Antifascismo

Musica a Terezin/ Brundibàr

BrundibàrjpgVenerdi 7  febbraio, alle 20.45 nella sala consiliare di Lomazzo, verrà proiettato il film Brundibàr, tratto dall’operina musicale di Hans Kràsa. La serata è rivolta a tutti, e rappresenta un ulteriore appuntamento pensato per la Giornata della memoria. Organizzato da Aned e Anpi Seprio, interverrà Leonardo Visco Gilardi, vicepresidente della sezione Aned di Milano.

Dal sito dell’unione delle comunità ebraiche italiane (www.ucei.it): «Un’operina per bambini, intitolata “Brundibàr”, composta e strumentata a Terezin da Hans Kràsa. Questa fu l’unica opera lirica che poté essere rappresentata in forma teatrale, con scene e costumi. L’operina venne replicata 55 volte e il livello dello spettacolo era tanto elevato, che Berlino mandò a Terezin una troupe cinematografica per girare un documentario di propaganda. In quell’occasione, “Brundibàr” venne rappresentata in un teatro vero e proprio. Finite le riprese tutti i membri dell’orchestra, i collaboratori, i bambini che vi avevano partecipato, vennero deportati ad Auschwitz.» [Barbara Rizzi, ecoinformazioni]

Musica Spiccia e 7grani memorabili

7granibaulemodNella serata di martedì 4 febbraio, lo Spazio Gloria di via Varesina 72 a Como, ha ospitato, per la Giornata della Memoria, l’esibizione del gruppo Musica spiccia, nato del 2006 all’interno dell’associazione culturale Baule dei suoni, e dei 7grani, band comasca capitanata dai fratelli Mauro, Fabrizio e Flavio Settegrani, che nel 2013 ha realizzato il progetto  dedicato alla Memoria dei deportati e dei resistenti antifascisti: Neve diventeremo.

Ispirato in particolare alla storia del partigiano istriano Radovan Ilario Zuccon, deportato a Buchenwald, Neve diventeremo è una canzone, uno spettacolo, ma anche un video, che è stato mostrato in apertura alla serata al pubblico che ha letteralmente invaso la sala dello Spazio Gloria. Dopo le esibizioni dei singoli gruppi, Musica spicca e 7grani, sul termine della serata, hanno eseguito alcuni brani insieme, tra questi un’applauditissima Bella ciao che ha chiuso il Gloria la serata. [Jlenia Luraschi, ecoinformazioni]

Kersevan/ Intervista

kerservanprimopianoAbbiamo chiesto alla storica Alessandra Kersevan di ribattere alle accuse e agli oltraggi alla sua professionalità di ricercatrice che sono derivati dalla paradossale vicenda della conferenza per la quale il sindaco di Como ha negato a Anpi e Istituto Perretta una sala comunale. Leggi nel seguito del post l’intervista rilasciata, prima della conferenza di sabato 1 febbraio, dalla Kerservan  a Jlenia Luraschi.

C’è chi la accusa di revisionismo, cosa risponde? Credo che la storia, quando è ricerca storica, debba sempre fare un opera di revisionismo rispetto ai risultati precedenti, altrimenti la ricerca non avrebbe senso, e detta in questo senso la parola revisionista non mi darebbe fastidio. Il problema è che negli ultimi decenni la parola revisionismo è stata usata in un modo politico e di solito veniva usata dalla storiografia resistenziale nei confronti della storiografia di destra che tendeva a reinterpretare la storia della seconda guerra mondiale con la tendenza  a rivalutare il fascismo e a trovare responsabilità a carico dei partigiani. Io in questo senso revisionista non posso essere.

Solo che la storiografia di destra e i politici di destra sono esperti e bravi nel ribaltare il significato delle parole. Hanno fatto delle affermazioni sulla storia del confine  orientale, affermazioni esagerate e non corrispondenti alla verità storica ed alla documentazione. Coloro che invece sono stati attivi sul piano della ricerca e hanno scoperto che i dati che venivano dati sulle Foibe erano sbagliati vengono adesso definiti revisionisti. Evidentemente l’essere revisionisti deriva dal fatto che altri prima sono stati “affermazionisti” senza essersi adeguatamente documentati.

