immigrazione

Inverigo non è Sant’Ilario

Inizia un’altra estate di lavoro volontario, per i genitori degli alunni della Scuola a tempo pieno don Gnocchi, la storica scuola primaria statale di Inverigo, per completare l’imbiancatura delle aule frequentate dai loro ragazzi, da troppo tempo trascurate. (altro…)

Annullata/ Sedicesima marcia di Csf per i diritti dei migranti

Le inclementi condizioni climatiche determinano l’impossibilità di svolgere la nostra XVI marcia nella serata del 28 giugno. Presto on line sul nostro sito le date delle nuove mobilitazioni per i diritti dei migranti. (altro…)

Accoglienza degna/ Nessuna persona è illegale: campo estivo a Bologna nella caserma occupata

Il Collettivo Làbas di Bologna organizza dal 21 agosto al 2 settembre un Summer camp per rafforzare la struttura del progetto Accoglienza degna, dormitorio sociale autogestito da volontari, attivisti e abitanti nato come necessaria risposta alle politiche abitative e di accoglienza della città di Bologna e del recente aumento del numero di persone senza fissa dimora, sempre più di composizione migrante.

Ad oggi i posti letto sono quindici; il campo si pone l’obiettivo di migliorare le condizioni dell’edificio, aprire nuovi spazi e promuovere collegamenti con la comunità internazionale per restituire al quartiere e alla città di Bologna un ulteriore spazio abbandonato e in disuso presente nel complesso dell’ex caserma Masini, migliorare la qualità della vita delle persone ospitate nel dormitorio e creare opportunità di scambio e interazione tra volontari e attivisti internazionali.

A Bologna come a Como, è la società civile a riempire i vuoti lasciati dall’amministrazione sul tema delle persone che si ritrovano senza un tetto e senza punti di riferimento. Accoglienza degna apre lo sguardo sulla realtà delle persone costrette a vivere in strada e a queste si rivolge senza distinzioni; vengono accolti singoli e famiglie senza reti di appoggio, working-poors, migranti resi invisibili dalla legge Bossi-Fini, vittime del sistema hot-spot, richiedenti e titolari di protezione internazionale esclusi dai progetti di accoglienza o dispersi dal Regolamento di Dublino.

Accoglienza degna si pone come obiettivo quello di fornire un modello alternativo all’accoglienza istituzionale, un luogo che consenta alle persone ospitate di prendersi il tempo necessario per acquisire le competenze e gli strumenti necessari a costruire un proprio futuro indipendente in Italia e a Bologna. Per far questo il progetto si è dotato di uno sportello Mediazione e Diritti che affianca gli abitanti negli aspetti legali, di assistenza sanitaria, nella ricerca di un impiego e di un alloggio, e di una scuola di italiano che attualmente forma circa cinquanta persone, uomini e donne. Il progetto lavora in stretta connessione con le differenti esperienze presenti negli spazi di Làbas, generando forme di autoreddito e acquisizione di competenze specifiche per gli ospiti del dormitorio spendibili in ambito lavorativo.

Informazioni per volontari/ e

I volontari/e  del campo alloggeranno all’interno degli spazi dell’ex Caserma Masini occupata, i pasti saranno preparati a turno da alcuni volontari. Ogni mattina verranno organizzate e suddivise le attività che saranno svolte in gruppo. Ogni sera si terrà una breve riunione per valutare lo stato di avanzamento dei lavori. Durante il campo sono previsti dei momenti di condivisione e confronto sui temi delle migrazioni, del diritto d’asilo, dell’accoglienza e del diritto all’abitare.

I costi del viaggio sono a carico dei volontari, mentre per il vitto e l’alloggio il costo è di cinque euro al giorno.

Il campo sarà strutturato in due parti:

  • ristrutturazione dell’attuale dormitorio di Accoglienza degna, composto da sette camere, due bagni, una cucina e una grande sala comune
  • riqualificazione di un edificio dismesso adiacente, che vedrà la sistemazione di due camere, due aule per la scuola di italiano, un ufficio per lo sportello Mediazione e Diritti, due bagni e una grande sala ricreativa.

Le due fasi di lavoro verranno portate avanti contemporaneamente da due diversi gruppi di volontari/ e insieme ai volontari/e  di Accoglienza degna e agli attivisti del collettivo Làbas.

Ci sono dieci posti per volontari italiani e venti per volontari internazionali; a tutti sono richieste una conoscenza base di inglese, francese o spagnolo, la capacità di lavorare in gruppo in contesti comunitari autorganizzati, buone capacità relazionali e di adattamento a condizioni di lavoro differenti in ambiti multiculturali, una sensibilità interculturale e l’attitudine al rispetto di altri costumi e tradizioni, la capacità di autogestione e la condivisione dei valori di antirazzismo, antisessismo e rispetto reciproco.

Per candidarti (inviando una lettera motivazionale) o ricevere altre informazioni visita  No one is illegal – summer camp o scrivi a nooneisillegalcamp@gmail.com.

Per donare, anche una piccola cifra, al progetto vai sul sito della campagna di raccolta fondi.

 

Migranti e cittadini: come accoglie(rà) Como?

La sera di venerdì 26 maggio, sei dei sette candidati sindaci per le elezioni amministrative del comune di Como  – unico assente Francesco Scopelliti, sostenuto dalle liste Como Futura e Giovane Como – si sono confrontati sui temi dei migranti e dei “nuovi cittadini” nel corso dell’incontro Migranti e cittadini: come accoglie Como?, organizzato da Caritas, la rete Como senza frontiere e dalla Consulta per gli stranieri del comune di Como; ha moderato Michele Luppi (Settimanale della diocesi di Como).
Già on line sul canale di ecoinformazioni tutti i video dell’incontro.

Davanti al folto pubblico che ha riempito la sala del cinema Astra, Fabio Aleotti (M5s), Celeste Grossi (La prossima Como), Mario Landriscina (sostenuto da Forza Italia, Fratelli d’Italia, Lega Nord e dalla lista civica Insieme per Mario Landriscina), Bruno Magatti (Civitas), Alessandro Rapinese (Rapinese sindaco) e Maurizio Traglio (Partito democratico, Svolta civica per Como, Ecologisti – reti civiche), dopo una breve presentazione, hanno risposto a una serie di domande in merito alla gestione del fenomeno migratorio in atto sul territorio comasco e alla piena inclusione degli stranieri residenti in loco nella comunità, della quale rappresentano un significativo 14% .

Ognuna delle domande della prima fase è stata estratta da un candidato o da una candidata. Anche gli avversari hanno potuto rispondere, in forma più sintetica e in via facoltativa, agli stessi interrogativi, qui riportati in forma integrale e in ordine di estrazione.

– Dormitori
Nel territorio comunale sono presenti dormitori, sostenuti dal Comune, per i senza fissa dimora aperti tutto l’anno che dallo scorso inverno risultano insufficienti per una completa copertura di chi ne ha necessità. Per questo è stata da quattro anni attivata nei mesi invernali l’iniziativa “emergenza freddo”, curata dal volontariato con un modesto contributo del Comune, indispensabile per evitare tragiche conseguenze durante i mesi invernali. Ai senza fissa dimora si sono aggiunti nello scorso inverno decine e decine di migranti in transito e senza riparo.
In che termini intende attivarsi su questo problema e in che termini intende dar corso a azioni umanitarie (anche in collaborazione con associazioni e organizzazioni che hanno dato la propria disponibilità) nei confronti dei migranti che hanno perso il diritto all’accoglienza dello Stato ma hanno mantenuto il diritto/obbligo di risiedere sul territorio italiano e nei confronti di tutti coloro che, per ragioni amministrative o altro, hanno ricevuto il diniego, e che stazionano o stazioneranno nel territorio comunale?
(domanda estratta dal candidato Maurizio Traglio)

Traglio, Grossi, Aleotti sono favorevoli a un’assunzione di responsabilità da parte del comune per ovviare all’attuale mancanza di posti letto per i migranti, ma anche, come ha ricordato Aleotti, per le persone italiane senza fissa dimora. Traglio ha sottolineato la centralità del problema, che l’amministrazione eletta avrà il dovere di affrontare. Grossi ha ricordato che Como senza frontiere ha già avanzato in consiglio comunale la proposta di ristrutturare l’area drop-in in viale Innocenzo XI a tale scopo; la candidata è però favorevole a piccoli interventi diffusi sul territorio, piuttosto che a un’unica struttura “concentrativa”. Secondo Magatti, il problema è di tipo normativo e nazionale, prima che pratico e locale: sarebbe opportuno intervenire sulla perdita del diritto all’accoglienza 72 ore dopo aver abbandonato la struttura adibita, una norma di cui, spesso, gli stessi migranti non sono pienamente consapevoli. Più riluttante Landriscina, per il quale mancano, sul territorio comunale, spazi idonei al pernottamento notturno.

