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Congresso regionale Arci a Como

Si svolgerà a Como sabato 13 marzo il Congresso Arci Lombardia. I lavori si svolgeranno allo spazio Gloria del circolo Arci Xanadù in via Varesina 72 dalle 9,30. Sarà presente e interverrà Paolo Beni, presidente nazionale dell’Arci.  Il programma della giornata.
 
Alle 9,30 Apertura dei lavori, nomina della presidenza del Congresso e delle Commissioni, comunicazioni della presidenza, saluto degli ospiti.
Alle 10 Tavola rotonda Il modello di welfare lombardo – il ruolo dei corpi intermedi – l’iniziativa antirazzista. Partecipano: Nino Baseotto (Cgil Lombardia), GianBattista Armelloni (Acli Lombardia), Fabrizio Tagliabue (Forum del Terzo settore Lombardia), Sergio Veneziani (Auser Lombardia), Sergio Silvotti e Emanuele Patti (ArciLombardia) e i candidati al Consiglio regionale Mario Agostinelli, Arianna Cavicchioli, Luciano Muhlbauer.
Alle 13 Pausa buffet
Alle 14 Presentazione e discussione del Documento organizzativo. A seguire relazioni delle Commissioni e adempimenti congressuali.
Alle 18 Insediamento del Consiglio direttivo, Relazione dei saggi, nomina del presidente, altri adempimenti.
Durante la giornata sarà presente ed interverrà Paolo Beni, presidente nazionale Arci.

Venerdì 12 marzo sciopero generale

«Lavoro, fisco, cittadinanza. Cambiare si può». Sciopero generale di 4 ore venerdì 12 marzo indetto dalla Cgil, alle 10 presidio davanti alla Prefettura di Como.

La Cgil nazionale ha indetto uno sciopero generale venerdì 12 marzo al grido di: «Lavoro, fisco, cittadinanza. Cambiare si può».
Diverse le rivendicazioni del sindacato di Epifani per affrontare la crisi: fermare i licenziamenti, affrontare le vertenze (per impedire le chiusure delle aziende), ridurre le tasse per lavoratori e pensionati.
La Cgil chiede di «garantire la prosecuzione della Cassa integrazione in deroga, raddoppiare la durata dell’indennità di disoccupazione e aumentare i massimali della Cassa integrazione, sostenere il reddito e prevedere gli ammortizzatori per i precari, prevedere periodi di formazione durante la Cassa integrazione, per affrontare la riorganizzazione e e incentivi per l’assunzione stabile di lavoratori disoccupati o in mobilità, estendere i contratti di solidarietà».
Viene chiesta anche la «restituzione di quanto lavoratori e pensionati hanno pagato in più» ovvero 500 euro per il 2010.
L’impegno è anche, per «un futuro per il paese», l’avvio di «politiche di accoglienza e lotta alle nuove schiavitù», regolarizzando i migranti che lavorano, sospendendo la Bossi-Fini per quelli che cercano un impiego, abolendo il reato di clandestinità, estendendo «l’art. 18 del Testo unico sull’immigrazione equiparando il reato di caporalato a quello di tratta sugli esseri umani».
A Como l’appuntamento è alle 10 con un presidio davanti alla Prefettura in via Volta. Al presidio ha aderito l’Arci di Como.

Il Consiglio comunale di Como di lunedì 8 marzo 2010

I lavoratori della Cà d’industria tornano a Palazzo Cernezzi. Salta la seduta di lunedì 8 marzo per la mancanza dell’intero gruppo della Lega e di altri esponenti della maggioranza.

