Ambiente

Nessuna nuova cava nel comasco

Ad eccezione delle ipotesi mozzatesi nel documento di indirizzo elaborato dalla Commissione ambiente provinciale. La delibera sarà approvata mercoledì prossimo dalla Commissione per poi affrontare il suo lungo iter.

Non è ancora stata approvata dalla Commissione ambiente la delibera d’indirizzo sul Piano Cave, ma la prima bozza del documento è stata resa pubblica ieri per volontà del presidente di commissione Giancarlo Galli.
Una prima nota riguarda il metodo utilizzato dalla Commissione per redigere il documento: a differenza della proposta dell’assessore all’ecologia Francesco Cattaneo, che spingeva per un rapido svolgimento dell’iter sotto la minaccia del commissariamento regionale, i componenti della Commissione hanno scelto di procedere per consultazioni preventive, raccogliendo i pareri delle associazioni di categoria e dei sindaci interessati.
Proprio su indicazione di questi ultimi si è preferito escludere le ipotesi di apertura di nuove cave, ventilata nei mesi passati sulla stampa. Niente ruspe quindi a Cermenate, Asso e Fino Mornasco, per citare tre dei molti siti precedentemente individuati. Dovrebbe invece prendere corpo l’ipotesi di apertura di una cava a Mozzate, per cui il sindaco ha espresso parere favorevole, nonostante il protocollo firmato alcuni anni fa tra l’amministrazione mozzatese e quella provinciale che impediva grossi interventi nel Comune della bassa già afflitto dalla più grande discarica comasca e dal passaggio della Pedemontana. Dalla realizzazione della nuova bretella stradale saranno ricavati 2 milioni di metri cubi di materiali su 15 milioni previsti, i rimanenti saranno recuperati principalmente dallo sfruttamento, fino ad esaurimento, delle cave esistenti.
Quindi perché il documento non è stato approvato? Risponde Giancarlo Galli: «Il rinvio dell’approvazione definitiva deriva dalla necessità di un’ulteriore verifica per i siti di Cucciago e Locate Varesino. In ogni caso l’iter dovrebbe concludersi mercoledì prossimo dopo aver sentito gli amministratori locali».
«Per la discarica di Locate il sindaco ha detto “ni” – spiega Renato Tettamanti (Prc) – Avendo scelto un metodo di lavoro basato sul consenso delle amministrazioni locali, dobbiamo capire le intenzioni del primo cittadino locatese».
Ben diversa la situazione per la cava di Cucciago, per cui l’amministrazione locale ha più volte deliberato la chiusura. L’impianto è attivo da ormai 30 anni e la commissione ritiene irrealizzabile l’ipotesi di ampliamento per aumentare di 2-3 milioni di metri cubi l’escavazione, almeno finché non venga realizzata la variante alla provinciale 27.
L’amministrazione di Cucciago ha proposto un tetto massimo di 400 mila metri cubi, ma Paola Sala (Fi), consigliere provinciale eletta a Cantù, e con lei il gruppo di Forza Italia, non hanno votato la proposta a causa delle implicazioni viabilistiche e ambientali che incidono direttamente sulla città del pizzo. Si attende quindi una nuova consultazione dei comuni del canturino per una proposta definitiva.
L’obiettivo dichiarato è di portare il documento di indirizzo in Consiglio provinciale entro fine luglio. Ricevuto il via libera consiliare, gli uffici provinciali redigeranno la Vas, strumento molto importante dato il forte impatto ambientale caratteristico del Piano. Se tutto dovesse procedere secondo i progetti, il Piano cave verrebbe sottoposto all’esame del Consiglio entro fine anno. [Francesco Colombo, ecoinformazioni]

Il consiglio provinciale di lunedì 26 maggio 2008

La Garibaldina bis si farà. Il consiglio provinciale respinge la mozione che chiedeva un ripensamento sull’opera. Carioni continua a tacere sull’aumento di stipendio al presidente della Spt Holding.

