniziativa si facesse anche da noi, perché chi governa deve sempre fare i conti con la realtà che cambia, per questo mi piacerebbe che simili referendum si facessero anche da noi, per sentire l’opinione del popolo sovrano».

«Ma quello della libera circolazione tra persone è un principio di civiltà acquisito e da cui non si può tornare indietro – ribadisce però per difendere i frontalieri lombardi –. Accolgo con grande rispetto questo voto perché, quando si pronuncia il popolo, chi governa deve tenerne sempre conto».

«Se il problema è quello di trovare delle misure per evitare la concorrenza sleale e territoriale per quanto riguarda i posti di lavoro, allora mettiamoci a lavorare per trovare una soluzione adeguata, ma il principio di libera circolazione deve essere assolutamente garantito tra di noi – ha aggiunto il presidente –. Diverso è il caso dell’immigrazione clandestina, che va assolutamente bloccata e impedita, ma quello della libera circolazione tra persone è un principio di civiltà acquisito e da cui non si può tornare indietro».

Affermazioni a cui si aggiungono quelle alla Mobility Conference di Milano di martedì 11 febbraio. Per Maroni con il voto dalla Confederazione: «È arrivata una scossa all’Europa per discutere. È sbagliato criminalizzarne il risultato. È il popolo che ha deciso e, se qualcuno non è d’accordo, si deve rassegnare, la sovranità appartiene al popolo non alla Merkel o a Bruxelles». Per questo per il presidente lombardo si può: «Discutere senza tabù nella libera circolazione, nei trattati internazionali e anche dell’euro». «Non mi preoccupa tanto la possibilità di rivedere i trattati internazionali; il Governo svizzero avrà tempo tre anni, non c’è nessuna ricaduta immediata – ha spiegato intervenendo, sempre l’11 febbraio a Radio 24 alla trasmissione 24 Mattino –. Quello che mi preoccupa è la necessità di rivedere il trattato bilaterale che riguarda 60mila frontalieri lombardi che ogni giorno vanno a lavorare in Svizzera perché a ottobre ci sarà da rivederlo. I Comuni lombardi si vedrebbero fortemente penalizzati e, siccome la trattativa la fa il Governo italiano, di questo sono preoccupato». Per questo vorrebbe essere coinvolto dal presidente del Consiglio Letta direttamente nella partita. Nel frattempo assicura che «l’esito del referendum di domenica in Svizzera non è stato un voto “anti-lombardo”, con il Cantone Ticino abbiamo ottimi rapporti» e annuncia che «a breve andrò a incontrare il presidente del Consiglio di stato Paolo Beltraminelli, per rafforzare ulteriormente la nostra collaborazione». [md, ecoinformazioni]

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