1 agosto/ Daspo per una bandiera, silenzio per un genocidio
«Venerdì 1 agosto ore 18.30 viale Vittorio Veneto a Como, manifestazione contro il Daspo alla bandiera palestinese e contro genocidio indetta dlla rete anrifascista lecchese. «La libertà non si reprime, la solidarietà non si condanna. Con questo comunicato e con la nostra presenza pubblica, esprimiamo totale solidarietà alle cinque persone colpite da un provvedimento di Daspo a Como, durante la partita Celtic-Ajax del 24 luglio. Contestiamo con forza la decisione della questura comasca, che rappresenta un grave attacco alle libertà fondamentali. Le persone coinvolte sono state sanzionate esclusivamente per aver sventolato una bandiera palestinese all’interno del settore di tifo del Celtic.
La tifoseria del Celtic, presente in quella giornata, è storicamente legata a ideali antifascisti, alla classe operaia e alla solidarietà verso i popoli oppressi, in particolare il popolo palestinese. Fin dalla sua nascita, la “Cultura del Celtic” rappresenta una comunità inclusiva, impegnata politicamente contro ogni forma di razzismo e discriminazione. Per questo, sventolare quella bandiera dentro e fuori lo stadio è un gesto coerente con una lunga tradizione di impegno sociale e giustizia. Ecco perché la motivazione ufficiale “propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa”, è assolutamente ingiustificata e lascia intendere, in modo gravissimo e infondato, un’accusa di antisemitismo.
Sventolare una bandiera palestinese non è e non sarà mai un crimine. È un atto di solidarietà verso un popolo oppresso da decenni da un regime coloniale, razzista e violento. È un gesto di umanità in un contesto storico in cui a Gaza e in Cisgiordania si continua a morire sotto le bombe e sotto l’occupazione. In un mondo che assiste in silenzio a un genocidio, non possiamo e non vogliamo tacere. Essere al fianco del popolo palestinese non significa essere antisemiti. Significa opporsi a ogni forma di discriminazione, a ogni sistema che neghi diritti e dignità umana. Per questo denunciamo con fermezza le politiche israeliane, che da decenni perpetrano violenza sistematica, apartheid e pulizia etnica.
Il provvedimento della questura di Como è l’ennesimo atto repressivo che si inserisce in un clima sempre più autoritario, dove vengono criminalizzati il dissenso e la solidarietà. È anche il riflesso di uno Stato che, attraverso decreti sicurezza e retoriche securitarie, restringe lo spazio pubblico, comprime le libertà individuali e collettive, e mette a tacere ogni voce fuori dal coro. E se manifestare solidarietà al popolo palestinese è un reato, ARRESTATECI TUTTI E TUTTE. Non abbiamo paura. Non ci lasceremo intimidire. Continueremo a lottare per la libertà, per la giustizia, per una Palestina libera.
Perciò chiediamo e pretendiamo:
l’immediata revoca dei DASPO emessi; • l’apertura di un’indagine pubblica sul comportamento della questura;
una presa di posizione chiara contro il genocidio in Palestina; • la cessazione di ogni collaborazione tra lo Stato italiano e il governo israeliano.
La libertà non si reprime. La solidarietà non si condanna». [Rete Antifascista Lecchese]

