musica
Rock in Love
Da Elvis & Priscilla a Kurt & Courtney – 60 storie d’amore a tempo di musica (Arcana 2012) venerdì 14 febbraio alle 18 alla Libreria Feltrinelli di Como, in via Cesare Cantù 17, l’autrice, Laura Gramuglia, dialoga con Maurizio Pratelli, Corriere di Como, interviene Alessio Brunialti, La Provincia di Como, a seguire aperitivo e djset al Bar Krudo in piazza Volta con Fabio Borghetti.
«Il volume passa al setaccio sessanta relazioni, sessanta rapporti con alcuni tratti comuni e altri talmente folli e unici che sarebbe stato impossibile non raccontarli – precisa la presentazione –. Favola, romanticismo, destino, dolore, tradimento, gli ingredienti giusti non sono mai mancati per cucinare al meglio ogni racconto. E come accade anche in un buon libro di cucina, le ricette a un certo punto dovevano terminare, ma fortunatamente non si esauriscono qui. Ci sarà sempre un retroscena che qualcuno chiederà di svelare, che si tratti del segreto per la riuscita di un buon soufflé o di un matrimonio perfetto. Certo, leggendo questo libro sarà facile giungere alla conclusione che il matrimonio perfetto è una chimera, ma esistono alchimie talmente bene assortite da provocare moti di invidia e repentina stizza. Se è di illusioni che abbiamo bisogno, di scenari incantati, di fotografie di tempi andati, allora ogni capitolo di questo libro è un buon passepartout».
Per informazioni tel. 031.278109, e-mail Como@lafeltrinelli.it. [md, ecoinformazioni]
Portavèrta al Gloria/ Lorenzo Monguzzi presenta il nuovo disco
Venerdì 21 febbraio alle 21.30, Lorenzo Monguzzi, presenterà allo Spazio Gloria di via Varesina 72 a Como, il nuovo disco Portavèrta. (altro…)
Un concerto per Anna
Nel foyer del Sociale gremito, sabato 8 febbraio al Concerto per 24 bambine lontane, dedicato a Anna Giamminola, la musica di Marco Belcastro, Simone Mauri e Flaviano Braga, introdotta per l’associazione Qui le stelle che ha organizzato l’iniziativa da Adriana Pelliccia e Rosa De Rosa, ha entusiasmato il pubblico con applausi scroscianti e grande partecipazione. Guarda il video di ecoinformazioni di Luchin di Víctor Jara.
Musica Spiccia e 7grani memorabili
Nella serata di martedì 4 febbraio, lo Spazio Gloria di via Varesina 72 a Como, ha ospitato, per la Giornata della Memoria, l’esibizione del gruppo Musica spiccia, nato del 2006 all’interno dell’associazione culturale Baule dei suoni, e dei 7grani, band comasca capitanata dai fratelli Mauro, Fabrizio e Flavio Settegrani, che nel 2013 ha realizzato il progetto dedicato alla Memoria dei deportati e dei resistenti antifascisti: Neve diventeremo.
Ispirato in particolare alla storia del partigiano istriano Radovan Ilario Zuccon, deportato a Buchenwald, Neve diventeremo è una canzone, uno spettacolo, ma anche un video, che è stato mostrato in apertura alla serata al pubblico che ha letteralmente invaso la sala dello Spazio Gloria. Dopo le esibizioni dei singoli gruppi, Musica spicca e 7grani, sul termine della serata, hanno eseguito alcuni brani insieme, tra questi un’applauditissima Bella ciao che ha chiuso il Gloria la serata. [Jlenia Luraschi, ecoinformazioni]
My Life: Art And Music
Mostra di Maurizio Ruzzi, a cura di Marisa Vescovo, inaugurazione sabato 8 febbraio alle 17 alla Mag in via Vitani 31 a Como, fino al 1° marzo, con il patrocinio dell’Associazione Luigi Russolo.
«Il nuovo progetto della Mag, approfondisce il legame tra arte figurativa e musica, tra immagine e suoni e lo fa dando respiro e attenzione ad uno dei più importanti artisti che segue questo binario da tutta la vita: Maurizio Ruzzi. Non dimentichiamo che la galleria cura l’Archivio Luigi Russolo, padre fondatore del Futurismo e della musica noise – precisa la presentazione della mostra di Salvatore Marsiglione e Maurizio Ruzzi –. Il progetto artistico comprende sculture/ istallazioni create con materiali riconducibili alla natura, Madre e Maestra che ha da sempre ispirato e istruito il Ruzzi, a dipinti eseguiti su pentagramma, dove il gesto ed il colore sono saltellanti come note, una serie di piccole opere su carta, dove il segno è dominante come una strofa e l’esplosione di colore come il suo ritornello».
