antimafia

A soqquadro l’ufficio di Enza Rando, vicepresidente di Libera e curatrice delle costituzioni parte civile in numerosi processi di mafia

libera__«Nella notte tra il 25 e il 26 novembre, a poche ore dal convegno che si è svolto a Modena promosso da Libera dal titolo Come cambiano le mafie idee e nuovi percorsi di contrasto con la partecipazione  di Enza Rando , di Luigi Ciotti e dei procuratori Federico Cafiero de Raho e Franca Imbergamo, ignoti si sono introdotti nello studio di Modena dell’ avv Enza Rando, vicepresidente di Libera e che per l’associazione cura le costituzioni di parte civili in numerosi processi di mafia, mettendo a soqquadro la sua stanza senza che alla stessa sia stato sottratto nulla, pur essendo a portata di mano Pc, penne e altri oggetti di valore . Tra gli elementi preoccupanti l’apertura delle ante di armadi in cui sono custoditi i faldoni riguardanti le costituzioni di parte civile nei processi di mafia.Esprimiamo preoccupazione ed inquietudine per il grave episodio contro Enza Rando, abbiamo piena fiducia nell’ operato delle Forze dell’Ordine e della Magistratura, ma dopo questo atto ci poniamo delle domande , ci chiediamo chi c’è dietro tutto questo? L’atto di venerdì scorso segue il linciaggio mediatico, durato per mesi, nei confronti di Enza Rando, dai manipolatori della verità. Il susseguirsi di tali episodi rappresentano dei gravi segnali che ci preoccupano ma non ci fermano, consapevoli che, lungi dall’intimorirci,ci stimolano ad essere ancora di più cittadini responsabili, decisi a difendere il bene comune da chi lo vuole corrompere, rubare, distruggere.» [fonte Libera.it]

Al via la Carovana Internazionale Antimafia 2016

CarovanaAntimafie-COPCostruire comunità responsabili: cultura, legalità democratica, diritti, educazione popolare e giustizia sociale. La Carovana Internazionale Antimafia, promossa dall’Arci,  si rimette in viaggio. La partenza è prevista il 6 novembre da Roma.

Il giorno successivo sarà in Germania, a Lindau Am B., l’8 novembre a Munchen, il 9 e 10 a Berlino, l’11 e il 12 ad Amburgo, il 14 e 15 a Mulhouse. Da lì si sposterà in Francia, il 17 e 18 a Charleville, il 19 a Brux-Molenbeek, il 20 a Parigi, il 21 a Dreux, il 22 a Lione, il 23 a Privas, dal 24 al 26 a Perpignan. Si sposterà quindi in Spagna e  il 28 e 29 sarà a Barcellona. Da qui raggiungerà di nuovo la Francia:  il 30 a Nimes, il primo dicembre a Tolone, dal 2 al 4 dicembre a Bastia, poi a Marsiglia dal dal 5 al 7, a Digne l’8 e infine a Nizza dal 9 al 12 dicembre.

Più di cento per dare il quarto colpo alla ‘ndrangheta

mapelliÈ stato sferrato il 27 ottobre a Inverigo l’ultimo dei “4 colpi alla ‘ndrangheta”, la rassegna dedicata alla presenza delle mafie nei territori a noi vicini. I partecipanti sparpagliati nell’ampio auditorium S. Maria erano oltre cento, uomini e donne, giovani e meno giovani, tutti accomunati dall’interesse testimoniato dal religioso silenzio e dall’abbondanza di interventi nel dibattito finale. (altro…)

Col prefetto e Radio Popolare contro la ‘ndrangheta

carugo_pubblico_1_Oltre cento persone hanno partecipato nell’auditorium delle scuole di Carugo il 20 ottobre al terzo incontro del ciclo 4 colpi alla ‘ndrangheta sui beni confiscati alle mafie. 22990 beni confiscati in Italia, soprattutto in Calabria, Sicilia, Puglia, Campania, Lazio e Lombardia, quest’ultima con 1706 beni, soprattutto a Milano e provincia, 73 a Como: questi i numeri altissimi che testimoniano le dimensioni del problema che le organizzazioni a delinquere costituiscono nel nostro Paese. (altro…)

4 colpi alla ‘ndrangheta/ Paola Cereda

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Il secondo appuntamento della rassegna 4 colpi alla ‘ndrangheta, organizzata dal Circolo ambiente Ilaria Alpi di Merone, si è tenuto alle 21 di mercoledì 12 ottobre nella sala consiliare del comune di Lurago d’Erba. L’incontro segue di una settimana la proiezione del film “Anime nere” presso l’auditorium di Arosio.
 
