immigrazione

Oddio, delinquono!

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Registriamo in questi giorni, sui media locali, minuziose cronache su un fatto davvero inspiegabile: anche i migranti, talvolta, delinquono. Non entriamo nel merito della cronaca (colpevolezza, innocenza, contesto, intensità del reato), e mettiamo da parte il disgusto per le proposte antiumanitarie partorite dai bassifondi della politica cittadina. (altro…)

Non in nostro nome/ Le Donne in nero contro la militarizzazione del Mediterraneo

Si è svolta nel pomeriggio di martedì 8 agosto, in piazza San Fedele a Como, la protesta del gruppo di Como delle Donne in nero contro le politiche anti-umanitarie del governo italiano, volte a respingere i migranti e a restringere il campo d’azione delle organizzazioni umanitarie.

Nel corso della manifestazione è stato distribuito ai passanti, locali e anche turisti, un volantino, che riportiamo integralmente:

«Noi Donne in Nero esprimiamo il nostro totale dissenso dalle politiche che il governo italiano sta attuando in tema di migrazione.

Con la nostra presenza silenziosa vogliamo gridare contro la “missione navale” in Libia che vede l’impiego di navi militari per respingere donne, uomini, bambini, bambine che fuggono da guerre, violenza e povertà. Queste persone vengono ricacciate così nell’inferno dei campi libici all’interno dei quali sono ben noti e documentati soprusi, ricatti, violenze, torture.

Ci dissociamo totalmente e completamente da queste scelte, che, unite alla recente normativa riguardante le navi delle Ong che prestano soccorso nel Mediterraneo, negano anche i più basilari diritti umanitari.

Affermiamo con forza la necessità della libera circolazione delle persone e la creazione di canali umanitari, l’unica via per contrastare efficacemente gli scafisti e chi specula sulla disperazione umana.

Riaffermiamo con forza la necessità e il dovere di accoglienza e ricordiamo che, come Donne in Nero abbiamo sempre fatto nostro il pensiero di Virginia Woolf che afferma che, come donne, abbiamo per patria il mondo intero.

E questo non deve valere solo per noi ma è un diritto di donne e uomini di ogni origine.»

[Fotografie di Claudio Fontana e Marco Lorenzini]

Como fuori di Como: no borders a Salecina

Il 4 e 5 agosto si è svolto a Salecina un Music Festival, a conclusione della settimana coristica internazionale dedicata alla tematica No Borders (Senza Confini, come è stato tradotto in italiano). Mentre in Italia si approvava l’invio di navi militari sulle coste libiche per ricacciare chi fugge da guerre, violenze e povertà nei centri di detenzione in Libia di cui ben si conoscono le condizioni, un gruppo di persone si è ritrovato a cantare, camminare, condividere l’esistenza quotidiana sulla base del concetto che le persone devono poter liberamente circolare perché il mondo è uno solo ed è di tutti.

Salecina si trova a 1800 metri di altitudine tra la val Bregaglia e l’Engadina, a circa 25 minuti a piedi dal paese di Maloja. È una struttura di vacanza molto particolare che accoglie le persone con i colori della pace e con visibili adesivi che annunciano che “qui nessuno è straniero”. Al suo interno sono disponibili stanze da due a quattordici letti (eccezionalmente, anche la possibilità di campeggiare nell’ampio prato circostante), spazi comuni, biblioteca, sale per corsi e seminari. Gli ospiti collaborano all’organizzazione della giornata suddividendosi le diverse incombenze secondo turni che vengono decisi in brevi riunioni serali. I costi sono contenuti e ognuno sceglie la quota che può pagare.

L’atmosfera è cordiale, si incontrano persone interessanti con cui è possibile scambiare idee, emozioni, esperienze, compatibilmente con i problemi di lingua.

In questa settimana corale e nei due giorni di festival musicale l’Italia, e Como in particolare, è stata molto presente, in realtà più come immagini, citazioni, ricordi che come persone presenti. La stragrande maggioranza degli ospiti era infatti tedesca o svizzera.