– Relazioni con Prefettura e Questura
Nell’esperienza della gestione della situazione emersa nel 2016 uno dei problemi reali è stato costituito dai differenti atteggiamenti delle istituzioni pubbliche e, soprattutto, dall’interpretazione e dall’attuazione a livello locale delle norme nazionali da parte delle istituzioni quali Prefettura e Questura. Quale può essere il ruolo del sindaco della città di Como e della sua amministrazione nell’articolazione e nella gestione di una politica complessiva adeguata alla situazione reale (campo governativo, gestione dell’ordine pubblico, trasferimenti forzati)? (domanda estratta dal candidato Alessandro Rapinese)

Rapinese ha lamentato una mancata serietà dello Stato italiano nella gestione del fenomeno migratorio, criticando in particolare la mancata espulsione dei migranti non regolari. In questo senso, il candidato ha auspicato una più ligia applicazione delle normative nazionali, riferendosi in particolare all’art. 10 del Testo Unico sull’immigrazione (posto che il limite delle 72 ore interessa la perdita del diritto all’accoglienza, ma non al diritto d’asilo sul territorio italiano). “La legge è l’unico strumento che ci permetta di mantenere la pace” ha affermato Rapinese, ponendosi in netto disaccordo con Grossi, che si dice invece disponibile a collaborare con la prefettura e con la questura, ma che intende dare la priorità alla giustizia rispetto a un’applicazione acritica delle norme.

– I nuovi cittadini di Como
A Como abbiamo il 14% di nuovi cittadini che vivono in modo quasi invisibile, per scelta o forse perché giudicano sia importante valorizzare il percorso e i sacrifici fatti per integrarsi, e proprio per ciò rifiutano di essere omologati come stranieri o immigrati o extracomunitari.
Alla luce di ciò cosa intendete fare per valorizzare e includere in modo partecipativo questa categoria? (Domanda estratta dal candidato Bruno Magatti)

Magatti ha confermato l’impegno nella piena inclusione dei residenti di cittadinanza non italiana sul territorio della città. Il candidato contrappone infatti la cittadinanza alla marginalità, e al vuoto (normativo e sociale) che ne deriva. A tal fine, sarà necessario potenziare la mediazione linguistica, culturale e giuridica. Favorevole a un’azione inclusiva anche Aleotti, che ha definito gli stranieri come una risorsa per la comunità, ricordando le emigrazioni italiane nella storia e riconoscendo la disponibilità dei “nuovi cittadini” a svolgere quel tipo di professioni che difficilmente i locali sarebbero disposti a fare. Grossi è senz’altro favorevole a un maggior coinvolgimento degli stranieri residenti sul territorio, in merito però non soltanto alle istanze degli stranieri in quanto tali, ma a ogni aspetto della società di cui essi sono parte integrante, più che “integrata”. Rapinese non vede continuità tra la gestione delle migrazioni e dell’accoglienza – di cui ha criticato la gestione – e l’inclusione dei residenti stranieri regolarizzati, ha però auspicato il mantenimento di decoro e ordine pubblico accanto a una presenza sempre più significativa di stranieri sul territorio locale.

– Lavori di pubblica utilità
Il dibattito pubblico ha spesso messo in evidenza l’opportunità o meno di impiegare i migranti accolti in Lavori di Pubblica Utilità. Al di là di posizioni estreme, tra chi propone un impiego indiscriminato e chi ritiene che non siano corrette forme di lavoro non pagato, l’esperienza diretta ci mostra che gli accolti sono i primi a chiedere di essere impegnati e valorizzati, che i bisogni di intervento degli spazi pubblici – per i quali non ci sono fondi per intervenire – sono tantissimi (scuole, parchi, ecc), ma anche che l’intervento di queste energie richiede comunque risorse, competenze, organizzazione, e non può essere né improvvisato né privo di costi. Di certo però laddove qualcosa è stato fatto, il risultato ha di gran lunga un valore più importante di quanto viene investito. Qualora diventasse sindaco di questa città, sarebbe disponibile ad affrontare il tema dei Lavori di Pubblica Utilità insieme alle nostre realtà e a tutto il terzo settore, affinché i migranti accolti possano essere – anche in questi termini – una risorsa per la città?
(domanda estratta dal candidato Mario Landriscina)

Landriscina si è detto sostanzialmente favorevole ai lavori di pubblica utilità, riconoscendo il volontariato come uno strumento atto a facilitare l’accettazione dei migranti da parte della comunità locale; bisognerebbe però capire se e quanto valga la pena di investire sul coordinamento di questo tipo di attività.  Aleotti e Traglio si sono espressi a favore, il primo facendo riferimento a lavori di pubblica utilità avviati in altri comuni italiani amministrati dal M5s, il secondo sottolineando come l’impegno in lavori di pubblica utilità possa “premiare” i migranti volenterosi con il rilascio di un attestato che ne confermi la buona volontà e valga come credenziale positiva in Italia e nell’Unione Europea.  Favorevole ai lavori di pubblica utilità anche Rapinese.
Magatti e Grossi hanno, al contrario, insistito sulla necessità di un impiego retribuito: l’attuale assessore alle politiche sociali  ha peraltro testimoniato le frequenti richieste di aiuto in tal senso da parte degli 850 richiedenti asilo a Como (ancor prima degli sviluppi incorsi dall’estate 2016). Grossi ha concordato, ricordando che ai richiedenti asilo non è preclusa la possibilità di lavorare dietro compenso e che gli enti locali devono impegnarsi a incontrare tale richiesta.

