arte

Abitare la città un viaggio tra Food & Design

locandina abitare la cittàConferenza di presentazione del progetto, «La Città di Mariano Comense trasformerà Villa Sormani in uno Showroom abitato, con il contributo delle eccellenze territoriali», con Fabrizio Sala, assessore Expo 2015, internazionalizzazione delle imprese, Casa e Housing sociale Regione Lombardia, Giovanni Marchisio, sindaco Comune di Mariano Comense, Nicola Spadafora, console onorario Repubblica federale democratica di Etiopia, Luciano Galimberti, presidente Adi (Associazione per il disegno industriale), Mario Cesaroni, presidente Confapi Milano, Simona Finessi, Editor in Chief Platform, Ilenia Brenna, direttrice Enaip Cantù – Fondazione Enaip Lombardia, Alessia Galimberti, architetto, direttore creativo Abitare la città, Mattia Poggi, chef Alice Tv, Dario Carrarini, regista, Roberto Colombo, attore teatrale, giovedì 24 settembre alle 20 a Villa Sormani. In via Montebello 36 – via Palestro 2 Bis a Mariano Comense. Lo Showroom sarà aperto fino all’11 ottobre dalle 17 alle 20, sabato e domenica dalle 15 alle 20.

Le architetture di Angelo Mangiarotti in mostra a Mendrisio

Una mostra per inaugurare il nuovo anno accademico: l’Accademia di architettura di Mendrisio dedica un’esposizione ad Angelo Mangiarotti (Milano 1921 – 2012), aperta nella sala esposizioni del Palazzo Canavée  fino al prossimo 25 ottobre.

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Si tratta di una mostra un po’ particolare, che nell’opera del grande maestro dell’architettura postrazionalista concentra l’attenzione sul dato costruttivo, ovvero sulla capacità di fare della struttura dell’edificio una chiave stilistica fondamentale. A questo allude il titolo, non facile, dell’esposizione, La tettonica dell’assemblaggio, dove «tettonica» è usato con riferimento al significato etimologico di «costruttivo», e quindi con riferimento agli aspetti più propriamente strutturali di un edificio, e «assemblaggio» individua uno dei metodi fondamentali di composizione delle architetture di Mangiarotti. A dispetto del titolo piuttosto ostico, la mostra è perfettamente godibile: vi sono indagati dieci edifici, tutti facenti parte della seconda fase della carriera professionale dell’architetto (1961-1979), seguente alla separazione da Bruno Morassutti, e caratterizzati da un utilizzo particolare e particolarmente espressivo delle tecniche di prefabbricazione.

Gli edifici sono illustrati con i bellissimi schizzi originali dell’architetto, i disegni esecutivi (mai presentati in mostra prima d’ora), numerose fotografie d’epoca e materiali vari (tra cui plastici e schemi d’indagine) messi a punto dagli studenti dell’Accademia di Mendrisio negli ultimi anni, durante i corsi dedicati a Mangiarotti, sotto la guida di Franz Graf e Francesca Albani, che hanno curato la mostra.

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Intorno una significativa selezione degli oggetti di design progettati da Mangiarotti (assolutamente straordinari i tavolini e i bicchieri) testimonia della sua versatilità.

Interessante notare che dei dieci edifici presentati ben due sono ubicati in territorio comasco: lo stabilimento Lema di Alzate Brianza (1969-1979), e una casa di abitazione plurifamiliare in via Marconi 17 ad Arosio (1974-1978). Un esplicito invito a non fermarsi all’esposizione, ma a spingersi fino a una visita diretta (entrambe le architetture, oltre tutto, sono in buone condizioni di conservazione).

La mostra, a ingresso libero, è visibile da martedì a venerdì dalle 16 alle 19.30, sabato, domenica e festivi dalle 13 alle 18, ed è corredata da un approfondito catalogo edito dalla Mendrisio Academy Press. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

19 settembre/ Fuoridimostra

fuoridimostraMostre a tema organizzate fuori dalla grande mostra di Villa Olmo
con 14 artisti coinvolti «che si cimenteranno in maniera molto diversificata tra di loro con l’obbiettivo comune di sviscerare il “sentire la città” nelle diverse situazioni e stati d’animo», venerdì 19 settembre. Alle 10 Art Company colazione con caffè e brioches, alle 11.45, Spazio Pozzoni aperitivo, alle 16 Francesco Corbetta Studio merenda, alle 17.45, MAG Marsiglione Arts Gallery gelato, alle 19 Spazio Pedraglio aperitivo, alle 21 ME+MO|art brindisi con performance teatrale di Rosanna Pirovano. Per informazioni Ilona Biondi tel. 347.4438449, e-mail ilona.biondi@gmail.com.