Il problema è poi che i giornalisti travisano a loro volta queste parole affiancando un significato morale  o moralistico e fanno credere che la parola revisionista sia una parola offensiva. Credo che su tutto questo bisogna fare una grande chiarezza

Sulle vicende del confine orientale di cui io mi occupo sono state in questi anni, in particolare dagli anni 90 in poi, fatte ricostruzioni tendenti alla negazione delle responsabilità che il fascismo ha avuto nell’aggressione alla Jugoslavia, nel razzismo verso gli slavi e nei campi di concentramento creati per la popolazione. Quindi si tratta di ristabilire la verità.

Ho smesso di preoccuparmi delle definizioni che mi vengono date e preferisco andare alla sostanza delle cose. Certo che quando i giornali mi attribuiscono frasi che non ho mai pronunciato diventa preoccupante.

Cosa risponde a chi vorrebbe rappresentarla come un’esponente politica e non come una storica? Questa accusa è ingiusta e deriva da esponenti di destra e di estrema destra che sostanzialmente attribuiscono agli altri quello che invece fanno loro. Ho dimostrato con i miei libri, quelli che ho scritto personalmente e quelli che ho pubblicato e quelli del gruppo di ricerca di resistenza storica di cui faccio parte, volumi documentati, basati su una rigorosa e approfondita ricerca, quello che sono. Naturalmente, come tutti gli storici ci assumiamo la responsabilità dell’interpretazione dei dati e dei documenti. Il problema è che da parte dei miei detrattori non viene fatto un necessario e legittimo confronto storiografico, ma viene attuata una vera e propria persecuzione e censura. A me il confronto piace, e mi sono trovata a confrontarmi con chi ha un’altra visione e interpretazione dei documenti, e in questo caso è anche interessante discuterne. Se venissero presentati documenti che mettono in discussione le mie affermazioni, non avrei problemi ad ammetterlo, il fatto è che in tutti questi anni non è mai successo e non è mai stato presentato nulla di nuovo, non sono state fatte reinterpretazione, è stata solo attuata nei nostri confronti una vera persecuzione.

Purtroppo in questa azione di censura nei confronti di una ricostruzione storica seria come quella del confine orientale non sono solo coinvolte espressioni della destra, ma anche una parte della sinistra che, soprattutto negli ultimi anni, ha accettato le versioni che nazisti e fascisti avevano già dato nel 43 e nel 45. [Jlenia Luraschi, ecoinformazioni]. [Foto di Simona Benedetti].

Resistenti e Resistenza all’Istituto di Storia Contemporanea/ Mario Martinelli

Rosaria MarchesiNumerosi i partecipanti al secondo ciclo di conferenze sulla storiografia locale all’Istituto di storia contemporanea Perretta. Relatrice la giornalista Rosaria Marchesi, che ha presentato quello che è stato definito un testo base: Aspetti e problemi del movimento cattolico comasco dal 1919 al 1945 di Mario Martinelli, pubblicato nel 1985. Come ormai di consueto, prima della presentazione, viene tratteggiata una nota metodologica, che possa dare una cornice e al tempo stesso un orizzonte. La memoria della memoria è quella che rimane ai posteri – ha sottolineato Gerri Caldera nella sua premessa – quindi è possibile parlare di una post memoria, quella sulla quale i ricercatori dell’Istituto lavorano con grande senso di responsabilità. Mettere in relazione autori e tempo storico è cosa delicata, soprattutto quando i personaggi che hanno partecipato alla storia arrivano alla scrittura anni dopo, portando alla luce il problema di una memoria che si sedimenta, non liquida, ma piena di senso comune, condizionato dai fatti che si sono verificati in seguito.
Il volume di Mario Martinelli approfondito è il secondo di una trilogia mai terminata, pubblicato in occasione del quarantesimo anniversario della Liberazione. Il testo parte dal Partito popolare italiano a Como (di cui il padre fu tra i fondatori), per arrivare in conclusione alla vicenda che ci offre diversi spunti di riflessione: la clandestinità nel Comasco. Per ricomporre la vicenda storica Martinelli si è avvalso di documenti da lui posseduti e citati nelle note; come sia venuto a conoscenza di questi documenti non viene specificato. Nel periodo della resistenza, grazie al suo impegno sociale e culturale nel mondo cattolico, si rese disponibile a mantenere i contatti per la Dc con Milano, e mise a disposizione la sua casa per le riunioni. I contatti con il capoluogo gli fecero avere rapporti anche con esponenti di altre forze politiche – spiega Rosaria Marchesi – poi presenti nel Cln. La clandestinità si respirava in tutti i momenti dell’agire quotidiano; è così, ad esempio, che Martinelli, di ritorno da Milano, era solito passare all’ospedale Valduce, dove, grazie alla disponibilità delle suore, lasciava in custodia i documenti prima di tornare a casa. Dato da non trascurare è che egli fu imprigionato dall’agosto del ’44 alla primavera del ’45; di conseguenza, la sua testimonianza si intreccia a testimonianze che gli sono state riportate e agli incontri avvenuti nel carcere di S. Vittore. Numerose le persone che vengono da lui citate, tra cui i sacerdoti, quasi a dare il giusto spazio a ciascuno, che rischierebbe altrimenti di essere dimenticato. Molti aspetti rimangono aperti, e probabilmente avrebbero trovato collocazione nel terzo volume. Le persone in sala hanno reso omaggio con parole di stima e rispetto all’onestà intellettuale di Martinelli, anche in considerazione della sua pluridecennale attività di politico in Parlamento.

