musica

Musica Spiccia e 7grani memorabili

7granibaulemodNella serata di martedì 4 febbraio, lo Spazio Gloria di via Varesina 72 a Como, ha ospitato, per la Giornata della Memoria, l’esibizione del gruppo Musica spiccia, nato del 2006 all’interno dell’associazione culturale Baule dei suoni, e dei 7grani, band comasca capitanata dai fratelli Mauro, Fabrizio e Flavio Settegrani, che nel 2013 ha realizzato il progetto  dedicato alla Memoria dei deportati e dei resistenti antifascisti: Neve diventeremo.

Ispirato in particolare alla storia del partigiano istriano Radovan Ilario Zuccon, deportato a Buchenwald, Neve diventeremo è una canzone, uno spettacolo, ma anche un video, che è stato mostrato in apertura alla serata al pubblico che ha letteralmente invaso la sala dello Spazio Gloria. Dopo le esibizioni dei singoli gruppi, Musica spicca e 7grani, sul termine della serata, hanno eseguito alcuni brani insieme, tra questi un’applauditissima Bella ciao che ha chiuso il Gloria la serata. [Jlenia Luraschi, ecoinformazioni]

My Life: Art And Music

LocandinawebMostra di Maurizio Ruzzi, a cura di Marisa Vescovo, inaugurazione sabato 8 febbraio alle 17 alla Mag in via Vitani 31 a Como, fino al 1° marzo, con il patrocinio dell’Associazione Luigi Russolo.

«Il nuovo progetto della Mag, approfondisce il legame tra arte figurativa e musica, tra immagine e suoni e lo fa dando respiro e attenzione ad uno dei più importanti artisti che segue questo binario da tutta la vita: Maurizio Ruzzi. Non dimentichiamo che la galleria cura l’Archivio Luigi Russolo, padre fondatore del Futurismo e della musica noise – precisa la presentazione della mostra di Salvatore Marsiglione e Maurizio Ruzzi –. Il progetto artistico comprende sculture/ istallazioni create con materiali riconducibili alla natura, Madre e Maestra che ha da sempre ispirato e istruito il Ruzzi, a dipinti eseguiti su pentagramma, dove il gesto ed il colore sono saltellanti come note, una serie di piccole opere su carta, dove il segno è dominante come una strofa e l’esplosione di colore come il suo ritornello».

«Miticamente il mondo era in origine di natura puramente acustico-intellettuale, e si è materializzato a poco a poco nell’universo. Materializzandosi parzialmente, le immagini acustiche si trasformarono in immagini che, anche concretamente, hanno iniziato a diventare visibili e tangibili. In tal modo il suono puro andò in parte perduto, ed è nata la materia – scrive Marisa Vescovo –. Tutto questo, nel tempo, ha portato gli artisti a cercare una liberazione dall’ovvio, dal banale, all’apertura di un orizzonte più ampio ed essenziale. Nel caso di Maurizio Ruzzi il suono nelle sue opere (è un ottimo musicista) si fa pensiero che sopravviene, il quale si profila prima nella mente di quel pensatore che è l’artista, lungo un percorso che non è una catena di cause ed effetti, ma è piuttosto una prospettiva ricca di echi, richiami, metamorfosi di suoni mentali, che diventano voce intrinseca dell’opera. Quell’energia incorporea della ragione, che è il suono, immette in una relazione penetrante con l’energia che è la vita. Le opere a pastello, o tempera di Ruzzi si inverano in un segno che danza nello spazio, si rompe, si arriccia, percorre tracce di pentagrammi, pare acquistare il senso del volo, ma anche una vibrante corporeità, che ce lo rivela non come frammento di linguaggio, ma come segno fremente della materia. Il vuoto intorno diventa cassa di risonanza dell’evento: fa si che la traccia di colore possa farci udire il proprio suono segreto, un’eco sottile dell’Altrove. Quando segni e forme entrano in risonanza con se stessi, il suono che ascoltiamo (senza udire nulla) ci appare nel medesimo tempo indefinibile e preciso, e sembra sul punto di farci camminare verso la verità ultima delle cose».

«Ogni volta che cerchiamo di porgere orecchio a questo suono esso si spegne, per riprendere con vigore nella prossima opera. Sia che Ruzzi costruisca piccole case, con legni usati, sia che adombri zone di paesaggio, sia che faccia danzare il suo segno arricciato, nega l’idea di ornamento, cerca il vuoto, fa spazio, ma gli spazi da lui aperti non promettono nuovo ordine, o nessun nuovo or(di)namento, bensì trova nuovi luoghi possibili, luoghi dove si possa finalmente attendere, sperare, luoghi che possono semplicemente accogliere la nostalgia dell’uomo verso l’innocenza delle origini e in cui esista finalmente lo spazio per far accadere le emozioni, i sentimenti, la verità. Il lavoro dell’artista significa, suono, ascolto del materiale, consente l’autonoma vita dei colori, solari, mediterranei, in modo che essi possano crescere liberamente come l’erba dei prati – prosegue la curatrice –. Ogni lavoro crea punti di vibrazione, talora d’ inerzia, che riflettono l’infinito, la nostra astrazione da un mondo che sembra non aver bisogno di noi, ci parla di un tempo veloce, come quello degli eventi e delle storie della vita, le quali precipitano vertiginosamente nella loro fine per poi rinascere. Questi segni che si annodano, o si sciolgono, ci fanno rivivere l’antica vicenda del caos che cerca nervosamente la forma, e ci rimanda al mistero dell’universo, in cui stanno le vere invisibili radici della coscienza. Ruzzi si cala dunque nei territori della “metamorfosi” per intraprendere un viaggio, un’avventura, capace di rivelare, l’infinita ricchezza delle strade da percorrere, il vertiginoso rimescolio delle apparenze, l’apertura del possibile e del nuovo da recepire. Il piacere, la gioia di un suono, la tristezza di un nero, sono gli estremi che definiscono l’ambito di oscillazione di questo lavoro. Certo nella metamorfosi generale del mondo, la materia, proprio perché è un corpo vivente, un corpo con le sue cicatrici da mostrare, diventa ciò che “noi” siamo, l’umanità che ne trasuda è cultura e garanzia dell’autenticità del sentire dell’artista».

«Ruzzi ci rinnova l’invito ad entrare in un destino aperto fatto di nuova natura e nuovi suoni, in cui i segni sempre molto forti e decisivi non si possono né prevedere, né produrre artificialmente, ma li dobbiamo attendere, ed osservare, ogni volta con grande attenzione – conclude Vescovo –. Sappiamo che oggi l’uomo si sottrae alla volontà della natura di tornare ad essere tale, si sottrae a una sorte possibile di vita fluidamente vivibile, per un esigenza errata di comodità di vivere in un mare di consumo, Maurizio Ruzzi preferisce invece essere un uomo esistenziale, cioè un uomo che ha la possibilità di significare se stesso e la sua creatività nella misura in cui sta e cade insieme alla natura e agli “altri”, e può condividere il tremito sonoro delle loro emozioni».

Per informazioni tel. 328.7521463, e-mail info@marsiglioneartsgallery.com, Internet www.magcomo.it, la mostra on-line (clicca qui), la biografia di Maurizio Ruzzi (clicca qui). [md, ecoinformazioni]

Concerto per 24 bambine lontane

080214 concerto per 24 bambine lontaneUn concerto per Anna, sabato 8 febbraio alle 18 nel Foyer del Teatro Sociale di Como in piazza Verdi con Marco Belcastro (voce, chitarra, organetto diatonico), Simone Mauri (clarinetto basso), Flaviano Braga (fisarmonica), organizzato da  Qui le stelle.

The Rocky Horror Pictures Show

rocky horrorDi Jim Sharman (
Gb/Usa 1975, 100’) lunedì 3 febbraio, spettacolo unico alle 21 al Teatro Sociale in piazza Verdi a Como, «la proiezione sarà animata dallo spirito audace delle Nina’s Drag Queens, che animeranno il film chiedendo al pubblico la più scatenata partecipazione, tra boa di piume e nuvole di glitter», per  Il cinema va a teatro di Lunedì Cinema FilmStudio in collaborazione con il Teatro Sociale. Ingresso 7 euro, ridotto (studenti, over 65) 6, 
abbonamento LunediCinema 19 film 70 euro. Per informazioni Internet www.lunedicinema.com.

«Correva l’anno 1975 quando il regista Jim Sharman e il compositore, sceneggiatore, cantante e attore Richard O’Brien davano alla luce la versione cinematografica del musical britannico The Rocky Horror Show che avevano presentato con successo a teatro – raccontano gli organizzatori –. Partito male al botteghino, il film diviene presto un cult raccogliendo negli anni consensi ed un pubblico di veri e propri idolatri che si sarebbero riuniti regolarmente in piccoli cinema per ricreare le scene durante la proiezione. Cocktail di umorismo, provocazione ed eccesso da bere tutto di un fiato, The Rocky Horror Picture Show è l’apoteosi della cultura pop che cita ed esibisce tra un numero musicale e l’altro, un film talmente mitizzato, citato, rifatto e copiato che accostarsi al suo percorso visivo e musicale senza sovrastrutture è praticamente impossibile. Eppure, a quasi quarant’anni dalla sua uscita è un film ancora affascinante e di una bellezza dirompente. Una serie di canzoni entrate nel mito: orecchiabilissime e con una performance straordinaria di Tim Curry su Sweet transvestite, che trascinano lo spettatore e lo inchiodano alla poltrona fino alla fine. Ma al di là delle belle musiche e dell’aspetto grottesco e stravagante, il film è ancora oggi attualissimo per le sue tematiche. Si parla in modo molto libero di sesso e sessualità. Frank-N-Further è un bisessuale travestito, Janet, castissima all’inizio del film, fa l’amore con Frank e Rocky e tutti i rapporti sono rappresentati come giocosi, liberi e piacevoli per tutti. Una pellicola che inneggia all’amore libero, alla ricerca del piacere senza inibizioni e senza tabù». [md – ecoinformazioni]

Note resistenti al Gloria

LL,FM@XanadùMemoria, resistenza e futuro incerto. Allo spazio Gloria, di fronte a circa 100 persone, le note di Luca Lanzi (leggi l’intervista) e Francesco Moneti hanno raccontato le storie di chi ha combattuto ed è morto per una società diversa e di chi, oggi, sogna ancora un mondo migliore, nonostante la precarietà (altro…)

Note resistenti, per la Memoria

Luca_Lanzi_Francesco_Moneti_1-0Suoneranno venerdì 24 gennaio (ore 21) allo Spazio Gloria/ Arci Xanadù (via Varesina 72, Como). Il giorno dopo saranno alle dieci di mattina alla scuola media Ugo Foscolo per una lezione – concerto agli alunni sulla shoah. Per la Giornata della Memoria 2014 Luca Lanzi (cantante e compositore della Casa del Vento, qui con Patti Smith) e Francesco Moneti (violinista e chitarrista dei Modena City Ramblers) racconteranno, attraverso le canzoni realizzate dalla Casa del Vento, in particolare quelle contenute nel disco Sessant’anni di Resistenza, alcuni episodi della lotta partigiana aretina e della Shoah (altro…)

Gli anni rubati: Giornata della memoria

gli anni rubatiAlla Cooperativa moltrasina, in via Raschi, con il patrocinio del Comune di Moltrasio in occasione della Giornata della memoria domenica 26 gennaio alle 18.30, voci recitanti Giancarlo Pagani e Marta Scotuzzi, musiche a cura di Alberto Donegani, filmati a cura di Vittorio Bernasconi. Segue una frugale cena tradizionale ebraica (a offerta libera). Per informazioni tel. 031.290316.

L’VIII Gloria di De André

deandrè7graniNella serata di sabato 18 gennaio allo Spazio Gloria tantissimi appassionati di Fabrizio De André si sono presentati all’appuntamento con l’ottava edizione del tributo in suo onore Dai diamanti non nasce niente. La serata è stata parte della sezione Pagine e musica del progetto Luogo comune-uno spazio nella comunità con il contributo di Fondazione Cariplo. Cinque gruppi su sei previsti si sono susseguiti sul palco  intonando le canzoni di De André, ognuno con il suo stile e carattere: Renato Franchi e l’orchestrina del suonatore Jones, i 7 grani, i Six Pix, Gianfranco D’Adda set ed ancora Renato Franchi con il giovanissimo Nicholas. Assenti purtroppo i Trenincorsa e i Fool of Sound, a causa di malesseri stagionali di alcuni membri dei gruppi (nulla di grave), come ha sottolineato Alessio Brunialti, a cui anche per questa edizione è stata affidata la conduzione dell’intera serata.

