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[I numeri dell’orrore]

Si può affrontare con il registro dell’ironia e con il ritmo del cabaret la tragedia del genocidio israeliano del popolo palestinese? Lo spettacolo di Rachele Borghi per la Scuola per la Pace del Coordinamento comasco per la Pace ha dimostrato che si può fare e che ridendo forse si capisce più che disperandosi. Grande emozione, attivismo politico, risate e rabbia al Teatro gruppo popolare per Conferenzaret il 6 aprile sera. E anche la “partecipazione straordinaria” al quiz satirico di Fabio Cani, Roberto Adduci, Alessandra Ghirotti. On lin su ecoinformazioni anche Conferenzaret per la Palestina anche altre foto e l’articolo di Mariateresa Lietti.

[Foto Gianpaolo Rosso, ecoinformazioni]

Striscia di Gaza 7 ottobre 2023 – 23 marzo 2025 : 534 giorni di guerra genocida e pulizia etnica

12.000 massacri commessi dall’esercito di occupazione israeliana
61.221 martiri e persone scomparse
2.165 famiglie cancellate dai registri civili per l’uccisione di tutti i membri della famiglia
5.064 famiglie con un solo sopravvissuto
17.954 martiri
274 neonati nati e martirizzati dall’occupazione israeliana
52 martiri a causa di malnutrizione, carenza di cibo e politiche di affamamento
17 martiri a causa del freddo delle tende degli sfollati, 14 sono bambini
12.365 donne martiri
1.394 martiri del personale medico uccisi dall’occupazione israeliana
105 martiri della protezione civile uccisi dall’occupazione israeliana
206 giornalisti martiri uccisi dall’occupazione israeliana
7 fosse comuni creati dall’occupazione israeliana all’interno degli ospedali
113.274 persone ferite arrivate negli ospedali
17.000 feriti che necessitano di riabilitazione a lungo termine
4.700 casi di amputazione, 18% bambini
Più del 60% delle vittime sono bambini e donne
400 giornalisti e operatori dei media feriti
226 rifugi e centri di sfollamento attaccati dall’occupazione israeliana
39.384 bambini che vivono senza genitori o con un solo genitore
3.500 bambini a rischio di morte a causa di malnutrizione, carenza di cibo e fame
22.000 pazienti che necessitano di cure all’estero
12.500 pazienti oncologici a rischio di morte
2.136.260 casi di malattie infettive causate dallo sfollamento
71.338 casi di epatite dovuti allo sfollamento
Circa 60.000 donne incinte a rischio a causa della mancanza di assistenza sanitaria
350.000 pazienti cronici in condizioni critiche a causa del blocco dell’ingresso dei medicinali
6.628 case di arresti da parte dell’occupazione israeliana
360 arresti di personale medico
3 medici giustiziati in carcere
Circa 2 milioni di sfollati nella Striscia di Gaza
110.000 tende usurate e inadatte
280.000 famiglie che necessitano di tende
139 scuole e università completamente distrutte dall’occupazione israeliana
359 scuole e università parzialmente distrutte dall’occupazione israeliana
12.900 studenti uccisi dall’occupazione israeliana
785.000 studenti privati dell’istruzione dall’occupazione israeliana
800 insegnanti e personale educativo uccisi dall’occupazione israeliana
150 scienziati accademici giustiziati dall’occupazione israeliana
2.300 corpi rubati dall’occupazione israeliana dai cimiteri della Striscia di Gaza
Circa 165.000 unità abitative completamente distrutte dall’occupazione israeliana
Circa 115.000 unità abitative inabitabili
Più di 100.000 tonnellate di esplosivi lanciati sulla Striscia di Gaza dall’occupazione israeliana
34 ospedali bruciati, attaccati o resi fuori servizio dall’occupazione israeliana
138 ambulanze attaccate dall’occupazione israeliana
206 siti archeologici e patrimoniali distrutti dall’occupazione israeliana
3.700 km di rete elettrica distrutti dall’occupazione israeliana
2.105 trasformatori di distribuzione elettrica aerea e sotterranea distrutti dall’occupazione israeliana
330.000 m lineari di reti idriche distrutti dall’occupazione israeliana
655.000 m lineari di reti fognarie distrutte dall’occupazione israeliana
2.846.000 m lineari di strade distrutte dall’occupazione israeliana
719 pozzi d’acqua distrutti e resisi fuori servizio dall’occupazione israeliana
Più dell’88% tasso di distruzione nella Striscia di Gaza
Più di 41 miliardi di dollari di perdite dirette dall’inizio della guerra genocida

[Testo estratto dal video]

Ora questo è il secondo anno che noi facciamo, che teniamo questa scuola di pace. La scuola di pace è nata dalla consapevolezza che sia sempre più urgente parlare di pace, ma parlarne non in termini ipocriti come spesso si sente fare, parlarne davvero mettendo al centro anche le modalità con cui ne parliamo. Io ho insegnato per tanti anni, adesso non più, nella scuola si parla moltissimo di pace, spesso si parla con delle modalità che sono assolutamente violente, che sono assolutamente autoritarie, si veicola il concetto opposto spesso delle parole che si dicono. Quindi, abbiamo sentito la necessità di affrontare le tematiche relative alla pace con mezzi che non fossero violenti. Siamo sempre più inseriti in un mondo che ha a che fare con la guerra e che ci colonizza le menti, mi verrebbe da dire, anche se il termine non è corretto. Il nostro linguaggio è pieno di termini che si riferiscono a una guerra. La guerra sta al centro delle nostre vite, anche se non lo vogliamo, e ci costringe a continui sforzi per allontanarcene. Non sto a ricordarvi quello che sta succedendo in questi giorni, le posizioni dell’Europa, quanto si lavora sugli armamenti invece che su altro. E quindi credo che sia sempre più urgente questo. Quest’anno la scuola è stata divisa in due parti: una prima parte dove abbiamo affrontato con Mercedes Mas della Casa della Pace di Milano le tematiche relative alla gestione dei conflitti, al linguaggio non violento, e una seconda parte sul tema della decolonialità, cominciata il 30 marzo con Rahel Sereke e proseguita oggi con Rachele Borghi, perché eravamo convinte che questo sia uno dei grossi problemi del nostro tempo. Noi qui, Rachele l’ha fatto, la ringrazio tantissimo, l’abbinamento della questione palestinese col colonialismo, immagino lo condividiamo tutti, non è così immediato e non è così diffuso questo. Ma io sono convinta che davvero il tema della colonialità sia al centro di uno dei problemi principali oggi, che sta alla base anche di quasi tutti i conflitti, se non di tutti i conflitti che stiamo vivendo. Io ringrazio tantissimo Rachele per la sua disponibilità e generosità, non solo a tenere tutto il laboratorio che si è svolto per tutta la giornata oggi, perché appunto è da stamattina che lei sta con noi e ci, non so, non mi piace usare il termine insegnare, ma comunque ci passa un sacco di energie, di esperienze e mette in circolo tra noi esperienza e forza. Lei usa il termine “impoteramento”, non “empowerment”, ecco, credo che questo noi l’abbiamo sentito tutte molto oggi. Ma ringrazio tantissimo anche poi per la sua generosità nel darsi, nell’essere disponibile questa sera a questo spettacolo, per cui la ringrazio tantissimo a nome di tutti quanti, a nome della scuola.

[Testo estratto dal video]

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