Cà d’industria al centro delle preliminari del Consiglio comunale di lunedì 8 marzo, dopo il presidio, davanti alla Prefettura, dei dipendenti e di alcuni parenti avvenuto nella stessa mattinata contro l’esternalizzazione delle mense, che potrebbe essere il preludio ad altri interventi simili e che ha messo in allarme i 32 dipendenti del settore.
«Abbiamo avuto la disponibilità ei vertici della Cà d’industria per un incontro» ha annunciato Emanuele Lionetti, Liberi per Como. Bruno Magatti, Paco, ha affermato «rispetto al Consiglio di amministrazione radicale e sostanziale difformità». «Perché per delle responsabilità di altri devono pagare i lavoratori?» ha chiesto Donato supino, Prc, domandando l’intervento del sindaco come mediatore.
Il sindaco si è quindi sentito in dovere di intervenire sottolineando la propria «attenzione assoluta e totale – anche se – non possiamo influenzare le decisioni della Fondazione». Comunque ha rassicurato «incontrerò il presidente Pellegrino nei prossimi giorni e parteciperò alla Commissione che discuterà della questione, dopo, se lo riterrò opportuno, prenderò delle iniziative».
«L’assessore Molinari può fare un’inchiesta sulla via Milano alta – ha chiesto Roberta Marzorati, Per Como – per verificare il numero di veicoli che si fermano per andare nei negozi?»; per la consigliera solo l’1 per cento si arresta per frequentare i negozi dirimpetto e per questo spera in una futura pedonalizzazione o inversione del senso di marcia.
«Le strade della città sono pinene di buche – è intervenuto Luigi Bottone, Liberi per Como – non si possono chiedere i danni alle ditte che hanno fatto male i lavori?».
Anche le elezioni regionali hanno fatto capolino «in via Castelnuovo ci sono cartelloni abusivi della Lega!» ha denunciato Silvia Magni, Pd, chiedendo l’intervento dei vigili, seguita da Magatti «ormai è una consuetudine, le regole valgono solo quando si appartiene ad un dio minore».
Molte le assenze fra i banchi della maggioranza, tra cui spiccava quella dell’intero gruppo della Lega. Per questo all’appello, uscite le minoranze, è mancato il numero legale (solo 20 i presenti compreso il sindaco).
La seduta è stata dichiarata deserta ed aggiornata a giovedì prossimo, quando dovrà riprendere la discussione sull’intervento nell’area ex Frey di Albate.
Nel frattempo i lavoratori e parenti della Cà d’industria presentatisi in Consiglio, una settantina, hanno preso posto in Sala stemmi dove hanno esposto le loro ragioni e relazionato sull’incontro avuto col prefetto in mattinata ai consiglieri comunali presenti «sono state dette delle falsità, le mense del S. Anna sono in gestite in forma diretta» ha chiarito Matteo Mandressi della Funzione pubblica Cgil. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Presidio per la legalità domenica 7 marzo alle 10,30 in piazza San Fedele

I partiti che sostengono la candidatura di Filippo Penati in regione organizzano a Como un presidio In difesa del rispetto della legalità per protestare contro il decreto legge interpretativo varato ieri dal Governo. La nota che indice la mobilitazione.

«Scendiamo in piazza per difendere un principio di legalità. Le norme non possono essere cambiate in corsa per favorire un giocatore. Esistono delle norme per la presentazione delle liste che prevedono tempi e modi. A Milano e a Roma il Pdl non le ha rispettate, probabilmente perché la situazione al suo interno ha portato a cambiare la composizione delle liste oltre il tempo dato per la presentazione. Ora il Consiglio dei Ministri ha deciso di sanare questa situazione stabilendo un precedente pericolosissimo. Contro questi metodi chiamiamo al presidio i cittadini».

Il Consiglio comunale di Como di giovedì 4 marzo 2010: Ca’ d’industria

La seduta di giovedì 4 marzo è stata sospesa per un’ora per sentire le ragioni di un’ottantina di lavoratori della Ca’ d’industria contrari all’esternalizzazione del servizio di preparazione dei pasti.

Mentre si svolgevano le preliminari un’ottantina di lavoratori, con i rappresentanti sindacali confederali, di tutti i diversi servizi della Cà d’industria hanno fatto capolino in consiglio, con cartelli, magliette, casacche bianche e uno striscione con scritto «Giù le mani dalla Cà d’industria».
Emanuele Lionetti, Liberi per Como, ha così chiesto una sospensiva per poter sentire le ragioni dei dipendenti della Fondazione creata dal Comune di Como.
L’ente comasco ha una piena autonomia economica e finanziaria rispetto al Comune ma nel suo Consiglio di amministrazione quest’ultimo esprime 5 dei 7 rappresentanti (gli altri due sono di nomina regionale e provinciale).
Supino e Vincenzo Sapere, Gruppo misto – socialisti, si sono associati alla richiesta posta dal consigliere ex leghista, accolta dalla Giunta che ha permesso una sospensione e invitato tutti a trasferirsi nella vicina Sala stemmi, dove a rappresentare il sindaco ci sarebbero stati l’assessore al patrimonio Cenetiempo e la vicesindaca Ezia Molinari.
«Il presidente Pellegrino aveva promesso in Consiglio comunale un anno fa di non dare n gestione nessuno dei servizi della Fondazione» hanno ricordato i rappresentanti sindacali che hanno denunciato il comportamento scorretto del Consiglio di amministrazione nell’affidamento della preparazione dei pasti ad una ditta esterna «non hanno rispettato i termini di legge, non siamo stati avvisati del bando quando c’è una tempisti precisa».
I lavoratori hanno fatto presente che la ditta che prenderà in gestione la preparazione dei pasti ha avuto un primo approccio informale garantendo i posti di lavoro per due anni, ma forte è la paura di non avere una prospettive oltre quella data e che questo sia un primo passo verso la esternalizzazione anche di altri servizi.
Il confronto fra amministratori e lavoratori è durato per più di un’ora, e sono intervenuti anche i consiglieri di amministrazione della Cà d’industria Romolo Vivarelli e Franco Mercuri, con momenti di forte tensione, anche con l’assessore Cenetiempo che ha giustificato dati i vantaggi economici le esternalizzazioni.
La vicesindaca ha concluso la riunione promettendo un incontro del Consiglio con il cda dell’ente, una richiesta presentata formalmente in serata da Liberi per Como.
L’assemblea di Palazzo Cernezzi ha così affrontato la deliberazione sul recupero dell’area ex Frey, un intervento che convince poco anche fra le file della maggioranza. «Il quartiere di Albate è stato violentato negli ultimi anni – ha dichiarato Stefano Rudilosso, Pdl – con una cementificazione selvaggia».
Molte le critiche sulle altezze, mentre la consigliera Magni ha ciesto lumi sul Pgt e la relazione promessa dal sindaco, ma anche sulla piazza prospettata, «è impossibile definirla piazza» ha dichiarato l’architetto Dario Valli, Area 2010.
La discussione si è protratta sino alla mezzanotte quando sono stati presentati tre emendamenti e un ordine del giorno, che verrano discussi nella prossima seduta. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il Consiglio comunale di Como di venerdì 4 marzo 2010: le preliminari

Nelle preliminari della seduta di giovedì 4 marzo micropolveri, traffico, segnaletica e rifiuti nelle preliminari.

«L’atteggiamento dell’assessore all’ambiente è di arroganza – ha dichiarato Donato supino, Prc, durante le preliminari al Consiglio comunale di giovedì 4 marzo – non dà il necessario supporto affinché si chiarisca la faccenda dell’appalto dei rifiuti».
Attenzione per i problemi del PM10 anche per le periferie ha chiesto Luigi Bottone, Liberi per Como, dopo il posizionamento della nuova attrezzatura, che dovrebbe abbattere le micro polveri, sul tetto di Palazzo Cernezzi.
Mario Lucini, Pd, ha invece posto all’attenzione del Consiglio l’apertura di un nuovo cantiere in via Cardina, con disagi per i residenti, dato il traffico di mezzi pesanti e i rischi per la stabilità della strada, oltre ad un caso di abusivismo poco distante, in via Cascina Marii, un cantiere già segnalato in cui sarebbero ripresi i lavori. Silvia Magni, Pd, ha chiesto di migliorare e sistemare la segnaletica in piazzale Anna Frank all’ingresso dell’autostrada,
Marcello Iantorno, Pd, ha attaccato la Giunta per la gestione del’appalto per la raccolta dei rifiuti: «Pare che assessori e sindaco vogliano restituire la cauzione lasciata da Econord». Una cifra dell’ordine di 1,7 milioni di euro già incassati dal Comune che per l’avvocato comasco possono in parte rimanere nelle casse dell’amministrazione. Contrariato il sindaco che è intervenuto a margine dell’assemblea: «non sa di cosa sta parlando…». [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Tarpini rieletto segretario della Cgil comasca