La preliminare di Renato Tettamenti (Prc) sull’aumento di stipendio al presidente di Spt spa Holding ha aperto il consiglio provinciale di lunedì 26 maggio: «Non più di tre mesi fa questo consiglio deliberò la riduzione del consiglio di amministrazione della Spt Holding, e Carioni ci ricordò che il presidente della società era espressione dell’amministrazione provinciale. Ora, in virtù del nuovo incarico di amministratore d’esercizio, lo stipendio di Gandola raggiunge i 71 mila euro lordi l’anno, e lei, presidente, non ha ancor rilasciato dichiarazioni a proposito sulla stampa locale. Credo sia suo dovere esprimersi in questa sede e sia nostro diritto saperlo, dato che oltre all’aumento, Gandola occupa sia la posizione di direttore che di diretto». Il presidente Leonardo Carioni si è detto «d’accordo con molte delle questioni evidenziate da Tettamanti», ma non si è sentito in dovere di esprimersi in consiglio, preferendo rimandare il suo giudizio all’assemblea dei soci di Spt Holding, a sua detta «la sede opportuna per pronunciarsi».
«Finalmente – ha preso la parola Maria Rita Livio (Pd) illustrando la mozione all’ordine del giorno – il consiglio prende in considerazione l’argomento Garibaldina bis (il tracciato nell’immagine), dando una risposta anche ai comitati – presenti con una cinquantina di attivisti – che da due sedute ci fanno visita inutilmente. Presentando questa mozione chiediamo all’amministrazione un ripensamento su una grande opera che trova contrari tutti i sindaci e i cittadini del territorio. La prima richiesta degli abitanti dell’Olgiatese è infatti il completamento della variante alla Briantea, strada che assorbe la maggior quota del traffico tra Como e Varese, anche perché la più vicina alle attività industriali. Come se non bastasse la linea rossa che individua il tracciato della nuova strada corre parallela alla ferrovia Grandate-Malnate, mandando in fumo il progetto di pista ciclabile adiacente ai binari, che a Villa Guardia è già quasi realtà».
«Occorre anche un accordo quadro di programma – ha aggiunto Mauro Guerra, capogruppo del Pd – con Regione, Anas e Fs per definire le priorità viabilistiche del territorio in un’ottica unitaria».
Pietro Cinquesanti, assessore alla viabilità, dichiara di voler realizzare le strade di sua competenza in tempi ragionevoli, e non importa se è lui stesso a ricordare che l’iter della Garibaldina bis è partito nel lontano 1999. «Abbiamo sottoscritto negli anni – continua l’assessore – accordi di programma con i sindaci dell’olgiatese, che non sono mai stati revocati da atti ufficiali dei nuovi sindaci».
Riappare anche l’ipotesi autostradale per il collegamento tra Como e Varese. A sponsorizzarla, come riferisce Carioni, sarebbero questa volta le associazioni di categoria di Como, Lecco e Varese. Il presidente si è detto comunque contrario a questa ipotesi, almeno finché non venga redatto un serio studio di fattibilità, che prenda in considerazione il flusso di veicoli che verrà dirottato sulla Pedemontana. Prima di cedere la parola il presidente ha ricordato che «finché l’ipotesi autostradale sarà all’ordine del giorno, l’Anas non finanzierà di sicuro la variante alla Briantea».
Giordano Minotti (Lega nord) ha accusato la minoranza di strumentalizzare la protesta dei comitati, opponendo una «sterile e intransigente opposizione» ad un’opera fondamentale per rilanciare il rapporto Como-Varese, i due poli dell’università dell’Insubria. Anche l’esponente leghista ha ribadito la volontà di «spendere i soldi della Provincia per opere provinciali». Giancarlo Galli (Popolari) ha invece giustificato la realizzazione dell’opera con la crisi permanente del sistema viabilistico lombardo «che non garantisce la mobilità, ma bensì l’immobilità. In un contesto del genere quindi anche le opere meno suggestive vanno supportate». Sostegno che si è concretizzato nei voti contrari alla mozione, bocciata senza appello. [Francesco Colombo, ecoinformazioni]

La Holcim di Merone su Altreconomia

Altreconomia dedica un servizio agli Inceneritori mascherati da cementifici con limiti di emissioni più permissivi rispetto ai termovalorizzatori tradizionali parlando della Holcim di Merone da sempre accusata dagli ambientalisti di inquinare il territorio.

