Migranti/ Una manifestazione simbolica della Gioventù Socialista Svizzera

Per riportare l’attenzione sul problema dei migranti, la Gioventù socialista svizzera Juso  ha scelto Como, luogo simbolo, l’anno scorso, della chiusura delle frontiere, ovvero dell’inadeguatezza delle nazioni e degli stati di fronte alle reali esigenze delle popolazioni del mondo.

La “marcia” promossa  dalla stazione di Como San Giovanni alla frontiera italo-elvetica di Chiasso è stata immaginata come un gesto simbolico, come l’affermazione che c’è chi non dimentica: né i problemi né la mancanza di risposte.

Un piccolo gruppo di ragazze e ragazzi di Juso, nel pomeriggio di sabato 15 luglio, è sceso alla stazione di Como, con l’intenzione di risalire il percorso, sfilando a piedi, fino a Chiasso. Sono stati accolti da una piccola rappresentanza di Como senza frontiere, da un folto gruppo di giornalisti (quasi tutti elvetici) e da uno spropositato schieramento di forze dell’ordine (che si sono rapidamente rese conto della situazione surreale). Nei giardini della stazione, un breve saluto di Luigino Nessi, a nome della città, e un discorso informativo di don Giusto Della Valle, che ha richiamato la situazione generale e quella locale. I numeri dei “transitanti” a Como sono forse addirittura maggiori di quelli dell’anno scorso, ma – col fatto che non si vedono poiché è impedito qualsiasi “assembramento” – non si notano. «Occhio non vede, cuore non duole» è l’amara morale di questa storia…

Don Giusto ha però voluto anche ricordare che la situazione drammatica dell’anno scorso ha «per fortuna» (ha ribadito più volte) contribuito anche a rinsaldare un rapporto di solidarietà tra le associazioni svizzere e quelle italiane: una solidarietà che può continuare anche oggi. Anzi: ha inviato i ragazzi e le ragazze della Svizzera a venire a Como, a passarvi qualche giorno, per rendersi conto direttamente della situazione.

Dopo i brevi discorsi, un dono simbolico per don Giusto: una bottiglia di vino e un formaggio, entrambi “stranieri” (cioè ticinesi). Poi l’annuncio: poiché il permesso di “sfilare” fino a Chiasso non era stato concesso, la manifestazione veniva sospesa, per riprendere – dopo un’ora – alla Dogana di Chiasso, da raggiungere, invece che con una manifestazione, con una “passeggiata”.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

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