immigrazione

Lettera/ Sel-Si scrive ai giornali comaschi

lorenziniRiceviamo da Marco Lorenzini, coordinatore provinciale di Sel-Si, la lettera ai giornali comaschi che pubblichiamo integralmente.

«Egregio signor direttore e giornalisti della testata, Vi scrivo per svolgere alcune considerazioni sul tema dei migranti che in questi tre mesi è stato al centro dell’impegno e del dibattito di una parte considerevole della nostra città. Il consiglio comunale aperto di lunedì scorso e quello che ci sarà il 26 a Como, credo abbiano il merito di affermare che ogni istituzione ha il dovere di fare la propria parte; del resto come rimanere freddi di fronte ad un fenomeno storico che secondo dati Onu coinvolge nel mondo 46 milioni di uomini, donne e bambini e che nei prossimi anni sarà il tema che ogni stato dovrà affrontare, come ha ricordato Obama nel suo ultimo discorso all’Onu?

Sempre lunedì 19 il quotidiano La Repubblica pubblicava una lettera del Sindaco di Milano sullo stesso tema che poneva l’accento sulla gestione nazionale, argomento caro all’Anci, che attraverso il suo presidente Fassino ha più volte ribadito la necessità di un maggior impegno governativo. Il quadro europeo non è però incoraggiante perché le ricollocazioni da Italia, Ungheria e Grecia, decise lo scorso anno, sono avvenute per il 4% dei casi e perché per ragioni di politica interna crescono muri come funghi dentro e fuori l’Ue. Credo che di fronte ad un fenomeno storico che sarà di media durata, come quello dello spostamento di milioni di persone, serva un progetto politico non emergenziale, equilibrio nella gestione e massimo coinvolgimento della popolazione.

Ci sono tre narrazioni molto diverse presenti oggi a Como: quella dei volontari e degli attivisti che pongono l’accento sul diritto di circolazione e sulla libertà dei migranti di costruire un progetto di vita senza i vincoli delle frontiere, impostazione più vicina al mio sentire, ma che rischia di rimanere una astratta rivendicazione senza un cambiamento delle politiche europee; quella delle istituzioni che si auto assolvono perché hanno applicato leggi e procedure, ma che rischia di trasformare uomini e donne in cammino, in scolaretti da educare; quella delle minoranze e delle destre che amplificano paure e preoccupazioni per fini elettorali, ma che danno voce ad inquietudini pur presenti negli strati profondi dei quartieri di cintura, che sono i luoghi di vita delle persone che sono state colpite di più dalla crisi di questi anni.

Forse dovremo provare a capire le ragioni profonde di ognuna di queste impostazioni (garanzia dei diritti, governance, risposta alle paure e alle insicurezze) e integrarle in una proposta complessiva di gestione, con una impostazione che non dovrebbe avere soltanto un fine caritatevole e solidale, peraltro fondamentale, ma anche quello di costruire un progetto chiaro e di lungo respiro capace di dare risposte e di impedire che una società venga travolta, e la storia è colma di esempi in tal senso.

Tralascio il quadro internazionale e mi concentro su quello locale.

Sul piano provinciale servirebbero tre livelli di intervento, finanziati da un piano nazionale e coordinati dalla Prefettura e dall’Assemblea dei sindaci come gli ultimi accordi prevedono; questo piano deve prevedere anche un ruolo del volontariato come costruttore e facilitatore di reti sociali, non come fornitore di servizi vitali che sono dovere dello stato. Il livello di prima accoglienza dovrebbe essere situato a Como, che come città di confine vive l’impatto dei grandi numeri; questa struttura (o queste strutture diffuse) potrebbe essere un Hub permanente per persone in transito e migranti (da non confondere con il campo di accoglienza temporanea), in grado di rispondere ai bisogni immediati (presidio sanitario, supporto psicologico, vitto, alloggio, area wi-fi e ricarica cellulari, restoring family links, mediazione linguistica, informazione sui diritti e sul percorso di accoglienza provinciale), corsi di base per apprendere una lingua europea, attività culturali e ricreative. Per i richiedenti asilo strutture di secondo livello in alcuni grandi comuni della provincia (proporzionalmente agli abitanti) che, oltre ai servizi di base, offrano corsi strutturati di lingua italiana, formazione professionale, opportunità di partecipare alla vita sociale del territorio, orientamento e lavori temporanei. Penso che si debba stabilire un tetto massimo di 20-30 persone per struttura e che non debbano essere gli stessi soggetti a gestire più strutture; che si debbano controllare costantemente le condizioni socio sanitarie, il grado di servizi offerto, la rete sociale costruita, per non isolare uomini e donne in un limbo senza tempo e futuro. Strutture di terzo livello per chi ha ottenuto il riconoscimento, distribuite in maniera capillare nei territori e in tutti i comuni, per forme di inclusione socio-lavorativa. Rispetto ai minori non accompagnati, servono strutture diffuse, costituite da Comunità educative territoriali piccole, da case famiglie e da famiglie affidatarie, per favorire gli inserimenti temporanei nelle scuole, con la collaborazione dell’Ufficio scolastico. Sono consapevole che in questo momento diverse parti politiche comasche stanno pensando di utilizzare i migranti come “moneta” elettorale e che la consapevolezza istituzionale e sociale sulla gravità della situazione sia bassa, pur tuttavia credo che il ruolo dei mezzi di informazione possa essere fondamentale per tenere aperto questo dibattito oltre la cronaca. Vi ringrazio per avermi ospitato. Un cordiale saluto, Marco Lorenzini (Coordinatore provinciale di Sel – Sinistra Italiana)».

 

 

Di notte l’accoglienza è solo a Rebbio

camponotturno-cfCome largamente previsto, l’apertura del Campo governativo ripara dal freddo e dalla pioggia i migranti, ma i problemi sono molti e crescono giorno per giorno. Nella notte tra il 22 e 23 settembre vengono segnalate da attivisti e volontari le prime difficoltà conseguenti al riempimento del Campo governativo e al fatto che l’emergenza personale e collettiva dei profughi non può tenere conto di orari di apertura. Nel cuore della notte ai migranti è stato chiesto un controllo dei badge e ancora una volta la struttura di accoglienza animata da don Giusto Della Valle alla Parrocchia di Rebbio, l’unica sempre aperta e sempre attiva da sempre, ha dovuto dare rifugio a un altro consistente gruppo nonostante sia già affollata e oltre il limite della capienza, nonostante buona volontà e disponibilità all’adattamento. Nel seguito il resoconto di una volontaria della struttura di accoglienza della Parrocchia di Rebbio. (altro…)

Campo morto

tracce-sullerbaLuciana Carnevale, la nostra redattrice fin dai primi di luglio quotidianamente presente a Como San Giovanni per prodigarsi nella raccolta dei dati per permettere almeno ad alcuni dei profughi di entrare in Svizzera legalmente, ha scritto, la notte del 21 settembre, un’accorata lettera. Il testo esprime la tristezza di un’attivista sociale che conosce la situazione e vede compiutamente il dramma in corso. Perché i migranti sono persone, ma anche i volontarie  le volontarie lo sono. (altro…)

Guido Viale/ All’origine delle migrazioni ci sono disastri ambientali

vialeGuido Viale, sociologo e saggista, è intervenuto al Feltrinelli di Como nel tardo pomeriggio di giovedì 22 settembre per una chiacchierata con i giornalisti Andrea Quadroni de La provincia e Michele Luppi del Settimanale della diocesi di Como, che lo hanno accompagnato nella presentazione del suo libro Rifondare l’Europa attraverso profughi e migranti. Già on line sul canale di ecoinformazioni tutti video di Pietro Caresana dell’iniziativa. (altro…)

Cancellate le tracce rimangono i problemi

senzamigrantiSan Giovanni è “libera”, con l’arrivo dell’autunno il 22 settembre sono cadute anche le tende. Solo il manto erboso conserva la traccia delle “case” dei migranti e sembra che anche la fontanella dell’acqua del sindaco,  troppo  compromessa con gli occupanti “abusivi” del parco, verrà privata dell’acqua. L’inusuale dimostrazione di efficienza nel ripristinare i pavimenti della stazione e il giardino antistante, ripuliti dalle presenze migranti può sembrare un tentativo di rimozione e autoconvincimento che tutto ora è a posto e ha lasciato comunque ancora da sgomberare i problemi che purtroppo (compreso quello dei senza fissa dimora che hanno perso il loro rifugio essendo il riposo in stazione vietato per tutti) non possono né essere risolti dal Campo governativo e neppure dalla Bella Como che si conferma disponibile e attiva. (altro…)