– Minori stranieri non accompagnati
Il Comune di Como ha in carico oltre 100 minori non accompagnati. Ha provveduto cioè, come da norma di legge, a assumerne la tutela legale e a collocarli nelle comunità di accoglienza. Inoltre provvede al loro mantenimento concorrendo alla spesa giornaliera pro capite per il 50% (€ 45, l’ulteriore 50% è a carico dello Stato). Le comunità in cui sono collocati i minori sono tutte fuori dalla provincia di Como o addirittura fuori dalla Lombardia. Infatti l’unica comunità esistente a Como, il Puzzle, è stata chiusa in attesa dell’emissione di una sentenza, né nessun’altra struttura è stata finora adibita a questa funzione. Inoltre, molte decine di ragazzi, minori non accompagnati, sono ospitati nel campo governativo di via Regina Teodolinda, ed è molto probabile che tale numero aumenti nei prossimi mesi.

Come intende adempiere alle competenze di legge che riguardano a questo proposito proprio il Comune? Come pensa di tutelare efficacemente i minori in carico, data l’assenza di strutture comasche e il dispendio di risorse che ne consegue inevitabilmente per mantenere i necessari contatti con ragazzi e ragazze residenti in luoghi lontani? (domanda estratta dalla candidata Celeste Grossi)

Grossi ha espresso fiducia nella scelta del comune di Como di chiudere, a fine 2015, la struttura di accoglienza sita nel quartiere di Tavernola e nota come Il Puzzle, auspicando però una tempestiva riattitazione della stessa. Un investimento su un’accoglienza mirata ai più di cento minori stranieri non accompagnati presenti sul territorio di Como e provincia è per gli enti locali un obbligo legale e morale. Magatti ha citato il dato di 192 minori non accompagnati nel 2016, dei quali il Puzzle, anche se rimesso in condizioni appropriate, potrebbe sobbarcarsi uno scarso 10% con i suoi 16-20 posti. Si attendono risposte da parte della regione sulla gestione dei minori non accompagnati a Como e provincia.

– Cas (centri di accoglienza straordinaria)
Sin dal 2011 la Rete Accoglienza Caritas è impegnata nell’accoglienza dei richiedenti asilo, che oggi fa riferimento ai CAS, e ha da subito puntato su una accoglienza diffusa e di qualità: investimento in operatori qualificati e servizi di formazione e integrazione, come descritto nella propria carta dell’accoglienza. Dal 2015 i numeri crescenti degli accolti sul territorio, oggi circa 1.800 in provincia, per il 50% nel Comune di Como, hanno visto l’attivazione di nuovi attori nell’accoglienza. Sforzo continuo della Rete Accoglienza Caritas è stato quello di stimolare una accoglienza adeguata, sia come accompagnamento dignitoso dei richiedenti asilo, sia come corretto investimento delle risorse che lo Stato destina. Oggi l’ultimo bando della Prefettura – responsabile dei CAS – accoglie molte delle istanze di qualità presentate, mentre manca una collaborazione del Comune nel monitorare e stimolare la qualità dell’accoglienza sul proprio territorio.
Come crede di occuparsi dell’accoglienza dei quasi 1.000 richiedenti asilo nei CAS del territorio comunale? Come intende relazionarsi con la Prefettura, ente competente per l’attivazione e gestione dei CAS, e con le diverse realtà che gestiscono i CAS a Como, per monitorare il fenomeno e collaborare a governarlo? (domanda estratta dal candidato Fabio Aleotti)

Aleotti ha rimarcato la necessità per il comune di farsi coordinatore e interlocutore della prefettura, menzionando il mancato accesso del sindaco e dei consiglieri comunali al campo di via Regina Teodolinda, che non è tuttavia classificato come Cas ma come campo governativo. Il candidato è stato prontamente corretto dall’avversario Magatti, per il quale va potenziata sul territorio cittadino e provinciale una rete Sprar diffusa, che superi un’accoglienza di tipo concentrativo che rende più difficoltose le interazioni tra gli ospiti delle strutture d’accoglienza e le istituzioni e la comunità locale. Una collaborazione in tal senso con le responsabili Sprar di Roma è già stata intrapresa, però bisognerà evitare di sovraccaricare la città di Como rispetto al resto della provincia, e prevenire sprechi di risorse e di energie, posta la necessità di rivedere alcune norme e pratiche.