È intervenuta la scrittrice Paola Cereda, che ha presentato a un pubblico piuttosto nutrito  – una cinquantina di persone –  il proprio romanzo “Le tre notti dell’abbondanza” (ed. Piemme, 2015). Dopo l’introduzione di Roberto Fumagalli, presidente del circolo, Ivano Gobbato ha condotto il dialogo con l’autrice, mentre Paola Luffarelli ha fornito un accompagnamento musicale cantando e suonando tre canzoni in dialetto calabrese che si ricollegavano ai temi affrontati in serata. 

Due temi portanti caratterizzano la vicenda del romanzo, che Cereda ha ambientato a metà anni Ottanta nell’immaginario paesino calabro di Fosco.
Il primo è quello di considerare le implicazioni della criminalità organizzata sull’identità femminile, e viceversa: tradizionalmente, infatti, sono le madri a trasmettere ai bambini quegli stessi valori che consentono la perpetuazione (in altri casi, l’abbandono) di schemi sociali prefissati, come appunto quelli di un piccolo paese dove la ‘ndrangheta si sostituisce allo Stato e la scala che conduce al mare è rimasta in rovina per anni, senza che nessuno intervenisse, fosse anche per chiedere: perché?
A Fosco, le donne incarnano la continuità, la permanenza, la ciclicità. Al contempo, però, assumono anche il ruolo di padrone temporanee ogniqualvolta gli uomini non possono esercitare personalmente il potere, e sono spesso usate come merce o veicolo di scambio per le attività criminali, proprio perché “meno sospettabili”. Non solo: la relazione tripolare tra criminalità, legalità e femminilità ha intrapreso negli ultimi decenni un processo di trasformazione. Se più donne sono state coinvolte in fenomeni di delinquenza (non soltanto come vittime), sono andate aumentando le testimoni e collaboratrici di giustizia, così come le donne che ancora fatichiamo a definire “sindache” e “magistrate”, declinando al femminile incarichi che avevamo sempre associato agli uomini.
Particolarmente interessante è il caso delle collaboratrici di giustizia, che scelgono di prendere le distanze da una realtà criminale di appartenenza arrivando a correre rischi estremamente alti  – isolamento, ritorsioni, intimidazioni – per operare un cambiamento in direzione della giustizia sociale. Cereda cita l’esempio di Giuseppina Pesce di Rosarno, che insieme alla ‘ndrina di appartenenza (una delle più potenti della ‘ndrangheta) ha dovuto abbandonare nome, paese, affetti per poter dare un importante contributo alla lotta al crimine. Ma anche il cosiddetto “fenomeno delle donne-sindaco” (sic) in Calabria  – una definizione contestata da Cereda, ma di fatto diffusa e non priva di una sfumatura di disprezzo – riflette la diffusione di una nuova consapevolezza che sempre più donne maturano del loro rapporto con la giustizia e la legalità, o con la mancanza di esse. Anche in comuni particolarmente critici, queste amministratrici sembrano avere una chiara e onesta percezione del proprio incarico, risolvendo le annose lacune del potere ufficiale nell’instaurare un rapporto di dialogo con i cittadini. Spesso, questo significa esporsi alle minacce per la propria incolumità e quella dei propri congiunti, sia per il ruolo che rivestono, sia perché talvolta rimane inaccettabile che una donna eserciti potere in modo diretto, democratico e continuo, per di più fuori dalle mura domestiche.
Non è certo un caso che una dei protagonisti della vicenda di Le tre notti dell’abbondanza  sia una donna o meglio una ragazza il cui nome, “Irene”, rimanda alla parola greca per “pace”.  Irene è un’adolescente con la passione per il disegno che ha l’abitudine di ammirare il cielo notturno, ispiratore di fantasticherie e di evasione da una realtà ingiusta e opprimente che coinvolge direttamente la sua famiglia e quelle dei suoi amici: Rocco, figlio di uno sparato (cioè di un traditore), e Angiolino, figlio dello ‘gnuri locale Zi’Totonno, ma deciso a non soccombere al principio dell’onore di famiglia.