In Italia sono presenti una novantina di cementifici che, per produrre 47 milioni di tonnellate di cemento, bruciano pet-coke, uno scarto della raffinazione del petrolio, combustibili derivati da rifiuti (cdr), pneumatici e rifiuti solidi urbani.
Sul numero di maggio di Altraeconomia è possibile leggere il servizio Gli inceneritori nascosti – Scoprire cosa bruciano i cementifici, che parla anche dell’impianto di Merone.
La rivista si può trovare nelle botteghe equosolidali del comasco: Garabombo in via Milano 263 a Como,Il Ponte in via Carcano 10 a Cantù, Mondo Equo in piazza San Cristoforo 1 a Guanzate, Shongoti in via Mazzini 57 a Erba.

L’assemblea di Territorio precario contro le paratie

Nell’assemblea di giovedì 8 maggio la rete Territorio precario si è posta l’interrogativo di come attivarsi per rispondere ai continui tentativi di stravolgere il territorio da parte dell’Amministrazione locale.

Circa trenta persone hanno partecipato giovedì 8 maggio alle 21 alla sala Noseda della Camera del lavoro all’assemblea proposta da Territorio precario. Dopo l’introduzione volta a spiegare che cosa è e di che cosa si occupa la rete che opera da diversi anni Lidia Martin, di Tp, ha sottolineato lo scopo dell’incontro: coinvolgere i cittadini sulla tematica delle paratie. Guido Ortolani, di Tp, ha ricordato che il progetto, che è stato pubblicizzato principalmente come un allargamento del Lungolago, in realtà è un vero e proprio stravolgimento urbano. La tendenza è quella di sviluppare la città a tutti i costi, una sorta di mania per le grandi opere. Anche Expo 2015 darà la possibilità agli amministratori locali di proseguire in questa distruzione-appropriazione irrimediabile del territorio e dei beni comuni.
Le proposte, gli studi e i progetti alternativi – hanno ricordato sia Lidia Martin che Mario Lucini (consigliere comunale del Pd) – con minore impatto sia visivo che economico erano molti: ad esempio una regolazione più saggia del livello degli invasi a monte e dell’apertura della barriera a valle del Lario. Lucini ha rammentato che il progetto delle paratie non è mai approdato in Consiglio comunale, ma è stato comunque approvato solo perché inserito nel “calderone” del bilancio. I margini di intervento da parte dei consiglieri comunali sono stati molto scarsi: la minoranza ha potuto presentare solo mozioni che sono state prontamente bocciate dalla maggioranza.
Il problema maggiore, sottolineato da alcuni dei presenti all’incontro, è che i lavori sono oramai partiti e che poco si può fare oggi per contrastare il progetto. Fabio Cani ha fatto notare che l’opposizione a questa “grande opera” è partita presto, nel 1996, poi però si è “inabissata”. Oggi – ha continuato – non è tardivo cercare di riportare l’attenzione sulla problematica, perché le paratie sono sintomo di una percezione stravolta della realtà: numerosi sono ormai gli interventi con i quali l’Amministrazione comunale tenta di mettere le mani sul territorio.
Enzo D’Antuono, presidente dell’Arci di Como, ha indicato il tema delle paratie come punto di partenza per riflettere, per mobilitarsi invitando a sviluppare una presenza costante dove le paratie sono in costruzione per parlare di queste e di tutti gli altri esempi di attacco al territorio. Danilo Lillia ha evidenziato quanto sarebbe importante superare, soprattutto in questo momento post-elettorale, la frammentarietà e fare rete.
Serve un’idea o un progetto di città differente, un’alternativa che sia più appetibile per i cittadini, ha dichiarato Manuela Serrentino. Non ci si dovrebbe dimenticare lo slogan che si usava qualche anno fa: «Un altro mondo è possibile» che al suo interno portava un sogno che era più convincente e costruttivo di tutte le frasi di denuncia usate oggi. [Francesco Vanotti, ecoinformazioni]

Il risparmio energetico in casa

Terzo appuntamento nel comune di Bulgarograsso del percorso Vivi sostenibile organizzato dall’associazione L’isola che c’è, mercoledì 7 maggio. Si è parlato di Risparmio energetico in casa con Michele Metzger di Equa.