La Feltrinelli veste… Parada par Tücc

Mostra Parada 2015Inaugurazione della mostra fotografica della Parada par Tücc 2015 giovedì 17 settembre alle 18 alla Libreria Feltrinelli, in via Cesare Cantù 17 a Como, «le prime immagini del laboratorio di fotografia – che – sostituiranno i caratteristici visi famosi esposti in Feltrinelli, (ri)vestendola e rendendo protagonista la Parada di un nuovo allestimento» fino al 30 settembre.

LAC: nuovo centro culturale per Lugano

Da sabato 12 settembre l’offerta culturale di Lugano si è arricchita di un nuovo, fondamentale elemento: è stato infatti inaugurato il LAC (l’acronimo, che richiama quel lago su cui si affaccia, è semplice: Lugano Arte Cultura).

Il nuovo “polo” culturale – difficile darne una definizione univoca – si propone un obiettivo ambizioso: «dedicato alle arti visive, alla musica e alle arti sceniche, si candida a diventare uno dei punti di riferimento culturali della Svizzera, con l’intento di valorizzare un’ampia offerta artistica ed esprimere l’identità di Lugano quale crocevia culturale fra il nord e il sud dell’Europa», secondo quanto è scritto proprio all’inizio del comunicato stampa ufficiale. A questo ambizioso obiettivo corrisponde d’altro canto uno sforzo impegnativo. Ideato nell’ormai lontano 1999, il nuovo polo venne messo a concorso per la realizzazione architettonica nel 2001; vincitore risultò Ivano Gianola (nato a Biasca nel 1944); i lavori iniziarono con la posa della prima pietra nel 2010 e hanno trovato conclusione in questi giorni (a parte alcuni dettagli minuti, l’edificio sembrava venerdì scorso in conferenza stampa davvero finito e perfettamente efficiente). Da capogiro l’investimento: 200 milioni di franchi svizzeri; sbalorditiva anche la previsione di budget annuale (ipotizzato in 28 milioni di franchi). Si tratta – con ogni evidenza – di un “investimento strategico”, così come è stato più volte sottolineato dai vari interventi degli amministratori luganesi.

Astraendo, per il momento almeno, da qualsiasi confronto con ciò che accade di qua dal confine (e mettendo quindi da parte anche la botta d’invidia subìta), vale la pena provare a raccontare il centro nei suoi vari aspetti.

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L’edificio è imponente. Costituisce una sorta di porta d’accesso alla città storica quasi al limite meridionale del lungo lago e si dispone in continuità con uno dei principali monumenti luganesi, la chiesa di Santa Maria degli Angeli che ospita la notissima Crocifissione di Bernardino Luini; tra l’antica chiesa francescana e il nuovo centro culturale si trova il grande edificio un tempo dell’Hotel Palace, che ingloba anche una parte dell’antico chiostro e convento, da lungo tempo sottratto alla fruizione pubblica e ora completamente restaurato (secondo il progetto dello studio Giraudi e Wettstein). L’edificio del LAC è imponente, si diceva (ben 180.000 metri cubi per una superficie costruita di 29.000 metri quadri), ma è articolato in modo da non risultare incombente: non solo è preceduto da una vasta piazza che fa da filtro verso il lungo lago, ma è anche “sfondato” sul lato sinistro, così che l’intera ala appare come una struttura quasi aerea, protesa verso il lago. Quest’ala laterale è rivestita di marmo verde del Guatemala, mentre la parete di fondo della piazza, che costituisce la porta d’ingresso del centro è quasi completamente vetrata, in modo da alleggerirne l’impatto visivo.

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All’interno dell’edificio stanno, insieme a tutti i servizi essenziali (biglietteria, caffetteria, libreria ecc.), i nuclei principali del museo d’arte (a sinistra entrando) e della sala teatrale (a destra), nonché altri spazi accessori come il teatro studio per rappresentazioni più concentrate.