«Miticamente il mondo era in origine di natura puramente acustico-intellettuale, e si è materializzato a poco a poco nell’universo. Materializzandosi parzialmente, le immagini acustiche si trasformarono in immagini che, anche concretamente, hanno iniziato a diventare visibili e tangibili. In tal modo il suono puro andò in parte perduto, ed è nata la materia – scrive Marisa Vescovo –. Tutto questo, nel tempo, ha portato gli artisti a cercare una liberazione dall’ovvio, dal banale, all’apertura di un orizzonte più ampio ed essenziale. Nel caso di Maurizio Ruzzi il suono nelle sue opere (è un ottimo musicista) si fa pensiero che sopravviene, il quale si profila prima nella mente di quel pensatore che è l’artista, lungo un percorso che non è una catena di cause ed effetti, ma è piuttosto una prospettiva ricca di echi, richiami, metamorfosi di suoni mentali, che diventano voce intrinseca dell’opera. Quell’energia incorporea della ragione, che è il suono, immette in una relazione penetrante con l’energia che è la vita. Le opere a pastello, o tempera di Ruzzi si inverano in un segno che danza nello spazio, si rompe, si arriccia, percorre tracce di pentagrammi, pare acquistare il senso del volo, ma anche una vibrante corporeità, che ce lo rivela non come frammento di linguaggio, ma come segno fremente della materia. Il vuoto intorno diventa cassa di risonanza dell’evento: fa si che la traccia di colore possa farci udire il proprio suono segreto, un’eco sottile dell’Altrove. Quando segni e forme entrano in risonanza con se stessi, il suono che ascoltiamo (senza udire nulla) ci appare nel medesimo tempo indefinibile e preciso, e sembra sul punto di farci camminare verso la verità ultima delle cose».
«Ogni volta che cerchiamo di porgere orecchio a questo suono esso si spegne, per riprendere con vigore nella prossima opera. Sia che Ruzzi costruisca piccole case, con legni usati, sia che adombri zone di paesaggio, sia che faccia danzare il suo segno arricciato, nega l’idea di ornamento, cerca il vuoto, fa spazio, ma gli spazi da lui aperti non promettono nuovo ordine, o nessun nuovo or(di)namento, bensì trova nuovi luoghi possibili, luoghi dove si possa finalmente attendere, sperare, luoghi che possono semplicemente accogliere la nostalgia dell’uomo verso l’innocenza delle origini e in cui esista finalmente lo spazio per far accadere le emozioni, i sentimenti, la verità. Il lavoro dell’artista significa, suono, ascolto del materiale, consente l’autonoma vita dei colori, solari, mediterranei, in modo che essi possano crescere liberamente come l’erba dei prati – prosegue la curatrice –. Ogni lavoro crea punti di vibrazione, talora d’ inerzia, che riflettono l’infinito, la nostra astrazione da un mondo che sembra non aver bisogno di noi, ci parla di un tempo veloce, come quello degli eventi e delle storie della vita, le quali precipitano vertiginosamente nella loro fine per poi rinascere. Questi segni che si annodano, o si sciolgono, ci fanno rivivere l’antica vicenda del caos che cerca nervosamente la forma, e ci rimanda al mistero dell’universo, in cui stanno le vere invisibili radici della coscienza. Ruzzi si cala dunque nei territori della “metamorfosi” per intraprendere un viaggio, un’avventura, capace di rivelare, l’infinita ricchezza delle strade da percorrere, il vertiginoso rimescolio delle apparenze, l’apertura del possibile e del nuovo da recepire. Il piacere, la gioia di un suono, la tristezza di un nero, sono gli estremi che definiscono l’ambito di oscillazione di questo lavoro. Certo nella metamorfosi generale del mondo, la materia, proprio perché è un corpo vivente, un corpo con le sue cicatrici da mostrare, diventa ciò che “noi” siamo, l’umanità che ne trasuda è cultura e garanzia dell’autenticità del sentire dell’artista».