Era stata allestita una mostra con foto di Claudio Fontana relative all’esperienza di accoglienza alla stazione di Como San Giovanni della scorsa estate e in uno degli spazi comuni era appeso, ben visibile il manifesto realizzato da ecoinformazioni per iniziativa di Claudio Fontana che è stato fatto e stampato a Como per accogliere i turisti spiegando quello che stava avvenendo alla stazione. Gli evidenti collegamenti tra Como e Lampedusa, da cui proviene Giacomo Sferlazzo, il cantautore che ha animato la serata del 5 agosto, sono stati spesso esplicitati, alte volte sottesi, ma sempre presenti.

Queste due giornate musicali sono state organizzate per festeggiare i 20 anni dell’esperienza di coro (dal 1997 si svolge la settimana coristica internazionale) e i 45 anni della fondazione di Salecina.

Sul sito (www.salecina.ch) si trova presentata la casa con questo breve significativo testo:

«… è una casa di montagna che ha oltre 300 anni e che i socialisti Amalie e Theo Pinkus nel 1972 hanno trasformato in un centro di formazione, di aggregazione e di vacanza per persone di sinistra.

… è una Fondazione che ha lo scopo di offrire un luogo per corsi, seminari e vacanze in un ambiente meraviglioso come l’Engadina, a cui possano accedere anche persone che non hanno grandi disponibilità economiche.

… è un progetto autogestito che crede nel legame tra ospitalità e scambio di valori e di ideali».

Tutti aspetti che si sentono con grande forza, anche solo passandoci per una breve visita.

[Mariateresa Lietti per ecoinformazioni]

Rompiamo il silenzio sull’Africa/ Un appello di Alex Zanotelli

Padre Alex Zanotelli ha diffuso nei giorni scorsi questo appello, che di seguito pubblichiamo integralmente, rivolto principalmente a giornalisti e giornaliste, ma che in realtà coinvolge le coscienze di tutti e tutti perché la situazione dei paesi africani, da cui proviene attualmente la maggior parte dei migranti in arrivo Europa, sia portata all’attenzione di tutti.

Sarebbe un modo per cominciare ad aiutare (davvero) quei paesi là dove i problemi si creano.

«Rompiamo il silenzio sull’Africa

Scusatemi se mi rivolgo a voi in questa torrida estate, ma è la crescente sofferenza dei più poveri ed emarginati che mi spinge a farlo. Per questo come missionario uso la penna (anch’io appartengo alla vostra categoria) per far sentire il loro grido, un grido che trova sempre meno spazio nei mass-media italiani. Trovo infatti  la maggior parte dei nostri media, sia cartacei che televisivi, così provinciali, così superficiali, così ben integrati nel mercato globale. So che i mass-media , purtroppo, sono nelle mani dei potenti gruppi economico-finanziari, per cui ognuno di voi ha ben poche possibilità di scrivere quello che vorrebbe. Non vi chiedo atti eroici, ma solo di tentare di far passare ogni giorno qualche notizia per aiutare il popolo italiano a capire i drammi che tanti popoli stanno vivendo.

Mi appello a voi giornalisti/e  perché abbiate il coraggio di rompere l’omertà del silenzio mediatico che grava soprattutto sull’Africa. (Sono poche purtroppo le eccezioni in questo campo!)

È inaccettabile per me il silenzio sulla drammatica situazione nel Sud Sudan (il più giovane stato dell’Africa),

ingarbugliato in una paurosa guerra civile che ha già causato almeno trecentomila morti e milioni di persone in fuga.

È inaccettabile il silenzio sul Sudan, retto da un regime dittatoriale in guerra contro il popolo sui monti del Kordofan, i Nuba ,il popolo martire dell’Africa e contro le etnie del Darfur.

È inaccettabile il silenzio sulla Somalia in guerra civile da oltre trent’anni con milioni di rifugiati interni ed esterni.

È inaccettabile il silenzio sull’Eritrea, retta da uno dei regimi più oppressivi al mondo, con centinaia di migliaia di giovani in fuga verso l’Europa.

È inaccettabile il silenzio sul Centrafrica che continua ad essere dilaniato da una guerra civile che non sembra finire mai.

È inaccettabile il silenzio sulla grave situazione della zona saheliana dal Ciad al Mali dove i potenti gruppi jihadisti potrebbero costituirsi in un nuovo Califfato dell’Africa nera.

È inaccettabile il silenzio sulla situazione caotica in Libia dov’è in atto uno scontro di tutti contro tutti, causato da quella nostra maledetta guerra contro Gheddafi.