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Se gli spazi del Museo possono considerati in una certa misura “tradizionali” (o meglio: perfettamente inscritti nella linea “neutrale” degli allestimenti museali), la grande sala teatrale è invece fortemente espressiva e punta evidentemente a diventare uno degli elementi più riconoscibili e riconosciuti del LAC.

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Non bisogna poi dimenticare che il LAC ha due satelliti; uno vicino, giusto al di là della strada che scende dal fianco della collina: lo Spazio -1; un altro più distante: ed è l’ex Museo Cantonale d’Arte di Palazzo Reali.

Per l’inaugurazione, in questo complesso di spazi, hanno trovato posto cinque mostre (più un’installazione): anche questo uno sforzo gigantesco, vista anche la grande qualità delle proposte.

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La prima e più grande esposizione, distribuita negli spazi principali al secondo e primo piano (si parte dall’alto), è intitolata Orizzonte Nord-Sud ed è dedicata ad alcuni protagonisti dell’arte “moderna” tra la metà dell’Ottocento e la metà del Novecento, messi a confronto e in dialogo tra loro. Questo approccio, già sperimentato negli anni scorsi a Lugano con risultati notevoli (in particolare nella bellissima mostra su Klee e Melotti), produce anche in questo caso esiti sorprendenti. Alcune coppie possono essere magari ritenute “ovvie”, come quella formata da De Chirico e Böcklin, ma altre sono – secondo il modestissimo parere di chi scrive – assolutamente illuminanti: il pittore “nazionale” svizzero Ferdinand Hodler e lo scultore italiano Adolfo Wildt risplendono di luce incrociata, e – sinceramente – non mi era mai capitato di guardare a Wildt come dopo aver visto anche le opere di Hodler; ancora più entusiasmante il confronto tra Felice Casorati e Felix Valloton, che rivela indiscutibili affinità di vibrazioni anche nei corpi femminili levigati. La mostra, che contiene opere di autori del calibro di Piranesi, Caspar Wolf, Turner, Klee e altri, si chiude con due autentici giganti della modernità: Lucio Fontana e Augusto Giacometti. L’ultima opera L’homme qui marche (L’uomo che cammina) di Giacometti, che si staglia sullo sfondo della grande vetrata aperta sul Ceresio, vale – vi assicuro – il viaggio.

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All’ingresso di questa esposizion è stata collocata l’opera di Zimoun, considerato uno dei più interessanti giovani artisti elvetici; l’installazione è costituita da 171 scatole di cartone entro cui oscillano palline di cotone fissate ad aste vibranti, con un notevole effetto ritmico, visivo e sonoro (l’opera ha attirato l’attenzione delle persone anche durante l’affollatissima conferenza stampa).

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Al piano -2 del LAC sta una mostra che è stata voluta – come ha sottolineato la curatrice – per “alleggerimento”. Le sculture di “luce solida” di Anthony McCall (fasci di luce in movimento nello spazio buio con cui si può e si deve interagire) sono in effetti divertenti – e hanno coinvolto persino i compassati giornalisti e storici dell’arte presenti alla conferenza stampa – ma sono non di meno di grande intelligenza e finezza linguistica. Un buon esempio di come “leggerezza” e “rigore” si possano sposare: verificare per credere.

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Si passa quindi a uno dei satelliti, lo Spazio -1 di là della strada, dove è allestita la Collezione Olgiati, grande collezione privata concessa in deposito alla città di Lugano. L’esposizione, che verrà modificata col passare del tempo, annovera attualmente artisti delle avanguardie storiche come il futurismo, così come esponenti più recenti e addirittura attualissimi: tra i nomi più noti Depero, Boccioni, Fontana, Burri, Boetti, Capogrossi, Klein, Manzoni; ma sarebbe un errore fermarsi al già noto, poiché le sollecitazioni provenienti da opere diverse e poco note sono innumerevoli.

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All’ingresso dello Spazio -1 serve da “introduzione” alla Collezione Olgiati un’importante antologica di Giulio Paolini, che ha riunito per la prima volta tutte le opere del ciclo Mnemosine (Les Charmes de la Vie), realizzate tra 1981 e 1990 e qui allestite con uno spirito teatrale particolarmente affascinante. Un’occasione pressoché unica di verificare dal vivo l’opera di uno dei principali artisti italiani contemporanei.