In chiusura, Giuseppe Calzati, ha individuato in Eugenio Rosasco, Pier Amato Perretta e Mario Martinelli figure simbolo per la Resistenza; pur avendo posizioni diverse, erano accomunati da un sentire comune: quello dell’antifascismo. [Barbara Rizzi, ecoinformazioni]

Kersevan/ Prc e Pdci solidali

prcPrc e Pdci offesi per la decisione di Lucini di non concedere la Circoscrizione 1 per l’incontro con la storica Alesandra Kersevan del primo febbraio. Leggi nel seguito del post il comunicato.

«Le Federazioni provinciali comasche del Prc e dei  Comunisti italiani criticano la mancata concessione da parte del sig. Sindaco di Como Mario Lucini della sala pubblica, presso la circoscrizione di Albate per lo svolgimento della conferenza della dottoressa Alessandra Kersevan sui lager italiani in territorio jugoslavo.

Il rifiuto della sala aveva lo scopo di impedire lo svolgimento di un importante momento pubblico di ricostruzione storica.

In questo modo il sindaco e la giunta hanno dimostrato di non avere alcun interesse per la formazione di una memoria collettiva su fatti che sono alla base della nostra storia repubblicana e su valori fondanti della nostra Costituzione.

Giudichiamo offensivo che si metta sullo stesso piano e si riservi lo stesso trattamento a celebrazioni di stampo neonazista (come quella negata a Militia Como nei giorni scorsi) e a seminari sui crimini del fascismo.

Dichiariamo la nostra piena solidarietà politica e culturale all’Anp sez. Como ed all’Istituto di storia contemporanea P.A. Perretta, riconoscendo il loro fondamentale contributo alla diffusione dei valori dell’antifascismo ed alla difesa dei principi fondamentali della diffusione democratica.

Meraviglia negativamente che tale diniego provenga proprio dalla stessa giunta che il 25 aprile partecipa attivamente alle celebrazioni della éesta della Liberazione. [Fabrizio Baggi, Prc e Andrea Cazzato, Pdci]

Kersevan / Una grande lezione di storia

Nel salone Bertolio della Cooperativa di via Lissi a Rebbio la storica Alessandra Kersevan ha ricostruito in un’approfondita conferenza nel pomeriggio di sabato 1 febbraio le vicende connesse all’occupazione fascista delle regioni della ex Yugoslavia, legate soprattutto all’internamento di un numero grandissimo di civili, uomini e donne, vecchi e bambini, in campi di concentramento italiani tra 1941 e 1943.

L’incontro, organizzato dalla Sezione di Como dell’Anpi e dall’Istituto di Storia Contemporanea Pier Amato Perretta, avrebbe dovuto tenersi – com’è noto – alla Circoscrizione n. 1 di Albate se il Comune non avesse ritirato all’ultimo momento la concessione della sala. Il trasferimento non ha nuociuto alla partecipazione, anzi: oltre cento persone hanno affollato il salone Bertolio. Un pubblico attento e partecipe, intenzionato a capire.

E se alle persone presenti si fosse aggiunto anche qualcuno di quelli che in questi giorni hanno accusato la studiosa di “negazionismo” riguardo alla vicenda delle foibe, avrebbe avuto la misura di quanto si è sbagliato.