La ricca simbologia dell’opera di Paola Cereda si intuisce già dalla copertina, in cui prevalgono la presenza femminile (tre donne sulla spiaggia e una molto più grande, quasi chagalliana, e il cielo azzurro attraversato da quest’ultima, molto più ampio rispetto alla dimensione terrena. Così come è simbolico il titolo: nella tradizione contadina (non soltanto calabrese), i “tre giorni dell’abbondanza” fanno riferimento al periodo che segue all’uccisione del maiale: un rimando alla continuità e al rito, ma anche al sangue, ai legami familiari tanto determinanti nel sistema ‘ndranghetista.

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Nella ricostruzione di un paese di per sé inesistente, ma non per questo inverosimile, Cereda ha fornito un significato a ognuno degli elementi, ma non è stata meno attenta alla ricostruzione storica e culturale: il romanzo nasce infatti da un lavoro di ricerca sul posto, reso possibile dall’amicizia dell’autrice con un giovane magistrato attivo a Vibo Valentia. Un ragazzo calabrese incaricato dalla stessa Cereda di controllare la veridicità dei contenuti ha detto all’autrice di riconoscersi in ogni particolare, eccetto uno, forse il più importante di tutti: la speranza dei protagonisti.
Questo ci riporta alla seconda connotazione del romanzo: il suo impatto educativo. Non a caso esso è stato presentato in diversi istituti scolastici, attivando un percorso di riflessione e confronto da cui la stessa Cereda ha avuto, per sua stessa ammissione, molto da imparare.
Alcuni ragazzi sono stati colpiti dalle stridenti contraddizioni tra i valori cardinali della ‘ndrangheta (e della società civile in cui essa esercita il proprio potere): quella tra una plateale religiosità formale e una condotta cinica e senza scrupoli legali né morali, oppure quella tra la centralità dei concetti di onore e famiglia e la disponibilità a tradire gli stessi principi per entrare nel circuito della ‘ndrina (o per ripudiare chi invece vuole uscirne). Proprio il potere, come e più del denaro, esercita fascino e soggezione, circondando i criminali di un’aura di fascino che la legge, la morale e il buonsenso non sempre riescono a intaccare, e che l’arte, più o meno intenzionalmente, finisce spesso per incoraggiare. I mezzi contano poco, rispetto ai benefici che si riescono a ottenere grazie a essi; il rito, e il legame familiare, servono proprio a mantenere un legame di lealtà e riconoscimento nei confronti dei potenti. Nelle storie di criminalità, non è sempre possibile operare distinzioni nette e banalizzazioni: “il bene” e “il male”, il “sacro” e il “profano”, interagiscono in una scala di grigi, spesso entro la singola persona. La narrativa non fornisce didascalie, ma spunti di interpretazione, suggerisce risposte, sollevando nuovi interrogativi, gli stessi che troppo a lungo sono mancati, ostacolati dall’omertà, dall’indifferenza e dalla paura. Dalle domande può nascere, o risvegliarsi, una spinta al cambiamento. Quale cambiamento? Non è dato prevederlo. Ma come i personaggi del romanzo imparano dalle proprie esperienze, i lettori possono intraprendere, partendo dalla lettura, dal confronto, e ovviamente dal loro vissuto, nuovi e spesso sorprendenti percorsi formativi.

Ricordiamo che il prossimo incontro di “4 colpi alla ‘ndrangheta” si terrà giovedì 20 0ttobre presso l’Auditorium delle scuole di Carugo. Interverrà Bruno Corda, prefetto di Como, sul tema dei beni confiscati alla criminalità organizzata nel comasco. Contestualmente, sarà presentato il progetto per il riuso sociale dell’immobile sequestrato nello stesso comune di Carugo. Il programma completo della rassegna può essere consultato qui [Testo e foto di Alida Franchi, ecoinformazioni]

Mani libere, mani coinvolte

colomboL’incontro a Lurago d’Erba il 15 settembre con l’ex magistrato di Mani pulite Gherardo Colombo, sostenitore dell’importanza cruciale della pedagogia dell’antimafia. La serata, dal titolo La lotta per la legalità, tra repressione ed educazione, ha aperto la  seconda serie di incontri di 4 colpi alla ‘ndrangheta organizzata dal Circolo ambiente Ilaria Alpi con il patrocinio dei comune di Arosio, cargo e Inverigo . La risposta della cittadinanza è  stata come al solito per il questo ciclo notevole.
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15 settembre/ Gherardo Colombo a Lurago d’Erba