È inaccettabile il silenzio su quanto avviene nel cuore dell’Africa , soprattutto in Congo, da dove arrivano i nostri minerali più preziosi.

È inaccettabile il silenzio su trenta milioni di persone a rischio fame in Etiopia, Somalia , Sud Sudan, nord del Kenya e attorno al Lago Ciad, la peggior crisi alimentare degli ultimi 50 anni secondo l’ONU.

È inaccettabile il silenzio sui cambiamenti climatici in Africa che rischia a fine secolo di avere tre quarti del suo territorio non abitabile.

È inaccettabile il silenzio sulla vendita italiana di armi pesanti e leggere a questi paesi che non fanno che incrementare guerre sempre più feroci da cui sono costretti a fuggire milioni di profughi. (Lo scorso anno l’Italia ha esportato armi per un valore di 14 miliardi di euro!!)

Non conoscendo tutto questo è chiaro che il popolo italiano non può capire perché così tanta gente stia fuggendo dalle loro terre rischiando la propria vita per arrivare da noi.  Questo crea la paranoia dell’ ‘invasione’, furbescamente alimentata anche da partiti xenofobi. Questo forza i governi europei a tentare di bloccare i migranti provenienti dal continente nero con l’ Africa Compact , contratti fatti con i governi africani per bloccare i migranti Ma i disperati della storia nessuno li fermerà. Questa non è una questione emergenziale, ma strutturale al Sistema economico-finanziario. L’ONU si aspetta già entro il 2050 circa cinquanta milioni di profughi climatici solo dall’Africa. Ed ora i nostri politici gridano:”Aiutiamoli a casa loro”, dopo che per secoli li abbiamo saccheggiati e continuiamo a farlo con una politica economica che va a beneficio delle nostre banche e delle nostre imprese, dall’ENI a Finmeccanica.

E così ci troviamo con un Mare Nostrum che è diventato Cimiterium Nostrum dove sono naufragati decine di migliaia di profughi e con loro sta naufragando anche l’Europa  come patria dei diritti.

Davanti a tutto questo non possiamo rimanere in silenzio. (I nostri nipoti non diranno forse quello che noi oggi diciamo dei nazisti?). Per questo vi prego di rompere questo silenzio- stampa sull’Africa, forzando i vostri media a parlarne. Per realizzare questo, non sarebbe possibile una lettera firmata da migliaia di voi da inviare alla Commissione di Sorveglianza della RAI e alle grandi testate nazionali? E se fosse proprio la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI) a fare questo gesto? Non potrebbe essere questo un’Africa Compact giornalistico, molto più utile al Continente che non i vari Trattati firmati dai governi per bloccare i migranti? Non possiamo rimanere in silenzio davanti a un‘altra Shoah che si sta svolgendo sotto i nostri occhi.

Diamoci tutti/e da fare perché si rompa questo maledetto silenzio sull’Africa.

Alex Zanotelli

Napoli, 17 luglio 2017»

Due Como, dentro e fuori Palazzo Cernezzi

Mentre si insediava, il 17 luglio, il Consiglio comunale di Como, frutto della “storica” ultima consultazione elettorale che ha visto contemporaneamente l’assenza della maggioranza degli elettori e la vittoria delle destre, un’altra Como si è data appuntamento per la sedicesima Marcia di Como senza frontiere per i diritti umani di tutte, tutti.
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Migranti/ Una manifestazione simbolica della Gioventù Socialista Svizzera

Per riportare l’attenzione sul problema dei migranti, la Gioventù socialista svizzera Juso  ha scelto Como, luogo simbolo, l’anno scorso, della chiusura delle frontiere, ovvero dell’inadeguatezza delle nazioni e degli stati di fronte alle reali esigenze delle popolazioni del mondo.

La “marcia” promossa  dalla stazione di Como San Giovanni alla frontiera italo-elvetica di Chiasso è stata immaginata come un gesto simbolico, come l’affermazione che c’è chi non dimentica: né i problemi né la mancanza di risposte.