«Le energie rinnovabili sono quelle forme di energia generate da fonti che sono in grado di rigenerarsi o non sono esauribili nella scala dei tempi umani e il cui utilizzo non pregiudica le risorse naturali per le generazioni future», si tratta di una definizione nota – ha esordito Michele Metzger di Equa (www.equaenergia.it) di fronte a una quindicina di persone – ma sicuramente utile per introdurre il tema della serata: Il risparmio energetico in casa. «Siamo sempre più dipendenti da altri Paesi per l’approvvigionamento di energia – ha continuato il relatore – si parla di portare il prezzo del petrolio a 200 dollari al barile entro la fine del 2008. In questo contesto è indispensabile valutare non solo l’utilizzo di fonti di energia rinnovabili (il solare fotovoltaico e termico, l’energia idroelettrica, eolica, geotermica e le biomasse) ma anche risparmiare energia con piccoli accorgimenti quotidiani: scegliere lampadine a basso consumo, acquistare elettrodomestici di classe A o superiore, recuperare l’acqua piovana per innaffiare il giardino o per lo scarico del wc, ombreggiare i locali in estate, ecc.».
«Il 40 per cento dell’energia totale è consumata dal settore domestico – ha sottolineato Metzger – di questo 40 per cento il 65 per cento serve a riscaldare le case e produrre acqua calda. Le abitazioni possiedono una potenzialità elevata di risparmio energetico ed è necessario pensare ad interventi mirati per migliorarne l’efficienza».
La Regione Lombardia si sta muovendo in questo senso e ha definito una serie di requisiti di risparmio energetico degli edifici che, in linea con le disposizioni nazionali, verranno valutati in base alla classe di appartenenza: A, per gli edifici più efficienti, fino a G per quelli che disperdono più calore; gli edifici di nuova realizzazione dovranno rientrare almeno nella classe C. È stato inoltre creato – ha spiegato il relatore – un database nel quale verranno raccolte le schede relative a tutti gli edifici della regione, secondo i dati fin’ora raccolti il 90-95 per cento delle abitazioni rientrano nell’ultima classe.
Sollecitato dalle domande dei partecipanti Metzger ha illustrato una serie di accorgimenti per ridurre la dispersione di calore nelle abitazioni, in alcuni casi molto costosi come la installazione del cosiddetto “cappotto”, un rivestimento con materiali isolanti sulle pareti esterne di un edificio, oppure meno onerosi come l’eliminazione di ponti termici o l’istallazione di caldaie a condensazione, decisamente più efficienti di quelle tradizionali.
In chiusura il relatore ha accennato brevemente alla possibilità di riscaldare l’acqua per le necessità sanitarie con l’utilizzo di pannelli fotovoltaici, ma data l’ora tarda non ha avuto la possibilità di approfondire. [Greta Pini, ecoinformazioni]

Il metodo biologico contro quello tradizionale

Mercoledì 8 maggio Roberto Cavallerano di BioAgricert ha descritto il metodo di produzione e le certificazioni di un prodotto più sicuro e nutritivo di quello prodotto industrialmente.

Una ventina le persone riunite alle scuole di via Burgo per assistere all’incontro organizzato dall’Isola che c’è nell’ambito del percorso Vivi sostenibile a Maslianico.
Il relatore ha definito in breve i contenuti del regolamento Cee che definisce le normative dell’agricoltura biologica.
In seguito Roberto Cavallerano ha chiarito come spesso si sbagli chiamando biologico un prodotto, mentre invece biologico è il metodo di coltivazione, metodo senza ausilio di pesticidi chimici che garantiscono quindi l’assenza di residui dannosi per la salute. Il certificatore deve fare numerose visite durante l’arco di tutto l’anno per rendersi conto se veramente vengono rispettate le norme di coltivazione facendo attente analisi chimiche del terreno.
Per quanto riguarda l’allevamento per parlare di biologico bisogna garantire un’alimentazione al cento per cento costituita da mangimi biologici, senza Ogm e con almeno il 60 per cento di foraggio fresco. Inoltre bisogna che gli animali vivano all’aperto e abbiano la possibilità di muoversi mentre i trattamenti veterinari con farmaci devono essere limitati e possono essere usati solo prodotti accettati dalla normativa.
Il metodo biologico infine si distingue da quello convenzionale perché intende mantenere, nutrire e dare vita ai trenta centimetri di terra che devono essere tutelati per dare futuro all’agricoltura e tramite essa alle future generazioni. [Nicoletta Nolfi, ecoinformazioni]