Dopo le parole di premessa di Nicola Tirapelle della Sezione di Como dell’Anpi e l’attenta introduzione di Elisabetta Lombi, dell’Istituto di Storia Contemporanea, che ha fornito i dati essenziali del volume Lager italiani – recentemente pubblicato appunto dalla studiosa -, Alessandra Kersevan ha ricostruito la storia dell’area intorno al “confine orientale” dalla prima guerra mondiale fino a tutta la vera e propria occupazione fascista. Una regione estremamente complessa, in cui era evidente una realtà plurinazionale (italiana, slovena, croata, ma anche tedesca e rumena) e che l’annessione all’Italia cercò subito di omologare a una pretesa italianità. Su queste vicende ha operato una profonda rimozione, quando non una vera e propria censura: Alessandra Kersevan ha ricordato solo due esempi, ma estremamente significativi: il documentario della Bbc Fascist legacy, realizzato alla fine degli anni Ottanta, acquistato e tradotto dalla Rai ma mai trasmesso, e poi soprattutto il documento finale della commissione storica italo-slovena istituita dai governi dei due Paesi e che avrebbe dovuto essere ratificato dai rispettivi governi, cosa che è avvenuta per la Slovenia ma non per l’Italia.

La data cardine per le specifiche vicende legate ai campi di internamento italiani è il 6 aprile 1941, con l’inizio della aggressione al regno di Yugoslavia e la seguente occupazione, che fu gestita con ossessiva attenzione alla repressione delle vere e presunte forme di resistenza da parte degli abitanti. L’intera città di Lubiana, per esempio, venne trasformata nella notta tra 22 e 23 febbraio 1942 in un immenso campo di concentramento con la costruzione di un reticolato tutt’intorno all’abitato, lungo ben 32 kilometri, e la suddivisione del territorio urbano in zone divise da filo spinato. Si procedette quindi all’internamento dei maschi adulti che vennero “selezionati” per categorie, a cominciare dagli studenti, evidentemente ritenuti i più pericolosi. A seguito di questa vera e propria pulizia etnico-politica i luoghi di detenzione sul posto si dimostrarono rapidamente insufficienti e vennero quindi allestiti veri e propri campi di concentramento in Italia (in Friuli – in primo luogo a Gonars -, in Veneto, ma poi anche in Liguria, in Umbria, in Toscana, in Lazio) e sulle isole dalmate. Alla fine, in condizioni disumane, furono circa 120 mila le persone slovene, croate, montenegrine deportate e internate, di queste non meno di 4500 (secondo le stime più prudenti), ma forse almeno 7000, morirono.

Alessandra Kersevan ha raccontato questi accadimenti in una narrazione pacata, ma implacabile: ha citato cifre, mostrato immagini provenienti dagli archivi militari italiani, smontato false attribuzioni e interpretazioni, letto messaggi inviati dall’interno dei campi e documentati dalle commissioni provinciali della censura fascista, ricostruito un contesto storico che dovrebbe essere noto e che invece è stato artatamente occultato dall’ufficialità.

Ha poi risposto alle domande del pubblico, attento e partecipe, come si è detto. Non si è sottratta nemmeno al pretesto delle polemiche che purtroppo l’accompagnano da tempo e che l’hanno accolta anche a Como: il tema delle foibe. A proposito del quale, ha allargato il contesto di spiegazione, sottolineando che in quella regione la guerra è stata particolarmente dura, fin dal primo conflitto mondiale, e che la guerra non può lasciare che strascichi di guerra e violenza (come è stato sottolineato anche dall’intervento di Celeste Grossi). Lungi dal ridimensionare la drammaticità delle vicende legate alle foibe, ha chiesto uno sforzo di approfondimento, di studio, un impegno anche da parte delle istituzioni per chiarire le reali dimensioni del fenomeno, tuttora oggetto di forzature polemiche, per riuscire a sottrarlo definitivamente a istanze nazionalistiche (e di nuovo ha richiamato la paradossale vicenda della commissione di storici italo-slovena istituita e poi “abbandonata” dal governo italiano) e soprattutto per riuscire a inquadrarlo in una prospettiva storica che non può essere chiusa sul solo periodo seguente alla seconda guerra mondiale e alla fine del fascismo.