Un piccolo gruppo di ragazze e ragazzi di Juso, nel pomeriggio di sabato 15 luglio, è sceso alla stazione di Como, con l’intenzione di risalire il percorso, sfilando a piedi, fino a Chiasso. Sono stati accolti da una piccola rappresentanza di Como senza frontiere, da un folto gruppo di giornalisti (quasi tutti elvetici) e da uno spropositato schieramento di forze dell’ordine (che si sono rapidamente rese conto della situazione surreale). Nei giardini della stazione, un breve saluto di Luigino Nessi, a nome della città, e un discorso informativo di don Giusto Della Valle, che ha richiamato la situazione generale e quella locale. I numeri dei “transitanti” a Como sono forse addirittura maggiori di quelli dell’anno scorso, ma – col fatto che non si vedono poiché è impedito qualsiasi “assembramento” – non si notano. «Occhio non vede, cuore non duole» è l’amara morale di questa storia…

Don Giusto ha però voluto anche ricordare che la situazione drammatica dell’anno scorso ha «per fortuna» (ha ribadito più volte) contribuito anche a rinsaldare un rapporto di solidarietà tra le associazioni svizzere e quelle italiane: una solidarietà che può continuare anche oggi. Anzi: ha inviato i ragazzi e le ragazze della Svizzera a venire a Como, a passarvi qualche giorno, per rendersi conto direttamente della situazione.

Dopo i brevi discorsi, un dono simbolico per don Giusto: una bottiglia di vino e un formaggio, entrambi “stranieri” (cioè ticinesi). Poi l’annuncio: poiché il permesso di “sfilare” fino a Chiasso non era stato concesso, la manifestazione veniva sospesa, per riprendere – dopo un’ora – alla Dogana di Chiasso, da raggiungere, invece che con una manifestazione, con una “passeggiata”.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

14 luglio/ Fraternité

Il 14 luglio non è solamente la data simbolo della Rivoluzione Francese, legata alla presa della Bastiglia nel 1789. Rappresenta l’affermarsi, con un movimento di popolo, di tre principi fondamentali validi per il mondo intero, la libertà, l’uguaglianza, la fraternità. Purtroppo questi principi sono oggi duramente messi in discussione. In particolare le scelte di Macron, il nuovo presidente francese e quelle assunte dall’Unione europea nel vertice di Tallinn rafforzano l’idea dell’Europa come una fortezza chiusa e ostile ai processi migratori. L’esatto contrario della Fraternitè, della solidarietà. Per questo organizzazioni sociali e sindacali, movimenti, ong hanno promosso per questo 14 luglio una protesta in più città italiane per la libertà di movimento dei migranti, per il soccorso e l’accoglienza dei profughi. (altro…)

L’Arci denuncia/ Renzi contro i diritti umani. L’accoglienza è un dovere civile

Dopo il fallimento del vertice di Tallin,  Renzi minaccia l’introduzione del ‘numero chiuso’ nell’accoglienza dei migranti. Per il ministro Minniti il vertice informale che si è tenuto ieri a Tallin tra i ministri degli interni dell’Ue è stato positivo. Chi si accontenta gode, dice il proverbio. Ma se andiamo a vedere di che si accontenta il ministro c’è da preoccuparsi. (altro…)

O accoglienza o barbarie/ La Cgil contro la Lega che vuole rispedire a casa chi chiede asilo

La Cgil di Como con un comunicato dal titolo “I richiedenti asilo non possono essere rispediti a casa, pericoloso soffiare sul fuoco dell’intolleranza” censura le dichiarazioni contro i diritti umani e le leggi italiane e europee della segretaria della Lega Nord comasca. Leggi il comunicato. (altro…)

Apre il nuovo dormitorio Caritas dai Comboniani di Rebbio/ Servono volontari/e

Il dormitorio, ospitato nella  struttura dei Padri comboniani di Rebbio, aprirà domenica 9 luglio. Saranno ospitati senza fissa dimora e migranti: richiedenti asilo che hanno perso il diritto all’accoglienza nei Cas (Centri di Accoglienza Straordinaria) ma con l’iter ancora in corso, migranti in transito (in possesso di qualche documento regolare) o migranti che hanno già ottenuto la protezione internazionale ma si trovano senza un alloggio. Gli ospiti saranno esclusivamente uomini; le donne potranno accedere al dormitorio di via Napoleona. Il nuovo dormitorio potrà fornire solo qualche decina di posti, ma costituisce un primo intervento concreto. [Nelle foto alcuni ambienti della struttura prima dei lavori avvenuti nel mese di giugno 2017] (altro…)

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