Mon Appétit 2015

mon appetit 2015 rectoMostra collettiva, curata da Ilaria Beretta, di Afran, Federica Amichetti, Emilio Antinori, Ilaria Beretta, Sandro Bisonni, Roberto Bonfigli, Giuseppe Cannistraro, Ivana Cerisara, Hernan Chavar, Letizia Ciccarelli, Cinquantalire, Francesco Diotallevi, Irene Dipré, Luigi Ferretti, Lisa Gelli, Francesca Gentili, Luigia Giovannangelo, Valentina Guerrini, Chiara Ludolini, Maurizio Meldolesi, Mario Migliorelli, Michele Mobili, Morden Gore, Hisako Mori, Federica Papa, Monica Pennazzi, Sara Perugini, Simona Scarpacci, Raffaella Tirabasso, Tomas, Giorgia Vlassich, inaugurazione venerdì 5 giugno alle 18 all’Oasi di Baggero, in via Mazzini a Merone con la presentazione del Michin de Bager, «un’assemblaggio dei prodotti di produzioni locali» (alla Galleria Ostrakon giovedì 10 settembre alle 18), aperta fino al 30 ottobre, organizzano Accademia delle arti di Macerata, Centro multimediale per la ricerca Cmr.

 

«L’appetito è una sirena – scrive Alessandro Seri –. Una parte di mondo ha scordato il suo assillo carnale, l’hamon appetit 2015 verso trasformato in un orpello pencolante tra tentazione e rinuncia, estetismo e ascesi. Il cibo, mangiato ma anche assimilato dalla mente, concreto e spirituale perde nel tempo e all’apparenza la sua funzione di necessità, la sua urgenza di condizione vitale. Se le prodezze alimentari non hanno mai smesso di essere simbolo di uno stato né di esercitare il loro fascino, oggi più di sempre certi contrasti si esprimono nella tensione tra la lusinga della privazione e l’orgia bulimica».

«Così è per tutte le voglie, per il loro rovesciarsi comico nel cavo del basso ventre o della testa, scavando il passo ai desideri – prosegue lo scritto –. E anche se sembra curata la fame che inchioda sulla croce dell’unica, ultima indigestione, non scema quella febbre dell’oro, del cibo, del sesso, della conoscenza che ignorata lentamente divora. La richiesta dell’appetito individuale può essere allora l’ultima sirena della fame, e la sensualità del corpo inappagato divenire una via potente e mistica verso la creazione. Provare ad espandere il processo creativo e mostrarlo in pienezza e vertigine, significa restituirne il ventre profondo, aumentare la realtà dell’opera, sottrarla al consumo immediato rendendola assimilabile in tutte le sue parti. Significa esporla per ciò che è: la solitudine che precede la comunicazione, il lungo digiuno che conduce al godimento, finché diventa impossibile distinguerli». [md, ecoinformazioni]

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: