Orrore

Video/ Foto/ Testi/ Conferenzaret

[I numeri dell’orrore]

Si può affrontare con il registro dell’ironia e con il ritmo del cabaret la tragedia del genocidio israeliano del popolo palestinese? Lo spettacolo di Rachele Borghi per la Scuola per la Pace del Coordinamento comasco per la Pace ha dimostrato che si può fare e che ridendo forse si capisce più che disperandosi. Grande emozione, attivismo politico, risate e rabbia al Teatro gruppo popolare per Conferenzaret il 6 aprile sera. E anche la “partecipazione straordinaria” al quiz satirico di Fabio Cani, Roberto Adduci, Alessandra Ghirotti. On lin su ecoinformazioni anche Conferenzaret per la Palestina anche altre foto e l’articolo di Mariateresa Lietti.

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Vescovo di Manfredonia/ Mi vergogno di essere europeo

«Dal 1947 la Striscia di Gaza e la Palestina sono un campo di concentramento a cielo aperto e dal 7 di ottobre del 2023 sono diventate un campo di sterminio a cielo aperto con il silenzio del mondo e con il silenzio dell’Europa». [Franco Morcone, Vescovo di Manfredonia] [da Pace e Pianeta Arci] [Bari manifestazione per la Pace 30 marzo]

5 aprile/ Europa di Pace/ Appello Castellina, Ferrajoli, Migone

Troviamoci, tutte e tutti, a Roma, sabato 5 aprile, all’appuntamento già indetto dal M5S, a manifestare per un’Europa unita per la pace, fondata sulla giustizia sociale e la democrazia, come l’hanno intesa Spinelli, Colorni e Rossi, dal carcere di Ventotene. L’arresto delle stragi in atto a Gaza e Cisgiordania, in tutto il Medio Oriente, Sudan, Congo, Ucraina, Yemen e in altre parti del mondo sono la prima urgenza.

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Tutti i pacifisti contro la barbarie israeliana

Se il Consiglio di Sicurezza dell’ONU insieme ai Governi del mondo non fermeranno il governo israeliano, Netanyahu ed i suoi ministri non si fermeranno. Ormai è chiaro agli occhi di tutti: l’inazione o peggio ancora la complicità della comunità internazionale rappresentano un vero e proprio semaforo verde agli eccidi contro la popolazione palestinese e alla sottrazione della loro terra.

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Arci/ Spazi liberi dall’apartheid israeliana

In occasione della Settimana contro l’Apartheid israeliana (21–30 marzo 2025), ARCI  aderisce ed invita ad aderire alla campagna SPLAI – Spazi Liberi dall’Apartheid Israeliana, promossa dal movimento BDS (Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni), che si batte per la libertà, la giustizia e l’uguaglianza del popolo palestinese. Continua su arcinazionale.it.

Aoi/ Ferma condanna del massacro in atto a Gaza


La denuncia di Aoi – Cooperazione internazionale che riunisce organizzaioni della cooperazione allo sviluppo e per la pace tra le quali anche Arcs, l’ong dell’Arci. Le lancette dell’orologio del genocidio a Gaza hanno ripreso a scorrere a ritmo accelerato. Dopo settimane di apparente tregua, la violenza israeliana ha ripreso con brutale intensità, ignorando ogni principio di umanità e diritto internazionale. Mentre il governo israeliano diffonde voci su possibili deportazioni della popolazione palestinese in Siria, Somalia e Sudan, da oltre due settimane impone un blocco totale degli aiuti e dell’energia elettrica, condannando oltre due milioni di persone a una crisi umanitaria senza precedenti. Oggi, i nuovi bombardamenti rappresentano una flagrante violazione del cessate il fuoco e un ulteriore passo verso la pulizia etnica della Striscia di Gaza.

Il silenzio complice della comunità internazionale, l’assenza di prese di posizione da parte dell’Unione Europea e la sostanziale inerzia del governo italiano sono inaccettabili. La cancellazione della questione palestinese dal dibattito pubblico serve solo a giustificare la corsa al riarmo che sta trasformando l’Europa in un teatro di guerra permanente. AOI denuncia con forza l’ipocrisia di un’azione politica che si limita a proclami vuoti, mentre sul campo la popolazione palestinese viene massacrata nell’indifferenza generale.

Da settimane AOI chiede la riapertura immediata di tutti i valichi per permettere l’ingresso degli aiuti umanitari e la fine dell’assedio che Israele impone con il taglio di elettricità, acqua e beni essenziali. La fame, la sete, il freddo e la mancanza di cure mediche non possono essere strumenti di guerra. Il programma “Food for Gaza” ostentato dal governo italiano è del tutto inutile e inefficace. Nel frattempo, in Cisgiordania, la violenza dei coloni e dell’esercito israeliano continua senza sosta, con sistematiche confische di terre palestinesi in aperta violazione del diritto internazionale.

Di fronte a questo scempio, chiediamo al Governo italiano e ai governi dell’UE di:

  • Condannare senza ambiguità la ripresa dei bombardamenti israeliani su Gaza.
  • Imporre immediate sanzioni contro Israele e interrompere ogni commercio di armi con Tel Aviv.
  • Sospendere il trattato di associazione UE-Israele.
  • Proteggere l’operato della Corte Internazionale di Giustizia e del Tribunale Penale Internazionale dalle ritorsioni statunitensi.

Ci appelliamo alla società civile italiana ed europea, alle reti associative e ai movimenti per la pace, affinché si mobilitino con determinazione per fermare il massacro e difendere il diritto alla vita, alla dignità e all’autodeterminazione del popolo palestinese. Il tempo delle esitazioni è finito: serve un’azione concreta per fermare questo crimine contro l’umanità. [Aoi]

Pressenza/ La strage dell’Iftar

Genocidio a Gaza. La strage dell’Iftar. Durante la cena pubblica collettiva per la rottura del digiuno, un gruppo di giovani giornalisti aveva tentato di fare delle riprese aeree con un drone rudimentale dotato di una videocamera. Sono stati bombardati dall’esercito israeliano. Netanyahu ha ripreso la guerra guerreggiata contro la popolazione di Gaza. 12 persone uccise ieri, 15 marzo, tra i quali 4 giornalisti e operatori dell’associazione di beneficenza che aveva organizzato la cena.

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Ella Keidar Greenberg, 18enne trans obiettrice di coscienza, rifiuta il servizio militare in segno di protesta contro l’occupazione e la guerra a Gaza

Mercoledì 19 marzo alle 10, nel campo di arruolamento di Tel Hashomer, Ella Keidar Greenberg, 18enne israeliana obiettrice di coscienza, dichiarerà pubblicamente il suo rifiuto di arruolarsi nell’esercito israeliano.

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