Alla fine, tra tutte le persone presenti, è stata forte la consapevolezza di aver imparato molte cose. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

Lucini nega la sala/ Alessandra Kersevan parlerà nel Salone Bertolio

lager italianiAnpi e Istituto di storia contemporanea Perretta hanno dovuto prendere atto della decisione, tanto imprevista quanto incomprensibile, del sindaco di Como Mario Lucini di ritirare la disponibilità della Circoscrizione 1 già concessa alle autorevoli istituzioni democratiche e culturali lariane per l’incontro di approfondimento storico di sabato 1 febbraio alle 15,30 Lager italiani. Pulizia etnica e campi di concentramento fascisti per civili Jugoslavi 1941-1943. La conferenza di Alessandra Kersevan si terrà ugualmente, ma nel Salone Bertolio in via Lissi 6 a Como. Leggi nel seguito il comunicato di Anpi e Istituto Perretta di Como  

«L’incontro con Alessandra Kersevan trasferito al Salone Bertolio in via Lissi dopo che il sindaco Mario Lucini ha negato l’uso della Circoscrizione n. 1 a seguito delle pretestuose proteste dell’organizzazione di estrema destra Militia.

L’incontro con la storica Alessandra Kersevan, organizzato dalla sezione di Como dell’Anpi e dall’Istituto di Storia Contemporanea “Pier Amato Perretta” per domani sabato 1° febbraio alle ore 15.30 è stato spostato al salone Bertolio in via Lissi 6 (sopra la Cooperativa) dopo che nella tarda mattinata di oggi, venerdì 31 gennaio, il sindaco di Como, Mario Lucini, ha ritirato il permesso all’uso della sala della Circoscrizione, già concessa nei giorni precedenti, in seguito all’intervento dell’organizzazione di estrema destra Militia che sulla sua pagina fb ha definito la Kersevan “nota per lo spiccato negazionismo che la contraddistingue sul dramma delle Foibe”.

Com’è evidente dal programma, l’incontro non era centrato sulle foibe, ma sulle responsabilità del fascismo italiano riguardo alla persecuzione delle popolazioni jugoslave nel periodo dell’occupazione nazifascista. I lavori di approfondimento storico di Alessandra Kersevan non hanno mai negato il fenomeno delle foibe, ma si sono rivolti a cercare di ricostruire le reali dimensioni e le ragioni di tali tragici fatti, spesso usati a puri fini propagandistici senza alcun rapporto con la loro reale drammaticità.

Senza ragione, il Comune di Como ha fatto propria un’accusa irriguardosa del serio lavoro di approfondimento che la studiosa e le organizzazioni promotrici svolgono su questi temi da molti anni, come hanno riconosciuto pubblicamente anche alcuni esponenti – quelli meno ideologicamente prevenuti – dei profughi giuliano-dalmati.

L’unica possibile spiegazione di questa grave decisione è una sorta di “parità di trattamento” tra le associazioni antifasciste e quelle filofasciste e filonaziste cui nei giorni scorsi non era stato concesso l’uso della circoscrizione di Camnago Volta per un incontro celebrativo di un esponente del nazismo!

Per rispetto alle drammatiche vicende che intorno al “confine orientale” ebbero luogo negli anni prima e dopo la seconda guerra mondiale e la fine del fascismo, le organizzazioni promotrici dell’incontro hanno deciso di mantenere l’appuntamento, spostandolo al Salone Bertolio, e rivolgono l’invito di partecipazione a tutta la popolazione». [Anpi Associazione Nazionale Partigiani d’Italia – sezione di Como, Istituto di Storia Contemporanea Pier Amato Perretta di Como]