– La città di Como è, nei fatti, una città dove convivono religioni ed etnie diverse. Molte di queste comunità necessitano spazi dove ritrovarsi per vivere la loro dimensione comunitaria, specie in alcuni periodi dell’anno. Negli anni scorsi ad esempio l’Amministrazione comunale ha messo a disposizione alcuni spazi per permettere ai fedeli musulmani la preghiera durante il mese di Ramadan.
Dopo gli ultimi provvedimenti toccati al centro di via Domenico Pino, la futura amministrazione permetterà alla comunità arabo-musulmana comasca di poter avere un altro luogo per confessare la propria fede, sempre nel rispetto delle leggi e delle indicazioni disposte dagli enti responsabili? O si limiterà a non vedere e non ascoltare le richieste della comunità, ignara delle conseguenze, che potrebbero essere la costituzione di un centro in clandestinità senza nessun controllo, minacciando la quiete e la sicurezza della città? ( domanda prevista per un confronto a sette, fatta a tutti i candidati da Luppi per assenza del candidato Scopelliti)

Si sono detti favorevoli Aleotti, Grossi, Magatti, Traglio, quest’ultimo ricordando la necessità di trovare spazi autorizzati per l’esercizio di culti “minoritari”. Grossi ha portato l’esempio  dell’ex-piazza d’armi nel quartiere di Muggiò, già messa a disposizione dalla comunità islamica di via Pino, ricordando che il Comune deve poter fornire spazi di culto alle comunità che ne facciano richiesta, sia pure senza oneri aggiuntivi per l’amministrazione cittadina. D’accordo Aleotti, che ha ricordato come la Costituzione italiana sancisca (art.19) la libertà di culto. Magatti, peraltro, ha insistito sulla necessità di portare avanti a Como un dialogo interreligioso. Più critico Landriscina, che ha fatto riferimento a impedimenti di carattere giuridico e catastale all’individuazione di aree di culto, senza voler esprimere un “no” inequivocabile.

 

La seconda parte del dibattito ha contemplato una serie di domande relative a questioni su cui i quattro candidati e la candidata – Rapinese, come preannunciato, ha abbandonato in anticipo la discussione –  hanno espresso il proprio favore o la propria contrarietà.

Queste le domande:

1. Pronto intervento minori La presa in carico dei minori da parte del comune richiede spesso tempi immediati, e in particolare nel fine settimana non c’è nessun servizio attivo, per cui i minori vengono assegnati impropriamente a strutture temporanee.
E’ disponibile ad attivare un servizio di pronto intervento minori sempre attivo?
Favorevoli: Aleotti, Grossi, Landriscina, Magatti, Traglio.  Magatti ha sollevato l’ipotesi di ripartire equamente il Puzzle rimesso a nuovo tra operazioni di pronto intervento per minori e accoglienza di minori richiedenti asilo, ricordando le piccole dimensioni della struttura (16-20 posti) che non rappresenta “la soluzione” al problema. Ha concordato su quest’ultimo aspetto Grossi, proponendo il coinvolgimento dei comuni limitrofi per un’accoglienza diffusa anche per i minori.
Contrari: nessuno; Landriscina ha però espresso delle riserve sulla reazione della cittadinanza, ricordando i danneggiamenti subiti dal Puzzle a fine 2015.

3. Spazi e servizi per integrazione
La numerosa presenza in città di non accolti nei CAS, per la maggior parte richiedenti asilo con documenti regolari – oltre ad un problema primario di luoghi per dormire pone anche una necessità di spazi diurni in cui offrire – insieme alla società civile – servizi di supporto e integrazione (orientamento, scuola di italiano, servizi di integrazione, sostegno ai vulnerabili), che oltre ad un valore umanitario permettono di rafforzare la sicurezza, monitorando il fenomeno e intercettando situazioni di disagio. E’ disponibile ad individuare spazi in cui realizzare servizi di supporto e integrazione dei migranti, ed a collaborare con le associazioni attive e gli enti preposti per sviluppare tali servizi?
Favorevoli: Aleotti, Grossi, Magatti, Traglio. Per Aleotti, bisogna considerare il potenziale degli stranieri sul territorio, in vista di una loro permanenza a lungo termine. Magatti e Grossi hanno portato gli esempi concreti della ex Circoscrizione 6 (Grossi) e della somma di 1,47 milioni di euro destinati a strutture, servizi e personale atti all’integrazione degli stranieri sul territorio di Como e provincia (Magatti). Sia Grossi, sia Traglio hanno inoltre insistito sulla necessità di coordinamento di tali risorse.
Contrari o con riserve: Landriscina, scettico verso un percorso “integrativo” rivolto a persone ritenute non idonee all’accoglienza.