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L’altro satellite, il Palazzo Reali al capo opposto della città, presso l’oratorio di San Rocco, ospita la mostra In Ticino, in un certo modo completamento dell’Orizzonte Nord-Sud; con riferimento allo stesso secolo 1850-1950, qui sono esposte le opere degli artisti attivi a sud del Gottardo: artisti locali magari formati all’estero (in Italia principalmente) e artisti stranieri trasferiti intorno al Ceresio e al Verbano. L’elenco dei nomi è di tutto rispetto e questa esposizione non sfigurerebbe nemmeno se presa a sé stante: da Giovanni Serodine, Pier Francesco Mola e dagli architetti Carlo Maderno, Francesco Borromini, Domenico Fontana e Domenico Trezzini, fino a Giocondo Albertolli, per passare poi allo scultore  Vincenzo Vela (di cui si presenta anche il bellissimo piccolo bozzetto del Monumento a Garibaldi di Como), Edoardo Berta, Filippo Franzoni, Luigi Rossi e Adolfo Feragutti Visconti, poi ancora Marianne Werefkin, Alexej Jawlenski, Paul Klee, Ignaz Epper, Fritz Pauli, Johannes Robert Schürch  per finire con il gruppo di artisti raccolto a Locarno da Remo Rossi: Jean Arp, Hans Richter, Fritz Glarner e Italo Valenti, oltre a Julius Bissier e Ben Nicholson.

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Che dire ancora?

Che non è stato dimenticato nemmeno il versante didattico, o – come si dice di là dal confine – “della mediazione”, con la creazione di uno specifico dipartimento LAC Edu.

Che il nuovo LAC ha comportato anche una ristrutturazione dei musei luganesi, con la fusione del museo cantonale e dei due musei cittadini in una nuova entità, il Museo d’Arte della Svizzera Italiana (in acronimo: MASI).

E che l’“inaugurazione” durerà due settimane, con appuntamenti artistici, musicali, teatrali.

Dopo aver goduto delle occasioni offerte, credo che ci sia anche molto da meditare.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

Il cibo oggi: nutrimento, ispirazione, necessità 35 artisti per Casa Astra

06_c_Logo-Galleria-Mosaico-255x300Mostra collettiva alla Galleria Mosaico, in via Emilio Bossi 32 a Chiasso, con Giusy Arndt, Simona Bellini, Eliana Bernasconi, Felicita Bianchi Duyne, Francesca Bianchi Lurati, Luigi Boccadamo, Elena Cantaluppi, Gabriela Carbognani Hess, Silvana Ciapparelli, Dario Cogliati, Coletta Cremonesi, Giosanna Crivelli, Aura D’Arrigo, Aziz Elhihi Al Fadhil, Simonetta Ferrante, Gisa Gerstenberg, Bruno Labouret, Myriam Maier, Mirella Marini, Alice Marinoni, Simonetta Martini, Alessandro Mazzoni, Dina Moretti, Roberto Mucchiut, Piergiorgio Piffaretti, Aymone Poletti, Magda Ragazzi, Gianni Realini, Mariann Roth, Sandra von Rubenwil, Anna Sala, Gabriela Spector, Petra Weiss, A.A.A. Wolff, inaugurazione domenica 6 settembre alle 11, aperta fino al 10 ottobre da martedì a sabato dalle 15 alle 18.30 e su appuntamento, chiusa domenica, lunedì e festivi.

«Da un’idea di Gianna Macconi, la collettiva Il cibo oggi: nutrimento, ispirazione, necessità è un progetto espositivo nato a partecipazione spontanea con l’intento di fornire un aiuto concreto a Casa Astra, centro di prima accoglienza che svolge da parecchi anni ormai la sua attività di sostegno a persone in stato di necessità – spiegano gli organizzatori –. 35 sono gli artisti che hanno aderito a questa iniziativa. Il risultato è una collettiva intitolata al cibo, argomento quanto mai attuale, nelle sue molteplici applicazioni tra bisogno, nutrimento, alimentazione. In maniera del tutto individuale ogni partecipante ha fornito del tema una sua personale visione, contribuendo a fare di questa mostra uno spaccato interessante delle diverse possibilità e tecniche interpretative: dipinti, carte, ceramiche, fotografie, installazioni».