 

Paco denuncia i paradossi della raccolta differenziata a Como

La quasi totalità dei sacchi viola che vengono raccolti va ad alimentare i forni dell’inceneritore. Proposta una delibera di indirizzo per affrontare il problema.

Una ventina i partecipanti, martedì 30 aprile alle 21 alla cascina Massèe di Albate, all’incontro su Rifiuti, pulizia e appalto integrato a Como organizzato da Paco (Progetto per amministrare Como). I portavoce della lista della rondine hanno esposto la ricerca sullo stato dei rifiuti a Como da loro effettuata negli ultimi mesi, frutto anche di tre visite agli impianti di raccolta e smaltimento. È stata anche presentato la delibera di indirizzo che verrà proposta al Consigli comunale.
Bruno Magatti ha aperto l’incontro sottolineando che il tema dei rifiuti è diventato rilevante e va affrontato seriamente. Ad oggi è la sfida più difficile che il mondo occidentale deve affrontare: l’obiettivo Discariche zero che la Comunità europea si è posta entro il 2020 appartiene ad un futuro per nulla lontano e la riduzione della produzione di rifiuti all’origine è ancora, per lo meno in Italia, sostanzialmente inattuata. Il consigliere di Paco ha poi criticato il sistema comasco di raccolta differenziata. I sacchi viola che vengono raccolti diventano quasi per la loro interezza combustibile derivato da rifiuto (cdr) e vanno ad alimentare i forni degli inceneritori. La situazione a Como è molto critica e la lista della rondine propone una delibera di indirizzo. Paco vorrebbe attivare un dibattito trasversale tra tutte le componenti interessate: cittadini, amministrazione e imprese gestrici del ciclo raccolta – smaltimento. Un dialogo serio e rigoroso che porti in un anno alla scelta di una direzione da prendere più vantaggiosa dal punto di vista ambientale ed economico. La proposta di delibera verrà proposta con la sola firma di Bruno Magatti, anche se servirebbero quelle di sette consiglieri. «Vedremo» ha terminato il consigliere «chi e come vorrà accompagnarci in questo anno, la proposta vuole essere aperta a tutte le forze politiche».
Paolo Sinigaglia, portavoce del movimento, ha spiegato i punti cardine dell’indagine (consultabile sul sito di Paco www.paco.co.it) effettuata dalla quale si deduce che la quasi totalità del sacchi viola e la totalità dei sacchi neri finiscono bruciati. L’esponente del Progetto per amministrare Como ha poi descritto alcune differenti realtà italiane di raccolta-smaltimento che potrebbero essere prese a modello per possibili cambiamenti da apportare gestione rifiuti di Como.
Alla serata era presente l’assessore comunale all’Ecologia e all’ambiente Diego Peverelli (Lega Nord) che ha esordito dicendo che «si dovrebbe riuscire a scendere sulla terra e che molte delle parole dette durante la serata erano frutto della fantasia». Ha poi continuato elogiando i comaschi, cittadini rispettosi delle regole e ha dichiarato che la raccolta differenziata va di anno in anno sempre meglio grazie soprattutto agli sforzi degli abitanti.
Una parte del pubblico, dichiaratasi “presa per i fondelli”, ha duramente chiesto all’assessore come si sarebbe mosso nelle prossime 24 ore, alla luce delle notizie sulla racconta differenziata. Secondo alcuni dei presenti si dovrebbe togliere l’appalto all’Acsm o dare per lo meno delle multe alla società. Altri hanno chiesto come dovranno comportarsi nei prossimi giorni col sacco viola, se continuare a farlo oppure no. La risposta dell’assessore Diego Peverelli è stata che ognuno ha il diritto di pensarla come vuole e che quindi accetta le critiche, ma che purtroppo per intraprendere una qualsiasi azione si dovrà aspettare un anno e ha concluso ricordando che «i problemi non si risolvono con la bacchetta magica». [Francesco Vanotti, ecoinformazioni]