4. Consulta stranieri
La vostra amministrazione intende avvalersi ancora di uno strumento come la Consulta degli Stranieri?
Favorevoli: Aleotti, Grossi (che ribadisce la necessità di non “categorizzare” i residenti stranieri sul territorio), Landriscina, Magatti (che della creazione della consulta si era fatto promotore). Nessun parere contrario.

5. Intrecci di Popoli
Da alcuni anni il Comune di Como, insieme a Centro Servizi per il Volontariato e Diocesi, è promotore della rassegna Intrecci di Popoli che vede il coinvolgimento di diverse comunità etniche e associazioni del territorio. Credete sia un’esperienza da mantenere ed eventualmente rafforzare?
I candidati e la candidata hanno espresso all’unanimità la propria disponibilità a mantenere  l’iniziativa.

6. Attivazione di uno SPRAR
Lo SPRAR – Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati – è costituito dalla rete degli enti locali che attraverso il “Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo” garantiscono con il supporto delle realtà del terzo settore progetti di “accoglienza integrata”, che superano la sola distribuzione di vitto e alloggio, prevedendo in modo complementare anche misure di informazione, accompagnamento, assistenza e orientamento, attraverso percorsi individuali di inserimento socioeconomico. La città di Como – come tutta la provincia – è sprovvista di uno SPRAR e fino ad oggi non ha partecipato ai bandi nazionali (costantemente attivi) che ne sostengono attivazione e gestione. Si impegnerà per attivare quanto prima uno SPRAR nella città di Como?
Favorevoli: Aleotti, Grossi (favorevole a un intervento di tipo diffuso, in strutture non necessariamente di diretta competenza del comune, anche per colmare il ritardo registrato a Como nell’attivazione di strutture di accoglienza di secondo livello), Magatti, Traglio.
Landriscina ha affermato che questa non è priorità del suo programma elettorale, con la possibile eccezione di una struttura rivolta ai minori.

7. Nuovo Dormitorio
Nei mesi scorsi organizzazioni e associazioni, e in particolare la rete Como senza frontiere e l’Arci provinciale, hanno dato la propria disponibilità anche economica per l’attivazione di uno spazio pubblico per l’ospitalità notturna, richiedendo la cessione in comodato d’uso gratuito di un bene comunale (l’ex drop-in). Si impegnerà per individuare e concedere uno spazio per un nuovo dormitorio, da gestire insieme alle organizzazioni disponibili?
Favorevoli: Aleotti e Grossi si sono detti favorevoli a mettere a disposizione la struttura del drop-in in viale Innocenzo XI; Aleotti ha fatto presente che il problema dei posti letto interessa anche persone senza fissa dimora che non sono migranti né richiedenti asilo, mentre la candidata per La prossima Como ha ricordato la necessità di ulteriori posti letto in altre strutture. Landriscina, Magatti e Traglio sono più favorevoli ad altre soluzioni, come la struttura in via Tibaldi a Tavernola (comprensiva di una sessantina di posti, una volta rinnovata) o a alloggi singoli (Magatti). Landriscina si è però detto preoccupato della perdita dall’apertura di tale struttura a scapito di un’altra parte della cittadinanza.

Domanda conclusiva – Ruolo di Coordinamento del Comune e attivazione di un Tavolo
Le realtà proponenti questo incontro di dialogo con i candidati sindaco, pur consapevoli che le competenze dirette dell’accoglienza solo in parte ricadono sulla pubblica amministrazione, ritengono fondamentale che il Comune di Como esprima un coinvolgimento importante, adeguato alla portata del fenomeno che stiamo vivendo sul territorio comunale, sia in termini di flussi migratori sia in termini di crescita della popolazione dei nuovi italiani. Le nostre realtà sono altresì consapevoli che oggi solo un lavoro sinergico tra istituzioni, privato sociale, associazionismo, comunità straniere, ognuna per il proprio ruolo e per le proprie competenze, possono fare la differenza tra una accoglienza che si limita a sfamare, e una accoglienza che è investimento vero per la dignità e l’autonomia delle persone accolte, per la costruzione di percorsi stabili di integrazione, per la qualità delle relazioni create con la cittadinanza tutta, per la prevenzione di nuove povertà che potrebbero emergere in futuro. In questa ottica riconosciamo proprio al Comune il ruolo istituzionale primario di coordinare le risorse del territorio e di facilitare la relazione con enti ed istituzioni coinvolti, come già accade in vari comuni della provincia e in altre città della regione. Per questo riteniamo che la città di Como abbia bisogno di uno spazio continuativo e istituzionale in cui tutte le realtà attive nell’accoglienza siano coinvolte per monitorare la qualità di questa accoglienza e coordinare tutte quelle azioni che possano sviluppare risposte ai bisogni e integrazione degli accolti con la comunità cittadina. Signori Candidati, siete disponibili ad attivare questo tavolo ed a prenderne in carico il ruolo di coordinamento? Possiamo prevedere che subito dopo la nomina del prossimo sindaco, potremo proseguire questo dialogo con il nuovo Sindaco di Como? 