«Ruzzi ci rinnova l’invito ad entrare in un destino aperto fatto di nuova natura e nuovi suoni, in cui i segni sempre molto forti e decisivi non si possono né prevedere, né produrre artificialmente, ma li dobbiamo attendere, ed osservare, ogni volta con grande attenzione – conclude Vescovo –. Sappiamo che oggi l’uomo si sottrae alla volontà della natura di tornare ad essere tale, si sottrae a una sorte possibile di vita fluidamente vivibile, per un esigenza errata di comodità di vivere in un mare di consumo, Maurizio Ruzzi preferisce invece essere un uomo esistenziale, cioè un uomo che ha la possibilità di significare se stesso e la sua creatività nella misura in cui sta e cade insieme alla natura e agli “altri”, e può condividere il tremito sonoro delle loro emozioni».
Per informazioni tel. 328.7521463, e-mail info@marsiglioneartsgallery.com, Internet www.magcomo.it, la mostra on-line (clicca qui), la biografia di Maurizio Ruzzi (clicca qui). [md, ecoinformazioni]
The Rocky Horror Pictures Show
Di Jim Sharman (
Gb/Usa 1975, 100’) lunedì 3 febbraio, spettacolo unico alle 21 al Teatro Sociale in piazza Verdi a Como, «la proiezione sarà animata dallo spirito audace delle Nina’s Drag Queens, che animeranno il film chiedendo al pubblico la più scatenata partecipazione, tra boa di piume e nuvole di glitter», per Il cinema va a teatro di Lunedì Cinema FilmStudio in collaborazione con il Teatro Sociale. Ingresso 7 euro, ridotto (studenti, over 65) 6,
abbonamento LunediCinema 19 film 70 euro. Per informazioni Internet www.lunedicinema.com.
«Correva l’anno 1975 quando il regista Jim Sharman e il compositore, sceneggiatore, cantante e attore Richard O’Brien davano alla luce la versione cinematografica del musical britannico The Rocky Horror Show che avevano presentato con successo a teatro – raccontano gli organizzatori –. Partito male al botteghino, il film diviene presto un cult raccogliendo negli anni consensi ed un pubblico di veri e propri idolatri che si sarebbero riuniti regolarmente in piccoli cinema per ricreare le scene durante la proiezione. Cocktail di umorismo, provocazione ed eccesso da bere tutto di un fiato, The Rocky Horror Picture Show è l’apoteosi della cultura pop che cita ed esibisce tra un numero musicale e l’altro, un film talmente mitizzato, citato, rifatto e copiato che accostarsi al suo percorso visivo e musicale senza sovrastrutture è praticamente impossibile. Eppure, a quasi quarant’anni dalla sua uscita è un film ancora affascinante e di una bellezza dirompente. Una serie di canzoni entrate nel mito: orecchiabilissime e con una performance straordinaria di Tim Curry su Sweet transvestite, che trascinano lo spettatore e lo inchiodano alla poltrona fino alla fine. Ma al di là delle belle musiche e dell’aspetto grottesco e stravagante, il film è ancora oggi attualissimo per le sue tematiche. Si parla in modo molto libero di sesso e sessualità. Frank-N-Further è un bisessuale travestito, Janet, castissima all’inizio del film, fa l’amore con Frank e Rocky e tutti i rapporti sono rappresentati come giocosi, liberi e piacevoli per tutti. Una pellicola che inneggia all’amore libero, alla ricerca del piacere senza inibizioni e senza tabù». [md – ecoinformazioni]
Note resistenti al Gloria
Memoria, resistenza e futuro incerto. Allo spazio Gloria, di fronte a circa 100 persone, le note di Luca Lanzi (leggi l’intervista) e Francesco Moneti hanno raccontato le storie di chi ha combattuto ed è morto per una società diversa e di chi, oggi, sogna ancora un mondo migliore, nonostante la precarietà (altro…)
Note resistenti, per la Memoria
Suoneranno venerdì 24 gennaio (ore 21) allo Spazio Gloria/ Arci Xanadù (via Varesina 72, Como). Il giorno dopo saranno alle dieci di mattina alla scuola media Ugo Foscolo per una lezione – concerto agli alunni sulla shoah. Per la Giornata della Memoria 2014 Luca Lanzi (cantante e compositore della Casa del Vento, qui con Patti Smith) e Francesco Moneti (violinista e chitarrista dei Modena City Ramblers) racconteranno, attraverso le canzoni realizzate dalla Casa del Vento, in particolare quelle contenute nel disco Sessant’anni di Resistenza, alcuni episodi della lotta partigiana aretina e della Shoah (altro…)