Apre il primo maggio e si protrae fino al quattro, a Lariofiere di Erba, Agrinatura 2008

Settima edizione di Agrinatura, dal primo al quattro maggio, al centro Lariofiere di Erba. Per il vicepresidente della Provincia di Como, Francesco Cattaneo, questa esposizione è un evento fondamentale perché permette l’equilibrio delle attività agricole e della conservazione ambientale, anche attraverso laboratori didattici per i più piccoli. Entusiasta dell’iniziativa anche l’assessore ai grandi eventi, Dario Bianchi, che ha espresso la volontà del coinvolgimento della provincia di Lecco nelle prossime edizioni della fiera. All’evento saranno presenti: protezione civile, polizia locale, produttori locali. La fiera sarà un’occasione per mettere in rilievo l’agricoltura locale, non solo dal punto di vista produttivo, ma anche per la manutenzione e tutela del paesaggio e delle colture. [Nicoletta Nolfi, ecoinformazioni]

Quando la mobilità diventa leggera

Nel secondo appuntamento del percorso Vivi sostenibile promosso dall’associazione L’isola che c’è si è parlato di mobilità sostenibile e turismo responsabile con Marco Castiglioni e Filippo Camerlenghi.

«L’associazione la Città possibile – ha esordito l’architetto Marco Castiglioni – si occupa di promuovere la partecipazione attiva dei cittadini intorno ai temi della riconquista e trasformazione degli spazi urbani. Il nostro obiettivo primario, in collaborazione con amministrazioni e cittadini, è quello di mettere a punto nuove politiche degli spazi urbani ispirate ai principi dell’ecologia urbana». Dal 1994 – ha spiegato il relatore alla trentina di presenti – Città possibile è impegnata in una serie di campagne per la riconquista degli spazi verdi, la sistemazione dei cortili scolastici, l’attuazione di interventi di moderazione della circolazione, ecc. «La mobilità è un aspetto essenziale del vivere quotidiano – ha proseguito Castiglioni – ed è in stretta relazione con molti aspetti: l’inquinamento, i rischi per la salute, la sostenibilità. La dispersione degli insediamenti sul territorio ha contribuito ad aumentare il numero di persone che si spostano con l’auto. I mezzi pubblici, infatti, non sono in grado di servire tutte queste zone contemporaneamente». L’eccesso di motorizzazione privata – ha chiarito il relatore – non solo compromette la mobilità, ma è rischioso per la salute. I dati dell’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) del 1998 parlano di 3.500 decessi per inquinamento, ogni anno, e di 1.900 ricoveri per problemi respiratori dovuti all’inalazione di sostanze tossiche aspetti: l’inquinamento, i rischi per la salute, la sostenibilità. La dispersione degli insediamenti sul territorio ha contribuito prodotte dalle auto. Senza contare che, secondo i dati Istat/Aci relativi al 2004, dei 224 mila incidenti che sono avvenuti sulle strade italiane il 74 per cento si è verificato nelle aree urbane. La macchina è diventata una protesi della quale non riusciamo a liberarci, pensiamo i nostri spostamenti sempre in termini di auto – ha sottolineato il relatore – senza prendere in considerazione mezzi alternativi».
Castiglioni ha introdotto il concetto di intermodalità, la possibilità di mettere in relazione diverse modalità di trasporto, per utilizzare il mezzo più adatto in base alle nostre esigenze. L’integrazione modale – ha chiarito l’architetto -permette di creare un effetto di sinergia tra mezzi di trasporto differenti e garantisce un risparmio in termini di costi economici, una maggiore sostenibilità degli stili di vita e una migliore qualità della vita, una riduzione del traffico e dell’inquinamento. Questo modo di muoversi è già una realtà in molti paesi europei, in Italia invece, secondo Castiglioni, «il trasporto pubblico, per come è strutturato, non è in grado di assolvere da solo le esigenze di mobilità di tutti i cittadini. Occorre valutare altri strumenti alternativi». Il relatore ha parlato quindi di minibus, di car pooling, di car sharing e di pedibus.
I minibus a chiamata sono un’alternativa alla macchina per tutti quegli utenti che vivono in zone “a domanda debole”, dove i mezzi pubblici sono sottoutilizzati ed effettuano un numero limitato di corse. Il servizio a chiamata prevede che i cittadini possano, prenotandosi telefonicamente, comunicare la fermata e l’ora di partenza.
Il car pooling, invece, prevede la condivisione della stessa auto da più persone che compiono un medesimo tragitto, mentre il car sharing è un servizio che permette di utilizzare un’automobile su prenotazione, prelevandola e riportandola in un parcheggio vicino al proprio domicilio, e pagando in base all’uso reale. L’automobile da bene di consumo diventa così solo un servizio, favorendo un cambio di prospettiva da parte degli utenti e una maggiore consapevolezza dei reali costi di utilizzo.

