Orrore

Eroici diciottenni israeliani/ «Ecco perché rifiuto di arruolarmi»

Questa mattina 31 luglio, i diciottenni Ayana Gerstmann e Yuval Pelleg si sono rifiutati di arruolarsi nell’esercito israeliano. Gerstmann è stata condannata a 30 giorni di prigione militare, mentre Pelleg è stato condannato a 20 giorni. Prima di entrare nella base di arruolamento di Tel HaShomer, la Rete Mesarvot ha organizzato una manifestazione a sostegno dei due giovani obiettori di coscienza, con la partecipazione di decine di ex obiettori, di familiari e del deputato della Knesset Offer Cassif.

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1 agosto/ Daspo per una bandiera, silenzio per un genocidio

«Venerdì 1 agosto ore 18.30 viale Vittorio Veneto a Como, manifestazione contro il Daspo alla bandiera palestinese e contro genocidio indetta dlla rete anrifascista lecchese. «La libertà non si reprime, la solidarietà non si condanna. Con questo comunicato e con la nostra presenza pubblica, esprimiamo totale solidarietà alle cinque persone colpite da un provvedimento di Daspo a Como, durante la partita Celtic-Ajax del 24 luglio. Contestiamo con forza la decisione della questura comasca, che rappresenta un grave attacco alle libertà fondamentali. Le persone coinvolte sono state sanzionate esclusivamente per aver sventolato una bandiera palestinese all’interno del settore di tifo del Celtic.

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Help Gaza now

A Gaza, anche impastare il pane è diventato un atto di resistenza. Non c’è farina, non c’è legna. E spesso non c’è nemmeno la sicurezza per uscire a cercarle.
Per cuocere il pane, molte famiglie sono costrette a bruciare plastica e nylon. Il fumo è tossico, ma quel piccolo pezzo di pane è un tesoro. È tutto. Ce lo raccontano gli operatori del nostro partner REC – Remedial Education Center, che continuano a documentare le condizioni drammatiche in cui vivono migliaia di famiglie nella Striscia di Gaza.
Il cibo scarseggia. Procurarselo è pericoloso, a volte impossibile.
Un sacco di farina costa 120 euro e dura appena una settimana.
Per mesi, gli aiuti umanitari sono stati bloccati o fortemente limitati. Negli ultimi giorni, alcuni camion con generi alimentari sono finalmente entrati nella Striscia.
Ma ciò che è arrivato è nulla di fronte alla fame che devasta Gaza.
Un gesto simbolico, di visibilità politica, mentre la fame continua a essere usata come arma di guerra. È inaccettabile.  ARCI è al fianco di chi resiste a Gaza da quasi un anno. Lo facciamo testimoniando quello che accade.
E portando aiuti immediati, grazie al lavoro instancabile di REC, che ci permette di raggiungere le famiglie più vulnerabili anche nei momenti più difficili. Non restare a guardare. Trasforma la tua firma in un aiuto concreto.
Scegli ARCI nel tuo 5×1000– Firma nel riquadro “Sostegno degli enti del Terzo Settore”- Inserisci il Codice fiscale 97054400581 Oppure DONA ORA
Anche un piccolo gesto può diventare pane.
Dignità. Speranza. Grazie per quello che farai,
ARCI Nazionale
Tutte le notizie dal mondo Arci le trovi su www.arci.it

Due diciottenni israeliani rifiutano di arruolarsi nell’esercito del genocidio

Giovedì 31 luglio 2025 alle ore 10:00, presso la base militare di Tel HaShomer, gli attivisti della rete Mesarvot terranno una manifestazione a sostegno di Ayana Gerstmann, diciottenne di Ramat-Gan, che si rifiuta di arruolarsi nell’esercito israeliano per protesta contro la guerra e il genocidio a Gaza, che ha già ucciso più di 60.000 palestinesi e distrutto intere città, e per opporsi all’occupazione in corso del popolo palestinese. Insieme a lei, anche Yuval Peleg, 18 anni, di Kfar Saba, si rifiuterà di arruolarsi domani mattina.