Tutti hanno risposto più o meno favorevolmente, sia che si tratti di aprire uno spazio di discussione ad hoc, sia che si sfruttino, opportunamente adattati alle circostanze, quelli già in essere, come quello per la grave marginalità.

Nel complesso, l’incontro ha confermato le diverse  – ma già note –  posizioni dei candidati e della candidata riguardo alle questioni dibattute, rimanendo “nelle righe” di un confronto pre-elettorale dai toni pacati. Anche gli argomenti e gli esempi portati hanno rivelato consapevolezze e prospettive differenti, non per questo imprevedibili per chi segue gli sviluppi politici locali. In generale, la tematica dell’accoglienza (in senso lato) dei migranti sul territorio cittadino si è rivelata più divisiva di quella dei “nuovi cittadini”; anche questo secondo punto ha comunque rivelato qualche elemento di disaccordo, tanto nel programma quanto nella stessa dicitura.

Quello su migranti e nuova cittadinanza non era che uno dei momenti di confronto di questa campagna elettorale, e se i temi proposti al confronto del 26 maggio stanno certamente a cuore agli organizzatori e – forse in diversa misura – ai candidati, una parte significativa dell’opinione pubblica tende ancora a problematizzare migranti/richiedenti asilo e stranieri “in quanto tali” ; oppure ignora fatti e dati che non sono certamente trascurabili per la governance dell’accoglienza e dell’integrazione-inclusione.
Mancano ancora due settimane al primo turno delle elezioni amministrative del comune di Como, e per il momento tutti i candidati presenti si sono detti favorevoli a farsi carico di questioni che, piaccia o meno, sono comunque imprescindibili per la città e la provincia di Como. Se, e come, tali impegni saranno effettivamente mantenuti, quale che sarà il vincitore (o la vincitrice), è ancora presto per dirlo. [Alida Franchi, ecoinformazioni]

Scegliete bene la caletta

Ricordarsi delle creme protezione pelle, degli infradito con brillanti (sai, per la sera), che siano a posto le carte di credito. E soprattutto scegliere bene la caletta. Sapete, oggi facendo il bagno non è così raro incontrare un cadavere (per un po’ i cadaveri galleggiano). Qualcosa da raccontare. (altro…)

Diritti umani/ Il Comune non risponde, il vescovo sì

Si sa ci sono le elezioni, ma i diritti umani non seguono le tribune politiche e ci sono persone che insensibili al travaglio degli eleggibili continuano a coltivare ambizioni banali: avere un riparo per la notte, dei servizi igienici, delle docce. Cose normali per molti, per alcuni sogni irrealizzabili in una delle città più ricche del pianeta le cui istituzioni fanno finta di non sapere che ci sono più di 100 persone che dormono in strada ogni notte. Naturale quindi la frustrazione della Bella Como che nella riunione del 22 maggio ha dovuto prendere atto del fatto che nonostante le richieste, le proposte, le disponibilità, l’offerta di pagare i costi, nonostante tutto e di più, dal Comune ancora non è arrivata alcuna risposta per una vera e propria vergogna che evidentemente la Giunta ancora in carica vuole lasciare in eredità al/ alla prossimo/ a sindaco/ a di Como. Ma nell’assemblea del 22 maggio è arrivata anche una buona notizia: mentre il Comune non risponde il vescovo di Como lo ha fatto ed in modo concreto e significativo. Leggi nel seguito il testo integrale del Comunicato della Como solidale. [Foto di copertina Gin Angri; foto Dormire  Barbara Battaglia e Guido Primiano]

«Il Comune non risponde, il Vescovo sì

L’assemblea della Como solidale (Como senza frontiere, Gruppo volontari Sant’Eusebio, Migranti e sanità, Osservatorio giuridico per i diritti dei migranti) del 22 maggio ha discusso della situazione drammatica nella quale versano moltissime persone che sono costrette dalla mancanza di sufficienti luoghi di accoglienza a dormire in strada segnalando ancora una volta, come le offerte di disponibilità da mesi presentate al Comune di Como non abbiano ancora avuto risposta.