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L’ex magistrato di Mani pulite, Gherardo Colombo, sarà a Lurago d’Erba il prossimo 15 settembre alle 21 al salone dell’oratorio di via Manzoni, in qualità di protagonista unico dell’incontro La lotta per la legalità, tra repressione ed educazione. Il titolo riprende quella che è la filosofia di Colombo, da quando nel 2007 ha lasciato la magistratura, ovvero: la repressione da sola non è sufficiente per sconfiggere un fenomeno criminoso come quello della corruzione, occorre invece educare la società e la classe politica alla cultura della legalità.
L’incontro con Gherardo Colombo, farà da prologo alla seconda edizione della rassegna 4 colpi alla ‘ndrangheta. L’incontro è organizzato con il patrocinio di comune di Arosio, comune di Carugo, comune di Inverigo e Circolo ambiente Ilaria Alpi. Ingresso libero.

Arci/ Incendio doloso sul bene confiscato a Santa Maria La Fossa durante lo svolgimento dei campi di lavoro antimafie

campi di lavoroCon un comunicato stampa, l’Arci nazionale denuncia l’attacco avuto durante lo svolgimento del campo di lavoro antimafia a Santa Maria La Fossa in provincia di Caserta.

«Nella notte tra martedì 23 e mercoledì 24 agosto a Santa Maria La Fossa, in località Mandroni (provincia di Caserta), su un bene confiscato assegnato dal consorzio Agrorinasce all’associazione Nero e non solo! Onlus hanno dato fuoco all’elettropompa del pozzo arrecando danni all’impianto di irrigazione. In questi giorni su quel terreno si stanno svolgendo i campi di lavoro antimafie Terra di lavoro e dignità promossi da Arci, Cgil, Spi Cgil, Flai Cgil, Rete degli Studenti, nei quali volontari provenienti da diverse parti d’Italia sono impegnati nella realizzazione di un allevamento di elicicultura. In questi giorni il fuoco sta facendo danni in diverse parti del Comune di Santa Maria La Fossa. Non sappiamo se la mano o le mani violente e criminali che lo appiccano siano tra loro collegate. Facciamo pertanto un appello al Prefetto e alle forze dell’ordine di tenere alta l’attenzione. Come ribadito da Nero e non solo! le attività dell’associazione che ha in gestione il bene non si fermeranno. L’ Arci conferma che le attività dei campi  di lavoro continueranno, senza piegarsi alle intimidazioni.» [Arci Nazionale]

Libera/ Marco Tagliabue: la forza di denunciare

Marco TagliabueAlla Festa di Libera il coraggio di denunciare, la forza di ascoltare e divertirsi contro le mafie sabato 2 luglio  all’area feste di Maslianico. La pioggia non ha aiutato al festa che ha comunque raccolto molti giovani attivisti. Momento essenziale dell’iniziativa, che ha offerto anche la cucina realizzata con il sostegno dell’associazione Lambienteinvita di Maslianico con materie prime provenienti da Libera terra e ha dovuto cedere al rito della partita calcistica, è stato il dibattito La forza di denunciare. (altro…)

2 luglio/ In festa con Libera con partita

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Sabato 2 luglio dalle 17,30, l’area feste del comune di Maslianico ospiterà In festa con Libera – la forza di denunciare, ascoltare e cantare contro le Mafie. La serata è organizzata dal Coordinamento provinciale di Libera di Como, dal presidio Gianluca Congliusta e Lollò Cartisano di Cantù, con il sostegno dell’associazione Lambienteinvita di Maslianico.
La serata prenderà il via alle 17,30 con La forza di denunciare, dibattito con Martina Mazzeo, coautrice con Nando Dalla Chiesa del libro La scelta Libera. Giovani nel movimento antimafia [ed. Gruppo Abele, 2014,  288pp. 16 euro], l’imprenditore comasco Vincenzo Francomano e i giornalisti della Rsi Marco Tagliabue e Maria Roselli. Alle 21 proiezione della partita di calcio Italia-Germania. Seguirà lo spettacolo teatrale Amore non ne avremo, a cura del gruppo Teatro Popolare. Dalle 19 cucina con prodotti delle cooperative di Libera Terra. Per tutta la serata sarà attivo un servizio bar. Info como@libera.it

Scarica e diffondi la versione definitiva della locandina.

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