Tobagi/ I sopravvissuti

livia e manlioIl 28 gennaio, al Liceo T. Ciceri di Como, Benedetta Tobagi ha presentato il suo ultimo libro Una stella incoronata di buio. L’incontro, promosso dall’Istituto di Storia Contemporanea “Pier Amato Perretta”, dall’associazione Memoria e Verità, dall’Università popolare e dal Punto Einaudi, ha riscontrato una notevole partecipazione, più di cento le persone (pochi gli studenti, sarebbe stato più facile coinvolgere in orario di lezione). Purtroppo assente Manlio Milani, il Virgilio che ha guidato l’autrice nella ricostruzione della strage di Brescia.
L’introduzione  di Claudio Fontana è entrata nel vivo del libro, raccontando la cornice e i tragici accadimenti della strage neofascista di piazza della Loggia a Brescia, il 28 maggio 1974.
Benedetta Tobagi ha voluto riportare alla luce una strage sulla quale è calato il silenzio; una storia che riguarda tutti noi. Si parte dalle storie delle persone, non da una contabilità di morti e feriti. E si entra nella storia d’amore che lega Manlio Milani a Livia Bottardi Milani, insegnante d’italiano che si batte per i diritti delle donne e con il marito condivide tutti i pensieri. Livia perde la vita insieme ad altre otto persone che con lei, in quel mattino di pioggia in Piazza della Loggia, stavano manifestando pacificamente. Da quel momento Manlio inizia un doloroso percorso tra le aule dei tribunali. Ad oggi, tra depistaggi e coinvolgimento di rami dei servizi segreti e di altri apparati dello Stato, si registra l’assoluzione di tutti gli imputati con la formula dubitativa, corrispondente alla vecchia formula dell’insufficienza di prove.
Benedetta Tobagi partecipa in prima persona ai procedimenti giudiziari in virtù della forte amicizia che la lega a Manlio Milani. Con lui condivide il comune destino di essere sopravvissuti e testimoni.
Prendere parte al processo e confrontarsi con la perseveranza di chi per trent’anni è stato in grado di seguire passo dopo passo l’evolversi delle indagini, ha permesso alla scrittrice di cogliere una prospettiva temporale diversa, più lunga. Poco tempo è trascorso tra la fine del fascismo e la strage di piazza della Loggia.
Come continuare ad avere fiducia nelle istituzioni e a trovare la forza di andare avanti nelle ricerche?
Accettando la presenza del male e rifiutando la rassegnazione. Il materiale c’è, e c’è soprattutto con la volontà di giustizia, un pezzo di terra ferma dove le persone possano conciliarsi. [Barbara Rizzi e Federica Dell’Oca, ecoinformazioni]

I disegni dei bambini di Terezin

istituto-perrettaNel pomeriggio del 25 gennaio, in biblioteca a Como, in Piazzetta Lucati, sarà possibile visitare la mostra dei disegni creati dai bambini del ghetto di Terezin. Con l’opportunità di seguire la preziosa narrazione di Marinella Fasani, ricercatrice dell’Istituto di storia contemporanea Perretta, che si è occupata di approfondire il tema e di renderlo fruibile a tutti. Tra vedere una mostra e viverla c’è in mezzo un mondo fatto di parole che escono da uno studio intenso, che si intreccia alla passione della condivisione. Un’occasione rara, da non lasciarsi sfuggire. Ascoltare Marinella Fasani significa impegnarsi in un viaggio fatto di eventi storici e storie private, un viaggio accompagnato da musiche taciute, ma evocate così bene che sembra quasi di sentirle: fatevi raccontare del mezzo soprano Anne Sofie von Otter, o di una ninnananna piena d’amore.
Guardate i disegni con attenzione artistica: le loro tecniche sono miste, e arrivano direttamente da persone che hanno attraversato la Bauhaus. Utilizzano pitture, collage, ricami con il filo, moduli burocratici nazisti barattati con il pane. Partono dal vero, rappresentando la desolazione che li circonda, ma vengono guidati verso l’astrazione, verso il bello che può dare speranza. La resistenza attraverso l’arte da stupore.

«Prova, amico, ad aprire il tuo cuore alla bellezza

quando cammini tra la natura

per intrecciare ghirlande coi tuoi ricordi:

anche se le lacrime ti cadono lungo la strada,

vedrai che è bello vivere.» [da La canzone dell’uccello, 1941, Anonimo]

In serata,   il viaggio continuerà con la presentazione multimediale nella sede dell’associazione Ex libris, alle 19, in via Borgovico 35. [Barbara Rizzi, ecoinformazioni]

69° anniversario della strage di Cima di Porlezza

cima 2014Martedì 21 gennaio alle 10, corteo del Sentiero della memoria, partenza dalla fontana sul lungolago, alle 10.30, commemorazione al cimitero di Cima, con rappresentanze studentesche, sindacali, politiche, religiose, militari e delle associazioni, e i patrocini di Comune di Porlezza, Spi/Cgil di Porlezza, Menaggio e Dongo, Anpi di Como e Dongo, Istituto di storia contemporanea “P.A. Perretta” di Como. Organizza Cittadini insieme, Porlezza e Valli. Per informazioni e-mail usavolini@teletu.it.

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