Si è concluso martedì 2 marzo  il congresso della Cgil comasca: è stato rieletto il segretario generale uscente, Alessandro Tarpini con 51  voti a favore su 65.  «Sono soddisfatto – dichiara il segretario generale della Camera del Lavoro – dell’andamento del congresso: è la dimostrazione della vitalità e della partecipazione democratica presenti nel nostro sindacato. Ora ci concentreremo sul prossimo sciopero del 12 marzo sui temi della giustizia fiscale e della crisi. E continueremo a lavorare sul territorio per i diritti dei lavoratori, sui problemi dei lavoratori migranti e sulle questioni della formazione e della ricerca».

Consiglio informale, democrazia reale

Dopo il presidio di piazza XX settembre lunedì primo marzo, i numerosi Italiani e gli ancor più numerosi cittadini stranieri si sono recati al vicino Comune di Cantù dove il comitato Primomarzo 2010 aveva invitato il sindaco della città e tutti i consiglieri comunali ad un confronto sui temi dell’integrazione.

Sulle poltrone dei consiglieri comunali sedevano Roberto Bruno, Claudio Bizzozzero Francesco Pavesi, Ivano Pellizzoni, Aldo Stoppani di Lavori in corso e Gigi Tagliabue del  Pd.
Dopo un lungo saluto al pubblico che gremiva la vasta sala consigliare di Cantù (pubblico composto per il 90 per cento da cittadini stranieri) Bizzozzero ha lasciato il microfono a diversi consiglieri del suo gruppo consigliare e a Gigi Tagliabue.
I messaggi di benvenuto di quasi tutti i consiglieri intervenuti miravano a chiedere ai numerosissimi immigrati presenti quali fossero le loro istanze da rivolgere al consiglio comunale: «Siamo qui per ascoltarvi».
Thierno Ghaye, dell’associazione 3 febbraio ha detto tra l’altro: «Se tutti i consiglieri comunali di Cantù fossero come voi potremmo sentirci a posto». Diongue Mbay della stessa associazione, ha aggiunto: «Immaginiamo un prossimo futuro quando qualcuno dei nostri figli siederà davvero su queste poltrone da consigliere comunale di Cantù, per ora limitiamoci ad occupare simbolicamente, per una sera, tutte le poltrone».
Dopo che quasi tutte le 30 poltrone dei consiglieri sono state occupate da cittadini stranieri è intervenuta la senegalese Isilda Virginia Aemando: «Oggi in Francia ed in altri paesi i cittadine stranieri hanno davvero scioperato in gran numero, questo è servito alle nostre organizzazioni a misurare quanto il lavoro straniero può incidere sulle economie di questi  paesi. In Italia oltre all’emergenza della crisi economica c’è un’emergenza ancor più grave che è quella morale, noi lavoratori stranieri non produciamo solo ricchezza economica per l’Italia, ma contribuiamo a salvare il paese da una deriva morale, in cui, in  alcune forze politiche di governo militano dei veri e propri “piromani sociali” che infiammano le braci per fomentare la paura… I miei bisnonni in Africa sono stati gli ultimi schiavi, arrivando in Italia non immaginavo di vedere tanti miei compaesani ritornare schiavi». In altri interventi gli immigrati hanno chiesto ai consiglieri presenti che venga abolito il numero verde di denuncia anonima dei clandestini e di avere “spazi d’intervento in consiglio comunale”. [Enzo Arighi, ecoinformazioni]

Giallo a Cantù

All’appuntamento a Cantù, citta scelta non casualmente per la manifestazione antirazzista del 1 marzo, hanno risposto più di  trecento persone. Vasta la partecipazione dei cittadini stranieri che hanno riempito il largo XX settembre insieme a molti esponenti delle associazioni, dei sindacati e delle forze politiche che hanno sottoscritto l’appello per “Una giornata insieme a noi”.