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Speranza da Israele

Venerdì 25 luglio 2025, a Sakhnin, nel nord di Israele, si è svolta una gigantesca manifestazione organizzata dal Committee for Arab Citizens of Israel e da una rete di organizzazioni pacifiste che include il Villaggio di Wahat al-Salam – Neve Shalom. Leggi il seguito su Pressenza.

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Da Pressenza/ Fania Oz-Salzberger: Rifiutatevi di prestare servizio nell’esercito

Il 23 luglio Fania Oz-Salzberger, docente di storia e figlia del noto scrittore e saggista israeliano Amos Oz, ha lanciato su X un appello ai soldati perché si rifiutino di prestare servizio nell’esercito.

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Da Como alla Palestina/ Brevi riflessioni su cosa si può e si deve fare

Ostinatamente, continuiamo a occuparci di Palestina. Personalmente e collettivamente non riusciamo a rinunciare alla convinzione che qualcosa si possa fare e – soprattutto – che qualcosa si deve fare. Abbiamo organizzato assemblee e partecipato a incontri, abbiamo volantinato e parlato con la gente, abbiamo suonato e cucinato, abbiamo contribuito ad azioni e a mobilitazioni locali e globali, abbiamo provato a fare delle proposte. Di più: abbiamo cercato di convincere chi può fare qualcosa che quel qualcosa si deve fare. Che di fronte alla distruzione della Palestina (non solo di Gaza) non si può stare in silenzio né restare inerti.

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Luigi Nessi/ Lettera aperta alla Città di Como e alla maggioranza del nostro Consiglio Comunale

Ero tra i presenti, lunedì 21 luglio fuori da Palazzo Cernezzi, che chiedevano un intervento a favore della popolazione palestinese, da parte del nostro Consiglio comunale. Sinceramente pensavo che ci fossero più persone presenti. In Consiglio, il nostro sindaco ha praticamente non considerato la richiesta presentata da Como senza frontiere e dalle tante associazioni, sindacati, partiti, persone che la compongono.

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Eleggiamo a domicilio Gaza

Noi, Raniero La Valle e Tomaso Montanari, mons. Giovanni Ricchiuti, vescovo Presidente di Pax Christi e p. Franco Moscone, arcivescovo di Manfredonia, Elena Basile e Ginevra Bompiani, e molti altri qui sottoscritti, nel senso in cui l’ordinamento prevede una distinzione tra la residenza e il domicilio, quale luogo speciale delle proprie cure, dichiariamo Gaza nostro domicilio elettivo, chi presso la parrocchia della Sacra Famiglia, presa a cannonate dall’esercito israeliano benché rifugio di centinaia di profughi, chi presso l’ospedale Nasser di Kan Younis e le sue incubatrici distrutte, chi presso la Moschea al-Faruk di Rafah, fatta tomba di tutte le fedi, chi presso la vitale Biblioteca di Samir Mansour, chi a Deir al Balah e ai valichi dove si viene uccisi nella ricerca di cibo, sia presso ogni altro aggregato, famiglia o indirizzo, e invitiamo a fare altrettanto tutti coloro che intendono agire perché il mondo resti umano, e tutti insieme provvediamo, come a nostro domicilio, alla ricostruzione di Gaza.

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27 luglio/ Gaza muore di fame: disertiamo il silenzio

Gaza muore di fame: il genocidio entra nella fase finale, e Israele prepara così una terra finalmente davvero senza popolo. Affamando, assetando, bombardando. A Gaza suonano le sirene delle ambulanze, che danno voce ai condannati a morte per fame e bombe. Quelle sirene dicono al mondo che non c’è più tempo. Non possono fare altro, a Gaza: perché i governi del cosiddetto ‘mondo libero’ stanno con Israele. Con il carnefice, non con la vittima. Anche il nostro governo continua a sostenere Israele: impedendo la sospensione dell’accordo con l’Unione europea; continuando a vendergli armi; coprendolo in ogni modo. Il nostro governo ha le mani sporche di sangue.

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