Il pedibus, infine, non è altro che un autobus a piedi, che accompagna i bambini da casa a scuola e viceversa percorrendo un itinerario preciso, con orari e fermate stabilite. É guidato da genitori, volontari ed insegnanti e oltre a contribuire a ridurre l’inquinamento consente ai bambini di muoversi, di socializzare e abituarsi alle regole della strada divertendosi.
La diffusione di questo modello di spostamento, nel prossimo futuro – ha concluso il relatore – sarà soggetto ad un potenziamento del servizio di trasporto pubblico, all’adozione di adeguati strumenti di pianificazione (ad esempio il Piano urbano della mobilità), ad azioni di disincentivo dell’uso dell’auto da parte delle amministrazioni, alla definizione di logiche di rete, con la creazione ad esempio di zone di interscambio in prossimità delle stazioni, dove depositare le biciclette, e all’istituzione di un biglietto unico per l’utilizzo combinato di più mezzi (ad esempio tram, autobus e treno).
Filippo Camerlenghi, rimasto a corto di tempo per il dilungarsi dell’intervento di Castiglioni, ha cercato in pochi minuti di fare chiarezza sul concetto di turismo responsabile: «non esiste una definizione precisa e non esistono parametri che chiariscono con precisione che cos’è il turismo responsabile. Si tratta di un approccio – ha spiegato il relatore – caratterizzato da una duplice preoccupazione che il turista deve avere nei confronti dell’ambiente dei luoghi che visita e del benessere delle popolazioni che vi abitano. Il concetto di sostenibilità va quindi inteso in senso economico, ambientale e sociale». Molto spesso – ha proseguito Camerlenghi – l’espressione viene utilizzata in riferimento al turismo nei paesi in via di sviluppo o comunque rivolto verso paesi lontani, ma in realtà «questo tipo di turismo si può fare anche in provincia di Como. Accanto alle grandi destinazioni i tour operator offrono sempre di più itinerari enogastronomici, visite a musei etnografici e a realtà poco conosciute, proprio perché l’interesse turistico è cambiato negli ultimi anni. Il turismo responsabile non è altro che una risposta a questi nuovi bisogni e applicato al nostro territorio potrebbe conferirgli nuovo valore». [Greta Pini, ecoinformazioni]

BiciAmo, in bicicletta per le vie di Como

Cinquanta persone si sono date appuntamento a Porta Torre per percorrere poi in bicicletta le vie di Como sabato 15 marzo per BiciAmo, una pedalata a sostegno dell’uso urbano della bicicletta.

Dopo la raccolta di quasi duemila firme per richiedere lo studio di un Piano della mobilità ciclabile all’amministrazione comunale, i comaschi amanti della bicicletta si sono ritrovati a Porta torre sabato 15 marzo alle 15 per una nuova pedalata di BiciAmo, il progetto dell’associazione La città possibile di Como per la promozione dell’uso della bicicletta in città.
Erano circa cinquanta, biciclette al seguito e campanacci in mano, pronti a percorrere i dieci chilometri del tragitto lungo le principali vie della città, per testimoniare concretamente la scelta di molti cittadini del mezzo di trasporto più ecologico e invitare gli stupiti passanti ad unirsi al festoso gruppo.

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