Negli interventi la rabbia, la protesta e il disgusto per leggi che mortificano i diritti fondamentali di milioni di persone considerate meno dei cani «perché  abbandonare un animale al freddo è reato mentre non accogliere in casa una persona priva di permesso di soggiorno è ciò che le leggi razziste italiane prescrivono». La manifestazione è ancora in corso e prosegue con il “Consiglio comunale informale” nel quale le raggioni dei cittadini stranieri potranno finalmente essere espresse in una sala comunale anche se non ancora in un vero Consiglio comunale.

VII congresso della Cgil di Como

Con la relazione del segretario generale Alessandro Tarpini si è aperto lunedì 1 marzo allo Shed di Cernobbio in via Manzoni 1 il VII Congresso provinciale della Cgil di Como. A tutti i partecipanti è stato distribuito un fiocco giallo simbolo dell’adesione alla giornata per i diritti dei migranti.

Il testo integrale della Relazione.

Riportiamo dalla relazione del segretario alcuni passi della sezione Migranti, risorsa e integrazione relativa al tema dei diritti dei migranti al centro della mobilitazione del primo marzo.
«Il primo giorno del nostro congresso coincide con la giornata di mobilitazione dei migranti italiani.
Noi abbiamo ritenuto la proposta, poi accantonata, dello sciopero dei migranti una scelta inopportuna.
Continuiamo ad essere convinti che i problemi di questi lavoratori siano anche i nostri e che un mondo del lavoro spaccato in due – con gli italiani che difendono i propri diritti ed i migranti che lottano per ottenerli in modo separato – rischi di peggiorare ulteriormente la situazione.
Quanto successo nelle scorse settimane a Rosarno e quanto accaduto a Milano in viale Padova, potrebbe facilmente accadere in altre parti d’Italia dove, nell’agricoltura ed in altri settori produttivi, migliaia di immigrati irregolari sono costretti a lavorare e vivere al limite dell’umano tollerabile, sottoposti ai ricatti di chi vive di economia sommersa, anche a causa dell’attuale normativa sull’immigrazione che condanna all’espulsione chiunque decida di denunciare le condizioni di lavoro.
La vicenda di Milano sta a dimostrare il fallimento delle politiche del centrodestra in tema di immigrazione. Comune, provincia e regione, sono governati da 15 anni da amministrazioni di centrodestra; la legge che regola la materia si chiama Boss-Fini: se questi sono i risultati, una classe politica responsabile dovrebbe avere il coraggio di mettere in discussione provvedimenti che forse sono utili in una campagna elettorale, ma che dimostrano ogni giorno la loro inconsistenza.
Vorrei anche dire che le dichiarazioni di un esponente politico regionale all’indomani dei disordini di via Padova, arrivato a proporre “rastrellamenti casa per casa”, pongono anche un problema di civiltà.
Mi sarei aspettato di fronte a tali deliranti affermazioni un moto di indignazione diffuso: non è più accettabile che chi ricopre cariche istituzionali e di governo in importanti amministrazioni si lasci andare a simili inqualificabili affermazioni.
La tragedia di Rosarno parla invece a tutto il Paese: bisogna ricostruire relazioni che mettano al centro la capacità di convivere con le diversità, del vivere insieme, del rispetto di diritti e doveri di cittadinanza e del lavoro, per tutti e da parte di tutti. Questa situazione è il frutto di una politica migratoria non governata, utilizzata in maniera sistematica come arma di propaganda politica, e dell’incancrenirsi di situazioni di estremo sfruttamento e degrado, dove lo sbocco della guerra tra poveri, presto o tardi, rischia di diventare l’esito più probabile. […]
È invece su politiche di inclusione, su progetti di integrazione – partendo dalla scuola – e di sostegno a tutte le famiglie che si trovano coinvolte dalla crisi economica, che occorre puntare, per rinsaldare una vera coesione sociale basata sui valori della solidarietà e dell’accoglienza».

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