«Almeno il 70 per cento delle vendite sarà devoluto a Casa Astra – viene precisato –, nella certezza che anche l’arte, se debitamente coinvolta, può dare una mano a progetti umanitari degni di tutta la nostra attenzione. Se la Galleria Mosaico è entrata nel suo cinquantesimo anno, Casa Astra di anni ne compie undici. Tanti infatti ne sono passati da quando il Movimento dei senza voce ha aperto nel Mendrisiotto, a Ligornetto, il primo centro d’accoglienza, di reinserimento, di supporto, di accompagnamento per persone bisognose non soltanto di un letto o di un pasto, ma anche di affetto, di legami sociali, di una risposta alla loro precarietà. Quasi 800 sono gli ospiti a tutt’oggi, sia stranieri che – oltre la metà – svizzeri. Ma per molti altri non c’era posto. Ora, con l’avvenuto acquisto della vecchia Osteria del Ponte a Mendrisio, reso possibile grazie al concreto sostegno della popolazione, del Comune di Mendrisio e delle parrocchie della regione, il numero dei letti è raddoppiato. Proprio in questo periodo fervono i lavori di trasloco. E si spera che entro la fine dell’anno apra il bar, che sarà anche un proficuo luogo d’incontro fra la clientela locale (e di passaggio) e i residenti del centro. L’anno prossimo sarà la volta del ristorante, mentre continuerà il servizio di catering, già attivo nella sede di Ligornetto. Ma, per continuare nella sua meritevole e preziosa opera, Casa Astra ha ancora bisogno di tutti noi».

Per informazioni tel. 0041.794468309, e-mail macconi.gianna@gmail.com. [md, ecoinformazioni]

Como Poster Festival

poster-festival-Como 2015«Affissi i manifesti con Pop Misultitt, un tributo alla cucina lariana ispirato ad Andy Warhol» di Fabio Censuales.

«Dopo Marta Besantini con Remake, tocca ora a Fabio Censuales affiggere in città il proprio manifesto – ricorda una nota del Comune di Como –. Pop Misultitt, l’opera realizzata dal giovane artista di Fino Mornasco (è nato nel 1978), è un tributo alla cucina lariana ispirato al maestro della Pop Art, Andy Warhol. ComoLake riprende il marchio Campbell’s mentre il medaglione al centro è stato rivisto con l’immagine della dea Cibele, grande Madre della fecondità e della natura. Warhol rappresentò sempre le lattine chiuse: Censuales invece le apre per farne uscire i pesci, augurando un futuro migliore all’umanità».

«Como Poster Festival, ispirato al tema di Expo, Nutrire il pianeta, energia per la vita, è un concorso di poster art bandito quest’anno dall’assessorato alla Cultura del Comune di Como – viene ricordato –. La poster art è una nuova forma d’arte che coinvolge soprattutto il mondo degli street artist e permette di utilizzare spazi alternativi e inconsueti ma “legali”, come quelli delle affissioni, per il posizionamento di originali creazioni artistiche, mostrandosi quindi al di fuori degli usuali luoghi deputati all’arte, come musei o gallerie. I 5 progetti selezionati verranno stampati a cura del Comune e affissi in città fino alla fine di ottobre come segno di vicinanza al grande evento mondiale che si svolge a pochi km da Como. Como Poster Festival ha ricevuto il patrocinio di Expo Milano e del Gai, l’associazione per il circuito dei giovani artisti italiani di cui il Comune di Como è socio». [md, ecoinformazioni]

Il filo della storia

Alla serra del Grumello, ovvero in uno dei luoghi più affascinanti della città, immerso nel verde e al tempo stesso aperto sul paesaggio del lago “più bello del mondo”, si è aperta, nella serata di martedì 28 luglio la mostra “Yarn. Thread or story”.

La piccola esposizione promozionale delle “eccellenze” delle ditte tessili del distretto comasco mette in scena alcuni tessuti di grande qualità, prodotti da sette aziende, accompagnati da un video che ne decanta le storie e le particolarità. Nella sua semplicità, intende costituire una vera e propria vetrina per la principale attività manifatturiera del territorio, coniugando arte e industria.

Nata all’interno del progetto comON, la mostra si colloca al centro del chilometro della conoscenza, idealmente completando le altre due esposizioni di Villa Olmo (“Com’è viva la città”) e di Villa Sucota (“Giardini di seta”).

L’inaugurazione è stata l’occasione per una breve performance della Compagnia Varco di Emergenza, intitolata appunto Il filo della storia. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

L’allestimento della mostra nella serra della Villa del Grumello.

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Alcuni momenti della performance.

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