Prc, Sel-Si, Paco-Sel, Uds/ Migranti: no all’uso della forza, cambiare la Bossi-Fini

mano-migrantiwelcome-grUna posizione unitaria  sul tema migranti condivisa da Prc, Sel-Si, Paco-Sel e Uds per evitare che che si utilizzi la forza per completare lo sgombero dell’accampamento di Como San Giovanni, rafforzare l’azione politica contro gli effetti nefasti della famigerata Bossi-Fini, aprire urgentemente corridoi umanitari. leggi nel seguito il testo del comunicato.

(altro…)

L’autunno dell’accoglienza a Como

sacco-a-pelo

Non vorremmo rovinare la “festa” dello sgombero di San Giovanni, ma è forse il caso di abbandonare il trionfalismo e tenere conto che, “ripulita” la stazione, i nodi rimangono irrisolti. Essi sono in parte preesistenti all’arrivo dell’ultima ondata di profughi, in parte connessi a essa. Proviamo a indicarne alcuni anche per evitare che, concentrati sulla Bella Como, finissimo per occuparci solo di noi stessi senza assumere le necessarie responsabilità che sono della politica, del governo della città, dell’intero tessuto sociale. (altro…)

Sant’Eusebio con la Caritas nel Campo governativo

volontarie-santeusebioFlavio Bogani, ideatore e guida della Mensa di Sant’Eusebio, con una lettera ai volontari e alle volontarie invita a continuare l’attività al Campo governativo di via Regina Teodolinda. La proposta intende soddisfare la richiesta della Cri che ha invitato la Caritas a mettere a disposizione i volontari della mensa di Sant’Eusebio per servire il pranzo e la cena.

Bogani è consapevole che l’iniziativa anima la contrarietà di chi ritiene non opportuno collaborare a un Campo governativo dando di fatto un contributo non retribuito a esso, ma afferma la positività dell’accoglimento dell’invito fatto da Cri a Caritas: «Entrare nel campo di accoglienza aiuta a relazionarsi con le persone, migliora la vita del campo stesso e agevola altri servizi che andremo a proporre, come quello con gli avvocati e il personale medico/infermieristico (work in progress con gli psicologi), la scuola di italiano e l’animazione. Tutti questi progetti sarebbero al di fuori del campo stesso, per non relegare San Rocco ad un ghetto; abbiamo chiesto al Comune la possibilità di accedere alla Circoscrizione di via Grandi, prospiciente al campo. Siamo in attesa di conferme sugli orari, il parere è già positivo in tutti i casi. Oltre a via Grandi abbiamo disponibili altre aree che fino a quando non avremo proposte concrete e dirette non saranno ufficializzate, per non generare confusioni. Cerchiamo il più possibile comunicazioni certe e favoriremo momenti di condivisione e programmazione comunitari»

Coloro che vorranno accogliere l’invito potranno contattare Mariateresa Carminati (responsabile di settore) scrivendo a eusebio.accoglienza@gmail.com e segnalando la propria disponibilità  (pranzo o cena, giorno).

[Foto Claudio Fontana, per ecoinformazioni]

Pioggia e mancanza di servizi sgomberano parte di San Giovanni

poliziotti-e-accampamentio-residuoUna notte terribile con pioggia battente, l’insostenibilità del riparo precario in stazione e di quello ancora peggiore nel bivacco nel parco antistante hanno indotto la mattina del 21 settembre un altro consistente gruppo di migranti a abbandonare la stazione.

binariolsenzaMolti di loro si sono diretti al Campo governativo che raggiunge le 250 registrazioni (dato non ufficiale) altri hanno scelto di tentare la fortuna ancora una volta verso la svizzera, altri di dirigersi in altre città. (altro…)

Ecoinformazioni è un circolo Arci

Anche ecoinformazioni in Pressenza