Walter Pistarini, autore del nuovo libro Canzoni nascoste storie segrete, ha intrattenuto il pubblico tra una canzone e l’altra raccontando il significato che vi è dietro ogni componimento e le diverse interpretazioni che si possono trarre. Ci sono anche curiosi aneddoti, che si possono trovare nel libro e nei precedenti scritti da Pistarini; per esempio la canzone Il testamento di Tito che è stata incisa in mezzora e poi registrata da Gian Piero Reverberi; oppure la canzone Oceano che è stata scritta da Francesco De Gregori per Cristiano, il figlio di Fabrizio.

La passione per De André ha portato Pistarini a intraprendere una strada di ricerca e analisi della discografia e delle storie segrete che si celano dietro ad ogni canzone. Le canzoni nascoste si riferiscono a quelle che De Andrè ha scritto per altri artisti ma che non ha mai firmato, come Susan dei marinai, e Navigare di Gianco e di molte altre di cui si presume la sua orma; poi quelle scritte da altri per cui ha donato la voce, come Volare di Modugno, I viaggi di Gulliver, La guerra di Piero e Tre rose di Bubola. Ce ne sono altre di canzoni, dette “accreditate”, cioè che non risultano essere state scritte ufficialmente da De Andrè ma si pensa a un suo contributo.

Una figura impenetrabile e poetica quella di De André. Le sue canzoni non sono semplici da comprendere, eppure riecheggiano ancora nel cuore di tanti, come ha dimostrato la grande partecipazione all’ottava edizione del tributo.

In tantissimi hanno colto l’occasione della serata per sostenere ed aderire al circolo Arci Xanadù, la cui tessera annuale dà diritto non solo all’accesso ai circoli di tutta Italia, ma anche di usufruire di tantissime convenzioni nazionali e locali.

Lo Spazio Gloria ha dimostrato nuovamente di non essere solo un cinema, ma uno spazio sociale, che sa accogliere tutte le esperienze.

«Via del Campo c’è una graziosa
gli occhi grandi color di foglia
tutta notte sta sulla soglia
vende a tutti la stessa rosa.

Via del Campo c’è una bambina
con le labbra color rugiada
gli occhi grigi come la strada
nascon fiori dove cammina. (…)

Ama e ridi se amor risponde
piangi forte se non ti sente
dai diamanti non nasce niente
dal letame nascono i fior
dai diamanti non nasce niente
dal letame nascono i fior

[Clara Chiavoloni, ecoinformazioni]

Tutto il Gloria per De Andrè

deandrè7graniAnche quest’anno Fabrizio De Andrè ha riempito la sala dello Spazio Gloria di Como nella serata di sabato 18 gennaio. Più di trecento persone hanno assistito all’ottava edizione del tradizionale tributo al cantautore genovese scomparso nel gennaio del 1999. Presto on line l’articolo di Clara Chiavoloni.

Giornata della memoria/ 24 e 25 gennaio lezione – concerto di Luca Lanzi e Francesco Moneti

431472_6651624_giornata_m_19449722_display-620x4651Luca Lanzi (cantante e comopositore Casa del Vento) e Francesco Moneti (violinista e chitarrista dei Modena City Ramblers) propongono il racconto, attraverso le canzoni realizzate in questi anni dalla Casa del Vento, di alcuni episodi legati al tema della Shoah e delle tragedie provocate dalla dittatura nazifascista. Appuntamento venerdì 24 gennaio alle 21 allo Spazio Gloria/ Arci Xanadù di via Varesina 72 a Como e sabato 25 gennaio alle 10 alla media Foscolo in via Borgovico 193 a Como. Saranno coinvolti gli alunni di terza e i genitori. Presto on line l’intervista a Luca Lanzi. Scarica e diffondi la locandina. (altro…)

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