L’assemblea ha accolto con grande soddisfazione la risposta del Vescovo, monsignor Oscar Cantoni, a cui la Como solidale si era rivolta chiedendo nuovi spazi per l’accoglienza per le persone costrette a dormire in strada, indipendentemente dal fatto che essi/ e siano migranti o senza fissa dimora. La risposta ha dimostrato la piena consapevolezza del Vescovo della gravità della situazione prospettando interventi concreti per diminuire le sofferenze dei poveri non accolti.

Nella lettera del Vescovo vengono comunicati almeno tre importanti interventi: il rafforzamento dell’azione in città con l’avvio dell’attività della Caritas cittadina, la prossima apertura di una nuova struttura di accoglienza notturna nella struttura dei Missionari comboniani di Rebbio, la disponibilità a verificare, qualora l’hub del Cardinal Ferrari fosse collocato dal governo in altri luoghi, l’utilizzo degli spazi in appoggio al Centro pastorale.

Confortata dall’atteggiamento di apertura e disponibilità alla collaborazione anche con reti e associazioni evidenziato dal Vescovo, l’assemblea ha deciso di riproporre la concreta collaborazione delle organizzazioni e delle persone attive per l’accoglienza per dare piena attuazione alle iniziative decise dal Vescovo e di incontrare il coordinatore della Caritas cittadina Rossano Breda e avviare le più ampie sinergie possibili». [L’assemblea del 22 maggio 2017 di Como senza frontiere, Gruppo volontari Sant’Eusebio, Migranti e sanità, Osservatorio giuridico per i diritti dei migranti]

20 maggio/ Insieme senza muri e contro Bossi-Fini e Minniti-Orlando

Siamo stati e saremo sempre migranti, l’unica cosa illegale è la paura, per questo saremo in piazza a Milano. Arci non può dimenticare che solo cento anni fa illegali eravamo noi, quando i nostri cittadini attraversavano gli oceani  per arrivare in America. (altro…)

20 maggio/ La rete Csf a Milano perché nessuna persona è illegale

Sabato 20 maggio la rete Como senza frontiere si unirà alle forze antirazziste della rete “Nessuna persona è illegale” che sfileranno per le vie della città di Milano (appuntamento alle 14,30 a Porta Venezia) per una società accogliente, giusta, umana. I barbari fatti di persecuzione verso il migrante, verso l’emarginato, verso il diverso che avvengono con sempre maggiore frequenza nelle nostre città non possono lasciare indifferenti chi ancora crede che si può essere liberi e felici solo se lo sono anche gli altri. Tutti gli altri. «Nessun essere umano è illegale» sarà il nostro slogan, il nostro augurio e il nostro impegno per il futuro.

 

17 maggio/ Noi, i neri

Como senza frontiere, ecoinformazioni, Comboniani di Como, in collaborazione con I bambini di Ornella, nell’ambito del progetto, sostenuto da Fondazione Cariplo, Connessioni controcorrente di Arci Xanadù, TeatroGruppo popolare e Arci-ecoinformazioni, invitano alla proiezione di Noi, i neri. Il film, con la presenza del regista Maurizio Fantoni Minnella, sarà proiettato mercoledì 17 maggio alle 21 allo Spazio Gloria via Varesina 72 Como. Ingresso libero 

Noi, i neri

Un film di Maurizio Fantoni Minnella

Da un soggetto di Maurizio Fantoni Minnella, riprese e suono, Maurizio Fantoni Minnella, montaggio, Francesco Fogliotti, musica, Victor Demé, Lamine Konté, organizzazione generale, Miriam Antognazza, fotografia e regia, Maurizio Fantoni Minnella, una produzione FreeZone 2017

L’Africa di chi se ne è andato e di chi ne ha fatto ritorno.

L’Africa di chi ha naufragato ed è vissuto per ricordarlo.

L’Africa di chi non si è mai mosso e di chi ha scelto di rimanere.

L’Africa dei pescatori, delle donne, dei bambini la cui energia e vitalità si irradia ovunque fino al mare.

L’Africa degli artisti e dei sognatori, ma anche quella dei talibè, i bambini poveri delle città che imparano il Corano a memoria vivendo di elemosine per mantenere i loro maestri, i Marabù.

L’Africa di chi non si è arreso.

 

26 maggio/ Come accoglie Como?

Rete accoglienza Caritas, Rete Como senza frontiere e Consulta degli Stranieri del Comune di Como, invitano i candidati sindaci e la candidata sindaca ad una serata di incontro e confronto con le realtà della società civile. La serata si terrà venerdì 26 Maggio al cinema Astra di Como a partire dalle 21.

L’incontro vuole essere l’occasione per aprire un confronto con i prossimi amministratori della città che speriamo possa proseguire dopo il voto. Si parlerà non solo di migranti in transito e richiedenti asilo, ma anche del volto multiculturale della nostra città e dei nuovi cittadini. (altro…)

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